21 ottobre 2014

I wanna be a part of it . . .
(New York , New York)

Riemergo dalla latitanza innanzitutto per ringraziare tutti quelli che si sono preoccupati per la mia assenza: sono viva, sto benissimo e il fatto che mi abbiate scritto per informarvi mi ha fatto davvero piacere. 
E, già che ci sono vi aggiorno sulle ultime novità: il cetriolo sta bene, tempo una settimana e l'avrò digerito. Mi piacerebbe poter dire lo stesso del mio vaso di ciclamini, ma 6 giorni senz'acqua non devono avergli giovato, infatti ieri sera, rientrando a casa l'ho trovato un po... come dire... spampanato? Spero renda l'idea.
Io e la bionda mercoledì scorso siamo partite per New York, e ieri pomeriggio siamo tornate. E se c'è qualcuno che sta pensando che 5 giorni a New York siano pochi rispondo che sì, sono davvero pochi, soprattutto se è la prima volta. Noi (più la Tiz) ci eravamo state tanti anni fa, nel 2000, e quando ci hanno proposto questo viaggio mordi e fuggi ci siamo dette che un "ripasso" della città era ora di farlo. E siamo partite.
Volo Alitalia Torino-Roma e poi Roma-New York. Stenderò un velo pietoso sulla nostra compagnia di bandiera, soprattutto per quanto riguarda il viaggio di ritorno, ché tanto non è interessante.
Arrivate a New York il mercoledì pomeriggio abbiamo preso possesso della nostra stanza al Doubletree by Hilton, ottima posizione all'incrocio fra la Lexington e la 51a strada, ingresso della metropolitana di fianco all'hotel. Stanza spaziosa, al 5° piano, vista panoramica sul muro del palazzo di fronte, ma non si può avere tutto dalla vita.
Dopo aver posato il bagaglio (a mano) siamo scese nella stazione e abbiamo acquistato un abbonamento settimanale (Unlimited Ride Metrocard) per la metropolitana. Costa 30$ più 1$ per l'emissione della tessera e, considerato che una corsa costa 2.50$, con 13 corse si ripaga, e le corse successive sono praticamente "gratis". Se si pensa di fare pochi viaggi esiste anche la "Pay per ride Metrocard" che si può caricare con l'importo che si vuole, da 5 dollari in su, ma potete trovare maggiori informazioni sul sito della MTA

Per cercare di ottimizzare il poco tempo a disposizione ci siamo dirette verso Ground Zero, che, all'epoca della nostra prima visita non esisteva. Dove sorgevano le Torri Gemelle ci sono due immense fontane, e in mezzo sorge il National September 11 Memorial & Museum, 
La zona adiacente è un enorme cantiere per quella che diventerà la WTC PATH Station, disegnata da Santiago Calatrava, che, nel progetto, dovrebbe diventare così:

Da lì ci siamo trasferite in Canal Street (Chinatown) e, dopo aver consultato Tripadvisor sedute sui gradini della Chiesa del Preziosissimo Sangue (Church of the Most Precious Blood - chiesa cattolica di Little Italy che ospita il santuario di San Gennaro, ed è il punto focale dell'annuale Festa di San Gennaro, che si celebra dopo la metà di settembre a New York) abbiamo deciso di cenare allo Shangai Asian Cuisine  al 14 di Elizabeth Street. Incredibilmente - per essere a New York - non accettano carte di credito ma solo contanti. Inutile dire che abbiamo mangiato benissimo. Il tè, caldo e forte, è compreso nel prezzo e il vostro bicchiere verrà rabboccato in continuazione. Quindi potete tranquillamente evitare di ordinare da bere. A meno che il te vi faccia schifo. In ogni caso nel locale non servono alcolici. 
All'uscita abbiamo trovato un po' di pioggia, abbiamo aspettato 5 minuti che cessasse e siamo rientrate in hotel, dove abbiamo concluso la nostra giornata di 30 ore... 


09 ottobre 2014

Medianeras



Ennesimo film argentino (ed ennesima recensione della Tiz, aggiungo io) della stagione, decisamente inferiore agli altri visti fin qua, purtroppo!
Le medianeras sono i lati "inutili" dei palazzi, quelli sui quali non si affacciano balconi o finestre, e che pare abbondino a Buenos Aires, città senza un piano regolatore, dove palazzi d'epoca, o comunque gradevoli, convivono con bruttezze architettoniche, palazzi sgarrupati, oppure brutti e sgarrupati.
La panoramica iniziale è molto bella e ne fornisce esempi esemplari, ma comunque non è che le stesse cose non si vedano anche qui, naturalmente!
Qualcuno per esempio dovrebbe buttar giù il condominio celeste sporco davanti al mio ufficio, se volesse farmi contenta.
In questa città chiaramente incasinata vivono Tizio e Tizia nella loro scatola da scarpe (gli alloggi sono mediamente 40 metri quadri). 
Tizio è un mezzo nerd carino e non obeso che programma e crea siti internet, ha un cagnolino ereditato dalla fidanzata tornata negli USA, a suo dire fa vita riservata e casalinga, ma succede che debba affidare la cana alla dog sitter, ma siccome essa è timida, lui segua cana e dog sitter e se la porti a letto, più per noia che per altro. Poi ogni tanto va su una chat così esce con una conosciuta lì che sa 8 lingue, e se la porta a letto, ma tanto per fare.
Tizia è figa che basta per due ma è tanto sola, odia gli ascensori perché soffre di claustrofobia, ed esce pochino, abita all'ottavo piano! E' architetta ma per vivere fa le vetrine dei negozi di moda (carine!), accetta di uscire con uno carino che però la vuole portare in un ristorante al 20° piano (sic), lui non ce la fa (ora, ho capito che 20 piani a piedi sono tanti, ma non ci si deve arrendere!), patisce il vicino pianista (du' palle i musicisti vicini, io ho festeggiato al trasloco del sassofonista del palazzo di fronte!), è fastidiosetta.
Tutto questo viene un po' spiegato dalla voce fuori campo (che io serenamente e pacatamente odio), un po' è un film, diciamo, sull'incomunicabilità e sulla difficoltà di incontrarsi, anche se si è, almeno nella finzione "fatti l'uno per l'altra". Non una cosa esclusiva di Buenos Aires direi.
Belle immagini, andamento un po' a scatti, momenti di stanca, attimi di irritazione, lieto fine incorporato, ma senza eccessi, i due alla fine si incontreranno, dove finiranno rimane affar loro.


08 ottobre 2014

Pasolini secondo la Tiz

Dopo il Vangelo secondo Matteo torna la Tiz (prima o poi tornerò pure io, spero) a parlarci dell'ultimo film di Abel Ferrara.



In questi casi mi piacerebbe davvero essere un'intellettuale. 
Fare commenti corposi, ma sintetici; pregnanti, ma semplici, e, soprattutto, molto intelligenti. Per farlo, credo dovrei ingerire un po' della droga di "Lucy", quindi farò un commento alla buona, un po' superficiale e disinformato, come mi compete.
Prima, un po' di aneddottistica personale: quando morì Pasolini andavo a scuola, avevo 12 anni. 
1° Media? All'inizio non credo di aver capito chi fosse, ma, il giorno dopo, la professoressa di italiano entrata in classe disse: "siccome è morto un grande scrittore, oggi leggeremo qualcosa di suo in classe". BUM! I maschi della classe insorsero: "quel ricchione!" "quel frocio!" "un equilibrista!" (non mi chiedete perché, li chiamavano anche così, a ripensarci è quasi poetico). Urla e strepiti e fine della proposta, non abbiamo letto nulla.
Ma io che sono curiosa a casa mi andai a cercare qualcosa nel sussidiario, e mi piacque, così ho letto tutti i suoi romanzi, qualche poesia, pure Petrolio, che ho rimosso completamente ma, soprattutto, ho visto i suoi film!
Wow, in seconda serata sul 2 credo, li registravo con un Betamax enorme, mi hanno spalancato la testa, aperto mondi, fatto nascere neuroni. 
Quindi non mi aspettavo molto dal film di Ferrara, troppo complesso il personaggio, ma sono andata perché già il fatto di avere avuto l'idea di fare un film su di lui mi inteneriva.
Il film è confuso, viaggia su piani differenti difficili da afferrare anche per chi conosce un po' PPP, è un accrocchio tra vita quotidiana (la mamma tanto amata, il lettino nella sua casa, le persone amiche tra cui la bislacca e deliziosa Laura Betti), interviste (molto interessanti e illuminanti a risentirle adesso), e il film che (pare, si mormora) dovesse girare e che spero non avrebbe fatto così brutto.
Willem si cala nella difficile parte con il fisico, ma non rende molto, e Gifuni gli abbellisce la voce.
Scamarcio nun se po' vede. E' davvero brava solo Adriana Asti.
Però il film non è brutto, o io sono diventata troppo buona.

02 ottobre 2014

Lucy (ed ombre)

Mentre io ero impegnata ad accudire il famigerato cetriolo che mi farà compagnia fino alla fine del mese (sempre detto che i cetrioli sono difficili da digerire) e che sta causando la mia latitanza su questi schermi - ammesso e non concesso che ve ne siate accorti - le mie amiche sono andate al cinema.
A vedere Lucy.
Devo ancora capire se, in assenza del cetriolo, io sarei andata a vederlo, ma, se è inutile piangere sul latte versato, figuratevi quanto possa essere utile farlo su un cetriolo scondito. 
Quindi lascio la parola alla socia. 
Io, come al solito, metto le figure, naturalmente - non avendo visto il film - assolutamente a cazzo, si sappia. 

10%? non vorrei sembrare una fan del Lombroso, ma con questa faccia qui... anche meno, eh?




Mentre la povera Poison era alle prese col cetriolo io e sua bionditudine siamo andate a cinema senza di lei.
Cative.
Il film l'avevo scelto io, senza averne visto manco mezzo trailer per codesti motivi:
1) simpatia verso Scarlett Johannson nonostante l'orrenda sòla di "Under the skin";
2) simpatia verso Luc Besson, che qualche porco bel film l'ha fatto;
3) orario post ufficio e sala nei pressi dello stesso, per ottimizzare gli spostamenti e consentire una cena casalinga. 
Dunque, forte di queste motivazioni, squisitamente cinefile, mi sono appropinquata alla visione e alla stroncatura incorporata, ma, insomma, alla fine ne sono uscita quasi contenta.
Besson, imitando i suoi colleghi, si è fatto un po' prendere dalla sindrome National Geographic (vedere Malick e Von Trier), quindi inframezza tutto il film con immagini di bestie feroci, bestie inermi, bestie che si accoppiano, panorami e paesaggi mozzafiato e via andare. 
Ok, è una moda.
All'inizio siamo a Taipei e abbiamo Lucy, una bella ragazza (anche poco intelligente ho letto in qualche recensione, mi chiedo in base a cosa, solo perché è bionda?) alla quale un belloccio un po' fuso sta insistentemente chiedendo un favore che lei, con tanto buon senso e intelligenza, sta rifiutando di fare. Tira e molla, molla e tira, il belloccio le mette la valigetta al polso con una manetta e la costringe ad entrare in un hotel, dove dovrà consegnarla. Ma a chi? A un manipolo di psicolabili assassini orientali, che ne vogliono il contenuto, ma non osano aprire la valigetta, così toccherà a lei, terrorizzata e piangente (non proprio credibilissima la Scarlett in queste scene, io ve lo dico) farlo.
La valigetta contiene, ci viene spiegato, della potentissima droga chiamata mph o simile, una cosa che producono le donne in gravidanza per far formare il feto, ma in quantità risibili rispetto a quelle contenute nella nostra valigetta.

Sarò anche intelligente, ma in fatto di smalti ho davvero dei gusti di merda. 
Comunque, la dddroga viene fatta provare ad un tossico duro che l'apprezza a mille ma non se la gode, ché viene subito sparato, la nostra Lucy viene portata altrove e scopre che farà il corriere col suo sacchetto nello stomaco assieme ad altri 3, ma dopo l'operazione viene portata in una specie di prigione dove tentano di violentarla, e la pestano quando si ribella, rompendole il sacchetto nello stomaco... e lì alè, avanti coi carri, le si moltiplicano i neuroni nel cervello.
Parallelamente, Morgan Freeman è un brillante professore che studia l'intelligenza e il cervello e sta tenendo una conferenza su cosa accadrebbe alle persone se sviluppassero di più la loro intelligenza. Per la cronaca, noi pare usiamo il 10% della materia grigia a disposizione. 
La nuova Lucy naturalmente si libera dalla prigione, trova il fantasioso modo di avvisare le autorità dei 3 corrieri residui, va in ospedale a farsi togliere la droga rimasta nello stomaco guidando in maniera "impeccabile" per le vie di Parigi trasformate in autoscontro, si esibisce in mirabolanti effetti speciali, perché chiaramente i cattivi la stanno cercando, si fa tutta la cultura dell'universo in un secondo, trova il conferenziere, si trasforma in un computer umano, perde consapevolezza di sè come persona diventando un tutto, e, alla fine, il TUTTO viene messo su... una chiavetta usb. Bah.
Diciamo che a grandi linee questa è la trama, per i 3/4 è pure un film divertente, mantiene una buona tensione, gli orientali sono cattivissimissimi, il poliziotto un po' una caricatura, ma va bene, gli inserti del National sopportabili e talvolta spiritosi, insomma, si fa vedere con anche una certa soddisfazione da piacere perverso, ma sul finale sbanda e si incarta. 
Comunque meglio del previsto.
ciao, sono il 10% di Morgan Freeman e dopo aver letto la recensione
non ho capito da dove spunta il poliziotto...

24 settembre 2014

Frontera


Lo confesso: sono sensibile al fascino algido e coriaceo di Ed Harris.
Così, dopo essermi entusiasmata con il fantastico sceriffo Jackson da lui interpretato in "Sweetwater", ho pensato che questo Frontera, diretto dal semisconosciuto Michael Berry potesse essere interessante. 
E non sono rimasta delusa. 
Nel cast, oltre ad Harris abbiamo Micael Peña, Eva Longoria e, nel ruolo della moglie di Harris, Amy Madigan, che, nella vita reale è, pensate un po', la moglie di Ed Harris. 
Da qualche parte al confine tra Messico ed Arizona, Miguel decide di attraversare la frontiera per cercare fortuna dall'altra parte, e, in compagnia di un amico, si mette in cammino.
Arrivati nei pressi di un ranch vengono aiutati da una gentile signora a cavallo, quando qualcuno, dalle alture circostanti, inizia a sparare. La signora viene disarcionata, cade, batte la testa e muore. Mentre l'amico si dà alla fuga, Miguel tenta di soccorrere la signora, e intanto, allarmato dagli spari, 
sopraggiunge il marito Roy, ex sceriffo della zona ormai in pensione.
Com'è, come non è, il povero Miguel viene accusato di omicidio e incarcerato.
Paulina, la moglie, dopo averlo scoperto si rivolge ad un infamissimo coyote per raggiungere il marito e - povera donna - gliene succedono di ogni, che io guardavo il film e l'unica cosa gentile che mi veniva da dire era "basthasi!" 
Ma Roy non è convinto della colpevolezza di Miguel, e, nonostante sia ormai in pensione, inizia ad indagare. Scoprendo che...

...il film - per quanto di stampo abbastanza classico e financo un tantino prevedibile, si fa vedere senza problemi. Per quanto mi riguarda, ovviamente. 
Giusto per farvi capire come sto messa in questo periodo - grazie al cetriolo - questo film l'ho visto il 2 settembre. Così. Tanto per dire.
Per la cronaca - e per fortuna - Allacciate le cinture non ce l'ha fatta. 
Grazie, Anica



22 settembre 2014

i sogni muoiono all'alba

E sempre nel modo peggiore.
Stavo per assaporare una bellissima - e sicuramente buonissima - cheesecake ai lamponi, e, mentre il cucchiaino si trovava a circa due centimetri dalla mia bocca...
Niente.
La maledetta sveglia ha iniziato a suonare.
Quanta crudeltà.


Non è che ho smesso di andare al cinema, è che non trovo il tempo per scriverne. 
In ogni caso ho visto "Anime Nere", di Francesco Munzi. 
Appena riesco ne parlerò, voi nel frattempo cercate di recuperarlo. 
Perchè è bello. Molto bello.
Ed è italiano.
Ed è entrato a far parte della "settina" dei titoli proposti per l'oscar.
E meno male.
Perché il pensiero di Allacciate le cinture in quell'elenco ancora mi tormenta. 

20 settembre 2014

tantum quantum

Signori del Tantum Rosa, ma che problema avete? 
Io capisco che avendo venduto per anni un prodotto (verde) che serviva per risciacqui e gargarismi, quando lanciaste sul mercato quello Rosa il vostro bacino d'utenza femminile potesse cadere nell'equivoco che si trattasse di un colluttorio per femminucce, nonostante la pubblicità di un gruppo di sgallettate che accoglievano l'amica arrivata in ritardo, la quale, invece di accampare la scusa "ho bucato" lamentava un fastidioso prurito manco fosse andata a cagare sulle ortiche. 
E va bene. 
Dopo aver creato intasamenti nei pronto soccorsi di mezza italia, con gente preoccupata per aver bevuto il prodotto, avete capito che c'era qualcosa che non andava e avete dovuto specificare sulla scatola che quel prodotto (rosa) serviva sì per fare risciacqui, ma non alle tonsille. 
Come sempre, dopo il clamore iniziale, le cose si sono calmate, e non ci è dato sapere se c'è ancora gente che confonde la parte da trattare. 
Ma.
Da qualche giorno, vi siete lanciati con una nuova campagna pubblicitaria. 
Dove una vaginomunita esce raggiante da un ambulatorio medico, con la stessa espressione beata che io solitamente assumo dopo l'acquisto dell'ennesimo quanto indispensabilissimo paio di scarpe, ma, si sa, non siamo tutte uguali. Per fortuna. 
E cosa dice questo donnino, per farci sapere il motivo di tanta felicità? 
Attenzione: 
"il mio ginecologo mi raccomanda, INNANZI TUTTO, un'accurata igiene intima". 
Il tuo ginecologo???
Ma beata donna, fammi capire. 
Una rivelazione di tale portata, te la deve dire il tuo ginecologo? Davvero mi vuoi far credere che da sola non ci saresti mai arrivata?  
Signori del tantum (verde, rosa, giallo, azzurro, strega comanda colore ecc.), capisco che i precedenti non giochino a favore delle portatrici di cromosoma XX, ma non vi sembra di esagerare? 

15 settembre 2014

Are you serious?

Riemergo un secondo dal torpore vacanziero in cui mi sto crogiolando da 6 giorni per avere delle risposte. 
Da quando son qui non ho letto quasi mai una news, né visto un telegiornale quindi non so praticamente cosa sia successo nel mondo, a parte che Valentino Rossi è tornato a vincere una gara (era ora l'ha già detto qualcuno?) e che sono stati comunicati i sette film italiani che avranno la possibilità di essere selezionati dai membri dell'Academy a concorrere nella categoria "miglior film straniero". 
E, ma spero ancora di essermi sbagliata e/o aver letto male, fra questi c'è anche il film (scusate se ho detto film) di Ozpetek "allacciate le cinture". 
No, ma dico, "allacciate le cinture" davvero? Quell'allacciate le cinture in cui un manzo tatuato con l'attitudine alla recitazione di una trota d'allevamento si tromba la moglie malata di cancro nel letto d'ospedale? Proprio quell'allacciate le cinture lì? 
Perché? 
Visto che ormai è tardi per tornare indietro confido nella sanità mentale dei membri dell'Academy.

12 settembre 2014

E il primo giorno è andato

Arrivate ad Ibiza mercoledì sera all'aeroporto abbiamo preso l'autobus L10 che per 3,50€ ti porta in città. Abbiamo raggiunto il nostro Hostal che ci ha dato una stanza al quarto piano (senza ascensore, ma già si sa che non si può avere tutto dalla vita) e, dopo aver abbandonato il nostro bagaglio e siamo andate a cena. La bionda aveva letto recensioni interessanti del Mar a Vila che - combinazione - è vicinissimo al nostro Hostal (avenida Ignacio Wallis 16). Abbiamo deciso di fidarci e abbiamo fatto benissimo. A parte che la birra costa appena 1,70€, il cibo era davvero ottimo,e le capesante con crema di parmigiano e mele erano di una bontà che non potete nemmeno immaginare, ma voi fidatevi. Infatti abbiamo deciso che al nostro ritorno ci fermeremo di nuovo lì per il pranzo. Dopo cena abbiamo fatto un giro per la città, che è molto carina, con la parte vecchia cinta dalle mura, con negozietti, ristoranti e locali ovunque, e anche qua faremo un giro più approfondito la settimana prossima, prima di salire sul volo che ci riporterà a casa. 
Tornate nella nostra stanzetta al quarto piano senza ascensore siamo praticamente svenute nel letto. 
Ieri mattina abbiamo raggiunto il porto e - dopo aver fatto colazione e osservato i ggiovani che tornavano dai locali - siamo salite sul traghetto (biglietto 27€, facendo A/R si risparmia qualcosina, perché costa 46,50€) e dopo mezz'ora eravamo a Formentera. Abbiamo ritirato l'auto è raggiunto il nostro appartamento, che si trova nei pressi di Es Calò de San Augustì, e abbiamo deciso che saremmo andate in spiaggia lì, senza spostare l'auto. 
Una concentrazione di Italiani che a Rimini se la sognano, sentire qualcuno che parla spagnolo è praticamente impossibile. Eravamo nella spiaggia dell'Amore Iodio e quando abbiamo raggiunto il chiosco per pranzare quasi non credevamo ai nostri occhi: un panino 10€! A noi farci prendere per il culo piace anche, per carità, ma dobbiamo essere noi a deciderlo. Abbiamo preso un insalata (se devo spendere 10€ per un panino a questo punto ne spendo 14 per un'insalata, ma puoi scordarti di vedermi ancora) e stabilito che nei prossimi giorni ci si porta il pranzo da casa. Infatti quando abbiamo abbandonato la spiaggia (il mare ha dei colori fantastici, ve l'ho detto?) ci siamo fermate in un supermercato a fare un po' di spesa e poi abbiamo raggiunto il Blue Bar per l'aperitivo dove, carramba che sorpresa, avevo appuntamento con la Silvia del blog "signorina silvietta", perché il mondo è davvero piccolo e sull'isola c'è anche lei (con il santo). 
Di fronte a 2 caraffe di sangria abbiamo parlato, riso (perché lei è davvero simpatica, come si può capire leggendo il suo blog) e, già che c'eravamo, abbiamo ammirato anche il tramonto.


11 settembre 2014

Vamos a la playa


Ma come, hai iniziato il tuo nuovo lavoro da 10 giorni e già te ne vai in ferie? 
Ovvio.
Che certe cose bisogna metterle in chiaro da subito, in modo che il nuovo capo sappia con chi ha a che fare. E la mia settimana di relax a settembre è, come previsto da ogni CCNL degno di questo nome, un diritto irrinunciabile.
Quindi, sua bionditudine ed io andiamo a rilassarci per una manciata di giorni a Formentera. 
E poi torneremo, pronte ad affrontare il traffico settembrino generato dalla riapertura delle scuole. 
Non. Ci. Voglio. Pensare.
Spero di imparare degli insulti in spagnolo da sfoggiare al mio ritorno nei confronti dei genitori SUVnormali che si ostinano ad accompagnare i loro bambini (anche se i bimbi in questione hanno la patente da un paio d'anni e vanno all'università) a scuola, parcheggiando ovunque e dovunque, con tecnica mista doppiafila/prossimitàincrocio, ma rigorosamente in modo da rompere il cazzo al mondo. 
A questo proposito mi sembra assolutamente doveroso riproporvi un vecchio pezzo di Gino & Michele, uscito tantissimi anni fa su Cuore, che di sicuro la Tiz ricorda, che è ancora - ahime - drammaticamente attuale.
Abbiamo volutamente lasciato che le acque si calmassero. Volevamo riflettere con serenità. Così è stato, dunque non c’è traccia di emotività o di superficialità nella nostra presa di posizione. Il punto è questo: siamo favorevoli alla pena di morte. Non generalizzata, intendiamoci. Però la signora bionda e altera con la pelliccia di leopardo e il barboncino bianco seduta sulla jeep Cherokee Limited T.D. 4×4 verde targata MI 7M0644 che tutti i giorni tra le 12.30 e le 13 parcheggia in seconda fila in viale Majno a Milano davanti all’Istituto Orsoline San Carlo, costringendo chiunque passi di lì ad almeno cinque minuti di coda supplementare e gratuita (sei giorni la settimana per dieci mesi all’anno, da settembre a giugno), ebbene lei deve morire. Non abbiamo niente contro questa signora, non sappiamo neppure come si chiami (noi del giro, che abbiamo la fortuna di passare ogni giorno tra le 12.30 e le 13 in viale Majno, la chiamiamo simpaticamente “il Puttanone”, ma dubitiamo sia il suo vero nome), dunque non si tratta di un fatto personale. Tuttavia deve morire. Deve morire e basta.
Riflettendoci meglio e per non essere fraintesi, non vogliamo dire che noi auguriamo la morte alla bionda e altera signora. Noi, più semplicemente, vorremmo procurargliela, passandole sopra con la sua invereconda Cherokee Limited T.D. 4×4, per poi infilare pure la marcia indietro, perché nello specchietto ci sembrava che il barboncino bianco desse ancora segni di vita. Questo nonostante il nostro amore per gli animali che è enorme.
Ma a quei livelli anche le bestie non possono essere completamente innocenti.
Che poi, se al suono della campanella dalle Orsoline uscissero dodici bambini biondi e festanti e prendessero posto sulla Cherokee, baciando la madre e prendendo a calci in culo il barboncino (se non lo avete visto mica potete capire), allora pazienza, si potrebbe chiudere un occhio: una jeep per tredici persone e un cane è quasi un risparmio in termini di spazio. Il fatto è, ma lo immaginate già, che sulla Cherokee 4×4 sale una pischella bionda di 18-20 chili che, ci si consenta il termine, occupa sì e no il posto di una scorreggetta. Oltre tutto, non per fare i seguaci del Lombroso, ma, a giudicare dall’espressione, la piccola ebete per finire il liceo di anni ce ne mette sette, non cinque come tutti i cristiani, con tutto quel che segue in termini di code.
Per la verità questa minuscola figlia del Puttanone (ma, l’abbiamo detto, non siamo sicuri sia il suo vero nome) ci sta procurando delle lacerazioni. Al nostro interno il dibattito è serrato: «Bisogna giustiziare anche lei o no?». Il Fronte del “sì” non accetta mediazioni: «Basta chiudere gli occhi per vedersela fra vent’anni parcheggiata in viale Majno in seconda fila con un lussuoso, enorme Camion T.D. che aspetta un bambino biondo, il piccolissimo figlio della figlia di un grandissimo Puttanone (chiamiamola così e non se ne parli più). Meglio dunque non correre rischi». Il Fronte del “no” invece cerca di prendere tempo: «Non si elimina una creatura per un sospetto». E poi, per dirla tutta, forse qualche attenuante ce l’ha anche la signora bionda e altera. Magari abita in campagna e la jeep per lei è una necessità. Un beatissimo cazzo: il Puttanone abita in via Maggiolini 1, esattamente 480 metri appena dall’Istituto Orsoline San Carlo di viale Majno. L’abbiamo seguita e di madonne non ce ne sono.
Per questo devono morire tutti: madre, figlia, nipoti, cane, marito e amante (una che si chiama così volete che non ce l’abbia?).
Adesso scusate ma dobbiamo andare. È giovedì, sono le 12.47, siamo in viale Majno e stiamo per districarci. Un ultimo sforzo, la freccia a sinistra, un’occhiata se quello dietro ci fa inserire, una frenatina perché l’idraulico sulla R4 rossa che ci sta davanti si sporge verso la signora bionda e altera per urlarle: «Spostati Troione!» (l’idraulico è la prima volta che passa di qui, non la conosce ancora per nome) e poi via a consegnare il pezzo a favore della pena di morte. Pezzo che probabilmente domani, rileggendolo, ci vergogneremo di avere scritto, quindi i garantisti possono pure fare a meno di inviarci una copia di Dei delitti e delle pene. E poi, diciamocelo francamente, ai tempi del Beccaria mica c’erano le Cherokee Limited T.D. 4×4.
Io nel frattempo ho trovato una nuova droga che allieta le mie solitarie serate casalinghe sul divano: le Nuvole Perugina. 
Al caramello. 
Che, col cetriolo, si sa, ci sta benissimo.




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