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18 set 2018

La riviera del Conero ed altri posti che ho visto in questo inizio di settembre

Ho deciso di mettere in stand by il resoconto delle mie vacanze scozzesi per parlarvi della mia settimana di ferie settembrina in giro per il centro italia. 
Vi vedo un po' affranti alla notizia, in effetti. 
Comunque, il week end l'abbiamo trascorso in Umbria, in occasione dell'ormai consolidato incontro annuale a "casa" dell'Armellini. Quest'anno purtroppo il soggiorno nel sempre incantevole agriturismo è stato un po' penalizzato dal cattivo tempo, e ho potuto "spalmarmi" a bordo piscina giusto una mezz'ora, poi è arrivata la bora ed ho desistito.

11 ott 2016

wake me up when september ends

Dice che settembre è già finito. 
Da un pezzo pure.
Sì, me ne sono accorta. Perché ho dovuto rimettere le calze. E le scarpe chiuse. E abbandonare i sandali, che devo ancora pulire e ritirare, ma forse c'è tempo, tanto non vanno da nessuna parte. Devo fare il cambio degli armadi. Ovviamente non ne ho voglia. E penso a tutti quelli che "oh, finalmente è arrivato il freddo, la pioggia, le foglie marce per terra, a nascondere le merde umide di cane, che beeeeello!". Ho sempre pensato che a noi, nati in estate, l'autunno si addica poco, come una giacca troppo larga o un paio di scarpe troppo strette. Non ne sentiamo il bisogno, non vediamo l'ora di togliercelo da dosso, per rimetterci comodi, per stare bene, per stare meglio. E aspettiamo con ansia, o forse terrore, il cambio dell'ora, quell'ora solare che di solare ha solo il nome, perché usciremo di casa che è ancora buio e torneremo a casa che è già buio. Mi chiedo cosa ci sia di bello in tutto questo, io, che torno a casa la sera, mangio qualcosa aprendo il frigo e poi mi metto sul divano con la copertina di pile pelosa e la gatta (pelosa anche lei) a dispensare fusa e leccate sul naso. 
Chi mi segue su Instagram e su FB si sarà accorto anche che sono stata in ferie, in Andalusia, con toccata e fuga a Valencia (da cui partiva il nostro volo).
Abbiamo fatto - per fortuna - pochi km (2000) su una scomodissima Panda, e questo è stato l'itinerario: 
- da Valencia a Cordoba 
- da Cordoba a Siviglia
- da Siviglia a Tarifa passando per Cadice
- da Tarifa a Malaga passando per Ronda
- da Malaga a Granada passando per Nerja e Firigliana,
- da Granada a Valencia


Posso partire con le banalità? 
L'Andalusia è bellissima, il clima fantastico, la birra ghiacciata ed economica, il cibo ottimo e la gente splendida.
Mi sono innamorata di Siviglia, dove potrei andare a vivere la settimana prossima, e ho sviluppato una dipendenza per le Berenjenas Fritas con Miel de Caña, che sono sicura piacerebbero anche alla Tiz nonostante la sua avversione nei confronti delle melanzane. A dirla tutta nemmeno io ne vado pazza, e pensavo che la loro unica ragione di esistere fosse nella parmigiana. E invece. 
A parte le melanzane, che sono una specialità andalusa che non ci siamo fatte mancare praticamente mai, abbiamo mangiato bene direi ovnque. Dalle degustazioni di tonno del Restaurante El Ancla (per non parlare della loro strepitosa crema catalana) al menu "alla cieca" di Casa Maria a Ronda, dove tu dici soltanto se c'è qualcosa che non mangi e/o a cui sei allergico e poi ci pensa (benissimo) lo chef, alle porzioni "generose" di Granada, dove due volte siamo andate a cena e due volte siamo tornate in camera con la doggy bag. Aver scelto di soggiornare in un piccolo appartamento con cucina è stato assolutamente provvidenziale! 

Mirador Parasol - Sevilla

Ho.adorato la Mezquita de Cordoba, l'Alcazar di Siviglia e, ovviamente, l'Alhambra a Granada, anche se, a dirla proprio tutta, probabilmente l'Alcazar, che se la tira meno e non devi comprare i biglietti di ingresso con mesi di anticipo mi è piaciuto di più.

Mezquita - Cordoba
Alcazar  -  Sevilla
Alhambra - Granada (dai giardini del Generalife)
I posti in cui abbiamo dormito - tutti scelti su Booking - erano dignitosamente carini. La stanzetta a Tarifa (Hostal el Levante)  - fuori dal centro, sulla statale Carretera Nacional 340 - aveva una piccola veranda su un grande giardino, e, soprattutto, il parcheggio gratuito e un bar che offriva colazioni spartane ed economiche e che, a differenza dei locali in paese, apriva prestissimo!
A Tarifa abbiamo avuto la fortuna di trovare un paio di giorni senza troppo vento, approfittandone per stare in spiaggia. Il primo giorno a Playa de Bolonia, dove, oltre alla duna di sabbia alta 30 metri, su cui noi naturalmente siamo salite per ammirare il tramonto, si trovano le rovine della città romana di Baelo Claudia, da visitare assolutamente, anche perchè i cittadini UE entrano gratis (non che altrimenti ci si sveni, dato che il biglietto costa solo 1.50€).

