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13 lug 2012

Racconti di viaggio _ Rennes



21 giugno. Estate.
Per non farci mancare nulla, le previsioni danno pioggia. Decidiamo di dedicare la giornata alla visita di Rennes, perché pensiamo che, sotto la pioggia, sia meglio visitare una città piuttosto che una scogliera. Arriviamo a Rennes sotto la pioggia, e decidiamo di lasciare l’auto in un parcheggio sotterraneo. Qua al sabato si tiene un mercato fra i più estesi di tutta la zona, che sarebbe sicuramente piacevole visitare, visto che io adoro i mercati. Peccato che oggi sia giovedì, niente da fare. Ci dotiamo di ombrello e ci dirigiamo all’ufficio turistico, per recuperare una piantina della città, e, dopo una doverosa sosta ai bagni, partiamo alla scoperta di Rennes.





E’ una città viva, piena di giovani e di locali, in gran fermento perché oggi in Francia si celebra la festa della musica, e, nonostante la pioggia, in ogni piazza stanno allestendo i palchi per stasera. Ogni tanto sembra che voglia smettere, poi ricomincia. E’ una pioggerellina fine, abbastanza fastidiosa, ma non al punto da dover tenere aperto l’ombrello, almeno per i miei standard. Camminiamo lungo le vie pedonali, entriamo nelle chiese, ci fermiamo ad osservare i monumenti, le vecchie case tutte storte, e, se la giornata fosse migliore, probabilmente ci regaleremmo una passeggiata nel parco. Sono passate le 13.30 e decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa. Probabilmente è già troppo tardi, perché in un paio di locali ci rimbalzano in allegria. Per fortuna qualcuno disposto a sfamare queste due fanciulle patite lo troviamo. 

Quando ordino una tartare il cameriere mi fa vedere che è quella che sta mangiando il ragazzo spagnolo seduto al mio fianco, probabilmente pensando che non sapessi cosa stavo ordinando. Sfodero il mio sorriso delle grandi occasioni e alzo il pollice in segno di approvazione. Lui ricambia il sorriso, soddisfatto. Ce la prendiamo comoda, dal momento che ci sembra che il locale non stia per chiudere. 
Arrivano le nostre birre, poi i nostri piatti. Mi concedo l’ennesimo inutile caffè. Nonostante sappia che è una partita persa in partenza, io ci provo tutti i giorni. 
Riprendiamo a girare per la città, entriamo anche in un po’ di negozi, tanto abbiamo tutto il pomeriggio a disposizione. 
Mentre stiamo andando via, verso le 17.30, esce il sole, sfacciato. Nei dehor dei bar ci sono già i dj-set, i suoni si rincorrono da un locale all’altro, mischiandosi e confondendosi fra loro. 
Arriviamo a Dinan, troviamo parcheggio abbastanza facilmente e, camminando lentamente per la strada che ci porterà al ristorante ci fermiamo ad ascoltare un trio che suona dell’ottimo blues, un distinto signore che, accompagnato dalla chitarra acustica sta cantando Space Oddity, davanti alla cattedrale c’è la banda, ma sembrano ancora lontani dal trovare il momento giusto per iniziare a suonare. Nel cortile di un palazzo c’è un coro, mentre, nella piazzetta, un gruppo di ragazzi giovani sta seviziando basso chitarra e batteria, acclamati da un nutrito gruppo di fan. Decidiamo che fanno troppo casino per i nostri gusti e ci spostiamo nella via parallela, dove un gruppo un po’ più maturo sta suonando dei pezzi in stile Ramones. Ci fermiamo ad ascoltarli. Sono bravi. Ma, siccome si è fatta l’ora di cena, ci dirigiamo curiose verso Les 3 Lunes

11 lug 2012

Racconti di viaggio _ da Dinan a St.Malo

Giornata calda. 
Per queste zone, naturalmente. E’ il 20 giugno, si mormora che domani da qualche parte inizi l’estate. Qua sembra primavera, per come la intendiamo noi. 
Mattina dedicata alla visita di Dinan, iniziata salendo sulla torre dell’orologio per goderci la vista della città dall’alto, e conclusa scendendo fino al fiume passando da una via con una notevole pendenza, lastricata di pietre.  Belle, levigate, scivolosissime. Da asciutte. Figurati quando piove.

