18 ottobre 2017

L'incredibile vita di Norman.

Dove, tanto per cambiare, parlerò poco del film, e molto dei cazzi miei (come praticamente sempre, quindi). 
Perché, come ho già scritto da un altra parte, il problema del film è l'anziano. E no, non sto parlando di Richard Gere.


Capisco che tradurre letteralmente Norman: the moderate rise and tragic fall of a New York fixer sarebbe stato chiedere troppo, ma insomma, qualcosa di un po' meno banale e filosupereroistico lo si poteva trovare, no?
No, appunto.
La regia è di Joseph Cedar, regista israeliano a me sconosciuto, come sconosciuti sono tutti i suoi lavori precedenti. Ma, a parte questo, il film, con protagonista un ottimo Richard Gere, è molto interessante e sagace al punto giusto.
Il motto di Norman Opphennaimer è "se le serve qualcosa, io gliela trovo!". E, in questo modo, Norman ha dedicato la sua vita ad intrecciare tutta una rete di conoscenze più o meno importanti (e più o meno reali): nella spasmodica attesa dell'affare della vita, trama e briga per concludere accordi che gli frutteranno qualcosa, anche se sembra che a spingerlo, nonostante il suo modo di fare insistente e spesso fastidioso, sia il desiderio di riuscire a fare del bene al prossimo. Le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto quando conoscerà un uomo politico israeliano, destinato a diventare Primo Ministro. 
Sarà davvero così? 
Naturalmente non ve lo dirò, ma vi basti sapere che sono uscita dalla sala molto soddisfatta.
O meglio, sarei uscita dalla sala molto soddisfatta se non avessi visto il film al cinema Romano.
Il cinema Romano, spiego per i non torinesi, è la sala cittadina dove si è creato, per motivi a me sconosciuti, l'habitat naturale della madaminchia torinese. Dicesi madaminchia - sempre per i non torinesi - una signora più imborghesita che borghese, verosimilmente agée quando non incartapecorita, spesso e volentieri con la puzza sotto il naso e il sorriso di circostanza, sovente avvolta in una nuvola di violetta di parma e naftalina, Ella è adusa frequentare il cinema Romano al primo spettacolo pomeridiano, o, talvolta al secondo. Comportandosi esattamente come stesse guardando la tv nel salotto di casa. Quelle che non hanno la fortuna di essere rimaste vedove, vengono al cinema con il consorte (che chiameremo con affetto madaminchione), Siccome - non ho dati ufficiali, ma credo che le statistiche non mi smentiranno - l'uomo diventa maturo più tardi rispetto alla donna, ma in compenso rincoglionisce prima, li vedi un po' spaesati seguire con aria succube la madaminchia, che, durante la proiezione, tempesteranno di domande, che vanno dal semplice "eh?" al più articolato "cosa ha detto?" oltre a commentare a voce alta quello che sta succedendo sullo schermo. Richard Gere mangia una fetta biscottata con le aringhe? Sentirai quello accanto a te esclamare "le aringheeeeeeee!". Richard Gere regala un paio di scarpe al futuro primo ministro israeliano? "Ma gliele ha regalate????".  Quando non commentano l'ovvio, si lanciano a predire il futuro, anticipando quello che accadrà da lì a poco sullo schermo. Ma, siccome il più delle volte non capiscono quello che sta succedendo nel film, senza riuscirci.
Taccio sui cellulari a cui non tolgono la suoneria, perché probabilmente nessuno gli ha spiegato come si fa. Immancabilmente detto cellulare suona. Prima che l'anziano realizzi che quel rumore proviene dalla sua tasca, passano i secondi. Poi, finalmente, capisce. E, invece che spegnere il cellulare cosa fa? Risponde. Alla fine, siccome ha perso il filo, si farà raccontare cos'è successo nel frattempo.


A parte gli scherzi, il film mi è piaciuto molto, se vi capita dategli una chance. Ne approfitto per precisare che nessun anziano è stato maltrattato durante la visione del film. Soprattutto perché, in previsione di diventare una madaminchia fatta e finita (ci vorranno un paio d'anni al massimo) il Romano allo spettacolo pomeridiano io lo frequento già da un pezzo. E il sorriso di circostanza lo uso da anni. Se però dovessi iniziare ad usare la violetta di parma, vi chiedo un favore: abbattetemi.