Duna de Playa de Bolonia

Baelo Claudia

La.mattina in cui siamo ripartite abbiamo avuto un problema con scomodissimapanda. Nel senso che la chiave ha smesso di funzionare e noi siamo rimaste chiuse fuori, con sua bionditudine che diceva "sono cose che capitano" e io che bestemmiavo in andaluso, perché a me non sono mai capitate. La gentilissima proprietaria dell'hostal ci ha accompagnate in un negozio di ferramenta in paese, dove il gestore ha smontato la chiave, totalmente ossidata (qualcuno ci ha sicuramente fatto il bagno, non vedo altre spiegazioni), l'ha pulita, ha sostituito la pila e ce l'ha riconsegnata. Siamo tornate al Levante incrociando le dita. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto la chiave ha ripreso a funzionare - non benissimo - e noi abbiamo potuto ripartire, evitando, da quel momento, di chiudere scomodissimapanda per evitare di rimanere nuovamente chiuse fuori come due imbecilli. 
Nel tragitto da Malaga a Granada ci siamo fermate a Nerja, che a sapere che c'era un'acqua così trasparente ci saremmo attrezzate col costume, quindi a Firigliana un delizioso paesino arroccato nell'interno, dove ci siamo fermate a pranzo in un ristorantino in cui, dopo poco, il dehor è stato invaso da un tamarrissimo matrimonio inglese, con gli sposi arrivati su una porsche carrera cabrio, gli invitati abbigliati in maniera imbarazzante, e... la banda! che, per carità, suonava benissimo, ma signori miei, la sofferenza! E pensare che noi avevamo scelto quel locale proprio perché era un po' lontano dal centro, in una bellissima piazzetta deserta! Siamo uscite con le orecchie a pezzi e ci siamo rimesse in marcia... 
Ovviamente siamo salite su tutte le torri/campanili possibili immaginabili, perché ci piace sempre arrampicarci - faticosamente - da qualche parte per osservare il panorama dall'alto, Abbiamo camminato tantissimo: il contapassi installato di default sul telefono ha stabilito una media di 13km al giorno. Spero sempre che da grande mi vengano le chiappe sode come il marmo, va a sapere! 

Nerja

Nerja
Che altro aggiungere?
Che il viaggio in quelle zone della Spagna era in stand by da un sacco di tempo, e finalmente ce l'ho fatta, e sono molto molto soddisfatta, perché - casomai non si fosse capito - a parte scomodissimapanda, sono stata/siamo state davvero bene. E, viaggiando con Ryanair e bagaglio a mano, mi sono pure dovuta limitare nello shopping sfrenato. 

5 gen 2016

Le ricette della signora Toku

Cosa c'è di meglio che iniziare l'anno con un film giapponese, che ricorda Ozu e che, grazie alla solita inappropriata traduzione del titolo riesce facilmente a fuorviare l'italico spettatore?
D'accordo che il titolo originale nello specifico è "An" che altro non è che il nome della marmellata di fagioli rossi (azuki) che in Giappone è usata in moltissimi dolci, tra cui i dorayaki, e che quindi una traduzione letterale non sarebbe stata possibile, quindi facciamo finta che "le ricette della signora Toku" sia il migliore titolo a disposizione e andiamo avanti. 
I dorayaki sono dei dolcetti costituiti da due mini pancake con in mezzo una farcitura di an, e, se posso esprimere la mia solita opinione non richiesta, sono molto più belli che buoni, come tutti i dolci giapponesi, o asiatici in generale. 
C'è da dire che - se non li hai mai assaggiati - a vederli preparare nel film, un po' di voglia di provarli ti viene. E che, se al posto della farcia di azuki ci fosse qualsiasi altra cosa, dalla nutella alla marmellata di ciliegie i dorayaki sarebbero sicuramente più consoni al palato europeo. 
  
Sentaro gestisce un piccolo locale dove prepara e vende dorayaki, senza molto entusiasmo, fino al giorno in cui una dolce vecchietta si presenta da lui dopo aver visto il cartello in cui si cerca un aiutante, e chiede all'uomo di assumerla, anche ad un terzo della paga.
Sentaro inizialmente è riluttante e rifiuta, ma quando la donna si ripresenta, dopo qualche giorno, acconsente a farla lavorare per lui.
La signora Toku gli svela il segreto della preparazione dell'an, che va fatta con amore e pazienza, scegliendo i fagioli con cura e ascoltandoli. E improvvisamente i dorayaki di Sentaro iniziano ad andare a ruba, per la loro bontà.
Un film che racconta la storia di tre solitudini, quella della signora Toku, quella di Sentaro e quella della giovane Wakana, giovane studentessa cliente del chiosco.
Un'anziana, un uomo e una ragazza, apparentemente diversi ma fondamentalmente molto più simili di quanto possa sembrare.
Tutti alle prese con un loro personale dramma, alla ricerca di un riscatto.
Un film in qualche modo edificante, senza essere mai troppo melenso, in un tripudio di ciliegi in fiore che mi ha fatto venir voglia di tornare in Giappone.