Peccato che dopo la discesa, dovendo recuperare l’auto in alto, bisognasse affrontare pure la salita. Stavolta attraverso un comodo sentiero che si inerpica sulla collina. Mi stupisco sempre un po’ quando alla fine di un percorso in salita sono ancora in grado di parlare  senza ansimare come un mulo con l’enfisema. E, ovviamente, mi compiaccio con me stessa. Ma con moderata compostezza.

Lasciamo Dinan per andare a St.Malo. 
Che, essendo stata interamente ricostruita dopo essere stata rasa al suolo dai bombardamenti nel 1944, mi ha un po’ deluso. L’ho trovata… artefatta. La cosa mi ha turbato così tanto che per superare il trauma ho deciso di dedicarmi allo shopping sfrenato. Con ottimi risultati, aggiungerei.
Abbiamo cenato in una crêperie con terrazza panoramica. Delicata galette aux Saint Jacques et poireaux (ma quanto me la tiro? Una crepe con le capesante e i porri, suvvia!), immancabile litrozzo di sidro, e via andare… Il cameriere aveva in dotazione un paio di occhi azzurri mica da ridere. Peccato che sia lui sia i suoi colleghi, per via che St.Malo era la città dei corsari, fossero abbigliati come il fratello scemo di Jack Sparrow.
Che s’ha da fa’ pe’ campà!

10 lug 2012

Racconti di viaggio _ da Quimper a Dinan

Dopo una notte un po’ movimentata, nel senso che la bionda mi è stata male, al mattino la situazione sembrava tornata alla normalità, e, dopo aver tentato inutilmente di fare colazione e aver fatto due passi per il centro di Quimper, ce ne siamo andate. Abbiamo deciso di fare una deviazione “fuori programma” verso Pointe du Raz, visto che l’avevo promesso al dottor Piazza, e io le promesse le mantengo!Siamo arrivate lì che erano circa le 10, i bar e i negozietti di souvenir stavano aprendo. Diciamo che i ritmi da queste parti non sono propriamente “nordici”, ecco. Dopo aver pagato SEI fottutissimi euro di parcheggio, tariffa fissa, sia che tu ci stia 10 minuti sia che tu decida di accamparti lì tutto il giorno, ci siamo spinte fino al faro. Circondate da gruppi di anziani in gita, abbassavamo drammaticamente l’età media. Prima di partire ci siamo fatte un caffè, e, dopo aver fatto capire alla gentile addetta al parcheggio che 50 meno 6 fa 44, e che dal resto che mi aveva dato, tutto in monete da 2 euro, (levenisseilcagottoasinghiozzo) mancavano ancora 10 euro, abbiamo abbandonato quel luogo ameno, per dirigerci verso uno dei numerosi enclos paroissiaux(*) della zona, quello di Saint-Thégonnec.
Abbiamo pranzato in una trattoria del paese, che sembrava il classico luogo di sosta dei camionisti. Infatti le porzioni erano decisamente abbondanti, con tanto di antipasto a buffet. Abbiamo mangiato dignitosamente e poi, dopo aver visitato il complesso parrocchiale, ci siamo spostate a Ploumanac'h. Abbiamo ignorato bellamente il centro abitato, per visitare la scogliera della Pointe de Squewel con le formazioni rocciose in granito rosa. La cosa bella di muoversi in questo periodo è che in ogni posto visitato finora non c’è mai calca, i parcheggi sono semi-deserti e riesci a fare delle fotografie senza che vengao riempite da miriadi di turisti vestiti malissimo. Ma perché uno quando è in vacanza si deve necessariamente conciare come un deficiente? Scusate, ma ogni tanto la merdosa snob che alberga in me prende il sopravvento.
Abbandonata la scogliera facciamo tappa a Tréguier, paesino delizioso, con un’imponente cattedrale. Peccato che il sagrato sia adibito a parcheggio. Visitiamo il chiostro e, pervase da un misticismo senza eguali, con l’app di booking.com prenotiamo l’albergo a Dinan. Prima di raggiungere la nostra destinazione facciamo un’altra deviazione alla volta di Plougrescant, per visitare gli affreschi naif nella piccola chiesa del paese. Ma quando arriviamo è già chiusa. Ci accontentiamo di osservare il bizzarro campanile storto, e via, verso il nostro albergo.

