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20 ott 2017

Blade Runner 2049

Nel 2049, gli umani biologici chiamati replicanti sono stati integrati nella società come servi e schiavi. K, un replicante di nuova generazione, creato per obbedire, è un blade runner che lavora per il LAPD. Il suo compito è cercare e "ritirare" i replicanti Nexus ribelli. 
Dopo aver rintracciato - e ritirato - Sapper Morton, che vive in una fattoria isolata, K ritrova una scatola sepolta ai piedi di un albero  Al suo interno c'è uno scheletro, e si scopre che apparteneva ad una replicante donna, morta in seguito alle complicazioni dovute ad un taglio cesareo. La scoperta è sconvolgente, in quanto fino a quel momento non si pensava che i replicanti potessero riprodursi. Il capo di K gli ordina di trovare e ritirare il figlio, di cui non si è mai saputo nulla, e di cui non ci sono tracce.



C'era davvero bisogno che pure io vi parlassi di Blade Runner 2049, dopo che ne hanno già parlato tutti, ma proprio tutti tutti tutti? Probabilmente no, anche perché in giro ci sono fior fiore di recensioni, e di questo film si sa già tutto e il contrario di tutto. E quindi quello che vi dirò io di sicuro non aggiunge nulla di interessante a quello che è già stato detto. 
Che Denis Villeneuve sia bravo credo sia un dato di fatto, che la fotografia di Roger Deakins (che ha lavorato con Villeneuve già in Prisoners e Sicario) sia fantastica è sotto gli occhi di tutti, che Ryan Gosling sia bello di quella bellezza non convenzionale ve lo dico io, perché vi vedo un po' scettici, soprattutto voi maschietti.
E sì, questo Blade Runner 2049 è il sequel di quel Blade Runner diretto da Ridley Scott nel 1982, quello per cui tutti, almeno una volta nella vita avrete detto "Io ne ho viste cose che voi umani...".
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.
Prima di essere considerato uno dei più bei film di fantascienza di sempre e assurgere al ruolo di "cult" va detto che quando uscì nelle sale l'accoglienza fu un po' freddina, gli incassi deludenti e la critica divisa. C'era chi lo considerava troppo lento e chi invece ne esaltava la complessità tematica. Poi, come sappiamo, il tempo (e le successive versioni) hanno fatto il resto.
Ma torniamo a questo sequel, che, come il suo illustre predecessore, ha un ritmo lento e dolente. Le immagini ti affascinano e la storia in qualche modo ti conquista, mentre segui K, che, nonostante sia programmato all'obbedienza, comunque si ribella. E quando vedi che l'ologramma di Joi, la fidanzata virtuale di K, si materializza e rimane affasicnata dalla pioggia che le cade addosso e la bagna,  beh, rimani affascinato anche tu. E non puoi non apprezzare il personaggio di Mariette, chiaro omaggio alla Pris di Daryl Hannah. Il coinvolgimento visivo è forte, quello emotivo un po' altalenante, nonostante quel cavallino di legno, che ad un certo punto riflette l'ombra di un unicorno.

Villeneuve ha dichiarato che il ruolo di K è stato scritto pensando espressamente a Ryan Gosling, mentre Jared Leto - che gli è stato presentato da Jean Marc Vallée - è stato un "ripiego", in quanto David Bowie, scelto inizialmente per il ruolo di Wallace, purtroppo è mancato prima dell'inizio delle riprese. 
Per coprire il divario di 30 anni  - Blade runner si concludeva nel 2019 - che separa i due film sono stati girati tre cortometraggi che spiegano cosa è successo nel frattempo. Nell'improbabile caso non li abbiate ancora visti, dategli un'occhiata.

Black Out 2022 di Shinichirô Watanabe

2036; Nexus Dawn by Luke Scott
 

2049: Nowhere to run by Luke Scott

Concludo dicendo che a me, nonostante tutto, 2049 è piaciuto. Non so se sia destinato a diventare un cult al pari del film di Ridley Scott, perché, probabilmente, non è altrettanto innovativo, e che ultimamente l'uso del termine "capolavoro" viene usato troppo e - spesso - a sproposito. Per me Blade Runner 2049 non è un capolavoro, ma resta comunque un bel film.
Temo però che, tra trent'anni, faremo fatica a ricordarcelo.

