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29 gen 2014

Rapture Palooza















Fate finta che sia la settimana del film scamuffo, e portate pazienza.
Anzi, non dovete nemmeno far finta, a pensarci bene.
Io l'ho visto domenica pomeriggio, quando l'unica alternativa era mettermi a pulire casa. 
E niente. Sono in un periodo in cui la casalinga che alberga in me dev'essere andata o in ferie, o in letargo, o in ritiro spirituale. Per quello che ne so, potrebbe anche essere morta. Roba che davvero, c'ho la polvere anche sul mocio vileda. Se esistesse S.O.S. COLF io me le vedo queste adepte del MastroLindo aggirarsi per casa mia con la tuta che nemmeno i RIS, a passare il guanto bianco sui mobili, alzare gli occhi al cielo e telefonare a Ethan Hunt perché nemmeno loro sono attrezzate per affrontare la polvere dei secoli.
Nei secoli.
Amen.


E, se dovesse arrivare l'Apocalisse, vedremo di farcene una ragione e andare avanti.
Che, più o meno, è quello che fanno Lindsay (Anna Kendrick) e il suo fidanzato Ben (John Francis Daley), a Seattle, nel momento in cui, tutti i credenti e frequentatori della chiesa, vengono improvvisamente risucchiati in cielo, lasciando gli abiti terreni ad afflosciarsi, vuoti, dove si trovano.
Anche la madre di Lindsay sale, salvo tornare sulla terra un paio di giorni dopo, cosa che la manda in depressione per il fatto di essere stata rifiutata dal paradiso.
Mentre in TV i predicatori seguono in diretta le sciagure collegate all'apocalisse, con la distruzione di città come Chicago, Orlando e New Orleans, dal cielo piovono massi incandescenti, che distruggono tutto quello su cui atterrano, padre di Lindsay compreso.
Molti di quelli che non sono entrati in paradiso si sono trasformati in zombi catatonici, come Mr.Murphy, il vicino di casa di Lindsay, che passa il tempo a rasare il prato davanti a casa con il suo tosaerba. continuando imperterrito anche quando il tosaerba gli verrà rubato.
Ben e Lindsay cercano di condurre una vita normale come se niente fosse, vendendo panini.
Ma, oltre a destreggiarsi fra l'invasione delle locuste parlanti, la pioggia di sangue e i corvi dediti al turpiloquio, dovranno vedersela con "l'anticristo" (Craig Robinson), un essere volgarissimo e sboccato, prestato alla politica (ma dai?), che, appena vede Lindsay decide di volerne fare la sua sposa e madre delle sua diabolica discendenza.
Ovviamente Lindsay non è dell'idea, e, assieme a Ben, escogiterà un piano per salvarsi e, già che è in ballo, salvare il mondo.
Anche se questo comporterà l'abbattimento di Gesù a cavallo, annientato con un raggio laser.
Li chiamano danni collaterali.
Filmetto totalmente idiota e insensato, sia chiaro, ma... sempre meglio che lavare i pavimenti.



6 ott 2013

1 lug 2013

End game

Week end casalingo, in cui ho fatto - appunto - la casalinga per caso. O per casa. 
Il mio spacciatore di film mi sta trascurando e così anche i miei recuperi "filmici" lasciano un po' a desiderare. Sabato sera ho rivisto Django (l'originale) e Point Break. 
E niente. 
Ricordo ancora, durante il viaggio in Australia, io e la bionda in pellegrinaggio a Bell's Beach, dove Johnny Utah riesce finalmente ad arrestare Bodhi, per poi decidere di lasciarlo andare incontro all'onda che aspettava da sempre. Per sempre. 
Ma, siccome per sempre c'è solo la morte, di Point Break arriverà un remake.
La domanda è una sola: perché? 
A proposito di perché, anche questo "End Game", uscito direttamente per il mercato home video, lascia parecchio a desiderare. 
C'è l'agente speciale dei servizi segreti Alex Thomas che, in seguito ad un attentato, non riesce a salvare la vita al Presidente, che gli muore praticamente tra le braccia.  Dilaniato dai sensi di colpa si ritira nella sua casa sul lago. 
Ma. 
All'attentato ha assistito Kate Crawford, giornalista. Che decide di indagare. 
Cosa che, oltretutto, sembra non stia facendo nessun altro.
Nel giro di 10 minuti scopre di tutto di più, che se la lasci fare facile che ti scopre anche cos'è successo a Dallas il 22 novembre 1963.
Peccato che chiunque venga avvicinato dalla donna muoia entro 24 ore, roba che al confronto guardare la videocassetta di The Ring era una passeggiata di salute. 
La giornalista avvicina Thomas, che, oltre ad essere ancora vivo (e a toccarsi i maroni quando scopre chi è), le dà retta. E infatti dopo una decina di minuti che lei gli racconta quello che ha scoperto, tentano di ammazzarli. 
E in quello che sembra un mega complottone globale dove ad ogni scena muore qualcuno, fosse anche il garzone del lattaio, tu non sai più di chi fidarti e inizi a sospettare che dietro la morte del presidente ci siano i servizi segreti deviati, la CIA, i boy scout, il Mossad, la Stasi, la Wicca, le giovani marmotte o gli ultras della Lumezzane, alla fine scopri che tutto va ricondotto ad un improbabile dramma della gelosia. Perché, e mi perdoni il piccolo principe, la gelosia è negli occhi di chi guarda. 
Mentre chi guarda il film vede solo una roba inutile.  



