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10 feb 2016

(David Bowie Day)

Siccome sono una cialtrona e non entro più nel blog collettivo da secoli [(magari i miei "colleghi" mi hanno anche levato l'accesso) (c'è da dire che quasi non entro nemmeno più nel mio)] ho scoperto che oggi, ad un mese dalla sua scomparsa, hanno deciso di omaggiare David Bowie.
E io?
Io no, perché non c'ero...
Ma, considerate alcune sue sue risposte al questionario di Proust (In quale figura storica si identifica di più? «Babbo Natale»), (Di quali parole fa un uso eccessivo?«L’aggettivo "ctonio" e il sostantivo "miasma), (Qual è la virtù che più apprezza in un uomo? «La capacità di restituire i libri»), (E in una donna? «La capacità di ruttare a comando»), si capisce che Bowie era dotato di un sense of humour sopraffino.
E quindi, con la puntualità che mi contraddistingue, ecco il mio (ir)rispettoso tributo,

25 ago 2014

The Angriest Man in Brooklyn


Questo film - di cui probabilmente non si sentiva alcun bisogno - ancora inedito in Italia (e spero rimanga tale), in cui i soliti ge(g)ni hanno letto i soliti messaggi subliminali e premonitori per il fatto che ad un certo punto il protagonista dice che sulla sua lapide appariranno le date 1951-2014, è uno degli ultimi girati da Robin Williams, che sarà possibile vedere ancora sul grande schermo in "A merry friggin' Christmas", nel terzo capitolo di  "Una Notte al Museo" nonché nell'ultimo lavoro di Dito Montiel, "Boulevard".
La prima battuta pronunciata da Robin Williams in The Angriest Man in Brooklyn è "Sono felice!", e a pensarci fa un po' effetto, anche se ti fa capire - casomai ce ne fosse bisogno - che il cinema è, soprattutto, finzione.
Detto ciò, a costo di sembrare la solita vecchia stronza cinica ed insensibile, posso dire che questo film, remake di un film israeliano del 1997, Mar Baum, è parecchio brutto. Girato nel 2012, è uscito nelle sale americane nel maggio di quest'anno, ed è stato un vero e proprio flop ai botteghini, roba che se già sei depresso di certo non aiuta. 
Dalla scena iniziale in cui Henry Altmann pronuncia quella frase passano 20 anni, ed Henry, che si sta recando ad una visita medica, è diventato un uomo arrabbiato ed intollerante. 
All'arrivo in ospedale al posto del suo medico trova la dottoressa Sharon Gill (Mila Kunis), che ha avuto una pessima giornata ed è ancora sconvolta per il suicidio del suo gatto. Quando lo riceve gli diagnostica un aneurisma cerebrale ma la reazione arrabbiata dell'uomo le fa perdere la pazienza e, in un momento di rabbia lo informa che gli restano soltanto 90 minuti di vita. 
Henry è sconvolto (ma va?) e fugge dallo studio. 
Sharon si rende conto di quello che ha fatto e si mette alla ricerca di Henry, che nel frattempo sta cercando di sistemare, come può e nel poco tempo che gli resta, tutto quello che non va nella sua vita, cercando di riconciliarsi con la sua famiglia, a partire dal figlio minore Tommy, che non è diventato avvocato come lui avrebbe desiderato, ma ha aperto una scuola di danza. 
Il film riesce a strappare qualche risata qua e là (ok, sono una brutta persona, se consideri che ho un gatto sono davvero pessima, ma alla scena del suicidio del gatto della Kunis io ho riso, lo ammetto), per poi precipitare in un'antologia di situazioni prevedibili e al limite dello stucchevole senza possibilità di salvezza. 
Carina l'idea dei titoli di testa, che, usando lettere colorate sparse qua va a formare parole di senso compiuto, come anger, sob, mess, spleen, maniacal, rude, ire. 
Ma nel complesso è un po' poco. 

Questo post fa parte del tributo che la solita congrega di blogger dedica a Robin Williams, scomparso un paio di settimane fa. 
In un'intervista pubblicata sul Guardian nel 2010 alla domanda della giornalista che gli chiedeva se fosse felice, Williams rispose "Credo di sì. E comunque non ho più paura di essere infelice. Va bene anche quello. Se accetti l'infelicità, puoi dire che va tutto bene".
Puoi dirlo, certo. 
Ma non significa che sia vero.

