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18 set 2018

La riviera del Conero ed altri posti che ho visto in questo inizio di settembre

Ho deciso di mettere in stand by il resoconto delle mie vacanze scozzesi per parlarvi della mia settimana di ferie settembrina in giro per il centro italia. 
Vi vedo un po' affranti alla notizia, in effetti. 
Comunque, il week end l'abbiamo trascorso in Umbria, in occasione dell'ormai consolidato incontro annuale a "casa" dell'Armellini. Quest'anno purtroppo il soggiorno nel sempre incantevole agriturismo è stato un po' penalizzato dal cattivo tempo, e ho potuto "spalmarmi" a bordo piscina giusto una mezz'ora, poi è arrivata la bora ed ho desistito.

23 dic 2016

ricapitolando

E' ora di tirare le somme, visto che il 2016 sta per finire... non credo che quest'anno avrò tempo/voglia di cimentarmi in classifiche di vario genere, anche se non si può mai dire e mi resta ancora una manciata di giorni per cambiare idea.
Per cosa ricorderemo questo 2016?
Se escludiamo l'ecatombe di personaggi più o meno famosi che ci hanno lasciato, che sembrava l'epidemia di spagnola del 1920, terremoti, attentati, la Brexit, la  vittoria di Trump e altre tragedie più o meno epocali, verrebbe da pensare che l'anno che sta per concludersi non lasci niente di bello da tramandare ai posteri. E, per quanto mi sforzi, a livello globale non mi viene davvero in mente una beata minchia che sia degna di essere ricordata nei secoli a venire. 
Ma, siccome questo è pur sempre il mio blog, cercherò di fare un riassunto di quello che è successo a me nel 2016, e che vale la pena di ricordare scrivo qua, così potrò rileggerlo quando verrò colta da demenza senile, anche se probabilmente non ci riuscirò, in quanto avrò smarrito le password.
In ogni modo.

G e n n a i o :
Ho visto la mostra fotografica di Vivian Maier allo Spazio Forma Meravigli a Milano.  Lo Spazio Forma mi piaceva molto di più nella sua sede storica di Piazza T.L.Caro, ma non si può aver tutto dalla vita.
Ho visto la mia rossa preferita di passaggio in città, ho aspettato inutilmente e per la terza volta gli omini dell'italgas per la sostituzione del contatore e poi, dopo averci pensato forse troppo, ho deciso che era ora di abbandonare Poisonville per trasferirmi in città e ho messo in vendita la casa in cui vivo da 20 anni.
Mi sono quindi buttata nel magico mondo degli annunci immobiliari, ovviamente in modo contemplativo, visto che la poraccitudine che mi contraddistingue mi impone di dover vendere l'unica casa che possiedo, prima di poterne comprare un'altra.

F e b b r a i o :
A inizio mese sono stata per l'ultima volta in ospedale per la visita di controllo relativa all'intervento subito il 26 novembre 2015. Mi hanno detto che va tutto bene e di non farmi più vedere. 
Nonostante a nessuno interessasse vedere casa mia, ho continuato imperterrita a visitare appartamenti in giro per la città. Uno, che veniva spacciato come "attico" (gli agenti immobiliari potrebbero tranquillamente scrivere le sceneggiature a Wes Anderson, o forse, a ben pensarci, potrebbero essere quelli che scrivono le famigerate sinossi del TorinoFilmFestival) aveva un balcone sgarrupatissimo e un'infelice puzza di stalla che aleggiava in tutta casa. Che, per un appartamento al 5° piano del centro cittadino è quanto meno bizzarro. Alla mia pacata osservazione "che cazzo è 'sta puzza?" l'agente mi rispondeva, ancor più pacatamente "i proprietari erano fumatori". 
Adesso, caro il mio agente immobiliare, pure io sono fumatrice, ma, ti assicuro, che un odore del genere a casa mia si sente soltanto quando concimano i prati del circondario. Quindi, a meno che i proprietari si fumassero letame essiccato - come usa fare in alcune zone dell'India e del Nepal - e lo stoccassero nel corridoio, posso assicurarvi che la puzza di fumo è diversa, e che tu mi stai prendendo per il culo. Depennato l'appartamento da un'ipotetica lista di case acquistabili, febbraio si è concluso in maniera assolutamente indolore.


M a r z o : 
Per ricordarmi che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, ad inizio mese qualcuno si impossessava della mia carta di credo per comprare su PayPal abbigliamento sportivo in un negozio di Baltimora (Maryland) e del cibo per animali in un negozio di Oakland (California).
Bestemmia fortissimo, telefona a PayPal, bestemmia ancora un po', telefona alla banca e blocca la carta di credito. Aspetta invano che ti arrivi, bestemmia inutilmente, dopodiché parti per New York SENZA la carta di credito. 
Sì, perché a marzo sono stata a New York per la terza volta. E sì, New York ha sempre il suo porco perchè. Anche trovare per due mattine consecutive Javier Bardem a fare colazione nello stesso nostro bar ha il suo porco perchè. Javier Bardem ne ha tantissimi, di porchi perchè. 
In ogni caso, essendo priva di carta di credito mi sentivo povera come la piccola fiammiferaia, e ho ridotto gli acquisti al minimo. 
Ovviamente al mio ritorno a casa la carta di credito nuova fiammante mi attendeva nella buca delle lettere e i signori di PayPal mi hanno riaccreditato tutto nel giro di pochissimo tempo. 


