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18 set 2018

La riviera del Conero ed altri posti che ho visto in questo inizio di settembre

Ho deciso di mettere in stand by il resoconto delle mie vacanze scozzesi per parlarvi della mia settimana di ferie settembrina in giro per il centro italia. 
Vi vedo un po' affranti alla notizia, in effetti. 
Comunque, il week end l'abbiamo trascorso in Umbria, in occasione dell'ormai consolidato incontro annuale a "casa" dell'Armellini. Quest'anno purtroppo il soggiorno nel sempre incantevole agriturismo è stato un po' penalizzato dal cattivo tempo, e ho potuto "spalmarmi" a bordo piscina giusto una mezz'ora, poi è arrivata la bora ed ho desistito.

11 giu 2015

Ho fatto cose, ho visto gente, ho speso soldi, son tornata da Parigi.

Sono un po' in fase apatia portami via, avete presente quando avreste voglia di fare qualcosa (nello specifico scrivere un post) ma allo stesso tempo non sapete bene di cosa parlare e quindi la voglia vi passa? Ecco.
Potrei parlare anch'io della famigerata quanto misteriosa questione dei cookies. ma, a parte non averci capito una beata minchia a quadretti, mi verrebbe da aggiungere che, conoscendomi, se in questo blog ci fossero dei cookies, io me li sarei già mangiati, e, se ne fosse rimasto uno da qualche parte, ormai sarebbe diventato come la Luisona.
Potrei anche raccontarvi che la settimana scorsa ho visto un film tanto tanto carino, che si intitola "Il fascino indiscreto dell'amore".
Si intitola così qua in Italia, ovviamente, perché il titolo originale sarebbe Tokio Fiancée. E' la trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico "Nè di Eva nè di Adamo" di Amélie Nothomb, di cui - nonostante abbia letto interviste e recensioni che mi hanno spesso incuriosito - non ho mai letto nulla. La protagonista è Pauline Etienne, già vista in La religiosa e  2 automnes 3 hivers, e l'ho trovata davvero molto brava. 
Potrei, dicevo, ma siccome non saprei esattamente cosa dire, non dico. Ma io e la bionda siamo uscite dalla sala col sorrisino ebete di quelle che hanno visto un film tanto tanto carino.


Sono stata a Parigi, cosa che non sarà sfuggita ai mie 4 follower(s) su Instagram. 
Sono stata a Parigi, per la settordicesima volta, credo.
E, per quanto potrà sembrare banale, io adoro Parigi. 
Infatti è proprio per questo che ci sono stata per la settordicesima volta. 
Il nostro volo è atterrato sabato alle 12.30, e alle 14.30 stavamo affrontando senza vergogna la nostra prima birra, in accompagnamento all'insalata presa nella prima brasserie trovata vicino al nostro hotel. Che certe abitudini bisogna mantenerle, e la Leffe alla spina è ormai il nostro rituale francese. 
E lo so che la Leffe è una birra belga, e che in Francia sarebbe più corretto bere Kronenbourg, al limite. Ma, potendo scegliere, e, soprattutto, dovendo pagare, io bevo quello che mi piace, soprattutto perché - almeno da queste parti - la Leffe alla spina non si trova facilmente. 
Detto ciò mi piacerebbe raccontarvi un po' di cose, ma cosa c'è ancora da dire su Parigi che la gente non abbia letto un po' ovunque e sappia già a memoria?
Ad esempio che, la prima domenica del mese, la maggior parte dei musei parigini sono ad ingresso gratuito, e noi ne abbiamo approfittato per visitare, nell'ordine:
il Musée Rodin (79 rue de Varenne - Mètro: Varenne linea 13 o Invalides linee 13 e 8 - RER C Invalides)
il Muséè du quai Branly (37 quai Branly - Métro Alma-Marceau o Iéna linea 9, Ecole Militaire linea 8, Bir Hakeim linea 6 - RER C pont de l’Alma oppure Champ de Mars - Tour Eiffel) dove volevo assolutamente vedere la mostra Tatoueurs, Tatoués.


