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18 set 2019

Alcuni tra i (pochi) film visti quest'estate

Mentre aspetto di andare in ferie, e inizio a non poterne davvero più, continuo imperterrita a non aggiornare il blog. 
La cosa mi provoca un po' di dispiacere misto a vergogna, però bisogna dire che quest'anno sono riuscita a scrivere già il doppio dei post rispetto all'anno scorso. Quindi, al grido di "son cose", direi che posso iniziare a parlare (brevemente) dei film visti quest'estate, partendo da giugno. 

23 gen 2019

Habemus nominations.

Sono state annunciate tutte le nomination(s) ai prossimi premi Oscar, i novantunesimi, per essere pignoli. La favorita di Yorgos Lanthimos e Roma di Alfonso Cuarón sono i titoli con più nomination, ma vediamo un po' che cosa si sono inventati quelli dell'Academy, e vediamo anche, a questo punto, i poison-pronostici, che mancavano da almeno un paio d'anni. Non mi spiego come abbiate potuto farne a meno. 

5 set 2016

Quando il gioco si fa duro buio...

...i lettori de Il Buio in sala iniziano a giocare.

Panorama umbro con lago Trasimeno sullo sfondo
Se non conoscete il buio in sala, e no, Leo Ortolani non c'entra, che dire? Mi dispiace per voi, ecco. Ma potete sempre porre rimedio alle vostre lacune. Oppure continuare a vivere nell'ignoranza. 
Resta il fatto che Giuseppe, il "padrone" del blog, (e se non conoscete neppure lui, vabbè, allora ciao) verso la fine di luglio ipotizzò di radunare, in un luogo X e una data Y (o Z), con il pretesto del suo compleanno appena passato un "raduno" a cui tutti i suoi lettori, fissi e occasionali, non necessariamente cinefili, avrebbero potuto partecipare. Insomma, il più classico dei blog-raduni tanto in voga negli anni passati, . 
Che tra te e te pensi "cazzo poison, c'hai un'età che anche basta con ste robe", che mi ricordo ancora un raduno in spiaggia a Ravenna - nel senso che in spiaggia ci si dormiva pure - il 14 e 15 di agosto, e io che, per tornare a Torino (il 16 avrei lavorato) ho pensato bene di accompagnare a casa degli amici di Padova e sulla strada del ritorno le due corsie dell'autostrada stavano iniziando a diventare quattro...  Questa volta non ci sono state bizzarre quanto improponibili deviazioni di percorso perché a farmi compagnia nel lungo viaggio verso l'Umbria, con me c'erano altri 3 torinesi conosciuti proprio in occasione di questo incontro. 
Siamo partiti all'alba di sabato, e devo ringraziare Roberto che è stato abbastanza puntuale per fare in modo che la partenza non avvenisse all'alba del giorno dopo (Ah. Ah. Ah). Vi ho mai detto che sono una fine umorista cialtrona col botto? Scherzi a parte il viaggio è filato liscio e i miei compagni di avventura mi sono piaciuti molto. Abbiamo in mente di riprovarci. Soprattutto perché l'agriturismo (con piscina) in cui ci ha piazzato Giuseppe è di una bellezza quasi irreale, nascosto tra colline e ulivi. Non ci fossero gli insetti, che ho passato il viaggio di ritorno a tentare di grattarmi strofinando la schiena sul sedile, roba che l'orso di revenant mi fa una pippa, sarebbe un posto perfetto. Ma già così non scherza.



Siccome ho un navigatore poratcho, quando siamo arrivati al paese non abbiamo trovato il numero civico, in compenso abbiamo trovato Aldo, un 97enne meraviglioso, che dimostrava 20anni in meno, lucido, sveglio, spiritoso e gentile. Ci ha raggiunti la mamma di Giuseppe e ci ha scortati lungo strade sterrate che per la prima volta in vita mia avrei voluto avere un pandino 4x4.
Dopo i vari ooooooooooooh, aaaaaaaaaaaaaaah, uuuuuuuuuuuuuuuuh abbiamo preso possesso del nostro appartamentino, abbiamo fatto conoscenza di un po' di gente che è riuscita ad arrivare di venerdì, e siamo tornati in paese a nutrirci (con moderazione). Il paesino, un borgo medievale inserito tra i "borghi più belli d'Italia" è, che ve lo dico a fare, delizioso. Abbiamo pranzato (in una macelleria) con un paio di taglieri accompagnati dalla torta al testo. Quando è stato il momento di andare in bagno siamo andati in Comune, e io questa cosa la trovo semplicemente bellissima.  



Siamo quindi tornati all'agriturismo, e ci siamo piazzati (quasi tutti) a bordo piscina per un paio d'ore. All'ora X siamo saliti in auto e abbiamo raggiunto, quasi senza problemi, sempre grazie al navigatore poratcho, il locale dove si sarebbe svolto tutto. Finalmente sono riuscita a dare un volto e un nome (vero) a persone con cui (qualcuna più, qualcuna meno, qualcuna magari mai) interagisco virtualmente da un sacco di tempo. Ed è una cosa che mi piace sempre davvero tanto. 
Abbiamo riso, giocato (abbiamo anche fatto una figura abbastanza barbina e mi sono resa conto, ma non che avessi dei dubbi, che per quanto riguarda il cinema sono una vera capra) scherzato, parlato, mangiato, bevuto e ancora parlato, e ancora scherzato, e ancora giocato (e ancora fatto una figura barbina, ma fa lo stesso). E, la cosa che più mi è piaciuta è che l'imbarazzo iniziale, che spesso è inevitabile non c'è praticamente mai stato. Si è creata subito un'alchimia quasi perfetta, come fosse un ritrovo tra ex compagni di scuola. E siamo stati bene, molto bene.
E se buona parte del merito è senz'altro del fantastico Giuseppe e di suo fratello  (e di tutti quelli che hanno contribuito a rendere possibile questa cosa, facendo in modo che vitto e alloggio avessero prezzi che definire popolari è riduttivo), un po' è senz'altro anche merito nostro, e della nostra passione per il cinema, che riesce ad accomunare persone diversissime tra loro, per credo politico/religioso, estrazione sociale, situazione familiare, geografica, anagrafica e stocastica, che non c'entra una minchia ma fa un certo effetto, annullando ogni possibile contrasto.