24 feb 2017

lallero

Ero praticamente ormai convinta di perdermi la visione, vuoi per gli orari del Centrale, che alle 18.30 (mi) è presto e alle 21.30 (mi) è tardi, vuoi perché a me i musical stanno tremendamente sul cazzo non sono mai piaciuti (alla fine vi spiego perché), vuoi perché il jazz - al contrario di Chazelle -  mi fa irritare, e dopo cinque minuti mi scatena istinti omicidi, vuoi per tutte queste cose, ma La La Land non rientrava nei miei programmi a breve termine.
Ma.
Siccome sono un'immensa cretina, questo blog ha, tra le varie cose, dei tag. 
Un tag (cioè etichetta, marcatore, identificatore) è una parola chiave o un termine associato a un'informazione (un'immagine, una mappa geografica, un post, un video clip ...), che descrive l'oggetto rendendo possibile la classificazione e la ricerca di informazioni basata su parole chiave. I tag sono generalmente scelti in base a criteri informali e personalmente dagli autori/creatori dell'oggetto dell'indicizzazione.
Questi tag sono generalmente molto generici: cinema, viaggi, pappa nanna, cacca. cose così insomma. 
Però, in questo mare magnum di mediocrità e cialtronaggine, ci sono un paio di eccezioni: uno è il tag #MatthewMcConaughey - che ormai scrivo senza nemmeno bisogno del copia-incolla - e l'altro, pensa un po', è il tag #RyanGosling. 
Roba che io per Ryan Gosling mi sono vista non uno, ma due film di Cianfrance. Che, famo a capisse, mi son fatta due palle tanto che the light between oceans non mi vede manco col lanternino.
Quindi, per farvela breve, con la storia di sto tag, mi sentivo in colpa a saltare un film con Ryan Gosling. E, nonostante sia un musical, nonostante ci sia musica jazz, ebbene sì, pure io ho visto LA LA LAND. 
Questo perché l'altra sera ai F.lli Marx c'era uno spettacolo in v.o. alle 18.45

E niente. 
A prescindere da sto cazzo di fantastico piano sequenza iniziale, di cui a me, come già sapete, frega davvero poco, nei primi 10 minuti volevo uccidermi. O scappare, che è meno definitivo. Che io me li vedo gli automobilisti di L.A. incolonnati per ore sulle circonvallazioni che, invece che bestemmiare come fanno i minatori bergamaschi barati sulla tangenziale est, scendono dalle loro automobiline e iniziano a cantare e ballare come fosse la cosa più normale del mondo. Facile che a L,A. giri droga migliore che a Milano. 
Comunque, visto che non sono scappata dalla sala ho iniziato a vedere il film. Perché ogni tanto smettono di cantare e ballare e si degnano di comportarsi come fanno le persone normali.
Mia è un'aspirante attrice che viene scartata regolarmente ad ogni provino. Un giorno incontra Sebastian che è un musicista jazz, un purista, di quelli anche un po' spaccaminchia. Per farvi capire il genere, uno di quelli che se non ti piace Malick non capisci un cazzo di cinema. Uguale, ma prestato al jazz. E la sua intenzione è aprire un suo locale, per fare in modo che il jazz non muoia,  Ammirevole, non c'è che dire. 
Quindi, si incontrano, apparentemente si detestano, e tempo zero si innamorano.
Non vorrei aprire una parentesi, ma mi tocca: scopare di più e cantare di meno? Chiusa parentesi.
Mia e Sebastian si innamorano, ma entrambi sono ambiziosi, ed entrambi inseguono un sogno. E, nel paese dove "se puoi sognarlo puoi farlo", entrambi non mollano. Ma i loro sogni viaggiano su due linee parallele.


Siccome sono una persona (oltre che brutta) sincera, ammetto che La La Land non è terribile come pensavo. E ammetto anche che il finale mi è molto piaciuto. Poi, se fai vedere un musical ad una persona che i musical li detesta, non ti dirà mai che il film è un capolavoro, o tanto meno che le scene di ballo sono fantastiche e le canzoni meravigliose, perché no, non ce la può fare. 
Però ho trovato sia Emma Stone sia Ryan Gosling molto bravi e convincenti. 
Pare che lui abbia imparato a suonare il piano in tre mesi, quindi complimenti. Diciamo che come ballerini non sono il massimo, ma se la cavano dignitosamente, e sicuramente meglio di me. Del resto se volevano due che ballassero meglio sceglievano Roberto Bolle e Eleonora Abbagnato. 
La caterva di riconoscimenti (acclamato a Venezia, 7 golden globe su 7 nomination, 14 nomination ai prossimi oscar) ci sta. La La Land è un film attuale con un sapore vintage, la scenografia ricorda la Holliwood degli anni 50, così come i costumi, Non gli darei l'oscar per la fotografia, ma quello per la scenografia sì.
Detto ciò La La Land è un film carino, ma, per quanto mi riguarda, i capolavori sono altra roba.

Come promesso, vi spiego il semplice motivo per cui i musical non mi sono mai piaciuti né mai mi piaceranno: perché la mia testolina razionale e pragmatica trova inconcepibile che nel bel mezzo di un discorso la gente attacchi a cantare e ballare senza un motivo logico. Tutto qui. 

