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21 nov 2014

Tenghi il panettone, Fantozzi!

Con mia estrema gioia, fra le varie cose di cui mi devo occupare da quando siedo dietro questa scrivania, c'è anche il "pacchetto natale". Che consiste nell'ordinare i biglietti di auguri per tutta la società, il panettone/pandoro da omaggiare ad ogni dipendente, oltre ad annessi e connessi, compreso il famigerato rinfresco di natale di cui parlai tempo addietro.  
Non si tratta di panettone artigianale di pasticceria, ché la classe non è acqua, ma nemmeno la pezzentaggine. 
Comunque.
Siccome non badiamo a spese, solitamente viene stipulato un accordo con importante ditta produttrice che a un prezzo concorrenziale ci propone la preziosissima confezione di pandoro/panettone corredato di bottiglia di spumante. 
Scadente. Credo sia stampigliato anche sull'etichetta: "spumantescadente". Un'unica parola.
Non so voi, ma io personalmente credo di non conoscere un essere umano che abbia mai avuto il coraggio di stappare una di quelle bottiglie e berne il contenuto. 
Quindi, visto che esiste la possibilità di acquistare anche la confezione di dolce natalizio scevro di bottiglia, io ho buttato lì là proposta, se qualcuno fosse interessato a ricevere il panettone/pandoro senza inutile bottiglia.
Non.
L'avessi.
Mai.
Fatto.
Gente che, lo giuro sulle mie povere orecchie che hanno dovuto ascoltare, se ne è uscita con un "Ma figurati se c'è qualcuno che non beve! E poi il panettone da solo costa meno, no no, io voglio anche la bottiglia!" 
Allora.
Te lo dico con affetto: immensa cretina.
A parte che al mondo c'è un sacco di gente che NON beve. E sia chiaro che non sto parlando di me.
Io bevo, ma, solitamente, non bevo quella merda.
Poi, non ti ho detto che non ti do il panettone con la bottiglia, ti ho semplicemente detto che, volendo, puoi anche farne a meno. Anche perché, dato 4 il valore del panettone e 7 il valore di panettone + bottiglia, immaginati quanto buona può essere una bottiglia che vale 3. Ma io te la do, ci mancherebbe altro.
Che se ti manca quella bottiglia poi non puoi fare il brindisi.
Anche se faccio fatica a capire, con quelle braccine corte che ti ritrovi, come cazzo farai a stapparla. 

29 ott 2014

nuntio vobis gaudium magnum removimus cucumeris



Eviterò il proclama a reti unificate, ma ci tenevo a dirvi che la pratica cetriolo è finalmente stata archiviata.

11 set 2014

Vamos a la playa


Ma come, hai iniziato il tuo nuovo lavoro da 10 giorni e già te ne vai in ferie? 
Ovvio.
Che certe cose bisogna metterle in chiaro da subito, in modo che il nuovo capo sappia con chi ha a che fare. E la mia settimana di relax a settembre è, come previsto da ogni CCNL degno di questo nome, un diritto irrinunciabile.
Quindi, sua bionditudine ed io andiamo a rilassarci per una manciata di giorni a Formentera. 
E poi torneremo, pronte ad affrontare il traffico settembrino generato dalla riapertura delle scuole. 
Non. Ci. Voglio. Pensare.
Spero di imparare degli insulti in spagnolo da sfoggiare al mio ritorno nei confronti dei genitori SUVnormali che si ostinano ad accompagnare i loro bambini (anche se i bimbi in questione hanno la patente da un paio d'anni e vanno all'università) a scuola, parcheggiando ovunque e dovunque, con tecnica mista doppiafila/prossimitàincrocio, ma rigorosamente in modo da rompere il cazzo al mondo. 
A questo proposito mi sembra assolutamente doveroso riproporvi un vecchio pezzo di Gino & Michele, uscito tantissimi anni fa su Cuore, che di sicuro la Tiz ricorda, che è ancora - ahime - drammaticamente attuale.
Abbiamo volutamente lasciato che le acque si calmassero. Volevamo riflettere con serenità. Così è stato, dunque non c’è traccia di emotività o di superficialità nella nostra presa di posizione. Il punto è questo: siamo favorevoli alla pena di morte. Non generalizzata, intendiamoci. Però la signora bionda e altera con la pelliccia di leopardo e il barboncino bianco seduta sulla jeep Cherokee Limited T.D. 4×4 verde targata MI 7M0644 che tutti i giorni tra le 12.30 e le 13 parcheggia in seconda fila in viale Majno a Milano davanti all’Istituto Orsoline San Carlo, costringendo chiunque passi di lì ad almeno cinque minuti di coda supplementare e gratuita (sei giorni la settimana per dieci mesi all’anno, da settembre a giugno), ebbene lei deve morire. Non abbiamo niente contro questa signora, non sappiamo neppure come si chiami (noi del giro, che abbiamo la fortuna di passare ogni giorno tra le 12.30 e le 13 in viale Majno, la chiamiamo simpaticamente “il Puttanone”, ma dubitiamo sia il suo vero nome), dunque non si tratta di un fatto personale. Tuttavia deve morire. Deve morire e basta.
Riflettendoci meglio e per non essere fraintesi, non vogliamo dire che noi auguriamo la morte alla bionda e altera signora. Noi, più semplicemente, vorremmo procurargliela, passandole sopra con la sua invereconda Cherokee Limited T.D. 4×4, per poi infilare pure la marcia indietro, perché nello specchietto ci sembrava che il barboncino bianco desse ancora segni di vita. Questo nonostante il nostro amore per gli animali che è enorme.
Ma a quei livelli anche le bestie non possono essere completamente innocenti.
Che poi, se al suono della campanella dalle Orsoline uscissero dodici bambini biondi e festanti e prendessero posto sulla Cherokee, baciando la madre e prendendo a calci in culo il barboncino (se non lo avete visto mica potete capire), allora pazienza, si potrebbe chiudere un occhio: una jeep per tredici persone e un cane è quasi un risparmio in termini di spazio. Il fatto è, ma lo immaginate già, che sulla Cherokee 4×4 sale una pischella bionda di 18-20 chili che, ci si consenta il termine, occupa sì e no il posto di una scorreggetta. Oltre tutto, non per fare i seguaci del Lombroso, ma, a giudicare dall’espressione, la piccola ebete per finire il liceo di anni ce ne mette sette, non cinque come tutti i cristiani, con tutto quel che segue in termini di code.
Per la verità questa minuscola figlia del Puttanone (ma, l’abbiamo detto, non siamo sicuri sia il suo vero nome) ci sta procurando delle lacerazioni. Al nostro interno il dibattito è serrato: «Bisogna giustiziare anche lei o no?». Il Fronte del “sì” non accetta mediazioni: «Basta chiudere gli occhi per vedersela fra vent’anni parcheggiata in viale Majno in seconda fila con un lussuoso, enorme Camion T.D. che aspetta un bambino biondo, il piccolissimo figlio della figlia di un grandissimo Puttanone (chiamiamola così e non se ne parli più). Meglio dunque non correre rischi». Il Fronte del “no” invece cerca di prendere tempo: «Non si elimina una creatura per un sospetto». E poi, per dirla tutta, forse qualche attenuante ce l’ha anche la signora bionda e altera. Magari abita in campagna e la jeep per lei è una necessità. Un beatissimo cazzo: il Puttanone abita in via Maggiolini 1, esattamente 480 metri appena dall’Istituto Orsoline San Carlo di viale Majno. L’abbiamo seguita e di madonne non ce ne sono.
Per questo devono morire tutti: madre, figlia, nipoti, cane, marito e amante (una che si chiama così volete che non ce l’abbia?).
Adesso scusate ma dobbiamo andare. È giovedì, sono le 12.47, siamo in viale Majno e stiamo per districarci. Un ultimo sforzo, la freccia a sinistra, un’occhiata se quello dietro ci fa inserire, una frenatina perché l’idraulico sulla R4 rossa che ci sta davanti si sporge verso la signora bionda e altera per urlarle: «Spostati Troione!» (l’idraulico è la prima volta che passa di qui, non la conosce ancora per nome) e poi via a consegnare il pezzo a favore della pena di morte. Pezzo che probabilmente domani, rileggendolo, ci vergogneremo di avere scritto, quindi i garantisti possono pure fare a meno di inviarci una copia di Dei delitti e delle pene. E poi, diciamocelo francamente, ai tempi del Beccaria mica c’erano le Cherokee Limited T.D. 4×4.
Io nel frattempo ho trovato una nuova droga che allieta le mie solitarie serate casalinghe sul divano: le Nuvole Perugina. 
Al caramello. 
Che, col cetriolo, si sa, ci sta benissimo.