A p r i l e : 
... è il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, confondendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera.
a parte questa botta di ottimismo, ad aprile non è successo nulla (negli altri mesi, invece...!) a parte che i fottutissimi omini dell'italgas, dopo aver fissato l'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore, per l'ennesima volta non si sono presentati. Io so che il male non si augura a nessuno perchè non sta bene, e poi il karma e bla bla bla, ma spero che il cagotto a spruzzo li abbia colpiti nel momento più inopportuno, tutto lì.
Siccome casa mia continua a non interessare a nessuno ho smesso di andare in giro a vedere appartamenti. Metti mai che trovo la casa dei miei sogni e poi ci rimango male. 

M a g g i o :
A maggio sono andata in "gita" al santuario di Vicoforte per la salita alla cupola, che è, per dimensioni, la cupola ellittica più grande al mondo (dicono) e la quinta cupola al mondo per dimensini (dicono). In ogni modo è stato interessante (dicono).
Poi una domenica mattina ho deciso di andare a Milano per vedere la mostra di Herb Ritts al Palazzo della Ragione, prima che chiudesse. 
Herb Ritts, per quelle più giovani di voi che all'epoca non c'erano o erano troppo piccole per accorgersene, è stato un fotografo che mi ha regalato cose bellissime, tipo "Fred with tires" o il video del pezzo più strappamutande della storia della musica recente. 


G i u g n o :
Dopo tantissimi anni sono tornata a Roma, approfittando del ponte del 2 giugno. Così ho potuto vedere la mostra di Banksy, e, già che c'ero Tattoo Forever al Macro Testaccio. Ho camminato senza meta, e, se la memoria non mi inganna, credo di essermi anche ubriacata abbastanza.
E non c'è niente da fare, Roma, per un turista, ha sempre il suo fascino. Anche da sobri.
A cinque mesi dall'annuncio l'agente immobiliare ha portato una coppia a vedere la casa. 
Ho rivisto con grande piacere i Ford(s) al completo, e siccome il 24 giugno a Torino (e Genova, Firenze, ecc.ecc.) è festa, ne ho approfittato per scendere in Riviera ospite della mia rossa preferita (sì, sempre la stessa), passando il tempo a mangiare (bene) bere (parecchio), parlare (molto) e camminare sul bagnasciuga come le anziane. Che bello.

L u g l i o :
A inizio mese sono stata una settimana in Sicilia, dove faceva molto caldo e mi sono abbronzata tantissimo senza mai stare al sole. Che per una alta e bionda con gli occhi azzurri come me è davvero molto strano. 
A fine mese mi sono regalata un week end in Valtellina a trovare un'amica e, dopo anni sono finalmente riuscita a fare il giro sul Trenino Rosso del Bernina.
Per non smentirmi ho mangiato e bevuto molto. E bene.  


A g o s t o :
Ci tenevo molto a farvi sapere che, all'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore del gas non si è presentato nessuno. Come ho già detto in passato, se devo farmi prendere per il culo decido io quando e decido io come. Questa volta ho preso il telefono e fatto una tamurriata all'impiegata, dicendo che il cambio del contatore è un problema loro, che io non l'ho richiesto e che per quanto mi riguarda il contatore che c'è adesso funziona benissimo. 
A parte questo ho festeggiato come ogni anno il mio compleanno andando a cena in un ristorante cittadino molto interessante, ho passato ferragosto in montagna mentre il 16 sono andata a Milano a vedere la mostra di Escher a Palazzo Reale. Fra le altre cose, se siete a Milano e non l'avete ancora vista, potete farlo fino al 22 gennaio. Ovviamente il 16 agosto Milano era semideserta e Palazzo Reale ancora di più. Che è la condizione ideale per visitare una mostra. Bellissima tra l'altro.
La coppia che era venuta a giugno a vedere la casa è tornata per un secondo sopralluogo e mi ha fatto un'offerta. Che - se fossi ricca sfondata - avrei potuto rifiutare. E invece. 

S e t t e m b r e :
... andiamo, è tempo di migrare... 
e infatti con un po' di gente a inizio mese ci siamo ritrovati per un week end in umbria in occasione di un "raduno/festa/compleanno/chissenefrega" del Buio in sala, e poi, per non perdere l'abitudine, sono partita per due settimane in Andalusia, ma di entrambe le cose ho già parlato nel blog all'epoca, quindi non mi ripeterò.

O t t o b r e :
Ho visto un appartamento bellissimo, vicino all'ufficio (troppo vicino all'ufficio), finemente ristrutturato, materiali di pregio ecc. ecc. Il problema è che in quella che avrebbe dovuto essere la camera da letto, se ci mettevo il letto non ci stava l'armadio. E viceversa. In quella che era la "zona giorno" non c'era la possibilità di mettere un tavolo da pranzo. E quindi il pensiero di vivere lì per il resto della mia vita mi metteva ansia.
Come (quasi) ogni anno sono andata alla Fiera del Marrone a Cuneo. E non ho assaggiato un marrone manco per sbaglio. Mi sono molto avvilita.
E poi, incredibilmente, il 21 ottobre ho trovato la casa. Un appartamento che mi hanno proposto da un'agenzia, e che io sono andata a vedere con lo stesso entusiasmo di Hillary Clinton il 9 novembre. E invece, alle volte.
E poi è morto Caprotti, è ha lasciato settantacinquemilionidieuro due spicci alla segretaria. Che non sono io.

