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18 set 2018

La riviera del Conero ed altri posti che ho visto in questo inizio di settembre

Ho deciso di mettere in stand by il resoconto delle mie vacanze scozzesi per parlarvi della mia settimana di ferie settembrina in giro per il centro italia. 
Vi vedo un po' affranti alla notizia, in effetti. 
Comunque, il week end l'abbiamo trascorso in Umbria, in occasione dell'ormai consolidato incontro annuale a "casa" dell'Armellini. Quest'anno purtroppo il soggiorno nel sempre incantevole agriturismo è stato un po' penalizzato dal cattivo tempo, e ho potuto "spalmarmi" a bordo piscina giusto una mezz'ora, poi è arrivata la bora ed ho desistito.

27 giu 2018

Un week end napoletano

Siccome questo in teoria dovrebbe essere un blog di viaggi, ho deciso di raccontarvi un week end trascorso a Napoli, circa... sei/sette... mesi fa.
Ha senso scrivere un post dopo così tanto tempo?
La risposta è NO, considerato che non ricordo nemmeno cosa ho fatto ieri, ma, visto che sono comunque un'inguaribile ottimista, diciamo PROBABILMENTE NO, perché, in fondo, ci potrebbe sempre essere qualche informazione che torna utile a qualcuno, fosse anche un alieno che si è perso.
Dopo tutto Napoli mica si sposta.





11 mag 2015

Arles

3 maggio
Siccome le visite di Aigues Mortes e Saintes Maries de la Mer ci hanno portato via meno tempo del previsto siamo arrivate ad Arles a metà pomeriggio.
Il nostro Bed & Breakfast (Le vagabonde) è in pieno centro storico, in un dedalo di vicoli strettissimi, roba che se hai un macchinone fai davvero fatica a girare. Pure la sottoscritta, arrivata ad un incrocio particolarmente ostico, ha preso male le misure riuscendo a rigare uno dei suoi bellissimi cerchi in lega... Ne ho preso atto, e alla fine, visto che, grazie a tutta una serie di sensi unici e strade chiuse continuavamo a girargli attorno (al bed & breakfast, non al cerchio in lega), abbiamo parcheggiato sul lungofiume, lungo una strada di dimensioni umane, e abbiamo raggiunto Le Vagabonde a piedi, camminando per nemmeno cento metri. 
Marie Annick, la proprietaria, très chic, ci ha mostrato la nostra camera, composta da 2 stanze comunicanti, ognuna col suo letto, più la "sala da bagno". Arredi vintage, pavimenti in cotto, davvero molto... charmant.  

Dopo averci dato qualche indicazione su ristoranti e bar a vin, ci ha mostrato la sala per la colazione, e si è offerta di prenotarci il ristorante per la cena. L'abbiamo ringraziata e siamo partite alla scoperta della città.
In cinque minuti siamo arrivate alla piazza della cattedrale, l'Église Saint-Trophime, poi la nostra attenzione è stata catturata dai criptoportici. che decidiamo di visitare, acquistando il Pass Liberté, che, con 11.00€, consente l'accesso a 4 siti archeologici a scelta + 1 museo.
Così, con il nostro Pass Libertè, (Egalité, Fraternité) siamo scese nei criptoportici, di cui vi copioincollo una breve descrizione: 
il criptoportico di Arles, risalente al 1 ° secolo aC fu costruito come fondamento per il forum, che da allora è stato sostituito con la Cappella del Collegio dei Gesuiti e il Municipio. Tre gallerie doppie parallele, disposte in forma di U sono supportate da cinquanta moli. Strutture simili a Narbonne, Reims, e Bavay sono state usate come granai. Il criptoportico ad Arles è però, troppo umido e può essere servito come una caserma per gli schiavi pubblici. 

