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22 mar 2018

The Florida Project

o, per dirla all'italiana, "un sogno chiamato Florida", esce oggi in sala. Insomma, "esce" è una parola grossa, a Torino lo danno in un'unico cinema, per dire. 
Non che sia un problema, in quanto io The Florida Project lo vidi al Torino Film Festival, circa quattro mesi fa. 


12 dic 2017

#TFF35 - day 3 (domenica)

Nonostante quest'anno abbia scelto di vedere pochi film, non sono riuscita ad evitare di inserire nella mia scarna programmazione un film che inizia alle 9.30 di mattina. 
Si tratta di BEAST, opera prima dell'inglese Michael Pearce. 

Siamo sull'isola di Jersey (dove Pearce è nato), dove vive Moll, ragazza che, a causa di un "incidente" avvenuto qualche anno prima, non è più andata a scuola, ed è stata educata in casa dalla rigida madre. La sera del suo compleanno, durante la festa in giardino, Moll se ne va, Passa la notte in discoteca in compagnia di un ragazzo. Li vediamo poi all'alba, camminare nei prati, e dopo poco Moll cerca di sottrarsi alle avances un po' troppo insistenti del ragazzo. In quel momento appare dal nulla Pascal, che mette in fuga il giovane. 
E' il classico bad boy dal passato misterioso, e Moll, succube della madre e dell'ambiente chiuso e bigotto in cui è cresciuta, ne rimane subito affascinata. 
I due iniziano a frequentarsi, nonostante il disappunto dell'austera genitrice, e nonostante Pascal sia il maggior indiziato per dei casi di rapina/stupro/omicidio di quattro ragazze avvenuti sull'isola, cosa che,ovviamente, Moll si rifiuta di credere.
Thriller dai risvolti psicologici, decisamente interessante, e molto brava Jessie Buckley nel ruolo di Moll. Film che mantiene alta la tensione fino ad un certo punto, perché la parte meno convincente - e probabilmente anche un po' troppo "già vista" - è proprio il finale. Ma, insomma, per essere un esordio direi che non ci possiamo lamentare troppo. 



Siccome il prossimo film che vedrò è alle 14.30, ne approfitto per tornare a casa e concedermi un pranzo degno di questo nome. Due coccole a Gattabusiva e via, si torna al cinema per quella che, sulla carta, sembra una cazzatona, se mi passate il termine tecnico
Si tratta di REVENGE, altra opera prima della regista francese Coralie Fargeat. Il film, ce lo suggerisce già il titolo, si colloca nella lunga lista dei rape and revenge movie (sottocategoria exploitation). E, se si sospende l'incredulità per tutta la sua durata (108 minuti), alla fine ci si diverte pure. La protagonista è Jennifer (Matilda Lutz), che sta trascorrendo una vacanza con Richard, il suo ricco amante, in una megavilla sperduta nel deserto (Grand Canyon?). Quando arrivano i due amici dell'uomo, per la tradizionale battuta di caccia annuale, le cose prendono una brutta piega per la donna, che viene molestata da uno dei due amici di Richard, approfittando della sua assenza. Al suo ritorno, invece di sistemare le cose, Richard, preoccupato per quello che potrà dire la ragazza, decide di scaraventarla giù da un burrone. E tu pensi. Ok, Jennifer muore e finisce il film. E invece, sospensione dell'incredulità #1, Jennifer, non solo non muore sul colpo/dissanguata/paralizzata e/o per setticemia ma:
a) sopravvive
b) si rialza
c) si sutura le ferite che al confronto Rambo sembra una ricamatrice di Burano.
e poi si mette in cammino alla ricerca dei suoi carnefici.
Film volutamente eccessivo, che, al netto dei momenti WTF e di un consumo di sangue finto che basterebbe per almeno 3/4 film horror non mi è nemmeno dispiaciuto. 


