18 luglio 2014

Poison goes to Collisioni

Lo so che sono anni che ripeto che ho smesso di andare ai concerti. Non per i concerti in quanto tali, ma, se con gli anni - come la sottoscritta - sei diventata insofferente alla folla, assistere ad un concerto diventa una pratica mediamente fastidiosa. 
Ma, essendo incongruente, mi piace fare cose di cui poi mi pento nell'esatto momento in cui iniziano, e così, quest'anno, per qualche inspiegabile motivo, ho deciso di farmi il festival nella sua completezza...
Io e la bionda abbiamo prenotato un B&B (CON PISCINA) all'inizio di gennaio, e domani sera ci trasferiremo in Langa, entrata da poco, con Monferrato e Roero, a far parte del patrimonio dell'umanità dell'Unesco. La zona è effettivamente splendida, e, se non ci siete mai stati, io vi consiglio di prendere in considerazione l'idea di organizzare un week end (enogastronomico soprattutto, ma non solo) in zona, perché ne vale davvero la pena e di sicuro non ve ne pentirete. 
Io gioco quasi in casa, visto che Barolo dista da Torino una settantina di km e di incursioni in zona da quelle parti ne facciamo spesso e volentieri, ma questa volta abbiamo deciso di concederci una mini-vacanza. Del resto cosa c'è di meglio di un po' di sano relax a bordo piscina nelle torride giornate di luglio prima di buttarsi nella calca?
Non fosse che... chi lo avrebbe immaginato che quest'anno per stare a bordo piscina bisognava attrezzarsi di costume di felpa e pareo di pile?
Ma abbiamo pronto il piano B: passare il tempo (vestite) giocando a carte!
Il programma di Collisioni è come sempre sterminato e ce n'è davvero per tutti i gusti.
Si inizia questa sera con il concerto del Deep Purple per finire lunedì con il concerto di Neil Young.
Che è uno dei motivi principali che mi ha spinto a partecipare alla manifestazione dal primo all'ultimo giorno. C'è stato un tempo in cui io avevo il poster di Neil Young in camera, e Harvest è uno dei miei dischi preferiti di tutti tempi, quello che, all'ipotetica domanda sui dischi da salvare e/o da portare sulla famosa isola deserta, troverebbe il suo spazio.
Ma, fra sabato e domenica, c'è davvero l'imbarazzo della scelta: Carlo Lucarelli, Francesco Guccini, Jonathan Coe, Jeffrey Deaver, Herta Muller, Marco Travaglio, Fedez, Mano, Suzanne Vega, Vasco Brondi, Dario Brunori, Caparezza, Dario Fo ecc.ecc.  Per il programma completo il sito è ww. collisioni.it.
Dubito che vi recensirò i concerti, perchè non sono in grado, e voi non ne sentite certo il bisogno, ma di sicuro vi ammorberò di immagini stupide su instagram.


17 luglio 2014

Amuchina? Ma muchela!

Il maggico mondo della pubblicità mi affascina da sempre. 
Mi affascina il fatto che certa gente venga pagata per propinarci certe stronzate che più che invogliarmi ad acquistare il prodotto (sarò scema io, ma resto convinta che lo scopo ultimo della pubblicità sia questo) mi spingono a starne lontana.  
Le sorell(on)e dell'Amuchina probabilmente sono andate in ferie, perché in questi giorni è arrivata la mammacasalingaperfetta, quella che DISINFETTA frutta e verdura. 
Ok, io non faccio assolutamente testo in quanto (oltre a non essere né madre, né casalinga e meno che mai perfetta) è già tanto se la frutta la lavo, figurati se mi ha mai sfiorato l'idea di disinfettarla...
Comunque è chiaro che ognuno, con la sua frutta e la sua verdura, ci fa quello che vuole, chi sono io per impedirti di disinfettarla? 
Ma, cara mammacasalingaperfetta che disinfetti frutta e verdura così sei più serena, perché dopo mi devi spiegare che il tuo magico disinfettante fa miracoli anche sul fornello incrostato di grasso e mi inquadri una roba che non si è mai vista nemmeno nella peggio bettola visitata da Gordon Ramsay in "cucine da incubo"?
Perché, correggetemi se sbaglio, una che trova il tempo per disinfettare la qualunque non riuscirebbe a ridurre un fornello in quello stato nemmeno se ci cagasse sopra.

