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9 ago 2017

fiori nuovi, stasera esco, ho un anno di più..

E niente. 
Anche quest'anno ho compiuto gli anni. 
E mi sono regalata, oltre ad un nuovo tatuaggio, un principio di ipertiroidismo, quindi una nuova cura, un sacco di esami da fare, oltre a quelli basici già fatti, un po' di ambulatori da visitare e nuove madonne da bestemmiare. Perché invecchiare ti regala, oltre a un sacco di saggezza, anche un numero variabile di magagne e acciacchi vari. La fortuna, si sa. è cieca, ma la sfiga continua imperterrita a vederci benissimo. 
Ma andiamo per ordine.
Ho deciso di tatuarmi il 5 agosto, mossa oltremodo intelligente, lo so. E, per non smentirmi, ho deciso di partire per Rimini durante l'unico week end da bollino nero per il traffico e bollino incandescente per il caldo.
Venerdì pomeriggio - ferma in tangenziale a Bologna - il termometro segnava 42 gradi. Alla fine il viaggio non è stato nemmeno poi così drammatico, invece di 4 ore ce ne ho messe appena 5 e mezza, insomma, poteva andare pure  peggio.
Quando sono finalmente giunta a destinazione ho riabbracciato lei, che è sempre uno splendore, e che non vedevo da più di un anno. E poi, dopo essermi un po' ripresa dal viaggio, abbiamo aspettato lui e siamo usciti per una cena veloce a base di piadina, perché se sei in Romagna le tradizioni vanno rispettate. 



Non paghi abbiamo concluso la serata con un cocktail al Tiki Comber, che si sa, l'alcool con il caldo lo raccomandano un po' tutti. 
E poi, sovrastati dalle nostre nuvole di umidità, che non ci hanno abbandonato un momento, siamo tornati a casa.
Il sabato ci siamo spostate a Rimini, dove sono finalmente riuscita a farmi tatuare da Miss Arianna. che, non serve che ve lo dica io, è bravissima. 
Il risultato finale è questo splendido maneki neko


di cui sono completamente e totalmente soddisfatta, lo trovo davvero bellissimo. Quindi, me felice. 
La sera, sempre perché la temperatura era adeguata, ci aspettava una cena in spiaggia a Cervia a base di churrasco. Ottimo, tra l'altro. Ma faceva così caldo che mi sudavano anche le orecchie. Per fortuna abbiamo concluso la serata in spiagga - perché la sabbia fa bene ai tatuaggi freschi, lo sanno tutti - e lì il caldo ci ha finalmente dato un po' di tregua. 
La domenica l'abbiamo trascorsa tranquillamente a casa, siamo uscite soltanto per far colazione e poi Mareva mi ha portato a vedere anche il mare. O meglio, una miriade di persone a mollo, quindi l'acqua non l'ho quasi vista. Abbiamo mangiato, chiacchierato, e poi è arrivato il momento di salutarci, e sono tornata a casa. Mettendoci, questa volta, quattro ore scarse. 
Nonostante abbia sudato tantissimo, sono stata bene. 
E non vedo l'ora di tornare.

5 set 2016

Quando il gioco si fa duro buio...

...i lettori de Il Buio in sala iniziano a giocare.

