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22 mag 2023

Alacant, la millor terreta del món

 O, per quelli come me che non sanno lo spagnolo, Alicante, la miglior terra del mondo. 

Quindi, per farla breve, ho trascorso 4 giorni ad Alicante. Perché, vi chiederete voi? Bella domanda, in effetti. Perché non c'ero mai stata (e col famosissimo senno del poi direi che non mi ero persa chissà che) e perché il signor raianeir  ha pensato bene di mettere un volo diretto da Torino, e quindi, perché no?
Ma andiamo per ordine. I voli avevano degli orari perfetti: andata alle 09.55, ritorno alle 19.45. All'andata, grazie ad uno sciopero dei controllori di volo francesi, ci hanno imbarcato in perfetto orario, e poi siamo rimasti un'ora sulla pista in attesa che qualcuno ci autorizzasse al decollo. Alla fine, se consideri che lo sciopero durava 35 ore, ci è andata pure di lusso. Al ritorno io e sua bionditudine eravamo comodamente sedute a farci i fatti nostri, quando, guardando il telefono mi appare "Ultima chiamata per il volo XYZecc.". In che senso ultima chiamata? Guardo l'ora e dico "oh, perdincibacco!" Insomma, siamo arrivate al gate al limite. E nessun altoparlante si è degnato di avvisarci. Ovviamente non ho detto perdincibacco, e ho taciuto sull'ansia mista a figura di melma nell'arrivare all'ultimo momento al gate. So che c'è stata gente che ha montato su una tarantella social per lo stesso motivo, quando, in questi casi, se te la devi prendere con qualcuno, puoi farlo solo con te stessa e con il tuo rincoglionimento progressivo e inarrestabile.   

4 ott 2021

We are all born ignorant, but one must work hard to remain stupid.

Come state?
Da queste parti tutto bene. Nel senso che non posso lamentarmi, continuo ad avere una casa, un lavoro, un gatto una gatta (tonta) e gli amici. 
Ho anche ripreso a fare qualche viaggio: a giugno sono stata una settimana a Procida (splendida), a luglio sono stata un giorno a Roma (per lavoro) e ne ho approfittato per visitare la mostra di Banksy al Chiostro del Bramante, che unire il dilettevole (mio) all'utile (di qualcun altro) è sempre cosa buona e giusta. 
E, di ritorno dalle mie consuete ferie di settembre, posso dire che è successa una cosa insolita: sono andata in vacanza (anche) ad Agosto. 
E' stata un'esperienza non dico mistica, ma di sicuro indimenticabile.
Ma andiamo per ordine.
Come forse avevo già accennato, la pandemia ha fatto in modo che io e Simona - che già ci conoscevamo e frequentavamo sporadicamente - diventassimo più amiche, al punto che, quando a fine giugno F dice "io vado ad Alonnisos dove ho la casa, venite a trovarmi che vi posso ospitare", scopriamo che Volotea vola a Skiathos da Torino, e decidiamo, senza pensarci nemmeno troppo, che sì, si può fare.

24 ago 2020

Di pandemie e altre cose che (non) sono successe in questi ultimi mesi


Non mi posso distrarre un attimo che Blogger rivoluziona tutte cose. 
Di cui, sia chiaro, facevo volentieri a meno.

Come state?
Non giriamoci troppo attorno. Questo 2020 vince a mani basse il premio per l'anno più di merda evah.
Sia chiaro, io sto bene, ho ancora il mio lavoro (e ho scoperto che lo smart working mi piace davvero parecchio), nessuna delle persone a cui voglio bene si è ammalata, anzi, non si è ammalato proprio nessuno che io conosca, compresi quelli che mi stanno sul culo, e direi che tutto sommato va bene così.
Quando questa cosa è iniziata io me ne stavo, ignara e felice, a Berlino. Le notizie che mi arrivavano dall'Italia erano, più o meno, "compra l'Amuchinaaaaaaaa". Ovviamente la mia reazione, in una città in cui nemmeno gli orientali che - come me - prendevano parte alla Berlinale indossavano la mascherina, si poteva riassumere in "ma sticazzi dell'Amuchina", e finita lì. Poi sono rientrata in Italia, in aeroporto all'arrivo mi hanno misurato la temperatura e sono tornata in ufficio, dove, più o meno fino a metà marzo, ho continuato la mia vita quasi come niente fosse, nonostante le notizie che arrivavano fossero sempre meno divertenti. Il resto è storia (recente). Le prime zone rosse in Italia, poi l'immensa zona arancione, poi l'OMS ha decretato "E' pandemia". 
Io non guardo i film catastrofici, appunto perché sono catastrofici, quindi immaginatevi come fossi rilassata all'idea di vivere in una pandemia. 
Non  ho mai avuto paura di ammalarmi, non perché io pensi di essere immortale o cose del genere, semplicemente l'idea di contrarre il virus non mi ha mai spaventato, non saprei  nemmeno spiegare perché. Questo non significa che io me ne sia fregata delle regole. Tutt'altro. Ancora oggi esco di casa il minimo indispensabile, le mani, a differenza di molti, me le lavavo anche prima, quando esco metto la mascherina, ed evito la gente. Cosa che bene  o male ho sempre fatto, quindi non è che la cosa mi turbi molto, anzi, non per vantarmi, ma sono abbastanza bravina.
A tal proposito leggo di gente che critica lo smart working (o lavoro agile, come preferite) perché ti impedirebbe di socializzare. Mettiamo subito le cose in chiaro. Io non ho la necessità di socializzare con i miei colleghi. Io i miei colleghi li tollero perché sono costretta a farlo. Punto,
Ho avuto del tempo libero, tra ferie più o meno obbligate, cassa integrazione e quant'altro, e l'ho impiegato facendo... una beata mazza. Non ho contribuito ad esaurire le scorte di lievito, uova, farina etc. Non ho guardato molti film, non mi sono messa a correre o fare zumba via skype, né sono stata colta da particolari impulsi creativi. Insomma, non ho combinato niente.
In compenso c'è voluto il lockdown per farmi entrare nel magico mondo delle videochiamate, che ovviamente non avevo MAI preso in considerazione. Invece, tra chiamate nazionali ed internazionali via whatsapp e aperitivi con le amiche su Zoom, la videochiamata è quasi entrata a far parte della quotidianità. Quando mi ha videochiamato anche il mio capo ho capito che la cosa era un po' sfuggita di mano a tutti.
Ho letto - soprattutto all'inizio - di molti che sostenevano che questa cosa "ci avrebbe reso migliori". Ma io sono sempre stata scettica al proposito. Non mi è chiaro perché un virus che ci lascerà in ginocchio - sempre parlandone da vivi - dovrebbe farci diventare più bravi e farci capire quali sono le cose che contano "veramente".  Magari per un paio di settimane, poi torneremo tutti a essere quelli di prima, e a comportarci nello stesso identico modo. Se non peggio. 
Chi mi segue su Facebook sa che l'unica cosa che mi manca davvero è - pensa un po' l'originalità - poter viaggiare.
Avrei dovuto partire il 1° maggio. Ovviamente non sono andata da nessuna parte, né so quando potrò farlo. Ho poche speranze di poter partire entro la fine del 2020, anche se, sotto sotto, un po' ci spero.
Quindi, per farmi del male, ho fatto una piccola lista di cose che vorrei fare-vedere e posti dove vorrei andare prima di morire, in ordine casuale.
  • vedere un caracal
  • fare un giro in barca sul lago Kariba
  • vedere la parte di Australia che mi manca
  • riuscire a partire per il Sudafrica, dove avrei dovuto appunto andare il 1° maggio
  • vedere il Salar de Uyuni
  • tornare a New York
  • andare a Shangai
  • riabbracciare E.M.
Nel frattempo è finito il lockdown, il lievito è probabilmente tornato al suo posto sugli scaffali dei supermercati. le cose non è che vadano proprio benissimo (tu pensah) e, com'è. come non è, sta finendo anche agosto. Tra un po' la città si ripopolerà di tutta la gente che moriva di fame, ma che è comunque andata in ferie. Io sono tornata al cinema, con moderazione, sono andata a cena fuori, con moderazione, ho compiuto gli anni (anche quest'anno), ho bevuto  birra, con moderazione,  sono andata sul Monte Bianco, ho passato serate divertenti in compagnia di Simona, giocando a carte  e a Jenga, e tra un po' partirò per la mia vacanza (italiana). 
Non so cosa ci riserverà questo autunno, né tantomeno l'inverno, ma sono anni che ho imparato che fare programmi a lunga scadenza non serve ad una beata fonchia, e credo che, come sempre, me ne preoccuperò quando sarà il momento. Non sono propriamente ottimista, perché ho ampiamente sottostimato il numero di teste di minchia che popolano questo paese. 