(*) traduzione di muchela per i diversamente lombardi: smettila. 

15 luglio 2014

ci sono cose...

...per cui non è che io mi incazzi proprio (miiiii, un'altro post in cui la vecchia inizia a lamentarsi? ebbasta, dai, non se ne può più, ma questa non c'ha un cazzo da fare?) ma, diciamo, mi indispongo vagamente. 
Stamattina sono arrivata in ufficio e non funzionavano i telefoni.
Un'ora e mezza di pace assoluta in cui nessuno chiamava per proporre le loro migliori offerte nel campo dell'energia, della telefonia, della tauromachia, dell'innovation technology, delle lampade a led e dei vantaggi del fotovoltaico applicato ai corvi che stazionano sui pali della luce. 
Poi hanno riparato il guasto, l'incanto è svanito, e tutto è tornato alla normalità. 
Non vi racconterò di quando BCSdTR, dopo aver concluso una telefonata ha chiesto "ma adesso i telefoni funzionano?" perché poi sembro una che si inventa le cose. Però fidatevi. E' successo davvero.
E io le ho pure risposto. 
Poi ci si è messa la collega G, a cui hanno cambiato il telefono cellulare aziendale. Non voglio entrare nemmeno nel merito del motivo per cui la collega G abbia un telefono cellulare aziendale, non lo so né lo voglio sapere. Però tornare dalla pausa pranzo e trovarla che picchietta sui tasti (l'opzione tasti silenziosi, questa sconosciuta) bip bip bip tu tu tu e passa in rassegna tutte le orribili suonerie in dotazione a sto cazzo di telefono è una cosa che scatena i miei più turpi istinti omicidi, nonostante la mia natura zen. Dantès, smettila su-bi-to di ridere.
Ve li ricordate quelli che, con l'avvento dei primi cellulari con più di due suonerie di default passavano il tempo a provarle ovunque si trovassero? Il posto preferito era il ristorante/pub/pizzeria, ma andava benissimo anche la sala d'attesa del dentista, lo scompartimento del treno. Ricordo scene in cui costoro si estraniavano e - spaccando quattro quarti di minchia a tutto il resto dei presenti - iniziavano a passare in rassegna tutte le suonerie, dalla prima all'ultima. Per poi ricominciare, dall'ultima alla prima. 
E io, che sono la solita ingenua, credevo si fossero estinti.
E adesso vado, che sto coltivando il mio cetriolo, e richiede cure costanti. 

14 luglio 2014

Il calcio e' un elemento importante, ma preferisco il fosforo.

Sono finiti i mondiali.
Mi chiedo con cosa mi addormenterò adesso sul divano (con qualsiasi altra cosa, suppongo).
Ammetto di aver seguito la competizione con un sano distacco. La maggior parte delle partite dell'Italia (ammesso che abbia giocato) le ho seguite durante il viaggio in Vietnam. All'aeroporto di Doha, il giorno dopo la partita contro il Costa Rica - unica femmina nella smoking lounge - sono anche stata sontuosamente presa per il culo da un greco e da un altro signore di cui non ho capito la nazionalità per la sconfitta subita. Manco avessi giocato io. Che vita difficile. 
Italia - Uruguay l'ho guardata distrattamente a casa. Sappiamo tutti come è andata a finire.
Brasile - Germania non l'ho nemmeno vista iniziare. Ma, al risveglio, quando ho scoperto il risultato, ho riso parecchio, nonostante io sia contro qualsiasi tipo di accanimento, in qualunque ambito. 
Quando, sabato sera, ho visto che al 3° minuto l'Olanda era passata in vantaggio (ok, il rigore non c'era, ma si sa, rigore è quando arbitro fischia, quindi...) ho di nuovo tanto riso. 
Per fortuna gli olandesi non si sono accaniti in maniera furiosa conto la Seleção, rifilando alla formazione verde oro soltanto tre pappine.
Durante Germania - Argentina mi sono addormentata, come Messi sempre. 
Con la differenza che a me nessuno mi ha premiato. 
Però sto facendo progressi: ieri ho addirittura visto un film: Merantau, di Gareth Evans.
Gareth Evans è il regista di The Raid, film visto un po' di TFF fa, dalla cui visione uscii ampiamente soddisfatta. Questo è del 2009, quindi precedente. Il protagonista è, come in The Raid: Redemption e The Raid 2: Berandal (prossimamente su questi monitor), sempre Iko Uwais, e anche in questo caso le scene di combattimento di silat, arte marziale indonesiana, non mancano. Uwais interpreta Yuda, che lasciata Sumatra, si trasferisce a Giacarta, dove, per tutta una serie di motivi, nulla va come avrebbe dovuto e lui che si era trasferito per il suo Merantau (un rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, tipico dell'etnia Minangkabau) si ritrova senza casa, senza lavoro, e pure senza portafogli. Incontra Astri, che vive col fratello, e fa la ballerina in un locale gestito dal solito cattivo di turno, e Yuda ovviamente indossa la maglietta con su scritto "io ti salverò" e, fra una mazzata e l'altra il film scorre in maniera più o meno prevedibile, fino alla fine in cui, se non stai attenta, rischi pure di commuoverti un pochino.