22 giu 2016

Conspiracy

E niente, ieri sera io e la bionda siamo andate al cinema, approfittando del "martedì donna" nella multisala più tamarra della città, E abbiamo visto Conspiracy.
Nel cast abbiamo Al Pacino, Anthony Hopkins e Josh Duhamel. 
Tralasciando il fatto che ultimamente Al Pacino sta seguendo le orme di De Niro e non azzecca un film manco per sbaglio, che in un inquadratura Anthony Hopkins indossa un paio di occhiali da sole e sembra Venditti che ha smesso di tingersi, se mi fossi ricordata che Duhamel è il protagonista di quell'altra roba che risponde al titolo di Fire with Fire, probabilmente avrei rinunciato. Perchè il pregiudizio è cosa buona e giusta.
In ogni caso, come si può intuire dal titolo - italiano, che quello originale è Misconduct, ovvero cattiva condotta - in Conspiracy c'è sicuramente una cospirazione: quella di uccidere il buon cinema. Abbiamo un avvocato (Josh Duhamel, appunto), astuto come una faina (morta), che crede di aver trovato il caso giudiziario della vita, quando anche un sottovaso capirebbe che è una stronzata, per cui, se ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, ogni volta che l'avvocato faceva qualcosa, qualsiasi cosa, dalla mia bocca usciva una sequenza di "piciu, piciu, piciu, piciu" che, spiego per i diversamente piemontesi è un sostantivo maschile singolare (variante ortografica moderna) il cui significato anatomico è "pene", mentre in senso figurato è una persona stupida. Da usarsi quando "coglione" non rende abbastanza l'idea.
Detto ciò, nel film hanno sostituito i banali buchi della sceneggiatura con dei molto più confortevoli crateri, in cui è entrato un po' di tutto, a cominciare dal buon senso. per finire con la dignità degli attori. Che c'è da chiedersi cosa spinga Pacino e Hopkins (Duhamel non fa testo, ovviamente) a infognarsi in imprese del genere. Siccome nel mio inguaribile ottimismo mi rifiuto di pensare che sia per pagarsi la rata del mutuo, la conclusione è una sola: le prime avvisaglie di demenza senile.

(ho letto che nel Regno Unito, nel suo primo weekend nei cinema – quello in cui i film fanno di solito la maggior parte dei loro incassi – ha incassato circa 100 sterline. Incredibilmente non c'è stato un secondo week end).
E, siccome quando mi accanisco mi piace farlo per bene, aggiungo anche il giudizio DE-FI-NI-TI-VO di Wendy Ide del Guardian:
Potrebbe essere mostrato nelle scuole di cinema come esempio pratico di come non si deve fare un film. Ogni decisione è sbagliata: che si tratti di trama, casting, fotografia, suono e probabilmente persino il menù della mensa durante le riprese. […] Il regista, Shimosawa, è appassionato di nefasti e lenti movimenti di camera, che alla fine si fermano davanti a cose innocue, per esempio un frigorifero. La colonna sonora è fragorosamente stupida. E la trama è così ingarbugliata che viene da chiedersi se qualcuno ha davvero letto la sceneggiatura prima di dare il via ai finanziamenti per il film.
Ecco.
Ho finito. 


18 set 2015

Per amor vostro

È sempre cos’e nient.
Tutte le situazioni così l’abbiamo risolte: è cosa ’e niente, è cosa ’e niente.
Non teniamo che mangiare: è cosa ’e niente.
Ci manca il necessario: cosa ’e niente.
‘O padrone muore e io perdo il posto: vabbuo’ cosa ’e niente, cosa ’e niente.
Ci negano il diritto della vita: è cosa ’e niente.
Ci tolgono l’aria: vabbuo’ che vvuo’ fa’, è cosa ’e niente. Sempre cosa ’e niente.
Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diventato.
A furia ‘e ddicere “è cosa ‘e niente” siamo diventati cos’e nient io e te.
Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro.
Ma se onestamente non si può vivere, dimmi, dimmi “vabbuò è cos’e nient.
Non piangere è cos’e niente.
Se io esco e uccido a qualcuno è cos’e nient.
E se io impazzisco e finisco al manicomio e ti chiedono 
perché vostro marito è impazzito tu devi dire: è impazzito per niente. 
È cos’e nient.
È niente. 
È sempre cosa ’e niente.

Per amor vostro ho visto questo film, con le mie compagne di sventura, fondamentalmente incuriosita dalla Coppa Volpi ancora tiepida appena vinta dalla Golino a Venezia e poi perché, a leggerne su carta, la storia sembrerebbe anche potenzialmente interessante. 
Non ho visto nessun altro film "veneziano", ma posso dire che Valeria Golino in questo film è senz'altro brava.
Punto.
Poi sicuramente ci sarà chi, vedendo questo film, urlerà al capolavoro.
Non io. 
Non la tiz. 
Non sua bionditudine.
Io volevo urlare e basta. Ho trovato questo film gradevole come un clistere di sabbia. 
Poco fa ho letto una recensione, e ho trovato la frase: "dramma familiare onirico, attraversato da una costante aurea di metafisicità mai troppo avulsa dal profano".
Ecco. 
Dell'onirico e della metafisicità io ne facevo davvero volentieri a meno.
Perché, se posso tollerare l'introduzione cantata in cui ci viene spiegata la vita di Anna (ca tene a capa sciacqua) e di tutta la sua famiglia, di tutti i suoi passaggi sull'autobus dove si indugia sui volti di ogni singolo passeggero, e il pavimento del mezzo viene invaso dall'acqua, di tutte le volte che lei si affaccia al balcone della cucina e il cielo si riempie di minacciose nuvole nere ecc. ecc. ecco, anche no, grazie. 
Perché per raccontarci la storia di questa donna, cresciuta in una famiglia dove tutto quello che succede o è successo in passato si riduce a 'na cosa 'e niente (come diceva già Eduardo De Filippo, nel monologo che ho inserito a inizio post), e lei - per amore dei suoi figli - ignora (o finge di ignorare) come suo marito si guadagna da vivere, fino al momento in cui trova un lavoro "onesto" e decide che non può più sopportare tutto il resto, c'erano sicuramente altri modi. 
Sicuramente molto meno pretenziosi.
Per amor vostro? 
'a cosa 'e niente.



20 apr 2015

ma che bella sorpresa

si fa per dire, eh?

Non che mi aspettassi chissà cosa e ci sia rimasta male, sia chiaro.
Che va bene che son stupida, ma insomma, pur sempre fino ad un certo punto. 
Comunque.
Professore milanese trapiantato a Napoli torna a casa e la fidanzata gli comunica che si è innamorata di uno skipper belga, da cui aspetta pure un figlio, quindi prende e se ne va lasciandolo lì come un babbo di minchia cicciobello a cui viene tolto il ciuccio. Che, come tutti sapete, inizia a piangere.
Crisi, disperazione, sconforto, panico e tragedia, quando, una sera, o un pomeriggio, o un mattino, non è rilevante, alla porta suona una sgnacchera mai più vista che gli chiede in prestito lo zucchero, lui si innamora come uno zucchino e tempo 13 minuti e mezzo finiscono a rotolarsi fra le lenzuola. 
Lei è la donna ideale e rasenta la perfezione, ma, siccome sappiamo tutti che la perfezione non esiste, la donna è solo il frutto della fantasia di Guido, e infatti la vede soltanto lui.
Scene imbarazzanti a nastro, finché l'uomo, messo di fronte alla realtà, cerca di farsene una ragione, e vissero tutti felici e contenti.
La cosa migliore del film?
Ornella Vanoni.
E no, non sto scherzando.



