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1 dic 2010

The Bang Bang Club


Signori, che gran film! 
Se dovesse uscire nelle sale italiane, cercate di andarlo a vedere.“Bang bang club” era il nome con cui venivano identificati 4 fotografi (Kevin Carter, Greg Marinovich, Ken Oosterbroek, João Silva) attivi in Sudafrica dall’inizio degli anni 90 (dalla fine dell’apartheid alle prime elezioni democratiche del 1994 che portarono alla vittoria l’ANC di Nelson Mandela) che, con il loro lavoro documentarono gli scontri etnici tra gli Zulu del partito Inkatha e gli Xhosa dell’African National Congress, che provocarono più di 20.000 morti in quattro anni, fra cui lo stesso Ken Oosterbroek, ucciso durante una sparatoria nella township di Thokoza. Lo stesso giorno anche Marinovich rimase ferito.Marinovich e Carter vinsero il premio Pulitzer (vedi foto), ma questo non evitò a Carter di suicidarsi, appena due mesi dopo aver vinto il premio. Era il maggio del 1994. Ken era morto in aprile, e nel suo messaggio di addio, Kevin scrisse che, se fosse stato fortunato, avrebbe raggiunto Ken. Un mese fa João Silva ha perso entrambe le gambe in seguito all’esplosione di una mina in Afghanistan.


29 nov 2010

127 hours

Giornata calma oggi per quanto mi riguarda. Del resto sono pur sempre una donna che lavora, io. E quindi oggi un solo film, che – come nelle due proiezioni precedenti – farà il tutto esaurito. Si tratta di “127 hours”, l’ultimo lavoro di Danny Boyle.
Boyle porta sullo schermo la storia vera di Aron Ralston, ottimamente interpretato da James Franco, che nel 2003, durante un’escursione in solitaria nel Canyonlands National Park nello Utah, rimase intrappolato in un canyon, appunto, dove un masso gli bloccò il braccio destro. Per 5 giorni (o 127 ore, fate voi) tentò inutilmente di liberarsi, finché, stremato, decise di amputarsi un braccio per potersi salvare. 
Nonostante la scena dell’amputazione io l’abbia guardata con le mani davanti agli occhi, il film mi è piaciuto. 

28 nov 2010

Red Hill, White irish drinkers, Soulboy




Solitamente la domenica diserto le proiezioni. Vuoi per la troppa gente, vuoi per riposarmi, vuoi per pigrizia. Quest’anno no. Presente anche nel dì di festa.Ho pranzato con la poison.mamma a un orario che avrebbe messo in imbarazzo anche gli ospiti di Villa Gioioso Riposo, e son arrivata in città. Gran botta di culo nel trovare parcheggio, e via, per il film delle 14.15, l’australiano “Red Hill”: l’agente Shane Cooper ha chiesto il trasferimento dalla città ad un posto tranquillo e l’hanno mandato nella soporifera Red Hill, vivace come una città fantasma in un giorno di pioggia. Quasi non fa in tempo a presentarsi ai colleghi che giunge la notizia dell’evasione di un pericoloso criminale. Che, guarda caso, ha un conto in sospeso con i simpatici abitanti della città, che, uno dopo l’altro, cadranno come birilli. Un filino retorico, nonostante la pantera. Usciamo dalla sala e ci rimettiamo in coda per il film delle 17.00, che è uno di quelli in concorso. Gran folla, e mezz’ora di ritardo.Riesco a prendere posto praticamente di fianco a Joe R. Lansdale, che ha una brutta tosse. Alla mia sinistra c’era Marco Bellocchio. Son cose, lo so. 

Il film è “White Irish Drinkers”, ambientato a Brooklyn, nel 1975. Storia dei due fratelli Leary, il giovane Brian, con la passione per la pittura e il disegno e Danny, il maggiore, aspirante delinquente che cerca di coinvolgere inutilmente Brian nei suoi affari. Alla base di tutto ci sono un padre violento e alcolizzato, e una madre dolce e succube. In sottofondo l’improbabile esibizione dei Rolling Stones al Lafayette, locale in cui lavora Brian, e la prospettiva di poter finalmente andarsene da Brooklyn. Che dire? Bello, bello, bello, bello. Il film che chiude la mia giornata al TFF è “Soulboy”, ambientato in Inghilterra, nel 1974. Joe conosce Jane, che lo introduce al Wigan Casino, regno del northen soul. In breve tempo Joe cambia taglio di capelli, abbigliamento e, grazie alla timida Mandy, che lo istruisce nel ballo, diventerà in breve tempo un vero soul boy, che, affascinato dalla bella Jane, non si accorgerà dell’amore che Mandy prova nei suoi confronti. Gradevole. 