5 ottobre 2017

Glory (non c'è tempo per gli onesti)

Titolo originale: Slava
Regia: Kristina Grozeva - Petar Valchanov

Siccome tutti, volenti o nolenti, siamo vittime dei pregiudizi, se dici "film bulgaro" vedrai - anche solo per un istante - il terrore negli occhi del tuo interlocutore. Posso capirlo, a me succede ogni volta che sento dire "cinepanettone", "best-seller", "apericena", "influencer", "fashion blogger".  A dirla tutta non sono nemmeno sicura che esistano ancora, i fashion blogger. E, ciò nonostante, continuo a vivere benissimo, sia chiaro.
Comunque.
Un paio di settimane fa, l'unica cosa che sembrava degna di visione era - pensa un po' - proprio il film bulgaro, di cui avevo visto il trailer parecchie volte, trovandolo da subito interessante.
E così sono entrata in sala, e, quando sono uscita, ho realizzato di aver visto il film più bello degli ultimi mesi.
Perché Glory, ma soprattutto il suo protagonista, Tsanko Petrov, non ti lasciano indifferente, e ti ritrovi a soffrire ed incazzarti per lui e con lui, uomo gentile che accarezza i suoi conigli, e che si ritrova stritolato tra le maglie di un sistema corrotto, dove passa da eroe del popolo ad agnello sacrificale senza nemmeno passare dal via.

Siamo da qualche parte in Bulgaria, e Tsanko Petrov lavora alla manutenzione delle ferrovie sotto il diretto controllo del Ministero dei Trasporti. Non riceve lo stipendio da mesi, perché il Ministero è in deficit (e il ministro accusato di corruzione), ma lui fa comunque il suo lavoro. Conduce una vita modesta, vive in una casa spartana, parla poco - anche perchè è affetto da una grave forma di balbuzie - e le sue giornate iniziano mentre al telefono ascolta il segnale dell'ora esatta controllando il suo vecchio orologio, ricordo di suo padre, che non perde un secondo. Poi esce, e va a controllare i binari con una grande chiave del peso di 6 kg.
Passa davanti ai colleghi che rubano gasolio, fatto da lui inutilmente denunciato più volte, e un giorno, durante il suo giro, trova una banconota per terra. Poi un'altra. E un'altra ancora. E ancora. Finché arriva ad una grossa sacca di denaro, abbandonata lungo i binari. E Tsanko cosa fa? Chiama la polizia per denunciare il ritrovamento di tutti quei soldi. Da lì a farne un eroe nazionale il passo è breve. L'ambiziosa Julia Staykova, addetta alle Pubbliche Relazioni del Ministero lo invita ad una cerimonia ufficiale in cui il Ministro stesso ringrazia pubblicamente Tsanko, regalandogli un orologio di plastica. Per questo, pochi minuti prima della "premiazione", Julia si è fatta consegnare da Tsanko il suo vecchio orologio.
Peccato che quella patacca non funzioni, e che Julia abbia perso l'orologio di Tsanko.
L'uomo cerca in ogni modo di tornare in possesso del suo orologio, e inizia così una vicenda quasi surreale, che mette in luce tutte le contraddizioni di una società dove, tra corrotti e corruttori, il più debole e indifeso, nonostante sia nel giusto, sembra quasi colpevole di essere onesto.
Sarcastico e grottesco, pungente in maniera sottile, Glory riesce comunque - anche - a far sorridere. Perchè, semplicemente, Tsanko Petrov alla fine siamo tutti noi.




3 ottobre 2017

il colore nascosto delle cose

Di Silvio Soldini mi era piaciuto Pane e tulipani, ho dei vaghi ricordi di Agata e la tempesta, avevo patito Cosa voglio di più (un buon film, suvvia!) e credo di aver bellamente ignorato gli altri suoi lavori. Va da sé che non stiamo quindi parlando del mio regista preferito. Avrei potuto continuare ad ignorarlo, e invece...