17 gen 2013

Cosa fa la Poison quando non va al cinema?

Che già vi vedo, davanti ai vostri monitor pronti a strapparvi i capelli dalla curiosità.
Eh, ma lo posso capire.
A chi non interesserebbe?
La Poison quando non va al cinema solitamente esce dall'ufficio e va a casa, ad orari più o meno variabili. Entrata in casa, come prima cosa nutre il gatto, 4 volte su 5 con risultati discutibili. Nel senso che la bestia annusa il cibo che amorevolmente gli è stato versato nella ciotola, guarda schifato la sua padrona e se ne va con aria sdegnata.
Quindi accende la macchina del caffè (la Poison, non la bestia) e finalmente si toglie il cappotto. Accende la TV, fissa su Rai News, ascolta due cazzate notizie e perde tempo. Cosa che, fra l'altro, sa fare be.nis.si.mo.
Mentre è impegnata a bamblinare, riuscirà, simultanemanente a fumarsi una sigaretta, leggere qualche pagina del libro, sfidare degli emeriti sconosciuti a Ruzzle, spolverare, riordinare alcune cose che al mattino sono sfuggite - per mancanza di tempo - al suo maniacale controllo, decidere con quale visione addormentarsi sul divano dopo cena e, contemporaneamente, penserà a cosa prepararsi per la cena istessa.
Va detto che la Poison non è propriamente famosa per la sua attitudine culinaria.
La Poison a dire il vero non è famosa per nulla che possa fare di lei quella che le nostre nonne amavano definire "una donna da sposare". E i fatti son qui a dimostrarcelo: la Poison non se l'è sposata nessuno.
Comunque la Poison in qualche modo si nutre. A giudicare dalle sue forme, pure troppo, potrebbe azzardare qualcuno.
Adesso la Poison smette anche di parlare di sè in terza persona, perchè pare sia indice di qualche problema comportamentale.
Dicevo, mi nutro.
La settimana scorsa, ad esempio, ho trovato nel frezeer una fettina di carne. Se fossi un uomo probabilmente l'avrei trovata sul termosifone.
Comunque, la povera fettina era lì da così tanto tempo che non mi sono azzardata a mangiarla come solitamente mangio la carne, ovvero praticamente cruda. O "grondante sangue" - mi perdonino i vegetariani - che è il modo in cui la ordino quando al ristorante mi chiedono il grado di cottura.
E quindi ho pensato di farmi la classica, un po' triste, fettina impanata.
Peccato che mi mancassero le basi: uova e pan grattato.
A dire il vero un paio di uova le avrei anche, ma sono in casa da così tanto tempo che praticamente mi ci sono affezionata al punto che quando apro il frigo le saluto. Nel momento in cui dovessero iniziare a rispondermi, capirò che è giunta l'ora di separarsi.
Per farla breve la fettina è stata amorevolmente cotta nel... mirto.
Cracco, Barbieri, Bastianich, mi leggete?
No?
Fate bene.
 
 

17 dic 2012

Di domeniche, divani e DVD

Non avessi in casa un gatto famelico da sfamare N volte al giorno, avrei replicato molto volentieri il programma di ieri. Invece mi è toccato uscire, seppur controvoglia, prima dal pigiama e poi da casa.
Con molta calma. Mentre cazzeggiavo da una stanza all'altra, sul canale tv dove stavo guardando distrattamente uno stupido telefilm, è iniziato il wrestling. E per un attimo ho avuto un flashback, ed ho rivisto mio padre, sul divano, intento a godersi il programma, con mia madre ed io che gliene dicevamo di ogni, su come potesse appassionarsi ad una baracconata del genere. E lui a risponderci che non capivamo un cazzo, che quello era spettacolo. Inutile dire che io e mio padre, in quanto ad opinioni, dalla politica al grado di cottura della pasta, eravamo sempre in leggero disaccordo. Che poi, io da ragazzina lo seguivo anche, il wrestling, ma erano altri tempi, c'era Antonio Inoki, una volta. Ecco. Lui sì che mi piaceva. Poi, ad un certo punto mio padre è scomparso dal divano e io sono tornata al presente. E mi sono trovata a passare davanti alla tv mentre stavano inquadrando Seth Rollins. Cioè, un tamarro da antologia dagli inguardabili capelli bicolore che levati, che io prima cioncherei le mani al suo parrucchiere di fiducia e dopo gli revocherei la licenza, ma, nonostante l'improponibile acconciatura, bello proprio, lascia fare. E niente.
Seth Rollins, mi leggi? No, perché la tinta te la faccio io, al limite. Fammi sapere, ok?
Poi sono andata a fare la spesa. E quando sono rientrata a casa, mi sono riposizionata sul divano. Non mi sono nemmeno esibita nella sacra pennica post-prandiale, adesso che ci penso.
E mi sono goduta "Distretto 13 le brigate della morte", capolavoro di John Carpenter. Ricordo che quando lo vidi la prima volta, secoli fa, la scena dell'uccisione a sangue freddo della ragazzina, in un mix di attesa e sorpresa, mi lasciò a bocca aperta.
Una scena talmente cruda che all'epoca creò alcuni problemi con la censura a Carpenter. Ma che resta, a tutti gli effetti, una scena cult nel cult.
Filmone.
A cui ne è seguito un altro, in serata. Ma di quello ve ne parlerò domani.
 