19 ago 2019

Una settimana in Uzbekistan e/o a volte ritorna(no)...

Nonostante la preparazione di un viaggio sia una delle attività che mi appassiona maggiormente, capitano periodi in cui non hai né tempo né testa  per programmare e pianificare tutto quanto. 
Il 2019 è uno di quegli anni in cui né io ne Sua Bionditudine abbiamo trovato il tempo per organizzarci, e quindi, ebbene sì, abbiamo partecipato ad un viaggio organizzato.
E, con il tempismo che mi contraddistingue, ve ne parlo adesso, a 3 mesi di distanza.
Son proprio brava per essere una che ha un blog di viaggi, non trovate anche voi?

18 set 2018

La riviera del Conero ed altri posti che ho visto in questo inizio di settembre

Ho deciso di mettere in stand by il resoconto delle mie vacanze scozzesi per parlarvi della mia settimana di ferie settembrina in giro per il centro italia. 
Vi vedo un po' affranti alla notizia, in effetti. 
Comunque, il week end l'abbiamo trascorso in Umbria, in occasione dell'ormai consolidato incontro annuale a "casa" dell'Armellini. Quest'anno purtroppo il soggiorno nel sempre incantevole agriturismo è stato un po' penalizzato dal cattivo tempo, e ho potuto "spalmarmi" a bordo piscina giusto una mezz'ora, poi è arrivata la bora ed ho desistito.

19 lug 2018

Praga all'improvviso

Verso la fine di maggio mi scrive su whatsup Sua Bionditudine: "che ne dici di un week end a Praga a metà giugno?" 
La mia risposta, dovuta in parte alla formazione classica, in parte all'educazione elisabettiana, è stata: "Minchia sì!"
Eravamo state a Praga nel 1992. 
Mi ricordavo una città bellissima, e, siccome era marzo o giù di lì, anche un freddo maiale. 
Posso confermare che la città è tuttora bellissima, ma, complice l'assenza del freddo maiale - siamo pur sempre a giugno - è piena di gente. Quando dico PIENA, intendo TROPPO PIENA. Quando dico gente intendo BRUTTA GENTE. 
Lo so, non è un atteggiamento di pace e tolleranza il mio, anzi, diciamolo, sembro una fottutissima snob con la puzza sotto il naso. Ma è più forte di me, non ci posso fare niente. La gente è brutta. E non mi piace. E, che si sappia, sono effettivamente una fottutissima snob di merda. Perché le cose prima o poi bisogna pur dirle.

27 giu 2018

Un week end napoletano

Siccome questo in teoria dovrebbe essere un blog di viaggi, ho deciso di raccontarvi un week end trascorso a Napoli, circa... sei/sette... mesi fa.
Ha senso scrivere un post dopo così tanto tempo?
La risposta è NO, considerato che non ricordo nemmeno cosa ho fatto ieri, ma, visto che sono comunque un'inguaribile ottimista, diciamo PROBABILMENTE NO, perché, in fondo, ci potrebbe sempre essere qualche informazione che torna utile a qualcuno, fosse anche un alieno che si è perso.
Dopo tutto Napoli mica si sposta.





14 mar 2018

un week-end à Paris

Sono stata a Parigi nel week end. 
Mancavo da quasi tre anni (più o meno come da questo blog) E, siccome io ogni tot DEVO tornarci (a Parigi. Ma anche sul blog, forse), mi sono organizzata. Il pretesto era assistere a Le Mondial du Tatouage, ma ho anche fatto altro, tipo andare a vedere la splendida mostra dedicata a Margiela al Palais Galliera, mangiare tartàre come non ci fosse un domani e, pensate un po', ho trovato tempo per andare anche al cinema.


Andare al cinema a Parigi costa uno sproposito. Ho pagato il biglietto ben 11.40€. Con quei soldi a Torino ci vedo due film, prendendo un caffè e lasciando pure la mancia, ma vabbè.
Comunque, cosa ho visto, con quegli 11.40€?


I, Tonya. O, semplicemente,  Tonya. O, visto che ero a Parigi, Moi, Tonya. Perché i titoli li traducono, ma se non altro i film non li doppiano., O li doppiano poco. Oppure li doppiano ma nella sala dove sono andata io no, ma soprattutto, chi se ne frega? comunque l'ho visto in lingua originale e tanto mi basta. 
La Tonya del titolo è Tonya Maxine Harding, ex pattinatrice artistica, famosa per essere stata la prima statunitense ad eseguire, nel 1991, un triplo axel, che ripeté altre tre volte in quell'anno, ma, purtroppamente, ancor più famosa per aver "partecipato" all'aggressione - avvenuta a Detroit il 6 gennaio 1994 - ai danni di Nancy Kerrigan, sua prossima avversaria alle imminenti olimpiadi invernali di Lillehammer. 
Nonostante non sia stata lei ad aggredire la rivale, ma il suo discutibile marito, coadiuvato dall'imbarazzante guardia del corpo, la Harding venne comunque condannata e bandita a vita da qualsiasi competizione, in questo mondo e quell'altro. Lei ancora oggi si proclama innocente, ma, l'accusa stabilì che "lei sapeva e non fece nulla per impedire che accadesse".
Nel film di Craig Gillespie, noto ai più per quel piccolo gioiellino che fu "lars e una ragazza tutta sua" la Harding è interpretata da una bravissima Margot Robbie, e ripercorriamo con lei le tappe della sua vita, contrassegnata da violenze e soprusi, da parte della madre prima, e del marito poi. Alla fine della fiera la povera Tonya cercava solo di farsi accettare, un po' da chiunque, un po' in ogni modo. Ma le figure che aveva accanto - una madre dura e anaffettiva e un marito violento -  non l'hanno certo facilitata nel compito.