Bollalmanacco - Al di là dei sogni
Montecristo - Il mondo secondo Garp
Whiterussian vs Pensieri Cannibali - Hook
Scrivenny - La leggenda del re pescatore
Non c'è paragone - Good Morning Vietnam
Combinazione casuale - Jumanji
Director's Cult - Toys
Il leone di Oscar (ecc) - Flubber
Recensioni Ribelli - L'attimo fuggente
Solaris - L'uomo bicentenario
La fabbrica dei sogni - One Hour Photo
In Central Perk - Will Hunting - Genio ribelle

1 lug 2014

Leggevateveli

La Poison (occhio, che quando inizia a parlare in terza persona c'è da preoccuparsi) non è mai stata un'amante dei film de paura. In compenso negli anni ha visto un sacco di film che le hanno fatto ribrezzo, ma questa è un'altra storia.
Questo per dirvi che gli amichetti miei - quelli che hanno dei blog in cui il cinema viene trattato seriamente - mica come qua che ci siamo riconvertiti in corsa - hanno deciso di dar vita a questa interessante iniziativa a cui io non parteciperò e, a partire da stasera, ogni martedì, per tutta l'estate, come ai tempi in cui eravate ggiovani e guardavate Notte Horror su Italia1, pubblicheranno un paio di recensioni di film de paura, appunto.
Quindi, che dire? Rabbrividiamo.

25 mag 2014

That's 70!
Tony Manero



Ogni tanto mi ricordo di far parte di un blog collettivo di cinefili, e di conseguenza, se mi sveglio in tempo, riesco a partecipare anche alle iniziative comuni. Non che si senta la mia mancanza, sia chiaro.
Questo mese la proposta era di celebrare gli anni 70 recensendo dei film recenti ambientati nel passato. 
Che io me li ricordo gli anni 70, acconciature improponibili, pantaloni a zampa di elefante, zatteroni (perché non si chiamavano ancora zeppe, non prendiamoci per il culo, io c'ero) e carta da parati allucinante. E allucinogena. 
Visto che nessuno aveva ancora scelto quella merda di Tony Manero, film del 2008 di Pablo Larrain, mi sono sacrificata. 
Nel 2008 il Torino Film Festival era alla sua 26ª edizione, e io quell'anno vidi pochissimi film: un paio - mai distribuiti in italia - molto carini, ovvero The Escapist e Real Time, un paio di vecchi recuperi e un unico film in concorso: Tony Manero, appunto. 
Che, con mio estremo disappunto, vinse quell'edizione del festival. 
Al termine della proiezione, il commento univoco mio e della bionda fu: 
“A Tony Manero, ma vaffanculo!"
Sarà che a me i film girati in stile Dogma fanno abbastanza cagare, e che l’uso di sto cazzo di camera a mano mi procura degli attacchi di nervi, sarà che le riprese a tratti sfocate, a tratti sgranate, a tratti sfocate e sgranate non mi esaltano particolarmente, ma il film proprio non mi era piaciuto.
Siamo in Cile, negli spensierati anni del governo regime Pinochet, e mentre la polizia giustizia sommariamente gli oppositori, noi abbiamo il protagonista, Raùl Perralta, squallidissimo piccolo emulo di Tony Manero, carismatico quanto un tappo di sughero, che non si capisce bene cosa faccia nella vita, a parte coltivare la sua ossessione e atteggiarsi a sfigatissimo clone del personaggio portato sullo schermo da John Travolta nel film “la febbre del sabato sera”.
Io non oso nemmeno immaginare quanto potesse essere difficile vivere nel Cile di quegli anni (sicuramente era molto più facile morire) e non ho dubbi che per sopravvivere in quel merdaio la gente si costruisse un immaginario anestetizzante per tirare a campare, ma davvero, c'è un limite a tutto. 
Nei tempi in cui non prova improbabili coreografie sul palco di una specie di circolo assieme a Goyo, Paula (protagonista del pompino più triste e imbarazzante della storia del cinema) e la di lei madre, sotto gli occhi amorevoli della proprietaria, riesce ad ammazzare un’anziana pensionata per fregarle la TV a colori, sciacallare il cadavere di un oppositore del regime, ed eliminare il proiezionista della sala cinematografica, colpevole, secondo lui, di aver tolto dalla programmazione “la febbre del sabato sera” decidendo di proiettare “grease”. 
Per Raùl/Tony, perso nel suo delirio di onni(m)potenza, l'omicidio diventa una pratica necessaria per raggiungere il suo scopo: partecipare ad una gara televisiva per sosia di Tony Manero, dall'esito crudele quanto beffardo. 
Film che mi aveva infastidito facendomi detestare profondamente quel personaggio così laido e sgradevole.
Col famoso quanto inutile senno del poi (un poi lungo quasi 6 anni) gli riconosco l'aspetto metaforico, con la rappresentazione di Pinochet e della sua dittatura tramite i gesti di Raùl Perralta. Ma questo non basta a farmi cambiare parere sul film.