Il museo (delle arti primitive o delle arti e civiltà d'Africa, Asia, Oceania e Americhe) è stato aperto nel 2006, ed è, a prescindere dalle mostre temporanee, molto interessante. Ad esempio, percorrendo la rampa di accesso agli spazi espositivi, si cammina sull'installazione permanente (di Charles Sandison) "The River", un vero e proprio fiume di parole in movimento, e l'effetto - credetemi - è, oltre che fluido, estremamente affascinante. 
Il Musèe d'Orsay, (1 Rue de la Légion d'Honneur - Métro Solferino, linea 12 - RER C, Musée d'Orsay) situato nell'ex stazione ferroviara (la Gare d'Orsay, appunto) dove ci siamo dedicate alla visita del 5° piano, quello dedicato agli impressionisti, e, per conludere, le Centre Pompidou, (place Georges Pompidou - Métro: Rambuteau linea 11, Hôtel de Ville linee 1 e 11, Châtelet–Les Halles linee 1, 4, 7, 11, 14 - RER A-B-D Châtelet–Les Halles)  dove potermi perplimere in tutta scioltezza di fronte all'arte contemporanea. Per quanto certe opere siano indubbiamente affascinanti, altre mi lasciano spesso interdetta, e mi ritrovo a guardarle con la tipica espressione della mucca che guarda il treno, sentendomi anche abbastanza deficiente. e con la convinzione che l'artista mi stia prendendo per il culo. Probabilmente è un mio limite, in quanto di arte, come di un sacco di altre cose, non capisco nulla. 
Ma, siccome non di solo cultura vive l'uomo (o, nel nostro caso, la donna) abbiamo deciso che, avendo risparmiato sull'acquisto di ben 4 biglietti di ingresso, potevamo fare le fighe e concederci il momento "dacci oggi il nostro birrino quotidiano" al bar in terrazza del Centro Pompidou, che, per una botta di fantasia davvero spinta, si chiama  Georges. dove una birra costa solo 9 euro, ovvero il doppio rispetto agli altri posti. Va detto però che per quella cifra ci hanno portato anche 8 olive. 

Portrait de femme algérienne, Marc Garanger. Algérie,
tirages d'exposition négatifs monochromes, 1965
Tatoueurs, tatoués




15 mag 2015

Da Arles a... casa.

Lunedì 4 maggio
Eravamo rimasti ad Arles, che purtroppo, la mattina del 4 maggio, abbiamo dovuto abbandonare per tornare a casa. Che il momento in cui bisogna tornare arriva sempre. A meno di schiantarsi in autostrada durante il tragitto, ma anche lì, a casa in qualche modo ci tornerai comunque.
Anche la colazione offerta da Le Vagabonde è stata apprezzata, quindi posso dire che tutti e tre i B&B scelti per questo breve viaggio meritano la promozione.  

Ovviamente anche oggi abbiamo in programma qualche tappa.
La prima è Les Baux-de-Provence, borgo di nemmeno 500 abitanti arroccato su uno sperone roccioso, dove non puoi entrare in auto ma devi parcheggiare all'esterno del paese.
E qua scatta il vantaggio del giorno feriale, in quanto siamo riuscite ad arrivare fino all'ingresso, lasciando l'auto in un parcheggio semideserto. E a pagamento. Tariffa unica per tutto il giorno 5€, sia che tu ti trattenga un'ora o tutto il giorno, da pagare ai parcometri. Quindi cercate di avere con voi della moneta.