“I never apologized for growing up poor and a redneck, which is what I am.”

5 dic 2017

#TFF35 - day 2 (sabato)

Avevo in programma la visione di un film russo (Tesnota / Closeness), di cui tra l'altro ho sentito parlare molto bene, ma poi ho deciso di partecipare ad un glassblowing workshop con un maestro basco che ha portato l'arte del vetro soffiato da Murano ad un laboratorio in un cortile del centro cittadino. 
Mi sono molto divertita e ho addirittura realizzato un paio di fermacarte. Ovviamente di vetro trasparente, che non è che ti metti a sprecare bacchette di vetro colorato dandole in mano a delle principianti un po' impedite. 
In ogni modo soffiare il vetro è affascinante, anche se non l'hai mai fatto prima e probabilmente non lo farai mai più. Mi sento molto DFW in "Una cosa divertente che non farò mai più", ma intanto l'ho fatto, e va bene così. 
Una volta finito il workshop sono tornata a casa a coccolare Gattabusiva e poi sono uscita per affrontare i due film della giornata.
Il primo è finlandese e si intitola Lauri Mäntyvvaaran tuuhet ripset, o, per dirla all'inglese, Thick lashes of Laurii Mantyvaara. Un'idea di partenza carina, con due amiche (Satu e Heidi) che si presentano ai matrimoni sabotandoli con rappresaglie da guerriglia urbana (bouquet esplosivi, rapimento dello sposo ecc.)  per condannare la deriva commerciale di un evento che dovrebbe riguardare soltanto i sentimenti, Tutto fila liscio fino al momento in cui Heidi si innamora del campioncino di hockey, e la loro amicizia inizia a risentirne. Satu si sente tradita, sopratutto perchè ad Heidi sembra piaccia tutto quello che fino ad allora avevano osteggiato. E poi ci sono un po' troppi momenti WTF per farne un film perfettamente riuscito, ma ciononostante  l'ho trovato comunque carino.
Ma temo solo grazie alla presenza dei GATTIIINIIII.


Uscita dalla sala ho mangiato una cosa al volo e mi sono messa in coda per entrare a vedere l'ultima (o forse no, considerato quanto è prolifico quell'uomo) fatica di James Franco come regista, attore, produttore e forse anche altro che al momento mi sfugge, ovvero THE DISASTER ARTIST.

Parte del divertimento è chiedersi: "Chi è questo tizio? Da dove viene? Perché ha girato con il green screen anziché andare su un vero tetto?" (David Wain)
The disaster artist si concentra sulla vita di Tommy Wiseau e sulla realizzazione del suo film The room, definito da Entertainment Weekly "il Quarto Potere dei film brutti".
James Franco interpreta Wiseau, mentre suo fratello Dave ha il ruolo di Greg Sestero, amico di Wiseau e autore del libro "the disaster artist", da cui è stato appunto tratto il film.
E il film parte proprio dall'incontro, a un corso di recitazione, tra Greg e Tommy. I due, che cercano (inutilmente) di sfondare, diventano amici e decidono di trasferirsi a L.A.,
Tommy è un uomo dall'età incerta e dalle origini misteriose, nonostante asserisca di essere di New Orleans (come io sono di Stoccarda, più o meno) e dalle illimitate quanto inspiegabili disponibilità economiche. E, proprio grazie (anche se sarebbe meglio dire "per colpa") a queste risorse decide che un film lo dirigerà lui. E lo interpreterà assieme a Greg. Parte così il casting per la realizzazione del film "the room", che io non ho visto. In compenso l'ha visto Giuseppe, e ve ne (s)parla qui.
Franco riprende fedelmente (e i titoli di coda, in cui scorrono appaiate scene di The Room e scene del film che si vedono in The Disaster Artist, ne sono la prova) quello che avvenne durante la lavorazione del film peggio diretto e peggio recitato di tutti i tempi. Ovviamente al momento della sua uscita fu un insuccesso clamoroso, incassando 1800 dollari a fronte di un budget (più volte sforato) che raggiunse l'astronomica cifra di 6 milioni di dollari.
James Franco è fantastico, con quel bizzarro accento di "new orleans", e quel modo di parlare senza preposizioni e articoli. Non vorrei sembrarvi monotona, ma questo è un film da vedere necessariamente in lingua originale, perché il doppiaggio lo penalizzerà. Poi non venite a dire che non ve l'avevo detto.

È come un film realizzato da un alieno che non ha mai visto un film, ma a cui è stato spiegato meticolosamente che cos'è un film. (Tom Bissell)

9 ago 2017

fiori nuovi, stasera esco, ho un anno di più..

E niente. 
Anche quest'anno ho compiuto gli anni. 
E mi sono regalata, oltre ad un nuovo tatuaggio, un principio di ipertiroidismo, quindi una nuova cura, un sacco di esami da fare, oltre a quelli basici già fatti, un po' di ambulatori da visitare e nuove madonne da bestemmiare. Perché invecchiare ti regala, oltre a un sacco di saggezza, anche un numero variabile di magagne e acciacchi vari. La fortuna, si sa. è cieca, ma la sfiga continua imperterrita a vederci benissimo. 
Ma andiamo per ordine.
Ho deciso di tatuarmi il 5 agosto, mossa oltremodo intelligente, lo so. E, per non smentirmi, ho deciso di partire per Rimini durante l'unico week end da bollino nero per il traffico e bollino incandescente per il caldo.
Venerdì pomeriggio - ferma in tangenziale a Bologna - il termometro segnava 42 gradi. Alla fine il viaggio non è stato nemmeno poi così drammatico, invece di 4 ore ce ne ho messe appena 5 e mezza, insomma, poteva andare pure  peggio.
Quando sono finalmente giunta a destinazione ho riabbracciato lei, che è sempre uno splendore, e che non vedevo da più di un anno. E poi, dopo essermi un po' ripresa dal viaggio, abbiamo aspettato lui e siamo usciti per una cena veloce a base di piadina, perché se sei in Romagna le tradizioni vanno rispettate. 