Panorama umbro con lago Trasimeno sullo sfondo
Se non conoscete il buio in sala, e no, Leo Ortolani non c'entra, che dire? Mi dispiace per voi, ecco. Ma potete sempre porre rimedio alle vostre lacune. Oppure continuare a vivere nell'ignoranza. 
Resta il fatto che Giuseppe, il "padrone" del blog, (e se non conoscete neppure lui, vabbè, allora ciao) verso la fine di luglio ipotizzò di radunare, in un luogo X e una data Y (o Z), con il pretesto del suo compleanno appena passato un "raduno" a cui tutti i suoi lettori, fissi e occasionali, non necessariamente cinefili, avrebbero potuto partecipare. Insomma, il più classico dei blog-raduni tanto in voga negli anni passati, . 
Che tra te e te pensi "cazzo poison, c'hai un'età che anche basta con ste robe", che mi ricordo ancora un raduno in spiaggia a Ravenna - nel senso che in spiaggia ci si dormiva pure - il 14 e 15 di agosto, e io che, per tornare a Torino (il 16 avrei lavorato) ho pensato bene di accompagnare a casa degli amici di Padova e sulla strada del ritorno le due corsie dell'autostrada stavano iniziando a diventare quattro...  Questa volta non ci sono state bizzarre quanto improponibili deviazioni di percorso perché a farmi compagnia nel lungo viaggio verso l'Umbria, con me c'erano altri 3 torinesi conosciuti proprio in occasione di questo incontro. 
Siamo partiti all'alba di sabato, e devo ringraziare Roberto che è stato abbastanza puntuale per fare in modo che la partenza non avvenisse all'alba del giorno dopo (Ah. Ah. Ah). Vi ho mai detto che sono una fine umorista cialtrona col botto? Scherzi a parte il viaggio è filato liscio e i miei compagni di avventura mi sono piaciuti molto. Abbiamo in mente di riprovarci. Soprattutto perché l'agriturismo (con piscina) in cui ci ha piazzato Giuseppe è di una bellezza quasi irreale, nascosto tra colline e ulivi. Non ci fossero gli insetti, che ho passato il viaggio di ritorno a tentare di grattarmi strofinando la schiena sul sedile, roba che l'orso di revenant mi fa una pippa, sarebbe un posto perfetto. Ma già così non scherza.



Siccome ho un navigatore poratcho, quando siamo arrivati al paese non abbiamo trovato il numero civico, in compenso abbiamo trovato Aldo, un 97enne meraviglioso, che dimostrava 20anni in meno, lucido, sveglio, spiritoso e gentile. Ci ha raggiunti la mamma di Giuseppe e ci ha scortati lungo strade sterrate che per la prima volta in vita mia avrei voluto avere un pandino 4x4.
Dopo i vari ooooooooooooh, aaaaaaaaaaaaaaah, uuuuuuuuuuuuuuuuh abbiamo preso possesso del nostro appartamentino, abbiamo fatto conoscenza di un po' di gente che è riuscita ad arrivare di venerdì, e siamo tornati in paese a nutrirci (con moderazione). Il paesino, un borgo medievale inserito tra i "borghi più belli d'Italia" è, che ve lo dico a fare, delizioso. Abbiamo pranzato (in una macelleria) con un paio di taglieri accompagnati dalla torta al testo. Quando è stato il momento di andare in bagno siamo andati in Comune, e io questa cosa la trovo semplicemente bellissima.  



Siamo quindi tornati all'agriturismo, e ci siamo piazzati (quasi tutti) a bordo piscina per un paio d'ore. All'ora X siamo saliti in auto e abbiamo raggiunto, quasi senza problemi, sempre grazie al navigatore poratcho, il locale dove si sarebbe svolto tutto. Finalmente sono riuscita a dare un volto e un nome (vero) a persone con cui (qualcuna più, qualcuna meno, qualcuna magari mai) interagisco virtualmente da un sacco di tempo. Ed è una cosa che mi piace sempre davvero tanto. 
Abbiamo riso, giocato (abbiamo anche fatto una figura abbastanza barbina e mi sono resa conto, ma non che avessi dei dubbi, che per quanto riguarda il cinema sono una vera capra) scherzato, parlato, mangiato, bevuto e ancora parlato, e ancora scherzato, e ancora giocato (e ancora fatto una figura barbina, ma fa lo stesso). E, la cosa che più mi è piaciuta è che l'imbarazzo iniziale, che spesso è inevitabile non c'è praticamente mai stato. Si è creata subito un'alchimia quasi perfetta, come fosse un ritrovo tra ex compagni di scuola. E siamo stati bene, molto bene.
E se buona parte del merito è senz'altro del fantastico Giuseppe e di suo fratello  (e di tutti quelli che hanno contribuito a rendere possibile questa cosa, facendo in modo che vitto e alloggio avessero prezzi che definire popolari è riduttivo), un po' è senz'altro anche merito nostro, e della nostra passione per il cinema, che riesce ad accomunare persone diversissime tra loro, per credo politico/religioso, estrazione sociale, situazione familiare, geografica, anagrafica e stocastica, che non c'entra una minchia ma fa un certo effetto, annullando ogni possibile contrasto.