2 set 2014

Im Keller (In the basement)

Signore e signori, la Tiz è stata a Venezia. 
Le sarà costato come una settimana ai Caraibi, ma vuoi mettere la soddisfazione? 
So che ha visto Michael Shannon, ma al momento non ci siamo ancora incontrate di persona, quindi non so quanti e quali v(A)ips abbia incontrato di pessona pessonalmente. 
Pare che però sia riuscita a vedere almeno settordici film, quindi adesso vi beccate qualche sua recensione lagunare. Che io sto prendendo possesso del nuovo ufficio e in questi giorni sarò un po' indaffarata. Più che altro a buttare via carta. 
La collega che ho sostituito apparteneva alla categoria "nonsibuttavianientechenonsipuòmaisapere", infatti stamattina ho trovato dei suoi appunti del 2009. Inutile dire che adesso non esistono più. 
Ma basta parlare di me.
Lasciamo che la Tiz ci parli del film:


Gente bella, voi cosa tenete nella vostra cantina? 
Io qualche bottiglia di buon vino, l'albero di natale, vecchie apparecchiature elettroniche che un giorno magari diventeranno vintage e potrò vendere a caro prezzo e un vecchio aspirapolvere. Se non è guasta la roba non la butto, ma meno male c'è la cantina! 
E così devono pensarla molti austriaci, i quali usano le loro cantine (grandi come appartamenti, sapevatelo) per le cose più disparate, tra cui il triste erpetologo con boa constrictor che mangia porcellini d'india che, alla fine, è il più tranquillizzante. 
Abbiamo il collezionista di memorabilia sul Fuhrer e il terzo Reich, con manichini agghindati di tutto punto ai lati del divano e foto e bandiere alle pareti, forte bevitore, con amici della sua stessa risma, davvero agghiacciante. 
Abbiamo l'attempata e sinistra signora che coccola bambolotti di neonati (neonati di rara bruttezza) che tiene in alcune scatole; un cesso d'uomo che è convinto di piacere molto alle prostitute perché il suo getto di sperma è così potente da essere eccitante (si sa che le prostitute sono tenute a dire la verità ai clienti) e in cantina sollazza una specie di mistress che si era stufata di fare la commessa; e, i miei preferiti, una coppia urbana e qualsiasi in cui lei domina e il suo peloso marito (era forse nei Superfurry animals?) è dominato, con pesi sui coglioni, attrezzi anali, ganci per sollevarlo sempre dalle parti basse e via andare... ma in verità le meglio cose lui le fa non in cantina (luogo del vero sadomaso) ma in casa, cioè gliela lecca dopo che ha pisciato (graaaande risparmio di carta igienica!) e lava i piatti con le manette. 
Io se mi dicono dove si firma ne voglio uno così, ma senza peli. 
Il tutto girato con inquadrature mirate, squadrate, quasi dei fermo immagine sulle espressioni dei protagonisti, siano essi animati o inanimati. 
Si ride, si sorride, si prova un po' di dolore e ci si preoccupa anche un po'.