Gli occhi si abituano in fretta all'oscurità, infatti tornate in superficie ci investe una luce abbagliante... Entriamo nella cattedrale e poi, sfruttando il pass, visitiamo il Chiostro di Saint-Trophime che purtroppo ha una parte del colonnato in ristrutturazione, ma si può salire al piano superiore, cosa che, a mia memoria, mi è capitato raramente visitando un chiostro.
Lo stile architettonico è a cavallo tra il gotico e il romanico, e risale ai secoli XII-XIV, e, nonostante molte guide segnalino ancora l'ingresso da rue du cloitre, si entra da Place de la Republique, di fianco alla cattedrale. 


Considerato che c'è ancora parecchia luce cerchiamo di ammortizzare interamente il pass, e ci dirigiamo verso il teatro. E' ancora aperto, così ne approfittiamo. Inaugurato nel 12 a.c., a differenza di quello di Orange, qua è rimasto molto meno. Della scena restano due colonne corinzie, chiamate "deux veuves", le due vedove. 


Dopo il teatro logicamente tocca all'arena, così abbiamo esaurito i 4 ingressi compresi nel nostro pass. Risalente all'80 d,c, è - a differenza del teatro - molto ben conservata, e infatti ancora oggi ospita spettacoli teatrali. Uscite dall'arena, decidiamo che è ora di fare una piccola pausa, per poterci gustare, comodamente sedute, la nostra Leffe quotidiana.
E ci scegliamo una brasserie vista arena:



Siccome è dalla famosa colazione di Montpellier che non mangiamo nulla, e sonio passate 10 ore abbondanti, la birra a stomaco vuoto sviluppa un effetto euforico abbastanza prepotente, ma senza essere nocivo. 
Ci rilassiamo, spariamo due cazzate (attività in cui, non per vantarci, siamo davvero bravine) e, in attesa che arrivi l'ora di cena (la proprietaria del b&b ha prenotato per le 20.00) decidiamo di camminare ancora un po' per questa stupenda cittadina. Ci spingiamo fino alle terme di Costantino e alla vicina Fondazione Van Gogh, ormai chiusa, e camminando senza una meta apparente, facciamo arrivare l'ora di cena. 

Arriviamo davanti al ristorante "le criquet" e un cartello all'ingresso dice che sono al completo. Ma noi abbiamo prenotato, o meglio, qualcuno ha prenotato per noi, e ci danno subito il nostro tavolo, al piano superiore del locale, che effettivamente non avrà più di una quindicina di tavoli. 
I prezzi sono nella media per un ristorante di quel livello, ma, avendo risparmiato sul pranzo, va benissimo, e, decidiamo di farci anche un Pastis come aperitivo. Cosa per me impensabile fino ad un paio di anni fa, perché il gusto dell'anice non mi ha mai fatto impazzire, però, va a sapere, adesso riesco a berlo. Il prossimo passo sarà la Sambuca, a questo punto. 
Dopo cena camminiamo  un po, passiamo di fronte all'arena e, vagando un po' a caso fra i vicoli riusciamo anche a tornare a casa, e, come sempre, a svenire nel letto in tempo zero. 


6 mag 2015

Quattro giorni in Francia, tra Provenza e Camargue...

1° maggio: da Torino ad Avignone
Alle 8 di mattina, come previsto, sono sotto casa della bionda.
Non abbiamo orari da rispettare e nessuno che ci aspetti, quindi partire prima ci sembrava totalmente inutile.
Con tutta calma ci fermiamo in pasticceria a fare colazione, che vuoi mica affrontare il viaggio a stomaco vuoto, no?
Abbiamo deciso di fare la strade statale, sempre per il fatto che non abbiamo alcuna fretta, ma anche perché il panorama è decisamente interessante e più vario.
Quindi, dopo aver percorso l'autostrada fino ad Ulzio, entriamo in Francia dal Monginevro.
Anzi, entriamo in una nuvola che staziona sul Monginevro, e l'idea del panorama va un po' a farsi benedire. 