Che si trova a 3 km da Dinan, in mezzo ai campi. Un posto incantevole, comodissimo per gli spostamenti. Dopo aver preso possesso della nostra stanza siamo andate in città per la cena, qui.

(*) I cosiddetti enclos paroissiaux (“recinti parrocchiali”) rappresentano una peculiarità dell'architettura e dell'arte cristiana della Bretagna, che si trova soprattutto nel Finistère : si tratta di complessi parrocchiali recintati, frutto dell'opera di vari artisti realizzati in granito (specie in kersantite o pierre de kersanton, un granito scuro) tra il XVI e il XVIII secolo attorno ad un cimitero e costituiti solitamente, oltre che dal recinto e dallo stesso cimitero, da un arco trionfale, da una chiesa, da una cappella funeraria, da un ossario e da un calvario.Prendono il nome dall'enclos, ovvero dal recinto in pietra che circonda il complesso e che serviva per separare lo spazio sacro dall'esterno, vale a dire lo spazio profano.Complessi religiosi di questo tipo sono molto numerosi in Bretagna: ne esistono una settantina soltanto nella Bassa Bretagna. Tra i complessi parrocchiali bretoni più famosi, figurano quelli di Guimiliau, di Lampaul-Guimiliau, di Plougastel-Daoulas e di Saint-Thégonnec nel Finistère settentrionale, di Pleyben nel Finistère meridionale e di Guéhenno nel Morbihan.

Pointe du Raz

9 lug 2012

Racconti di viaggio _ da Carnac a Quimper

Colazione in una boulangerie-patisserie del paese e partenza per Port-Aven. Minuscolo paesino sulle rive dell’Aven che tanto ispirò pittori come Paul Gauguin e Paul Sérusier, ci ha visto protagoniste di una romantica passeggiata per i boschi, lungo la via dei mulini (ad acqua), dove frotte di artisti trovarono ispirazione per le loro opere. Arrivate al terzo mulino io e la bionda ci siamo guardate con il migliore dei nostri sguardi languidi e, totalmente ispirate, ci siamo dette: “Torniamo indietro?” 
Dopo anni di viaggi in coppia, io e la bionda siamo perfettamente allineate (da non confondere con “in linea”) ed è davvero raro che ci si trovi in disaccordo su qualcosa. Quindi abbiamo concluso la romantica passeggiata nel bosco e ci siamo dedicate al paese che, essendo il luogo in cui è nata la “scuola di Pont-Aven”, movimento postimpressionista a carattere simbolista, è disseminato di gallerie d’arte e studi di pittori più o meno dotati. Ma non solo. 
Il paese, con mio sommo dispiacere, pullula anche di biscottifici. Siccome né io né la bionda possiamo permetterci di acquistare opere d’arte, ci siamo buttate sul biscotto. E il biscotto, che in fondo è buono, si è buttato sui nostri fianchi, ma questo mi pare superfluo (come i chili) da aggiungere. Dopo aver completato gli assagg la visita, ci spostiamo a Concarneau. 