Se fossimo venute qua nel week end sicuramente non saremmo riuscite a parcheggiare così vicino, e ci saremmo ritrovate a camminare per le strade lastricate del paese cercando di scansare le persone, senza riuscire a vedere nulla. 
Siccome non si possono avere tutte le fortune, il tempo non è bellissimo, ma noi ci accontentiamo. Che, se devo scegliere tra formicaio con sole e deserto con nuvole, io scelgo la seconda. Simpatia portami via. 
Entriamo in un negozio di cappelli, ne provo uno molto carino che mi sta anche bene, ma sinceramente spendere 70€ per un cappello che - se tutto va bene - metterò un paio di volte, mi sembra un po' inutile, soprattutto pensando ai TRE panama (tre) comprati in Ecuador che giacciono nel mio armadio, uno dei quali, fra l'altro, non è mai uscito dalla sua scatola. Mentre dicevo queste cose alla bionda interviene il negoziante per spiegarmi che i migliori Panama non arrivano dall'Ecuador ma vengono prodotti in Francia.
Allora. 
Io capisco. che tu sei lì per vendere i tuoi prodotti, ma non è che se mi prendi per il culo in maniera così sfacciata io mi convinco ad acquistare un cappello che non mi serve, l'avesse anche intrecciato Maria Antonietta in persona con le dita dei piedi. E un po' come se io ti facessi credere che la nduja è un prodotto tipico di Bolzano. 

Abbandoniamo il negoziante e i suoi cappelli, e anche Les Baux.
Saliamo in auto e regalo il biglietto del parcheggio ad un signore che mi stava chiedendo informazioni al proposito. Lui si sorprende molto e mi ringrazia ancor di più e io, per oggi, sono a posto con la buona azione quotidiana. 
Siccome è presto decidiamo di arrivare fino ad Aix en Provance, che inizialmente non avevamo previsto nel nostro itinerario. Per arrivarci passiamo attraverso diversi paesini, uno più grazioso dell'altro, e a St.Cannat ci fermiamo per una sosta "tecnica". Prendiamo un caffè, facciamo due passi e ripartiamo.


Arriviamo ad Aix totalmente impreparate, lasciamo l'auto in un parcheggio e iniziamo a girare seguendo il nostro metodo più collaudato: totalmente a cazzo.
Fa decisamente caldo, e la cosa ci piace.
Vaghiamo per le vie del centro, piene di negozi MOLTO interessanti, ma siamo stranamente bravissime e riusciamo, evitando di indurci in tentazione reciproca, a non spendere nemmeno un centesimo. Conoscendomi, sono quasi esterrefatta.
Consultiamo Tripadvisor per cercare un posto per il pranzo raggiungibile senza dover fare km, e la nostra scelta ricade su Fanny's che ci sfama con un ottima tartare.
Torniamo sui nostri passi e abbandoniamo anche quest'angolo di Provenza, adesso si torna davvero a casa.


Decidiamo di fare un pezzo di autostrada fino a Forcalquier, dove ci fermiamo perchè all'andata il posto ci era sembrato carino. Facciamo due passi, ci inerpichiamo fino alla cittadella, guardiamo il panorama, scendiamo nuovamente in paese, ci concediamo la nostra Leffe quotidiana che - incredibilmente - finisce in un nanosecondo, probabilmente è evaporata per via del caldo, e via, di nuovo in macchina.




Prendiamo l'autostrada fino a Gap, e da lì ci rimettiamo sulla statale. Che ci vuole? Un attimo e sei ad Embrun, da lì a Briançon che ci vuole? Praticamente sei quasi a casa.

Un par de ciufoli.
Io e la bionda siamo bravissime a distrarci, quindi è possibile che ci siamo perse un indicazione del navigatore, che ad un certo punto, ricalcolando, ci ha suggerito di girare a sinistra. Noi abbiamo guardato la strada, che era una di quelle stradine strette che sembrano portare in mezzo al nulla, quindi, siccome siamo anche presuntuose e supponenti, abbiamo irriso il navigatore e abbiamo proseguito dritto.
Il navigatore che avevo sull'altra auto avrebbe iniziato a intimarmi frasi del tipo "fate inversione a U, tornate indietro appena potete, tornate indietro appena potete, tornate indietro appena potete, GRANDISSIMA ZOCCOLA, TI DECIDI A TORNARE INDIETRO?"
Quello che c'è su questa invece è molto più mansueto, lui abbassa gli occhi mogio e si mette a ricalcolare il percorso.
Dopo aver stabilito che ho il navigatore modello "Slave", ci siamo ritrovate a percorrere la strada che costeggia la diga sul Durance, quella che forma il lago di Serre-Ponçon. Avanzavamo con il muro alla nostra destra e faceva paurissima.
Però, quando siamo arrivate in cima, abbiamo potuto goderci questo panorama.