Le altre recensioni le trovate qui: 
Cinquecentofilminsieme
Cooking Movies
Director's Cult
Il Bollalmanacco di cinema
In Central Perk
Montecristo
Non c'è paragone
Pensieri cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny
Solaris
The Obsidian Mirror
White Russian

19 feb 2014

A late quartet - Una fragile armonia
a PSH celebration

Tempo presente e tempo passato
sono forse entrambi presenti nel tempo futuro
e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
Se tutto il tempo è eternamente presente
tutto il tempo è irredimibile,
o diciamo che la fine precede il principio.
E la fine e il principio sono sempre lì,
prima del principio e dopo la fine...
e tutto è sempre ORA.
(Thomas S. Eliot nela sua lettura degli ultimi quartetti di Beethoven)



Alla vigilia della loro venticinquesima stagione operistica, al violoncellista Peter (Christopher Walken) viene diagnosticato il morbo di Parkinson. Nel darne l'annuncio agli altri componenti del quartetto d'archi di cui fa parte, i Fugue, composto dal primo violino Daniel (Mark Ivanir), il secondo violino Robert (Philip Seymour Hoffman) e la violista Juliette (Catherine Keener) moglie di Robert, comunica anche la sua intenzione di volersi ritirare dalle scene.
Questa dolorosa rivelazione avrà inevitabili ripercussioni sul resto del gruppo, e l'armonia che li ha legati indissolubilmente negli anni, inizierà a sgretolarsi (incredibilmente per una volta la traduzione italiana del titolo è azzeccata), lasciando spazio a vecchi rancori e verità non dette, in tutti gli anni in cui le rinunce e i sacrifici dei singoli venivano premiate dalla perfezione delle esecuzioni.
Così quando Robert affronterà Daniel dicendogli che non vuole fare il secondo violino per sempre ma che potrebbero alternarsi nelle esecuzioni scambiandosi i ruoli, sia Daniel sia Juliette gli fanno notare che è una cattiva idea. 
Robert si sente tradito dalla moglie, soprattutto dopo aver scoperto che lei e Daniel si sono incontrati a sua insaputa, e, quasi per ripicca, va a letto con una danzatrice di flamenco con cui solitamente fa jogging al mattino.
Quando Juliette lo scopre (la mattina successiva) lo caccia di casa.
A complicare ulteriormente le cose ci si mette Alexandra, figlia di Robert e Juliette, che, fra una lezione di violino e l'altra, si innamora, ricambiata, di Daniel. 
Quando Peter li convoca a casa sua per una prova, dicendo che le medicine stanno facendo effetto, la tensione è palpabile e l'uomo vuole sapere cosa sta succedendo. 
Sembra che ormai fra risentimenti, gelosie e competizione il futuro del Fugue String Quartet sia irrimediabilmente compromesso, ma grazie a Peter, che è stato il creatore del gruppo e che ha saputo mantenerlo in vita con la sua profonda umanità, riuscirà a riunire il gruppo per un'emozionante esecuzione del quartetto per archi n. 14 di Beethoven, composto da sette movimenti da eseguirsi senza nessuna pausa.
E sette sono anche i "movimenti" del film, senza nessuna pausa, dove, come gli strumenti, anche i protagonisti rischiano di andare "fuori tono".

Questo post, assieme a quelli di:

Alfonso Maiorino
Babol
Beatrix Kiddo
Dantès
Denny B.
Director's cut
Frank Romantico
James Ford
Jean Jacques
Lisa Costa
Marco Goi
Nico Donvito

è il nostro modo per ricordare Philip Seymour Hoffman, che ci ha lasciato all'inizio di questo mese.

26 lug 2013

horrible bosses (kevin spacey's day)