...sono andata a vedere Il colore nascosto delle cose.
Va detto che dal trailer non sembrava malvagio, Valeria Golino mi è sempre piaciuta, e, diciamocelo, Adriano Giannini, nonostante non sia bello quanto suo padre, ha quell'aria un po' così, un po' stropicciata, che a me piace. 

Mi sembrava quindi ci fossero motivi più che sufficienti per vedere il film. Che, in breve, racconta la storia d'amore tra Teo ed Emma. 
Che, visti dall'esterno, sono quanto di più distante possa esistere in natura. 
Abbiamo Teo, quarantenne, pubblicitario, sempre indaffarato, fidanzato con Nadia, che tradisce regolarmente con un'altra donna. Insomma, quello che, per farla breve, negli anni 60 avrebbero definito "farfallone", ma che al giorno d'oggi riassumi con "emerito stronzo" per rendere molto meglio l'idea. 
E poi c'è Emma, osteopata, non vedente da quando aveva 17 anni. I due si conoscono - per modo di dire - ad uno di quegli eventi/"percorsi al buio", organizzati solitamente dalle associazioni di non vedenti, in cui gente dotata della vista si trova in piccoli gruppi a compiere un percorso nel buio della durata di un’ora e 15 minuti. Si passa per alcune ambientazioni che richiamano situazioni di vita quotidiana, tutte diverse, da scoprire attraverso i sensi e il dialogo con la guida non vedente, svelando «un altro modo di vedere». e alla fine ognuno torna alla sua vita.
Ma un giorno in un negozio Teo riconosce Emma dalla voce, scopre che è una gran bella donna e, in quanto farfallone emerito stronzo decide di avvicinarsi e attaccare bottone. Dopo aver inanellato una compilation di figure di merda, dal "ci siamo VISTI a..." al tenderle la mano per presentarsi e via dicendo scopre appunto che la donna fa l'osteopata e realizza in quel preciso istante di avere assolutamente bisogno di essere trattato da lei.
Inizia così una storia tra due persone che non potrebbero essere più diverse, con Teo che si ritaglia del tempo da passare con Emma, inventando scuse su scuse al lavoro, con la fidanzata, ecc. fino al momento in cui, vedendo una scena dalla finestra del suo appartamento, inizia ad avvertire una specie di disagio, e smetterà di cercare Emma, ma soprattutto di farsi trovare dalla donna. Del resto, se sei emerito stronzo è quello che ci si aspetta.
Cosa succederà alla fine?


Com'è, come non è, il film si dilunga un po' troppo (115 minuti) per raccontare una storia che fortunatamente non cede al pietismo e alla retorica, ma che si poteva tranquillamente contenere in 90 minuti.
Molto brava la Golino nell'interpretare una donna comunque forte, Giannini credibile nella parte del 40enne sfuggente e superficiale e ottima Arianna Scommegna nella parte di Patti, l'amica di Emma. 

21 settembre 2017

the teacher


C'era una volta un paese lontano dove i bambini che non venivano mangiati, raggiunta una certa età, andavano a scuola. E lì imparavano a loro spese come girava il mondo, in quel paese, in quegli anni. Dove le diseguaglianze sociali e la corruzione nemmeno troppo strisciante erano la regola, e la scuola rappresentava un microcosmo che rifletteva perfettamente i meccanismi della società negli anni 80, nello specifico nella Cecoslovacchia, ma - credo - un po' in tutti i paesi della cortina di ferro, almeno fino all'avvento di Gorbaciov, della perestrojka e della caduta del muro di Berlino.