20 feb 2015

Le nomination(s) reloaded

Siccome si dice che solo gli stupidi non cambiano mai idea, a distanza di un mese dai miei primi pronostici, e mancando ormai una manciata di ore alla cerimonia, avendo aggiunto titoli più o meno importanti tra quelli che ancora mi mancavano sono qua a confermare e/o smentire pubblicamente quanto da me precedentemente scritto, in tempi non sospetti.

Miglior film:
American Sniper 
Boyhood 
Cosa dicevo un mese fa:
Purtroppo 4 su 8 sono davvero pochini per poter esprimere un'opinione. E, per quanto il mio personalissimo oscar vada a Whiplash, che ho davvero adorato, credo che abbiano buone probabilità di portarsi a casa la statuetta o Boyhood o La teoria del tutto. Che tenterò di recuperare prima della fatidica data.
Cosa dico oggi:
L'unico titolo che ancora mi manca è quello che ha buone probabilità di vittoria.
Diciamo che dopo aver visto La teoria del tutto, il solo pensiero che possa vincere nella categoria miglior film mi provoca attacchi incontrollati di prurito. Soprattutto dopo aver visto Birdman. Che, se non vince come miglior film, deve portarsi a casa almeno il premio per la miglior regia.
Escludendo la vittoria di Whiplash, potrebbe esserci la sorpresa Selma, che è un solido film di stampo classico, che, ricordiamocelo, parla di un popolo che adesso fa lo splendido esportando democrazia all around the world, ma fino a 50 anni fa non è che a livello di diritti civili fosse esattamente un esempio di libertà ed uguaglianza. Motivo per cui l'anno scorso vinse 12 anni schiavo, che gli americani devono ancora far pace con i sensi di colpa. Quindi direi che no, magari per quest'anno un altro film coi negri non lo fanno vincere.


Miglior regia 
Alejandro G. Inarritu per Birdman 
Richard Linklater per Boyhood 
Bennett Miller per Foxcatcher 
Wes Anderson per Grand Budapest Hotel 
Morten Tydlum per The Imitation Game
Cosa dicevo un mese fa:
Non so assolutamente nulla di Foxcatcher, ma azzardo la vittoria di Linklater. Sulla fiducia. E perchè l'idea di un film lungo 12 anni è senz'altro interessante.
Cosa dico oggi: 
Purtroppo di Foxcatcher ho visto al momento solo il trailer. Purtroppo doppiato. Purtroppo malissimo, aggiungerei. Il fatto che non mi abbia fatto impazzire non credo sia colpa di Miller; in ogni caso ho visto Birdman: ciao Linklater, ciao.
Inarritu tutta la vita.


Miglior attore protagonista 
Steve Carell per Foxcatcher
Bradley Cooper per American Sniper 
Benedict Cumberbatch per The Imitation Game 
Michael Keaton per Birdman 
Eddie Redmayne per La teoria del tutto
Cosa dicevo un mese fa:
Ma davvero Steve Carell? A questo punto questo Foxcatcher inizia ad incuriosirmi.
Detto ciò, pare che Redmayne sia bravissimo. Michael Keaton non l'ho mai potuto sopportare, Bradley Cooper davvero, ma anche no, quindi il mio oscar è per Benedict Cumberbatch. Ma sono pronta a ricredermi appena riuscirò a vedere La teoria del tutto.
Cosa dico oggi:
Redmayne sarà anche bravo, per carità, ma io resto del parere che Cumberbatch sia comunque meglio.
Anche se Michael Keaton signori miei... nonostante non sia mai stato il mio attore preferito, beh, ci regala una prova che andrebbe davvero premiata.


Miglior attrice protagonista 
Marion Cotillard per Due giorni, una notte 
Felicity Jones per La teoria del tutto 
Julianne Moore per Still Alice
Rosamund Pike per L'amore bugiardo
Reese Witherspoon per Wild
Cosa dicevo un mese fa:
Avendo visto solo due film scelgo di conseguenza. E, avendo detestato quella psicopatica succhiacazzi di Amy, il mio Oscar è tutto per Julianne Moore, facile, no?
Cosa dico oggi:
Rispetto ad un mese fa alla cinquina si è aggiunta l'interpretazione di Felicity Jones. Che insomma, anche meno. Quindi resta valido il mio pronostico su Julianne Moore.


Miglior attore non protagonista 
Robert Duvall per The Judge
Ethan Hawke per Boyhood 
Edward Norton per Birdman 
Mark Ruffalo per Foxcatcher 
J.K Simmons per Whiplash
Cosa dicevo un mese fa:
A costo di sembrare monotona, J.K. Simmons. Senza se e senza ma. 
Cosa dico oggi:
Edward Norton in Birdman mi è tanto tanto tanto piaciuto, ma, J.K. Simmons resta la scelta migliore, anche se il pubblico italiano che ha avuto la sfortuna di vedere il film doppiato, probabilmente non riuscirà a capire perché.


Miglior attrice non protagonista 
Patricia Arquette per Boyhood 
Laura Dern per Wild 
Keira Knightley per The Imitation Game 
Emma Stone per Birdman 
Meryl Streep per Into the Woods
Cosa dicevo un mese fa:
Ma la vogliamo smettere di candidare Meryl Streep almeno una volta l'anno? E basta, dai! Scherzi a parte, anche di Into the woods non so nulla, però, visto che mi è simpatica, dico Patricia Arquette.
Cosa dico oggi:
Ma la vogliamo smettere di candidare Meryl Streep almeno una volta l'anno? E basta, dai!
Comunque, visto che la nomination a Keira Knightley è regalata almeno quanto quella a Felicity Jones, dico Emma Stone. Perchè in Birdman è intensa come non mai.


Miglior sceneggiatura originale 
Birdman 
Boyhood 
Foxcatcher 
Grand Budapest Hotel 
Lo sciacallo - Nightcrawler
Cosa dicevo un mese fa:
E non vogliamo dare un premio a Birdman? Che potrebbe vincere l'oscar "zerotituli" per il maggior numero di nomination raccolte un po' ovunque e... basta?
Cosa dico oggi:
Io a Birdman di premi ne darei ben più di uno, ecco. Quindi mantengo invariato il pronostico.