 

16 dic 2012

Di sabati, divani e DVD

Era parecchio che non mi svegliavo sul divano, a quest'ora.
Avendoci passato la giornata era abbastanza prevedibile.
Non sono uscita di casa, l'idea della gente in giro in preda al delirio prenatalizio mi disturba.
Divano e DVD.
Ho dciso di rivedere FARGO. Quasi non me lo ricordavo più, ma gli anni passati (il film è del 1996) non gli hanno tolto nulla, a livello di velata ironia e sottile cinismo (la scena in cui Steve Buscemi sta facendo sesso con la escort e lei gli dice "si, si, così, sento le campane" con lo stesso tono con cui io ordinerei due etti di prosciutto al macellaio - anzi, credo che io ci metterei più enfasi -, mi ha strappato una crassa e sonora risata) e Frances Mc Dormand è davvero in grande spolvero.
Per la serie "donne da Oscar" e soprattutto perche non era giornata per impegnare troppo i miei neuroni con visioni più impegnate, sono passata alla visione di THE BLIND SIDE.
Il titolo si riferisce al ruolo del giocatore di linea (stiamo parlando di football americano) che è quello di proteggere il quarterback dai placcaggi degli avversari, che cercheranno di bloccarlo, attaccandolo dai lati che - come il famoso angolo cieco degli specchietti retrovisori - il quarterback non può vedere. La storia, che si basa sulla vita di Michael Oher, è talmente telefonata, americana, prevedibile e anche un po' ruffiana che è riuscita contemporaneamente a far si che Sandra Bullock vincesse l'oscar come migliore attrice e che il film non arrivasse nelle sale italiane.
 
 

19 nov 2012

Any given sunday

Visti i precedenti, attendevo con un po' di timore l'arrivo della domenica, che, invece, è scivolata via abbastanza liscia. Niente di eclatante, ma non ho avuto i turbamenti delle due precedenti, e questa mi sembra già una gran cosa.
Se solo riuscissi a dormire un po' di più, già questo aiuterebbe. Perchè svegliarsi alle 7.30, di domenica, se non ti stanno aspettando da nessuna parte, non è assolutamente utile, per il proseguimento della giornata.
Ma, siccome nel perdere tempo sono bravissima, sono arrivate le 11.00 e io non avevo ancora combinato niente, tranne bere un tot di caffè e accendermi un paio di sigarette, leggere un intervista a Serpico e cercare di dissuadere il gatto dallo starmi appiccicato come una patella allo scoglio.
Poi, visto che al sabato c'è troppa gente, e io non sopporto la confusione, sono andata a fare la spesa.
La spesa la domenica, a ridosso dell'ora di pranzo, è fantastica. Non c'è praticamente nessuno, tranne i disadattati come la sottoscritta.
Uscendo di casa mi sono fermata a buttare la plastica. Cosa che, non pensavo, è riuscita a farmi ridere.
Poi, una volta espletata la pratica spesa, non so se abbiano fatto l'annuncio a reti unificate in tv, ho passato un paio d'ore a... stirare.
Per farmi compagnia durante una delle innumerevoli attività in cui do il meglio del mio pressapochismo, ho scelto 13 assassini, che aspettava solo il momento giusto per essere visto. 
Film davvero notevole. Crudeltà e poesia che si mischiano come il sangue nel fango durante la battaglia finale. Oddio, finale. Come durante la battaglia che si protrae per oltre metà film. Ok, dai,  forse non è propriamente un film da "femmine".
Però a me è piaciuto. Che significhi qualcosa?
Comunque era così tanto tempo che non stiravo che nel mucchio ho trovato delle t.shirt che avevo dimenticato di avere.
Che vita difficile.
 
 

12 nov 2012

Sempre di domenica

 
Sono giunta alla conclusione che alla fine io è la domenica, che patisco.
Perchè esattamente come domenica scorsa, mi sono ritrovata ad un certo punto della giornata, sul divano, a piangere.
Senza una causa scatenante, fra l'altro. Cosa che mi fa sentire ancora più stupida.
Poi è passata, nello stesso modo in cui è arrivata.
Ho anche scoperto che dev'esserci uno strano passaparola fra gli insetti del circondario.
Domenica scorsa ho trovato una mantide religiosa sulla tenda.
E credo sia inutile che vi dica che io gli insetti li patisco. Ma tanto proprio.
Che già sto cercando di superare il terrore che ho sempre manifestato nei confronti delle cimici per cercare di farle uscire di casa. E faccio davvero fatica, che mi avvicino e mi vengono i brividi. E non di piacere. Posso prendere in mano un topo (vivo o morto non fa differenza), senza fare un plissè. Ma non fatemi toccare un insetto.
Ieri, in veranda, avevo 10 cm di locusta. Non sono Grissom e me ne intendo poco, ma chiamarla semplicemente cavalletta a me sembra riduttivo. Poi capita che alla sera vado a dormire, non prendo sonno perchè ho bevuto troppi caffè e mi metto ad ascoltare tutti i rumori che arrivano dall'esterno.
E sono davvero tanti. Anzi, no, sono decisamente troppi.
E capita che ti chiedano se hai visto "quella casa nel bosco". Ma anche no, grazie. Che un po' di settimane fa mentre guardavo un vecchio episodio di Criminal Minds, con la tizia che vive da sola con un gatto, e le entra in casa il serial killer di turno, ancora un po' e mi cago in mano.  
In compenso settechilidigatto ultimamente è appiccicoso come una zecca sui coglioni di un cane.
E ieri sera abbiamo sperimentato la ricetta "broccoli condivisi".
Ma posso fare sta vita?