29 ago 2014

dubbi e dilemmi in un venerdì di fine agosto

Non parlerò del tempo di merda infame che ha caratterizzato quest'estate, in cui - pare a causa di un'area depressionaria situata sulla Penisola scandinava che richiama aria fredda direttamente dal Polo - l'anticiclone delle Azzorre ha deciso che quest'anno non avrebbe trascorso le sue vacanze nel nostro paese e noi siam rimasti qua a inumidirci e a guardare la pioggia cadere.
Non parlerò nemmeno di film, nonostante mercoledì sia andata al cinema.
E esserci andata di mercoledì invece che di giovedì come mio solito mi ha destabilizzato: ieri ho passato l'intera giornata convinta che fosse venerdì. E invece no.
Oggi - che è davvero venerdì - è il mio ultimo giorno seduta a questa scrivania, da lunedì cambierò ufficio.
L'ho scoperto ieri pomeriggio, e, sinceramente, un po' mi dispiace. Ho tutta una parete di foto alle mie spalle che dubito potrò trasferire nel nuovo ufficio, ma qualcosa di sicuro porterò con me. 
Ho già detto alla collega C che non voglio che la BCSdTR si sieda alla mia scrivania (cosa che dubitò farà, altrimenti le toccherebbe pure mettersi a lavorare) e poi, da lunedì, vedrò in che modo organizzarmi. 
Per l'occasione ho comprato una nuova penna con l'inchiostro marrrrrone. Se qualcuno volesse leggerci significati più o meno reconditi, faccia pure. 
Seguirò il mio capo "a distanza", e il mio nuovo capo (più) da vicino. La persona che sembra più dispiaciuta di questo mio spostamento non è, come sarebbe legittimo pensare, il mio capo, ma l'altro direttore, di cui io NON sono la segretaria, ma è evidente che lui la pensa diversamente.
So già che il mio nuovo ruolo genererà invidia in più di una persona. Mi spiace per loro, io, come sempre, me ne farò una ragione.
Spero di essere all'altezza della situazione, ma sono abbastanza fiduciosa. In questo ufficio non si scinde l'atomo né si salvano vite umane, quindi grossissimi danni non dovrei farne. Staremo a vedere cosa succederà.
Ovviamente da lunedì tornerò ad occuparmi attivamente del mio famoso cetriolo. Sarà divertente.
Forse.




19 ago 2014

cronache di una settimana di ferie

L'aspetto "tragico" di tornare al lavoro il 18 agosto principalmente consiste nel (non) trovare un bar aperto vicino all'ufficio in cui fare colazione, se consideri che anche il bar dei cinesi all'angolo quest'anno ha chiuso per ferie. Ma la zona offre una scelta ridotta anche durante il resto dell'anno, quindi, quando il bar che frequento abitualmente chiude per ferie, mi tocca sacrificarmi. Potrei anche fare colazione a casa, adesso che ci penso.
Del resto ho pure comprato del miele. Che quello che avevo in casa era scaduto nel 2011, appena. Secondo me è ancora commestibile, ma, siccome avevo ospiti di un certo livello, mi sembrava brutto mettere in tavola del miele vintage.
Oltretutto il miele che ho comprato si chiama "Hedonist", da non confondersi con l'Hedonism, resort in quel di Negril, Giamaica. Se ve lo state chiedendo, sì, il nome deriva da Negrillo. E se pensate che sia di cattivo gusto chiamare un paese in Giamaica Negril, prendetevela con gli spagnoli, che glielo diedero sul finire del 1400. Sull'origine del nome ci sono due scuole di pensiero. C'è chi dice che faccia riferimento alle nere scogliere che si ergono (ehm) a sud del paese, e chi dice che fosse per la grande diffusione di (ehm) anguille nere che popolavano la zona. Nero -> Negro, Anguilla -> Eel = Negro eel -> Negril.
Dicevo, nel week end ho avuto il piacere di poter finalmente conoscere ed ospitare lei, che è giovane e bella e simpatica, e soprattutto ignorava quanto fossi vecchia matura, e siamo state molto bene. O almeno, io sono stata bene, ma spero anche lei.
Avere ospiti "forestieri" ti consente di poter fare la turista nella tua città, cosa che a me piace sempre molto, così il nostro tour è iniziato venerdì sera con una cena permododidire a base di birra, patatine fritte e granita siciliana con panna. Il sabato, dopo la colazione, ci siamo spostate in città, dove, dopo un giro fra Porta Palazzo ed il Balon, che hanno sempre un certo fascino, approfittando di una giornata con un cielo terso come non se ne vedevano da un pezzo, siamo salite sul Turin Eye, la mongolfiera che si trova in Borgo Dora e che, dall'autunno del 2012, ogni giorno, vento permettendo, sale fino a 150 metri d'altezza regalandoti la visione di Torino da una prospettiva inaspettata ed emozionante. Sabato mattina la visibilità era perfetta, infatti si vedeva addirittura la Sacra di San Michele.


Porta Palazzo
vecchie in mongolfiera
A pranzo ci siamo fermate in uno degli innumerevoli ristorantini che si affacciano su piazza IV Marzo, dove abbiamo dovuto affrontare - oltre ai vari suonatori ambulanti - un primo di proporzioni esagerate, cosa di cui ho osato anche lamentarmi con la cameriera, per il semplice motivo che detesto sprecare il cibo, ma quando è troppo è troppo. In un barlume di saggezza entrambe abbiamo evitato di ordinare l'antipasto. Per fortuna, aggiungerei. Ci siamo quindi spostate a Palazzo Reale per la mostra di David Seymour, che io ho rivisto con piacere. Pochissima gente, vedere le mostre così è una meraviglia. 

Palazzo Reale, Torino
Da Palazzo Reale ci siamo quindi spostate al MAO, dove fino al 21 settembre è ospitata la mostra fotografica di Fosco Maraini "L'incanto delle donne del mare", una selezione di foto realizzate nel 1954, nelle isole Hegura e Mikuriya, al largo delle coste occidentali del Giappone, dove vivevano gli Ama, la cui principale attività e fonte di reddito, nei mesi estivi, era costituita dalla pesca dell'awabi (un particolare tipo di mollusco) e questa attività era compito delle donne, che la praticavano in apnea sui fondali dell'isola, arrivando fino a venti metri di profondità. Per documentare il lavoro delle donne Ama, Maraini fece realizzare delle attrezzature subacquee rudimentali, anch'esse in esposizione. 

Fosco Maraini, "a passeggio tra gli scogli"
Fosco Maraini, "Tegane"

Decisamente interessante. Ovviamente abbiamo dedicato anche uno sguardo ai vari piani del museo, dopo che l'assistente di sala, alla vista del mio calavera sul polpaccio e del nodo tibetano sul collo mi ha chiesto se avessimo già visto, nel reparto dedicato al Tibet, il paramento ornamentale fatto di ossa umane... 
Poi, siccome la cultura non è tutto, ci siamo date ad un po' di sano shopping, per concludere con un aperitivo in zona Quadrilatero e una pizza in centro. Arrivate a casa, siccome c'ho un'età, ho abbandonato l'ospite al suo destino e sono svenuta nel letto in tempo zero. 



