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20 apr 2016

in giro senza meta

Siccome domenica IO, a differenza di un sacco di altra gente, sono andata a votare, contrariamente alla mia routine domenicale in cui ozio h24 passando dalla posizione orizzontale sul divano alla posizione semi-eretta quando mi spingo in veranda a fumare. mi sono ritrovata, una volta conclusa la passeggiata fino ai seggi, vestita di tutto punto (solitamente l'abbigliamento ufficiale della domenica è il pigiama) e, alle 10.30, mi sono chiesta "e mo' che faccio?"
Adesso, non pensiate che io sia andata a votare a piedi per motivi ecologico/salutisti o quant'altro.
Sono andata a piedi perché un ospite dei miei vicini di casa ha pensato bene di parcheggiare la SUA auto davanti al MIO cancello.  Bastasu, ih caino.
Una volta sparito l'ospite , ho deciso di salire in auto, e di andare da qualche parte.
Indecisa se dirigermi a nord, sud, ovest est ma perché sei andata via mi son persa nella notte mi sono diretta a Candelo (provincia di Biella) dove esiste uno dei ricetti meglio conservati della categoria dei ricetti.
Un ricetto è una struttura fortificata all'interno di un paese dove venivano accumulati i beni o del signore locale o della popolazione, e dove la popolazione stessa poteva trovare rifugio durante attacchi esterni. Pare che il ricetto di Candelo, che venne costruito tra il XIII ed il XIV secolo, non sia mai stato destinato ad abitazione stabile da parte della popolazione, ma vi si trovano comunque circa 200 edifici.



Se abitate ragionevolmente vicino e non ci siete mai stati, fateci un giro, magari in occasione della manifestazione "Candelo in fiore". che inizia sabato prossimo. Oppure, se il vostro livello di asocialità è simile al mio, fateci un giro quando di manifestazioni non ce ne sono, così potete camminare per il borgo indisturbati.










11 feb 2016

Torino 2006, 10 anni dopo


Ebbene sì, sono passati già 10 anni da quando Torino ospitò la ventesima edizione delle olimpiadi invernali.
Era il 10 febbraio del 2006 e un sacco di gente scoprì l'esistenza di Torino solo in quel momento, come ha giustamente scritto Massimo Gramellini sulla Stampa 
(...) in via Roma i giornalisti americani giravano con i doposci ai piedi, perché erano talmente all’oscuro di cosa fosse e dove stesse Torino che se l’erano immaginata in alta montagna come il Sestriere.(...)
In effetti pure io ricordo che quando capitava di incontrare qualche turista, e a volte si trattava di turisti e addirittura stranieri, si rimaneva piacevolmente sorpresi. 
Perché i turisti, a Torino, non li avevamo mai avuti. Perché Torino era per tutti, ma soprattutto per quelli che non ci avevano mai messo piede, una città "grigia" e "triste". 
Per carità, i gusti non si discutono, ma secondo me Torino era bella anche prima che se ne accorgessero tutti, perché non è che i suoi monumenti, i suoi musei, le sue piazze, i suoi palazzi li abbiano costruiti per le Olimpiadi, eh? C'erano già. 
Ma l'imprinting sabaudo ha fatto in modo che di tutte le sue bellezze Torino non si sia mai vantata, rimanendo invisibile al mondo. Che si è accorto della sua esistenza - appunto - solo 10 anni fa. E 10 anni dopo, i turisti stranieri sono diventati una presenza normale, e non li guardiamo più con l'aria stupita.