8 mag 2015

Da Montpellier a Saintes-Maries-de-la-Mer

Domenica 3 maggio
L'itinerario di oggi è relativamente breve e prevede poche tappe, quindi possiamo prendercela con più calma (non che gli altri giorni noi si andasse in giro come due tarantolate in preda al ballo di San Vito, vorrei precisarlo).


Alle 8.30 ci viene servita la colazione in veranda.
E qua vorrei spendere due (tre, quattro, cinque, millemila) parole.
Come ho già detto il proprietario del B&B è italiano, si chiama Gianfranco e, oltre ad essere simpatico, disponibile e molto alla mano prepara personalmente la colazione. 
Ecco.
Partiamo dal famigerato succo di arancia che non è succo al retrogusto di medicina ma una vera spremuta di arancia fatta con le arance vere. 
Poi compare lui, portandoci due coppette di tiramisù fatto con le sue manone sante. Cioè. La meraviglia.
Se siete di quelli che dicono "io a colazione non mangio niente" l'isoletta non è il posto che fa per voi (che poi, se siete di quelli che non fanno colazione, mi chiedo perché dovreste prenotare in un bed & breakfast, a questo punto).
Comunque, oltre al tiramisu (non alcolico, ha precisato Gianfranco) c'era un croissant tostato - e ancora caldo - con marmellata, oltre ad un panino (tiepido) con pomodoro e mozzarella. 
Doppia razione di caffè, sigaretta, chiacchiere e noi, dopo questa colazione stile brunch abbiamo tranquillamente saltato il pranzo e pure la merenda. Quindi, in ultima analisi, un soggiorno all'isoletta vi farà anche risparmiare il costo del pranzo! 
Paghiamo, carichiamo i nostri bagagli (si parcheggia all'interno del giardino), ringraziamo Gianfranco per il piacevole soggiorno ma soprattutto per l'ottima colazione e torniamo in centro a Montpellier, a vedere con la luce tutto quello che avevamo già visto ieri sera.
La piazza principale e Place de la Comedie, ma, nel dedalo di viette e vicoli ogni tanto si aprono deliziose piazzette che regalano dei bellissimi colpi d'occhio. Oltretutto è domenica mattina, e in giro c'è pochissima gente. 

Scendiamo fino alla Cattedrale di St.Pierre, poi entriamo nel Carrè Sainte Anne (2 Rue Philippy), vecchia chiesa riconvertita a spazio espositivo d'arte contemporanea (con ingresso libero). 
Oggi è l'ultimo giorno in cui sono esposte opere di Lèopold Rabus, artista svizzero nato nel 1977. 
Quadri cupi, caratterizzati dalla presenza di volatili e figure umane. Inquietanti, ma di indubbio fascino.

Decidiamo che possiamo abbandonare anche Montpellier.
La prossima tappa é il borgo di Aigues Mortes, ad una trentina di km.

Il paese deve il suo nome (acque morte) al fatto di essere situato in una zona paludosa con gli stagni che caratterizzano la Camargue. Abbiamo parcheggiato (5.00€) fuori dal paese, interamente cinto da mura, e appena sorpassata una delle porte di ingresso avremmo voluto fuggire. Una marea di gente che riempiva le stradine del paese disseminate di negozi di souvenir uno dietro l'altro.
Adesso. 
Io lo so che, scegliendo di andare in giro durante un ponte non posso pretendere di essere l'unica cretina ad aver avuto l'idea geniale. E che se scelgo di visitare una località turistica devo mettere in conto che ci sarà gente. Che, se in una città come Parigi, Roma, Firenze o New York la folla si spalma su tutta l'area cittadina, in un paese con meno di diecimila abitanti finisce che la massa... si ammassa, appunto.
Così ci spostiamo nelle vie più laterali, costeggiando le mura dall'interno. Non essendoci negozi e locali si cammina bene, e si riesce pure a vedere qualcosa del paese, che, va detto, è molto bello e caratteristico. 



Lasciamo Aigues Mortes e ci inoltriamo nella Camargue.
La prossima tappa è Saintes-Maries-de-la-Mer, paese famoso perchè ogni anno - 24 e 25 maggio - si svolge il pellegrinaggio dei gitani, in occasione della festa di Santa Sara, loro patrona. 