Sulla strada che porta a Briançon ci troviamo davanti due furgoni che mantengono una velocità di crociera di 40 km/h. E va bene che non abbiamo fretta, ma insomma...
Per fortuna dopo un po' i due furgoni si scavano dal cazzo e noi possiamo aumentare un po' la velocità. Nel frattempo si è messo a piovere, così ho potuto constatare che i sensori pioggia di cui è dotata la mia macchina nuova funzionano (son cose).
A Chorges ci fermiamo per un buon caffè. Piove e ci sono 8 gradi. 
Ripartiamo e dopo una settantina di km arriviamo a Sisteron, dove abbiamo programmato una sosta.


Sisteron, dice Wikipedia, è situato sulle rive del fiume Durance e si trova a 133 km da Marsiglia, a 145 km da Grenoble ed a 180 km da Nizza.
Soprannominato la porta della Provenza, è posto sul confine del Delfinato. Possiede numerosi monumenti tra cui la Cittadella ed una cattedrale del XII secolo. La città è meta di numerosi turisti attirati dal suo patrimonio artistico, dalla possibilità di svolgere sport fluviali e dal clima mediterraneo, circa 300 giorni di sole all'anno.
Mi sembra superfluo specificare che la giornata di oggi rientra tra le altre 65. 
Però non piove tantissimo, e decidiamo di fare un giro per la cittadina, che è molto graziosa.


Ci fermiamo a pranzo alla Brasserie L'Entre Potes, che propone il piatto del giorno a 10€. Oggi è il giorno della tajine d'agnello con terrina di melanzane accompagnate dal tabulè. Insomma, una cosina leggera per sfuggire all'inedia sempre in agguato... (ehm).
E, come da tradizione, essendo il primo maggio, al momento di pagare ci hanno regalato un mazzo di mughetti portafortuna.


Usciamo dal locale e la pioggia è aumentata. Saltiamo il giro alla Cattedrale in quanto molto chiusa e torniamo in macchina per proseguire il nostro viaggio, questa volta senza più soste intermedie, e, attraversando Forcalquier decidiamo che ci fermeremo al ritorno. Attraversiamo il Parco del Verdon e finalmente arriviamo ad Avignone.
A sud di Sisteron, lungo la strada, si può ammirare (anche se da lontano) sulla sinistra, la formazione rocciosa detta "les penitents". L'erosione di acqua e vento ha conferito alle rocce la forma di monaci incappucciati, e la leggenda narra che si tratta di frati pietrificati a seguito dei peccati commessi.




Il nostro B&B (Carrè Cardinal) si trova fuori dal paese, precisamente a Villeneuve-lès-Avignons e noi rimaniamo piacevolmente sorprese nel constatare che il paesino è delizioso.
Prendiamo possesso della nostra stanza, all'interno del cortile di una costruzione del XIV secolo, ristrutturata con cura, spaziosa, pulita e luminosa.
Sul tavolo ci hanno fatto trovare, oltre ad un paio di bottigliette d'acqua, un sacchettino con dei biscottini e due sacchettini di lavanda. Che a volte basta davvero poco per fare una bella impressione.

Posiamo le borse in camera e ci dirigiamo verso Avignone, lasciamo l'auto in un parcheggio coperto e ci muoviamo alla scoperta della città. Ero stata ad Avignone parecchi anni fa, ma proprio di passaggio. Il palazzo dei Papi è semplicemente maestoso. Peccato che ad un certo punto abbiano deciso di tornare da noi. Ci accontentiamo di guardarlo solo dall'esterno, in compenso scegliamo di visitare il famoso Ponte di Avignone (ingresso 5.00€) che è in ristrutturazione, e se ne può visitare solo una parte.


Camminiamo senza meta lungo strade e stradine, e, prima di scegliere il ristorante per la cena, ci concediamo quello che, ogni volta che io e la bionda ci troviamo in Francia, è diventato il nostro rituale: una Leffe alla spina comodamente sedute nel dehor di un bar.
Consultiamo Tripadvisor e, siccome il ristorante che avevamo scelto era pieno, il proprietario ci ha consigliato o la pizzeria di fronte (come dire, anche no) o Chez Ripert. Ovviamente ripieghiamo su quest'ultimo. Il locale è carino, il cibo è buono, il servizio pure e alla fine abbiamo mangiato bene senza spendere troppo.
E direi che per oggi posso fermarmi qui.