4 giu 2015

Le regole del caos

La poison è una signora un po' disadattata, socievole ma asociale. E, nel corso degli anni, si è imposta alcune regole comportamentali, tipo non scaccolarsi in pubblico e/o in macchina, silenziare il cellulare quando entra al cinema/all'ospedale/in chiesa, non leccare il piatto quando è al ristorante, non accettare caramelle dagli sconosciuti (mi fosse mai successo una volta nella vita, poi), non guardare film in costume. 
Ma.
La poison, per qualche strano motivo, oltre ad essere disadattata, è sensibile. 
Non in senso generale, non è di quelle che quando incontra un cucciolo di qualunque razza, bambini compresi, inizia a parlare come una deficiente facendo le vocine da cartone animato, o si commuove guardando un tramonto. 
La poison è sensibile, per farvi dei pratici esempi, a una serie di addominali schierati a tartaruga, possibilmente su maschi glabri più o meno tatuati, ad un paio di Louboutin, al fascino della parola "gratis": 

gratis


[grà-tis] agg. m. e f. invar.
senza pagare o senza ricevere compenso; gratuitamente: assistere gratis a uno spettacolo; lavorare gratis |gratis et amore Dei, espressione latina che vale ‘gratuitamente e per amore di Dio’, usata per lo più con tono ironico
♦ agg. m. e f. invar.
(sempre dopo il nome) gratuito: ho due biglietti gratis per il teatro
Etimologia: ← lat. grātis, forma contratta di gratĭis, abl. pl. di gratĭa ‘grazia’; propr. ‘per compiacenza’, quindi ‘senza esigere compenso’.

E così ieri sera, dopo aver sperimentato il caos la mattina stessa, prendendo la metropolitana nello stesso istante in cui veniva - per imprecisate cause tecniche - sospeso il servizio, la poison ha contravvenuto ad una delle sue regole, andando a vedere un film in costume, nello specifico, "Le regole del caos", appunto (titolo originale "A Little Chaos").



PRO:
♦ è gratis.
♦ il titolo è bello.
♦ è gratis.
♦ c'è Matthias Schoenaerts.
♦ è gratis.
♦ c'è Matthias Schoenaerts.

CONTRO:
♦ è nella multisaladimerda.
♦ l'ultima volta che ho visto un film - gratis - nella multisaladimerda ho avuto un incidente e ho distrutto la clio.
♦ è un film in costume.
♦ c'è Matthias Schoenaerts, d'accordo. Peccato che indossi una parrucca da Gianluca Grignani, che lo rende, di fatto, unfuckable. (questa era la parte "la volpe e l'uva", che io alla fine me lo sarei trombato comunque, nonostante la parrucca e la camicia di sangallo. Per dire.)


Comunque.
La regia è di Alan Rickman, che nel film si ritaglia anche un ruolo per sé, nella parte di Luigi XIV.
Siamo a Parigi nel 1682, quando il Re Sole decide di trasferirsi a Versailles, nonostante i lavori non fossero ancora ultimati. E, essendo amante delle arti e delle cose belle, affidò all'amico cortigiano André Le Nôtre la progettazione dei giardini della famosa reggia.
Le Nôtre (che è realmente esistito e, fra le altre cose, ha progettato i giardini del Castello di Racconigi nonché i Giardini Reali di Torino)  decide di subappaltare una parte della progettazione e realizzazione ad un altro giardiniere, e la sua scelta ricade su madame Sabine De Barra (Kate Winslet), donna indipendente e tenace.
Ecc.ecc.
Questa in breve la storia.
C'è anche Stanley Tucci nella frocissima parte di Filippo duca d'Orleans.
Peccato che fra l'inquadratura di una rosa di damasco, delle pere (non solo quelle della Winslet), sguardi languidi e morbide carezze, che mancava solo Jean Claude di sensualità a corte ed eravamo a posto, il film sia talmente stucchevole che anche Liala e Barbara Cartland l'avrebbero trovato nauseante.



12 nov 2014

T(o)ur-ista a Berlino. Ah, no, è sempre Torino.