N o v e m b r e:
Sono stata colta dall'ansia.
Nella casa in cui vivo, che è ENORME, c'è una quantità di rumenta da buttar via che non so da che parte girarmi. Passo i sabati mattina all'eco-centro a smaltire ogni tipo di rifiuto. E, ad occhio e croce, anche i sabati dei mesi che verranno li impegnerò in questo divertentissimo modo.
Sono anche andata al Torino Film Festival, come sempre. Anche se, come ho già detto, o forse no, quest'anno mi è sembrato che il livello fosse inferiore rispetto al solito.

D i c e m b r e :
Il 16 dicembre ho venduto casa. Sono sempre preda dell'ansia, ma un po' meno rispetto al mese scorso. I signori che hanno comprato casa mia sembrano molto gentili. Il fatto che mi facciano stare lì fino a quando non avrò finito di ristrutturare la casa che - mentre sto scrivendo - non ho ancora comprato mi sembra davvero tanta roba.
E, anche se la parola "trasloco" mi fa venire le bolle, l'idea di trasferirmi sta iniziando a piacermi. E molto.
Ecco. Questo è stato il mio 2016. Se siete arrivati a leggere fin qua, beh, a questo punto mi sembra doveroso farvi tantissimi auguri, se al grido di "sti cazzi" avete abbandonato a febbraio... beh, sti cazzi davvero.

5 set 2016

Quando il gioco si fa duro buio...

...i lettori de Il Buio in sala iniziano a giocare.

Panorama umbro con lago Trasimeno sullo sfondo
Se non conoscete il buio in sala, e no, Leo Ortolani non c'entra, che dire? Mi dispiace per voi, ecco. Ma potete sempre porre rimedio alle vostre lacune. Oppure continuare a vivere nell'ignoranza. 
Resta il fatto che Giuseppe, il "padrone" del blog, (e se non conoscete neppure lui, vabbè, allora ciao) verso la fine di luglio ipotizzò di radunare, in un luogo X e una data Y (o Z), con il pretesto del suo compleanno appena passato un "raduno" a cui tutti i suoi lettori, fissi e occasionali, non necessariamente cinefili, avrebbero potuto partecipare. Insomma, il più classico dei blog-raduni tanto in voga negli anni passati, . 
Che tra te e te pensi "cazzo poison, c'hai un'età che anche basta con ste robe", che mi ricordo ancora un raduno in spiaggia a Ravenna - nel senso che in spiaggia ci si dormiva pure - il 14 e 15 di agosto, e io che, per tornare a Torino (il 16 avrei lavorato) ho pensato bene di accompagnare a casa degli amici di Padova e sulla strada del ritorno le due corsie dell'autostrada stavano iniziando a diventare quattro...  Questa volta non ci sono state bizzarre quanto improponibili deviazioni di percorso perché a farmi compagnia nel lungo viaggio verso l'Umbria, con me c'erano altri 3 torinesi conosciuti proprio in occasione di questo incontro. 
Siamo partiti all'alba di sabato, e devo ringraziare Roberto che è stato abbastanza puntuale per fare in modo che la partenza non avvenisse all'alba del giorno dopo (Ah. Ah. Ah). Vi ho mai detto che sono una fine umorista cialtrona col botto? Scherzi a parte il viaggio è filato liscio e i miei compagni di avventura mi sono piaciuti molto. Abbiamo in mente di riprovarci. Soprattutto perché l'agriturismo (con piscina) in cui ci ha piazzato Giuseppe è di una bellezza quasi irreale, nascosto tra colline e ulivi. Non ci fossero gli insetti, che ho passato il viaggio di ritorno a tentare di grattarmi strofinando la schiena sul sedile, roba che l'orso di revenant mi fa una pippa, sarebbe un posto perfetto. Ma già così non scherza.



Siccome ho un navigatore poratcho, quando siamo arrivati al paese non abbiamo trovato il numero civico, in compenso abbiamo trovato Aldo, un 97enne meraviglioso, che dimostrava 20anni in meno, lucido, sveglio, spiritoso e gentile. Ci ha raggiunti la mamma di Giuseppe e ci ha scortati lungo strade sterrate che per la prima volta in vita mia avrei voluto avere un pandino 4x4.
Dopo i vari ooooooooooooh, aaaaaaaaaaaaaaah, uuuuuuuuuuuuuuuuh abbiamo preso possesso del nostro appartamentino, abbiamo fatto conoscenza di un po' di gente che è riuscita ad arrivare di venerdì, e siamo tornati in paese a nutrirci (con moderazione). Il paesino, un borgo medievale inserito tra i "borghi più belli d'Italia" è, che ve lo dico a fare, delizioso. Abbiamo pranzato (in una macelleria) con un paio di taglieri accompagnati dalla torta al testo. Quando è stato il momento di andare in bagno siamo andati in Comune, e io questa cosa la trovo semplicemente bellissima.  