11 luglio 2014

ve la faccio breve

Altrimenti poi davvero la convinzione che io sia una che si lamenta per la qualunque diventerà una certezza e non vi abbandonerà più.
Prima le belle notizie: il mio cancello è stato riparato e funziona di nuovo.
Lo so che non vedevate l'ora di saperlo, e io sono qua apposta.
Poi.
Ieri mattina la prima cosa che ho fatto entrando in ufficio è stata schiacciarmi un dito nella porta del cesso. 
Ho bestemmiato forte. 
Adesso ho l'unghia un po' viola, sembra che mi sia sporcata con la biro. E invece.
La cosa positiva è che sono riuscita a non pisciarmi addosso. Son cose. 
Veniamo a noi.
Dal 1° settembre diventerò la segretaria dell'Amministratore Delegato. 
E no, non mi aumenteranno lo stipendio. 
Son cose anche queste. 
Stamattina mi è stato assegnato il mio primo incarico: l'organizzazione di un evento annuale. 
A Torino.
Nello stesso week end in cui (a Torino) ci sarà il Salone del Gusto.
Queste, più che cose, son cetrioli. 

Ciao, sono il primo cetriolo ufficiale della poison. 




10 luglio 2014

Antonino, aspettami.

Da: Relais et Chateaux Villa Crespi 
Inviato: mercoledì 9 luglio 2014 14:29
A: Poison
Oggetto: R: informazioni

Gentilissima Sig.ra Poison,
ringraziando per l’attenzione mostrata, siamo con piacere a confermarLe prenotazione presso il Ristorante di Cannavacciuolo per il giorno XX/XX/2014, due persone, alle ore 13.00.
Attendendo di darLe il benvenuto, restiamo a completa disposizione per qualsiasi informazione e necessità.
Cordiali saluti



Che il Giubileo della Poison capita una volta sola nella vita.
E quindi, fanculo al tempo e ai soldi.