27 nov 2010

The infidel, Las marimbas del infierno, Kaboom

La giornata di oggi prevede la visione di tre film, a partire dalle 17.00, che al mattino son troppo calata nel mio ruolo di casalinga disperata per poter partecipare. Abbandono Poisonville con largo anticipo (che c’è da cercare il parcheggio e non ho nessuna voglia di far le cose di fretta, che non è un lavoro) e mi dirigo in città. Nonostante il primo film sia al Cinema Ambrosio il parcheggio lo cerco nella zona del Massimo, in quanto l’ultimo film della giornata lo vedrò al Massimo, e quindi pigrizia vuole che io possa recuperare l’auto relativamente vicino.Nel portafoglio posso sfoggiare BEN 10 euro tutti interi. Che mi sembrano pochini. Così cerco di far mente locale se sul mio percorso incontro uno sportello della mia banca. So per certo che ce n’è uno in corso Belgio, ma quando ci passo davanti non riesco a fermarmi. Decido che per una volta posso dilapidare ben 2 euro di spese prelevando dal primo bancomat che troverò sul cammino. E invece. Parcheggio in corso San Maurizio. Vicino ad un’agenzia della “mia” banca. Pago il parcheggio, prelevo dei soldi e mi incammino verso corso Vittorio. Mando un sms a sua bionditudine, e ci troviamo in centro. Lei è riuscita a comprarsi una gonna, io una maglia. Arriviamo all’Ambrosio e la coda per entrare in sala arriva fino alle porte di ingresso. Io e la bionda ci guardiamo, un po’ perplesse e un po’ rassegnate, e ci accodiamo.


Riusciamo ad entrare in sala e a prendere pure dei posti decenti. Il film è “The infidel”, del regista inglese Josh Appignanesi e racconta la storia del musulmano Mahmud Nasir, che, alla morte della madre, scopre in un colpo solo di essere stato adottato, e che il suo vero nome è Solly Shimshillewitz, ebreo. Riuscirà a confessarlo soltanto al burbero Leonard, tassista ebreo vicino di casa della madre, e, in un susseguirsi di fraintendimenti, cercherà di capire chi è davvero. Applausi a scena aperta per un film che ridicolizza ogni tipo di estremismo. Dovrebbe uscire nelle sale dal 10 dicembre, e, se fossi in voi, non me lo perderei. Uscita dall’Ambrosio mi sono fatta una gelida passeggiata fino al Massimo, dove, alle 20.00, iniziava il guatemalteco “Las marimbas del infierno” storia di Don Alfonso che, vittima di un’estorsione, perde tutto ad eccezione della sua marimba, strumento tradizionale del centro america e che, per tirare a campare, grazie all’aiuto del figlioccio Chiquilin, sniffatore di acetone professionista, formerà un gruppo con una band di heavy metal. So che messo giù così sembra orribile, ma non è così pessimo. E poi, per finire la serata, niente di meglio di un delirante Gregg Araki con il suo “Kaboom”, vincitore della Queer Palm all’ultimo festival di Cannes, dove Smith, il bellissimo protagonista bisessuale, sogna complotti planetari fra sette, feste, streghe e surfisti. Delizioso.

26 nov 2010

Suck, Contre toi

E ci siamo arrivati, anche quest’anno.Venerdì pomeriggio sono praticamente “fuggita” dall’ufficio per vedere il film delle 17.45.Ci sono riuscita, e ne è valsa la pena. Trattavasi di “Suck”, che – siccome non è come sembra (e questa la potranno capire soltanto coloro che hanno visto il film, vero dottor Piazza?) – non è un film porno. Ma un gradevole mix tra commedia, musical, horror e vampiri, con un cast che vede fra i protagonisti Alice Cooper, Iggy Pop, Henry Rollins, Moby(*) e Malcom McDowell. (*) Assolutamente geniale far interpretare a Moby (che è vegano) la parte di Beef Bellows, il frontman del sanguinolento gruppo “Secretaries of Steak”, i cui concerti prevedono lancio di carne cruda e frattaglie varie. 



Uscita dalla sala ho acquistato i biglietti per tutti i film che intendo vedere nei prossimi giorni e mi sono diretta, maledicendomi per non aver portato un paio di guanti, verso il Teatro Regio, per assistere alla cerimonia inaugurale e alla visione di “Contre Toi”, che, tutto sommato, non era così terribile come temevo. Anche se è fin troppo facile farsi cogliere dalla sindrome di Stoccolma se il tuo rapitore ha la faccia di Pio Marmaï. Che se a rapirla era uno con la faccia di Brunetta volevo proprio vedere.