2 ott 2013

Il delitto Fitzgerald

Il delitto Fitzgerald era l’ultimo (credo) film interpretato da Ryan Gosling che ancora mancava all'appello. Potevo forse esimermi?
Volendo sì, visto che il film non mi ha entusiasmato particolarmente. Anzi, non mi ha entusiasmato affatto, a voler essere sinceri. L’ho trovato particolarmente noioso e affatto coinvolgente. Una di quelle cose pseudo intimiste, pseudo profonde, pseudo tormentate, l'eterna lotta tra il bene e il male, il viaggio alla ricerca di se stessi, i silenzi, le bugie, i non detti, ecc.ecc. 
Il titolo italiano potrebbe trarre in inganno (tanto per cambiare) e farti pensare che si tratti di un thriller. Cosa che invece non è. Leland P.Fitzgerald (il titolo originale del film è United States of Leland) è il protagonista, oltre che colpevole del delitto di cui al titolo italiano. Reo confesso. Fine del thriller.
Leland uccide con 20 coltellate il fratello handicappato della sua ex fidanzata, Becky, un’altra ragazzina problematica e tossicodipendente. Senza un motivo, senza una spiegazione, “per la tristezza”. Subito rinchiuso in riformatorio, data la sua giovane età, il suo caso viene preso a cuore da Mr.Pearl, aspirante scrittore nonché tutore dell’istituto, che cercherà di fare in modo che Leland si confidi con lui, tentando di farlo uscire da quello stato di perenne apatia e disinteresse in cui il ragazzo sembra vivere da anni, senza manifestare un’emozione, e cercando anche materiale per poter finalmente riuscire a scrivere un libro. Contemporaneamente ai colloqui fra Leland e il professore, ci vengono mostrate le reazioni, i turbamenti, gli sconvolgimenti delle famiglie dell’omicida e della vittima.
La famiglia Fitzgerald, padre famoso scrittore cinico e assente, vive a Parigi, rapporti col figlio limitati ad invio semestrale di biglietti aerei per varie destinazioni nel mondo, madre premurosa. Stop.
Famiglia del morto: padre distrutto, madre più o meno. Più che marito e moglie sembrano fratello e sorella. 3 figli: il morto, la tossica, e la figlia prima della classe Michelle cheduecoglioni Williams, contesa da tutti i college, passa buona parte del film dopo aver appreso della morte del fratello, sdraiata sul letto a piangere.
In casa vive anche premuroso fidanzato della prima della classe, l’unico che sembra provare dei sentimenti che vadano oltre la catatonia.
Il film è un coacervo di luoghi comuni, di frasi fatte e di perle di saggezza che non stanno né in cielo né in terra, robe del calibro di "Forse Dio non ci serve ad aver paura delle cose cattive, forse in realtà siamo spaventati dalle cosa buone", oltre all'immancabile "Andrà tutto bene".
Ma che, davero?


3 giu 2013

Only God forgives - Solo Dio perdona (forse)

O forse no.
Se esiste un Dio, un Dio qualunque, probabile che - dopo aver visto questo film - lo faccia solo perché, ci hanno abituato a credere, è infinitamente buono e misericordioso.
Detto questo, la sala era semideserta e io, che attendevo questo film dai tempi in cui ne ho scoperto l'esistenza, giovedì sera ho sfidato il freddo, il gelo, le intemperie, il sonno da jet lag e ho scelto Refn per il mio ritorno al cinema dopo 20 giorni lontana dalle sale.
La bionda l'ha trovato, nell'ordine, lammerda, ore rubate al sonno (suo), una presa per il culo e un gran brutto film.
La Tiz, nel giorno del suo compleanno, l'ha patito parecchio, forse appena un po' meno della bionda, ma non ci giurerei.
Io... io non so.
Solo Dio perdona (forse) è un film lento. Di una lentezza estenuante e estrema. Esasperata. Ai limiti dell'imbarazzante.
Ma.
Essendo tornata da poco mi sono persa ogni reazione dopo il suo passaggio a Cannes, ho solo fatto in tempo a leggere che qualcuno l'ha definito un film  tronfio.
Di sicuro Refn se ne fotte di compiacere il pubblico, e si vede. E, quando nei titoli di coda scopri che il film è dedicato a Jodorowsky ti viene da dire "ah, ecco".
È un film scuro e oscuro, sporco e cattivo, freddo nonostante tutto quel rosso che domina e predomina per tutta la durata del film. Che vanta una fotografia elegante e una colonna sonora coinvolgente e affascinante. Frammentario e delirante. Che strizza l'occhio a Edipo ma non solo.
E che inizia con Julian (e smettetela di fare paragoni con Drive, che qua siamo da tutt'altra parte) che si guarda le mani. E stringe i pugni. Ma, stringi stringi, Julian è impotente. Di un impotenza a tutto tondo. Incapace di reagire, annientato dal confronto con il fratello Billy, devastato da un rapporto morboso con la madre, una Kristin Scott Thomas a metà strada fra la Barbie Menopausa e Donatella Versace, personaggio volutamente sgradevole e spregevole, a cui si devono un paio di battute malate e in qualche modo divertenti. Perché nel film c'è anche dell'ironia, se ci badi bene.
E quando Billy muore, la madre arriva in Thailandia, per ottenere giustizia. O vendetta. Che, in alcune parti del mondo sono sinonimi. Innescando una reazione a catena e/o una spirale di violenza e/o un viaggio all'inferno solo andata.
E Julian si guarda le mani.
E finalmente capisce. 
Un film che senz'altro dividerà il pubblico. 
Io,  nonostante tutto, mi siedo dalla parte di quelli a cui è piaciuto. Anche perché sicuramente sarà più facile trovare posto. 


11 mag 2013

If you're goin' to San Francisco...