29 ott 2012

tell me why...

Quando questo disco è uscito io ero sufficientemente disturbata da trovare sexy anche Bob Geldof. Che a rivederlo adesso mi chiedo come sia stato possibile.
A mia discolpa c'è da dire che non era l'unico segnale del mio disagio. Perchè se mai mi fossi riprodotta e fossi stata in grado di fare una figlia femmina, questa disgraziata oggi si aggirerebbe per il mondo rispondendo al nome di Antiniska. O di Magenta. Più probabilmente appena raggiunta la maggiore età sarebbe andata all'anagrafe per avviare le pratiche per il cambiamento del nome. E si chiamerebbe Maria.
Che poi non è che io detesti i lunedì in modo particolare. Io detesto tutti i giorni allo stesso modo, democraticamente.
Ma oggi è una giornata pesante.
Nel week end ho dormito poco e male. Che una volta il cambio dell'ora mi scivolava addosso senza lasciare traccia. Una volta, appunto.
Per la prima volta ho disertato il salone del gusto, che non avevo voglia di stare in mezzo alla gente. Ho pulito casa, come in preda a un raptus. Ho passato l'aspirapolvere anche in garage, per dire.
Non sono andata a far la spesa. Tanto per cambiare.
Salvo poi accorgermi, ieri sera, che non avevo burro in casa.
E avevo voglia di risotto.
Così ho abbandonato il divano, e sono andata all'ipermercato sempre aperto la domenica. Come praticamente tutti, ormai. E, alla cassa automatica ho passato, nell'ordine: un panetto di burro, due lampadine e due lucchetti.
Mi sono anche trattenuta dal comprare un paio di scarpe.
Il che, conoscendomi, è decisamente preoccupante.
Però mi sono guardata un paio di film: Alexandra's project. Che mi ha un po' annoiata. Poi, nemmeno so perchè avessi quel film - ma conoscendo il mio ex moroso qualche dubbio mi viene - Il volo della Fenice. Di cui ho apprezzato le riprese in Namibia. Oltre al fatto che Giovanni Ribisi, non interpreta il solito disturbato pezzo di merda. Nel senso che in questo film è un po' meno pezzo di merda, se non altro. Per finire ho rivisto Le regole dell'attrazione. Continuo a trovare Shannyn Sossamon bellissima. E del film mi ha colpito una frase:
 
Nessuno conosce nessuno. Mai.
 
 
E comunque il risotto era commestibile.
Che dire "buono" mi sembra un po' troppo presuntuoso.


17 set 2012

Appena mi viene in mente un titolo intelligente lo inserisco. Dici che un titolo intelligente mi rovinerebbe la media? ah, ecco.

Non vorrei parlare troppo in fretta (che poi c'è sempre qualcuno che non capisce e ti dice "scusa, puoi ripetere?") ma pare che la vicenda ENI stia andando a buon fine.
Dopo la bolletta che non arrivava e l'incauto addebito del deposito cauzionale, ne ho ricevuta una a importo zero, dove i consumi venivano compensati da una parte del deposito cauzionale. E la restante somma è già in accredito sulla prossima bolletta.
Ecco.
Bravi.
Vedete che se volete siete capaci a lavorare bene?
Che rompere i coglioni al prossimo è un lavoro duro, ma a volte serve.
E adesso vado, che la massaggiatrice mi aspetta.

Un tranquillo lunedì di settembre

Pensavo peggio.
Nel senso che non ho trovato il traffico furente della ripresa delle scuole, e me la sono cavata con una mezza dozzina di vaffanculo sparsi a pioggia.
Sono riuscita ad arrivare in perfetto orario, colazione al bar compresa. Ma senza brioche, per evitare che, scambiandomi per una balena, arrivi Greenpeace a proteggermi.
Oggi sarebbe il compleanno del mio babbo, fra le altre cose.
Nonchè della bionda collega surfista dalle tette rifatte.
Che, dagli States, dove dovrebbe essere, si è messa in contatto con il collega A. tramite Linkedin. Per dirgli che il suo fighissimo corso di inglese è saltato (ma tu pensa!). E che quindi lei probabilmente a metà ottobre sarebbe di nuovo qui. Chissà se posso anticipare il rientro dall'aspettativa? gli ha chiesto. E lui, senza scomporsi: non credo proprio.
Non puoi rientrare un mese e mezzo prima del tempo. Non si interrompe un sogno a metà.
Ieri ero in modalità casalinga.
Ho pulito casa. Ho pulito casa. Ho pulito casa.
Il vicino mi ha riportato la pappa del micio avanzata, quindi non ho fatto la spesa.
Ho cenato con una mela raccolta dall'albero.
Ho nutrito il gatto.
E anche il gatto abusivo.
Che stamattina ho scoperto essere perfettamente in grado di usare la gattaiola, visto che, uscita dalla doccia, me lo sono vista in sala, come se niente fosse. 
Fantastico.
Adesso cerco di capire quanti film sono usciti, cosa devo recuperare, come, quando e perchè, e poi direi che ci siamo.
Si ricomincia.