Non paghi abbiamo concluso la serata con un cocktail al Tiki Comber, che si sa, l'alcool con il caldo lo raccomandano un po' tutti. 
E poi, sovrastati dalle nostre nuvole di umidità, che non ci hanno abbandonato un momento, siamo tornati a casa.
Il sabato ci siamo spostate a Rimini, dove sono finalmente riuscita a farmi tatuare da Miss Arianna. che, non serve che ve lo dica io, è bravissima. 
Il risultato finale è questo splendido maneki neko


di cui sono completamente e totalmente soddisfatta, lo trovo davvero bellissimo. Quindi, me felice. 
La sera, sempre perché la temperatura era adeguata, ci aspettava una cena in spiaggia a Cervia a base di churrasco. Ottimo, tra l'altro. Ma faceva così caldo che mi sudavano anche le orecchie. Per fortuna abbiamo concluso la serata in spiagga - perché la sabbia fa bene ai tatuaggi freschi, lo sanno tutti - e lì il caldo ci ha finalmente dato un po' di tregua. 
La domenica l'abbiamo trascorsa tranquillamente a casa, siamo uscite soltanto per far colazione e poi Mareva mi ha portato a vedere anche il mare. O meglio, una miriade di persone a mollo, quindi l'acqua non l'ho quasi vista. Abbiamo mangiato, chiacchierato, e poi è arrivato il momento di salutarci, e sono tornata a casa. Mettendoci, questa volta, quattro ore scarse. 
Nonostante abbia sudato tantissimo, sono stata bene. 
E non vedo l'ora di tornare.

21 mar 2017

Condominio.
Homo condomini lupus.

E infatti ieri sera, pur non abitandoci ancora, ho partecipato alla mia prima assemblea di condominio. 
Che è iniziata alle 18.10 ed è terminata alle 20.20. E' stato molto bello. 
E niente, sono davvero contenta. Molto contenta. 
A giudicare dai presenti, credo di essere la più giovane lì dentro. E, considerato che ho la metà degli anni di Rockfeller, fatevi due conti. Praticamente il condominio è la versione sabauda della Baggina. 
Ho il dubbio che la signora che abita sotto di me sia una rompicoglioni da competizione. E' riuscita a lamentarsi perché in giardino c'è, da DUE giorni, un contenitore con dentro delle macerie. Che, nella fattispecie, provengono dalla fabbrica del duomo dal mio appartamento. E che sono in un angolo del giardino e non rompono il cazzo a nessuno.
Quasi a nessuno.
Lei è riuscita a dire che, quando apre la finestra, quel sacco le rovina il panorama. Se a qualcuno fosse venuto qualche dubbio, no, non ho preso casa nel parco della Mandria, né a Villa della Regina, ma in una via con pochissimo appeal e, soprattutto, ZERO panorama. Ma tant'è. Ovviamente stamattina le macerie sono scomparse.
Per dirvi la simpatia, quando è andata via non mi ha nemmeno guardato in faccia, figuriamoci salutarmi. 
Credo che una delle prime cose che farò - appena mi sarò trasferita - sarà alzarmi di notte e camminare coi tacchi a spillo per tutta casa, così, per dimostrarle il mio affetto.
A parte questo, ho scoperto (con immenso piacere, ça va sans dire) che quando piove le cantine diventano la succursale torinese di Yerebatan Sarayi, solo un po' più brutte, che sottoterra c'è una cisterna piena di scorie, e che il cortile ha delle pendenze fatte a cazzo (scusate se non mi viene un termine più tecnico) per cui, sempre quando piove,  ci si possono fare i fanghi.
E quindi non vogliamo riparare tutte cose? Ma minchia, certo, facciamolo subito!
Quanto costa? 
Bah, tra una roba e l'altra son 30mila euro malcontati. 
Nonostante tutto continuo ad essere pervasa da un ingiustificato ottimismo, e mi consolo pensando che, se fossi rimasta a poisonville, avrei dovuto comunque sostituire la caldaia. 

Yerebatan Sarayi, Istambul

23 dic 2016

ricapitolando

E' ora di tirare le somme, visto che il 2016 sta per finire... non credo che quest'anno avrò tempo/voglia di cimentarmi in classifiche di vario genere, anche se non si può mai dire e mi resta ancora una manciata di giorni per cambiare idea.
Per cosa ricorderemo questo 2016?
Se escludiamo l'ecatombe di personaggi più o meno famosi che ci hanno lasciato, che sembrava l'epidemia di spagnola del 1920, terremoti, attentati, la Brexit, la  vittoria di Trump e altre tragedie più o meno epocali, verrebbe da pensare che l'anno che sta per concludersi non lasci niente di bello da tramandare ai posteri. E, per quanto mi sforzi, a livello globale non mi viene davvero in mente una beata minchia che sia degna di essere ricordata nei secoli a venire. 
Ma, siccome questo è pur sempre il mio blog, cercherò di fare un riassunto di quello che è successo a me nel 2016, e che vale la pena di ricordare scrivo qua, così potrò rileggerlo quando verrò colta da demenza senile, anche se probabilmente non ci riuscirò, in quanto avrò smarrito le password.
In ogni modo.

G e n n a i o :
Ho visto la mostra fotografica di Vivian Maier allo Spazio Forma Meravigli a Milano.  Lo Spazio Forma mi piaceva molto di più nella sua sede storica di Piazza T.L.Caro, ma non si può aver tutto dalla vita.
Ho visto la mia rossa preferita di passaggio in città, ho aspettato inutilmente e per la terza volta gli omini dell'italgas per la sostituzione del contatore e poi, dopo averci pensato forse troppo, ho deciso che era ora di abbandonare Poisonville per trasferirmi in città e ho messo in vendita la casa in cui vivo da 20 anni.
Mi sono quindi buttata nel magico mondo degli annunci immobiliari, ovviamente in modo contemplativo, visto che la poraccitudine che mi contraddistingue mi impone di dover vendere l'unica casa che possiedo, prima di poterne comprare un'altra.

F e b b r a i o :
A inizio mese sono stata per l'ultima volta in ospedale per la visita di controllo relativa all'intervento subito il 26 novembre 2015. Mi hanno detto che va tutto bene e di non farmi più vedere. 
Nonostante a nessuno interessasse vedere casa mia, ho continuato imperterrita a visitare appartamenti in giro per la città. Uno, che veniva spacciato come "attico" (gli agenti immobiliari potrebbero tranquillamente scrivere le sceneggiature a Wes Anderson, o forse, a ben pensarci, potrebbero essere quelli che scrivono le famigerate sinossi del TorinoFilmFestival) aveva un balcone sgarrupatissimo e un'infelice puzza di stalla che aleggiava in tutta casa. Che, per un appartamento al 5° piano del centro cittadino è quanto meno bizzarro. Alla mia pacata osservazione "che cazzo è 'sta puzza?" l'agente mi rispondeva, ancor più pacatamente "i proprietari erano fumatori". 
Adesso, caro il mio agente immobiliare, pure io sono fumatrice, ma, ti assicuro, che un odore del genere a casa mia si sente soltanto quando concimano i prati del circondario. Quindi, a meno che i proprietari si fumassero letame essiccato - come usa fare in alcune zone dell'India e del Nepal - e lo stoccassero nel corridoio, posso assicurarvi che la puzza di fumo è diversa, e che tu mi stai prendendo per il culo. Depennato l'appartamento da un'ipotetica lista di case acquistabili, febbraio si è concluso in maniera assolutamente indolore.