Miglior sceneggiatura non originale 
American Sniper 
The Imitation Game 
Vizio di forma 
La teoria del tutto 
Whiplash
Cosa dicevo un mese fa:
Dai, dopo il premio a J.K.Simmons, che se non vince non gioco più, voglio anche l'oscar per la sceneggiatura non originale a Whiplash.
Cosa dico oggi:
Le stesse cose.
Oltre a voler ringraziare pubblicamente la solita lungimirante distribuzione italiana che ha fatto slittare di una settimana l'uscita di Inherent Vice (aka Vizio di Forma) posticipandola al 26 febbraio.
Grazie.
Grazie.
Grazie.


Miglior film straniero 
Ida (Polonia) 
Leviathan (Russia) 
Tangerines (Estonia) 
Timbuktu (Mauritania) 
Storie Pazzesche (Argentina)
Cosa dicevo un mese fa:
Ho visto solo Ida (e ho in previsione la visione dell'estone, ma chissà quando). Quindi, Ida, per forza.
Cosa dico oggi:
Oltre ad Ida sono riuscita a vedere Timbuktu, che, purtroppo, non ho trovato all'altezza delle aspettative che mi ero fatta vedendone il trailer. Peccato. Dubito di riuscire a vedere altri titoli della cinquina, quindi confermo il mio pronostico, nonostante il Golden Globe di Leviathan.


Miglior film d'animazione 
Big Hero 6 
The Boxtrolls 
Dragontrainer 2 
Song of the Sea 
The Tale of the Princess Kaguya
Cosa dicevo un mese fa:
Siccome non guardo film d'animazione, dico Big Hero 6, perchè lui è tanto carino. 
Cosa dico oggi:
Idem c.s.

Miglior fotografia 
Birdman 
Grand Budapest Hotel 
Unbroken
Cosa dicevo un mese fa:
La fotografia di Lukasz Zal è splendida, e lo dissi già in tempi non sospetti. Quindi Ida, again. 
Poi ci sono tutta una serie di categorie di cui non capisco una beata fonchia, quindi non le prenderò in considerazione (perchè invece, di quelle che ho appena citato, sono espertissima, si sa).
 Cosa dico oggi:
Birdman avrà tanti pregi, ma la fotografia anche no, dai. La fotografia di Turner è così da cartolina da risultare addirittura ruffiana. Ida, per quanto mi riguarda, resta il (mio) favorito.


Miglior documentario 
Citizenfour 
Last Days in Vietnam 
Virunga
Cosa dicevo un mese fa:
In questa categoria ho visto anche "The Salt of the Earth", di cui non ho ancora avuto modo di parlare, e che, attraverso le immagini di Sebastião Salgado mi ha procurato brividi per almeno metà visione. Ma Finding Vivian Maier mi ha fatto conoscere un personaggio bizzarro e interessante.
Cosa dico oggi:
A parte aver parlato di "The Salt of the Earth" direi che, per quanto mi riguarda, non è cambiato nulla.


Miglior canzone originale
Glory (Selma,) John Legend & Common
Grateful (Beyond the Lights) Rita Ora
Lost Stars (Begin Again) Adam Levine (nel film la canta anche Keira Knightley)
Everything Is Awesome (da The Lego Movie) Tegan and Sara & The Lonely Island
I’m Not Gonna Miss You (Glen Campbell.. I’ll Be Me) Glen Campbell
Cosa dicevo un mese fa:
Assolutamente nulla, categoria che non avevo minimamente preso in considerazione.
Cosa dico oggi:
Glory, da Selma, cantata da Common e John Legend. Mi piace molto.


10 feb 2015

Wild Card

"e se mi uccidono?"
"starò malissimo per giorni."


E (g)niente. 
Che io leggo Jason Statham e non voglio sapere nient'altro.
Anche perché, se mi mettessi ad indagare, probabilmente... ahime, probabilmente purtroppo lo vedrei lo stesso. 
Alla regia c'è Simon West, che, lo dico per quelli di voi che frequentano solo il cinema con la C maiuscola e non il cinema di serie C, ha diretto cose come Con Air, Lara Croft: Tomb raider, The Mechanic, The Expendables 2, che quando leggi "la figlia del generale" ti viene da chiederti se non si siano sbagliati. O forse, semplicemente, si è sbagliato lui. 
Che, se la memoria non mi inganna, quello sembrava quasi un film serio.
Comunque.
Pare che questo Wild Card sia un remake di un film del 1986 con Burt Reynolds che si intitolava Heat. 
No, non l'Heat diretto da Michael Mann, sciocchini, quello è del 1995, tutta un'altra roba.
Già l'originale non fu un grande successo (ho letto, perché io non ne ho memoria), ma qua siamo a livelli che il film ha guadagnato una cifra davvero ridicola, ma così ridicola, ma talmente ridicola che l'unica cifra più ridicola che mi viene in mente è quella della mia busta paga. 
Siamo a Las Vegas durante il periodo natalizio. 
Che tu mi chiederai, giustamente, come si fa a capire che è Natale a Las Vegas?
Semplice, così:

La "Wild Card" è la carta da gioco cui può essere assegnato il valore di una qualunque altra carta del mazzo. In informatica, una Wild card è un carattere speciale che rappresenta un qualunque carattere o sequenza di caratteri. In italiano la carta è il jolly e per questo motivo l'equivalente informatico prende il nome di carattere jolly. Sempre per questo motivo questo capolavoro di film, in paesi come Francia e Ungheria si intitola "Joker". 
Wild è anche il cognome del nostro protagonista - fantasia portami via - che si intuisce abbia un passato più o meno misterioso, e che adesso fa lo chaperon a Las Vegas, e viene ingaggiato da Cyrus Kinnick (Michael Angarano) per proteggerlo dal pericoloso mondo del gioco di azzardo, ma quando la sua amica Holly viene violentata e pestata a sangue dal boss DeMarco e dai suoi due scagnozzi, il suo lavoro con Kinnick passa in secondo piano.
Bisogna aspettare 40 minuti per vedere Statham recarsi nella suite di Demarco ed esibirsi in un calcio rotante, e altri 20 per vederlo stenderne settordici a mani nude nel casinò dove nel frattempo, dopo due interminabili mani di black jack il nostro eroe ha prima vinto 500.000 dollari, e poi, con la stessa velocità, li ha persi. 
Nel frattempo abbiamo scoperto che il sogno di Nick è abbandonare Las Vegas (come dargli torto) per trasferirsi in Corsica. E i 500.000 dollari gli servivano (anche) per quello. Ma, dopo la rissa nel Casinò viene prelevato dagli uomini di Baby (Stanley Tucci con il parrucchino di Ennio Doris) perchè qualcuno dopo l'incursione nella famosa suite ha ammazzato i due scagnozzi del giovane boss, che ovviamente incolpa Nick degli omicidi. 
Ma Baby, nonostante sia una carogna, è intelligente, e sa che Wild non usa MAI armi da fuoco, e quindi - tu pensa - gli salva la vita, in modo che DeMarco possa giurargli vendetta e noi si possa assistere al gran finale dove, in un crescendo di suspance, il nostr...