7 set 2012

Should I stay or should I go

 
O il trionfo della banalità. Che titolo, eh?
Manco avessi il dubbio. Vado, certo che vado.
Domani. Pomeriggio.
Così domattina magari posso pensare di preparare la valigia. L'unica cosa pronta, al momento, sono i libri. 4. Che poi pesano. E, se continuo a leggere ai ritmi di questi mesi, almeno 3 saranno di troppo. Uno di sicuro, che Sua Bionditudine vuole che io porti anche le 50SfumatureDiStaMinchiaInElicottero. A dirla tutta mi vergogno un po'. Magari gli metto la copertina di qualcosa di più impegnato, che ne so, "The Great Singapore Penis Panic and the Future of American Mass Hysteria", ad esempio. Ma non vorrei dare l'impressione di una che se la tira troppo. Meglio qualcosa più terra terra, come questo. Oppure me ne fotto, come sempre.
L'autolettura del contatore del gas l'ho fatta, il frigo è tornato al suo status di normalità, ovvero semivuoto. Direi che ci siamo. Devo ricordarmi di comprare la pappa per  il gatto  i gatti, bagnare l'orchidea e... ah, sì, cercare il passaporto. Che ho scoperto che la carta di identità, con il timbro che ne proroga la scadenza, non è ritenuta valida da tutti i paesi ai fini dell'espatrio. E allora vorrei che qualcuno mi spiegasse l'utilità del timbro, perchè io da sola, come sempre, non ci arrivo.
Ieri sera, indovina un po', mi sono addormentata sul divano. Durante "il cavaliere oscuro".
Ma stavolta ero preparata. Nel senso che mi sono accorta che stavo per addormentarmi. E ho tolto gli occhiali.
Poi come sempre mi sono svegliata, ho preso un caffè, ho fumato un paio di sigarette e prima di andare a dormire ho visto una pubblicità. Mio malgrado.
Credo di uno shampo.
Con la solita sgnacchera bellicapelli che dice: "Non posso vivere senza la mia piastra".
Giuro. NON. POSSO. VIVERE. SENZA. LA. MIA. PIASTRA.
No, ma dai. Per favore. La piastra? Avessi detto non posso vivere senza il mio dildo, tanto quanto, avrei anche potuto capirti. Che quello funziona anche senza corrente elettrica. Che se ti ritrovi in un campo tendato in Tanzania mi spieghi a cosa ti serve la tua merdosissima piastra? No, non dirmelo, non lo voglio sapere.
E mentre cercavo di prendere sonno mi è venuta voglia di ascoltare Closer.
E poi ho sognato che ero nella cucina di zia Angela, a Milano, a mangiare biscotti. Con la nutella.
Sigmund, secondo te?
 
 

6 set 2012

“Il mio è un disordine sistematico: non ci capisci niente a vederlo così, devi guardarlo a una certa distanza”

E credici, no?
Che io son due settimane che cerco i pantaloni della palestra e non li trovo.
Non che i pantaloni siano della palestra. Sono i miei, che uso per andare in palestra. Cioè, che userei, se la palestra riprendesse i corsi che frequento. Su, dai, smettila. IL corso. che. frequento. due volte la settimana. Vabbè. I corsi riprenderanno martedì. Tu pensa quando si dice il destino avverso. Io martedì, a quell'ora, se le mie stime sono esatte, potrei essere:
- sdraiata in spiaggia sorseggiando un ouzo,
- a bordo piscina a bere metaxa, 
- seduta in un bar con un bicchiere di rakomelo in mano.
Son problemi.
Comunque i pantaloni non li trovo. Li ho cercati un po' ovunque, anche nella borsa della palestra.
Me ne farò una ragione.
Ieri sera, dopo cena, volevo vedere un programma su La7.
Più che altro perchè sapevo ci sarebbe stato Andrea Scanzi, che io amo. Non ricambiata, ma questo è un dettaglio irrilevante. Come sempre.
Teresa Mannino non mi è nemmeno antipatica. Se escludi che si veste in un modo che al confronto Moira Orfei sembra una casalinga di Pizzighettone un po' dimessa. Però non so.
Per fortuna Scanzi è intervenuto quasi subito.
Ha stroncato in maniera fantastica le 50sfumaturedistaminchia e io mi sono addormentata.
Felice.
Sul divano.
Con gli occhiali (che se non metto gli occhiali coi tastini del telefono faccio danni, io).
Perchè stavo parlando con un'amica su uazzapp. Finchè ero sveglia.
Che sia narcolettica?
Poi a mezzanotte ho aperto gli occhi.
Ho lavato i piatti, sono uscita in veranda a fumarmi una sigaretta, ho risposto ad una mail e poi ho fatto partire una lavatrice.
E sono tornata sul divano a guardare la tv.
E non avevo più sonno.
Infatti all'una e mezza ero di nuovo in veranda.
Io, la sigaretta e gatto abusivo, che ormai si è stabilito fisso in veranda. 
E soprattutto è una gatta.

20 ago 2012

Dov'eravamo rimasti?

Sempre qua, più o meno.
Con la sottoscritta che cercava di sopravvivere alla convivenza forzata con la bionda collega surfista dalle tette rifatte, se non erro.
Ecco.
Siamo di nuovo qua, in ufficio.
Io e lei.
A dire il vero lei mi ha avvisato con uazzapp che entrava per le 10.00.
Certo, fai un po' quel cazzo che ti pare, ci mancherebbe.
Nel frattempo è partito il mio personalissimo conto alla rovescia, che se le voci di corridoio sono vere, questa dovrebbe essere la sua ultima settimana di lavoro, poi va in ferie.
Già godo.
Comunque, questa settimana di ferie inaspettata, alla fine l'ho apprezzata.