M a r z o : 
Per ricordarmi che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, ad inizio mese qualcuno si impossessava della mia carta di credo per comprare su PayPal abbigliamento sportivo in un negozio di Baltimora (Maryland) e del cibo per animali in un negozio di Oakland (California).
Bestemmia fortissimo, telefona a PayPal, bestemmia ancora un po', telefona alla banca e blocca la carta di credito. Aspetta invano che ti arrivi, bestemmia inutilmente, dopodiché parti per New York SENZA la carta di credito. 
Sì, perché a marzo sono stata a New York per la terza volta. E sì, New York ha sempre il suo porco perchè. Anche trovare per due mattine consecutive Javier Bardem a fare colazione nello stesso nostro bar ha il suo porco perchè. Javier Bardem ne ha tantissimi, di porchi perchè. 
In ogni caso, essendo priva di carta di credito mi sentivo povera come la piccola fiammiferaia, e ho ridotto gli acquisti al minimo. 
Ovviamente al mio ritorno a casa la carta di credito nuova fiammante mi attendeva nella buca delle lettere e i signori di PayPal mi hanno riaccreditato tutto nel giro di pochissimo tempo. 


A p r i l e : 
... è il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, confondendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera.
a parte questa botta di ottimismo, ad aprile non è successo nulla (negli altri mesi, invece...!) a parte che i fottutissimi omini dell'italgas, dopo aver fissato l'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore, per l'ennesima volta non si sono presentati. Io so che il male non si augura a nessuno perchè non sta bene, e poi il karma e bla bla bla, ma spero che il cagotto a spruzzo li abbia colpiti nel momento più inopportuno, tutto lì.
Siccome casa mia continua a non interessare a nessuno ho smesso di andare in giro a vedere appartamenti. Metti mai che trovo la casa dei miei sogni e poi ci rimango male. 

M a g g i o :
A maggio sono andata in "gita" al santuario di Vicoforte per la salita alla cupola, che è, per dimensioni, la cupola ellittica più grande al mondo (dicono) e la quinta cupola al mondo per dimensini (dicono). In ogni modo è stato interessante (dicono).
Poi una domenica mattina ho deciso di andare a Milano per vedere la mostra di Herb Ritts al Palazzo della Ragione, prima che chiudesse. 
Herb Ritts, per quelle più giovani di voi che all'epoca non c'erano o erano troppo piccole per accorgersene, è stato un fotografo che mi ha regalato cose bellissime, tipo "Fred with tires" o il video del pezzo più strappamutande della storia della musica recente. 


G i u g n o :
Dopo tantissimi anni sono tornata a Roma, approfittando del ponte del 2 giugno. Così ho potuto vedere la mostra di Banksy, e, già che c'ero Tattoo Forever al Macro Testaccio. Ho camminato senza meta, e, se la memoria non mi inganna, credo di essermi anche ubriacata abbastanza.
E non c'è niente da fare, Roma, per un turista, ha sempre il suo fascino. Anche da sobri.
A cinque mesi dall'annuncio l'agente immobiliare ha portato una coppia a vedere la casa. 
Ho rivisto con grande piacere i Ford(s) al completo, e siccome il 24 giugno a Torino (e Genova, Firenze, ecc.ecc.) è festa, ne ho approfittato per scendere in Riviera ospite della mia rossa preferita (sì, sempre la stessa), passando il tempo a mangiare (bene) bere (parecchio), parlare (molto) e camminare sul bagnasciuga come le anziane. Che bello.

L u g l i o :
A inizio mese sono stata una settimana in Sicilia, dove faceva molto caldo e mi sono abbronzata tantissimo senza mai stare al sole. Che per una alta e bionda con gli occhi azzurri come me è davvero molto strano. 
A fine mese mi sono regalata un week end in Valtellina a trovare un'amica e, dopo anni sono finalmente riuscita a fare il giro sul Trenino Rosso del Bernina.
Per non smentirmi ho mangiato e bevuto molto. E bene.  


A g o s t o :
Ci tenevo molto a farvi sapere che, all'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore del gas non si è presentato nessuno. Come ho già detto in passato, se devo farmi prendere per il culo decido io quando e decido io come. Questa volta ho preso il telefono e fatto una tamurriata all'impiegata, dicendo che il cambio del contatore è un problema loro, che io non l'ho richiesto e che per quanto mi riguarda il contatore che c'è adesso funziona benissimo. 
A parte questo ho festeggiato come ogni anno il mio compleanno andando a cena in un ristorante cittadino molto interessante, ho passato ferragosto in montagna mentre il 16 sono andata a Milano a vedere la mostra di Escher a Palazzo Reale. Fra le altre cose, se siete a Milano e non l'avete ancora vista, potete farlo fino al 22 gennaio. Ovviamente il 16 agosto Milano era semideserta e Palazzo Reale ancora di più. Che è la condizione ideale per visitare una mostra. Bellissima tra l'altro.
La coppia che era venuta a giugno a vedere la casa è tornata per un secondo sopralluogo e mi ha fatto un'offerta. Che - se fossi ricca sfondata - avrei potuto rifiutare. E invece. 

S e t t e m b r e :
... andiamo, è tempo di migrare... 
e infatti con un po' di gente a inizio mese ci siamo ritrovati per un week end in umbria in occasione di un "raduno/festa/compleanno/chissenefrega" del Buio in sala, e poi, per non perdere l'abitudine, sono partita per due settimane in Andalusia, ma di entrambe le cose ho già parlato nel blog all'epoca, quindi non mi ripeterò.

O t t o b r e :
Ho visto un appartamento bellissimo, vicino all'ufficio (troppo vicino all'ufficio), finemente ristrutturato, materiali di pregio ecc. ecc. Il problema è che in quella che avrebbe dovuto essere la camera da letto, se ci mettevo il letto non ci stava l'armadio. E viceversa. In quella che era la "zona giorno" non c'era la possibilità di mettere un tavolo da pranzo. E quindi il pensiero di vivere lì per il resto della mia vita mi metteva ansia.
Come (quasi) ogni anno sono andata alla Fiera del Marrone a Cuneo. E non ho assaggiato un marrone manco per sbaglio. Mi sono molto avvilita.
E poi, incredibilmente, il 21 ottobre ho trovato la casa. Un appartamento che mi hanno proposto da un'agenzia, e che io sono andata a vedere con lo stesso entusiasmo di Hillary Clinton il 9 novembre. E invece, alle volte.
E poi è morto Caprotti, è ha lasciato settantacinquemilionidieuro due spicci alla segretaria. Che non sono io.

N o v e m b r e:
Sono stata colta dall'ansia.
Nella casa in cui vivo, che è ENORME, c'è una quantità di rumenta da buttar via che non so da che parte girarmi. Passo i sabati mattina all'eco-centro a smaltire ogni tipo di rifiuto. E, ad occhio e croce, anche i sabati dei mesi che verranno li impegnerò in questo divertentissimo modo.
Sono anche andata al Torino Film Festival, come sempre. Anche se, come ho già detto, o forse no, quest'anno mi è sembrato che il livello fosse inferiore rispetto al solito.