3 feb 2015

cinquanta sfumature di minchia brutto.

Avrei voluto fare un proclama a reti unificate alla nazione, ma visto che il tempismo non è mai stato il mio forte mi dicono che Mattarella (io non ce la farò mai a memorizzare Sergio, perché nel momento in cui dico Mattarella nella mia mente si fa largo Piersanti, del resto, c'ho un'età, portate pazienza) abbia già opzionato la giornata di oggi.
Come sempre me ne farò una ragione.
Insomma, spero, ma non lo so.
Cioè, no, davvero.
Perché ci sono cose che mi fanno davvero male.
E non sto parlando dei miei quadricipiti femorali dopo che ho ripreso ad andare in palestra.
Adesso qua dovrebbe partire il pezzo in cui dico che di cinema non capisco una fonchia, ma, tanto, se mi leggete l'avete già capito da un pezzo, se non mi leggete non vedo perché iniziare proprio oggi (ah, sì, dev'essere per l'eleganza del titolo, che sbadata), e quindi ve lo risparmio.
E' che un po' di sere fa al cinema ho visto il trailer di... Jupiter.
Ci sono Mila Kunis e Channing Tatum. 
Lei - se ho capito bene, ma credo di sì, perché il trailer durava tipo 45 minuti - è la predestinata a salvare il mondo o quello che ne rimane. E lui è...boh, suppongo quello che la aiuterà nell'impresa. Insomma, il maggiordomo. 
Una roba di una bruttezza che non si capiva se quando l'hanno girato erano seri o sotto ketamina.
Adesso.
Non ho nulla né contro Mila Kunis né contro Channing Tatum, sia chiaro. Sono entrambi giovani e belli. Presumibilmente ricchi, e, a detta di molti, presumibilmente attori. 
Mi volete spiegare il motivo di tanto accanimento?
Avete Channing Tatum, uno che già a livello di espressività se la batte con un comodino di legno, e me lo riducete che sembra il figlio ritardato del dottor Spock? Ma quanto bisogna essere cattivi?



Siccome le disgrazie non vengono mai sole, sempre lo stesso giorno, sempre nello stesso cinema, nell'atrio c'era un cartonato delle dimensioni del bagno di casa mia che pubblicizzava quel film là, quello che ha un colore nel titolo, dicendo che erano aperte le prevendite. 
Le prevendite? Really?
Ho anche ascoltato il trailer. Roba da non crederci.
Ad un certo punto si sente lui, che dovrebbe essere quello che in teoria ha più perversioni del marchese de Sade, e di von Sacher-Masoch messi assieme che, rivolgendosi a nostra signora dell'ingenuità manifesta, le chiede "cosa mi stai facendo?"
Ecco. 
Non so voi, ma per me è davvero troppo.

sono davvero cinquanta, eh? 


24 ott 2014

I due volti di gennaio

Certo che se devo riprendere a recensire film con titoli del genere potrei anche lasciar perdere, no?
Comunque.
Io, la bionda e il buon Dantès qualche tempo fa siamo andate a vedere questo film. 
Quanto tempo fa? 
Era l'11 ottobre, tipo. 
Per convincere il Dantès ad aggregarsi a noi gli ho mandato un uazzapp del tipo "andiamo a vedere le tette della Dunst e il culo di Mortensen"? 
A noi è la pura passione cinefila che ci guida (bendata, direi).
Che insomma, Viggo inizierà anche ad averci una certa (senti chi parla) ma resta sempre un gran bel vedere.
Peccato che.
No, vabbè, a parte non vedersi né le tette della Dunst né le chiappe di Viggo, non si vede nemmeno il cinema. 
Cioè, bella la fotografia, bella la scenografia, belli i costumi, sì sì, va tutto bene, ma a questo punto vado a vedermi una sfilata di moda e fa lo stesso. 
Il regista è Hossein Amini che è al suo primo film da regista, e che forse, ve la butto lì, se continuasse a fare lo sceneggiatore (Drive, per dirne uno) sarebbe meglio. 
Siamo alla fine degli anni 50, o all'inizio dei 60, o chissenefrega, ad Atene. Ci sono lui (Mortensen) e lei (Dunst), marito e moglie americani in vacanza. Lei è ovviamente più giovane di lui e mentre cazzeggiano dalle parti del Partenone vengono adocchiati da Rydal (Oscar Isaac - A proposito di Davis) una guida turistica che tira a campare imbrogliando i turisti. Per questo quello e quell'altro motivo che non ci è molto chiaro diventano inseparabili, poi Lui Mortensen ammazza casualmente un tizio nella camera d'albergo e devono lasciare Atene. Passaporti falsi con tanto di cresta procurati da Rydal che li porta a Creta dove Lui Mortensen si ubriaca molto, Rydal vorrebbe ingropparsi Lei Dunst ma se ci riesce non si vede, poi fuggono in pullman, poi scendono, Lui Mortensen dà un cazzotto a Rydal che sviene e poi Lei Dunst muore. Rydal sopravvive e si incazza (ma questo solo quando rinviene) e riesce a rintracciare Lui Mortensen e la sua inseparabile valigetta che non perde nemmeno quando è ubriaco duro (per due terzi del film, più o meno) e niente.
Fine.
E in tutto questo - spacciato non si capisce bene per quale motivo come un thrillerone alla Hitchcock (maquandomai?) - non si capisce bene cosa ci voglia rappresentare questo film, a partire dal titolo, che, probabilmente, e mi faccio bella con la spiegazione di Dantès, ha a che fare con Giano, a cui il mese di gennaio è dedicato. 
Ah, sì, forse c'erano degli spoiler. 
Ma tanto ormai se va bene questo film non è nemmeno più in sala. 



22 set 2014

i sogni muoiono all'alba

E sempre nel modo peggiore.
Stavo per assaporare una bellissima - e sicuramente buonissima - cheesecake ai lamponi, e, mentre il cucchiaino si trovava a circa due centimetri dalla mia bocca...
Niente.
La maledetta sveglia ha iniziato a suonare.
Quanta crudeltà.


Non è che ho smesso di andare al cinema, è che non trovo il tempo per scriverne. 
In ogni caso ho visto "Anime Nere", di Francesco Munzi. 
Appena riesco ne parlerò, voi nel frattempo cercate di recuperarlo. 
Perchè è bello. Molto bello.
Ed è italiano.
Ed è entrato a far parte della "settina" dei titoli proposti per l'oscar.
E meno male.
Perché il pensiero di Allacciate le cinture in quell'elenco ancora mi tormenta. 