La vicenda è ambientata nella periferia di Bratislava. dal momento in cui nella scuola fa il suo ingresso la nuova insegnante Maria Drazdechová, vedova di un ufficiale comunista e rappresentante del partito. Dall'aspetto rassicurante e frivolo, con le gonne a fiori e le scarpette da ballo, (mai fidarsi delle apparenze!) si inizia a capire dove andrà a parare nel momento stesso in cui chiede ai ragazzi, al momento dell'appello, di dire che mestiere fanno i genitori.
La Drazdechová instaura ben presto un regime basato sul do ut des, in cui il rendimento ed i voti dei ragazzini vengono pesantemente influenzati dai favori che i genitori degli stessi, a seconda della loro professione, riescono (o non riescono) a fare alla crudele ed ingiusta insegnante. 
Approfittando del suo ruolo, che maschera abilmente sotto le spoglie della povera vedova bisognosa di aiuto (dai ragazzini che le puliscono casa, ai genitori che le vanno a fare la spesa, le fanno la piega gratis, le aggiustano la lavatrice, le procurano medicine, portano dolci alla sorella che vive in Russia ecc.) la Drazdechová, sgranando gli occhioni, è il lupo travestito da agnello, che fa della violenza psicologica un modus vivendi, perché "dove andremmo a finire se non ci aiutassimo tra di noi?"
Il film viaggia su due livelli temporali, mostrandoci, oltre al quotidiano scolastico, un'assemblea indetta dalla preside, su richiesta dei genitori della piccola Danuska, l'alunna maggiormente vessata dalla Drazdechová, in quanto il padre, che lavora all'aeroporto, si è rifiutato di "aiutare" la professoressa. Ovviamente gli altri genitori li prendono per visionari, affermando, appunto, che non c'è niente di male a fare dei piccoli favori alla donna, insinuando che se la ragazzina prende brutti voti, è perché, poverina, è limitata.

Jan Hrebejk, basandosi su fatti realmente accaduti, dirige un film che ha il sapore amaro della commedia grottesca, ma che è, di fatto, una denuncia: ai soprusi, ad un certo modo di fare, che fa del compromesso (etico e morale) uno stile di vita, che si mantiene tra favori e favoritismi.


20 settembre 2017

baby driver

They call me Baby Driver
And once upon a pair of wheels
I hit the road and I'm gone


Edgar Wright è quel fottutissimo genio a cui noi tutti siamo grati per averci regalato la trilogia del cornetto. (The Three Flavours Cornetto Trilogy). Se non sapete di cosa sto parlando, beh, documentatevi, wikipedia esiste (anche) per questo.
Come non bastasse, il buon Edgar mi ha prodotto quel gioiellino di Attack the block. Ok, ok. anche quella merda di Killer in viaggio. Di quello gli sono un po' meno grata, ma si sa, nessuno è perfetto. 
Comunque, ho visto Baby Driver l'altra settimana, approfittando del fatto che al Centrale il film fosse in v.o. Mi sono perduta il fatto che Bats diventasse "Pazzo". E ovviamente  mi chiedo perché, dato che Buddy, Darling, Doc e Baby hanno mantenuto i loro nomi nella versione doppiata. Ma fa lo stesso.
Il film è uscito in anteprima nelle sale all'inizio di agosto, e la bionda mi ha detto "ho visto il trailer di un film con un sacco di gente, Kevin Spacey, Jon Hamm, ecc.ecc., sembra carino..." salvo poi non trovarlo più e realizzare che era un'anteprima di agosto. Abbiamo aspettato pazientemente che uscisse fino a quando siamo andate a vedere Atomica Bionda, quando ad un certo punto parte il trailer del film. Ma dura così tanto (praticamente la scena iniziale della rapina alla banca) che io e la bionda ci guardiamo dicendo "ma abbiamo sbagliato sala?" Improbabile, dato che Baby Driver non è ancora in programmazione, ma il dubbio ci viene. In ogni caso, nel trailer si vede appunto questo ragazzino (Baby, pensa un po') che, nel gruppo dei rapinatori, è l'autista. Che insomma, definirlo autista è riduttivo, è più un incrocio tra Bullitt e Holer Togni. E con queste premesse figuriamoci se la fine tamarra che è in me non desiderasse vederlo.