Domenica novenovembre si celebravano i 25 anni della caduta del Muro di Berlino. 
E siccome i ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino, la città (di Torino) ha organizzato, nell'ambito della manifestazione "Torino incontra Berlino", che si protrarrà per tutto il 2015,  un po' di eventi sparsi e concatenati, che, se solo il tempo fosse stato più clemente (meteorologicamente parlando, che dopo aver visto Interstellar lo sappiamo tutti che il tempo - inteso come unità di misura - è relativo) avrei seguito con molto piacere. 
E invece mi sono limitata. 
Per modo di dire, perché solo il fatto di uscire dal pigiama prima e da casa poi, di domenica, costituisce un evento quasi sensazionale.
E' che sono stata invitata all'inaugurazione di una mostra.
Questa:



GÖTTERDÄMMERUNG - Il Crepuscolo degli Dei 
Una personale di SVEN MARQUARDT 

La mostra, che si sviluppa in un doppio percorso espositivo, in due differenti sedi, propone una selezione di 60 opere eseguite con tecnica analogica e stampa fotografica “fine-art” in bianco e nero, e racconta, attraverso lo stile inconfondibile di Marquardt, sospeso tra il decadente e il voyeuristico, l'evoluzione e le trasformazioni socioculturali di Berlino, dalla guerra fredda ad oggi. 
Sven Marquardt è nato a Berlino Est nel 1962, vive e lavora a Berlino dove, da fotografo un tempo "clandestino" è diventato un personaggio chiave nella scena underground berlinese, essendo infatti il "temutissimo" buttafuori (anche se lui preferisce definirsi selezionatore) del Berghain, oltre che, naturalmente, un apprezzato fotografo anche nel campo della moda. 
Sven Marquardt è lui:


e domenica, dopo aver visto la prima parte della mostra, inaugurata a mezzogiorno nelle cripte dell'ex Cimitero di San Pietro in Vincoli, non ho potuto fare a meno di andare da lui a complimentarmi, perché le sue opere - per i miei gusti, ovviamente - sono di una bellezza suggestiva e senza tempo, che spazia tra la vita e la morte, l'angoscia e la passione. 

gente che fotografa (male) fotografie fotografate da fotografi veri.
La seconda parte della mostra (che inaugurava nel pomeriggio) si tiene nell'appartamento padronale di Palazzo Saluzzo Paesana, edificio splendido che ospita molto spesso mostre interessantissime (e che, fra le altre cose, ha contribuito in buona parte al successo del mio "cetriolo") dove vorrei tornare con più calma (e meno gente) per poter ammirare meglio le fotografie esposte, in quanto l'illuminazione artificiale, unita alla folla degli opening, non aiuta certo la visione, Anche se - va detto - il prosecco era ottimo.
La mostra durerà fino al 12 gennaio 2015, e il mio consiglio, come sempre, è di andarla a vedere, sia che siate di Torino, sia che ci capitiate in visita, in particolar modo la sezione ospitata nell'ex Cimitero di San Pietro in Vincoli, anche perché le cripte sono di indubbio fascino. 
E, anche se non lavoro all'ufficio di promozione turistica, vi do alcune info pratiche.
Orari: dal martedì alla domenica dalle  15.00 alle 19.00 
Biglietto: per singola sede € 5,00, cumulativo per entrambe € 8,00.
Palazzo Saluzzo Paesana: Torino, Via della Consolata 1 bis.
Ex Cimitero di San Pietro in Vincoli: Torino, Via San Pietro in Vincoli, 28.
E' stato il primo cimitero costruito fuori dalla cinta muraria cittadina nel 1777, chiuso al pubblico nel 1829, anche se le sepolture nelle cappelle private sono continuate fino al 1882. 
Abbandonato, vandalizzato e profanato, venne ristrutturato nel 1988 e attualmente ospita tre associazioni culturali. 
Come ogni cimitero che si rispetti, anche questo, vuole la leggenda, pare sia abitato dal fantasma della "velata": statua realizzata per la tomba della principessa russa Barbara Beloselskij morta 28enne e ribattezzata Varvara dagli spiritisti. Si mormora che il suo fantasma passeggi di notte intorno al Cimitero di San Pietro in Vincoli, e che lì porti i suoi inconsapevoli amanti per poi sparire.