15 set 2014

Are you serious?

Riemergo un secondo dal torpore vacanziero in cui mi sto crogiolando da 6 giorni per avere delle risposte. 
Da quando son qui non ho letto quasi mai una news, né visto un telegiornale quindi non so praticamente cosa sia successo nel mondo, a parte che Valentino Rossi è tornato a vincere una gara (era ora l'ha già detto qualcuno?) e che sono stati comunicati i sette film italiani che avranno la possibilità di essere selezionati dai membri dell'Academy a concorrere nella categoria "miglior film straniero". 
E, ma spero ancora di essermi sbagliata e/o aver letto male, fra questi c'è anche il film (scusate se ho detto film) di Ozpetek "allacciate le cinture". 
No, ma dico, "allacciate le cinture" davvero? Quell'allacciate le cinture in cui un manzo tatuato con l'attitudine alla recitazione di una trota d'allevamento si tromba la moglie malata di cancro nel letto d'ospedale? Proprio quell'allacciate le cinture lì? 
Perché? 
Visto che ormai è tardi per tornare indietro confido nella sanità mentale dei membri dell'Academy.

8 ago 2014

cu(r)tural quiz

Quello che una volta era uno stimatissimo blog di recensioni cinematografiche (Mereghetti, nun te temo) sta diventando un coacervo di minchiate più o meno casuali. In pratica non è cambiato nulla, solo che - al momento - non si parla più di film. 
Siccome la tenutaria di codesto stimatissimo blog è pur sempre una cinquantenne sovrappeso cialtrona, continua imperterrita a scrivere minchiate, sperando che laggente non si accorga della differenza. 
Perchè di film da vedere la cialtrona ne ha un HD pieno, volendo. Compreso The Expendables 3, vero e proprio masterpiece, che ha ricevuto nientemeno che una nomination ai Golden Trailer Awards per il miglior poster di un blockbuster estivo (sticazzi. Ha vinto Godzilla, comunque). Il problema - a parte il nulla cosmico in sala in questo periodo - è che la sua soglia di attenzione, peraltro già labile, è ridotta ai minimi termini, e, quando rincasa, si schianta sul divano e si addormenta davanti ad un qualsiasi telefilm trasmesso o da Giallo o da TopCrime. 
Non prima di aver avuto modo di guardare N pubblicità più o meno demenziali. Ultimamente c'è la mentecatta che pulisce la vasca da bagno indossando una maschera da sub, o i due fidanzati innamoratissimi con gli occhi a cuoricino che vanno in estasi annusando un flacone di bagnoschiuma, uno a destra, uno a sinistra, e il bagnoschiuma in mezzo.
Ragazzi, no, davvero, ma come state?
Taccio per rispetto sul povero MastroLindo, l'unico uomo/cartone animato ad essere invecchiato, che era calvo pure da bambino. E che girava h24 con uno straccio in mano pronto a pulire la qualunque.
Per caso sapete se il Moige sia insorto?


Ma quella che mi fa dubitare (ancora di più) dell'intelligenza umana è quella che, a cadenze cicliche, si ripropone - come la peperonata - allo spettatore medio. C'è un esemplare, solitamente di sesso femminile, abbigliato generalmente come una baldracca catapultata sullo schermo direttamente dagli anni 80 (stampe animalier a catafottere, drappeggi come se piovesse e stoffe che producono scintille senza nemmeno il bisogno dell'imposizione delle mani) che ammicca dallo schermo chiedendoti "Vuoi vincere 10.000euro? rispondi a questa semplice domanda: lo spinone è un cane o una pianta?"
Ma.
Porcadiquellaputtana.
Stiamo.
Scherzando?
La cosa peggiore - ammesso e non concesso che in questo tripudio di merda si possa trovare un peggio nel peggio - è che hanno il coraggio di chiamarlo "Cultural quiz". Sarà che ormai anche il concetto di cultura è relativo, ma qua ci troviamo di fronte a quesiti a cui sarebbe in grado di rispondere, nel giro di cinque minuti, anche Renzo Bossi, suvvia.
E poi la baldracca l'esemplare di sesso femminile continua spiegando che se secondo te lo spinone è un cane devi mandare A al numero di SMS taldeitali, se invece secondo te lo spinone è una pianta devi mandare un SMS con scritto B allo stesso numero. Così facendo attiveranno un ignobile e non meglio precisato abbonamento ad un servizio che, se gli va di lusso, nella migliore delle ipotesi, ogni settimana gli ciuccerà 5€ di credito dandogli in cambio una suoneria di Justin Bieber. Ok, certa gente è talmente stupida che se lo meriterebbe anche, diciamocelo.
Nonostante io mi professi un'inguaribile ed insanabile ottimista, sono convinta che esistano ancora un sacco di persone pronte a credere che ci sia davvero qualcuno disposto a dar loro 10mila euro (ovviamente in gettoni d'oro, come nei migliori quiz degli anni 70, che io già all'epoca mi chiedevo cosa cazzo se ne facesse uno dei gettoni d'oro quando gli arrivavano: andava in banca a versarli? Li metteva in un forziere e li portava in pedalò al largo di Torre Pedrera?) e che ancora oggi davanti al quiz si precipiti a dare la risposta inviando l'SMS.
Ma, nonostante tutto il mio ottimismo, io sono sicura che, fra questi, ci sarà qualcuno in grado di dare anche la risposta sbagliata.