Avrete già capito che siamo arrivati all'ennesima celebrazione di gruppo.
Non ho partecipato alla votazione, che fra Kevin Spacey e Silvester Stallone ero... non so nemmeno io se indecisa o incredula. 
Quindi, nel dubbio, mi tenni. 
E alla fine ha vinto Kevin Spacey.
Che è indubbiamente bravo. Che è indubbiamente più bravo di Stallone, per carità.
Ma. 
Boh. 
E' che a me il vecchio Sly in fondo è anche simpatico. E dal 1976 al 1982 non mi sono persa un suo film (da Rocky a Rambo, in pratica), poi ho smesso. Di vederli tutti, intendo. 
Questo non mi ha impedito di vedere il 4° Rocky, Tango & Cash (ma qua bisogna ringraziare Kurt Russel) fino ad arrivare ai Mercenari 2. 
Ah già, ma devo parlare di Kevin Spacey, che sbadata. 
Kevin Spacey, che oggi compie 54 anni. E che io - ma credo anche molti altri - ho scoperto con quello che all'epoca fu un film sorprendente, ovvero I soliti sospetti, visto in anteprima (fuori concorso) al Torino Film Festival, che a quei tempi si chiamava ancora Festival Internazionale Cinema Giovani. Era il 1995. E io ero ancora ragionevolmente giuovine, forse, anche se abbastanza devastata dagli eventi. Ma questa è un'altra storia, di cui probabilmente non frega un cazzo a nessuno. 
Non ho più rivisto I soliti sospetti da quella volta. Perchè diciamocelo, dopo la prima volta, il colpone di scena finale è andato a farsi fottere.
(The greatest trick the devil has ever pulled was convincing the world he didn't exist, and like that... he's gone.)
Ah già, ma io non devo parlare de I soliti sospetti, bensì di questo “Horrible bosses” visto nell'estate di un paio di anni fa, stagione in cui trovare un film decente risulta impresa ardita. Lascia stare che quest'anno non abbiamo avuto nemmeno bisogno di aspettare l'estate. 
La storia è semplice. Tre amici hanno a che fare quotidianamente con tre capi impossibili e, dopo essersi consultati con un presunto gangster (Jamie Foxx, notevole nella parte del banfone) decidono che - ispirandosi a “delitto per delitto” di Alfred Hitchcock - ognuno ucciderà il capo dell’altro, in modo da non destare sospetti.
Ovviamente, essendo degli emeriti coglioni, riusciranno ad incasinarsi più del necessario, ma siccome il culo aiuta i principianti, alla fine tutto quanto si incastrerà alla perfezione, in un modo o nell'altro.
Kevin Spacey è perfetto nel ruolo di Dave Harken, capo carogna, uno di quelli che speri di non incrociare mai sul tuo percorso lavorativo.
ColintamarroFarrel è disgustoso, e Jennifer Aniston, nel ruolo di una dentista assatanata che molesta pesantemente la versione maschile di Nicole Minetti è strepitosa, e la sua la battuta: “ieri sera mi sono masturbata così forte che mi si è spezzata un’unghia” me la ricordo ancora dopo due anni. 

9 giu 2013

Buon Compleanno Mr. Depp

Non sono un'amante fedele.
Nel senso che amo Johnny Depp dai tempi di Platoon, per dire. 
Il fatto che lui, negli anni, mi abbia preferito Winona Ryder, Kate Moss e Vanessa Paradis, mi ha fatto giungere alla conclusione che gli piacciono quelle secche e che quindi io non sono e non sarò mai il suo tipo di donna. Cosa posso farci? Niente. Peggio per lui, naturalmente.
Dopo Platoon l'avevo apprezzato in Cry Baby, poi sono arrivati Edward Mani di Forbice, Arizona Dream, Dead Man, Donnie Brasco, Ed Wood, Il Coraggioso, robe brutte come La nona porta e/o La moglie dell'astronauta,  ecc. Fino a Nemico Pubblico, del grande Mann, dove il mio amore nostro eroe interpreta John Dillinger che, nella realtà, non era bello nemmeno un sedicesimo. Da lì in poi, lo ammetto, ho un po' iniziato a trascurare la carriera di Depp. Era il 2009. Anche perché i titoli successivi, da Alice in wonderland a Dark shadow, passando per The tourist e il 37° capitolo dei Pirati dei Caraibi, mi allettavano ben poco. So per certo che Johnny non è finito sul lastrico a causa mia, e prometto solennemente che, quando uscirà The Lone Ranger, tornerò in sala a vederlo.
Forse. 