Siamo quindi tornati all'agriturismo, e ci siamo piazzati (quasi tutti) a bordo piscina per un paio d'ore. All'ora X siamo saliti in auto e abbiamo raggiunto, quasi senza problemi, sempre grazie al navigatore poratcho, il locale dove si sarebbe svolto tutto. Finalmente sono riuscita a dare un volto e un nome (vero) a persone con cui (qualcuna più, qualcuna meno, qualcuna magari mai) interagisco virtualmente da un sacco di tempo. Ed è una cosa che mi piace sempre davvero tanto. 
Abbiamo riso, giocato (abbiamo anche fatto una figura abbastanza barbina e mi sono resa conto, ma non che avessi dei dubbi, che per quanto riguarda il cinema sono una vera capra) scherzato, parlato, mangiato, bevuto e ancora parlato, e ancora scherzato, e ancora giocato (e ancora fatto una figura barbina, ma fa lo stesso). E, la cosa che più mi è piaciuta è che l'imbarazzo iniziale, che spesso è inevitabile non c'è praticamente mai stato. Si è creata subito un'alchimia quasi perfetta, come fosse un ritrovo tra ex compagni di scuola. E siamo stati bene, molto bene.
E se buona parte del merito è senz'altro del fantastico Giuseppe e di suo fratello  (e di tutti quelli che hanno contribuito a rendere possibile questa cosa, facendo in modo che vitto e alloggio avessero prezzi che definire popolari è riduttivo), un po' è senz'altro anche merito nostro, e della nostra passione per il cinema, che riesce ad accomunare persone diversissime tra loro, per credo politico/religioso, estrazione sociale, situazione familiare, geografica, anagrafica e stocastica, che non c'entra una minchia ma fa un certo effetto, annullando ogni possibile contrasto.




27 lug 2016

#Tag "mi piace fotografare"


Ebbene sì, sono viva. E vegeto,
E ho un blog che non uso da eoni perché, vegetando, non ho molto da dire.
Quindi ringrazio la biondissima Lazyfish che si è ricordata di me per questa "iniziativa", creata da Violeta Dyli del blog "Opinionista per Caso (2)", che parla appunto di foto, fotografi e fotografie, che da sempre mi appassionano, pur non capendo una mazza fionda di ISO, tempi, diaframma, esposizione e quant'altro. Io mi limito a inquadrare e scattare, facendo mie (con non poca presunzione) le parole di Andreas Feininger: "Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni". Anche se, conoscendo i miei limiti, la fotocamera dei miei sogni non l'ho mai comprata, che tanto non sarei in grado di usarla.
Dopo questo pippone veniamo al dunque, ovvero alle domande, con tanto di risposta:

1) Hai mai tagliato/bruciato fotografie del tuo ex fidanzato/a perché ti dava fastidio vederle?
Assolutamente no.

2) Di solito le fotografie che pubblichi nel tuo blog le realizzi tu o le rubi in internet?
Considerato che nel mio blog ci sono principalmente "recensioni" (ah. ah. ah.) di film le foto sono "rubate" dal web, se invece parlo (parlavo) di viaggi le foto sono mie. E se no lo specifico.

3) Quante fotografie hai realizzato negli ultimi dieci giorni?
Considerando anche quelle che ho dovuto fare per lavoro una trentina.

4) Hai mai aperto un profilo sui social con fotografia di profilo pubblico che non era la tua immagine vera?
Beh, sì. Per molto tempo sul blog c'era un disegno stilizzato di una ragazza, ma non ho mai usato foto di altre persone spacciandole per me. Adesso su blog/twitter/instagram c'è la mia foto, su FB no. 



5) Quante fotografie stampi di solito ogni mese?
Pochissime. Generalmente stampo 3/4 foto in grande formato / su tela quando torno da qualche viaggio.


6) Ti piace fotografare di più il cibo o gli animali tipo gatti, cani, cavalli?E (aggiungo io) se non ti piace nessuno di questi,qual'è il tuo soggetto preferito?
Principalmente fotografo paesaggi, mentre con il cibo ho smesso (di fotografarlo, che poi sembra che son diventata respirariana) a meno che non si tratti di qualcosa di "spaziale". Continuo invece a fotografare i drink e Gattabusiva. Mi piacerebbe fotografare le persone, ma allo stesso tempo mi dà fastidio farlo per una sorta di pudore. 





7) Che rapporto hai con i selfie: ti piace o detesti fare i selfie, e successivamente ti piace condividerli anche sui social?
Non li amo particolarmente, più che altro perché vengo mediamente di merda non sono affatto fotogenica, e vengo bene mediamente una volta su 163. Quindi evito, oppure pubblico scatti in cui non mi si vede totalmente, tipo questo: 










8) Quali sono le tue applicazioni preferite che usi per la post produzione delle foto?
Siccome sono negata mi limito a raddrizzare le foto e ogni tanto a saturare il colore, quindi mi tengo ben lontana da photoshop. Sul pc uso - non ridete - il banalissimo Picture Manager di Microsoft Office, e ogni tanto, per i filtri, PhotoScape. Sul cellulare ho un po' di app che non uso, ho scoperto (tipo ieri) Prisma, ma alla fine mi accontento dei filtri di Instagram.

9) Quante fotografie sono esposte in casa tua?
Credo una ventina.

10) Ti va di raccontarci chi è secondo te il miglior fotografo che conosci?
Oddio sono tantissimi e non ce la faccio a scegliere!
Anche se ultimamente sono "innamorata" di Kazuyoshi Nomachi,

Tibetan nomads, 1990. Credits: ©Kazuyoshi Nomachi

poi vabbé, in un elenco del tutto casuale ci sono Sebastião Salgado, Eliott Erwitt,  Henri Cartier-Bresson, Bruce Weber, Ansel Adams, Herb Ritts, Peter Lindbergh, Vivian Maier, Robert Mapplethorpe, Ferdinando Scianna,Richard Avedon, Helmut Newton... 

A questo punto bisognerebbe indicare/incaricare/segnalare/taggare altri dieci blog/blogger, ma io mi limito a passare il testimone a chiunque, leggendo il post, abbia pensato "ma che idea carina, quasi quasi lo faccio anch'io!" 