Nella foto: 2 esemplari di spinoni in amore

7 lug 2014

Jersey boys

Quando torno da un viaggio ho bisogno di un momento di decompressione per tornare alla normalità. Se pensate che la parola "normalità" con me non c'entri molto fate conto che io abbia scritto routine. Va meglio? 
Non mi riferisco soltanto ai problemi legati al fuso orario. Che ci sono, eh? E vi dirò, più passa il tempo (mio, in senso anagrafico) e più ci metto tempo a recuperare. Una volta in un paio di giorni la questione si risolveva senza strascichi (almeno apparenti), adesso non mi bastano nemmeno un paio di settimane. E nell'ultimo caso specifico si trattava di SOLO cinque ore di differenza. E ancora adesso al mattino mi sveglio all'alba (e alla sera mi addormento al tramonto, più o meno...).
Ovviamente questo si ripercuote sulla mia vita sociale, ammesso e non concesso che io ne abbia una. Generalmente, a parte recarmi al lavoro e andare a fare la spesa, tutto il resto viene accatastato nel limbo del "prima o poi". 
Da quando siamo tornate, ovvero dal 21 giugno, io e la bionda non ci siamo più viste. Non ho visto nemmeno la Tiz, insomma, un'eremita 2.0: faccio cose, NON vedo gente. 
La programmazione cinematografica, sia chiaro, non viene in nostro aiuto: lo so che la stagione è quella che è e laggente vanno in spiaggia. E anche se vivi a Torino o a Bolzano, ti adegui come se in spiaggia ci andassi pure tu, e se proprio vuoi andare al cinema, ti accontenti di quello che passa la distribuzione. Roba che pure il palinsesto di Rete4 sembra meno peggio del solito, in questo periodo. 
Per farvela breve, sabato io e la bionda decidiamo di uscire. Per inaugurare la stagione della granita, approfittando del fatto che sabato anche il tempo sembrava essersi reso conto che fosse luglio e ci ha concesso una giornata estiva a tutti gli effetti, e, perché no? Per tornare al cinema. Abbiamo anche scelto il film: Jersey Boys, l'ultima fatica di Clint Eastwood. Spettacolo delle 19.00, per riuscire a tornare a casa in tempo e vedere Olanda-Costa Rica.
Avevo già avuto modo di parlarvi della mia passione per la granita siciliana, credo. Roba che se abiti in Piemonte, può diventare un problema. Perché quella che in molti posti vi spacciano come "granita siciliana" non ha nulla da spartire con la granita siciliana come la intendono in Sicilia. Per carità, buona è anche buona, ma, semplicemente, è un'altra cosa. 
Però, fra i vari posti che spacciano similgranite siciliane, a Torino esiste una cremeria che fa una granita siciliana come Dio comanda, con tanto di brioche siciliana (quella col "tuppo", per intenderci) che non ha nulla da invidiare a quelle che mangiano in terra di Trinacria. Che ve lo dico a fare, ormai io e la bionda siamo clienti affezionate. Spesso l'accoppiata granita (con panna, certo. Se le cose le fai, le fai bene) e brioche diventa la nostra cena del sabato sera. Come è successo sabato. 
Nel frattempo ci era anche passata la voglia di andare al cinema, e a vedere Jersey Boys non ci siamo andate. 


7 apr 2014

La luna su Torino

La luna su Torino, per rendere giustizia al film, avrebbe dovuto cadere sui protagonisti, riducendoli in poltiglia,  nel giro dei primi cinque minuti. Cosa che, vi stupirà, non avviene. Quindi il film dura i suoi canonici 90 minuti.
Di Davide Ferrario avevo visto, nonché apprezzato, Tutti giù per terra e Dopo mezzanotte. 
E a me va bene che sia un film low cost, e che mi fai lavorare tre attori (?) semisconosciuti, per carità, ma...
O sono io che come al solito non ho colto il messaggio, o quello che ho colto mi è arrivato in maniera distorta.
Il film inizia con un lungo prologo sull'importanza di vivere sul 45° parallelo. Che, mi perdonerete, a me, sinceramente, sfugge. Ma va bene lo stesso. 
Adesso. Io sono l'ultima delle ignoranti - o la prima, dipende dai punti di vista - ma, per quello che mi è dato sapere, il 45° parallelo passa A SUD di Torino, e non in città. Comunque, chissenefrega, anche. 
Abbiamo i tre protagonisti. Per dirla con parole mie, uno sfigato, una disadattata e un fancazzista. 
Ugo (lo sfigato) ha, presumibilmente, più di 40 anni (e se ne ha di meno li porta ma-lis-si-mo), vive in una villa in collina, lasciatagli in eredità dai genitori morti improvvisamente nell'82. Si capisce che oltre al villino gli hanno lasciato anche una paccata di soldi, per cui Ugo pare non abbia mai lavorato un giorno che sia uno in vita sua, ma i soldi, tu pensa, stanno finendo, la casa ha un'ipoteca grossa come il mio culo e a breve la perderà, ma lui sembra non preoccuparsene affatto. Cita Leopardi ogni 3 x 2, spesso a sproposito, guarda manga giapponesi, va in giro in bicicletta (perché non ha mai preso la patente), cucina spesso, e tenta inutilmente di scalare il tetto del palazzo a vela. Tenta inutilmente anche di farsi Maria, ma questo è un altro discorso. 

Ha due coinquilini, da cui, però, non si fa pagare l'affitto.
Maria (la disadattata) una ragazza giovane ma non troppo, bella ma non troppo, con le tette rifatte forse un po' troppo e se per caso non sono rifatte complimenti vivissimi, che lavora in un'agenzia viaggi, vorrebbe fare la modella, o forse l'attrice, e sogna l'amore con la A maiuscola aspettando il principe azzurro. Mentre lo aspetta fa la profumiera. Quando incontra un probabile P.A. manifesta grosso diludendo per il fatto che a lui non piacciono i film romantici e che faccia il lavoro che fa (storyboard per la pubblicità) pur non amandolo, giusto per guadagnarsi da vivere. Da prendere a sprangate in faccia. 
Dario (il fancazzista), iscritto con poca convinzione alla facoltà di lettere, per mantenersi lavora come inserviente allo Zoom, e forse, fra i tre, è il personaggio meno improbabile. A parte quando dice che, camminando sempre dritti, seguendo la linea del 45°parallelo si può arrivare in Mongolia. Cioè, va bene, ma secondo me prima o poi un muro su cui sbattere la faccia lo incontri anche, eh? 
Fra dialoghi al limite del ridicolo, e una recitazione che la soglia del ridicolo la sorpassa ad ogni battuta, roba a tratti imbarazzante come la telenovela piemontese, il film sembra... no, non lo so davvero cosa sembra. 
A me è semplicemente sembrato brutto, inconsistente e inutile. 
Nonostante Torino, che è sempre bella. 
Ma, ripeto, potrebbe essere un problema mio. Perché durante la visione c'era gente che rideva (a delle battute a dir poco penose) e ho sentito anche alcune persone dire "Che bello!".
Sì, che bello che sia finito.

21 mar 2014

Der Teufelsgeiger

Questa volta la recensione non è né mia, né della Tiz, ma di un'altra amica che mi segue da tempo, la cara Sheltering. Che immagino abbia affrontato la visione di questo film in quanto amante della musica, o perchè, una volta arrivata in sala, il film che aveva deciso di vedere era stato tolto. 
Dopo aver visto il trailer, giuro che mi sarei rifiutata di vederlo anche se fosse venuto David Garrett in persona a proiettarmelo in salotto, ma si sa, io, come diceva la mia ex suocera calabrese, sono tuttha sofisthicatha.