Buon Compleanno Mr. Grape è un film del 1993, diretto da Lasse Hallström, regista in odor di insulina per aver diretto alcuni dei titoli a più alto tasso glicemico degli ultimi 30 anni.
Che però qualche cosa carina, a mio personalissimo e discutibilissimo parere, l'ha fatta, tipo "la mia vita a 4 zampe". Che molti di voi non ricorderanno, in quanto probabilmente all'epoca (1985) non erano ancora nati.
Ma. Siccome oggi è il 50° compleanno di Mr.Depp, e come ogni mese noi siam qua a celebrare la ricorrenza, torniamo a Buon Compleanno Mr.Grape.
Che è la storia di Gilbert (Depp), che vive ad Endora (che non è la madre di Samantha la strega), uno sparuto mucchio di case da qualche parte nello Iowa (Endora, al contrario di Eldora, non esiste) dove non succede mai nulla e la cosa più eccitante, a parte la vasca di aragoste da Foodland, è il transito annuale dei caravan, che, giustamente, "fanno l'unica cosa da fare, passano e se ne vanno". 
Andarsene è una cosa che non riesce invece a fare Gilbert, intrappolato nel ruolo che suo malgrado si ritrova ad interpretare quotidianamente, quello del bravo ragazzo che non delude mai le aspettative di nessuno.
Non delude quelle della madre, Bonnie, che dopo il suicidio del padre ha trovato rifugio nel cibo, da sette anni non esce più di casa ed è diventata una presenza "ingombrante", non solo in senso metaforico, nella vita dei figli; non delude il suo datore di lavoro, il titolare del piccolo emporio del paese, non delude la signora Carver, con cui intrattiene una relazione fatta di incontri clandestini che avvengono ogni volta che la donna si fa consegnare la spesa a domicilio, ma soprattutto non delude il fratello minore Arnie (per questo ruolo, il quasi esordiente Leonardo DiCaprio ottenne la nomination - ma non vinse - come migliore attore non protagonista sia agli Oscar sia ai Golden Globe del 1994) che soffre di un ritardo mentale, e, nonostante i medici avessero previsto che non sarebbe arrivato a compiere 10 anni, ritroviamo alla vigilia del suo 18° compleanno, con i preparativi per la grande festa che la famiglia sta organizzando.
Le giornate di Gilbert si susseguono identiche, con il suo carico di responsabilità equamente distribuito fra lavoro, casa ed Arnie, che ha il vizio di sfuggire al suo controllo per arrampicarsi sul serbatoio idrico del paese, fino al giorno in cui il caravan di Becky e di sua nonna ha un guasto, ed è costretto a fermarsi in paese in attesa che arrivi il pezzo per la riparazione.
Gilbert conosce la ragazza consegnandole la spesa, e, in breve tempo, fra i due si instaura un rapporto sempre più profondo. Con inevitabile gelosia da parte della MILF Signora Carver, oltre ad un susseguirsi di problemi legati ad Arnie, che alla vigilia del suo compleanno, si arrampica per l'ennesima volta sulla "torre", ma questa volta la polizia non è più disposta a chiudere un occhio, e lo arresta. Il fatto sconvolge talmente la signora Grape da farla addirittura uscire di casa per andare alla stazione di polizia a recuperare il figlio. E quando esce, sentendo i commenti e vedendo in che modo la guarda la gente, si rende conto che, per la sua mole, è considerata un vero e proprio  fenomeno da baraccone. Tornata a casa decide che non prenderà parte alla festa di Arnie, ma, nonostante sia ancora profondamente umiliata, per amore di Gilbert, visto quanto sembra tenerci, decide di conoscere Becky, dicendole, quasi schermendosi "non sono sempre stata così". E Becky, incurante dell'aspetto fisico della donna le risponderà "nemmeno io".
Il caravan nel frattempo è stato riparato, la festa è finita e Bonnie fa un'altra cosa insolita: abbandona il divano per andare a dormire nel letto, quella sera.
Al mattino sarà proprio Arnie a tentare, inutilmente di svegliare la madre.
E, per evitarle l'ennesima umiliazione, Gilbert e le sorelle decideranno di incendiare la casa.
E l'anno successivo, all'ennesimo passaggio dei caravan, Gilbert ed Arnie aspettano l'arrivo di Becky, per andarsene finalmente da Endora, dove vivere è come ballare senza musica.

Look at the sky turn a hell fire red 
Somebody's house is burnin' down down, down down
Down, down, down.



31 mag 2013

ClintEastwooday - Fuga da Alcatraz

"Dev'essere bello avere 105 anni e continuare a fare film" ha detto Clint Eastwood, ospite all'ultimo Tribeca Film Festival, esprimendo la propria ammirazione per il regista Manoel de Oliveira.
Dev'essere bello arrivarci senza essere rincoglioniti, soprattutto. E il vecchio Clint, che oggi spegne 83 candeline, al momento - se escludi la sordità - sembra tenere botta in maniera più che dignitosa.
A differenza della sottoscritta, che aveva millantato la recensione di "Fuga da Alcatraz" per l'ennesima celebrazione che vede riuniti i soliti noti a celebrare il personaggio di maggio.
E che è appena tornata da San Francisco e Alcatraz l'ha vista solo da lontano. Perché è un po' disorganizzata, diciamocelo.
Fuga da Alcatraz si ispira ad un fatto reale, ed è uno degli ultimi film girati da Don Siegel. Si basa sull'omonimo libro di J.Campbell Bruce, che in questi giorni ho pure sfogliato, e descrive l'evasione di tre detenuti avvenuta nel giugno del 1962. Il carcere venne chiuso l'anno successivo.
Il nostro Clint interpreta uno dei tre detenuti evasi, Frank Morris, che, dopo molte evasioni in vari penitenziari sparsi per gli States, viene rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Alcatraz, da cui evadere pare impossibile. Ma.
Frank Morris è dotato di un'intelligenza superiore alla media, e, con l'aiuto dei fratelli Anglin, che fuggiranno con lui, troverà il modo, approfittando dell'erosione dei muri provocata dall'umidità e dalla salsedine, scavando, scavando, scavando, con mezzi rudimentali, di portare a compimento l'impresa.
La mattina del 12 giugno, le guardie, nel loro giro di ispezione, al loro posto, nelle brande, troveranno tre manichini rudimentali.
Nessuno sa che fine abbiano fatto i tre uomini, e anche il film, che è uno dei cult indiscussi del genere carcerario, lascia aperta ogni ipotesi.
Fatto sta che se il vero Frank Morris è affogato nella baia, come stabilì l'FBI chiudendo ufficialmente il caso nel 1979, il nostro Clint è vivo e vegeto, e lotta insieme a noi.


