20 apr 2016

in giro senza meta

Siccome domenica IO, a differenza di un sacco di altra gente, sono andata a votare, contrariamente alla mia routine domenicale in cui ozio h24 passando dalla posizione orizzontale sul divano alla posizione semi-eretta quando mi spingo in veranda a fumare. mi sono ritrovata, una volta conclusa la passeggiata fino ai seggi, vestita di tutto punto (solitamente l'abbigliamento ufficiale della domenica è il pigiama) e, alle 10.30, mi sono chiesta "e mo' che faccio?"
Adesso, non pensiate che io sia andata a votare a piedi per motivi ecologico/salutisti o quant'altro.
Sono andata a piedi perché un ospite dei miei vicini di casa ha pensato bene di parcheggiare la SUA auto davanti al MIO cancello.  Bastasu, ih caino.
Una volta sparito l'ospite , ho deciso di salire in auto, e di andare da qualche parte.
Indecisa se dirigermi a nord, sud, ovest est ma perché sei andata via mi son persa nella notte mi sono diretta a Candelo (provincia di Biella) dove esiste uno dei ricetti meglio conservati della categoria dei ricetti.
Un ricetto è una struttura fortificata all'interno di un paese dove venivano accumulati i beni o del signore locale o della popolazione, e dove la popolazione stessa poteva trovare rifugio durante attacchi esterni. Pare che il ricetto di Candelo, che venne costruito tra il XIII ed il XIV secolo, non sia mai stato destinato ad abitazione stabile da parte della popolazione, ma vi si trovano comunque circa 200 edifici.



Se abitate ragionevolmente vicino e non ci siete mai stati, fateci un giro, magari in occasione della manifestazione "Candelo in fiore". che inizia sabato prossimo. Oppure, se il vostro livello di asocialità è simile al mio, fateci un giro quando di manifestazioni non ce ne sono, così potete camminare per il borgo indisturbati.










4 apr 2016

Ho sceso milioni di scale...

dandoti il braccio e mi sono rotta anche un po' i coglioni, in verità.
Perché a salire e a scendere in metropolitana di scale mobili a New York se ne incontrano davvero molto poche.
Ciao, sono tornata. Già da una settimana, fra l'altro.
Sti cazzi.
Non so voi, ma io al posto vostro lo direi.
Comunque, New York continua ad essere splendida, e ti fa consumare tanti di quei passi che quando arriva la sera non vuoi nient'altro che un letto. O, in alternativa, qualcuno che ti porti in braccio. Cosa che se si è, come nel mio caso, diversamente magre, diventa oltremodo improponibile.
Però ho constato con piacere che ai ne(G)ri continuo a piacere anche stagionata.
Il nostro hotel si trovava a Chelsea, nel "flower district". La colazione costava 18$, ma, vuoi perché era cara, vuoi perché il personale era simpatico come la sete nel deserto, tutte le mattine raggiungevamo lo scalcagnatissimo "The Greek corner" all'angolo tra la 7^ e la 28^ strada e facevamo colazione in questo locale, classico diner americano, con lunga fila di sgabelli al bancone e una decina scarsa di tavolini in formica da 2 o 4 posti ricavati in quella che è a tutti gli effetti una veranda coperta, con wi-fi e caffè a volontà.
Insomma, locale senza infamia e senza lode, non fosse che per ben due mattine consecutive, a far colazione con noi, ad un altro tavolo, c'era Javier Bardem.


Che, vi dirò, dal vivo è tanta roba. 
Ovviamente la nostra sabaudità ci ha impedito di importunarlo chiedendogli autografi, selfie, donazioni in denaro e/o in natura.
Ci siamo limitate a contemplarlo con discrezione e a distanza.
A parte questo, essendo la terza volta che io e la bionda si tornava a New York l'unica cosa "nuova" che abbiamo visto è stato l'One World Trade Center, quello che inizialmente veniva chiamato Freedom Tower, in quanto è stato ultimato all'inizio di novembre 2014, e la nostra ultima visita risaliva all'ottobre dello stesso anno, mentre ha aperto al pubblico nel maggio del 2015.
Ad oggi, con i suoi 1776 piedi (pari a 541 metri e rotti) è il quarto grattacielo più alto del mondo e il più alto dell'emisfero occidentale. Non andate a controllare su Wikipedia se ho ragione, perché tanto ho copiato da lì.


Comunque il grattacielo sorge un po' arretrato rispetto a dove sorgevano le torri gemelle, l'ascensore che porta all'osservatorio posto al 102° piano è velocissimo, roba che attorno al 20° ti si tappano le orecchie, le pareti sono degli enormi schermi che in un minuto ti illustrano lo sviluppo della città, dai tempi di "una volta qui era tutta campagna" ad oggi. L'osservatorio è al coperto, a differenza dell'Empire State Building e del Top of the Rock, dove si esce all'aria aperta e al vento gelido, che a Manhattan - essendo pur sempre un'isola - soffia spessissimo.
Abbiamo avuto fortuna, nel trovare sia una bellissima giornata di sole limpida, sia zero coda all'ingresso, visto che non avevamo prenotato.

Questa è l'unica "attrazione" che abbiamo visitato, per il resto abbiamo camminato, camminato, camminato, camminato. E ancora camminato.
Abbiamo tentato (inutilmente) anche di entrare gratis al MoMA il venerdì pomeriggio, visto che l'altra volta io e la bionda non avevamo trovato un briciolo di coda. Questa volta la coda c'era, ed era lunga quasi un isolato. Ovviamente abbiamo lasciato perdere. E abbiamo continuato a camminare, camminare, camminare, camminare.
Siamo tornate a Brooklyn, che è sempre delizioso e tranquillo. E abbiamo ripercorso per l'ennesima volta il ponte a piedi, da Brooklyn a Manhattan. Roba che io e la bionda ci siamo dette "se torniamo un'altra volta il ponte a piedi anche basta".
Una sera in metropolitana nel nostro vagone c'erano Isabella Rossellini e la figlia Elettra, sciccosissime. E, come per Bardem, non le abbiamo importunate.