10 nov 2014

T(o)ur-ista a To(u)rino







Ci sono week end in cui riesco a sconfiggere la pigrizia con cui convivo da sempre e (ri)esco a fare cose, vedere gente. Quello appena passato è stato uno di questi, in cui la pigrizia è rimasta a casa, ad aspettarmi. Sul divano. Assieme al gatto.
La settimana scorsa, curiosando nella sezione delle fotogallery della Stampa ho scoperto che in Barriera di Milano era stato istituito il bando B.Art, che prevedeva l'ideazione di un concept e la sua realizzazione sulle facciate di 13 edifici sparsi nel quartiere. La gara è stata vinta da Francesco Giorgino, in arte Millo, architetto pugliese trapiantato a Pescara, e. proprio sabato, il Comitato Urban organizzava dei tour alla scoperta dei vari lavori che hanno abbellito le facciate cieche di palazzi più o meno anonimi.
Approfittando anche del meteo favorevole mi sono iscritta, e sono andata alla scoperta delle opere di Millo, che tornerò a vedere con più calma, prima o poi, appena smetterà di piovere, forse. 


Durante il tour urbano era prevista una sosta al Bunker, interessante associazione culturale - di cui ignoravo l'esistenza - che sorge in un'immensa area post-industriale collocata fra Barriera di Milano e lo Scalo Vanchiglia che propone attività culturali e sportive di diversa natura per promuovere l’utilizzo delle aree urbane. Il progetto è caratterizzato da manifestazioni musicali, mostre, eventi sportivi, attività artistiche che vanno dalla street art ad installazioni di varia natura, oltre alla possibilità di coltivare degli orti. Decisamente interessante. Se volete saperne di più, qua trovate tutte le informazioni, io, come al solito, ci metto le figure:




Alla fine del tour ho mangiato una cosa al volo in un bar e ho raggiunto la bionda in centro.
"Ci vediamo in Piazza San Carlo?" chiede lei.
"Facciamo in piazzetta (Piazza Carlo Alberto ndr), che è più piccola e c'è meno casino?" rispondo io.
In Piazza Carlo Alberto (revival mode on: piazzetta è il nome con cui veniva identificata negli anni 80, quando era il nostro luogo di ritrovo preferito. E di stallo, visto che, attorno a quel monumento, ci abbiamo passato interi pomeriggi a decidere cosa fare e dove andare. E il più delle volte si finiva a non fare mai niente, e non si andava da nessuna parte. Revival mode off) il secondo sabato del mese c'è Extravaganza, mercatino del vintage e del modernariato, quindi la piazzetta con meno casino era un tripudio di gente e bancarelle e io e la bionda per trovarci abbiamo dovuto telefonarci, quando eravamo a meno di 10 metri di distanza. 
Ma alla fine ci siamo trovate.
E siamo andate al cinema.
A vedere "io sto con la sposa".
Di cui vi parlerò prossimamente.
Forse. 