La strada attraversa il parco ornitologico di Pont de Gau e infatti ad un certo punto intravedo qualcosa che sembra... sì, sono proprio fenicotteri! Non avrei creduto di riuscire a vederli, e invece, eccoli qua.
Fermiamo l'auto in una piazzola lungo la strada, ci addentriamo nel prato dopo esserci assicurate che non ci fosse acqua per poterli vedere un po' più da vicino e scattare un paio di foto.

Torniamo in macchina soddisfatte (le gioie che può regalare un uccello, alle volte, eh?) e riprendiamo la marcia. Arriviamo a SMDLM, parcheggiamo (qua gratuitamente) e, camminando sul lungomare, ci dirigiamo verso il centro del paese. C'è gente in spiaggia. E anche dei pazzi furiosi qualcuno che sta facendo il bagno, anche se sono convinta che la temperatura dell'acqua sia gelida. E' l'ora di pranzo, ma noi ovviamente dopo la GranColazioneTrionfaleMaxima non abbiamo fame, quindi ci spostiamo verso la chiesa.
Anche qua le strade sono disseminate di negozi uno attaccato all'altro. E di gente. Tanta gente. Troppa gente. 


Raggiungiamo la chiesa. All'esterno stazionano gruppi di zingare che tentano di leggerti la mano, appiccicarti medagliette della Madonna un po' ovunque e scucirti soldi. E, se ti azzardi a dire "no grazie" la buttano un po' sul personale chiedendoti se il motivo del tuo rifiuto è dovuto al fatto che loro sono gitane. No bella, è dovuto al fatto che siete delle rompicoglioni, a prescindere da razza sesso religione e gruppo etnico di appartenenza, semplice. 
Nella cripta, dove fa caldissimo a causa della quantità di lumini accesi, c'è la statua di Santa Sara, mentre, pagando 5.00€ si può (e ne vale davvero la pena) salire sul tetto della chiesa, che si raggiunge attraverso una stretta scala a chiocciola. Fortunatamente le scale sono due, una per chi sale e l'altra per chi scende.
Purtroppo la giornata è un po' scamuffa, e il cielo ha un colore imprecisato, ma sul tetto si sta davvero bene. Peccato che ad un certo punto tocchi scendere. Cercare nuovamente di evitare con cura le gitane e riprendere la camminata.
Il paesino è relativamente piccolo, e decidiamo che possiamo proseguire il nostro viaggio per arrivare ad Arles. 



6 mag 2015

Quattro giorni in Francia, tra Provenza e Camargue...

1° maggio: da Torino ad Avignone
Alle 8 di mattina, come previsto, sono sotto casa della bionda.
Non abbiamo orari da rispettare e nessuno che ci aspetti, quindi partire prima ci sembrava totalmente inutile.
Con tutta calma ci fermiamo in pasticceria a fare colazione, che vuoi mica affrontare il viaggio a stomaco vuoto, no?
Abbiamo deciso di fare la strade statale, sempre per il fatto che non abbiamo alcuna fretta, ma anche perché il panorama è decisamente interessante e più vario.
Quindi, dopo aver percorso l'autostrada fino ad Ulzio, entriamo in Francia dal Monginevro.
Anzi, entriamo in una nuvola che staziona sul Monginevro, e l'idea del panorama va un po' a farsi benedire. 


Sulla strada che porta a Briançon ci troviamo davanti due furgoni che mantengono una velocità di crociera di 40 km/h. E va bene che non abbiamo fretta, ma insomma...
Per fortuna dopo un po' i due furgoni si scavano dal cazzo e noi possiamo aumentare un po' la velocità. Nel frattempo si è messo a piovere, così ho potuto constatare che i sensori pioggia di cui è dotata la mia macchina nuova funzionano (son cose).
A Chorges ci fermiamo per un buon caffè. Piove e ci sono 8 gradi. 
Ripartiamo e dopo una settantina di km arriviamo a Sisteron, dove abbiamo programmato una sosta.


Sisteron, dice Wikipedia, è situato sulle rive del fiume Durance e si trova a 133 km da Marsiglia, a 145 km da Grenoble ed a 180 km da Nizza.
Soprannominato la porta della Provenza, è posto sul confine del Delfinato. Possiede numerosi monumenti tra cui la Cittadella ed una cattedrale del XII secolo. La città è meta di numerosi turisti attirati dal suo patrimonio artistico, dalla possibilità di svolgere sport fluviali e dal clima mediterraneo, circa 300 giorni di sole all'anno.
Mi sembra superfluo specificare che la giornata di oggi rientra tra le altre 65. 
Però non piove tantissimo, e decidiamo di fare un giro per la cittadina, che è molto graziosa.


Ci fermiamo a pranzo alla Brasserie L'Entre Potes, che propone il piatto del giorno a 10€. Oggi è il giorno della tajine d'agnello con terrina di melanzane accompagnate dal tabulè. Insomma, una cosina leggera per sfuggire all'inedia sempre in agguato... (ehm).
E, come da tradizione, essendo il primo maggio, al momento di pagare ci hanno regalato un mazzo di mughetti portafortuna.