♪ ♫ ♪ ♫
Eh, lo so.
E' un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo.
Quindi, se le cose vanno come dovrebbero andare, in questo preciso istante il nostro aereo dovrebbe essere in fase di decollo, destinazione Parigi, e poi, nel pomeriggio, si inizierà a fare sul serio.
E, quando qua sarà notte inoltrata, io e sua bionditudine dovremmo giungere a destinazione.
So che riuscirete a sopravvivere benissimo anche senza di me.
Che è quello che conto di fare pure io, fra l'altro, anche se non escludo, wi-fi permettendo, di fare qualche sporadica apparizione.
Sicuramente riuscirò a leggere i vostri commenti, ammesso che abbiate voglia di lasciarne, anche se non garantisco di riuscire a rispondere.
Ma so che anche di questo ve ne farete una ragione.
Tanto - se non cade l'aereo, o se non cado io nel Gran Canyon - fra un po' di giorni ritorno.
Nel frattempo volevo sentitamente ringraziare Nicolas Winding Refn per aver posticipato l'uscita italiana di Only God Forgives dal 23 al 30 maggio, aspettando il mio ritorno in patria.

7 mag 2013

Formula per un delitto


Una sera ha esagerato, così gli ho rotto il naso con un gatto.
Con un gatto?
Era di ceramica






Un altro film con Ryan Gosling? Ebbene si.
Anche se qua si fa davvero fatica a volergli bene. 
Il film si basa sulla vicenda di Leopold e Leob del 1924, a cui in molti, prima di Schroeder, che realizzerà questo film nel 2002, si sono ispirati, compresi Hitchcock ed Haneke, tanto per citarne un paio.
Richard (Ryan Gosling) e Justin (Michael Pitt) due ragazzi intelligenti, di buona famiglia, ottimi studenti ma, come spesso accade a tutti i figli di papà, taaaanto ma taaaanto annoiati, decidono di realizzare il delitto perfetto, scegliendo una vittima casuale. Cosa che, se il film fosse ambientato a Garlasco, piuttosto che a Perugia, potrebbe anche funzionare, ma siccome siamo in America, il caso viene affidato al detective Cassie Mayweather, detta "la iena", che, affiancata da un nuovo collega, inizia a indagare sull'omicidio.
La donna si porta addosso un bagaglio di cicatrici di un passato che non l'abbandona, e che fanno fatica a rimarginarsi, e per questo motivo le sue intuizioni non sempre vengono considerate valide dai superiori, che  spesso trattano la donna con malcelata e sussiegosa sufficienza.
Anche se ben presto, nonostante i due ragazzi abbiano organizzato tutto in modo da confondere le acque, creando indizi per sviare ogni sospetto possa ricadere su di loro, compreso un falso colpevole, fin troppo comodo, la tenacia di Cassie, decisa a non mollare, le farà scoprire come sono andate le cose, fino alla resa dei conti finale. 
Ma è davvero tutto così semplice come sembra?
Chi è che manipola chi?


3 mag 2013

Blue Valentine

Ma di nuovo, Cianfrance? Due delusioni su due, Cianfrance. Ma che, si fa così?
Ho paura che non diventerai mai il mio regista preferito, sai? 
A me puoi dirlo, Cianfrance. Hai forse avuto un'infanzia difficile? Eri un bambino timido e introverso e a scuola ti prendevano tutti per il culo? I tuoi genitori si sono separati quando eri poco più che un ragazzino e litigavano per il tuo affidamento, nel senso che tua madre voleva che rimanessi con tuo padre e tuo padre ti voleva con tua madre? 
Però Cianfrance, non potevi che so, aprire un blog, diventare segretario del PD piuttosto che ghostwriter di Umberto Bossi? Insomma, dedicarti a delle attività che ti avrebbero consentito di continuare a dire una marea di cazzate senza che nessuno ci facesse caso. 
E invece.
Tu hai voluto fare il regista. Cazzo Cianfrance, ma pisciare più corto no? 
Lasciamo stare che mi prendi Ryan Gosling e gli fai una stempiatura da pinguino che Jude Law se la sogna, e gli fai interpretare Dean. Che, a me, sembra fondamentalmente un gran bravo ragazzo. Magari con un gusto discutibile per i tatuaggi, ma chi sono io per giudicare, in fondo.
Che poi, visto come l'hai ridotto in "come un tuono" mi viene il dubbio che il gusto discutibile per i tatuaggi ce l'abbia tu, a ben vedere. Ma anche lì, chissenefrega.
Come se la stempiatura non fosse abbastanza gli fai indossare un paio di occhiali che non è che gli stanno male. Di più. E vabbè, pazienza. Ci sta. Non pago lo metti in coppia a Michelle Williams che in questo film interpreta Cindy, sua moglie. Da cui Dean - lo scopriremo attraverso vari flashback (che io ci ho messo un attimo a capire che fosse un flashback, lo confesso: subito ho pensato che da qualche altra parte negli Stati Uniti ci fosse un sosia di Dean coi capelli) - rimane folgorato la prima volta che la vede: colpo di fulmine, e buonanotte ai suonatori. 
A un certo punto della storia, fra uno sbadiglio e l'altro (miei), Cindy domanderà al marito: 
"Perché sei così scontroso?" 
Perché. 
Sei. 
Così. 
Scontroso. 
Cindy, ma sei scema? Te lo spiego io perché. Perché sei un'ammosciacazzi da antologia, Cindy, ecco perché.
E io non lo so come mai tu negli anni abbia smesso di amare Dean, perché il buon Cianfrance non ce lo spiega, o forse sono io che - essendo deprincipazzurrizzata - non l'ho capito. Forse, semplicemente, a volte succede. Ma non può essere soltanto perché Dean non vuole sfruttare le sue potenzialità e gli basta essere soltanto tuo marito e il padre di tua figlia? Perché Dean, nonostante tu sia una lagna che levati, non ha smesso di amarti. E lo so pure io che a volte non basta, e che una coppia si manda avanti in coppia, appunto. Ma a questo punto deciditi. Ma anche un po' prima, però.
Che non è mica colpa sua se tu alla fine hai dovuto rinunciare al sogno di diventare medico, Cindy.
Alla fine forse ti meritavi quel coglione di Bobby Ontario.
Cindy, sai che ti dico? Ma vaffanculo, va. 
E porta con te Cianfrance, già che ci sei. 