19 ago 2014

cronache di una settimana di ferie

L'aspetto "tragico" di tornare al lavoro il 18 agosto principalmente consiste nel (non) trovare un bar aperto vicino all'ufficio in cui fare colazione, se consideri che anche il bar dei cinesi all'angolo quest'anno ha chiuso per ferie. Ma la zona offre una scelta ridotta anche durante il resto dell'anno, quindi, quando il bar che frequento abitualmente chiude per ferie, mi tocca sacrificarmi. Potrei anche fare colazione a casa, adesso che ci penso.
Del resto ho pure comprato del miele. Che quello che avevo in casa era scaduto nel 2011, appena. Secondo me è ancora commestibile, ma, siccome avevo ospiti di un certo livello, mi sembrava brutto mettere in tavola del miele vintage.
Oltretutto il miele che ho comprato si chiama "Hedonist", da non confondersi con l'Hedonism, resort in quel di Negril, Giamaica. Se ve lo state chiedendo, sì, il nome deriva da Negrillo. E se pensate che sia di cattivo gusto chiamare un paese in Giamaica Negril, prendetevela con gli spagnoli, che glielo diedero sul finire del 1400. Sull'origine del nome ci sono due scuole di pensiero. C'è chi dice che faccia riferimento alle nere scogliere che si ergono (ehm) a sud del paese, e chi dice che fosse per la grande diffusione di (ehm) anguille nere che popolavano la zona. Nero -> Negro, Anguilla -> Eel = Negro eel -> Negril.
Dicevo, nel week end ho avuto il piacere di poter finalmente conoscere ed ospitare lei, che è giovane e bella e simpatica, e soprattutto ignorava quanto fossi vecchia matura, e siamo state molto bene. O almeno, io sono stata bene, ma spero anche lei.
Avere ospiti "forestieri" ti consente di poter fare la turista nella tua città, cosa che a me piace sempre molto, così il nostro tour è iniziato venerdì sera con una cena permododidire a base di birra, patatine fritte e granita siciliana con panna. Il sabato, dopo la colazione, ci siamo spostate in città, dove, dopo un giro fra Porta Palazzo ed il Balon, che hanno sempre un certo fascino, approfittando di una giornata con un cielo terso come non se ne vedevano da un pezzo, siamo salite sul Turin Eye, la mongolfiera che si trova in Borgo Dora e che, dall'autunno del 2012, ogni giorno, vento permettendo, sale fino a 150 metri d'altezza regalandoti la visione di Torino da una prospettiva inaspettata ed emozionante. Sabato mattina la visibilità era perfetta, infatti si vedeva addirittura la Sacra di San Michele.


Porta Palazzo
vecchie in mongolfiera
A pranzo ci siamo fermate in uno degli innumerevoli ristorantini che si affacciano su piazza IV Marzo, dove abbiamo dovuto affrontare - oltre ai vari suonatori ambulanti - un primo di proporzioni esagerate, cosa di cui ho osato anche lamentarmi con la cameriera, per il semplice motivo che detesto sprecare il cibo, ma quando è troppo è troppo. In un barlume di saggezza entrambe abbiamo evitato di ordinare l'antipasto. Per fortuna, aggiungerei. Ci siamo quindi spostate a Palazzo Reale per la mostra di David Seymour, che io ho rivisto con piacere. Pochissima gente, vedere le mostre così è una meraviglia. 

Palazzo Reale, Torino
Da Palazzo Reale ci siamo quindi spostate al MAO, dove fino al 21 settembre è ospitata la mostra fotografica di Fosco Maraini "L'incanto delle donne del mare", una selezione di foto realizzate nel 1954, nelle isole Hegura e Mikuriya, al largo delle coste occidentali del Giappone, dove vivevano gli Ama, la cui principale attività e fonte di reddito, nei mesi estivi, era costituita dalla pesca dell'awabi (un particolare tipo di mollusco) e questa attività era compito delle donne, che la praticavano in apnea sui fondali dell'isola, arrivando fino a venti metri di profondità. Per documentare il lavoro delle donne Ama, Maraini fece realizzare delle attrezzature subacquee rudimentali, anch'esse in esposizione. 

Fosco Maraini, "a passeggio tra gli scogli"
Fosco Maraini, "Tegane"

Decisamente interessante. Ovviamente abbiamo dedicato anche uno sguardo ai vari piani del museo, dopo che l'assistente di sala, alla vista del mio calavera sul polpaccio e del nodo tibetano sul collo mi ha chiesto se avessimo già visto, nel reparto dedicato al Tibet, il paramento ornamentale fatto di ossa umane... 
Poi, siccome la cultura non è tutto, ci siamo date ad un po' di sano shopping, per concludere con un aperitivo in zona Quadrilatero e una pizza in centro. Arrivate a casa, siccome c'ho un'età, ho abbandonato l'ospite al suo destino e sono svenuta nel letto in tempo zero. 



