3 settembre 2015

di sindrome da rientro e altre cazzate

DISCLAIMER: in questo post potrei lamentarmi della gente che si lamenta. E, se appartenete a quella categoria di persone che non sopporta la gente che si lamenta di quelli che si lamentano, che dire? Che avete ragione, indubbiamente. 
Ma fa lo stesso.




"Sei tornaaaaaata?"
mi chiede la collega R, piazzandosi davanti alla mia scrivania.
La voce della collega R è più fastidiosa del gesso sulla lavagna, ricorda i versi dei gatti in calore. 
O semplicemente è la collega R ad essere fastidiosa tout court.
"A dire il vero non sono mai andata via", rispondo.
"Io sono tornata oggi e ne ho già i coglioni pieni, cazzo".
Sono la prima a riconoscere e ammettere che il mio linguaggio non è propriamente esente dall'uso (ed abuso) di espressioni più o meno volgari, ma so anche che sono in grado di articolare una frase ed esprimere un concetto senza dover per forza ricorrere all'uso del torpiloquio.
Io.
La collega R no. 
La collega R sta all'eloquio forbito come Salvini alla tolleranza e alla fratellanza dei popoli.
Ma, soprattutto, la collega R si lamenta.
Sempre. E' come se fosse vittima di un loop temporale (come Bill Murray in Groundhog Day) e la sindrome da rientro la assalisse ogni mattina al suono della sveglia.
Di qualsiasi cosa. In qualunque momento. Ma soprattutto ovunque. La collega R non è stanziale. Io me ne sto nel mio ufficio, tranquilla, non rompo il cazzo a nessuno, mi sposto quando qualcuno mi chiama e poi torno nel mio ufficio.
Lei è perennemente in tour da un ufficio all'altro, e quando inizia a parlare non c'è modo di farla smettere. O la abbatti, ma sarebbe disdicevole a livello deontologico, o abbandoni la stanza con una scusa qualsiasi. 
Non essendomi mossa dalla scrivania (e non avendola abbattuta) ha continuato:
"Ah giàààà che tu vai sempre via nei mesi straaaaani".
" . . . "
"E quando paaaaaarti?
"il 20 settembre"
"E dove vaaaaaaaai?"
"Thailandia"
"Che figaaaaaata cazzo! Ma vai in giiiiiro?"
"No, sto tre settimane in aeroporto".
"Non prendermi in giro!"
" . . . "
"Vabbè, cazzo, vado a prendere i Ticket, ciaaaaaaaao!"
"ciao"
R e i suoi cazzi finalmente se ne vanno.
Saranno passati tre minuti, ma sembrava che ognuno ne durasse cinque.
A proposito di sindrome da rientro, a fine agosto sono tornata in ospedale per la valutazione anestesiologica preoperatoria. E' stata una visita molto accurata, e ammetto che mi ha fatto un po' impressione farmi prendere le misure per l'intubazione . . .
Anche questa volta - come era successo a fine luglio, quando, facendo presente che a fine settembre sarei andata in ferie mi ero sentita rispondere "non si preoccupi, se la chiamiamo quando non c'è ci risponde che non può venire" - ho ricordato alla dottoressa che io sarei andata in ferie dal al bla bla bla, aspettandomi un'altra risposta geniale sul genere della prima.
E invece.
"Ci dica quando non c'è, così lo segniamo sulla cartella clinica"
Cazzo (R, esci da questo corpo immediatamente!), vedi che non era poi così difficile? Mica ci voleva tanto, no?
Quindi ho ripetuto per la dodicesima volta (no, non è un numero messo a caso) il mio periodo di ferie, specificando anche che dopo le ferie DOVRO' lavorare almeno due settimane. Non è vero, ma siccome non ho alcuna intenzione di rientrare dal viaggio e precipitarmi in ospedale, dopo le ferie VOGLIO lavorare per due settimane.
Per farvela breve (si, insomma) mi hanno congedato dicendomi che mi chiameranno dal 26 ottobre in poi.
Certo, l'eventualità che cada l'aereo - se proprio deve meglio al ritorno - è sempre valida.
Ma, siccome non voglio correre il rischio che quello stronzo di mio cuggino possa ereditare qualcosa - visto che mi deve dei soldi dal secolo scorso - ho fatto testamento.
E' in cucina, sul forno a microonde.