Pro: 
- il culo di Ryan Gosling mentre entra in doccia;
- un cunnilingus parecchio realistico;
- la barzelletta del pedofilo. 
Contro: 
- tutto il resto.

28 apr 2013

The believer

"Non lo sai? Non c'è nulla là sopra."

Questo film del 2001, vincitore al Sundance, con protagonista un Ryan Gosling poco più che ventenne ma già interprete coi controcazzi, si ispira alla vita di Daniel Burros, membro del partito nazista americano che si suicidò, 28enne, dopo che le sue origini ebraiche vennero rese note.
Nel film Gosling interpreta Daniel Balint, giovane ebreo newyorkese che, in totale contrapposizione con le sue origini, ha abbracciato la dottrina nazista, spinto da un odio nato sui banchi di scuola, quando il Daniel bambino non riusciva a comprendere ed accettare le contraddizioni del suo popolo, a partire dalla scelta di Abramo, disposto a sacrificare Isacco solo perché quello era il volere di Dio.
Entrato a far parte di un'organizzazione di borghesi filonazisti presieduta da Curtis Zampf (il sempre viscido Billy Zane) e da Lina Moebius (Theresa Russel, algida e altera come una perfetta ufficiale delle SS) che vuole riaffermare la superiorità della razza ariana e solite stronzate del genere purtroppo tristemente note, si metterà subito in risalto grazie alla sua intelligenza e alla sua cultura sull'argomento, in quanto l'odio di Daniel, che studia la Torah e sa ovviamente leggere l'ebraico, ha radici profonde, motivate dalla "passività" che il giovane attribuisce al suo popolo.
Ma un giorno, mentre con il suo gruppo entra in una sinagoga per piazzare una bomba, le sue certezze iniziano a scricchiolare e l'incontro con degli amici d'infanzia farà il resto.
La dicotomia che caratterizza l'esistenza di Daniel inizia a lacerarlo, e, dopo la pubblicazione di una sua intervista rilasciata ad un giornalista del New York Times, decide quello che deve fare.
Duro e potente, doloroso e disturbante.


18 apr 2013

Half Nelson (*)


La missione della Poison è il recupero.
Una specie di sindrome da crocerossina filmica, in pratica. 
Ché il recupero degli esseri umani non le è mai interessato. Non le ho mai capite quelle che sono attratte da un individuo e poi fanno di tutto per cambiarlo. Se ti attrae, bella mia, ci sarà un motivo. E il motivo è che se ti piace, ti piace il pacchetto completo, che solitamente, comprende una paccata di difetti e, se ti va di lusso, una manciatina di pregi, di cui a volte sembri accorgertene solo tu. 
Ma, visto che la crocerossina in quel senso non è mai stata la mia missione, parliamo di film. 
Per il suo ruolo del professor Dan Dunne Ryan Gosling (ancora lui) è stato candidato all'oscar come miglior attore protagonista nel 2007. Quell'anno il premio andò a Forest Withaker per la sua interpretazione di Idi Amin Dada ne "l'ultimo re di Scozia".
Dan insegna storia in una scuola superiore di Brooklyn, principalmente frequentata da ispanici e neri. L'approccio didattico del professore è lontano dal metodo classico, e si basa principalmente sulla dialettica, portando gli studenti a ragionare con la propria testa e cercando di motivarli in ogni modo, soprattutto con lezioni che si basano sui diritti civili delle minoranze. Con ottimi risultati. 
Insomma, sembrerebbe la solita storia di riscatto della solita classe problematica nel solito quartiere degratato, quando, invece ad essere problematico, in questo caso, è proprio il professor Dunne, dedito all'uso (e all'abuso) di crack, cocaina e quant'altro ci si possa procurare illegalmente.  
C'è da dire che riesce comunque a mantenere un certo controllo della situazione fino al giorno in cui, durante una partita di basket (perchè il nostro Dan allena anche la squadra femminile della scuola) Drey, una sua allieva con una situazione familiare abbastanza difficile, lo becca a drogarsi nei bagni della scuola. 
Da quel momento fra i due inizia una specie di amicizia, in cui la giovane Drey, in quell'età complicata che segna il passaggio tra infanzia e adolescenza, crede ed è disposta ad investire molto, in assenza di figure di riferimento migliori: i genitori sono divorziati, la madre lavora tantissimo e non ha tempo per lei, mentre suo fratello è in carcere per spaccio di droga. 
Il rischio di venire attratta da personaggi negativi (non che un professore tossicodipendente sia esattamente il miglior esempio di positività) è rappresentato da Frank, lo spacciatore per colpa del quale suo fratello è in galera, a cui la ragazza si riavvicina in un momento in cui Dan l'ha delusa. 
Ma sarà nuovamente la ragazzina a riavvicinarsi al professore, che, finalmente, vedrà in lei la possibilità di risollevarsi dal fondo in cui è precipitato, e dall'esistenza dicotomica che conduce, in una sorta di aiuto reciproco.
Ryan Gosling è bravissimo a rappresentare la disillusione, lo sbando, il disincanto e il cinismo, ma anche la giovane Shareeka Epps nel ruolo di Drey è decisamente convincente.