D i c e m b r e :
Il 16 dicembre ho venduto casa. Sono sempre preda dell'ansia, ma un po' meno rispetto al mese scorso. I signori che hanno comprato casa mia sembrano molto gentili. Il fatto che mi facciano stare lì fino a quando non avrò finito di ristrutturare la casa che - mentre sto scrivendo - non ho ancora comprato mi sembra davvero tanta roba.
E, anche se la parola "trasloco" mi fa venire le bolle, l'idea di trasferirmi sta iniziando a piacermi. E molto.
Ecco. Questo è stato il mio 2016. Se siete arrivati a leggere fin qua, beh, a questo punto mi sembra doveroso farvi tantissimi auguri, se al grido di "sti cazzi" avete abbandonato a febbraio... beh, sti cazzi davvero.

5 set 2016

Quando il gioco si fa duro buio...

...i lettori de Il Buio in sala iniziano a giocare.

Panorama umbro con lago Trasimeno sullo sfondo
Se non conoscete il buio in sala, e no, Leo Ortolani non c'entra, che dire? Mi dispiace per voi, ecco. Ma potete sempre porre rimedio alle vostre lacune. Oppure continuare a vivere nell'ignoranza. 
Resta il fatto che Giuseppe, il "padrone" del blog, (e se non conoscete neppure lui, vabbè, allora ciao) verso la fine di luglio ipotizzò di radunare, in un luogo X e una data Y (o Z), con il pretesto del suo compleanno appena passato un "raduno" a cui tutti i suoi lettori, fissi e occasionali, non necessariamente cinefili, avrebbero potuto partecipare. Insomma, il più classico dei blog-raduni tanto in voga negli anni passati, . 
Che tra te e te pensi "cazzo poison, c'hai un'età che anche basta con ste robe", che mi ricordo ancora un raduno in spiaggia a Ravenna - nel senso che in spiaggia ci si dormiva pure - il 14 e 15 di agosto, e io che, per tornare a Torino (il 16 avrei lavorato) ho pensato bene di accompagnare a casa degli amici di Padova e sulla strada del ritorno le due corsie dell'autostrada stavano iniziando a diventare quattro...  Questa volta non ci sono state bizzarre quanto improponibili deviazioni di percorso perché a farmi compagnia nel lungo viaggio verso l'Umbria, con me c'erano altri 3 torinesi conosciuti proprio in occasione di questo incontro. 
Siamo partiti all'alba di sabato, e devo ringraziare Roberto che è stato abbastanza puntuale per fare in modo che la partenza non avvenisse all'alba del giorno dopo (Ah. Ah. Ah). Vi ho mai detto che sono una fine umorista cialtrona col botto? Scherzi a parte il viaggio è filato liscio e i miei compagni di avventura mi sono piaciuti molto. Abbiamo in mente di riprovarci. Soprattutto perché l'agriturismo (con piscina) in cui ci ha piazzato Giuseppe è di una bellezza quasi irreale, nascosto tra colline e ulivi. Non ci fossero gli insetti, che ho passato il viaggio di ritorno a tentare di grattarmi strofinando la schiena sul sedile, roba che l'orso di revenant mi fa una pippa, sarebbe un posto perfetto. Ma già così non scherza.



Siccome ho un navigatore poratcho, quando siamo arrivati al paese non abbiamo trovato il numero civico, in compenso abbiamo trovato Aldo, un 97enne meraviglioso, che dimostrava 20anni in meno, lucido, sveglio, spiritoso e gentile. Ci ha raggiunti la mamma di Giuseppe e ci ha scortati lungo strade sterrate che per la prima volta in vita mia avrei voluto avere un pandino 4x4.
Dopo i vari ooooooooooooh, aaaaaaaaaaaaaaah, uuuuuuuuuuuuuuuuh abbiamo preso possesso del nostro appartamentino, abbiamo fatto conoscenza di un po' di gente che è riuscita ad arrivare di venerdì, e siamo tornati in paese a nutrirci (con moderazione). Il paesino, un borgo medievale inserito tra i "borghi più belli d'Italia" è, che ve lo dico a fare, delizioso. Abbiamo pranzato (in una macelleria) con un paio di taglieri accompagnati dalla torta al testo. Quando è stato il momento di andare in bagno siamo andati in Comune, e io questa cosa la trovo semplicemente bellissima.  



Siamo quindi tornati all'agriturismo, e ci siamo piazzati (quasi tutti) a bordo piscina per un paio d'ore. All'ora X siamo saliti in auto e abbiamo raggiunto, quasi senza problemi, sempre grazie al navigatore poratcho, il locale dove si sarebbe svolto tutto. Finalmente sono riuscita a dare un volto e un nome (vero) a persone con cui (qualcuna più, qualcuna meno, qualcuna magari mai) interagisco virtualmente da un sacco di tempo. Ed è una cosa che mi piace sempre davvero tanto. 
Abbiamo riso, giocato (abbiamo anche fatto una figura abbastanza barbina e mi sono resa conto, ma non che avessi dei dubbi, che per quanto riguarda il cinema sono una vera capra) scherzato, parlato, mangiato, bevuto e ancora parlato, e ancora scherzato, e ancora giocato (e ancora fatto una figura barbina, ma fa lo stesso). E, la cosa che più mi è piaciuta è che l'imbarazzo iniziale, che spesso è inevitabile non c'è praticamente mai stato. Si è creata subito un'alchimia quasi perfetta, come fosse un ritrovo tra ex compagni di scuola. E siamo stati bene, molto bene.
E se buona parte del merito è senz'altro del fantastico Giuseppe e di suo fratello  (e di tutti quelli che hanno contribuito a rendere possibile questa cosa, facendo in modo che vitto e alloggio avessero prezzi che definire popolari è riduttivo), un po' è senz'altro anche merito nostro, e della nostra passione per il cinema, che riesce ad accomunare persone diversissime tra loro, per credo politico/religioso, estrazione sociale, situazione familiare, geografica, anagrafica e stocastica, che non c'entra una minchia ma fa un certo effetto, annullando ogni possibile contrasto.




4 apr 2016

Ho sceso milioni di scale...

dandoti il braccio e mi sono rotta anche un po' i coglioni, in verità.
Perché a salire e a scendere in metropolitana di scale mobili a New York se ne incontrano davvero molto poche.
Ciao, sono tornata. Già da una settimana, fra l'altro.
Sti cazzi.
Non so voi, ma io al posto vostro lo direi.
Comunque, New York continua ad essere splendida, e ti fa consumare tanti di quei passi che quando arriva la sera non vuoi nient'altro che un letto. O, in alternativa, qualcuno che ti porti in braccio. Cosa che se si è, come nel mio caso, diversamente magre, diventa oltremodo improponibile.
Però ho constato con piacere che ai ne(G)ri continuo a piacere anche stagionata.
Il nostro hotel si trovava a Chelsea, nel "flower district". La colazione costava 18$, ma, vuoi perché era cara, vuoi perché il personale era simpatico come la sete nel deserto, tutte le mattine raggiungevamo lo scalcagnatissimo "The Greek corner" all'angolo tra la 7^ e la 28^ strada e facevamo colazione in questo locale, classico diner americano, con lunga fila di sgabelli al bancone e una decina scarsa di tavolini in formica da 2 o 4 posti ricavati in quella che è a tutti gli effetti una veranda coperta, con wi-fi e caffè a volontà.
Insomma, locale senza infamia e senza lode, non fosse che per ben due mattine consecutive, a far colazione con noi, ad un altro tavolo, c'era Javier Bardem.