2 settembre 2015

Partisan

La settimana scorsa, mentre le mie amiche recuperavano "la bella gente", io andavo a vedere "Partisan", film australiano, diretto dall'esordiente Ariel Kleiman, interpretato da Vincent Cassel, ambientato in Georgia (quella incastrata fra Russia, Turchia e Azerbaigian, non quella americana con capitale Atlanta). 
La lezione di geografia è finita, andate in pace.
. . .
. . .
. . .
Siete ancora qua? Ma che carini, grazie!
Allora vi parlo anche del film, contenti?


Periferia desolata (molto desolata) di un luogo qualunque. Desolato .
Inizialmente credevo potesse essere una qualsiasi favela brasiliana, altro che Georgia.
Il che significa che potremmo essere ovunque, o da nessuna parte, oggi, come in un futuro prossimo o in un passato recente.
Siamo in questo non tempo non luogo e vediamo un uomo, di spalle, che raccatta oggetti e li porta in un posto, e poi lo vediamo, sempre di spalle, che assembla mobili e suppellettili.
La scena si sposta nel reparto maternità di un ospedale fatiscente, dove una donna, che porta sul viso i segni dei maltrattamenti subiti, ha appena dato alla luce un bimbo. E Gregori le si avvicina e le snocciola un repertorio di frasi da bacio perugina zen che non convincerebbero nemmeno quella rimbambita di mia zia Dina, ma tant'è.
Inquadratura su torta corredata da candeline.
Sono passati 11 anni, ed oggi è il compleanno di Alexander, che Gregori considera il suo figlio adottivo prediletto.
Già.
Perché l'uomo di spalle che raccattava oggetti anni prima, nel tempo ha costituito una piccola comunità in cui ha raccolto donne, giovani e meno giovani, con un passato - si suppone, dato che non se ne fa mai riferimento - di abusi e violenze, e i loro figli. tutti insieme appassionatamente.
Gregori è bravo, è giusto, è buono, e tutte le donne e tutti i ragazzini lo adorano e lo rispettano, in questa comunità dove funziona tutto secondo le sue regole, e dove - essendo l'unica figura maschile, sai che fatica - diventa il riferimento per tutti, incontrastato re del suo regno, dove le brutture del mondo esterno non arrivano. e i ragazzini crescono sereni, fra giochi e tabelloni su cui appiccicare stelline dorate come premio. per le attività svolte, che vanno dal giardinaggio, al karaoke, all'omicidio su commissione.
Alexander è il migliore, il più obbediente, il più curioso, il più intelligente, e proprio per questo, quando nella comunità viene accolta una giovane donna con il figlio Leo, succede qualcosa che lo porta a mettere in discussione tutto quello in cui aveva creduto, iniziando proprio dal "carismatico" leader Gregori.
Un film sicuramente non perfetto, forse ambizioso, ma allo stesso tempo interessante e affascinante.
E molto bravo l'esordiente Jeremy Chabriel nel ruolo di Alexander.

26 agosto 2015

Cosa esce al cinema questa settimana?
La bella gente, ad esempio


Tranquilli, non ho intenzione di iniziare a scrivere pure io un post con le uscite settimanali, anche perché, a mio modestissimo parere, in giro ce ne sono già fin troppi e di uno in più non se ne sente davvero il bisogno. 
Ma per una volta farò un'eccezione, semplicemente perché, dopo APPENA 6 ANNI dalla sua realizzazione finalmente arriva nelle sale "LA BELLA GENTE", di Ivano De Matteo, che da queste parti si era fatto apprezzare parecchio anche con il successivo film del 2012, "Gli equilibristi".
Vidi il film al 27° Torino Film Festival, nel 2009 e la proiezione fu preceduta dalla presentazione del regista, con lui c'erano Antonio Catania, Elio Germano e Victoria Larchenko, e spiegarono appunto che il film - per motivi a me sconosciuti, ma probabilmente anche a De Matteo - non aveva trovato un distributore, e quindi ciao, bella (gente) ciao. 
Ma alla fine De Matteo ce l'ha fatta e il film, nonostante un leggerissimo ritardo (nel frattempo ha vinto il premio come miglior film al festival del cinema italiano di Annecy, oltre ad essere uscito in Francia dove è rimasto in sala per quattro mesi) finalmente "arriva" anche in Italia. 
Siccome è passato un po' di tempo, vi riporto (più o meno) quello che ne scrissi all'epoca, dopo la visione.

