22 nov 2023

Cipro - Day 4: Salamis & Famagosta

Larnaca - Acquedotto di Kamares, anche detto di Bekir Pasha,

15 settembre
Oggi è il giorno in cui Google Maps ci ha fatto costeggiare l'acquedotto, come potete vedere dalla foto, ma, a parte questo, oggi è il giorno in cui andiamo nella parte turca dell'isola. 
Se cercate informazioni in rete, vi renderete presto conto che tendono tutte al terrorismo psicologico, con informazioni del tipo "attenzione ad attraversare il confine", "usate soltanto i check point ufficiali", "abbandonate l'auto e prendete un taxi", "con un auto noleggiata a Cipro Sud NON potete entrare a Cipro Nord",  e via di questo passo, roba che, se stai a vedere, un po' ti fa passare la voglia. A noi no, ovviamente. 
Il titolare dell'autonoleggio non ci ha detto nulla al riguardo, e noi, per la serie "don't ask don't tell", ci siamo ben guardate dal chiederglielo.
Da qualche parte abbiamo letto che, pagando un'assicurazione temporanea (perché chiamarla "mazzetta" sembra brutto) di 20€ rigorosamente in contanti, potete attraversare il confine - a vostro rischio e pericolo - con la vostra auto del Sud. 
Abbiamo cercato di capire quale fosse il check point ufficiale più comodo da Larnaca, e abbiamo scoperto che quello di Pergamos era il migliore, a mezz'ora di strada. 
Deviazione acquedotto a parte, arriviamo al check point senza problemi, davanti a noi ci sono pochissime auto e quindi ci evitiamo pure la coda, ci controllano guardano distrattamente i passaporti, scendiamo dall'auto, paghiamo il nostro obolo ed eccoci in Turchia.  
La prima tappa è il Monastero di San Barnabas (Apostoli Barnabaan luostari) che sorge lungo la strada, praticamente in mezzo al nulla. Non ci sono macchine, noi parcheggiamo all'ombra di un albero, i due cani che si stanno riposando lì accanto non fanno una piega ed entriamo. Il biglietto di ingresso costa 3€, perché da questa parte avranno anche le Lire Turche, ma gli Euro fortunatamente li accettano comunque. 
Monastero di San Barnabas
La chiesa è stata adibita a museo, e alle pareti ci sono principalmente icone, oltre ad una piccola stanza affrescata di fianco all'altare. In quello che era il chiostro ha trovato spazio anche un bar, dove prendiamo il nostro primo caffè, diversamente buono. Il tempo di fare due foto, un giro in bagno (MAI perdere l'occasione di usare il bagno, perché non sai mai quando troverai il prossimo) e ripartiamo alla volta del sito archeologico di Salamis (o Salamina). 
Le indicazioni stradali scarseggiano, e noi, tanto per cambiare, sbagliamo strada. Dopo aver girato per mezz'ora abbondante tra cantieri, deviazioni stradali e cose del genere (Google Maps non funziona normalmente, figurati con i lavori in corso!) riusciamo ad arrivare al sito archeologico, che si trova praticamente a fianco di una bellissima spiaggia attrezzata. Nessuna di noi dice nulla, ma sicuramente tutte e tre stiamo pensando a quanto siamo state stupide a lasciare telo mare e costume a casa... 
Parcheggiamo, facciamo il biglietto (€ 2.50) ed entriamo. 
Salamina (Salamis) era la città più grande e fortificata di Cipro durante il periodo ellenico. Per anni è stata il centro della vita politica ed economica dell'isola, con una popolazione che raggiungeva 200.000 persone. Il sito è stato scoperto durante il lavoro degli archeologi nel 1952–1974. Oltre ai resti del tempio e delle terme, si può ammirare l'antico teatro che - costruito durante il regno dell'imperatore Augusto - era il più grande teatro del Mediterraneo orientale, potendo ospitare 15.000 spettatori.
Al termine della visita, non potendo andare in spiaggia, decidiamo di fermarci a mangiare nel ristorante (Bedi's Restaurant) che si trova proprio a fianco della biglietteria. Ha un'enorme terrazza all'aperto e pranziamo con la vista mare, che è sempre un bel vedere.