13 ago 2014

Ferie d'agosto

Da lunedì sono in ferie. Non per scelta mia, che si sa, ad agosto sto benissimo in ufficio, ma, siccome la base di partenza erano TRE settimane, direi che essere riuscita a farne soltanto una è giù un buon risultato, quindi, vorrei che fosse chiaro che: Non. Mi. Sto. Lamentando.
Più che la settimana di ferragosto il clima sembra da settimana bianca, stamattina ci saranno, a esagerare, 16 gradi. Ha smesso di piovere da 10 minuti, più o meno. 
E' tutto molto bello, davvero. 
Mi sto dedicando, con totale devozione e ottimi risultati, alla pratica dell'ozio. Per spiegarvi il livello di abbruttimento raggiunto vi basti sapere che sto guardando Wolff - un poliziotto a Berlino. Credo che guardare telefilm tedeschi sia una forma di perversione, ma non credo sia il caso di approfondire il discorso.
In un impeto di iperattività l'altro pomeriggio mi sono spinta alla campana per buttare il vetro. Risultato: mi ha punto una vespa. Ho il dito indice della mano sinistra che sembra un wurstel. Son cose. Da bestemmia carpiata. 
A parte queste cazzate di poco conto, sabato scorso, io e sua bionditudine siamo finalmente andate a pranzo a Villa Crespi per festeggiare il (mio) giubileo.
La villa si trova sulla strada che conduce allo splendido borgo di Orta San Giulio (non ci siete mai stati? Rimediate!) e non potete non notarla, vuoi perché è una costruzione in stile moresco, che da queste parti non è esattamente molto diffuso - vuoi per il minareto che la sovrasta. 
La villa, che in origine si chiamava Villa Pia, nome della moglie del proprietario, è stata fatta costruire verso la fine del 1800 dall'industriale tessile Benigno Crespi, originario di Busto Arsizio, che voleva una casetta per le vacanze.
Al grido di "la voglio sobria", pare che il Crespi si ispirò ai suoi numerosi viaggi e al fascino di Baghdad, e fece arrivare manodopera direttamente dai luoghi in cui il moresco era di casa. 
Dopo vari passaggi di proprietà e un periodo in cui la villa rimase abbandonata, recentemente è entrata a far parte del circuito Relais & Château dove, dal 1999, lo chef Antonino Cannavacciuolo gestisce il ristorante, che ha ricevuto la prima stella Michelin nel 2003 e la seconda nel 2006.
Altre due sono arrivate, come già sapete, sabato a pranzo.
Metto le mani avanti: recensire cibo non è il mio mestiere, quindi prendete quella che segue con tutte le riserve del caso. 
Prendiamo posto e scegliamo prima l'acqua, poi il vino.
Diciamo subito che la lista delle acque minerali è un insulto al buon senso, ma sai bene che le stelle te le faranno pagare un po' ovunque, acqua compresa. Quindi, inutile star qua a lamentarsi. 
Abbiamo scelto un Vintage Collection Satèn di Ca' del Bosco e quindi il menu "Carpe Diem".
Il personale di sala è presente e professionale, ma sorridente e cordiale. 
Dopo averci chiesto se fossimo intolleranti o allergici a qualche cibo o se ci fosse qualcosa che non fosse di nostro gradimento, abbiamo iniziato con il giro di appetizers, fra cui gnocco fritto di grano arso con ripieno di burrata e ovviamente prosciutto crudo, focaccine liguri buonissime, e delicatissimi macaron al foie gras.
Quindi abbiamo iniziato a fare sul serio, con l'ostrica in salsa al ravanello. Abbinamento un po' azzardato, in quanto il ravanello sovrasta un po' il sapore dell'ostrica, ma il risultato non è affatto malvagio. E ve lo dice una che non mangia ravanelli. 