E poi, senza più sbagliare strada, siamo riuscite a tornare a casa, sane e salve.
E, dopo questa parentesi da travelbloggercialtrona, torno a fare quella che finge di saperne di cinema, fino alla prossima.

11 mag 2015

Arles

3 maggio
Siccome le visite di Aigues Mortes e Saintes Maries de la Mer ci hanno portato via meno tempo del previsto siamo arrivate ad Arles a metà pomeriggio.
Il nostro Bed & Breakfast (Le vagabonde) è in pieno centro storico, in un dedalo di vicoli strettissimi, roba che se hai un macchinone fai davvero fatica a girare. Pure la sottoscritta, arrivata ad un incrocio particolarmente ostico, ha preso male le misure riuscendo a rigare uno dei suoi bellissimi cerchi in lega... Ne ho preso atto, e alla fine, visto che, grazie a tutta una serie di sensi unici e strade chiuse continuavamo a girargli attorno (al bed & breakfast, non al cerchio in lega), abbiamo parcheggiato sul lungofiume, lungo una strada di dimensioni umane, e abbiamo raggiunto Le Vagabonde a piedi, camminando per nemmeno cento metri. 
Marie Annick, la proprietaria, très chic, ci ha mostrato la nostra camera, composta da 2 stanze comunicanti, ognuna col suo letto, più la "sala da bagno". Arredi vintage, pavimenti in cotto, davvero molto... charmant.  

Dopo averci dato qualche indicazione su ristoranti e bar a vin, ci ha mostrato la sala per la colazione, e si è offerta di prenotarci il ristorante per la cena. L'abbiamo ringraziata e siamo partite alla scoperta della città.
In cinque minuti siamo arrivate alla piazza della cattedrale, l'Église Saint-Trophime, poi la nostra attenzione è stata catturata dai criptoportici. che decidiamo di visitare, acquistando il Pass Liberté, che, con 11.00€, consente l'accesso a 4 siti archeologici a scelta + 1 museo.
Così, con il nostro Pass Libertè, (Egalité, Fraternité) siamo scese nei criptoportici, di cui vi copioincollo una breve descrizione: 
il criptoportico di Arles, risalente al 1 ° secolo aC fu costruito come fondamento per il forum, che da allora è stato sostituito con la Cappella del Collegio dei Gesuiti e il Municipio. Tre gallerie doppie parallele, disposte in forma di U sono supportate da cinquanta moli. Strutture simili a Narbonne, Reims, e Bavay sono state usate come granai. Il criptoportico ad Arles è però, troppo umido e può essere servito come una caserma per gli schiavi pubblici. 

Gli occhi si abituano in fretta all'oscurità, infatti tornate in superficie ci investe una luce abbagliante... Entriamo nella cattedrale e poi, sfruttando il pass, visitiamo il Chiostro di Saint-Trophime che purtroppo ha una parte del colonnato in ristrutturazione, ma si può salire al piano superiore, cosa che, a mia memoria, mi è capitato raramente visitando un chiostro.
Lo stile architettonico è a cavallo tra il gotico e il romanico, e risale ai secoli XII-XIV, e, nonostante molte guide segnalino ancora l'ingresso da rue du cloitre, si entra da Place de la Republique, di fianco alla cattedrale. 


Considerato che c'è ancora parecchia luce cerchiamo di ammortizzare interamente il pass, e ci dirigiamo verso il teatro. E' ancora aperto, così ne approfittiamo. Inaugurato nel 12 a.c., a differenza di quello di Orange, qua è rimasto molto meno. Della scena restano due colonne corinzie, chiamate "deux veuves", le due vedove. 