Risaliamo sull'ammasso di lamiera con le ruote che ci sta portando in giro, che ogni giorno che passa aggiunge un nuovo rumore di ferraglia a quelli esistenti, e raggiungiamo la città di Famagosta (in turco Gazimağusa). Il centro storico è racchiuso all'interno di una cinta muraria fortificata, che venne eretta nel XIV secolo, ma ridefinita dalla repubblica di Venezia tra il XV ed il XVI. Infatti, a conferma della loro origine, molti bastioni hanno un nome italiano: Martinengo, Del Mezzo, Camposanto, San Luca...  
Parcheggiamo sotto una palma e ci incamminiamo verso il centro storico, raggiungendo la vecchia cattedrale gotica di San Nicola, che oggi è la Moschea  Lala Mustafa Paşa Camii, ed entriamo a visitarla. 
Lala Mustafa Paşa Camii
Di fronte alla moschea si trova quello che rimane del Palazzo del Provveditore (noto anche come Palazzo Veneziano) circondato da un giardino pieno di gattini che si fanno fotografare senza il minimo turbamento. Non sono super fotogenici? 
Decidiamo quindi di visitare (quasi) tutte le chiese di Famagosta, partendo dalle rovine della chiesa bizantina di San Giorgio dei Greci, purtroppo un po' abbandonata a se stessa e all'incuria, con resti di affreschi che, senza la minima protezione, saranno destinati a sparire, a meno che non crolli prima quello che rimane della chiesa stessa.
Da lì ci spingiamo fino alla Chiesa di San Pietro e Paolo, trasformata nella moschea di Sinan pasha, ma la troviamo chiusa. Stessa cosa alla Chiesa Nestoriana, che deve il nome alla dottrina attribuita al vescovo di Costantinopoli Nestorio. Inutile dire che ignoravo l'esistenza sia di Nestorio sia del nestorianesimo, e che il vescovo di Costantinopoli evoca in me lo scioglilingua dell'arcivescovo che si disarcivescoviscostantinopolizza... 
Ma a proposito, se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti tu?
Ok. la smetto immediatamente.
Concludiamo il giro delle sette chiese spingendoci ancora a nord, in prossimità della Chiesa degli Armeni, ma il punto da cui stiamo arrivando prevede l'attraversamento di una specie di circonvallazione e pensiamo che, per arrivare davanti all'ennesima chiesa chiusa, non valga la pena correre il rischio di farsi asfaltare, e torniamo sui nostri passi. Camminiamo senza una meta precisa nei vicoli della città, che ospita edifici molto belli e anche ben tenuti. 
Insomma, questa incursione in Turchia ci ha davvero affascinato, e, probabilmente, Famagosta è il luogo che ci è piaciuto di più.
Prima di tornare alla macchina ci concediamo un drink in un locale fighetto a ridosso delle mura, dove siamo le uniche clienti, infatti i due ragazzi dello staff stanno amabilmente cazzeggiando attaccati ai cellulari in un tavolino a fianco al nostro.  
Chiesa di San Giorgio dei Greci
Chiesa dei santi Pietro e Paolo (Moschea Sinan pasha)
Chiesa Nestoriana
San Giorgio dei Latini
Riattraversiamo la frontiera, all'uscita dalla Turchia non succede nulla ma all'ingresso in Grecia, la solerte poliziotta, dopo aver controllato i passaporti, vuole anche dare un'occhiata al baule dell'auto, metti mai che avessimo deciso di iniziare un fiorente contrabbando di shish kebab e sigarette. Ovviamente non trova niente, e possiamo tornare a Larnaca. 
Arrivate a casa decidiamo di assaggiare la bottiglia di vino che la proprietaria di casa ci ha gentilmente offerto. Dopo aver stabilito che non era male e si lasciava bere, andiamo a cena. La scelta ricade su Takis Kebab house, dove mangiamo benissimo spendendo l'astronomica cifra di € 20.90. 
No, non a testa, in tre. 
Decidiamo che dobbiamo assolutamente tornare anche qua. 
Il vino cipriota. L'assaggio.


 

 









6 commenti:

  1. Il vino cipriota piace, dunque. Ennesimo motivo per far salire Cipro nella classifica di eventuali decisioni per l'anno prossimo!

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    1. allora, che sia il vino migliore del mondo no, però si lascia bere senza protestare! :) (comunque abbiamo fatto anche una degustazione al Museo del Vino, quindi potrebbe diventare interessante sì...

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    1. Just made it, I'll be back when I have more time

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