(*) Half Nelson non è - come, ad esempio, credevo io - il nome del protagonista, bensì una mossa del wrestling. Che poi non mi si venga a dire che in questo blog non si fa informazione. 

8 apr 2013

Come un tuono (The Place Beyond the Pines)


Cianfrance, mi stai diludendo. 
Se io porto mio cane al cinema a vedere tuo film capace che quando esce di sala viene a casa tua e ti caga su scendiletto.
Cianfrance, cazzo.
Perché?
Quanta roba. Pure troppa. Potevi farci un paio di film, forse tre.
Cazzo Cianfrance, cosa sei, bulimico? 
Che io quando ho visto il trailer per la prima volta ho iniziato a sgomitare la bionda dicendo "questo sì! questo sì!".
E tu mi fai un film che regge benissimo per la prima ora, catturando la nostra attenzione dalla prima inquadratura. Che si apre sul torso nudo e tatuato di Luke, senza inquadrargli il volto. E poi il suo incedere lento, di schiena. Verso la gabbia in cui lavora, perchè Luke, è uno stuntmam motociclistico. 
Una sera, alla fine del suo spettacolo, trova Romina ad aspettarlo. Che vuole soltanto salutarlo. Luke la accompagna a casa e la donna gli spiega che, adesso, sta con un uomo.
Il giorno dopo Luke, che è uno spirito inquieto e vagabondo, sta lasciando la città, e va a salutarla. E scopre che la donna ha un figlio. Suo.
Luke vuole essere un buon padre per il piccolo Jason perché, come si ritroverà a dire a Romina "io sono cresciuto senza padre, e guarda cosa sono diventato". E da quel momento, spinto dall'amore, dal desiderio di conoscere suo figlio e dal bisogno di una famiglia  ("voglio fare con lui qualcosa che fa per la prima volta") e soprattutto di garantirgli un futuro migliore, un futuro sereno, decide di fermarsi a vivere lì, a Schenectady. Conosce un tipo che gli offre lavoro come meccanico. Quando Luke gli  dice che deve guadagnare di più, l'uomo gli spiega che potrebbero rapinare una banca. Ma non è uno scherzo come sembra. E Luke e il suo nuovo socio iniziano davvero a rapinare tutte le banche del circondario.
E poi  arriva Avery. 
Il poliziotto.
Eroe suo malgrado, dopo un errore che non ammetterà mai. E che non fa che aumentare il suo senso di colpa, che non lo abbandonerà mai.
Che non riuscirà più a guardare in faccia suo figlio pensando al figlio di Luke. E qua, Cianfrance - a me puoi dirlo - il film ti sfugge un po' di mano, vero? E ci metti dentro lo sconcerto, la paura, la fama, la corruzione dei poliziotti, cazzo, c'è addirittura Ray Liotta nella solita parte da pezzo di merda che fanno sempre fare a Ray Liotta. A qualcuno per caso viene in mente un film in cui a Ray Liotta abbiano affidato un ruolo positivo? Perché io non ne ricordo mezzo. 
Gli scrupoli di Avery che, in quanto eroe, vuole ristabilire l'ordine e la giustizia e placare il suo senso di colpa, ma dovrà combattere contro lo scetticismo e il disappunto di chi lo circonda. Ma Avery alla fine farà quello che pensa vada fatto. E chiede aiuto al padre per uscirne, in qualche modo.
E poi passano 15 anni. In cui - non si capisce come mai - invecchia solo Romina. E al funerale del padre di Avery - diventato nel frattempo procuratore - entra in scena suo figlio (che, se fosse il mio, di figlio, lo corcherei di mazzate tutte le mattine a colazione, per dire), che vuole vivere col padre (e presumiamo che negli ultimi 15 anni il matrimonio di Avery abbia avuto qualche problema, ma, di fatto, non lo sappiamo) che però è in campagna elettorale ecc. ecc.
Il figlio finisce nello stesso liceo frequentato da Jason. Che non sa nulla del suo vero padre. Ma gli verrà la curiosità di scoprirlo.
E lo scopre.
In qualche modo.
E poi succedono ancora un sacco di cose, finché Jason se ne andrà su una moto. Come a riprendere quella strada che suo padre aveva iniziato a percorrere. Perché il bene e il male si mescolano, e i buoni non sono mai buoni a 360 gradi. Ma lo stesso vale per i cattivi. O forse soprattutto per loro.
A parte Ray Liotta, ma lui è un caso a parte.
E non so.
Davvero.
Tanta roba. Ma mischiata un po' a cazzo.
Peccato.
Perché non riesco a dire che hai fatto un brutto film, Cianfrance, tutt'altro. Perché ci sono almeno un paio di scene che mi hanno emozionato. E tanto, pure.
Ma non so, davvero.  
Quello che so è che qua Ryan Gosling è magnetico e carismatico come non mai. 
E che finchè lui è in scena il film è tensione, emozione, amore e rabbia. 