La domenica invece ci aspettava la Reggia di Venaria, che al nostro arrivo era stranamente deserta, sempre splendida, con la mostra fotografica che trae spunto dal libro di Mario Calabresi "Ad Occhi Aperti", che è anche il nome della mostra in cui si possono ammirare le opere di Abbas, Gabriele Basilico, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Don McCullin, Steve McCurry, Josef Koudelka, Paolo Pellegrin, Sebastião Salgado ed Alex Webb. Se vi capita - la mostra durerà fino al prossimo 8 febbraio - fateci un salto. Io, nonostante avessi già visto molte delle fotografie esposte, non ho potuto evitare di emozionarmi nuovamente, soprattutto di fronte alla sezione di Paul Fusco, che ha documentato il tributo che un milione di americani diede a Bob Kennedy nel viaggio che il treno che trasportava il suo feretro compì attraverso cinque stati, per trasportare la salma da New York al cimitero di Arlington. 


Dopo la mostra un giro nei giardini della Reggia è assolutamente doveroso. E poi sarete liberi di fare un po' quello che vi pare. Noi, tanto per cambiare, pensate un po', siamo andate a mangiare... 



13 ago 2014

Ferie d'agosto

Da lunedì sono in ferie. Non per scelta mia, che si sa, ad agosto sto benissimo in ufficio, ma, siccome la base di partenza erano TRE settimane, direi che essere riuscita a farne soltanto una è giù un buon risultato, quindi, vorrei che fosse chiaro che: Non. Mi. Sto. Lamentando.
Più che la settimana di ferragosto il clima sembra da settimana bianca, stamattina ci saranno, a esagerare, 16 gradi. Ha smesso di piovere da 10 minuti, più o meno. 
E' tutto molto bello, davvero. 
Mi sto dedicando, con totale devozione e ottimi risultati, alla pratica dell'ozio. Per spiegarvi il livello di abbruttimento raggiunto vi basti sapere che sto guardando Wolff - un poliziotto a Berlino. Credo che guardare telefilm tedeschi sia una forma di perversione, ma non credo sia il caso di approfondire il discorso.
In un impeto di iperattività l'altro pomeriggio mi sono spinta alla campana per buttare il vetro. Risultato: mi ha punto una vespa. Ho il dito indice della mano sinistra che sembra un wurstel. Son cose. Da bestemmia carpiata. 
A parte queste cazzate di poco conto, sabato scorso, io e sua bionditudine siamo finalmente andate a pranzo a Villa Crespi per festeggiare il (mio) giubileo.
La villa si trova sulla strada che conduce allo splendido borgo di Orta San Giulio (non ci siete mai stati? Rimediate!) e non potete non notarla, vuoi perché è una costruzione in stile moresco, che da queste parti non è esattamente molto diffuso - vuoi per il minareto che la sovrasta. 
La villa, che in origine si chiamava Villa Pia, nome della moglie del proprietario, è stata fatta costruire verso la fine del 1800 dall'industriale tessile Benigno Crespi, originario di Busto Arsizio, che voleva una casetta per le vacanze.
Al grido di "la voglio sobria", pare che il Crespi si ispirò ai suoi numerosi viaggi e al fascino di Baghdad, e fece arrivare manodopera direttamente dai luoghi in cui il moresco era di casa. 
Dopo vari passaggi di proprietà e un periodo in cui la villa rimase abbandonata, recentemente è entrata a far parte del circuito Relais & Château dove, dal 1999, lo chef Antonino Cannavacciuolo gestisce il ristorante, che ha ricevuto la prima stella Michelin nel 2003 e la seconda nel 2006.
Altre due sono arrivate, come già sapete, sabato a pranzo.
Metto le mani avanti: recensire cibo non è il mio mestiere, quindi prendete quella che segue con tutte le riserve del caso. 
Prendiamo posto e scegliamo prima l'acqua, poi il vino.
Diciamo subito che la lista delle acque minerali è un insulto al buon senso, ma sai bene che le stelle te le faranno pagare un po' ovunque, acqua compresa. Quindi, inutile star qua a lamentarsi. 
Abbiamo scelto un Vintage Collection Satèn di Ca' del Bosco e quindi il menu "Carpe Diem".
Il personale di sala è presente e professionale, ma sorridente e cordiale. 
Dopo averci chiesto se fossimo intolleranti o allergici a qualche cibo o se ci fosse qualcosa che non fosse di nostro gradimento, abbiamo iniziato con il giro di appetizers, fra cui gnocco fritto di grano arso con ripieno di burrata e ovviamente prosciutto crudo, focaccine liguri buonissime, e delicatissimi macaron al foie gras.
Quindi abbiamo iniziato a fare sul serio, con l'ostrica in salsa al ravanello. Abbinamento un po' azzardato, in quanto il ravanello sovrasta un po' il sapore dell'ostrica, ma il risultato non è affatto malvagio. E ve lo dice una che non mangia ravanelli. 