Tartare di tonno, lime, acqua di mozzarella e cocco

Il lime con il tonno crudo si sposa alla perfezione, il cocco - appena accennato - si sente solo in sottofondo e l'abbinamento con l'acqua di mozzarella, che viene versata nel piatto quando arriva al tavolo, lo rende un piatto dove i sapori si amalgamano magnificamente. Fantastico.

“Pasta e fiori”, crema fresca di capra, crudo di seppie, colatura di insalata di pomodoro
Oltre alla bellezza cromatica del piatto (anche qua la colatura di pomodoro verrà versata al tavolo) ci troviamo di fronte ad un tripudio di sapori dove la crema fresca di capra viene smorzata dalla delicatezza della seppia cruda - e tenerissima - completata dal pomodoro. Il risultato, che ve lo dico a fare, è ottimo.

Spezzatino di pesce, crema tiepida di zucchine alla scapece
Qua ho fatto ridere i camerieri facendo notare che l'aspetto del piatto fosse quantomeno inquietante. Ma solo l'aspetto, perché lo spezzatino, dove ogni tipo di pesce (cozze, spada, gamberi, rombo e non mi sbilancio oltre in quanto inizierei a citare pesci ad minchiam) era cotto alla perfezione, mantenendo intatte le sue caratteristiche. La schiumetta aveva il profumo (e il sapore) del mare, e la crema di zucchine si abbinava alla perfezione.

Pre dessert

Trattasi di una rivisitazione della mia amata Piña Colada racchiusa in un bicchierino di cioccolato bianco. Quindi funziona al contrario di un mangia & bevi. Prima bevi (il contenuto) poi mangi (il bicchiere). E no, la cannuccia non è commestibile.
L'amore al primo sorso.

Dessert Villa Crespi

Lo so, questa foto non è AFFATTO seria. 
Ma immagino sappiate tutti quanto io NON sia golosa. E quando è arrivato questo bunet rielaborato in chiave napoletana, appoggiato su una crema di caramello e rhum, con sfoglietta alla cannella, ecco. Io l'ho assalito. Salvo poi ricordarmi che dovevo "documentare" il pranzo. Quindi, non potendo dire che la foto è venuta mossa, vi dico che è venuta moRsa. 
E niente. Voi non potete capire. O forse sì.

Il caffè, accompagnato dalla "piccola" pasticceria (la sfogliatella napoletana di piccolo non aveva nulla), che non abbiamo nemmeno terminato, l'abbiamo preso in giardino. E, al momento di andare a pagare ci siamo trovate davanti Cannavacciuolo in persona, che ci ha stretto la mano chiedendoci se fosse andato tutto bene. Ovviamente sì, ma, metti caso che no, chi oserebbe dirgli di no? Gli ho detto che ero lì per festeggiare il mio compleanno e mi ha fatto gli auguri, stringendomi nuovamente la mano. Che, si sa, basta poco per farmi contenta. 
Per smaltire il pranzo, sulla strada del ritorno ci siamo fermate all'outlet di Vicolungo, dove le boutiques di Ixos e Liviana Conti ci regalano sempre tante soddisfazioni.
Perchè si sa, non di solo pane vive l'uomo. 
Figurati la donna. 

10 lug 2014

Antonino, aspettami.

Da: Relais et Chateaux Villa Crespi 
Inviato: mercoledì 9 luglio 2014 14:29
A: Poison
Oggetto: R: informazioni

Gentilissima Sig.ra Poison,
ringraziando per l’attenzione mostrata, siamo con piacere a confermarLe prenotazione presso il Ristorante di Cannavacciuolo per il giorno XX/XX/2014, due persone, alle ore 13.00.
Attendendo di darLe il benvenuto, restiamo a completa disposizione per qualsiasi informazione e necessità.
Cordiali saluti



Che il Giubileo della Poison capita una volta sola nella vita.
E quindi, fanculo al tempo e ai soldi.