Ho fatto cose, visto gente...
Andando indietro nel tempo, domenica scorsa sono stata portata a cena in un ristorante delizioso. A Mondovì, non esattamente comodissimo, ma sicuramente notevole. Non so se presentarsi al ristorante già mediamente ubriachi valga o meno, ma è stata una gran bella serata.
Poi martedì pomeriggio ho recuperato sua bionditudine dopo il lavoro e siamo salite in montagna.
Anche se io, in quanto cazzara in sæcula sæculorum, sarei più una tipa da spiaggia. In tutti i sensi.
Ma non è ancora il momento di andare in spiaggia, evidentemente.
 
Per quanto, ad Embrun il 15 di agosto, attorno a quel lago, sembrava quasi di essere a Rimini.
Ma senza i gavettoni.
Che poi. Si fanno ancora i gavettoni in riviera a ferragosto? che sono anni che manco.
Comunque, oltre ad aver visto l'Embrunman, ci siamo anche fatte un giro per il paesino, non sia mai che una si fa 60 km di curve tanto per. E il paesino ha una cattedrale (Notre Dame du Réal) del XII secolo che ci ha quasi lasciate a bocca aperta da quanto è bella. 
Poi ci siamo ricomposte. E siamo entrate in un bar a farci una Leffe. 
E quest'anno mi sono anche comprata un paio di scarpette più o meno tecniche per andare in montagna. Che se vai in montagna vuoi non camminare? Anche no, per dire.
Io ad esempio ho letto, preso il sole, mi son fatta massaggiare i piedi, partecipato ai campionati indoor di sollevamento posate, fumato un sacco, bevuto un po' meno,  ma ho camminato davvero poco. Però adesso se mi dicono andiamo in montagna a camminare, c'ho pure le scarpe.
In ogni modo.
Son tornata a valle, sabato sera. E ad accogliermi ho trovato un plotone di zanzare a cui di sicuro sono mancata parecchio. Domenica avrei dovuto stirare.
Ma, nel dubbio, ho preferito andare in piscina.
E, non so come sia potuto accadere, sono tornata a casa vagamente ubriaca.
La devo smettere.
Ma poi apro il frigo e mi accorgo di non essere (molto) credibile.

3 ago 2012

A.A.A. cercasi

La Poison si è resa conto che ha bisogno di un nuovo portafrutta.
Balle.
La Poison non ha bisogno di nulla, ha semplicemente deciso che il suo portafrutta non le piace più, e vuole cambiarlo. Acquistando un portafrutta che le piaccia.
Balle, again.
La Poison, se continua a parlare di ella stessa medesima in terza persona, avrà presto bisogno di uno specialista di quelli competenti, seri, preparati.
Comunque, per farla breve, voglio un portafrutta nuovo. Non che io mi stia dannando alla ricerca dell’oggetto, visto che tanto in questa stagione la frutta la tengo in frigo, fra l’altro. Quando lo incontrerò sono certa che lo riconoscerò, e sarà amore a prima vista. Conoscendomi, minimo sarà dell’Alessi, e mi costerà come un paio di Louboutin.
Visto che ieri sera, uscita dall’ufficio, l’unico programma concreto era di andare a casa a stirare, ho preferito perdere tempo e sono andata all’Ikea.
Che ho pensato che, magari, avrei anche potuto trovarlo lì, un portafrutta. Possibilmente già montato. Così sono arrivata, ho parcheggiato, sono entrata.
Che io non ce l’ho con l’Ikea, sia chiaro. Ho ancora in mente la sequenza esatta di bestemmie pronunciate l’unica volta che ho montato una loro cassettiera, ma, a parte questo, una volta l’anno un giretto ce lo faccio. Tenendomi accuratamente alla larga da qualsiasi cosa sia composta da più di due pezzi, fosse anche il gioco del domino.
Manco a dirlo di portafrutta (assemblati e/o da assemblare) nemmeno l’ombra. Questo non mi ha impedito di lasciare comunque 50 euri alla cassa. Adesso ho una bellissima parure di lenzuola color verde minchia (verde acido per i non addetti ai lavori), l’ennesimo copriletto indira (verde anche lui) e, visto che la saggezza accumulata nel tempo mi ha trattenuto dal comprare un’altra orchidea in vaso, che poi rischio di passare per serial killer, un rametto di orchidea rigorosamente finto.
Ieri sera arrivata a casa l’ho incastonato nel vaso dell’orchidea in coma. Fa un figurone.
Da lontano.
Il portafrutta? Può attendere.

30 lug 2012

Eni? E no!