50/50 Thriller - Fino a prova contraria
500 film insieme - I ponti di Madison County
Bette Davis Eyes - J. Edgar
Bollalmanacco di cinema - Mezzanotte nel giardino del bene e del male
Combinazione Casuale - Per un pugno di dollari
Director's cult - Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo
Era meglio il libro - Assassinio sull'Eiger
Ho voglia di cinema - Mystic River
Il cinema spiccio - La recluta
In central perk - Invictus


22 apr 2013

L'ultima corvèe (The last detail) ♦ Jack Nicholson Day ♦

E rieccoci. 
Vi mancava l'ennesimo celebration day, vero?
Questo mese il solito gruppo di fancazzisti blogger affetti da cinefilia congenita (non si guarisce, ma non è grave) celebra Jack Nicholson, nel giorno del suo 76° compleanno. 
Siccome la Poison, nonostante si svegli ad orari indecenti, riesce sempre, per qualche strano motivo, ad arrivare in ritardo, anche questa volta i film migliori, o meglio, quelli che lei si ricordava anche senza bisogno di una re-visione, se li erano già accaparrati gli altri. E cosi ha scelto questo film del 1973 di Hal Ashby, che insomma, non è propriamente l'ultimo dei coglioni, avendo diretto cosucce come "Harold e Maude", "Questa terra è la mia terra", "Tornando a casa" e "Oltre il giardino", tanto per citarne qualcuno.
Per la sua interpretazione del sottufficiale Billy "Badass" Buddusky (che nella versione italiana diventa Somawsky) Nicholson vinse il premio per la miglior interpretazione maschile al festival di Cannes del 1974. 


















I due sottoufficiali di marina Billy "Badass" Buddusky (Jack Nicholson) e Richard "Mule" Mulhall (Otis Young) vengono incaricati di scortare al carcere militare di Portsmouth il giovane marinaio Larry Meadows (Randy Quaid), accusato di aver rubato 40 dollari destinati all'associazione benefica presieduta dalla moglie dell'ammiraglio, e per questo condannato ad otto anni. Hanno una settimana di tempo, e durante il viaggio si renderanno conto che il giovane Meadows è ingenuo, quasi sprovveduto, e, facendo tappa a Washington, New York e Boston, i due sottufficiali cercheranno di fare in modo che il ragazzo possa godere il più possibile della sua ultima settimana di libertà. Quando giungeranno a Boston, Buddusky, scoprendo che Larry non è mai stato con una donna, e che quando uscirà di prigione avrà 26 anni, decide di portarlo in un bordello affinchè perda la verginità.
Usciti dal bordello Meadows vuole fare un pic-nic. Badass e Mule acconsentono, ma Meadows ne approfitta per tentare la fuga. Verrà rincorso e catturato. E da lì, senza più scambiarsi una parola, condotto alla prigione, dove verrà preso in custodia da due agenti mentre Buddusky e Mulhall lo guardano in silenzio salire le scale, finchè la porta della cella si chiude alle sue spalle. 
E la loro missione giunge al termine.
Quasi come se Meadows, nel momento in cui è sparito dalla loro vista, fosse sparito anche dalle loro vite. 


Questo mese i partecipanti ai "festeggiamenti" sono in rigoroso ordine casuale:
Il cinema spiccio
Direzione errata
Cinquecentofilminsieme
The Obsidian Mirror
50/50 Thriller
Aloha los pescadores
In central perk
Montecristo
White Russian
Triccotraccofobia
Combinazione Casuale
Movies Maniac
Ho voglia di cinema
Il bollalmanacco di cinema
La fabbrica dei sogni
Le maratone di un bradipo cinefilo
Life Functions Terminated

19 mar 2013

Brusuillisday - R.E.D.