Abbiamo mangiato mediamente bene, spendendo il giusto, perchè New York non è propriamente economica.
Siamo tornate all'Oyster Bar della Grand Central, abbiamo pranzato in una delle più vecchie steakhouse cittadine, in un  ristorante cinese e in uno francese...
Abbiamo di nuovo camminato lungo l'High Line Park, dove ho scoperto che le opere d'arte sono "temporanee", infatti pensavo di ritrovare il bellissimo murales di Kobra (questo qua, per intenderci):

e invece, porcapaletta, al suo posto c'era una tristissima parete grigia, come potete vedere anche dal post perplesso del blog New York Cliché
Ci sono rimasta male. Molto male.


In ogni caso non è che ci sia bisogno di spingersi fin sull'High Line per trovare della street art come si deve, perché nel Lower East Side, Soho e Little Italy si trovano comunque parecchie cose notevoli.


Non ci siamo fatti mancare nemmeno il giro a Central Park al tramonto, con tanto di giro a Strawberry Fields, tanto sapevamo che in caso di bisogno le forze dell'ordine, sempre sull'attenti, sarebbero venute a salvarci in un istante.
Giusto il tempo di finire la partita.



17 nov 2015

Viaggio in Thailandia
da Sukhothai ad Ayutthaya

Sabato, 3 ottobre. 
Abbiamo due terzi di viaggio alle spalle, e soltanto una settimana ci separa dal ritorno in Italia. L'anno scorso durante il viaggio in Vietnam avevo avuto la netta sensazione - mai provata in precedenza - che i giorni passassero in maniera fin troppo veloce in una sorta di fast forward: eravamo appena arrivate ed era già ora di tornare a casa, quest'anno per fortuna non è successo e i giorni hanno avuto il buon gusto di susseguirsi a velocità "normale". 
Facciamo colazione, paghiamo il conto della lavanderia e aspettiamo il tuk tuk che ci porterà al bus terminal, ringraziamo e salutiamo la signora dell'hotel, che ci accompagna al tuk tuk e rimane sulla strada a salutarci sorridente.
Aspettiamo il nostro autobus mentre inizia a piovere. 
Questa volta abbiamo i posti assegnati, il bus è abbastanza pieno e con l'aria condizionata a palla, che ovviamente non si riesce a regolare. Ci imbacucchiamo nelle sciarpe cercando più o meno inuitilmente di dirigere il getto dell'aria il più lontano possibile da noi.


Dopo quattro ore, quando iniziavamo a perdere le speranze, finalmente facciamo una sosta. 
La mia vescica ringrazia. 
Compriamo anche qualche schifezza da mangiare, tipo dei bellissimi biscottini dalla consistenza - scopriremo poi - un po' gessosa, che ci seguiranno fino a Bangkok e che, dopo averli assaggiati, chiameremo con affetto "gessetti". Torniamo sul bus e la bigliettaia passa a distribuire un pacco di biscotti a testa. Ad averlo saputo (per saperlo sarebbe stato sufficiente leggere il biglietto, ad esempio) avremmo evitato di comprare i gessetti, forse. Poco male, ci serviranno per fare colazione a Bangkok.
Passano un paio d'ore (per un totale di sei) e il bus si ferma. La bigliettaia ci dice che siamo arrivate ad Ayutthaya, e che dobbiamo scendere. Nella mia enorme ignoranza, mi ero fatta l'idea che Ayutthaya fosse un paesino piccolo e carino, tutto concentrato attorno al parco storico.
Sbagliavo.
Pensavo anche che il bus si sarebbe fermato al terminal degli autobus, nel paese.
Ma sbagliavo ancora.
Siamo su una strada a scorrimento veloce, in piena periferia, e, vista da qui, Ayutthaya ha lo stesso fascino di una qualsiasi città attraversata da una tangenziale. Insomma, sembra di essere al fondo di Corso Orbassano (per i Torinesi) o di Viale Fulvio Testi (per i Milanesi), praticamente in mezzo al niente intervallato da brutte costruzioni di cemento.
Però c'è il sole e fa caldo. Molto caldo.
Realizzato che non siamo alla stazione dei bus, ce ne facciamo in qualche modo una ragione, anche perché non abbiamo altre opzioni, e raggiungiamo una pensilina dove stazionano un po' di uomini che sembrano tassisti. Vedendoci arrivare con due valigie non fanno una piega e non ci degnano di uno sguardo.
Ci sediamo un attimo e io mi accendo una sigaretta. Uno degli uomini sembra improvvisamente essersi accorto di noi e ci chiede se dobbiamo andare da qualche parte. No, figurati, volevamo star qua ferme sul bordo di una superstrada assolata per un paio d'ore, sai com'è. Si offre di portarci al B&B in moto. Col famoso senno del poi forse ci conveniva accettare. 
Gli diciamo che in moto non ci sembra il caso, e che preferiremmo un taxi. Allora lui chiama uno degli uomini di prima, io "esco" la prenotazione del B&B - stampata in thai - e li sento dire "ban boonchu" "aaaah, ban boonchu", e poi arrivano tutti gli altri, ognuno ripete "ban boonchu", tutti conoscono la strada ma sembra che nessuno abbia intenzione di muovere il culo per portarci. Ricevo un paio di complimenti per i tatuaggi, il foglio della prenotazione passa di mano in mano, è tutto un "ban boonchu" con - immagino - le indicazioni per la strada più veloce per arrivarci, e, alla fine, il viaggio lo vince un tizio che sembra la versione thai di Danny Trejo: trucidissimo, con catenazza d'oro al collo, capelli unitissimi ma, soprattutto, che non parla/capisce non solo l'inglese, ma nemmeno il linguaggio dei gesti.
Partiamo, e, dopo quasi mezz'ora di marcia arriviamo nella via del nostro B&B, ovvero il Ban Boonchu. 
La via è una strada con due carreggiate, una per senso di marcia, su cui si aprono, a sinistra e a destra, strade perpendicolari con lo stesso nome contraddistinte dal numero progressivo. A sinistra i numeri dispari, soi 1, soi 3, soi 5 ecc, a destra i numeri pari, soi 2, soi 4, soi 6 e via così.
Noi dobbiamo andare al soi 4, ma siamo sul lato della strada dei soi dispari. Il tassista si guarda intorno, spaesato. Noi cerchiamo di fargli capire che il Ban Boonchu è dall'altra parte della strada, quindi deve soltanto arrivare al fondo della via in cui siamo adesso e tornare indietro (vedi immagine sotto, con percorso verde indicato).
Facile, no?