Si tratta di un piccolo borgo con il centro storico (ville-close) racchiuso in una cittadella fortificata, sul mare. E’ così dannatamente ordinato e pulito da sembrare finto. E forse un po’ lo è, essendo disseminato di negozietti di souvenir. La cosa non ci ha turbato più di tanto, e dopo aver depredato la Conserverie Courtin, siamo andate a pranzo in un ristorante scelto al volo, dopo aver scoperto che quello che ci ispirava indicato sulla Lonely Planet non esisteva più, o non esisteva più a quell'indirizzo.
Il tempo era mite, abbiamo addirittura pranzato all'aperto. Sulle sedie comunque, per ogni eventualità, c’erano le coperte di pile… E i camerieri erano (inutilmente) uno più affascinante dell’altro. 
Lasciata Concarneau ci siamo spostate a Quimper. Appena arrivate siamo andate all'ufficio del turismo per farci consigliare un hotel dotato di parcheggio. Per pura combinazione avevamo parcheggiato 50 metri dopo l’ingresso del garage. Ma questo l’abbiamo scoperto soltanto dopo, quando, in una via a senso unico, mi sono esibita in un’impropria retromarcia per entrarci, visto che non avevo nessuna intenzione di circumnavigare la città… L’hotel, visto da fuori, è discretamente brutto, ma gode di una posizione invidiabile: attraversi la strada e sei nella piazza della cattedrale di Saint Corentin. Il centro storico è un piccolo gioiellino di vicoli e case a graticcio, ogni scorcio sembra un quadro impressionista. Camminiamo a lungo per le vie chiuse al traffico, godendoci il pomeriggio di sole. Per godercelo meglio, ci sediamo in un bar sulla piazza, in compagnia del nostro immancabile birrino…

6 lug 2012

Racconti di viaggio _ Da Nantes a Carnac passando per Vannes

Dopo aver abbandonato Nantes, siamo arrivate a Vannes. 
Paesino delizioso e temperatura gradevole. Parcheggiamo in una via che sembra abbastanza centrale, dove, essendo domenica, il parcheggio non si paga, e ci lanciamo alla scoperta del borgo. Il porto, con il camioncino dell’ostricaro ci accoglie. Iniziamo a girare per le vie del paese con la testa in su, per guardare le vecchie case a graticcio. Non c’è molta gente in giro, cosa che io apprezzo molto. 

A pranzo decidiamo di fermarci in un ristorante segnalato dalla Lonely Planet, che in anni e anni di onorato servizio non ci ha mai deluse. Scegliamo Côte et Saveurs da cui usciamo davvero molto soddisfatte. Abbiamo speso poco più che in pizzeria, mangiando piatti un po’ fuori dall’ordinario e soprattutto molto buoni. Decidiamo che il ruttino lo faremo in auto, e ci mettiamo in marcia verso Carnac, dove abbiamo deciso che dormiremo stanotte, dopo aver visitato gli allineamenti. Il paese è minuscolo, contiamo sul fatto che, essendo vicino ad un’attrazione turistica, offra delle sistemazioni alberghiere. Il primo hotel che incontriamo sembra barato. Scopriamo che in paese ce ne sono altri due. Uno ci sembra di qualità un po’ troppo elevata per i nostri standard, così scegliamo l’altro. Arriviamo, circumnavigandolo perché al mattino il paese aveva ospitato non so quale manifestazione e tutte le strade erano state chiuse, parcheggiamo in cortile ed entriamo nella reception. Il vuoto cosmico. Come essere nella mente di Flavia Vento, probabilmente. Suoniamo un campanello. Inutilmente. Poi, visto che in quanto a menti anche noi non scherziamo, ci accorgiamo di un cartello che avvisa di telefonare al numero xxxxxxxxxxxxx. Se già con l’inglese sono abbastanza ridicola, la mia conoscenza del francese è imbarazzante, coadiuvata da una pronuncia che definire terrificante è riduttivo. Con queste poco edificanti premesse, compongo il numero e mi esibisco nella prima (e spero ultima) telefonata in francese della mia vita. 
Incredibilmente dopo nemmeno 5 minuti arriva una signora, che ha addirittura capito che volessimo una camera e, sorridendo, ce ne assegna una mansardata, su due livelli, arredata con gusto, pulita e spaziosa. 
Abbandoniamo i bagagli e ci dirigiamo verso i siti degli allineamenti. 