Ed eccoci nuovamente qua, uniti a celebrare l'ennesimo mito di Hollywood. 
Dopo Nicolas Cage e il suo parrucchino, dopo John Travolta (che è stato celebrato solo dagli altri perché io mi sono svegliata in ritardo, tanto per cambiare) vuoi non celebrare degnamente Brusuillis? Che oggi compie 58 minuti per morire anni, portati più che dignitosamente, fra l'altro. 
Come ho avuto modo di dire poco tempo fa, da queste parti a Brusuillis gli si vuole TANTO bene. Perché bisogna proprio volergli bene per andare a vedere praticamente tutto quello che fa. Ho visto cose con BW che voi umani... e fra le ultime cose, in attesa che arrivi RED2, ho visto anche RED, che è un film del 2010.
L'acronimo starebbe, nella versione originale, per Retired Exremely Dangerous, che sono riusciti a riadattare, nella versione italiana, in Reduce Estremamente Distruttivo. Poteva andar peggio, ne converrete.
Questo perchè tutto il cast non è propriamente di primo pelo, perchè, oltre a BW troviamo, nell'ordine:
Mary Louise Parker, 1964. Giovanissima (ha la mia età, del resto)
Morgan Freeman, 1937
Ernest Borgnine, 1917 (W 2012)
John Malkovich, 1953
Helen Mirren, 1945
Richard Dreyfuss, 1947


Il film inizia con la sveglia di Frank Moses, (il nostro eroe, in forma strepitosa, con quell'espressione a cazzo di uno che non si prende mai troppo sul serio) che suona alle 6.00.
Anche la mia suona alla stessa ora, così, tanto per dire.
Il nostro eroe è un agente della CIA ormai in pensione, e, mentre intrattiene una liaison telefonica quotidiana con Sarah, un’impiegata dell’ufficio pensioni, i segreti di cui è a conoscenza sembra abbiano iniziato a dare fastidio a qualcuno, che cerca di ucciderlo.
Così, dopo aver sterminato un commando di mercenari che gli ha distrutto casa, si presenta a casa di Sarah, che è appena rientrata da quella che aveva tutti i presupposti per essere una serata romantica con un emerito  minchione (“Sarah, posso salire da te?” “No” “Ma come? Ti ho pure pagato la cena!!!”) e, sfuggendo nuovamente ad un altro manipolo di killer, inizia la fuga…
Dopo aver collegato i tentativi di eliminarlo all’omicidio di una giornalista, ricontatta i componenti della sua vecchia squadra e, mentre tutti i nodi vengono al pettine, scoprendo chi è il nemico, sulla scena si susseguono, da Chicago a New Orleans passando per New York e Pensacola, sparatorie, esplosioni, inseguimenti e si scopre anche qualche altarino. 
Dite quello che volete, ma a me questi film - divertiti e divertenti - piacciono un sacco. 
Ed è (anche) per questo che noi a Brusuillis CI vogliamo bene, e aspettiamo che arrivi RED2.
I soliti ignoti che partecipano al Brusuillisday sono loro:

50/50 Thriller
Alhoa Los Pescadores
Biondaggini
Cinquecentofilminsieme
Cipolla pensierosa
Combinazione Casuale
Ho voglia di cinema
Il Bollalmanacco di Cinema
Il cinema spiccio
In Central Perk
La fabbrica dei sogni
Le maratone di un bradipo cinefilo
Life Functions Terminated
Midian
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri cannibali
TriccoTraccoFobia
White Russian







7 gen 2013

Nicolas Cage Day


Non starò a descrivervi il mio stupore quando, il 2 gennaio, ricevo (ricevetti) una mail da Frank Manila in persona. Mi spiega che oggi, in alcuni blog di cinema, si organizza una specie di evento blogghistico? bloggheristico? bloggaro? boh? fate voi, è lo stesso, e mi invita a partecipare. Avete letto bene, blog di cinema. Eh, lo so. Voi credevate che questo fosse un blog di cazzate, eh? Anche (o soprattutto), ma non solo.
Essendo nato nel 1964 (come la tenutaria di questo blog) oggi, nel giorno del suo 49esimo compleanno, qua si celebra nientepopodimeno che quel grandissimo interprete che risponde al nome di Nicholas Kim Coppola, per gli amici Nicolas Cage. L'uomo che se Clint Eastwood aveva due espressioni, lui ne ha più o meno mezza: occhioni sgranati e fissità dell'ottuso.
Ah no, scusate, è un post celebrativo, e ho promesso a Frank Manila che avrei fatto la brava. O che ci avrei provato, se non altro.
In fondo il nostro eroe ha pure vinto un Oscar, e mica come miglior effetto speciale per il suo parrucchino. No, l'ha vinto come miglior attore protagonista. Non che sia molto significativo, se stai a vedere. Del resto l'ha vinto pure Roberto Benigni: d'accordo che io sono abbastanza boccalona e disposta a credere un po' a qualunque cosa mi venga raccontata, ma se mi dite che Roberto Benigni è un attore da oscar, posso credere un po' a tutto: Simona Ventura simpatica, Giuliano Ferrara anoressico, Justin Bieber cantante, Renzo Bossi laureato.
Però Nicolas Cage l'oscar l'ha vinto davvero. E ha pure la sua bella stella sulla Hollywood Walk of Fame, voi ce l'avete?
La cosa curiosa è che Nicolas Cage non mi è mai piaciuto.
Ma ciò nonostante credo sia il mio attore non-preferito di tutti i tempi di cui ho visto una quantità di film quasi imbarazzante:
  • Rusty il selvaggio ? visto.
  • Cotton Club ? visto. 
  • Birdy - Le ali della libertà ? visto
  • Peggy Sue si è sposata ? visto. 
  • Arizona Junior ? visto. 
  • Stregata dalla luna ? visto. 
  • Apache pioggia di fuoco ? visto. 
  • Cuore selvaggio ? visto. 
  • Cara, insopportabile Tess ? visto. 
  • Può succedere anche a te ? visto. 
  • Via da Las Vegas ? visto. 
  • The Rock ? visto. 
  • Con Air ? visto. 
  • Face/Off  ? visto.
  • La città degli angeli ? visto. 
  • Omicidio in diretta ? visto
  • 8mm - Delitto a luci rosse ? visto. 
  • Fuori in 60 secondi ? visto. 
  • The Family Man, ? visto. 
  • Windtalkers? visto. 
  • Il genio della truffa ? visto. 
  • Lord of War ? visto. 
  • Segnali dal futuro ? visto. 