Tartare di tonno, lime, acqua di mozzarella e cocco

Il lime con il tonno crudo si sposa alla perfezione, il cocco - appena accennato - si sente solo in sottofondo e l'abbinamento con l'acqua di mozzarella, che viene versata nel piatto quando arriva al tavolo, lo rende un piatto dove i sapori si amalgamano magnificamente. Fantastico.

“Pasta e fiori”, crema fresca di capra, crudo di seppie, colatura di insalata di pomodoro
Oltre alla bellezza cromatica del piatto (anche qua la colatura di pomodoro verrà versata al tavolo) ci troviamo di fronte ad un tripudio di sapori dove la crema fresca di capra viene smorzata dalla delicatezza della seppia cruda - e tenerissima - completata dal pomodoro. Il risultato, che ve lo dico a fare, è ottimo.

Spezzatino di pesce, crema tiepida di zucchine alla scapece
Qua ho fatto ridere i camerieri facendo notare che l'aspetto del piatto fosse quantomeno inquietante. Ma solo l'aspetto, perché lo spezzatino, dove ogni tipo di pesce (cozze, spada, gamberi, rombo e non mi sbilancio oltre in quanto inizierei a citare pesci ad minchiam) era cotto alla perfezione, mantenendo intatte le sue caratteristiche. La schiumetta aveva il profumo (e il sapore) del mare, e la crema di zucchine si abbinava alla perfezione.

Pre dessert

Trattasi di una rivisitazione della mia amata Piña Colada racchiusa in un bicchierino di cioccolato bianco. Quindi funziona al contrario di un mangia & bevi. Prima bevi (il contenuto) poi mangi (il bicchiere). E no, la cannuccia non è commestibile.
L'amore al primo sorso.

Dessert Villa Crespi

Lo so, questa foto non è AFFATTO seria. 
Ma immagino sappiate tutti quanto io NON sia golosa. E quando è arrivato questo bunet rielaborato in chiave napoletana, appoggiato su una crema di caramello e rhum, con sfoglietta alla cannella, ecco. Io l'ho assalito. Salvo poi ricordarmi che dovevo "documentare" il pranzo. Quindi, non potendo dire che la foto è venuta mossa, vi dico che è venuta moRsa. 
E niente. Voi non potete capire. O forse sì.

Il caffè, accompagnato dalla "piccola" pasticceria (la sfogliatella napoletana di piccolo non aveva nulla), che non abbiamo nemmeno terminato, l'abbiamo preso in giardino. E, al momento di andare a pagare ci siamo trovate davanti Cannavacciuolo in persona, che ci ha stretto la mano chiedendoci se fosse andato tutto bene. Ovviamente sì, ma, metti caso che no, chi oserebbe dirgli di no? Gli ho detto che ero lì per festeggiare il mio compleanno e mi ha fatto gli auguri, stringendomi nuovamente la mano. Che, si sa, basta poco per farmi contenta. 
Per smaltire il pranzo, sulla strada del ritorno ci siamo fermate all'outlet di Vicolungo, dove le boutiques di Ixos e Liviana Conti ci regalano sempre tante soddisfazioni.
Perchè si sa, non di solo pane vive l'uomo. 
Figurati la donna. 