09 luglio 2014

Tuoni fulmini e saette

Sono consapevole di poter dare l'impressione di essere una di quelle donnette fastidiose e/o femmine lagnose che non fanno altro che lamentarsi per questo quello e quell'altro motivo. E se fra di voi ci fosse qualche guru della psicanalisi che sta pensando "eh, per forza, non scopi!" sappia che probabilmente ha sicuramente ragione.
Detto ciò, veniamo al dunque.
Sono effettivamente una che si lamenta spesso e volentieri, ma così, per il gusto di farlo, mica perché sia realmente convinta che il destino porco e bastardo e cinico e baro ce l'abbia con me (ovvio che ce l'ha con me, altrimenti le cose non si spiegherebbero!). Perché sì, mi incazzo un po', poi 99 volte su 100 me ne faccio una ragione, ci rido su e, fondamentalmente, me ne fotto.
Che non voglio che laggente che godono delle sfighe altrui trovi soddisfazione così, aggratis.
Dato che oltre ad essere pseudofemminalagnosa nasco cialtrona, mi piace rendervi partecipi delle piccole sfighe quotidiane che mi ravvivano le giornate. Anche se spesso ne farei volentieri a meno. Di farmele ravvivare, mica di rendervi partecipi, che credevate?
Siccome quest'estate, almeno qua nel ridente nord ovest, continua a regalarci un sacco di soddisfazioni a livello climatico, lunedì sera sono rientrata a casa e, entrando in Poisonville, un tappeto verde di foglie sull'asfalto mi ha fatto pensare che, mentre io mi stavo divertendo in ufficio, avesse piovuto parecchio.
Probabilmente dev'esserci stato anche abbastanza vento, perché ho trovato il bidone della carta, che staziona stabilmente in veranda, scaraventato vicino al portoncino di ingresso, e tutta la carta in esso contenuta a macerare sugli scalini. 
Recupero il bidone, raccolgo la carta fradicia dagli scalini, sistemo tutto, e nel mentre mi ricordo di aver lasciato la finestra della lavanderia aperta spalancata. 
Scendo a controllare: pavimento bagnato fradicio. Penso che prima o poi asciugherà, in caso contrario sabato lo asciugherò io, e, nel dubbio, chiudo la finestra.
Per fortuna il gatto mi aspettava accanto alla porta, per una volta - almeno lui - asciutto. 
Fa un freddo maiale, e il cielo non promette nulla di buono. 

Ciao, sono il cielo che non promette nulla di buono



Infatti, mentre - come tutte le sere, per quel famoso problema col fuso orario di cui parlavo l'altro giorno - sto perdendo conoscenza sul divano, sento l'inconfondibile rumore dell'acqua che scende a secchiate, con sottofondo di tuoni e contorno di fulmini. 
Dopo mezzanotte (no, non voglio parlavi del film di Davide Ferrario) mi sveglio, l'orologio del microonde che lampeggia mi fa capire che, mentre io dormivo il sonno dei giusti, è andata via la luce. Esco in veranda a fumarmi una sigaretta e vedo il cancello semiaperto. Smadonno un po' fra me e me, e scendo in garage. Il portone si apre, il cancello è morto. Mi avvicino alle fotocellule: morte anche loro. Una strage, in buona sostanza.
Decido che a quell'ora non posso fare nulla, e vado a letto. Tanto per cambiare guardo due episodi di Law & Order, alle tre sono ancora sveglia. 
Il lato positivo è che martedì mattina non mi sono svegliata alle 5 come di consueto, ma alle 6, al suono della sveglia. Nelle tre ore di sonno ho pure sognato. Ho sognato che mi svegliavo e il cancello funzionava. 
Ma, siccome i sogni saranno pure desideri, ma generalmente muoiono all'alba, il cancello era esattamente nella stessa posizione in cui l'avevo lasciato. Riprendo a smadonnare nel punto in cui mi ero interrotta e cerco la chiave per lo sblocco manuale, che, incredibilmente, trovo. 
Mi faccio il caffè e me lo gusto in veranda, ma in piedi, siccome le sedie sono bagnate. 
La chiave per lo sblocco manuale non sblocca una beata minchia, il cancello non si muove di un millimetro, e, per paura di peggiorare la situazione, non mi accanisco più di tanto.  
Esce il mio vicino, chiedo aiuto, inutilmente. Arriva anche l'altro vicino, ma la situazione non cambia.
C'è da dire che dalle mie parti siamo tutti mattinieri, se non altro. 
Ho due opzioni: starmene a casa o cambiare l'assetto aerodinamico dell'auto uscendo dal garage con il cancello socchiuso. Opto per la prima, e mando un po' di SMS in ufficio. Penso alla rivolta degli oggetti e a come le comodità possano complicarti la vita quando smettono di funzionare.
Nel frattempo avevo mandato un SMS anche al tecnico dell'assistenza, spiegandogli il problema. Alle 7.20 mi chiama, istruendomi su come sbloccare il cancello manualmente. 
Riesco nell'impresa senza spezzarmi nemmeno un'unghia e, finalmente, riesco anche ad uscire di casa mantenendo invariato l'aspetto aerodinamico di Clio IV.
E, mentre nel ridente nord ovest continua a piovere, io aspetto il preventivo per la riparazione del cancello, sperando che l'assicurazione me lo rimborsi.