Usciamo dal locale e la pioggia è aumentata. Saltiamo il giro alla Cattedrale in quanto molto chiusa e torniamo in macchina per proseguire il nostro viaggio, questa volta senza più soste intermedie, e, attraversando Forcalquier decidiamo che ci fermeremo al ritorno. Attraversiamo il Parco del Verdon e finalmente arriviamo ad Avignone.
A sud di Sisteron, lungo la strada, si può ammirare (anche se da lontano) sulla sinistra, la formazione rocciosa detta "les penitents". L'erosione di acqua e vento ha conferito alle rocce la forma di monaci incappucciati, e la leggenda narra che si tratta di frati pietrificati a seguito dei peccati commessi.




Il nostro B&B (Carrè Cardinal) si trova fuori dal paese, precisamente a Villeneuve-lès-Avignons e noi rimaniamo piacevolmente sorprese nel constatare che il paesino è delizioso.
Prendiamo possesso della nostra stanza, all'interno del cortile di una costruzione del XIV secolo, ristrutturata con cura, spaziosa, pulita e luminosa.
Sul tavolo ci hanno fatto trovare, oltre ad un paio di bottigliette d'acqua, un sacchettino con dei biscottini e due sacchettini di lavanda. Che a volte basta davvero poco per fare una bella impressione.

Posiamo le borse in camera e ci dirigiamo verso Avignone, lasciamo l'auto in un parcheggio coperto e ci muoviamo alla scoperta della città. Ero stata ad Avignone parecchi anni fa, ma proprio di passaggio. Il palazzo dei Papi è semplicemente maestoso. Peccato che ad un certo punto abbiano deciso di tornare da noi. Ci accontentiamo di guardarlo solo dall'esterno, in compenso scegliamo di visitare il famoso Ponte di Avignone (ingresso 5.00€) che è in ristrutturazione, e se ne può visitare solo una parte.


Camminiamo senza meta lungo strade e stradine, e, prima di scegliere il ristorante per la cena, ci concediamo quello che, ogni volta che io e la bionda ci troviamo in Francia, è diventato il nostro rituale: una Leffe alla spina comodamente sedute nel dehor di un bar.
Consultiamo Tripadvisor e, siccome il ristorante che avevamo scelto era pieno, il proprietario ci ha consigliato o la pizzeria di fronte (come dire, anche no) o Chez Ripert. Ovviamente ripieghiamo su quest'ultimo. Il locale è carino, il cibo è buono, il servizio pure e alla fine abbiamo mangiato bene senza spendere troppo.
E direi che per oggi posso fermarmi qui.

13 ago 2014

Ferie d'agosto

Da lunedì sono in ferie. Non per scelta mia, che si sa, ad agosto sto benissimo in ufficio, ma, siccome la base di partenza erano TRE settimane, direi che essere riuscita a farne soltanto una è giù un buon risultato, quindi, vorrei che fosse chiaro che: Non. Mi. Sto. Lamentando.
Più che la settimana di ferragosto il clima sembra da settimana bianca, stamattina ci saranno, a esagerare, 16 gradi. Ha smesso di piovere da 10 minuti, più o meno. 
E' tutto molto bello, davvero. 
Mi sto dedicando, con totale devozione e ottimi risultati, alla pratica dell'ozio. Per spiegarvi il livello di abbruttimento raggiunto vi basti sapere che sto guardando Wolff - un poliziotto a Berlino. Credo che guardare telefilm tedeschi sia una forma di perversione, ma non credo sia il caso di approfondire il discorso.
In un impeto di iperattività l'altro pomeriggio mi sono spinta alla campana per buttare il vetro. Risultato: mi ha punto una vespa. Ho il dito indice della mano sinistra che sembra un wurstel. Son cose. Da bestemmia carpiata. 
A parte queste cazzate di poco conto, sabato scorso, io e sua bionditudine siamo finalmente andate a pranzo a Villa Crespi per festeggiare il (mio) giubileo.
La villa si trova sulla strada che conduce allo splendido borgo di Orta San Giulio (non ci siete mai stati? Rimediate!) e non potete non notarla, vuoi perché è una costruzione in stile moresco, che da queste parti non è esattamente molto diffuso - vuoi per il minareto che la sovrasta. 
La villa, che in origine si chiamava Villa Pia, nome della moglie del proprietario, è stata fatta costruire verso la fine del 1800 dall'industriale tessile Benigno Crespi, originario di Busto Arsizio, che voleva una casetta per le vacanze.
Al grido di "la voglio sobria", pare che il Crespi si ispirò ai suoi numerosi viaggi e al fascino di Baghdad, e fece arrivare manodopera direttamente dai luoghi in cui il moresco era di casa. 
Dopo vari passaggi di proprietà e un periodo in cui la villa rimase abbandonata, recentemente è entrata a far parte del circuito Relais & Château dove, dal 1999, lo chef Antonino Cannavacciuolo gestisce il ristorante, che ha ricevuto la prima stella Michelin nel 2003 e la seconda nel 2006.
Altre due sono arrivate, come già sapete, sabato a pranzo.
Metto le mani avanti: recensire cibo non è il mio mestiere, quindi prendete quella che segue con tutte le riserve del caso. 
Prendiamo posto e scegliamo prima l'acqua, poi il vino.
Diciamo subito che la lista delle acque minerali è un insulto al buon senso, ma sai bene che le stelle te le faranno pagare un po' ovunque, acqua compresa. Quindi, inutile star qua a lamentarsi. 
Abbiamo scelto un Vintage Collection Satèn di Ca' del Bosco e quindi il menu "Carpe Diem".
Il personale di sala è presente e professionale, ma sorridente e cordiale. 
Dopo averci chiesto se fossimo intolleranti o allergici a qualche cibo o se ci fosse qualcosa che non fosse di nostro gradimento, abbiamo iniziato con il giro di appetizers, fra cui gnocco fritto di grano arso con ripieno di burrata e ovviamente prosciutto crudo, focaccine liguri buonissime, e delicatissimi macaron al foie gras.
Quindi abbiamo iniziato a fare sul serio, con l'ostrica in salsa al ravanello. Abbinamento un po' azzardato, in quanto il ravanello sovrasta un po' il sapore dell'ostrica, ma il risultato non è affatto malvagio. E ve lo dice una che non mangia ravanelli. 