Che, vi dirò, dal vivo è tanta roba. 
Ovviamente la nostra sabaudità ci ha impedito di importunarlo chiedendogli autografi, selfie, donazioni in denaro e/o in natura.
Ci siamo limitate a contemplarlo con discrezione e a distanza.
A parte questo, essendo la terza volta che io e la bionda si tornava a New York l'unica cosa "nuova" che abbiamo visto è stato l'One World Trade Center, quello che inizialmente veniva chiamato Freedom Tower, in quanto è stato ultimato all'inizio di novembre 2014, e la nostra ultima visita risaliva all'ottobre dello stesso anno, mentre ha aperto al pubblico nel maggio del 2015.
Ad oggi, con i suoi 1776 piedi (pari a 541 metri e rotti) è il quarto grattacielo più alto del mondo e il più alto dell'emisfero occidentale. Non andate a controllare su Wikipedia se ho ragione, perché tanto ho copiato da lì.


Comunque il grattacielo sorge un po' arretrato rispetto a dove sorgevano le torri gemelle, l'ascensore che porta all'osservatorio posto al 102° piano è velocissimo, roba che attorno al 20° ti si tappano le orecchie, le pareti sono degli enormi schermi che in un minuto ti illustrano lo sviluppo della città, dai tempi di "una volta qui era tutta campagna" ad oggi. L'osservatorio è al coperto, a differenza dell'Empire State Building e del Top of the Rock, dove si esce all'aria aperta e al vento gelido, che a Manhattan - essendo pur sempre un'isola - soffia spessissimo.
Abbiamo avuto fortuna, nel trovare sia una bellissima giornata di sole limpida, sia zero coda all'ingresso, visto che non avevamo prenotato.

Questa è l'unica "attrazione" che abbiamo visitato, per il resto abbiamo camminato, camminato, camminato, camminato. E ancora camminato.
Abbiamo tentato (inutilmente) anche di entrare gratis al MoMA il venerdì pomeriggio, visto che l'altra volta io e la bionda non avevamo trovato un briciolo di coda. Questa volta la coda c'era, ed era lunga quasi un isolato. Ovviamente abbiamo lasciato perdere. E abbiamo continuato a camminare, camminare, camminare, camminare.
Siamo tornate a Brooklyn, che è sempre delizioso e tranquillo. E abbiamo ripercorso per l'ennesima volta il ponte a piedi, da Brooklyn a Manhattan. Roba che io e la bionda ci siamo dette "se torniamo un'altra volta il ponte a piedi anche basta".
Una sera in metropolitana nel nostro vagone c'erano Isabella Rossellini e la figlia Elettra, sciccosissime. E, come per Bardem, non le abbiamo importunate.


Abbiamo mangiato mediamente bene, spendendo il giusto, perchè New York non è propriamente economica.
Siamo tornate all'Oyster Bar della Grand Central, abbiamo pranzato in una delle più vecchie steakhouse cittadine, in un  ristorante cinese e in uno francese...
Abbiamo di nuovo camminato lungo l'High Line Park, dove ho scoperto che le opere d'arte sono "temporanee", infatti pensavo di ritrovare il bellissimo murales di Kobra (questo qua, per intenderci):

e invece, porcapaletta, al suo posto c'era una tristissima parete grigia, come potete vedere anche dal post perplesso del blog New York Cliché
Ci sono rimasta male. Molto male.


In ogni caso non è che ci sia bisogno di spingersi fin sull'High Line per trovare della street art come si deve, perché nel Lower East Side, Soho e Little Italy si trovano comunque parecchie cose notevoli.


Non ci siamo fatti mancare nemmeno il giro a Central Park al tramonto, con tanto di giro a Strawberry Fields, tanto sapevamo che in caso di bisogno le forze dell'ordine, sempre sull'attenti, sarebbero venute a salvarci in un istante.
Giusto il tempo di finire la partita.



10 set 2015

Expo anch'io (no tu no!)

Con l'entusiasmo che mi contraddistingue ricordo che, inizialmente, il mio atteggiamento nei confronti dell'Expo era più o meno "che cazzo me ne frega" ed ero intenzionata a non andarci.
Poi, siccome cambiare idea nel tempo è uno dei miei sport preferiti, ho pensato che, tutto sommato, al grido di "e quando mi ricapita l'Expo in Italia?" un'occhiata forse valeva la pena dargliela. 
Quando ho avuto a disposizione anche un paio di biglietti aggratis il dubbio si è fatto certezza, e, con sua bionditudine abbiamo deciso che si poteva fare. 
Sabato.
8 agosto.
38 gradi Celsius.
Nemmeno tanti. 
Se vivi nella Death Valley. 
Abbiamo prenotato (e pagato € 12,50) il parcheggio on line, scegliendo di lasciare l'auto a Fiera Milano, che, arrivando da Torino, probabilmente è la scelta più logica.
Siamo partite presto (ore 8.45), tanto sulla A4 TO-MI al sabato non c'è mai molto traffico. Con noi c'era pure la nipote della bionda, che ormai chiama zia pure me. E infatti mentre camminavamo dal parcheggio all'ingresso dell'Expo (se parcheggiate nel settore 4 non avrete nemmeno bisogno di prendere la navetta) mi ha detto "che bello sarebbe avere una zia come te, tutta tatuata, un po' camionista...." che, nelle sue intenzioni, era un gran bel complimento. 
Non oso pensare avesse voluto offendermi.
Comunque.
All'ingresso c'è già un po' di gente, ma tempo cinque minuti e siamo dentro. 
Non abbiamo un piano preciso, a parte evitare i padiglioni dove devi fare code interminabili (il nostro concetto di interminabile equivale a > 15' ) per entrare.
Il tema dell'Expo 2015, ormai lo sanno anche i sassi, è "nutrire il pianeta, energia per la vita", e ovviamente al proposito i pareri di chi c'è stato sono discordanti. 
Chi è rimasto soddisfatto, chi deluso.
In genere la delusione viaggia in accoppiamento con la frase "eh, ma per quella cifra non ti danno niente da mangiare!". 
A parte il fatto che non è la sagra della porchetta di Ariccia, si concentrano tutti sul "nutrire". Ne avessi trovato uno che si lamenta perché, parlando di "energia" non ci sono postazioni in cui sottoporsi ad un quarto d'ora di  elettroshock, ad esempio. 
No, è tutto un "minchia, non c'è niente da mangiare!".
Non c'è niente da mangiare GRATIS, al limite. Ma non mangi gratis nemmeno al Salone del Gusto, se stai a vedere. E pensa, pure al Salone del Libro se vuoi dei libri ti tocca pagarli a prezzo intero.