Parafrasando Lucio Dalla, si potrebbe dire "non so se hai presente una puttana progressista e di sinistra...". Qua abbiamo la puttana e anche la famiglia progressista e di sinistra, tutti bravi, belli e buoni fino al momento in cui le cose non diventano troppo personali, arrivando a spezzare gli equilibri e mostrando il lato oscuro della gente "per bene"...
La bella gente è un film che fa riflettere (e anche un po’ incazzare, diciamocelo) sull'ipocrisia e sul falso perbenismo di un certo tipo di persone. In breve: Susanna e Alfredo sono una copia di professionisti affermati, che vivono a Roma e trascorrono le vacanze nella loro casa in Umbria. Trasferitisi in campagna per le vacanze estive, mentre un giorno Susanna ritorna dal paese vede sul bordo della strada una giovane prostituta maltrattata da un uomo. E decide di “salvarla”, portandola a casa. Dopo il terrore iniziale Nadja capisce che i due la vogliono davvero aiutare, e accetta la loro proposta di ospitalità. La coppia, incurante del parere di Paola e Fabrizio, pacchianissima coppia di amici, inizia ad affezionarsi alla ragazza, fino al giorno in cui, per festeggiare il compleanno di Susanna, arrivano il figlio Giulio, con tanto di fidanzata Flaminia (simpatica come una palata di merda in faccia) e le cose iniziano a complicarsi. 

25 agosto 2015

Mission Impossible _ rogue nation

S p o i l e r   f r e e 

Ho visto il primo Mission Impossible, quello del 1996, poi il secondo, nel 2000. 
Sul terzo capitolo della saga, del 2006 ho dei dubbi, non so. Sono anche andata a rileggermi la trama su wikipedia, ma niente, zero. Non riesco davvero a ricordare se l'ho visto oppure no. 
So per certo di aver ignorato - chissà poi perchè? - bellamente il protocollo fantasma del 2011, ma per qualche strano motivo non vedevo l'ora di vedere la quinta missione impossibile di Ethan Hunt. 
Che a me ste baracconate senza un minimo di credibilità alla fine piacciono un sacco, mi diverto come un bambino. Ho pure la suoneria di Mission Impossible sul cellulare. 
Abbinata al numero del mio capo.
Cosa succede in questo Rogue Nation? Ma le solite cose, niente di che, Ethan Hunt deve salvare il mondo dal cattivo di turno, ma questa volta senza l'appoggio dell'IMF, ché Alan Baldwin Hunley dopo l'ultima missione - per intenderci quella in cui si vede Cruise vittima dell'overbooking costretto a penzolare appeso all'esterno di un Airbus A400M - ha deciso di chiudere baracca e burattini e trasferirsi con tutta la squadra alla CIA, mentre di Hunt, secondo William Brandt (Jeremy Renner) si sono perse le tracce.
Ma Hunt sta cercando di sgominare il Sindacato, e io - GIURO - mi aspettavo che da un momento all'altro sullo schermo si materializzasse Landini e invece a capo dell'organizzazione chi c'è? Solomon Lane, uno che ha la tipica espressione di quello a cui rode il culo dai tempi della gita di terza media. O semplicemente uno che assomiglia al cugino depresso di Paolo Bonolis (a cui, comunque, rode ugualmente il culo, sia chiaro).

Te lo do io il sindacato!!! 
Dopo essergli sfuggito a Londra, grazie all'aiuto di Isla Faust (sì. sembra una specie di imprecazione piemontese, ma che ne sanno gli americani?), la figa di turno che non capisci se oltre che bona è la buona che fa la cattiva o viceversa, seguiamo Hunt in giro per il mondo, fra Parigi, Cuba, Vienna, Marocco, e sicuramente qualche altro posto che al momento mi sfugge (il mio nome è Cruise: TomTom Cruise).
La trama come sempre è un contorno per assemblare scene spettacolari, dalla già citata sequenza iniziale sull'aereo al pestaggio con fuga nei sotterranei londinesi, per arrivare al Teatro dell'Opera di Vienna durante la Turandot, in cui il nostro eroe deve fronteggiare tre cecchini per cui tu non capisci chi spara a chi, quando e perchè, ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà!...  Ehm, no, questa è un'altra storia, per finire in apnea in Marocco, e, dopo essere quasi morto e defibrillato lanciarsi in uno spettacolare inseguimento in moto, motivo per cui l'autostrada di Marrakech è stata chiusa per due settimane tra Agadir e Tamansourt, e la National Highway Company of Morocco, che gestisce l'autostrada ha rilasciato un comunicato in cui si scusava con gli utenti per i disagi causati da questa interruzione del traffico...
Ovviamente non vi racconto come finisce - tanto lo sapete già - ma vi posso dire che mi sono divertita, ma non lo dite a Landini, per favore.
Tom Cruise è indubbiamente bravo, certe scene sono davvero impressionanti, sia che le abbia girate lui senza controfigura sia che le abbiano fatte con un playmobil a sua immagine e somiglianza, roba che una persona normale nella migliore delle ipotesi finisce al Traumatologico in prognosi riservata dopo il primo cazzotto, Isla Faust, interpretata da Rebecca Ferguson non è la solita bella statuina ma dimostra temperamento e carattere, Simon Pegg riesce a sdrammatizzare il tutto, Jeremy Renner.... no, niente, è pià forte di me. Ogni volta che vedo Jeremy Renner penso a Michele: Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.

