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29 dic 2015

Brooklyn

Ciao, sono la poison.
Una volta avevo un blog in cui scrivevo spesso, adesso passo a togliere le ragnatele, perché sono pigra e non ho molta voglia di scrivere. 
Diciamo anche che, ultimamente, non è che abbia molto da dire... non entro in un cinema dai tempi del Torino Film Festival, che quest'anno per me si è concluso il 25 novembre, e il film, nello specifico, era "Brooklyn" per la regia di John Crowley, con protagonista la sempre valida Saoirse Ronan, bravissima anche questa volta. 
Crowley è un regista irlandese, che ha diretto. fra gli altri, Intermission, che, se la memoria non mi inganna, vidi in un cinema di Sidney capendoci meno di niente, Boy A, che non sono ancora riuscita a vedere dopo aver letto il libro, oltre a due episodi della seconda stagione di True Detective. 
Esatto, non ho ancora visto nemmeno quella. 


Brooklyn parla di una ragazza irlandese che emigra a... Brooklyn, esatto. 
Siccome Crowley non è Gray, ma, soprattutto, il film è sceneggiato da Nick Hornby, Brooklyn è un film in cui, in ultima analisi, alla protagonista non succede nulla di brutto, se escludi che ha dovuto abbandonare la sua terra con tutto quello che ciò comporta e bla bla bla, e se non consideri i fiumi di lacrime che la povera Ellis versa ogni volta che riceve una lettera della sorella rimasta in Irlanda, che per carità, ci sta senz'altro, ma, per dire, non viene messa in quarantena appena arriva ad Ellis Island, nessuno la violenta, le ruba i soldi o la fa prostituire, anzi, grazie alla "delegazione" americana della parrocchia irlandese, trova alloggio da una brava signora severa ma giusta e corretta, trova lavoro in un grande magazzino molto elegante, conosce un bravo ragazzo (italiano) e si innamora...
Ma.
Ellis fa ritorno in Irlanda, e, nonostante non sia più l'ingenua ragazzina che era prima di partire, il senso di appartenenza alla sua terra sembra incrinare le certezze della sua vita nel "mondo nuovo". 
Brooklyn è un film lineare, una sorta di melodramma gentile, dove non ci sono buoni e cattivi, semplicemente perché mancano i cattivi. 
Esce il 4 febbraio. 


3 dic 2015

33° TFF - The Dressmaker
(spoiler free)



Non lo faccio (quasi) mai, perché non ho la presunzione di dirvi cosa fare e cosa vedere, ma voi intanto segnatevi questo titolo, e cercate di recuperare il film appena uscirà (28 aprile 2016).
Interpretato da una Kate Winslet in stato di grazia, coadiuvata da un cast di tutto rispetto (Hugo Weaving, Judy Davis, Liam Hemsworth), il film, diretto da Jocelyn Moorhouse mescola sapientemente noir e commedia in un ambientazione che ricorda il western, anche se siamo nella lontana Australia, e la scena iniziale mi ha ricordato il posto in cui, nel lontano 2004, facemmo una sosta a metà percorso durante la  traversata notturna in bus da Adelaide a Melbourne, nel bel mezzo del nulla.



Una corriera si ferma, nello sperduto paesino di Dungatar, e la prima cosa che tocca il suolo è la valigetta di legno di una macchina da cucire. Poi scende una donna, elegantissima, che, sussurrando "I'm back, bastards!" fa ritorno alla sua vecchia casa sulla collina, isolata dal resto del paese.
Myrtie “Tilly” Dunnage è tornata.
E niente a Dungatar sarà più come prima.




Cacciata dal paese quando era una bimba di 10 anni, questo esilio forzato ha permesso a Tilly di studiare in Europa e diventare un'affermata stilista che ha lavorato con i più famosi couturier francesi. 
Perché ha deciso di tornare a Dungatar, dove non ha davvero nulla in comune con i suoi bigotti abitanti? Per prendersi cura della vecchia madre Molly, ma soprattutto per capire cosa è veramente successo quel giorno nel cortile della scuola, e se è davvero responsabile del fatto per cui tutti, capeggiati da sindaco, maestra e farmacista, decisero di allontanarla dal suo paese e da sua madre.
Perché Tilly non se lo ricorda, ma deve sapere.
E per scoprire cosa è successo si affiderà alla sua abilità nel confezionare abiti fascianti e seducenti, che poco a poco conquisteranno le abitanti di Dungatar, insaccate in abiti informi dai colori mosci e polverosi. E tra una partita di rugby ed i preparativi di un matrimonio, tutti i segreti del paese e dei suoi abitanti verranno svelati, e finalmente Tilly riuscirà a ricordare come si svolsero realmente i fatti. E non avrà pietà per nessuno.
La Moorhouse confeziona una pellicola che intrattiene a dovere, dove si ride (molto) e ci si commuove pure (vigliacca!) aiutata da una serie di personaggi irresistibili. Kate Winslet nella parte di Tilly - come ho già detto - è perfetta e strepitosa, in un ruolo che non sfigurerebbe in un film di Tarantino, Judy Davis nella parte della vecchia Molly, che alterna follia e lucidità (e battute al vetriolo) è incantevole, Hugo Weaving interpreta con sapiente ironia il capo della polizia del paese, mentre Liam Hemsworth... beh, Liam Hemsworth si spoglia. 
Direi che può bastare. 



24 nov 2015

Dispacci dal 33° Torino Film Festival

Dica 33...
La 33ª edizione del Torino Film Festival quest'anno mi vede partecipe in maniera ridotta. So che il TFF se ne farà una ragione. Io, in un modo o nell'altro, me la sono già fatta.  
Non ho potuto prendere la solita settimana di ferie, e potrò godermi il festival solo fino a mercoledì, perché giovedì entrerò in ospedale, e quindi vedrò solo una decina di film, la maggior parte dei quali  (7) li ho "spalmati" fra sabato e domenica.
E adesso ve ne parlo, più o meno brevemente.