La Poison a marzo ha chiamato il servizio clienti dell’Eni per la voltura del contratto del gas.
Quasi non credeva che la cosa – svoltasi quasi totalmente via telefono, potesse essere così rapida ed indolore. Domiciliazione bancaria, bolletta via web, nella mia personale azione mirata alla salvaguardia dell’Amazzonia, e via andare.
Dopo quattro mesi, non ricevendo bolletta alcuna, la Poison inizia a farsi delle domande. Senza peraltro trovare delle risposte. Era il 16 luglio quando la nostra eroina alzava la cornetta e componeva il numero del servizio clienti.
Esponendo con diplomatico disappunto, il problema. Ovvero che, da quando la titolare dell’utenza era lei, non aveva ancora visto una bolletta. Ed erano passati 4 mesi.
Operatrice: “sì signora, noto che su questo numero cliente è attivo un blocco di fatturazione”.
Poison: “Maporcadiquellaputt… un blocco di fatturazione? E che cazz  E mi scusi, che significa?” O: “Non glielo so dire, ma inserisco una segnalazione affinché provvedano a rimuovere il blocco su questo numero cliente, in modo che le fatture vengano sbloccate. Lei provi a richiamare fra una ventina di giorni, così vediamo se si è sbloccato qualcosa…”
P: “Sarà meglio. Grazie, buon lavoro” Alla Poison vengono alla mente intere puntate di mimandaraitre in cui c’era gente che non riceveva bollette da più di due anni, salvo poi vedersele recapitare con cifre che solitamente Berlusconi spende per farsi fare un pompino, quindi manda immediatamente un fax di reclamo, seguito da una raccomandata con ricevuta di ritorno. Che fidarsi è bene, ma, nel dubbio…
La sera dopo riceve una telefonata da un numero sconosciuto.
Risponde.
“La signora Poison?”
“Sì…” Voce inutilmente gioviale dall’altra parte: “Buonasera signora Poison, sono del servizio clienti Eni…”
E la Poison, che fondamentalmente è un’ingenua, crede che sia in merito alla sua telefonata di reclamo (povera illusa) e, con voce inutilmente giovale anche lei, non sia mai che sia da meno, risponde: “Buonasera, mi dica!” E il gentile omino del servizio clienti Eni le attacca un pippone di proporzioni cosmiche su tutti i vantaggi che potrei avere aderendo al loro servizio completo, ovvero gas e luce.
“No, guardi, io ho appena scoperto di avere un problema sulla fatturazione del gas, cosa che, invece, non avviene col mio gestore dell’energia elettrica, quindi, per il momento, non sono interessata, grazie”
“Guardi, se lei aderisce alla formula noi provvederemo a sbloccarle…”
“Scusi, me la sta mettendo sotto forma di ricatto per caso? Perché voi intanto mi sbloccate la questione della fatturazione, poi, eventualmente, deciderò io, in completa autonomia, se aderire o meno al vostro servizio elettrico”
“No, non intendevo dire quello che ho detto (e io me lo immagino questo dall’altra parte della cornetta, nel suo ufficio di Taranto, a maledirmi in tarantino stretto), volevo solo dire che con il nostro servizio avrebbe dei vantaggi…”
“Le ripeto, nel momento in cui riceverò la mia bolletta e scoprirò che è tutto regolare, EVENTUALMENTE deciderò se aderire o meno. Finchè non vedo la bolletta non ho alcuna intenzione di abbandonare il mio attuale gestore,  con cui, fra l’altro, non ho MAI avuto il minimo problema. Grazie, buonasera”.
Immagino che il gentile operatore abbia flaggato, accanto al mio nome, la casella “utente rompicoglioni”, perché il giorno dopo, andando sul sito dell’Eni, miracolosamente si era materializzata la bolletta, datata 12 luglio.
Guardo l’importo, che mi pare eccessivo, ma, finchè non riesco a visualizzare il documento non posso sapere il motivo. Quando finalmente il pdf si riesce a visualizzare, vedo 60€ di “oneri diversi dalla fornitura”.
I fenomeni, nonostante la domiciliazione bancaria, mi hanno addebitato il deposito cauzionale.
Chiamo il servizio clienti, esponendo con disappunto un po’ meno diplomatico della volta precedente, il fatto. La gentile operatrice se ne esce vagheggiando di “anomalie funzionali”.
Replico: “le anomalie funzionali fatele risolvere dai vostri sistemisti, perché il sistema dovrebbe impedire che, a fronte di una domiciliazione bancaria sia possibile conteggiare il deposito cauzionale, in quanto le due voci dovrebbero andare in conflitto. A meno che non sia intenzionale, visto che magari un sacco di gente non ci fa caso e voi, a botte di 60euro, ci marciate, ma, a parte questo, come la risolviamo?”
“Non glielo so dire, ma inserisco una segnalazione affinché provvedano a stornare il deposito cauzionale che le verrà riaccreditato non so se già sulla prossima fattura, ma lei controlli..."
Puoi starne certa, tesoro.

25 lug 2012

pollice verde

Non c'è storia.
O ce l'hai o non ce l'hai.
E io, non per vantarmi, ne sono totalmente sprovvista.
Stamattina ho casualmente buttato l'occhio sul davanzale della finestra.
E mi sono ricordata che io AVEVO una pianta.
L'ultima volta che l'ho vista prima di oggi mi ero addirittura stupita del fatto che fosse ancora viva.
No, non sto parlando dell'orchidea che mi è stata regalata a natale, quella sono ormai mesi che è in uno stato di coma vegetativo. Che, in quanto vegetale, è la morte sua. Anzi, probabilmente è morta davvero, ma ancora non lo sa. Io, nel dubbio, non la tocco.
Confesso che un po' ci sono rimasta male.