andate, andate, vi raggiungo dopo...

24 agosto 2015

Il fidanzato di mia sorella

Ad agosto si raschia il fondo del barile e così sabato sera io e la bionda avevamo poca scelta: o andare a vedere Corn Island, film georgiano del 2014 diretto e sceneggiato da George Ovashvili (100' in versione originale con sottotitoli) la cui sinossi, in tutta sincerità, non ci ispirava particolarmente (Sul fiume che segna il confine naturale e contrastato tra l'Abkhazia e la Georgia, isole itineranti si formano e si disfano a seconda delle stagioni e dei capricci degli elementi. Avventurosamente, un vecchio contadino e sua nipote si installano su questa terra di nessuno, per coltivarvi il necessario per sopravvivere all'inverno, ma i pericoli sono molteplici. Quando non sono i conflitti armati, è la natura che minaccia di riacquistare i propri diritti scatenando il fiume, e l'arrivo di un militare ferito e ricercato turba il delicato equilibrio della coppia) oppure scegliere una visione alternativa e decisamente meno impegnativa, e così, al grido di "tanto mica siamo intellettuali", abbiamo recuperato la più classica e banale delle commedie estive, pensando che in fondo non avrebbe potuto essere peggio di tante altre pellicole appartenenti al genere.
Il titolo originale è How to Make Love Like an Englishman, o forse Some kind of beautiful il regista è Tom Vaughan, che può vantare titoli del calibro di... una spia al liceo (?), notte brava a Las Vegas e il quiz dell'amore... insomma, l'apoteosi del film imperdibile.. e anche Il fidanzato di mia sorella non si sottrae alla regola. Tempo domani e l'avrò già dimenticato, per dire.
Nel cast abbiamo un sacco di bella gente, come Pierce Brosnan, Jessica Alba, Salma Hayek e un grande Malcom McDowell nei panni del cinico, misogino e misantropo padre di Brosnan.
Richard Haig (Brosnan) ha seguito le orme e i pessimi insegnamenti del padre, diventando, come lui, professore di letteratura con cattedra a Cambridge.
Da qualche mese ha una relazione con una delle sue studentesse, Kate (Alba) che una sera organizza una cena per presentare Richard a suo padre.
Prima dell'arrivo di Kate, Richard aveva avuto modo di conoscere l'affascinante Olivia, salvo scoprire che è la sorella(stra) maggiore di Kate, che, durante la cena, rivelerà all'uomo di essere incinta.
Com'è come non è l'uomo si trasferisce a Los Angeles con Kate e per un po' giocano a fare la famiglia felice nella megavilla vista oceano regalo del padre di lei, fino al momento in cui la giovane si accorge che (forse) la differenza di età tra lei e Richard è un problema, e si innamora di un coetaneo. Da qua partono tutta una serie di situazioni che vanno dai problemi di Richard con la green card in caso di divorzio, alla guida in stato di ebrezza, riunioni con gli alcolisti anonimi, arrivo di Olivia per badare al nipote visto che Kate deve partire per un viaggio di lavoro e a Richard hanno ritirato la patente ecc.ecc., succedono cose, poi ne succedono altre e tutto finisce come deve finire in una commedia estiva.
Pierce Brosnan e Salma Hayek (che avevano già lavorato assieme in After the Sunset, del 2004) sono bravi e divertenti, lei soprattutto, e la coppia funziona, Malcom McDowell è eccezionale come l'epitaffio che ha scelto per la sua lapide (the party's over), e, per un film del genere, è più che sufficiente.