Tartare di tonno, lime, acqua di mozzarella e cocco

Il lime con il tonno crudo si sposa alla perfezione, il cocco - appena accennato - si sente solo in sottofondo e l'abbinamento con l'acqua di mozzarella, che viene versata nel piatto quando arriva al tavolo, lo rende un piatto dove i sapori si amalgamano magnificamente. Fantastico.

“Pasta e fiori”, crema fresca di capra, crudo di seppie, colatura di insalata di pomodoro
Oltre alla bellezza cromatica del piatto (anche qua la colatura di pomodoro verrà versata al tavolo) ci troviamo di fronte ad un tripudio di sapori dove la crema fresca di capra viene smorzata dalla delicatezza della seppia cruda - e tenerissima - completata dal pomodoro. Il risultato, che ve lo dico a fare, è ottimo.

Spezzatino di pesce, crema tiepida di zucchine alla scapece
Qua ho fatto ridere i camerieri facendo notare che l'aspetto del piatto fosse quantomeno inquietante. Ma solo l'aspetto, perché lo spezzatino, dove ogni tipo di pesce (cozze, spada, gamberi, rombo e non mi sbilancio oltre in quanto inizierei a citare pesci ad minchiam) era cotto alla perfezione, mantenendo intatte le sue caratteristiche. La schiumetta aveva il profumo (e il sapore) del mare, e la crema di zucchine si abbinava alla perfezione.

Pre dessert

Trattasi di una rivisitazione della mia amata Piña Colada racchiusa in un bicchierino di cioccolato bianco. Quindi funziona al contrario di un mangia & bevi. Prima bevi (il contenuto) poi mangi (il bicchiere). E no, la cannuccia non è commestibile.
L'amore al primo sorso.

Dessert Villa Crespi

Lo so, questa foto non è AFFATTO seria. 
Ma immagino sappiate tutti quanto io NON sia golosa. E quando è arrivato questo bunet rielaborato in chiave napoletana, appoggiato su una crema di caramello e rhum, con sfoglietta alla cannella, ecco. Io l'ho assalito. Salvo poi ricordarmi che dovevo "documentare" il pranzo. Quindi, non potendo dire che la foto è venuta mossa, vi dico che è venuta moRsa. 
E niente. Voi non potete capire. O forse sì.

Il caffè, accompagnato dalla "piccola" pasticceria (la sfogliatella napoletana di piccolo non aveva nulla), che non abbiamo nemmeno terminato, l'abbiamo preso in giardino. E, al momento di andare a pagare ci siamo trovate davanti Cannavacciuolo in persona, che ci ha stretto la mano chiedendoci se fosse andato tutto bene. Ovviamente sì, ma, metti caso che no, chi oserebbe dirgli di no? Gli ho detto che ero lì per festeggiare il mio compleanno e mi ha fatto gli auguri, stringendomi nuovamente la mano. Che, si sa, basta poco per farmi contenta. 
Per smaltire il pranzo, sulla strada del ritorno ci siamo fermate all'outlet di Vicolungo, dove le boutiques di Ixos e Liviana Conti ci regalano sempre tante soddisfazioni.
Perchè si sa, non di solo pane vive l'uomo. 
Figurati la donna. 

31 lug 2014

Barolo sì e Barbaresco no?