31 lug 2014

Barolo sì e Barbaresco no?

Le altre parti del racconto: 1 e 2.
Martedì mattina ci svegliamo. Giornata splendida, avevate dei dubbi? Ma noi dobbiamo tornare a casa. Che, se mi fossi informata meglio, avrei potuto azzardare un giorno in più e spostarmi a Monforte d'Alba per assistere al concerto dei Calexico, ad esempio. E invece.
Abbandoniamo il Red Wine e decidiamo di fare tappa a Barbaresco, dove, colpevolmente, né io né la bionda siamo mai state.
Il paese se possibile è ancora più piccolo di Barolo, molto molto carino, dominato dalla torre medievale, vero e proprio simbolo del paese, pare risalente al XI secolo. 
L'Enoteca del Barbaresco invece ha sede nella (ex?) chiesa di San Donato, e una visita - se siete arrivati fin qui - è praticamente d'obbligo.

Noi le abbiamo riservato una visita veloce, in quanto eravamo appena uscite dalla cantina de "Le Rocche dei Barbari", dove, entrate semplicemente per curiosare, siamo state accolte dalla titolare, un'arzilla signora di 87 anni, (se mi dite dove bisogna firmare per arrivarci così io lo faccio subito) che ci ha subito detto "Dovete assolutamente assaggiare questo barbaresco del 2003!", e ci ha messo a disposizione i grissini con un tagliere di formaggi. Noi abbiamo provato a dirle che non erano nemmeno le 11.00 di mattina e che non ci sembrava il caso di iniziare a bere a quell'ora, ma non c'è stato verso di convincerla, e quindi cosa vuoi fare, offendere la vecchina? Non sia mai!
Peccato che, mentre eravamo lì con il nostro calice in mano sia sopraggiunto il figlio, che ci ha quasi ammonito con un: "Eh no, dovevate cominciare con il 1998! Adesso finite quello e poi cominciate dall'inizio, così potete cogliere meglio tutte le differenze..."
E di nuovo, contraddirlo ci sembrava brutto.
Soprattutto perché ha iniziato a raccontarci - oltre alla descrizione dei vini - la storia e tutto il resto, e si capiva benissimo che è una persona che ama il suo lavoro e lo fa con passione, ed ascoltarlo è stato un vero piacere.
Se non avessi la memoria di un pesce rosso vi racconterei qualcosa, ma, per evitare di dire minchiate (anzi, più minchiate del solito), evito.
Poi, dopo averci fatto degustare tutto il degustabile, ci ha lasciato di nuovo nelle mani della fantastica signora, che ha iniziato a parlarci un po' della sua vita, dei nipoti, e di lei che tutte le sere beve un bicchiere di vino con lo zucchero, ché gliel'ha consigliato il dottore. E alla fine siamo uscite dalla cantina contente (nonché vagamente alticce) e con un paio di bottiglie a testa in mano...
Siamo quindi partite alla volta di Bra, dove per pranzo ci siamo fermate all'Osteria del Boccondivino, quindi ci siamo concesse un veloce giro di shopping e poi ci siamo messe alla ricerca di una macelleria per tornare a casa con la mitica salsiccia di Bra. E' stato più complicato del previsto perché almeno 4 macellerie erano chiuse per ferie, ma alla fine siamo riuscite a tornare a casa con il nostro bel mezzo metro di salsiccia a testa. Immagino sia superfluo spiegarvi con cosa ho cenato per due sere, vero?
La cosa più difficile è stata tenere lontano Settechilidigatto. Ovviamente senza riuscirci.
Ci credo che poi quando gli apro le scatolette le annusa schifato e se ne va.