SHINJUKU SUWAN (Shinjuku Swan)
di Sion Sono
Il regista giapponese quest'anno è stato particolarmente prolifico, girando ben 5 film. 
Uno di questi (The Whispering Star) è stato presentato alla festa del cinema di Roma, mentre tre sono in programma durante il TFF, ovvero "Tag" (Real Oni Gokko), "Love & Peace" e "Shinjuku Swan". Siccome questo festival per me va in onda in forma ridotta per venire incontro alle mie capacità mentali (cit.), ne vedrò soltanto due, iniziando appunto da quest'ultimo, tratto dall'omonima serie manga già adattata a serie tv qualche anno fa.
Tatsuhiko Shiratori si aggira senza soldi e senza lavoro per Kabukichō (la zona a luci rosse del quartiere di Shinjuku) e viene preso di mira da una banda di teppisti. Parte la rissa e il ragazzo, solo contro mezza dozzina di avversari sta per avere la peggio, quando interviene l'affascinante Mr.Mako. Che, oltre a difenderlo decide di offrirgli un lavoro, e gli propone di diventare "procacciatore" per la sua agenzia.
Quello che dovrà procacciare sono belle ragazze da assegnare a bar, sale massaggio e locali del quartiere, ricavando una percentuale dai loro guadagni. Ma, a contendersi il territorio "di caccia" ci sono due agenzie rivali, ognuna delle quali mira al controllo totale del territorio, e, fra lotte a 360°, dalle risse di strada tra la "bassa manovalanza" ai vertici dell'organizzazione, Tatsuhiko si ritroverà a fare i conti anche con i fantasmi del suo passato. 
Non mi è dispiaciuto, anche se mi è sembrato - oltre che inutilmente tirato per le lunghe (139') - un po' sotto tono rispetto agli standard "sionsioneschi".

SUFFRAGETTE 
di Sarah Gavron
La cosa che più fa indignare, in Suffragette, film diretto da Sarah Gavron, sono i titoli di coda durante i quali scorrono le date  in cui i vari stati del mondo hanno concesso il voto alle donne. L'italia, come si sa, non figura benissimo in questa classifica, preceduta dalla Turchia (!) ma comunque un bel po' di anni prima della neutrale e civilissima (?) Svizzera, che ha concesso il voto alle donne nel 1971...
E probabilmente, senza l'impegno di Emmeline Pankhurst le cose sarebbero andate ancora peggio.
Anyway, siamo ovviamente a Londra, agli inizi del 1900, e Maud Watts lavora da quando era bambina in una lavanderia, alle dipendenze del viscido Mr.Taylor.
Un giorno, durante una consegna, si ritrova casualmente nel mezzo di una rivolta di alcune suffragette, che, al grido di "voto alle donne" spaccano a sassate le vetrine di alcuni negozi. Riconosce fra queste la sua collega Violet, che qualche giorno dopo dovrà presentarsi in parlamento per spiegare i motivi per cui alle donne deve essere riconosciuto il diritto al voto. Decide di andare ad ascoltarla, ma il giorno della testimonianza Violet si presenta coperta di lividi e così sarà la stessa Maud a rispondere alle domande del membro del parlamento Lloyd George.
Conoscerà altre attiviste, tra cui Edith Ellyn e, lentamente, dopo un incontro con la Pankhurst, leader del movimento, e costretta a vivere in una specie di latitanza, prenderà coscienza del fatto che il motivo per cui queste donne stanno combattendo non solo è giusto, ma doveroso e necessario. Ad un primo arresto ne seguiranno altri, e si ritroverà a dover fare i conti con un universo maschile in cui tutti - a cominciare da suo marito - la ostacoleranno, ma ormai Maud ha deciso da che parte stare, nonostante l'alto prezzo che dovrà pagare.
Opera di finzione - anche se alcuni personaggi del film sono reali (oltre alla Pankhurst, Lloyd George e Emily Davison) - Suffragette è un film che racconta un pezzo di storia importante, ma lo fa in maniera forse fin troppo pulita (che a scrivere "politicamente corretta" non ce la posso fare). Ottima la ricostruzione, i costumi, e tutto quanto, ma siamo ad un passo dall'agiografia.
In uscita a febbraio e marzo, da vedere - che ve lo dico a fare - in lingua originale, per apprezzare l'inglese sporco della classe operaia, e dove Meryl Streep, con il suo accento perfetto, sembra stonare anche un po'.

TANGERINE
di Sean S. Baker


E' la vigilia di natale e Sin-Dee Rella è appena uscita di prigione. 
Al tavolo del Donut Time parla di Chester con la sua amica Alexandra, finché quest'ultima si lascia sfuggire, pensando che Sin-Dee ne fosse al corrente, che il suo fidanzato, mentre lei era in prigione, l'ha tradita con una donna vera.
Ma Sin-Dee ovviamente non lo sapeva, e, con le poche informazioni  in suo possesso, ovvero che la donna è una delle troie di Chester, e che il suo nome inizia con la D, si mette a cercarla su e giù per tutta West Hollywood.
E, mentre seguiamo Sin-Dee alla ricerca della ragazza, seguiamo anche Alexandra che distribuisce volantini per pubblicizzare lo spettacolo che terrà in un locale la sera stessa, e facciamo conoscenza con Ramzik, tassista armeno con la passione per i trans. fino al gran finale, in cui tutti si ritroveranno nuovamente al Donut Time e scoppia il finimondo. 
Girato con un iPhone, Tangerine è un film frenetico e frizzante, in cui si pensa, ci si commuove e si ride.