Niente acquolina in bocca, non è un piatto prelibato, è solo il titolo originale de “Il violinista del diavolo”.
Mi limito alle scene salienti di questo film. 
Breve bio del protagonista principale: David Garrett, nella vita reale musicista da 2,5 mil di copie di album vendute, invece di crogiolarsi nel successo decide di darsi alla platea anche come attore. La sua è una recitazione uguale ad ogni battuta, la suonata un po' cambia quando usa lo strumento (sia il violino sia quello gentilmente offertogli da madre natura), ma rimane un belloccio senz'anima. 
Infatti interpretando Paganini l’anima se la vende nei primi cinque minuti, in cambio di concerti e grandi successi. Urbani è il segretario factotum del demonio, incaricato di far sottoscrivere il contratto (redatto su pergamena) che accompagnerà il Maestro per tutti i 120 minuti della pellicola. 
Paganini è un giovanissimo ragazzo-padre, (il figlio Achille è di una cantante che si vede solo nelle prime scene, poi sparisce e non si sa che fine fa), capello crespo, tossico fino al midollo, gran donnaiolo e giocatore d’azzardo. Perde tutto al gioco (compreso il violino), fugge con una carrozza al galoppo, e così è costretto a recarsi nella nebbiosa Londra per racimolare un po’ di denari. Lo ospita l’impresario John Watson che ha una figlia (cantante) Charlotte (giovane e vergine). Paganini rimane folgorato dalla ragazza, ovviamente non ricambiato (altrimenti dove stavano l’eros e il pathos?). Batti e ribatti alla fine lei canta un’aria scritta da lui, mentre lui pizzica il violino et… voilà scocca la freccia d’oro di cupido, ma non hanno fatto i conti con Urbani (sempre in mezzo alle palle) che comprende che la ragazza è una minaccia (non è specificato di che genere). Con una mossa arguta droga il maestro e gli manda una prostituta molto somigliante a Charlotte, Charlotte arriverà in albergo il mattino seguente e scoprirà Paganini a letto con la sua sosia più zoccola, presa dalla disperazione scappa ma in strada ci sono i cronisti ad attenderla e finirà su tutti i rotocalchi inglesi ottocenteschi (viene citato solo il times) che le rovinano la reputazione.
Paganini fugge con una carrozza al galoppo.
E qui ci starebbe bene la parola fine, invece no.
Torniamo a Vienna, Paganini è stanco di perdere al gioco e dato che il banco non perde mai decide di comprarsi il casinò 
Continua a dare concerti, a drogarsi, a frequentare prostitute ma intanto scrive a Charlotte che ha cavalcato l’onda delle malelingue e si è lanciata nella carriera di cantante in America (poi si sposa, ha dei figli e vive felice e cantante).
Il casinò va a ramengo e Paganini fugge con una carrozza al galoppo… (avete come una sensazione di dejavu?)
Lo ritroviamo giovanissimo (non ha perso un capello crespo mentre il figlio ha preso almeno 15 anni) e malatissimo (sifilide, presumo) a Genova (entroterra perché il mare non si vede).
E qui ci starebbe bene la parola fine, invece no.
Scrive le sue composizioni per le generazioni future. 
Sta sulla carrozzina (sempre giovanissimo).
Scrive a Charlotte che canta come un usignolo. 
Schermo nero. 
Epilogo: ci informano che Paganini (quello vero) non è stato sepolto in terra consacrata.
Fine.


17 mar 2014

Sacro GRA


Se nasci cialtrona come la sottoscritta, quando senti parlare del GRA non puoi non iniziare a cantare Guzzanti in versione Venditti. 
Se non nasci cialtrona magari finisci a fare la giurata al festival del cinema di Venezia, e quando vedi il documentario di Gianfranco Rosi decidi pure di premiarlo. 
Siccome io spesso e volentieri parto prevenuta, all'epoca della vittoria del film a Venezia rimasi un po' perplessa, lo ammetto. Ammetto anche che la mia curiosità nei confronti del documentario era ad un livello molto vicino allo zero. 
Avevo letto la sua recensione. Poi la sua. E anche la sua. 
E fattele bastare, no? Fai una media ponderata e fidati, per una volta. 
Macché.
Si sa, curiosity killed the cat. E prima o poi ucciderà anche la poison.
Cosa dire di Sacro GRA?
Abbiamo per caso una domanda di riserva?
No?
Che sfiga.
Intanto faccio la splendida e vi piazzo un po' di numeri, che fa tanto quella che si documenta in giro, e poi continua comunque a dire cazzate, ma con cognizione di causa:

Sacro Gra in cifre:

4 anni di sopralluoghi e ricerche300 ore di girato per il film
300 chilometri a piedi50 ore di registrazioni audio
1500 chilometri a bordo di un camper100 scatti fotografici professionali
4 esploratori
(un urbanista, un regista, un scrittore, un operatore video)
1000 scatti fotografici amatoriali
6 fotografi20 taccuini di appunti
Allora. Pare che per le riprese Rosi abbia girato per 2 anni in camper sul Grande Raccordo Anulare.
Forse il premio lo merita solo per questo, a pensarci bene.
Detto ciò, il film ci offre una visione su qualcuna della miriade di esistenze che gravitano attorno al raccordo, totalmente slegate fra di loro, dalle due ballerine che si cambiano nel retro di un bar per poi andare a sculettare sul bancone del bar stesso, mentre una delle due confida all'altra che lei "col rossetto rosso sembra una zoccola". Come se senza corresse il rischio di venir scambiata per una monaca cistercense della stretta osservanza..., al barelliere del 118 che quando non è di turno in ambulanza passa il tempo in video-chat, all'intellettuale che vive in un monolocale con la figlia e si interroga su tutto, anche sul profumo della melanzana (la cui prima fetta tagliata sparisce misteriosamente nel nulla, ma vabbè, son io che son cagacazzo), al botanico alle prese con l'attacco alle palme da parte del punteruolo rosso, molto preoccupato per il destino delle palme, che collega a quello dell'uomo, passando per un nobile decaduto (assieme al suo gusto per l'arredamento) che affitta la sua casa come location per film e/o fotoromanzi, dove incontriamo Gabriele, quello che "se mi avrebbero offerto una parte da protagonista" il culo l'avrebbe dato senza problemi. Basta che non gli avrebbero chiesto un pompino, quello mai (che io vorrei che qualcuno un bel giorno mi spiegasse perché in culo sì e in bocca no, ma non divaghiamo, ora), al pescatore di anguille, passando per un raduno di devoti della Madonna che pregano (durante un'eclissi, ho capito bene?)  per finire con gli operai di un cimitero, addetti all'estumulazione delle salme che verranno poi trasferite in una fossa comune.
A parte una fotografia che ho trovato davvero bella e suggestiva il documentario mi ha detto davvero poco.
Diciamo che, semplicemente, ho preso atto.