7 ago 2015

13 ago 2014

Ferie d'agosto

Da lunedì sono in ferie. Non per scelta mia, che si sa, ad agosto sto benissimo in ufficio, ma, siccome la base di partenza erano TRE settimane, direi che essere riuscita a farne soltanto una è giù un buon risultato, quindi, vorrei che fosse chiaro che: Non. Mi. Sto. Lamentando.
Più che la settimana di ferragosto il clima sembra da settimana bianca, stamattina ci saranno, a esagerare, 16 gradi. Ha smesso di piovere da 10 minuti, più o meno. 
E' tutto molto bello, davvero. 
Mi sto dedicando, con totale devozione e ottimi risultati, alla pratica dell'ozio. Per spiegarvi il livello di abbruttimento raggiunto vi basti sapere che sto guardando Wolff - un poliziotto a Berlino. Credo che guardare telefilm tedeschi sia una forma di perversione, ma non credo sia il caso di approfondire il discorso.
In un impeto di iperattività l'altro pomeriggio mi sono spinta alla campana per buttare il vetro. Risultato: mi ha punto una vespa. Ho il dito indice della mano sinistra che sembra un wurstel. Son cose. Da bestemmia carpiata. 
A parte queste cazzate di poco conto, sabato scorso, io e sua bionditudine siamo finalmente andate a pranzo a Villa Crespi per festeggiare il (mio) giubileo.
La villa si trova sulla strada che conduce allo splendido borgo di Orta San Giulio (non ci siete mai stati? Rimediate!) e non potete non notarla, vuoi perché è una costruzione in stile moresco, che da queste parti non è esattamente molto diffuso - vuoi per il minareto che la sovrasta. 
La villa, che in origine si chiamava Villa Pia, nome della moglie del proprietario, è stata fatta costruire verso la fine del 1800 dall'industriale tessile Benigno Crespi, originario di Busto Arsizio, che voleva una casetta per le vacanze.
Al grido di "la voglio sobria", pare che il Crespi si ispirò ai suoi numerosi viaggi e al fascino di Baghdad, e fece arrivare manodopera direttamente dai luoghi in cui il moresco era di casa. 
Dopo vari passaggi di proprietà e un periodo in cui la villa rimase abbandonata, recentemente è entrata a far parte del circuito Relais & Château dove, dal 1999, lo chef Antonino Cannavacciuolo gestisce il ristorante, che ha ricevuto la prima stella Michelin nel 2003 e la seconda nel 2006.
Altre due sono arrivate, come già sapete, sabato a pranzo.
Metto le mani avanti: recensire cibo non è il mio mestiere, quindi prendete quella che segue con tutte le riserve del caso. 
Prendiamo posto e scegliamo prima l'acqua, poi il vino.
Diciamo subito che la lista delle acque minerali è un insulto al buon senso, ma sai bene che le stelle te le faranno pagare un po' ovunque, acqua compresa. Quindi, inutile star qua a lamentarsi. 
Abbiamo scelto un Vintage Collection Satèn di Ca' del Bosco e quindi il menu "Carpe Diem".
Il personale di sala è presente e professionale, ma sorridente e cordiale. 
Dopo averci chiesto se fossimo intolleranti o allergici a qualche cibo o se ci fosse qualcosa che non fosse di nostro gradimento, abbiamo iniziato con il giro di appetizers, fra cui gnocco fritto di grano arso con ripieno di burrata e ovviamente prosciutto crudo, focaccine liguri buonissime, e delicatissimi macaron al foie gras.
Quindi abbiamo iniziato a fare sul serio, con l'ostrica in salsa al ravanello. Abbinamento un po' azzardato, in quanto il ravanello sovrasta un po' il sapore dell'ostrica, ma il risultato non è affatto malvagio. E ve lo dice una che non mangia ravanelli. 