Le altre parti del racconto: 1 e 2.
Martedì mattina ci svegliamo. Giornata splendida, avevate dei dubbi? Ma noi dobbiamo tornare a casa. Che, se mi fossi informata meglio, avrei potuto azzardare un giorno in più e spostarmi a Monforte d'Alba per assistere al concerto dei Calexico, ad esempio. E invece.
Abbandoniamo il Red Wine e decidiamo di fare tappa a Barbaresco, dove, colpevolmente, né io né la bionda siamo mai state.
Il paese se possibile è ancora più piccolo di Barolo, molto molto carino, dominato dalla torre medievale, vero e proprio simbolo del paese, pare risalente al XI secolo. 
L'Enoteca del Barbaresco invece ha sede nella (ex?) chiesa di San Donato, e una visita - se siete arrivati fin qui - è praticamente d'obbligo.

Noi le abbiamo riservato una visita veloce, in quanto eravamo appena uscite dalla cantina de "Le Rocche dei Barbari", dove, entrate semplicemente per curiosare, siamo state accolte dalla titolare, un'arzilla signora di 87 anni, (se mi dite dove bisogna firmare per arrivarci così io lo faccio subito) che ci ha subito detto "Dovete assolutamente assaggiare questo barbaresco del 2003!", e ci ha messo a disposizione i grissini con un tagliere di formaggi. Noi abbiamo provato a dirle che non erano nemmeno le 11.00 di mattina e che non ci sembrava il caso di iniziare a bere a quell'ora, ma non c'è stato verso di convincerla, e quindi cosa vuoi fare, offendere la vecchina? Non sia mai!
Peccato che, mentre eravamo lì con il nostro calice in mano sia sopraggiunto il figlio, che ci ha quasi ammonito con un: "Eh no, dovevate cominciare con il 1998! Adesso finite quello e poi cominciate dall'inizio, così potete cogliere meglio tutte le differenze..."
E di nuovo, contraddirlo ci sembrava brutto.
Soprattutto perché ha iniziato a raccontarci - oltre alla descrizione dei vini - la storia e tutto il resto, e si capiva benissimo che è una persona che ama il suo lavoro e lo fa con passione, ed ascoltarlo è stato un vero piacere.
Se non avessi la memoria di un pesce rosso vi racconterei qualcosa, ma, per evitare di dire minchiate (anzi, più minchiate del solito), evito.
Poi, dopo averci fatto degustare tutto il degustabile, ci ha lasciato di nuovo nelle mani della fantastica signora, che ha iniziato a parlarci un po' della sua vita, dei nipoti, e di lei che tutte le sere beve un bicchiere di vino con lo zucchero, ché gliel'ha consigliato il dottore. E alla fine siamo uscite dalla cantina contente (nonché vagamente alticce) e con un paio di bottiglie a testa in mano...
Siamo quindi partite alla volta di Bra, dove per pranzo ci siamo fermate all'Osteria del Boccondivino, quindi ci siamo concesse un veloce giro di shopping e poi ci siamo messe alla ricerca di una macelleria per tornare a casa con la mitica salsiccia di Bra. E' stato più complicato del previsto perché almeno 4 macellerie erano chiuse per ferie, ma alla fine siamo riuscite a tornare a casa con il nostro bel mezzo metro di salsiccia a testa. Immagino sia superfluo spiegarvi con cosa ho cenato per due sere, vero?
La cosa più difficile è stata tenere lontano Settechilidigatto. Ovviamente senza riuscirci.
Ci credo che poi quando gli apro le scatolette le annusa schifato e se ne va.


29 lug 2014

di Collisioni, sole e pioggia (e cibo, e vino...)

(La prima parte qui.)

La serata non è ancora finita. Dopo il concerto di Elisa, ci siamo spostate verso la piazza rosa, dove, a mezzanotte, iniziava il concerto di Suzanne Vega. Abbiamo aspettato comodamente sedute sulla panca dello stand che vendeva piadina piemontese (io non dico niente), poi, siccome siamo giovani (ma solo dentro), la stanchezza ha iniziato a farsi sentire e dopo tre canzoni abbiamo deciso di abbandonare la piazza e ritirarci nella nostra cameretta...
Domenica mattina abbiamo oziato allegramente, prima di trasferirci a pranzo all'Osteria Veglio.
Al grido di "siamo due donnini morigerati" abbiamo preso il menu degustazione che per 38€ offre: 3 antipasti, primo, secondo, dolce, acqua e caffè. Ovviamente il vino è a parte, e noi abbiamo assaggiato un Nebbiolo di Veglio. Mangiato sulla terrazza panoramica, piatti molto buoni, i plin ordinati dalla bionda erano semplicemente perfetti, e anche i miei tajarin non erano da meno... Unica pecca, il servizio un po' lento, ma, se non avete fretta - e noi non ne avevamo - è davvero un posto molto carino dove pranzare. Sempre meglio prenotare, però. 