L'avessi spiegato al mio gatto ci avrebbe portati a destinazione in 45 secondi. 
E invece.
Lui non capisce una mazza fionda, arriva al fondo della strada, e, invece di fare inversione e risalire, gira a sinistra.
Il mio sguardo assume l'espressione da "ma che cazzo fai?" mentre io e la bionda ci guardiamo, incredule. 
Si ferma. 1*
Scende dalla macchina.
Va a parlare con qualcuno, che gli spiega... la teoria della relatività, probabilmente. Risale in macchina. Fa un giro assurdo e dopo cinque minuti siamo al punto di partenza. Io e la bionda ci guardiamo, e cerchiamo nuovamente di fargli capire, a gesti, che dobbiamo andare "di là", trovandoci di fronte al vuoto cosmico.
Fa un altro giro a vuoto.
Poi un altro ancora.
Noi dietro a sbracciarci indicandogli la direzione.
Inutilmente.
Si ferma ancora. 2*
Ferma due ragazzini a piedi, e chiede loro qualcosa (presumibilmente il risultato della partita Chonburi-Suphanburi). Questi ci guardano, si guardano, ci riguardano, pensano si tratti di uno scherzo, poi prendono il foglio della prenotazione che gli sporgiamo e iniziano a dare indicazioni.  
Il nostro uomo fa per ripartire, ma si capisce chiaramente dalla sua espressione che o non ha capito, o non ha ascoltato, o tutte e due, fa il giro delle sette chiese, si allontana di tipo cinque km per poi tornare, indovinate? al punto di prima. Mi verrebbe voglia di scendere dalla macchina, dargli una pappina sul coppino e mettermi a guidare il suo taxi. Ma nel frattempo lui si è fermato.
PER.
LA.
TERZA.
VOLTA. 3*
Gli facciamo il segno del telefono, indichiamo il numero sul foglio, gli diciamo di chiamare il B&B. Lui sembra capire (sto cazzo), prende il telefono, cambia gli occhiali, e lo osserva. 
Il telefono, non sto cazzo. 
Posa il telefono, ricambia gli occhiali e spegne la macchina.
E resta lì. Immobile. Senza parlare, senza guardarci.
Noi due iniziamo a non poterne più, siamo in quel cazzo di taxi da UN'ORA, quando mezz'ora fa avremmo potuto scendere, attraversare la strada e raggiungere il Ban Boonchu, ma ormai è una questione di principio. Ci deve portare lì davanti. 
Alla fine sembra aver capito, rimette in moto, compie l'ennesimo inutile giro dell'isolato e poi, come per incanto, riesce a centrare - credo per puro caso - il famoso Soi4 in cui si trova il nostro bed & breakfast.
Mentre ci porge le valigie e noi gli diamo i soldi, ringraziando il cielo di aver pattuito il prezzo prima e di non avergli chiesto di azionare il tassametro, ci sorride. 
Io a quel punto non avevo più nemmeno la forza per incazzarmi, e avevo iniziato a ridere come una cretina.
(Per la cronaca, Chonburi-Suphanburi è finita 2 a 2).

Come stare un'ora su un taxi.