La domenica invece ci aspettava la Reggia di Venaria, che al nostro arrivo era stranamente deserta, sempre splendida, con la mostra fotografica che trae spunto dal libro di Mario Calabresi "Ad Occhi Aperti", che è anche il nome della mostra in cui si possono ammirare le opere di Abbas, Gabriele Basilico, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Don McCullin, Steve McCurry, Josef Koudelka, Paolo Pellegrin, Sebastião Salgado ed Alex Webb. Se vi capita - la mostra durerà fino al prossimo 8 febbraio - fateci un salto. Io, nonostante avessi già visto molte delle fotografie esposte, non ho potuto evitare di emozionarmi nuovamente, soprattutto di fronte alla sezione di Paul Fusco, che ha documentato il tributo che un milione di americani diede a Bob Kennedy nel viaggio che il treno che trasportava il suo feretro compì attraverso cinque stati, per trasportare la salma da New York al cimitero di Arlington. 


Dopo la mostra un giro nei giardini della Reggia è assolutamente doveroso. E poi sarete liberi di fare un po' quello che vi pare. Noi, tanto per cambiare, pensate un po', siamo andate a mangiare... 



4 ago 2014

Disagio

Da: BCSdTR
Inviato: venerdì 1 agosto 2014 12:33
A:  Capo della BCSdTR
Oggetto: Disagio


Salve,
sono molto rammaricata del comportamento generale delle mie colleghe d’ufficio, che stamattina alla mia esigenza di abbassare la potenza dei condizionatori hanno inveito in  malo modo contro la mia persona alzando più volte i toni della  voce, visto che ad ogni temperatura li tengono alla massima potenza abusandone o suggerito civilmente  quantomeno tenere le porte dell’ufficio chiuse per non fare entrare corrente d’aria degli sfoghi dei condizionatori in corridoio essendo soggetta saltuariamente ad episodi di cervicale violenta. Aggravante del tutto è anche la mia posizione in mezzo all’ufficio che porta la mia maggiore esposizione evidente all’aria essendo gli impianti di condizionamento alle loro spalle. Capisco la convivenza pacifica ma io tengo alla mia salute, e le signore d’altronde avendo problemi  di circolazione che io non ho visto  anche l’età, le lamentele si propagano con  mio rammarico soprattutto dalla mia collega Sig.ra C  che ha evidenti problemi pressori ed altre ritorsioni in maniera subdola da parte di altre. Le ho suggerito più volte alla sig.ra C di scambiarci di  postazione, visto che nella mia postazione aprendo tutte le porte avrebbe molta più aria che le circola attorno, e non bastandole quella del condizionatore alle sue spalle, io che soffrò in maniera particolare di corrente ed aria fredda di conduttori d’aria sparati anche con 20 gradi esterni il tutto aggravato dalla poco disponibilità di venirmi incontro delle mie colleghe.
Grazie.

BCSdTR
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E niente.
Non ho corretto nemmeno le virgole. Del resto, vista anche l'età, non è che posso fare tanti sforzi.


15 lug 2014

ci sono cose...

...per cui non è che io mi incazzi proprio (miiiii, un'altro post in cui la vecchia inizia a lamentarsi? ebbasta, dai, non se ne può più, ma questa non c'ha un cazzo da fare?) ma, diciamo, mi indispongo vagamente. 
Stamattina sono arrivata in ufficio e non funzionavano i telefoni.
Un'ora e mezza di pace assoluta in cui nessuno chiamava per proporre le loro migliori offerte nel campo dell'energia, della telefonia, della tauromachia, dell'innovation technology, delle lampade a led e dei vantaggi del fotovoltaico applicato ai corvi che stazionano sui pali della luce. 
Poi hanno riparato il guasto, l'incanto è svanito, e tutto è tornato alla normalità. 
Non vi racconterò di quando BCSdTR, dopo aver concluso una telefonata ha chiesto "ma adesso i telefoni funzionano?" perché poi sembro una che si inventa le cose. Però fidatevi. E' successo davvero.
E io le ho pure risposto. 
Poi ci si è messa la collega G, a cui hanno cambiato il telefono cellulare aziendale. Non voglio entrare nemmeno nel merito del motivo per cui la collega G abbia un telefono cellulare aziendale, non lo so né lo voglio sapere. Però tornare dalla pausa pranzo e trovarla che picchietta sui tasti (l'opzione tasti silenziosi, questa sconosciuta) bip bip bip tu tu tu e passa in rassegna tutte le orribili suonerie in dotazione a sto cazzo di telefono è una cosa che scatena i miei più turpi istinti omicidi, nonostante la mia natura zen. Dantès, smettila su-bi-to di ridere.
Ve li ricordate quelli che, con l'avvento dei primi cellulari con più di due suonerie di default passavano il tempo a provarle ovunque si trovassero? Il posto preferito era il ristorante/pub/pizzeria, ma andava benissimo anche la sala d'attesa del dentista, lo scompartimento del treno. Ricordo scene in cui costoro si estraniavano e - spaccando quattro quarti di minchia a tutto il resto dei presenti - iniziavano a passare in rassegna tutte le suonerie, dalla prima all'ultima. Per poi ricominciare, dall'ultima alla prima. 
E io, che sono la solita ingenua, credevo si fossero estinti.
E adesso vado, che sto coltivando il mio cetriolo, e richiede cure costanti. 

11 lug 2014

ve la faccio breve

Altrimenti poi davvero la convinzione che io sia una che si lamenta per la qualunque diventerà una certezza e non vi abbandonerà più.
Prima le belle notizie: il mio cancello è stato riparato e funziona di nuovo.
Lo so che non vedevate l'ora di saperlo, e io sono qua apposta.
Poi.
Ieri mattina la prima cosa che ho fatto entrando in ufficio è stata schiacciarmi un dito nella porta del cesso. 
Ho bestemmiato forte. 
Adesso ho l'unghia un po' viola, sembra che mi sia sporcata con la biro. E invece.
La cosa positiva è che sono riuscita a non pisciarmi addosso. Son cose. 
Veniamo a noi.
Dal 1° settembre diventerò la segretaria dell'Amministratore Delegato. 
E no, non mi aumenteranno lo stipendio. 
Son cose anche queste. 
Stamattina mi è stato assegnato il mio primo incarico: l'organizzazione di un evento annuale. 
A Torino.
Nello stesso week end in cui (a Torino) ci sarà il Salone del Gusto.
Queste, più che cose, son cetrioli. 

Ciao, sono il primo cetriolo ufficiale della poison. 