A pranzo finito siamo passate in camera a posare quello che rimaneva della nostra bottiglia di vino, e poi ci siamo incamminate verso Barolo.
Abbiamo raggiunto la piazza Blu dove stava parlando Herta Muller, scrittrice romena naturalizzata tedesca, premio Nobel per la letteratura nel 2009, che per il suo rifiuto di collaborare con la Securitate (polizia segreta ai tempi del regime di Ceausesco) perse il lavoro (e anche la libertà) e la possibilità di pubblicare i suoi scritti. Nel 1987 riuscì a trasferirsi in Germania, e ascoltarla è stato davvero emozionante, infatti alla fine del dibattito è scattata una strameritata standing ovation.


Riusciamo per un'incredibile botta di culo ad accaparrarci un posto in prima fila, ed è la volta di Francesco De Gregori che, in compagnia di Steve Della Casa presenta il libro fotografico "Guarda che non sono io", che sarà in vendita in libreria - se non erro - dall'inizio di settembre. De Gregori con gli anni ha perso quella scontrosità che lo caratterizzava, e, oltre ad essere un uomo che io trovo davvero affascinante, è diventato anche simpatico. Il libro ripercorre la carriera del cantautore attraverso immagini spesso inedite, oltre ad appunti e manoscritti.

Approfittiamo di un momento di coda inesistente per procacciarci la cena allo stand del Friuli Venezia Giulia, dove ci concediamo anche un bicchiere di vino (bianco) come aperitivo, e poi, con il nostro panino con il San Daniele in borsa, facciamo un giro per il paese, troviamo un locale dove la coda per i bagni non è sterminata e decidiamo di fare una sosta. Da lì saliamo al castello, e poi arriviamo all'Aula Picta, dove, fino al 22 agosto, c'è un'interessante mostra fotografica su Frida Kahlo, e io ne approfitto per acquistare la locandina; quindi ci spostiamo nella piazza principale ad ascoltare Marco Travaglio. Che starà sul cazzo a parecchie persone, ma io ogni volta - nonostante dia spesso l'impressione di essere l'unico depositario della verità assoluta - resto incantata ad ascoltarlo. Da un Nobel all'altro, tocca a Dario Fo, ovvero 88 anni e riuscire a stare sul palco per un'ora e mezza senza esitazioni. Risate applausi e un po' di commozione, anche da parte dell'artista, che al momento dei saluti dice "invitatemi anche l'anno prossimo"...
Si arriva al termine della serata e tocca a Caparezza, che dal vivo è sempre un gran spettacolo.
Lasciamo la piazza prima della fine del concerto (e prima dell'inizio della pioggia), e torniamo alla nostra stanza. E a quello che è rimasto della bottiglia di vino, che sorseggiamo tranquillamente in veranda prima di andare a letto...

la stanza si accende, è quasi mattino, 
c'è sempre una penna sul comodino. 
China Town. 
Il luogo non è molto distante, 
l'inchiostro scorre al posto del sangue, 
basta una penna e rido come fa un clown, 
avvolte la felicità costa meno di un pound. 


Il lunedì passiamo la mattinata a prendere il sole (ah, che fatica!) e verso l'ora di pranzo ci trasferiamo in frazione Santa Maria per il pranzo all'Osteria del Vignaiolo, ristorante che avevamo già provato in passato e che si rivela una solida certezza. E che, come sempre, se vi capita di passare da quelle parti, vi consiglio di provare.
Tra una portata e l'altra (capesante con porcini come antipasto e ravioli verdi con ripieno di robiola conditi con tartufo: sublimi) ci siamo messi a chiacchierare con la coppia seduta a fianco a noi, per scoprire che - casomai servissero ulteriori conferme che il mondo è piccolo - l'uomo era stato un collega di lavoro di mio padre, più o meno 30 anni fa. 
Il dolce, nonostante non ce ne fosse bisogno, mi ha riconciliato con il mondo. 

Quindi, per affrontare al meglio la serata, siamo tornate al nostro B&B e ci siamo concesse una pennica di un paio d'ore. Al nostro risveglio, pacifiche e riposate, siamo scese in paese per l'ultima volta, pronte ad assistere al concerto di Neil Young.
Prima del concerto è venuto giù il diluvio, ma noi, che eravamo in posizione strategica nei pressi di uno stand, abbiamo guardato la pioggia scendere sorseggiando l'ennesimo bicchiere di vino, che abbiamo anche comprato (il bicchiere, davvero carino) e chiacchierando amabilmente con degli sconosciuti, poi la pioggia miracolosamente è cessata e Neil Young è apparso sul palco. Almeno credo sia apparso, perché io dalla mia postazione riuscivo ad intravedere a malapena le coriste, e a sentire la sua voce, ma di vederlo, complice il maxi schermo fisso con il logo del Crazy Horse, manco per scherzo. In ogni caso il concerto non è stato affatto malvagio. Ma, come già avevo premesso, non sono certo la persona più indicata per parlarvi di musica, quindi lascio che lo facciano persone più competenti di me, tipo la cara Nella di Rock Music Space
Resta il fatto che questi quattro giorni nelle Langhe sono stati davvero pieni ed interessanti, nonché un gran bel modo per staccare dalla quotidianità di casa-ufficio ufficio-casa.