Ciao, sono il fulmine che ha ucciso il cancello della poison. 



08 luglio 2014

Non sono io che sono cattiva, sono loro che non capiscono un cazzo.

Adesso.
Lungi da me voler generalizzare, sia chiaro. 
Anzi, massimo rispetto per tutti i lavoratori dei call center, che lo so bene che è un lavoro di merda, sottopagato e che 11 volte su 10 hai a che fare con degli emeriti rompicoglioni. 
Ciao, sono Poison, e sono un'emerita rompicoglioni.
Ricevo la bolletta del telefono/abbonamento internet. Premessa: io sono quella che da anni vorrebbe togliere il telefono fisso da casa, ma, siccome le rode il culo spendere 60€ per la cessazione della linea, ogni bimestre continua a spenderne 30. Se pensate che io sia scema, beh, sappiate che lo penso pure io, e da molto tempo prima di voi. 
Dicevo, ricevo la bolletta.
Siccome sono rompicoglioni la controllo. Tutto a posto, non fosse per un addebito di 2.08€ nella sezione "Altri costi": addebito spese distribuzione elenchi telefonici.
Allora. 
1) Io sull'elenco telefonico avevo fatto esplicita richiesta di non comparire, fin dai tempi in cui venne istituita questa possibilità. 
2) Dall'avvento di interDet non ho più sfogliato un elenco telefonico cartaceo nemmeno per sbaglio. 
3) L'elenco telefonico che tu, gestore telefonico, mi stai addebitando, fra le altre cose non l'ho mai ricevuto.
Non ne faccio una questione economica ma di principio. Sono pur sempre quella che ha mandato una mail alla sua banca per il doppio addebito del canone mensile sul conto corrente. Canone di 1 (uno) euro. 
Guardo sul sito per vedere se esiste un indirizzo e.mail per informazioni/contatti/richieste/richiami. 
No.
Telefono. 
Seguo le istruzioni, e, dopo un'attesa nemmeno troppo lunga, mi risponde Monica, operatrice diversamente sveglia. 
ODS: come posso aiutarla?
P: buongiorno, ho ricevuto la bolletta e ho notato che c'è l'addebito per l'elenco telefonico, bla bla bla, e ripeto a ODS i punti 1 e 3.
ODS: a chi è intestata la bolletta?
P: a [nome] [cognome]
ODS: mi può dire il codice cliente o il codice fiscale?
P: il codice cliente è 1234567890
ODS: e qual è il numero di telefono:
P: 1122334455
ODS: bene. Mi può dire qual è il numero di telefono?
P: Scusi, ma gliel'ho appena detto. 1122334455.
Generalmente sono diplomatica, gentile, e porto rispetto nei confronti della gente che sta lavorando.
Generalmente. Se mi prendi per idiota tendo a diventare un po' meno gentile. 
ODS: di che importo è la bolletta?
P: millemila euro.
ODS: qual è l'importo che deve pagare per questa bolletta?
P: No, ma davvero? Le ho appena detto anche questo, millemila euro. 
ODS: si vede che è appena stata emessa, perché io non riesco a vederla.
(I miei complimenti a chi vi ha fatto il programma, allora)
P: beh, io l'ho appena ricevuta, è appena stata emessa sì, mica telefono per chiedere informazioni su una bolletta di tre anni fa. 
ODS: Quando scade?
P: il 1° agosto.
ODS: va bene. Mi dica. 
(Monica, tesoro, ma ci sei o ci fai?)
P: scusi, cos'è esattamente che dovrei dirle?
ODS: motivo di telefonata.
(Ma porco cazzo, il motivo della telefonata te l'ho spiegato all'inizio, in quale momento della telefonata ti sei resettata, esattamente? O forse le cose te le devi far ripetere due volte per contratto?)
Mentre rispiego abbastanza pazientemente il motivo della telefonata già so che sarà difficile ottenere una minima soddisfazione da questa telefonata, ma ormai sono in ballo, e proseguo. 
Monica mi attacca uno spiegone sul fatto che non comparire sull'elenco e ricevere l'elenco siano due cose diverse (grazie, Monica, davvero, mi hai illuminato la giornata), al che io le faccio presente che questo l'avevo capito, ma che il problema di base è che mi stanno facendo pagare una cosa che non mi hanno dato. 
E Monica mi spiega che loro naturalmente non si occupano della distribuzione, ma che, se voglio, mi dà il numero di telefono della società che distribuisce gli elenchi così posso parlare con loro.
Ma anche no, Monica, davvero. Che lo so che la mia sarà stata l'ennesima telefonata di merda che si va a sommare alle altre ventordicimila telefonate di merda a cui tu ogni giorno sei obbligata a rispondere nel tuo cubicolo male areato, male illuminato e mal pagato. Ma se non sai cosa rispondermi, dimmelo. Invece di raccontarmi la genesi della distribuzione dell'elenco telefonico. Il risultato è lo stesso, tu avrai risparmiato tempo, e io non avrò avuto l'impressione di essere stata presa per il culo. 
Adesso provo a ritelefonare, sperando che Monica abbia finito il turno. 