Dopo il teatro logicamente tocca all'arena, così abbiamo esaurito i 4 ingressi compresi nel nostro pass. Risalente all'80 d,c, è - a differenza del teatro - molto ben conservata, e infatti ancora oggi ospita spettacoli teatrali. Uscite dall'arena, decidiamo che è ora di fare una piccola pausa, per poterci gustare, comodamente sedute, la nostra Leffe quotidiana.
E ci scegliamo una brasserie vista arena:



Siccome è dalla famosa colazione di Montpellier che non mangiamo nulla, e sonio passate 10 ore abbondanti, la birra a stomaco vuoto sviluppa un effetto euforico abbastanza prepotente, ma senza essere nocivo. 
Ci rilassiamo, spariamo due cazzate (attività in cui, non per vantarci, siamo davvero bravine) e, in attesa che arrivi l'ora di cena (la proprietaria del b&b ha prenotato per le 20.00) decidiamo di camminare ancora un po' per questa stupenda cittadina. Ci spingiamo fino alle terme di Costantino e alla vicina Fondazione Van Gogh, ormai chiusa, e camminando senza una meta apparente, facciamo arrivare l'ora di cena. 

Arriviamo davanti al ristorante "le criquet" e un cartello all'ingresso dice che sono al completo. Ma noi abbiamo prenotato, o meglio, qualcuno ha prenotato per noi, e ci danno subito il nostro tavolo, al piano superiore del locale, che effettivamente non avrà più di una quindicina di tavoli. 
I prezzi sono nella media per un ristorante di quel livello, ma, avendo risparmiato sul pranzo, va benissimo, e, decidiamo di farci anche un Pastis come aperitivo. Cosa per me impensabile fino ad un paio di anni fa, perché il gusto dell'anice non mi ha mai fatto impazzire, però, va a sapere, adesso riesco a berlo. Il prossimo passo sarà la Sambuca, a questo punto. 
Dopo cena camminiamo  un po, passiamo di fronte all'arena e, vagando un po' a caso fra i vicoli riusciamo anche a tornare a casa, e, come sempre, a svenire nel letto in tempo zero. 


8 mag 2015

Da Montpellier a Saintes-Maries-de-la-Mer

Domenica 3 maggio
L'itinerario di oggi è relativamente breve e prevede poche tappe, quindi possiamo prendercela con più calma (non che gli altri giorni noi si andasse in giro come due tarantolate in preda al ballo di San Vito, vorrei precisarlo).


Alle 8.30 ci viene servita la colazione in veranda.
E qua vorrei spendere due (tre, quattro, cinque, millemila) parole.
Come ho già detto il proprietario del B&B è italiano, si chiama Gianfranco e, oltre ad essere simpatico, disponibile e molto alla mano prepara personalmente la colazione. 
Ecco.
Partiamo dal famigerato succo di arancia che non è succo al retrogusto di medicina ma una vera spremuta di arancia fatta con le arance vere. 
Poi compare lui, portandoci due coppette di tiramisù fatto con le sue manone sante. Cioè. La meraviglia.
Se siete di quelli che dicono "io a colazione non mangio niente" l'isoletta non è il posto che fa per voi (che poi, se siete di quelli che non fanno colazione, mi chiedo perché dovreste prenotare in un bed & breakfast, a questo punto).
Comunque, oltre al tiramisu (non alcolico, ha precisato Gianfranco) c'era un croissant tostato - e ancora caldo - con marmellata, oltre ad un panino (tiepido) con pomodoro e mozzarella. 
Doppia razione di caffè, sigaretta, chiacchiere e noi, dopo questa colazione stile brunch abbiamo tranquillamente saltato il pranzo e pure la merenda. Quindi, in ultima analisi, un soggiorno all'isoletta vi farà anche risparmiare il costo del pranzo! 
Paghiamo, carichiamo i nostri bagagli (si parcheggia all'interno del giardino), ringraziamo Gianfranco per il piacevole soggiorno ma soprattutto per l'ottima colazione e torniamo in centro a Montpellier, a vedere con la luce tutto quello che avevamo già visto ieri sera.
La piazza principale e Place de la Comedie, ma, nel dedalo di viette e vicoli ogni tanto si aprono deliziose piazzette che regalano dei bellissimi colpi d'occhio. Oltretutto è domenica mattina, e in giro c'è pochissima gente. 