Tartare di tonno, lime, acqua di mozzarella e cocco

Il lime con il tonno crudo si sposa alla perfezione, il cocco - appena accennato - si sente solo in sottofondo e l'abbinamento con l'acqua di mozzarella, che viene versata nel piatto quando arriva al tavolo, lo rende un piatto dove i sapori si amalgamano magnificamente. Fantastico.

“Pasta e fiori”, crema fresca di capra, crudo di seppie, colatura di insalata di pomodoro
Oltre alla bellezza cromatica del piatto (anche qua la colatura di pomodoro verrà versata al tavolo) ci troviamo di fronte ad un tripudio di sapori dove la crema fresca di capra viene smorzata dalla delicatezza della seppia cruda - e tenerissima - completata dal pomodoro. Il risultato, che ve lo dico a fare, è ottimo.

Spezzatino di pesce, crema tiepida di zucchine alla scapece
Qua ho fatto ridere i camerieri facendo notare che l'aspetto del piatto fosse quantomeno inquietante. Ma solo l'aspetto, perché lo spezzatino, dove ogni tipo di pesce (cozze, spada, gamberi, rombo e non mi sbilancio oltre in quanto inizierei a citare pesci ad minchiam) era cotto alla perfezione, mantenendo intatte le sue caratteristiche. La schiumetta aveva il profumo (e il sapore) del mare, e la crema di zucchine si abbinava alla perfezione.

Pre dessert

Trattasi di una rivisitazione della mia amata Piña Colada racchiusa in un bicchierino di cioccolato bianco. Quindi funziona al contrario di un mangia & bevi. Prima bevi (il contenuto) poi mangi (il bicchiere). E no, la cannuccia non è commestibile.
L'amore al primo sorso.

Dessert Villa Crespi

Lo so, questa foto non è AFFATTO seria. 
Ma immagino sappiate tutti quanto io NON sia golosa. E quando è arrivato questo bunet rielaborato in chiave napoletana, appoggiato su una crema di caramello e rhum, con sfoglietta alla cannella, ecco. Io l'ho assalito. Salvo poi ricordarmi che dovevo "documentare" il pranzo. Quindi, non potendo dire che la foto è venuta mossa, vi dico che è venuta moRsa. 
E niente. Voi non potete capire. O forse sì.

Il caffè, accompagnato dalla "piccola" pasticceria (la sfogliatella napoletana di piccolo non aveva nulla), che non abbiamo nemmeno terminato, l'abbiamo preso in giardino. E, al momento di andare a pagare ci siamo trovate davanti Cannavacciuolo in persona, che ci ha stretto la mano chiedendoci se fosse andato tutto bene. Ovviamente sì, ma, metti caso che no, chi oserebbe dirgli di no? Gli ho detto che ero lì per festeggiare il mio compleanno e mi ha fatto gli auguri, stringendomi nuovamente la mano. Che, si sa, basta poco per farmi contenta. 
Per smaltire il pranzo, sulla strada del ritorno ci siamo fermate all'outlet di Vicolungo, dove le boutiques di Ixos e Liviana Conti ci regalano sempre tante soddisfazioni.
Perchè si sa, non di solo pane vive l'uomo. 
Figurati la donna. 

7 ago 2014

ri(N)co_rrenze

ci sono cinquantenni fighe...


e poi ci sono quelle un po' così... un po' buzzicone...


(tanti auguri a me)