6 apr 2013

Lars e una ragazza tutta sua

Lars vive nel garage della casa dei genitori morti, ora occupata dal fratello Gus e dalla cognata Karin, che si preoccupano per lui. 
Perché Lars, che ha un lavoro, va in chiesa ed è benvoluto da tutta la gente del piccolo paese, è un po’ strano. Si veste a strati e non sopporta che gli altri lo tocchino. Una sera si presenta a casa del fratello annunciandogli che ha ospiti. La scena in cui Gus e Karin si trovano davanti alla “fidanzata” è semplicemente fantastica, e solo questa varrebbe la visione del film. La fidanzata infatti altro non è che una real doll, ma per Lars è semplicemente Bianca, una missionaria costretta su una sedia a rotelle. 
Su consiglio della psicologa che ha in cura il ragazzo, l’intera comunità accetta Bianca e la tratta come una persona vera: viene assunta come commessa, fa volontariato in ospedale, viene portata dal parrucchiere e eletta nel consiglio scolastico. 
L’ossessione di Lars deve fare il suo corso, fino a quando non riuscirà a metabolizzare il trauma che l’ha causata.
Surreale, ironico e toccante.
E con un Ryan Gosling che - nonostante la goffaggine del personaggio - lasciava già presagire che da lì a poco avrebbe fatto strage di cuori femminili.
Che, non so se si possa intuire o meno, ma da queste parti Ryan Gosling lo si apprezza praticamente a prescindere. 
Fra le altre cose, questo è uno dei pochi film in cui il buon Ryan non abbia iniziato una relazione con la sua partner femminile.
Povera Bianca. Quanta discriminazione.



E' che io sono impaziente di vederlo - dopo Drive - lavorare di nuovo in coppia con Nicolas Winding Refn.
Perchè è da un paio di giorni che si può vedere il trailer di "Only God Forgives".
Che pare verrà presentato al prossimo festival di Cannes. E niente. Qua lo si aspetta.
Come dite? Che nel frattempo potrei vedere "Come un tuono"? Già fatto.


22 feb 2013

Gangster Squad


Allora.
Gangster Squad è un gran bel film. Nel senso che è proprio bello a livello estetico: costumi, fotografia, interpreti, cazzi, mazzi e palazzi. 
Poi. 
Josh Brolin è belloccio, marmoreo e convincente nella parte, oltre a sembrare il figlio di Nick Nolte.
Nick Nolte è stato uno dei miei sogni erotici infantili. Adesso ha una faccia che ricorda il re leone senza bisogno di trucco e ha smesso di essere un mio sogno erotico.
Sean Penn forse qua è un po' troppo macchietta caricaturale nel ruolo del gangster "io sono dio", ma temo che gran parte della colpa sia dovuta anche all'italico fastidioso doppiaggio, quindi prendete questa mia affermazione con tutte le riserve del caso. In ogni caso questa non è sicuramente una delle sue interpretazioni migliori.
Giovanni Ribisi incredibilmente interpreta un personaggio normale senza alcun apparente disturbo mentale.  
Ryan Gosling è... non trovo le parole. Ryan Gosling è bello. E' anche bravo, sì. Ma qua è davvero tanto tanto bello. Ma tanto proprio, eh? 
Emma Stone indossa dei vestiti uno più bello dell'altro e... non saprei. Ma che occhi grandi ha Emma Stone? Le saranno serviti per guardare meglio Ryan Gosling? O forse non sono gli occhi ad essere grandi ma è la faccia che è troppo piccola? 
Che altro? 
Ah, sì, il film. 
Vado? 
Vado.
Il film - ambientato a Los Angeles nel 1949 - si ispira verosimilmente alla vita di Mickey Cohen (si, succedeva anche in L.A. Confidential. Del resto i  gangster, gira e rigira, quelli sono. Con la differenza che L.A. Confidential era un bel film e non solo nel senso estetico del termine) che, negli anni del dopoguerra gestiva tutta una serie di affari illeciti, dallo spaccio di droga alla prostituzione, facilitato da poliziotti corrotti, avvocati viscidi e giudici compiacenti. Il capo della polizia (Nolte) decide di contrastare l'egemonia di Cohen istituendo una squadra speciale che agirà nell'ombra e anche (o soprattutto) oltre i limiti consentiti dalla legge. Convoca quindi il sergente O'Mara (Brolin), plurimedagliato eroe di guerra affidandogli il compito di formare la squadra. E, una volta reclutati gli uomini, inizia la guerra. Senza esclusione di colpi. 
Gangster Squad è un film violento e maschio (la Tiz era sfastidiata dalla presenza di tutti quei maschi Alfa e dal troppo testosterone) in una confezione elegantemente (o inutilmente?) laccata.
Gangster Squad è un film che potrebbe essere migliore, se non avesse la pretesa di prendersi così sul serio.
I dialoghi a volte sono talmente scontati da risultare imbarazzanti.
Gangster Squad in buona sostanza è un film "vorrei ma non posso". 
Ma, come intrattenimento da serata con gli amici senza troppe aspettative, si può vedere. 