Scendiamo fino alla Cattedrale di St.Pierre, poi entriamo nel Carrè Sainte Anne (2 Rue Philippy), vecchia chiesa riconvertita a spazio espositivo d'arte contemporanea (con ingresso libero). 
Oggi è l'ultimo giorno in cui sono esposte opere di Lèopold Rabus, artista svizzero nato nel 1977. 
Quadri cupi, caratterizzati dalla presenza di volatili e figure umane. Inquietanti, ma di indubbio fascino.

Decidiamo che possiamo abbandonare anche Montpellier.
La prossima tappa é il borgo di Aigues Mortes, ad una trentina di km.

Il paese deve il suo nome (acque morte) al fatto di essere situato in una zona paludosa con gli stagni che caratterizzano la Camargue. Abbiamo parcheggiato (5.00€) fuori dal paese, interamente cinto da mura, e appena sorpassata una delle porte di ingresso avremmo voluto fuggire. Una marea di gente che riempiva le stradine del paese disseminate di negozi di souvenir uno dietro l'altro.
Adesso. 
Io lo so che, scegliendo di andare in giro durante un ponte non posso pretendere di essere l'unica cretina ad aver avuto l'idea geniale. E che se scelgo di visitare una località turistica devo mettere in conto che ci sarà gente. Che, se in una città come Parigi, Roma, Firenze o New York la folla si spalma su tutta l'area cittadina, in un paese con meno di diecimila abitanti finisce che la massa... si ammassa, appunto.
Così ci spostiamo nelle vie più laterali, costeggiando le mura dall'interno. Non essendoci negozi e locali si cammina bene, e si riesce pure a vedere qualcosa del paese, che, va detto, è molto bello e caratteristico. 



Lasciamo Aigues Mortes e ci inoltriamo nella Camargue.
La prossima tappa è Saintes-Maries-de-la-Mer, paese famoso perchè ogni anno - 24 e 25 maggio - si svolge il pellegrinaggio dei gitani, in occasione della festa di Santa Sara, loro patrona. 

La strada attraversa il parco ornitologico di Pont de Gau e infatti ad un certo punto intravedo qualcosa che sembra... sì, sono proprio fenicotteri! Non avrei creduto di riuscire a vederli, e invece, eccoli qua.
Fermiamo l'auto in una piazzola lungo la strada, ci addentriamo nel prato dopo esserci assicurate che non ci fosse acqua per poterli vedere un po' più da vicino e scattare un paio di foto.

Torniamo in macchina soddisfatte (le gioie che può regalare un uccello, alle volte, eh?) e riprendiamo la marcia. Arriviamo a SMDLM, parcheggiamo (qua gratuitamente) e, camminando sul lungomare, ci dirigiamo verso il centro del paese. C'è gente in spiaggia. E anche dei pazzi furiosi qualcuno che sta facendo il bagno, anche se sono convinta che la temperatura dell'acqua sia gelida. E' l'ora di pranzo, ma noi ovviamente dopo la GranColazioneTrionfaleMaxima non abbiamo fame, quindi ci spostiamo verso la chiesa.
Anche qua le strade sono disseminate di negozi uno attaccato all'altro. E di gente. Tanta gente. Troppa gente. 