29 mag 2014

l'ambizione è l'ultimo rifugio del fallito

Il potere logora chi non ce l'ha, diceva quello. 
Il potere logora anche chi ce l'ha, chi l'ha avuto e ne ha un po' meno, chi non lo ha mai avuto e lo vorrebbe, insomma, il potere è democratico e trasversale. Logora indistintamente a prescindere dal fatto che lo si possieda o meno.
Quindi, se ne deduce che  il potere logora totalmente a cazzo di cane. 
Ieri sera io e collega G ci siamo fermate in ufficio per far partire la solita pratica URGENTISSIMA che doveva pervenire tassativamente entro ieri al Ministero XYZ.
Il capo di G dice che, una volta pronta, la pratica va anticipala via mail a Tizio, Caio e Sempronio. 
Io, che non ho contatti né con Tizio, né con Caio, né con Sempronio, occupandomi solitamente di altre cose - nessuna delle quali di vitale importanza - quando ho tutto pronto, dico a G.: "Ti giro tutti i file, fai partire tu, perché non mi conoscono e se si vedono arrivare una mail dal mio indirizzo potrebbero chiedersi chi cazzo sono".
G. è d'accordo e manda tutto, come da ordini del capo, all'indirizzo di Tizio, all'indirizzo di Caio, e all'indirizzo di Sempronio.
Si tratta di due pratiche distinte, quindi G. invia due mail distinte.
Saluti e baci, finalmente possiamo abbandonare l'ufficio, ciao ciao, a domani. 
Stamattina G arriva, controlla la posta, e trova non una, ma due mail di Tizio.
La prima dice: 
"Mi scusi ma non può inviare lettere alla mia mail personale. Nessun mio collaboratore si è mai permesso di fare una cosa del genere verso il suo amministratore."
A parte che si tratta di lavoro e ti è stata anticipata una cosa - a te indirizzata - che doveva arrivarti tassativamente ieri e che tu avevi richiesto, ma, soprattutto, a parte chiedermi a che cazzo ti serve la mail personale, che poi è quella dell'ufficio a cui appartieni, e non quella di casa tua, hai davvero scritto "SI E' MAI PERMESSO DI FARE UNA COSA DEL GENERE"? 
Tizio, a parte che sei un cafone fatto e finito, ma davvero, are you serious? 
La seconda, sempre gentilissima, era molto più stringata: "La smetta di inviare mail a chi non conosce".
Bello, fatti vedere. 
Da uno bravo.
E in fretta. 



14 nov 2013

Sarà pur vero che

l'omo, pe' esse omo, ha da puzzà.
Ma non necessariamente la donna, pe' esse donna, mi deve profumare come un esercito di baldracche da combattimento schierate a testuggine.
Che se proprio ti piace lasciare la scia, scegli almeno un profumo che non faccia schifo come quello che stai usando. 


11 nov 2013

Abbiamo un programma

Che fatica.
Tutti gli anni stendere il programma del TFF è un lavoro (infatti lo faccio in ufficio, ma io questo non l'ho mai detto).
Quest'anno è stato particolarmente difficile e a tratti anche fastidioso, per alcuni inspiegabili "buchi" di programmazione.
Perché, caro il mio Virzì, non discuto sulla qualità del programma, chi sono io per farlo, dopotutto. Sicuramente ci sono un sacco di titoli che sulla carta sembrano interessanti (sulla carta anche quella merda di Tony Manero sembrava interessante, e non aggiungo altro), la retrospettiva New Hollywood è sicuramente interessante, ecc. ecc.
Ma.
A parte che per riempire degli spazi vuoti ho inserito nel (mio) programma dei film che mi interessano davvero poco, tipo Le démantèlement, A woman and war e Prince Avalanche (che sarà anche diretto da David Gordon Green, ma non è altro che il remake - e io non sopporto i remake in generale - di Either Way film islandese di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson che io vidi al TFF di due anni fa, e che il TFF lo vinse addirittura), con protagonista Emile Hirsch, che a me sta anche un po' sulle palle, ma l'alternativa, conoscendomi, è vagare indisturbata per le vie cittadine strisciando la carta di credito in negozi vari ed eventuali: non è cosa, soprattutto non potendo dedicarmi alla mia attività preferita, ovvero comprare scarpe coi tacchi. 
Altra cosa mai successa, in 30 anni di festival, mercoledì sera non c'è UN film che sia UNO che io voglia vedere. Nemmeno sforzandomi. Ovvio che non succede niente, e io posso tranquillamente andare a casa e andare a dormire dopo il tg. Ma mi sembra davvero tanto tanto strano. 
Soprattutto perché ci sono altri film che invece non riesco a vedere perché inevitabilmente si accavallano con altre proiezioni a cui non voglio rinunciare. 
Insomma, Virzì, l'anno prossimo, se saremo ancora tutti qui, chiamaci, e il programma te lo mettiamo giù noi.


2 nov 2013

Ad ogni periodo di attività deve seguirne uno di riposo.

Cronaca della prima settimana di lavoro, dopo un'assenza di... 79 giorni.
Il rientro in ufficio è stato... faticoso.
Non esagererei al punto di definirlo traumatico, ma insomma, facciamo che ci siamo capiti.
Se non altro domenica sera ho realizzato che venerdì è giorno festivo. Almeno la prima settimana di lavoro è più corta. 
Lunedì mattina, prima di presentarmi in ufficio ho dovuto sottopormi alla visita del medico del lavoro. Che è un distinto signore di credo 134 anni, soprannominato "la tartaruga" (e non per via dei suoi pettorali) che parla a voce bassissima e io, in almeno un paio di occasioni ho dovuto farmi ripetere quello che mi aveva chiesto. 
Mi ha misurato la pressione, controllato la respirazione, auscultato il battito. Che poi, caro il mio giovanotto, mi son rotta un malleolo, non ho avuto una contusione alle tette, che ti tocchi? 
Alle 14.30 avrei voluto essere a casa da almeno un paio d'ore. La settimana, anche se corta, si preannuncia lunghissima.
Anche se la prima cosa che mi ha chiesto il mio capo, dopo baci e abbracci, è stata: "Quando le fai le ferie?"
E io che mi preoccupavo di chiedere la settimana per il TFF. Andata. E in maniera indolore.
I colleghi tutti carini ma io al quarto che mi ha chiesto "come stai?" ho tagliato corto con un "tutto bene, grazie", ché il livello di tedio a forza di ripetere le stesse cose si stava facendo intollerabile. La frase più ricorrente è stata "chissà che noia!?". Ma anche no, lascia fare.
Poi ho potuto finalmente aggiornare il telefono con l'iOS7. Mi si fossero polverizzate le dita, porca di quella maiala lurida. Cioè, parliamone. Che si sappia: iOS7 fa ca-ga-ris-si-mo, ma tanto proprio, livelli schifomerda, ma spero, come per tutte le cose, di farci l'abitudine.
Nella foto, potete osservare la mia espressione felice dopo l'aggiornamento:


A fine giornata la caviglia faceva discretamente male. Ho chiesto al mio collega RLS se mi procura una chaise longue, in modo che io possa lavorare comodamente assisa in pieno Paolina Bonaparte style.
Gli ho detto che mi fido del suo buon gusto, anche se apprezzerei molto una LC-4. Ma dubito che la mia richiesta venga presa in considerazione.
Mi sono resa conto che laggente non sanno più guidare. Arrivano fino ad un certo punto e poi niente. All'improvviso l'incoscienza. E il vuoto. Si impalano di fronte a una rotonda e restano lì. Restano lì, restano lì, restano lì. E tu, che sei dietro, pure. Signori, su, un po' di intraprendenza! Con una rotonda devi cogliere l'attimo, non puoi trasformarti nel dolce Remi e far passare l'universo mondo, che diamine! Gente che si compra una BMW per guidarla come avesse un Sulky. Che io dico, comprati un Sulky, così A) risparmi B) io ti vedo, e mi regolo.
Il secondo giorno mi sono resa conto che c'è grossa crisi.
L'ho capito dal fatto che le brioches al bar sono rimpicciolite.
Al risveglio ho realizzato che iOS7 non è stato un brutto sogno. E' ancora lì, se possibile più brutto di ieri. Resto dell'idea che faccia ca-ga-ris-si-mo. No, perché ultimamente faccio sogni strani. L'altra notte ho sognato che mi svegliavo, uscivo in veranda e nel mio giardino c'era stato un uragano. Non c'era più nulla, ma in compenso si era materializzata una betulla.
Poi arrivo a casa alla sera e, dopo aver nutrito il gatto, nutrito il gatto, nutrito il gatto (non è un refuso, è il gatto ad essere famelico) stramazzo sul divano e mi addormento prima delle 21.00. Che sarà anche vero che il lavoro nobilita, ma debilita pure.
In ufficio non  è cambiato nulla. La BCSdTR continua a presentarsi ad orari imprecisati, o a non presentarsi affatto. Le ascelle di Capo2 continuano imperterrite ad assolvere al loro ingrato compito di armi di distruzioni di massa. Cose di cui non sentivo la mancanza, naturalmente.
La settimana in qualche modo è giunta al termine, la caviglia si è comportata bene, anche se a volte fa ancora un po' male e iOS7, casomai ve ne siate scordati, continua a far ca-ga-ris-si-mo.


9 ago 2013

Ferie d'agosto

Non ci sono più le mezze stagioni, così come non ci sono più certezze.
Infatti quest'anno la tenutaria del blog è costretta a prendere due settimane di ferie. 
Ad Agosto. 
Poiché, per la prima volta dalla sua fondazione, la società che mi dà da vivere (più che dignitosamente, aggiungerei) ha deciso di chiudere. 
Ad agosto. 
Le due settimane centrali.  
Ovvio che coi tempi che corrono non starò certo a lamentarmi, ci mancherebbe pure. 
Dico solo che, non essendo abituata a fare le ferie in questo periodo, ho accolto la notizia con un lieve disappunto, più che altro perché questi 9 giorni avrei preferito usarli a mio piacimento, come sempre. 
Ma, non potendo, ovviamente mi adeguo.
E me ne starò a casa (mia, di qualcun altro, albergo, sempre di case si tratta, in fondo) per due settimane.
Di conseguenza anche il blog non verrà aggiornato come di consueto, ma un po' a cazzo. Quindi facilmente non noterete alcuna differenza.
Per farla breve oggi è l'ultimo giorno di lavoro, e ci si rivede su questi schermi il 26 agosto.
Non sapendo chi va e chi resta, chi è già andato e tornato e chi non è mai partito, mi limito ad augurare un buon agosto a tutti. 


31 lug 2013

il pensiero americano

Ufficio, interno giorno.
Tre impiegate lavorano in silenzio. 
La quarta, (BCSdTR) parla da sola con frasi che vanno dal "ma che cazzo è sta roba?" al "son tutti giovani!" (eh, appunto, vedi di smetterla), ogni tanto le scappa un "ma porca puttanazza", ride, emette gridolini. (L'altro giorno è andata in panico perché le era scomparsa la foto dal profilo di non so cosa. Ma panico proprio). Lei è sempre connessa a qualche social network e vive con gli auricolari, che ne potete sapere voi? Quando tace è perché sta componendo su Traktor. E dagli auricolari si diffonde un soave unz.unz.unz ta-ta-ta-ta-ta-unz. ta-unz. ta-unz. ta. ta. ta. unz. unz. ba.ba.ba.ba.ba.ba. ta.ba.unz. 
Occasionalmente lavora.
Lancia una stampa.
Non succede nulla.
Si rivolge - a tutto volume causa auricolari - a collega G.
"G, la stampante è chiusa?"
G la guarda perplessa.
Io sollevo il sopracciglio e spiego a G che chiusa = spenta.
Poi, rivolgendomi a BCSdTR: "R, la finestra è chiusa. La stampante è spenta."
E lei, serafica: "Ah, sì, giusto. No, sai, è che io penso in americano...".
Sono stata bravissima.
Non le ho nemmeno riso in faccia.  

5 lug 2013

fastidiosa mode ON

Lo so che non ho l'esclusiva per l'italia isole comprese dei colleghi fastidiosi.
Lo so che probabilmente sui loro blog i miei colleghi fastidiosi scrivono che la segretaria del direttore tecnico è una vecchia zitella acida che dovrebbe scopare un po' di più, ma chi vuoi che se la scopi quella. 
E' da un paio di giorni che BCSdTR è quasi simpatica. A parte continuare a parlare (da sola) e ascoltare musica a tutto volume (con le cuffie) non dà fastidio. 
In compenso oggi c'era collega S.
Collega S. è un esodato. 
Nel senso di esodato da un altro ufficio, che, non sapendo bene cosa farsene, l'ha piazzato da noi. 
Collega S. è quello che - da queste parti - viene definito un banfone. O, volendo scomodare Sciascia, un quaquaraquà. 
Collega S. è quello che, alle cene di lavoro, per darsi un tono, fingeva di ricevere telefonate di personaggi importanti. 
Collega S. ovviamente si è dato alla politica. Non è diventato il miglior statista degli ultimi 150 anni solo perchè quel posto era già occupato.
Ovviamente, essendo politico, viene in ufficio in media una volta la settimana. 
Non si capisce - IO non capisco - a fare cosa, probabilmente a produrre i giustificativi delle sue assenze cariche pubbliche da inoltrare all'ufficio personale. 
Collega S. è quello che se tu hai fatto una cosa, lui l'ha fatta prima. E più a lungo. E meglio.
Hai avuto il cagotto per una settimana? Lui l'ha avuto per un mese.
Ti hanno tamponato in tangenziale? A lui è passato sopra un cingolato. 
Ti è morto un vecchio compagno di seconda liceo? Lui è l'unico sopravvissuto della sua classe. Anzi, di tutto il liceo. 
Stamattina l'ho incrociato alla macchinetta del caffè.
Mi ha chiesto se quello disegnato sul mio vestito fosse un simbolo nazista.
La mia risposta è stata "che cazzo dici?".
Perchè una donna di classe la riconosci dai particolari. 
Poi l'ho trovato in terrazza durante la pausa sigaretta.
Oltre che di classe sono una donna fortunata.
E lì stava sproloquiando con un'altra collega di come lui mangi un piatto di riso in bianco e un bicchier d'acqua a pranzo e a cena.
Roba che nemmeno madre Teresa di Calcutta. 
Perchè i dottori gli hanno detto (fate attenzione, vi prego): "Decidi. Se vuoi continuare a fumare devi smettere di mangiare. Se invece vuoi continuare a mangiare devi smettere di fumare."
Per smettere di dire minchiate evidentemente non esiste ancora alcun rimedio. 


25 giu 2013

Sprazzi da un lungo week end

Come tutti sapranno - e per chi non lo sapesse, dopo aver letto questo illuminante post lo saprà - ieri era San Giovanni. E a Torino (e in altre città sparse per l'Italia) era festa. E quindi ho goduto di un week end lungo.
Sabato una giornata di festa al matrimonio di questa splendida donna qui, domenica con la splendida famiglia Ford, con cui sono stata benissimo, e, per concludere, il lunedì a godermi la veranda e il divano di casa. Oltre ai vari gatti abusivi che faranno di me in un prossimo futuro, quando sarò una vecchia pensionata abbruttita dalla solitudine coatta, una gattara coi controcazzi.
Quindi non sono andata al cinema.
In compenso ci è andata la Tiz, che è andata in avanscoperta, a vedere Stoker. Che a me, va detto, ispirava poco. Sempre per il fatto che sono insofferente, intollerante, introversa ecc. ecc.ecc.
Esordio americano per Park Chan Wook, da queste parti adorato con la sua trilogia della vendetta, di cui ho parlato qui, quo, qua.
Il Cannibale ne ha parlato male, e questo non sarebbe rilevante, in quanto io e lui abbiamo spesso gusti diametralmente opposti. Ne ha parlato male anche Ford, di cui mi fido già di più, dato che raramente ci troviamo in disaccordo.
Il lapidario parere della Tiz è stato: "film velleitario, glacialmente inutile, un'altra manica di psicopatici agggratis, du' palle". Per dire. Tre su tre sono più di un indizio. Ma, se anche non lo fossero, per me sono sufficienti ad autoesentarmi dalla visione.
Tanto poi arriva sempre il parere illuminato di quello che, se non ti è piaciuto un film, inizia a dirti, con il tono di voce di quelli che usi coi ritardati mentali per non metterli a disagio, ma con una presupponenza che da sola potrebbe spostare l'allineamento dei pianeti e incrostarti tutti i chakra: "Eh, ma Park Chan Wook non è per tutti, VA capito..." (quel tutti schizza secchiate di disprezzo a cascata, e sottintende la TUA specifica ignoranza di spettatrice adusa alla visione di Beautiful, Centovetrine, Pomeriggiocinque e qualche cinepanettone di quelli più semplici).
Ma sticazzi, pure.
In ogni modo oggi sono felicemente in ufficio.
Felicemente perché come ogni lunedì (lo so che oggi è martedì, io) la BCSdTR non si è presentata in ufficio, mandando un messaggio del genere "Ciao, sono in treno da Savona, ieri erano strapieni".
E va tutto bene.
Ma.
BCSdTR, perchè 13 ore fa hai messo una foto su Instaminchia scattata dal torinesissimo balcone di casa tua, con i fuochi d'artificio sullo sfondo?
Ma puoi essere così demente?


13 giu 2013

La morte del frigo


Nel nostro ufficio c'è un frigorifero. 
Usato principalmente per mantenere in fresco le bottiglie d'acqua destinate ai luminosi dirigenti dallo stipendio di giada, per le riunioni e cose del genere.
Ogni tanto, quando qualche collega festeggia un compleanno, ospita temporaneamente bottiglie di spumante e cose simili. 
Ovviamente anche noi semplici impiegate ne usufruiamo per riporci, quando serve, il pranzo, frutta, yogurt, insalate ecc.
In un angolo del vano portabottiglie giace, da tempo immemore, una bottiglia con un fondo di limoncello fatto in casa che secondo me ha perso ogni traccia di commestibilità e potrebbe benissimo essere usato come diserbante, o come spermicida. Ma non è questo il punto. 
Siccome nulla dura per sempre (e adesso che anche Andreotti è morto mi sento di affermarlo con maggior convinzione), mentre ero in vacanza anche il frigo se n'è andato. Partito. Morto. Defunto. 
Amen, e così sia.
Prima o poi verrà senz'altro probabilmente sostituito, anche se, diciamocelo, la presenza di un frigorifero in ufficio non è certo obbligatoria, né prevista da alcun CCNL. 
Quotidianamente la BCSdTR, a intervalli più o meno regolari, mi domanda "ma quando arriva il frigorifero?", "ma il tuo capo l'ha comprato il frigorifero?"
Il mio capo ultimamente sta seguendo un progetto a Milano, e viene in ufficio, quando va bene, una volta a settimana. E ha una serie di cazzi un po' più prioritari dell'acquisto di un frigorifero. 
Ieri, di nuovo: "ma quando arriva il frigorifero?"
Le ho risposto "arriverà quando lo compreremo, prima la vedo dura".
E lei, con quell'aria di superiorità da superdonna-in-carriera-meno-male-che-ci-sono-io-altrimenti-voi-chissà-che-fareste, se n'è uscita con un "Ah già, tanto VOI (riferita a me e alla mia collega) NON FATE la spesa!"
Certo che no, BCSdTR, a noi la spesa la fa la colf tutte le mattine, poi, quando arriva a casa, la consegna al maggiordomo, il quale la porta in cucina, dove il cuoco stellato Michelin si mette all'opera, in modo che, al nostro ritorno a casa, noi, a differenza tua, non dobbiamo fare una beata minchia se non sederci a tavola e mangiare quello che troviamo pronto in  tavola. 
Ma vedi di andare a fare in culo, e in fretta, prima che ti ci mandi io. 

8 giu 2013

in mancanza di macchie, usa le nuvole

E' stata una settimana impegnativa. 
E lo so che dopo due settimane di ferie non avrei alcun diritto di lamentarmi perché sono fresca e riposata come un bocciUolo di rosa, sono tornata ed è arrivato il caldo, abbiamo festeggiato il compleanno della Tiz,  ho conosciuto una splendida donna (e ho addirittura preso in braccio un bambino, notizia questa che potrebbe sconvolgere ben più di una persona), sono uscita a cena con l'uomo dei miei incubi, sono andata al cinema con la bionda e abbiamo riso come due cretine, il giardiniere ha ristabilito l'ordine nel mio giardino e posso sedermi in veranda tranquilla prima di andare a dormire - quando mi ricordo di andare a dormire - senza temere che dalla foresta che si era creata in quello che in origine era un prato, escano belve feroci pronte ad assalirmi. 
Ma.
In mia assenza in ufficio si è mesa in moto l'infernale macchina organizzativa per l'ennesima inaugurazione di cui, solitamente, non frega una beata minchia a nessuno. 
E a cui si deve invitare l'universo mondo di politici, assessori, faccendieri, portaborse, impresari, nani e ballerine. Ieri quando ho sentito nominare Capezzone mi si sono rizzati i peli che non ho. Due coglioni che levati. Alla fine (nel senso che generalmente siamo pronti una settimana prima dell'evento, mai prima) partono millemila inviti. Risposte, quando va di lusso, nel 50% dei casi. Adesioni, la metà. Il giorno dell'evento, per improrogabili impegni, i partecipanti effettivi si sono ridotti ad un quarto del numero iniziale. Più della metà sono addetti ai lavori, nani e ballerine e amici degli amici degli amici. 
La cosa positiva è che, non essendo presente, a questo giro non sono stata coinvolta nell'operazione.
La cosa tragica è che, invece, essendo presente (per modo di dire) è stata coinvolta lei.
La leggendaria BCSdTR.
Signori miei.
Un'insulto alla gente che lavora, ma soprattutto a coloro i quali un lavoro non riescono a trovarlo manco pagando.
Il problema, con certe persone, è che l'unica cosa che sanno fare bene è CREDERE di saper lavorare. Ovviamente benissimo, anzi, pure meglio. Le poche volte che si trovano con un compito da eseguire, lo fanno, generalmente male, ma pensano che meglio di così nemmeno Dio, Allah, Einstein  e il Grande Cocomero in un brain trust di cervelli che nemmeno al CERN di Ginevra. Essendo inoltre totalmente avulsi all'umiltà, pretendono anche di spiegarti come si lavora secondo loro. Roba che la teoria del caos sembra nulla, al confronto.
Vederla lavorare è peggio che sentirla ridere mentre legge i commenti su feisbuc, tuitter o instaminchia, o attraversa i corridoi dell'ufficio, telefono in mano e auricolare attivato, sbraitando in modo che tutti possano sapere - volenti o nolenti - i cazzi suoi. La regina incontrastata della pablicrelescion. Non ci eravamo ancora riprese dal dramma personale "sequestro del mezzo" e siamo piombate nel bel mezzo della catastrofica vicenda professionale della perdita dei dati.
Da più di una settimana sta lavorando ad un database di indirizzi che viene condiviso con collega G e Ingegnere Responsabile del Servizio.
Collega G si è permessa di correggere delle minchiate apportare delle modifiche al lavoro di BCSdTR. Non l'avesse mai fatto. E' partito un pippone sul fatto che lei sa come si gestisce una tabella e che adesso aveva perso una giornata di lavoro. Così ha chiamato il CED per farsi rimandare il file precedente, recuperando i dati di backup. Ed è andata avanti per almeno un'ora dicendo che l'utilità di lavorare in rete era quella, altrimenti tanto valeva lavorare in C se poi non era possibile recuperare i dati e bla bla bla e bla bla bla. Concludendo con un "del resto se si chiama SERVER un motivo ci sarà".
Io ringrazio solo di essere estranea all'operazione, perchè dubito che potrei uscirne viva.
Già così faccio tanta fatica.
E all'inaugurazione manca ancora un mese. 

4 apr 2013

L'angolo del lamento sterile

E lo so che giusto ieri la bionda ha pubblicato un post in cui dice che farebbe a pezzi chi si lamenta dei colleghi. Quando l'ho letto giuro che mi sono sentita in colpa. 
Però davvero. 
Io faccio tanta tanta tanta fatica. Ma tanta proprio.
Ho passato la mattina ad ascoltare BCSdTR che parlava da sola. 
Ogni tanto emette gridolini di piacere.
Poi legge qualcosa sulla bacheca di FB e ride.
Poi mi fa vedere foto di fantomatiche tizie che secondo lei sono rifatte, ma rifatte male.
Nemmeno ora che sfoggia una quarta prepotente riesce a darsi pace.
Quindi mi ha fatto vedere i suoi stivali neri con la zeppa, ma fotografati con Istagram.
E sti cazzi non ce lo vuoi mettere? 
Adesso sta cercando una crema vaginale che pare faccia miracoli per le rughe (del viso), ed è da ieri pomeriggio che mi frantuma la minchia con Antonella Mosetti (?) e i principi attivi, che ne ha parlato con il suo dentista ("che tanto è medico, certe cose le sa!") che le ha assicurato che funziona. 
La sua lotta contro l'invecchiamento non conosce ostacoli. 
Oltre a non darsi pace perché non riesce a trovare una soluzione per le borse sotto gli occhi.
Ieri mi guardava - quasi dispiaciuta, anzi, totalmente dispiaciuta - dopo aver constatato che non ho nè occhiaie nè borse e (parole sue) "ma per la tua età non hai nemmeno le zampe di gallina". 
Oh, bellina, vedi di stare tranquilla, che non è che io ho 128 anni e tu 17.
Fra me e te ci sono 5 anni di differenza, e, a differenza tua, non ho le occhiaie.
Ma se vai avanti così mi verranno due coglioni da esposizione.