07 luglio 2014

Jersey boys

Quando torno da un viaggio ho bisogno di un momento di decompressione per tornare alla normalità. Se pensate che la parola "normalità" con me non c'entri molto fate conto che io abbia scritto routine. Va meglio? 
Non mi riferisco soltanto ai problemi legati al fuso orario. Che ci sono, eh? E vi dirò, più passa il tempo (mio, in senso anagrafico) e più ci metto tempo a recuperare. Una volta in un paio di giorni la questione si risolveva senza strascichi (almeno apparenti), adesso non mi bastano nemmeno un paio di settimane. E nell'ultimo caso specifico si trattava di SOLO cinque ore di differenza. E ancora adesso al mattino mi sveglio all'alba (e alla sera mi addormento al tramonto, più o meno...).
Ovviamente questo si ripercuote sulla mia vita sociale, ammesso e non concesso che io ne abbia una. Generalmente, a parte recarmi al lavoro e andare a fare la spesa, tutto il resto viene accatastato nel limbo del "prima o poi". 
Da quando siamo tornate, ovvero dal 21 giugno, io e la bionda non ci siamo più viste. Non ho visto nemmeno la Tiz, insomma, un'eremita 2.0: faccio cose, NON vedo gente. 
La programmazione cinematografica, sia chiaro, non viene in nostro aiuto: lo so che la stagione è quella che è e laggente vanno in spiaggia. E anche se vivi a Torino o a Bolzano, ti adegui come se in spiaggia ci andassi pure tu, e se proprio vuoi andare al cinema, ti accontenti di quello che passa la distribuzione. Roba che pure il palinsesto di Rete4 sembra meno peggio del solito, in questo periodo. 
Per farvela breve, sabato io e la bionda decidiamo di uscire. Per inaugurare la stagione della granita, approfittando del fatto che sabato anche il tempo sembrava essersi reso conto che fosse luglio e ci ha concesso una giornata estiva a tutti gli effetti, e, perché no? Per tornare al cinema. Abbiamo anche scelto il film: Jersey Boys, l'ultima fatica di Clint Eastwood. Spettacolo delle 19.00, per riuscire a tornare a casa in tempo e vedere Olanda-Costa Rica.
Avevo già avuto modo di parlarvi della mia passione per la granita siciliana, credo. Roba che se abiti in Piemonte, può diventare un problema. Perché quella che in molti posti vi spacciano come "granita siciliana" non ha nulla da spartire con la granita siciliana come la intendono in Sicilia. Per carità, buona è anche buona, ma, semplicemente, è un'altra cosa. 
Però, fra i vari posti che spacciano similgranite siciliane, a Torino esiste una cremeria che fa una granita siciliana come Dio comanda, con tanto di brioche siciliana (quella col "tuppo", per intenderci) che non ha nulla da invidiare a quelle che mangiano in terra di Trinacria. Che ve lo dico a fare, ormai io e la bionda siamo clienti affezionate. Spesso l'accoppiata granita (con panna, certo. Se le cose le fai, le fai bene) e brioche diventa la nostra cena del sabato sera. Come è successo sabato. 
Nel frattempo ci era anche passata la voglia di andare al cinema, e a vedere Jersey Boys non ci siamo andate. 


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