Raggiungiamo la chiesa. All'esterno stazionano gruppi di zingare che tentano di leggerti la mano, appiccicarti medagliette della Madonna un po' ovunque e scucirti soldi. E, se ti azzardi a dire "no grazie" la buttano un po' sul personale chiedendoti se il motivo del tuo rifiuto è dovuto al fatto che loro sono gitane. No bella, è dovuto al fatto che siete delle rompicoglioni, a prescindere da razza sesso religione e gruppo etnico di appartenenza, semplice. 
Nella cripta, dove fa caldissimo a causa della quantità di lumini accesi, c'è la statua di Santa Sara, mentre, pagando 5.00€ si può (e ne vale davvero la pena) salire sul tetto della chiesa, che si raggiunge attraverso una stretta scala a chiocciola. Fortunatamente le scale sono due, una per chi sale e l'altra per chi scende.
Purtroppo la giornata è un po' scamuffa, e il cielo ha un colore imprecisato, ma sul tetto si sta davvero bene. Peccato che ad un certo punto tocchi scendere. Cercare nuovamente di evitare con cura le gitane e riprendere la camminata.
Il paesino è relativamente piccolo, e decidiamo che possiamo proseguire il nostro viaggio per arrivare ad Arles. 



7 mag 2015

Da Villeneuve-les-Avignons a Montpellier

Sabato 2 maggio
Come diceva quello là, non può piovere per sempre
Infatti ricordo che parecchi anni fa, durante un ponte 25aprile/1maggio, andammo a Vienna e Salisburgo, sempre in auto. La pioggia ci accompagnò per quasi tutto il tragitto, ma, proprio perché non può piovere per sempre, quando arrivammo al Brennero... nevicava. 
Comunque no. Stamattina c'è pure il cielo azzurro, mentre alle 6, quando mi sono svegliata, c'era un po' di foschia.
Dopo la doccia (getto potente come piace a me e acqua caldissima, asciugamani belli grandi, non di quelli che se non sei una modella anoressica di 35 kg ti avvolgono solo a metà) siamo salite nell'enorme cucina del Carré Cardinal, con tanto di camino, pavimenti in cotto, soffitto a cassettoni in legno (insomma, uno spettacolo) e ci hanno servito la colazione, con croissant, pain au chocolat, yogurt, frutta ecc.ecc.
Come vi dicevo, dopo aver scoperto quanto è carino Villeneuve-lés-Avignon abbiamo lasciato l'auto davanti al B&B e ci siamo fatte un giro lungo la via principale, fermandoci a visitare la cattedrale gotica del 1300 e il suo chiostro. 



Tornando indietro abbiamo visitato la Chartreuse (58 rue de la République, che è la strada principale del paese). Il biglietto costa 8.00€ ma se avete già visitato un monumento - nel nostro caso il ponte di Avignone - assieme al biglietto vi avranno consegnato il "pass" che dà diritto all'ingresso ridotto, ovvero 6.50€. Che non sarà chissà quale risparmio, ma sempre meglio che niente. 
La storia la potete leggere cliccando sul link, io, come al solito, ci metto le figure.
In ogni caso davvero molto bella, quindi, se capitate da queste parti, prendete in considerazione l'idea di visitarla. Volendo si può prendere un biglietto combinato e salire al Fort St.André, ma noi non l'abbiamo fatto, perché la nostra pigrizia entra immancabilmente in conflitto con il "salire" un po' qualunque cosa. 

Usciamo dalla Chartreuse soddisfatte, saliamo in auto e ci dirigiamo verso Orange.
Passiamo attraverso piccoli paesini che, nella loro semplicità, sono comunque affascinanti. Tutto attorno vigneti a perdita d'occhio (siamo pur sempre nella valle del Rodano, zona di produzione di numerosi vini, dai Côtes-du-Rhône al più rinomato Châteauneuf-du-Pape).


Arrivate ad Orange parcheggiamo facilmente lungo la strada, in una zona centrale. Inserendo la targa nel parchimetro la prima mezz'ora di sosta è gratuita, mentre il parcheggio non si paga dalle 12.00 alle 14.00.
Ci dirigiamo verso il Teatro Romano, (ingresso € 9.50. mentre con 18.00€ c'è la possibilità di fare un biglietto cumulativo per visitare anche l'arena di Nimes e 3 musei della città).
Il teatro, patrimonio Unesco, è uno dei meglio conservati, e, unico nel mondo occidentale, ha mantenuto intatto il muro di scena- Può ospitare 10.000 spettatori e pare che goda di un'ottima acustica.