Lo so, sono sempre la solita stronza acida e un po' polemica.
Ma non è colpa mia. 
Ovviamente ad un mese di distanza non è mia intenzione mettermi qua a fare un elenco dei padiglioni in stile celo-manca, chi mi segue su Instagram è già stato ampiamente ammorbato in tempo reale. però vi lascio le mie impressioni generali, che, naturalmente, lasciano il tempo che trovano.
Ho apprezzato molto la possibilità di rifornirsi alle fontanelle che distribuiscono acqua sia naturale sia frizzante, considerato che avremmo bevuto almeno tre litri d'acqua a testa, così come ho apprezzato i nebulizzatori d'acqua, dove passare a rinfrescarsi di tanto in tanto.
Il mio approccio, al di là del tema portante (e importante) era prettamente "estetico", nel senso che ero interessata principalmente alle architetture dei vari padiglioni, e da questo punto di vista non sono rimasta affatto delusa.
Mi è dispiaciuto - causa la coda eccessiva - non riuscire a visitare Nepal, Giappone, Brasile e il famigerato Kazakistan, sono rimasta abbastanza delusa dal Vietnam, che all'esterno è molto carino, mentre all'interno a parte qualche pezzo ornamentale non è che offra molto altro.


Una piacevole sorpresa è stato il padiglione dell'Azerbaijan, con le sue sfere di vetro che rappresentano le diverse biodiversità, oltre a strutture lignee geometriche e distese di fiori multicolori.

Ho apprezzato il Marocco, dove ho anche effettuato l'unico acquisto della giornata: un quaderno con la copertina di pelle stampata con un pattern (che - fra le altre cose - è lo stesso che ho tatuato sul braccio) ornamentale tipico, che finirà nel mucchio di quaderni acquistati in ogni parte del mondo... e dove siamo tornate per la cena, che è stato un bel momento di condivisione: mentre noi mangiavamo cibo marocchino nello spazio all'aperto del padiglione, stormi di zanzare autoctone si cibavano di noi senza alcun ritegno.





Il premio per il padiglione più triste fra tutti quelli visitati (perché vedere tutto in un giorno è impensabile oltre che impossibile) lo vince la Romania, mentre mi hanno colpito (parlo sempre a livello visivo) la Spagna, con le sue stanze a pareti e pavimenti di "piatti" colorati, l'Estonia, tutto in legno, con le altalene su cui ho fatto un giro, perchè è più forte di me, se incontro un'altalena ci devo salire e dondolarmi, e la  Polonia, con questa costruzione che sembra fatta di cassette per la frutta in cui si entra salendo una rampa di scale laterale e ci si ritrova in un giardino/labirinto con alberi e specchi, mentre all'interno vengono mostrate attraverso video e installazioni, le risorse del paese.
Prese dall'entusiasmo abbiamo risposto ad una serie di domande sul paese che apparivano su un enorme monitor, ottenendo anche uno fra i punteggi più alti. E son soddisfazioni, considerato che nessuna delle tre ha mai messo piede in Polonia.

Interessanti i cluster (cacao, caffè, riso, spezie ecc.) dove trovano spazio i vari paesi produttori. Non particolarmente affollati, si girano anche abbastanza in fretta, e, in quello del caffè si possono ammirare le foto di Sebastiao Salgado.
Il padiglione della Gran Bretagna, con questa installazione che ricorda un grande alveare, è sicuramente di impatto, mentre il bar sulla terrazza offre un sacco di cose interessanti a livello alcolico, ma noi ci siamo trattenute (non ricordo se perché dovevamo ancora pranzare e quindi eravamo a digiuno o se perché avevamo già pranzato e quindi era troppo presto per l'aperitivo).



La questione "aperitivo" l'abbiamo risolta successivamente, allo stand del Cile, sorseggiando un Pisco Sour con accompagnamento di nocciole. La coltivazione della nocciola in Cile è abbastanza recente, iniziata negli anni 90 grazie al contributo della Ferrero - che suppongo sia anche il cliente più importante - ha fatto sì che, in soli 20 anni, il paese sia diventato il primo esportatore di nocciole dell'America Latina. Il Pisco invece è un acquavite, bevanda nazionale sia del Cile sia del Perù (che infatti se ne contendono la paternità). Non essendo sottoposto ad invecchiamento non può considerarsi un brandy, e avendolo bevuto sotto forma do cocktail [(nella sua versione cilena, ovvero con aggiunta di succo di lime, ghiaccio e zucchero) (la versione peruviana prevede anche il bianco d'uovo)] non posso dirvi che gusto abbia.
A differenza del Pisco Sour cileno, che è davvero ottimo.


Concludo il mio inutile "reportage" sull'Expo parlandovi del padiglione che mi ha conquistato, ovvero quello della Corea (del Sud, of course).
Esternamente non è di quelli che ti lasciano a bocca aperta, pare ricordi la forma del moon jar, il tipico vaso di ceramica in cui vengono fatti fermentare i cibi.
Lo slogan della Corea è "sei ciò che mangi", e, attraverso i diversi spazi espositivi pone domande del tipo cosa mangiare, come, ma soprattutto fino a quando si potrà mangiare (in modo sostenibile)?

La "sinfonia dei cibi" performance visiva che rappresenta l'armonia e l'equilibrio tra i cibi è davvero affascinante, come lo è la sala della conservazione, dove un pavimento di onggi fa da schermo allo scorrere delle stagioni. Non essendo ancora state in Corea (mai dire mai) abbiamo deciso di pranzare al Ristorante Hansik, dove abbiamo potuto assaggiare diverse varietrà di kimchi e altri piatti.  Io ho preso il menu Bibimbap Soban, e mi sono innamorata del Porridge di funghi.


Verso le 19.00 (adesso l'orario è stato anticipato alle 18.00) si inizia a vedere gente infighettata, compresi alcuni esemplari di sesso femminile col tacco 12, sono quelli che - approfittando del biglietto ridotto a 5€ - vengono all'Expo per l'aperitivo.
Noi siamo in giro quasi da 10 ore, abbiamo l'ascella pezzata, i capelli sudati, il trucco sbavato e i piedi palmati, ma resistiamo. Dopo cena ci concediamo ancora qualche stand (anche perchè l'expo chiuderà anche a mezzanotte, ma i padiglioni alle 10 di sera son già tutti barati, cosa che, sinceramente non trovo corretta, ma si sa, io son rompicoglioni nel profondo) e, ridendo e scherzando si son fatte quasi le 11.00. Torniamo alla macchina trascinandoci a fatica, ma, considerato che la nipote di sua bionditudine ha la metà dei miei anni ed è stanca quanto me se non il doppio, un po' mi consolo.
Appena appoggiato il culo sui sedili di Clio V sembrava di essere entrati in una sala doppiaggio di un film porno. Era tutto un aaaaaah, ooooooh, uuuuuuuh, ma di dolore.
Una giornata così è sicuramente massacrante, ma non sono affatto pentita, anzi: confesso che non mi dispiacerebbe riuscire a farci un altro giro, prima della chiusura. In maniera molto più soft, però.
Quindi, il mio parere sull'Expo è senz'altro positivo.
E, visto che avete letto fin qua, ho deciso che vi meritate pure una MIA foto.
Sono il puntino indicato dalle frecce.