Detto fatto.
La storia ci presenta Baby perennemente con gli auricolari collegati ad un iPod, ad ascoltare musica praticamente h24. Scopriamo man mano che il film procede che è legato a Doc (Kevin Spacey)  per ripagare un debito in seguito ad un "errore" di gioventù, quando ha rubato la macchina sbagliata alla persona sbagliata. Ma, invece di finire a guardare i fiori dalla parte della radice, grazie alla sua abilità, viene "salvato" appunto da Doc, che lo userà come autista per i suoi colpi fino al momento in cui il debito sarà interamente ripagato.  Scopriamo anche che quel rifugiarsi nella (bella) musica in ogni momento della sua giornata è dovuto un po' al ricordo dell'amata mamma cantante, ma soprattutto al terribile incidente stradale che lo fece diventare orfano e affetto da acufene.
La vita di Baby - quando non è impegnato a lavorare per Doc - procede normalmente. Vive con il padre affidatario, un anziano signore quasi muto e acciaccato, e un giorno, nella tavola calda che frequenta abitualmente, conosce Debora, la cameriera, di cui si innamora. Quando crede sia giunto il momento di cambiare vita, in quanto ha interamente saldato il suo debito, Doc lo richiama per un ultimo colpo alle Poste. Ma, nonostante un sopralluogo effettuato con il nipotino di Doc (semplicemente strepitoso!)  qualcosa va storto, e tra i componenti della banda iniziano presto gli scazzi. Baby, che ha sempre fatto quel lavoro come fosse la cosa più normale del mondo, non vuole avere a che fare con la violenza, e quindi lavorare con Bats (un bravissimo Jamie Foxx volutamente sopra le righe) non è esattamente il massimo. Dallo scazzo al tutti contro tutti il passo è breve, e ben presto il film, che fino a quel momento aveva mantenuto dei toni abbastanza cazzari, come in fondo ci si aspetta da Wright, si trasforma quasi in un revenge movie, con Baby che cerca di proteggere la povera Debora (che, diciamocelo, è fin troppo scafata per essere un'ingenua cameriera trovatasi per caso nel mezzo di una guerra tra cattivi) dall'incazzatissimo Buddy (Jon Hamm, che - si sappia - ha sempre il suo porco perchè), che non ha più niente da perdere.

Baby driver è un film che nella prima parte avvince e convince senza fare alcuna fatica, mentre perde un po' di mordente nella seconda parte, dove il ritmo cala, e la storia si fa (un po') più banale. Ma resta comunque un film godibile, grazie ad un cast che funziona e ad una colonna sonora che lascia il segno.

I Got the Feelin' JAMES BROWN
Nowhere to Run BOGA
Bellbottoms THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION
Harlem Shuffle BOB & EARL
Egyptian Reggae JONATHAN RICHMAN & THE MODERN LOVERS
Secondo intermezzino pop ENNIO MORRICONE
Smokey Joe's La La GOOGIE RENE
You Are So Beautiful BUG HALL
The Original Five HANS ZIMMER & HEITOR PEREIRA
Randall's Attack RANDY NEWMAN
"Was He Slow?" KID KOALA
Let's Go Away for Awhile THE BEACH BOYS
B-A-B-Y CARLA THOMAS
Kashmere KASHMERE STAGE BAND
Unsquare Dance THE DAVE BRUBECK QUARTET
NEAT NEAT NEAT THE DAMNED
Harlem Shuffle THE FOUNDATIONS
Easy THE COMMODORES
Baby, I'm Yours BARBARA LEWIS
Debora T. REX
Debra BECK
Bongolia INCREDIBLE BONGO BAND
Baby Let Me Take You (In My Arms) THE DETROIT EMERALDS
Cry Baby Cry UNLOVED
Early In the Morning Threshold STEVE MILLER BAND
Holy Calamity (Bear Witness II) HANDSOME BOY MODELING SCHOOL
Brighton Rock QUEEN
Edge DAVID MCCALLUM
Nowhere to Run MARTHA REEVES & THE VANDELLAS
Tequila BUTTON DOWN BRASS
Run the Jewels RUN THE JEWELS
Intermission BLUR
Hocus Pocus FOCUS
Radar Love GOLDEN EARRING
New Orleans Instrumental No. 1 R.E.M.
Never, Never Gonna Give Ya Up BARRY WHITE
Ready Lets Go BOARDS OF CANADA
Know How YOUNG MC
Easy SKY FERREIRA
Baby Driver SIMON & GARFUNKEL
Chase Me DANGER MOUSE
Every Little Bit Hurts BRENDA HOLLOWAY
When Something Is Wrong With My Baby SAM & DAVE
Blue Song MINT ROYALE
Hollaback Girl GWEN STEFANI
Got No Soul THE SHAKE