Inizialmente avevamo pensato di fermarci qua a pranzo, ma, considerato che era ancora abbastanza presto e noi avevamo già visto tutto quello che volevamo vedere, abbiamo abbandonato Orange e ci siamo dirette verso il Pont du Gard, con l'idea di fermarci a pranzo lungo il percorso.



Notoriamente quando cerchi un posto per fermarti, fosse anche il furgone del porchettaro, non trovi nulla, in compenso lungo la strada abbiamo visto questa cosa qua, che dovrebbe essere il santuario di Notre Dame di qualcosa, ma, siccome sono una capra, non me lo sono segnato.

Arriviamo a Remoulins e ci fermiamo per il pranzo in un ristorante semplice e carino, dove ordiniamo confit de canard, che ci viene servito con le immancabili patatine fritte che però hanno l'aria un po' stanca. Cosa che non ci impedisce di mangiarle comunque, sia chiaro.

Caffè, ruttino e via, verso il Pont di Gard, a cui accediamo dalla riva destra.
Qua l'ingresso è a vettura, e costa 18.00€ pagabili alle casse automatiche vicino all'ufficio informazioni. Quindi, se siete in 4/5 in macchina diventa molto più conveniente.
Ponte romano costruito nel 17 a.c. circa, è lungo 275 metri e altro 49, con 3 serie di arcate, faceva parte di un acquedotto lungo circa 50 km che dalla sorgente di Uzès portava l'acqua a Nemausus, l'attuale Nîmes.
Circondato da prati per picnic, sentieri per trekking e un paio di ristoranti, avendo tempo a disposizione, a differenza nostra, ci si può tranquillamente trascorrere la giornata.


Abbandoniamo il Ponte e ci dirigiamo verso la nostra prossima tappa: Nîmes.

Parcheggiamo nel solito comodo parcheggio sotterraneo e, senza nemmeno una mappa della città, ci dirigiamo verso il centro.
Ma.
Proprio questo week end (quando si dice la fortuna), l'arena di Nîmes è "occupata" dai Grandi Giochi Romani. La tematica è... Annibale. E infatti oltre a centurioni, cavalli e bighe c'erano pure gli elefanti.
E' a giudicare dalle urla che arrivavano dall'interno, o stavano ammazzando i cristiani o la gente si stava divertendo davvero un sacco. O entrambe le cose.
Noi nel dubbio evitiamo accuratamente l'area attorno all'arena, troppo affollata per i nostri gusti, facciamo un rapido giro per la città, e ce ne andiamo relativamente in fretta, visitandola poco o nulla.
Telefono al gestore del B&B di Montpellier che ci ospiterà stasera, L'Isoletta, per comunicargli l'ora del nostro arrivo, e scopro che è italiano. La comunicazione diventa molto più semplice, in quanto il mio francese è - a volergli fare un complimento - semplicemente penoso.


Prendiamo possesso della nostra stanza, ci rilassiamo un attimo, avessimo una birra il relax sarebbe perfetto, ma purtroppo manca, quindi, dopo una manciata di minuti ci dirigiamo verso il centro di Montpellier, e, camminando lungo le strade del centro storico facciamo arrivare l'ora di cena.
Ci fermiamo a Le Merle Blanc (22 rue Saint Firmin), un bar à vin con tavoli dalle dimensioni di un tovagliolo, ma, a parte questo, il cibo è ottimo e i prezzi ragionevoli.
Dopo cena continuiamo a camminare per le vie del centro storico, pieno di localini e di giovani (Montpellier è città universitaria), ci concediamo la nostra Leffe quotidiana, che oggi pomeriggio abbiamo saltato e, abbastanza distrutte, andiamo a dormire.