23 gen 2013

cinguettii...

Si mormora che Anna Kendrik abbia twittato, dopo (o durante, sarcazzo) la visione di Gangster Squad:
«Non andare mai più a vedere Ryan Gosling al cinema: masturbarsi nelle ultime file è ancora considerato “inappropriato”».
A parte che per certe cose ci vuole una certa discrezione, e, cara Anna, se te lo devo spiegare io, significa che proprio non ci siamo, ti mancano le basi. 
Sia chiaro che non intendo giudicare nessuno, lo so bene che a volte resistere alle tentazioni è difficile, praticamente impossibile. Che la carne è debole in fondo mica l'ho detto io. Poi, che a me sia successo solo quando avevo di fianco qualcuno in carne ed ossa è un altro discorso. Del resto non siamo tutti uguali e ognuno è libero di bla bla bla...
Ma, la domanda che a me sorge spontanea è la seguente: chi cazzo è Anna Kendrik?


7 giu 2012

Love & Secrets

Sulla traduzione ad minchiam dei titoli dei film in Italia avevo già espresso perplessità in numerose occasioni. L’apoteosi dell’assurdo però si raggiunge in casi come questo, quando, prendendo un titolo in inglese, ad esempio “All good things”, che, se vai a vedere il film ti rendi conto che ha il suo perchè, decidi di cambiarlo. Che se hai sto vizio c’è poco da fare, hai un bel dire “posso smettere quando voglio”, perchè lo sappiamo tutti che non puoi. 
Decidi di cambiarlo, dicevo. 
Con un altro titolo.
Sempre in inglese.
No, ma dico, ma mi prendi per il culo? Ma che senso ha? 
Comunque, il film è del 2010 e per qualche strano motivo arriva in Italia solo ora. I protagonisti sono Kirsten Dust e Ryan Gosling che, anche se con improponibili acconciature anni 80, ha sempre il suo perchè. Il film è basato sulla storia vera dell’immobiliarista Robert Durst e la misteriosa scomparsa della moglie Kathleen McCormack, avvenuta nel 1982. 
Considerato che al momento in giro non c’è nulla di eclatante, direi che il film si merita la sufficienza piena.

20 set 2011

Drive

Che al penultimo TFF avevi visto sia Bleeder che Pusher, e non ne hai un ricordo così pessimo. Anzi.
Così, quando ti arriva l’invito per l’anteprima dell’ultimo film di Nicolas Winding Refn, che, fra le altre cose si è portato a casa il premio per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes pensi: perchè no? Ovviamente chiedi alla bionda di accompagnarti, e lei, pur non ricordando una cippa di nessuno dei due film, si fida, e viene.
Fra l’altro il protagonista è Ryan Gosling, che, mi perdonerete, io trovo abbastanza sexy. 
Se pensate che io di uomini non capisca un cazzo, sappiate che pure Eva Mendes lo trova sexy. Così, tanto per dire. 
Il protagonista, Ryan Gosling appunto, perchè nel film non viene mai chiamato per nome, è un tipo all’apparenza calmo e flemmatico, che di giorno lavora come meccanico in un’officina, ogni tanto fa lo stuntman per il cinema e, quando capita, si presta a fare l’autista per alcune rapine. Di lui non si sa nulla, chi è, cosa ha fatto, da dove viene.
Un giorno incontra Irene, sua vicina di casa, e se ne innamora. La donna ha un figlio ed un marito in carcere, Standard. Per aiutarlo a saldare un debito contratto in carcere, gli farà da autista in una rapina ad un’agenzia del banco dei pegni. Ma la rapina è una trappola, e Standard viene ucciso. Lui e Blanche, una complice, scappano coi soldi, ma la ragazza fa il doppio gioco e 2 killer arrivano nel nascondiglio, uccidendola. Ma vengono uccisi a loro volta. Il ragazzo capisce che è finito in un giro pericoloso e per uscirne, ma soprattutto per salvare Irene, decide di scoprire chi c’è dietro tutta la faccenda, anche se potrebbe essere rischioso.
Per quel che può valere, a me è piaciuto. Molto. Il film, certo. Mica solo Ryan Gosling.