Io – che sono ignorante come una capra e, a differenza delle capre, non son buona nemmeno per il formaggio – ho delle nozioni storiche approssimative, dove sumeri assiri fenici ittiti e chissà chi altri vivevano da qualche parte in qualche epoca, ogni tanto qualcuno scopriva qualcosa, e, visto che all’epoca non c’era quasi niente probabilmente faceva anche meno fatica, oppure non se ne rendeva conto. In ogni modo, per farla breve, di fronte a delle “costruzioni” di questo genere, io rimango totalmente affascinata. Oltre a chiedermi il perché il percome e il perquando. Il più delle volte non so rispondermi. 
Dopo aver visitato i siti di Menec, Kermario e non mi ricordo più l’altro, abbiamo raggiunto il gigante del Manio, attraverso una breve passeggiata nei boschi… e poi siamo andate a farci una birra in riva al mare. 



umorismo

L'umorismo serve a rendere più facile la vita, a smussare gli angoli, a farti capire che le cose importanti nella vita sono veramente poche, due o tre... e noi stiamo invece a discutere ed arrabbiarci sulle altre diciotto o ventimila. 

Bruno Bozzetto

3 lug 2012

riassuntini

Dopo aver preparato una valigia approssimativa, infilandoci dentro a cazzo magliette maglioni pantaloni vestiti e pure un paio di costumi chenonsisamai, la poison recupera la bionda ed entrambe partono in direzione del traforo del Frejus. Dove scopro che il Fastpay® non se lo inculano di pezza e accettano solo o contanti o carte di credito. Attraversiamo il traforo stando attente a mantenere la distanza di sicurezza e i 70km/h. Radiotraforo ci informa di attenerci scrupolosamente alle istruzioni che ci sono state consegnate al momento del pagamento del pedaggio. Peccato che a noi non abbiano dato nulla. 
Usciamo dal tunnel.
Con un paio di soste tecniche in una decina di ore arriviamo a Nantes. O meglio, nella periferia di Nantes, dove il nostro lussuoso hotel da 40€ a notte ci attendeva. 



Essendo sabato sera non avevamo voglia di andare in centro, e abbiamo chiesto alla receptionist di indicarci un posto per andare a cena lì vicino. La ragazza, brillante, ci ha indicato una pizzeria, poi si è ricordata che eravamo italiane e si è scusata dicendoci “no, meglio di no!” e ci ha dirottate verso un Leon-de-Bruxelles, che credo sia come un McDonald delle cozze. Non nel senso che è frequentato esclusivamente da donne diversamente avvenenti. Anche se, dopo aver osservato buona parte della clientela, qualche dubbio mi è venuto. In ogni caso le cozze erano ottime. 
Domenica mattina, prima di abbandonare Nantes in direzione di Vannes decidiamo di fare due passi per la città. Anche perché si doveva fare colazione. Cosa che, in un qualsiasi paese italiano sarebbe un’operazione di facilità estrema, in quanto un bar aperto lo trovi un po’ dappertutto. In Francia (in quella zona della Francia, almeno) no. Vuoi perché era domenica mattina, vuoi perché l’abbinata caffè+brioches probabilmente non usa, ma, dopo aver camminato in lungo e in largo per le vie del centro ci siamo infilate nella prima (e credo unica) pasticceria che abbiamo trovato aperta. E voi starete pensando che magari era prestissimo. No, erano già passate le 9.00.