30 mag 2012

questa terra è la mia terra

E la mia terra continua a tremare, fregandosene di tutto il resto.
E tremava anche ieri sera, mentre ero al telefono con mio cugino, con sua moglie che gli urlava di scendere in cortile durante l’ennesima scossa. Mi raccontava di come, ieri mattina, uscito di corsa dalla fabbrica, abbia visto la sua auto saltellare sull’asfalto. Di come il susseguirsi di scosse sia destabilizzante, della paura, del non sapere dove avrebbe dormito questa notte, che in paese – nonostante loro non abbiano avuto danni, perchè sono a “ben” 40 km da Mirandola – avevano allestito una tendopoli, ma che lui era dell’idea di dormire sul divano, mentre sua moglie era intenzionata a dormire in macchina. Che fra parenti e amici sparpagliati in quella zona dire che sono proprio tranquilla e serena... ecco, no.
Ma – come dicevo ad Agata stamattina – non è che di concreto io possa fare molto, se non aspettare che tutto questo finisca.
E che al tg di Sky, prima di definire Carpi un “piccolo comune” del modenese, magari si informassero.
Nel frattempo ci pensa settechilidigatto a tenermi allegra.
Ricorderete tutti quando esprimevo perplessità in merito al suo utilizzo della gattaiola, immagino.
Da quando l’ho installata quel gatto in pratica mi ignora.
Entra ed esce quando e come vuole.
Soprattutto con CHI vuole.
Dopo il topino dell’altra sera, stamattina, dopo aver espletato il rituale caffè e sigaretta in veranda in mutande, mi accingevo ad entrare in doccia, quando, dal piano di sotto, mi sono giunti dei versi strazianti.
La contessa che alberga in me non è riuscita a esimersi dall’urlare “porca di quella puttana, ma che cazzo hai preso stavolta?” che, mi perdonerete, ma quando ci vuole ci vuole. Poi mi sono messa una maglietta, manco il gatto si turbasse a vedermi nuda, e sono scesa per le scale. Ai piedi della rampa c’era il mio adorabile gattino, con in bocca un leprotto che si muoveva ancora (ancora per poco, a voler essere puntigliosi). Ho risollevato il gatto, nella speranza che non mi perdesse il coniglio per casa, e, come l’altra sera, l’ho elegantemente sbattuto in giardino. Anche perchè, con queste temperature, cosa c’è di meglio che fare colazione all’aperto? Poi, finalmente, sono entrata in doccia. E sono andata al mio appuntamento in banca. Poi, prima di andare in ufficio, ho portato dei fiori alla mia mamma, che oggi è (era? sarebbe stato?) il suo compleanno.



24 mag 2012

ti raserò l'aiuola

Che abitare in una villetta indipendente circondata dal giardino è tanto bello, eh?
E’ talmente bello che più volte ho pensato di asfaltarlo.
Ammetto che ogni anno veder fiorire i tulipani e sbocciare le rose ha un non so che di miracoloso.
Ma, siccome io sto al giardinaggio tanto quanto la Barbie belli capelli è ovvio che il mio giardino viva ormai di vita propria. L’irrigazione avviene con metodi assolutamente naturali. Ovvero quando piove. Ma. Considerato che ultimamente ha piovuto parecchio, il mio giardino – anche se chiamarlo giardino lo sminuisce un po’, avendo esso assunto negli ultimi tempi le sembianze del sottobosco della foresta pluviale temperata – ha un aspetto un po’… selvatico? L’altro giorno ho visto che sono spuntati anche dei papaveri. Il mio timore è di svegliarmi una mattina, aprire le persiane e trovarmi un cinghiale che mi fissa perplesso, come nella pubblicità dell’effervescente Brioschi.
E così ieri sera, fra un caffè e una sigaretta, ho cercato il numero di telefono del giardiniere.
L’ho trovato. E l’ho chiamato. Dopo avergli mandato un sms per accertarmi che fosse davvero lui.
E stamattina ci siamo incontrati al bar e gli ho lasciato le chiavi di casa.
Che faccia della mia aiuola quello che vuole. Quando vuole.


(quello nella foto E' davvero il mio giardino)
(quello nella foto NON E' il mio giardiniere)

2 nov 2011

ponte

(fig.) periodo di vacanza che si ottiene collegando, con uno o più giorni di ferie, una festa infrasettimanale con la domenica precedente o successiva: fare il ponte.

Fatto, sì, grazie.
Due maroni di proporzioni cosmiche, che stamattina quando la sveglia ha fatto il suo (s)porco lavoro quasi ho sorriso. Che se penso che mi toccherà anche il ponte dell’8 dicembre quasi quasi mi deprimo. Oppure mi organizzo per tempo e sverno a... Bergeggi, per dire.
Ieri ero talmente scoglionata che al mattino mi son fatta prendere dall’estro giardiniero e ho potato il pino che funge da ornamento al cancello pedonale della poison-magione.
Poi, come al solito, mi son fatta prendere la mano, e, già che c’ero, ho pulito il tombino davanti al garage, che era pieno di foglie secche.
Alla fine ero soddisfatta, come ogni volta che faccio un buon lavoro.
Possibile che io sia allergica agli aghi di pino (o al lavoro manuale, va a sapere), perchè ho passato il resto della mattina a grattarmi le mani come un’ossessa. Poi, quando ho visto che iniziavo a sembrare una malata di varicella, ho preso un antistaminico.
E ho continuato a rompermi i coglioni fino a sera, ma se non altro senza grattarmi.