  • Pensa se mi piacesse.
    Dopo questa inutile premessa (e dire che una volta mi vantavo di possedere il dono della sintesi: chissà dove l'ho abbandonato!) veniamo al film. Che, per qualche bizzarra combinazione, è pure l'unico film con Nicolas Cage che ho recensito sul blog, in tempi non sospetti. Lo vidi a casa di un amico in una serata sesso & divano. Quindi è possibile che mi sia persa qualcosa. Se sono in grado di raccontarvi il film, che dura due ore, direi almeno un paio di orgasmi.
     
    S E G N A L I    D A L    F U T U R O
     
    Il film inizia nel 1959, dove, in una scuola, la maestra chiede agli alunni di preparare dei disegni da infilare in una capsula del tempo, che verrà riaperta dopo 50 anni. Fra gli alunni c’è Lucinda, bambina cupa e introversa (provate voi a vivere con delle voci che vi bisbigliano in continuazione cose nella testa) che, invece di disegnare astronavi e dischi volanti, come la maggior parte dei suoi compagni, compila una fitta serie di numeri apparentemente senza alcun significato.
    Oh, ma che combinazione(1), siamo nel 2009.
    Ci tocca riaprire la capsula del tempo.
    Combinazione per combinazione(2), la scuola è la stessa frequentata da Caleb, il figlio del nostro protagonista, vedovo impegnato in una relazione nemmeno troppo clandestina con una bottiglia di whisky, insegnante di astrofisica al M.I.T.
    Combinazione(3) a suo figlio capita proprio la busta contenente il lavoro di Lucinda.
    Che John/NicolasCage (non fatevi trarre in inganno dal fatto che al suo confronto sembra espressivo anche Chuck Norris, in fin dei conti il nostro eroe insegna astrofisica al MIT, mica vende noccioline allo stadio), dopo averci appoggiato casualmente un bicchiere di whisky sopra, scopre essere una sequenza di date in cui sono avvenuti disastri, incidenti, sciagure, attentati, terremoti, esplosioni, concerti di Eros Ramazzotti,  insomma, le peggio sfighe vi possano venire in mente, corredata dall’esatto numero di vittime oltre all’esatta individuazione del luogo, indicata con le precise coordinate di latitudine e longitudine. Oltre alle tragedie passate, combinazione(4) ci sono anche sciagure che devono ancora verificarsi. E dopo che – combinazione(5) – John si troverà nel luogo in cui è prevista la prossima disgrazia e questa avviene puntuale sotto i suoi occhi, inizia a volerci capire di più, e si mette alla ricerca di Lucinda, riuscendo a trovare Diana e Abby, rispettivamente figlia e nipote di Lucinda. Nel frattempo anche il figlio di John a sentire le voci... oltre a vedere presenze inquietanti. Ovviamente l'ultima sequenza di numeri, completata da Caleb, evidentemente posseduto dall'anima de li mortacci di Lucinda, prevede la distruzione globale e totale del pianeta, e quindi inizia ad accadere di tutto e di più.
    Il finale è - a mio modesto parere - abbastanza ridicolo, con Caleb e Abby unici sopravvissuti come novelli Adamo ed Eva, e l’astronave (poteva mancare l'astronave?) che ricorda vagamente un lampadario dell’IKEA. Montato male.
    Ma, se come me amate Nicolas Cage, non è un brutto film, eh?
      

    Gli altri blogger(s) molto più competenti di me che hanno partecipato al Nicolas Cage Day sono loro, e potete leggerli qua, ammesso e non concesso che non abbia fatto casino coi link: