20 maggio 2016

La pazza gioia

Film presentato a Cannes fuori concorso e "premiato" con una standing ovation di 10 minuti da parte del pubblico, martedì 17 Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti erano a Torino, al Cinema Massimo per la "prima nazionale" del film, che arriva a due anni da "il capitale umano". E, in una sala gremita (biglietti esauriti) c'eravamo anche noi, ovvero la Tiz, sua bionditudine e la sottoscritta. Che era seduta vicino a due peppie che non hanno fatto altro che criticare chiunque, dalla Littizzetto - presente in sala - al sindaco Fassino, per finire con Micaela Ramazzotti, che ha esternato la sua simpatia per il Torino. E una delle due se n'è uscita con "Mi sta già antipatica, questo film mi sta già sul culo". Inutile dire che a me stava sul culo lei, che a metà film ha iniziato a guardare il cellulare illuminando la sala. 
Comunque.

Ambientato in Toscana, nel 2014 (quando gli OPG - Ospedali Psichiatrici Giudiziari - erano ancora aperti), racconta la storia di Donatella e Beatrice (Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi), due donne affette da disturbi mentali, ritenute pericolose e per questo "ospiti" di una comunità terapeutica.
Beatrice si trova a Villa Biondi già da un po', quando un giorno arriva Donatella, con un tutore alla gamba e un paio di stampelle. La curiosità morbosa della sofisticata Beatrice - che, a causa del suo atteggiamento un po' snob, che vanta amicizie altolocate, antichi fasti. origini nobili e danarose, fa si che non vada proprio d'accordo con tutti gli altri ospiti -, viene premiata quando per sbaglio Donatella la vede passare e la scambia per una dottoressa. Beatrice coglie la palla al balzo e inizia un colloquio "professionale" con la nuova arrivata, salvo venire smascherata poco dopo, con non poco sconcerto da parte di Donatella.
Abbandonata la diffidenza iniziale, tra le due donne, diversissime tra loro, si instaura una strana forma di amicizia, approvata anche dallo staff medico della clinica, che valuta il rapporto positivo per entrambe, al punto di acconsentire a mandarle a lavorare in un vivaio. Quando un giorno il pulmino della clinica tarda a recuperarle, Beatrice e Donatella salgono su un autobus di linea, e la loro fuga è, appunto, l'occasione per darsi, in un modo o nell'altro, alla pazza gioia. Riuscendo a sfuggire al personale che le cerca dappertutto le due donne si troveranno a gestire un'inaspettata libertà a cui quasi non sanno far fronte, e ripercorreranno pezzi del loro passato, quel passato pieno di angosce e drammi, che le ha fatte diventare quello che sono: due donne bisognose di amore (da dare e da ricevere), e che per troppo amore si sono trovate a compiere gesti sbagliati. 



La pazza gioia è un film che parla di malattia mentale e lo fa in maniera onesta e spontanea, senza cedere al pietismo spinto. E' una commedia in cui il divertimento cede con misura il passo alla commozione, probabilmente grazie anche al tocco di Francesca Archibugi alla sceneggiatura. 
Micaela Ramazzotti è bravissima, ma Valeria Bruni Tedeschi è strepitosamente perfetta. Nel film nel ruolo di sua madre c'è sua madre per davvero, mentre nel ruolo dei genitori di Donatella troviamo Anna Galiena e Marco Messeri, mentre tra le ospiti della comunità di recupero ci sono, oltre alle attrici, vere pazienti. 


11 maggio 2016

e niente

Io continuo a latitare, causa infognamento lavorativo e mancanza di ispirazione filmica. 
In compenso ieri sera ho visto la prima puntata di Blindspot, che è una serie tv, anche se io, solitamente, non guardo serie tv perché mi rompo il cazzo in fretta. Quindi non so se riuscirò a scoprire chi è Jane Doe, ma credo di poter continuare a dormire sonni tranquilli. Quello che posso dire è che lei (Jaimie Alexander) è una figa col botto. 


E basta.
Anzi no.
Siccome mi piace immaginarvi mentre, leggendomi, nella vostra mente si fa prepotentemente largo questo pensiero

aggiungo che, a Roma, il 24 maggio, inaugura la mostra "War Capitalism & Liberty", in cui saranno esposte 150 opere di Banksy.
E quindi io ne approfitto, per tornare a Roma dopo 4 anni.


29 aprile 2016

Codice 999

Dopo Lawless, del 2012, John Hillcoat torna a dirigere un (gran bel) film, con un (gran bel) cast di tutto rispetto. 
Codice 999 (Triple 9 l'originale) è un heist movie che - volendo azzardare - strizza l'occhio al cinema di Mann a cui è stato tolto ogni accenno di romanticismo, e il risultato è un film solido, duro e disperato, e, una volta tanto, rispettoso della realtà, senza un eccessivo uso di effetti speciali (e quelli che ci sono non sono sfacciatamente esagerati).

A rendere ancor più interessante Codice 999 ci pensa un cast coi controcazzi, che va dalla sempre splendida Kate Winslet (*) nell'inedito ruolo di spietata boss pro-tempore (il marito è in carcere) di un'organizzazione criminale di mafiosi circoncisi ebrei russi, al (true) detective Woody Harrelson, passando da Casey Affleck - sempre più bravo - a Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Aaron Paul, e un sacco di altra gente tipo Norman Reedus, Clifton Collins etc. etc. etc.
(*) A proposito di Kate Winslet, ieri è finalmente arrivato in sala The Dressmaker, di cui parlai qualche mese fa. Se non l'avete già visto in modo illecito, andate al cinema a godervelo.

Ambientato in un Atlanta che non fa venire minimamente il desiderio di visitarla, la storia inizia con una rapina in banca, in cui una squadra di ladri professionisti ed addestrati esegue il "lavoro" in tempi brevi e perfetti, nonostante un piccolo intoppo durante la fuga.
Scopriamo subito che nel gruppo, oltre a Michael Atwood (Chiwetel Ejiofor), ex ufficiale delle forze speciali, ci sono i fratelli Welch e due poliziotti corrotti,Marcus e Franco (Anthony Mackie e Clifton Collins), che, a colpo finito, tornano a prestare regolare servizio come niente fosse.
Nella squadra di Marcus nel frattempo è arrivato un nuovo collega, Chris Allen (Casey Affleck, che. oltre ad essere bravo, è anche più espressivo del più famoso fratello) che gli verrà prontamente affiancato, con suo sommo disappunto.
Chris, oltre ad essere un bravo agente, è anche nipote del detective Jeffrey Allen (Woody Harrelson, a mio parere uno dei personaggi migliori del film) che sta proprio indagando sulle rapine della banda.
Com'è come non è - che mica ve lo posso raccontare tutto - la banda di Michael, che ha avuto un figlio dalla sorella della terribile Irina (Kate Winslet in versione zarina della mafia russa) deve compiere un ultimo difficilissimo colpo, e l'unico modo per fare in modo che la polizia non gli arrivi al culo in tempo zero è quello di lanciare un 999, che, nel codice della polizia, equivale alla segnalazione di "agente a terra", ed ha precedenza assoluta, per cui tutte le forze devono convergere sul luogo,
Come andrà a finire?


20 aprile 2016

in giro senza meta

Siccome domenica IO, a differenza di un sacco di altra gente, sono andata a votare, contrariamente alla mia routine domenicale in cui ozio h24 passando dalla posizione orizzontale sul divano alla posizione semi-eretta quando mi spingo in veranda a fumare. mi sono ritrovata, una volta conclusa la passeggiata fino ai seggi, vestita di tutto punto (solitamente l'abbigliamento ufficiale della domenica è il pigiama) e, alle 10.30, mi sono chiesta "e mo' che faccio?"
Adesso, non pensiate che io sia andata a votare a piedi per motivi ecologico/salutisti o quant'altro.
Sono andata a piedi perché un ospite dei miei vicini di casa ha pensato bene di parcheggiare la SUA auto davanti al MIO cancello.  Bastasu, ih caino.
Una volta sparito l'ospite , ho deciso di salire in auto, e di andare da qualche parte.
Indecisa se dirigermi a nord, sud, ovest est ma perché sei andata via mi son persa nella notte mi sono diretta a Candelo (provincia di Biella) dove esiste uno dei ricetti meglio conservati della categoria dei ricetti.
Un ricetto è una struttura fortificata all'interno di un paese dove venivano accumulati i beni o del signore locale o della popolazione, e dove la popolazione stessa poteva trovare rifugio durante attacchi esterni. Pare che il ricetto di Candelo, che venne costruito tra il XIII ed il XIV secolo, non sia mai stato destinato ad abitazione stabile da parte della popolazione, ma vi si trovano comunque circa 200 edifici.



Se abitate ragionevolmente vicino e non ci siete mai stati, fateci un giro, magari in occasione della manifestazione "Candelo in fiore". che inizia sabato prossimo. Oppure, se il vostro livello di asocialità è simile al mio, fateci un giro quando di manifestazioni non ce ne sono, così potete camminare per il borgo indisturbati.










12 aprile 2016

il condominio dei cuori infranti




Esiste nel mondo un curioso paese in cui un film che si intitola asphalte diventa, per misteriosi quanto inspiegabili motivi il condominio dei cuori infranti.
Si tratta di un film francese, diretto da Samuel Benchetrit, tratto dal suo romanzo (autobiografico) Chroniques de l'asphalte, del 2005.
Asphalte è un film dolce e bizzarro, a tratti grottesco e pervaso di sottile umorismo, che racconta storie parallele che hanno per protagonisti alcuni abitanti di un desolato condominio HLM (che in francese significa habitation à loyer modéré e che suppongo sia l'equivalente italiano delle case popolari), in un'altrettanta desolata periferia francese, non meglio specificata, anche se le riprese sono avvenute nel quartiere Bel Air di Colmar. Guardate che bel posticino.

In Asphalte ci sono assemblee di condominio in cui si decide la sostituzione dell'ascensore perché sempre guasto, e tutti sono d'accordo, tranne l'inquilino del primo piano che poi si troverà costretto a doverlo usare di nascosto, ad ore improbabili, improvvisandosi fotografo per conquistare un'infermiera del turno di notte, c'è l'astronauta americano John McKensie che al rientro da una missione spaziale atterra per sbaglio sul tetto del palazzo e viene accolto amorevolmente dalla signora Aziza. I due non si capiscono, ma riescono a comprendersi, e in qualche modo a piacersi.
Ci sono un'attrice alla deriva che si trova ad interagire con Chraly, il suo vicino di pianerottolo, adolescente sveglio e curioso, che, con i suoi modi spicci aiuterà la donna a riconquistare fiducia in sè stessa.
Asphalte racconta la gente comune, la solitudine e la voglia di un contatto umano, e lo fa con garbo, regalandoci un sorriso.
Nel cast, oltre ad Isabelle Huppert (l'attrice), Valeria Bruni Tedeschi (l'infermiera) e Michael Pitt (l'astronauta) segnalo Jules Benchetrit, che interpreta Charly, che, oltre ad essere il figlio del regista, è nipote di Jean-Luis Trintignant.