16 nov 2015

Viaggio in Thailandia
Sukhothai


E' il 1° ottobre ed è arrivato il momento di abbandonare Chiang Mai. Decidiamo di approfittare del tassista che tutte le mattine staziona davanti al nostro hotel lucidando il furgoncino con una cura incredibile per farci portare all'Arcade Bus Station. Ci sono due terminal, uno di fronte all'altro, e il tassista ci lascia giustamente in quello sbagliato. Attraversiamo la strada e raggiungiamo la biglietteria, siamo un po' in anticipo perché non abbiamo trovato gli orari da nessuna parte, e non tutti i bus diretti a Sukhothai fermano nella città vecchia, che dista una dozzina di chilometri dalla Sukhothai moderna. Facciamo il biglietto (213 baht, nemmeno 6€) e aspettiamo. 
Piove un po' ma dovendo viaggiare la cosa non ci preoccupa affatto. Il viaggio dura cinque ore e mezza, con un paio di soste, compresa quella di un quarto d'ora verso l'ora di pranzo, in più il bus non è pieno e viaggiamo comode occupando un paio di sedili a testa. Arriviamo a Sukhothai, il tempo è un po' capriccioso, ma non piove. La fermata è proprio di fronte all'ingresso principale del Parco Storico, ma, per evitare complicazioni, prendiamo un tuk tuk per farci portare al nostro hotel, un po' decentrato, ma in una piccola via senza traffico. Struttura nuova, pulita, stanze con veranda o balcone, bagno molto carino, colazione discreta ma, soprattutto, personale di una gentilezza e disponibilità incredibili. 
Siccome ridendo e scherzando si è già fatta una certa ed è ormai pomeriggio inoltrato, decidiamo di fare due passi nei dintorni. La proprietaria dell'hotel vedendoci uscire ci viene incontro con un enorme sorriso e due ombrelli (che ci serviranno) e noi partiamo in direzione del Wat Chang Lom (o meglio, quello che ne resta) che si trova ad est (fuori dalle mura) rispetto alla parte "principale" del parco storico, in mezzo al verde delle risaie e al silenzio. A parte noi e i nostri ombrelli non c'è nessuno, e come primo impatto è senz'altro positivo. Poi si mette a piovere quasi seriamente, cosa che ci costringe addirittura ad aprire gli ombrelli e a decidere di rincasare. Siccome vivere a Torino ti porta erroneamente a credere pensare illuderti che tutti i posti del mondo adottino lo stesso schema urbanistico cerchiamo di tornare in hotel proseguendo sulla strada da cui siamo arrivate, pensando che prima o poi avremmo trovato una via perpendicolare che ci consentisse di ritornare sulla strada principale. 
Ma, siccome siamo a Sukhothai e non a Torino, non c'era nessuna via perpendicolare. E, dopo aver incrociato qualche residente che ci guardava in maniera curiosa, sicuramente pensando "ma queste due dove credono di essere, a Torino?" abbiamo deciso che era meglio tornare indietro. E di fermarci a bere un frullato in un piccolo locale gestito da tre simpatiche signore, che sono riuscite a capire quello che volevamo nonostante nessuna delle tre parlasse inglese. 
Il giorno dopo è ora di fare sul serio. Facciamo colazione e decidiamo che il parco noi lo visiteremo in bicicletta perche ci sembra la maniera più pratica e veloce, nonostante la sottoscritta non salga su una bici praticamente da quando e stata ad Hoi An, in Vietnam, l'anno scorso!
Noleggiamo le bici e partiamo. Per visitare il parco storico di Sukhothai si paga l'ingresso per te (100 baht) e per la tua bicicletta (10 baht) in tre punti differenti dell'area. Per un totale di tre ingressi. Anche perché non è detto che la gente decida di vedere proprio tutta l'area, e solitamente si limita a quella principale, dove c'è il Wat Mahathat a cui si accede dall'ingresso sulla strada statale dove c'è la fermata degli autobus. Noi no, noi abbiamo la bici, che ci frega?
Il tempo è migliorato, e stupa dopo stupa, chedi dopo chedi, in sella alle nostre biciclette giriamo tranquille e indisturbate (anche perchè la zona del parco, se si escludono i mezzi degli addetti alla manutenzione, è chiusa al traffico. Non c'è nemmeno tanta gente e riusciamo a fare foto senza folla (io detesto le foto con la gente). 

Dopo aver girato in lungo e in largo la zona centrale ci spostiamo nella seconda parte, paghiamo il secondo ingresso e arriviamo al Wat Si Chum, dove uno splendido e ottimamente conservato Buddha seduto si trova all'interno di una costruzione quadrata. Prendiamo da bere e scambiamo due parole con un ragazzo che vende dei dipinti davvero molto belli. Lasciamo anche questa zona, usciamo dalle mura e arriviamo al terzo (ed ultimo) ingresso. Qua  decidiamo di raggiungere un wat sulla sommità di una collina. Lasciamo le bici sulla strada, e ci arrampichiamo lungo il sentiero. Davanti a noi un uomo con il figlio che avrà cinque anni ad esagerare, e che, a differenza mia, arriva in cima senza il minimo sforzo. 
Però ne vale la pena, perchè la vista da quassù è davvero notevole. 

Scendiamo, risaliamo in sella, e riprendiamo a pedalare. Siamo su un fottutissimo falsopiano, si è messo a piovere e io inizio ad odiare la bicicletta. Torniamo all'interno delle mura, nel frattempo ha smesso di piovere e fa caldissimo. Raggiungiamo la zona del piccolo mercato all'interno del parco e decidiamo di mangiare qualcosa. Siamo due merde stanche e abbruttite e il pranzo, dei noodle con verdure buonissimi, ma soprattutto il watermelon juice ci rimettono in pace con il mondo. Dopo aver mangiato facciamo due passi nel mercato, e decidiamo di tornare a casa. Sulla strada del ritorno facciamo una sosta al mercato coperto, quindi raggiungiamo l'hotel e abbandoniamo le biciclette. Ho la sensazione di avere una scrambled vagiainah e l'idea di dover risalire su una bicicletta mi terrorizza. Ho il collo e i piedi abbronzatissimi, peccato che avessi dei sandali intrecciati e quindi sembrano maculati (genia!).
Faccio un tuffo in piscina e poi ritengo di meritarmi una pennica. E praticamente svengo nel letto...
Decidiamo che a cena ci andremo presto ma soprattutto a piedi. E alle 9 siamo a letto.