E' poi la volta di un (brutto) film di Tom Espinoza, regista venezuelano naturalizzato argentino, intitolato Arpón, che, mi dicono, significa "fiocina". Detta fiocina, nel (brutto) film, si vede in un paio di episodi marginali. Il protagonista fa il preside in una scuola (superiore? media? che ci frega?) e tutte le mattine passa in rassegna gli zaini delle studentesse alla ricerca di droga. Che tu ti chiedi "ma che cazzo?" Che è un po' il pensiero di Cata, che viene rincorsa dal preside fino ai bagni perché si rifiuta di farsi ispezionare lo zaino (qua ci sta il "ma che cazzo?" n. 2), ma alla fine l'uomo ci riesce, trovando delle siringhe, che la ragazza usa per gonfiare le labbra alle amiche. E poi, sempre non capendo il why e il because di quello che sta succedendo, dopo una gita al mare in cui la ragazza ha un malore, non trovandosi i suoi genitori il preside decide di portarla a casa sua:

L'uomo ha una sorta di relazione con una puttana che sta per smettere di lavorare, ma per farlo deve presentare una sostituta, e la mattina non ci sono più né lei né Cata, quindi il preside parte alla ricerca del protettore e poi boh. 
Insomma, se per un film come Revenge la sospensione dell'incredulità ha comunque un senso, in un film come Arpón, che ha altre pretese, anche se non mi è chiaro quali possano essere, si susseguono, per un'ora e venti minuti, situazioni e avvenimenti che non stanno né in cielo né in terra, a partire dal rapporto tra il preside e la ragazza, che non ha alcuna ragione di esistere, per arrivare ad un finale talmente inutile che anche se mi torturassero, non riuscirei comunque a ricordare.

Per fortuna la giornata si conclude con il film di Armando Iannucci, The Death of Stalin.
Grazie a I Wonder Pictures il film arriverà in sala l'11 gennaio. Peccato che si intitolerà "Morto Stalin, se ne fa un altro". Voi provate a far finta di niente e guardatelo comunque. Armando Iannucci è lo stesso regista di quel capolavoro di satira che fu "In the loop", purtroppo mai arrivato in questo paese. Nel cast, oltre a Steve Buscemi nella parte di Nikita Khrushchev, ci sono, tra gli altri, Michael Palin, Paddy Considine e Jason Isaacs. Quello che succede nel film lo si capisce già dal titolo, ovvero cosa si ritrovarono a fare i membri del partito a seguito dell'improvvisa morte di Stalin, avvenuta per emorragia cerebrale il 2 marzo 1953.
Ho letto che il film non è piaciuto ai critici seri perché non sarebbe lecito né di buon gusto ironizzare sui crimini compiuti da Stalin e dal suo braccio destro Beria. Quindi, fatemi capire, Charlie Hebdo sì e Armando Iannucci no? Signori miei, che noia. 
Detto ciò, riporta il Guardian, in Russia stavano considerando l'idea di vietare il film in quanto si potrebbe pensare a "un complotto occidentale per destabilizzare la Russia causando fratture nella società", mentre il politico russo Nikolai Starikov, ha definito il film di Iannucci un "atto ostile della classe intellettuale britannica, facente parte di una guerra anti-russa di informazione volta a screditare la figura di Stalin". 
Мои лорды, что за скука.


5 dic 2017

#TFF35 - day 2 (sabato)

Avevo in programma la visione di un film russo (Tesnota / Closeness), di cui tra l'altro ho sentito parlare molto bene, ma poi ho deciso di partecipare ad un glassblowing workshop con un maestro basco che ha portato l'arte del vetro soffiato da Murano ad un laboratorio in un cortile del centro cittadino. 
Mi sono molto divertita e ho addirittura realizzato un paio di fermacarte. Ovviamente di vetro trasparente, che non è che ti metti a sprecare bacchette di vetro colorato dandole in mano a delle principianti un po' impedite. 
In ogni modo soffiare il vetro è affascinante, anche se non l'hai mai fatto prima e probabilmente non lo farai mai più. Mi sento molto DFW in "Una cosa divertente che non farò mai più", ma intanto l'ho fatto, e va bene così. 
Una volta finito il workshop sono tornata a casa a coccolare Gattabusiva e poi sono uscita per affrontare i due film della giornata.
Il primo è finlandese e si intitola Lauri Mäntyvvaaran tuuhet ripset, o, per dirla all'inglese, Thick lashes of Laurii Mantyvaara. Un'idea di partenza carina, con due amiche (Satu e Heidi) che si presentano ai matrimoni sabotandoli con rappresaglie da guerriglia urbana (bouquet esplosivi, rapimento dello sposo ecc.)  per condannare la deriva commerciale di un evento che dovrebbe riguardare soltanto i sentimenti, Tutto fila liscio fino al momento in cui Heidi si innamora del campioncino di hockey, e la loro amicizia inizia a risentirne. Satu si sente tradita, sopratutto perchè ad Heidi sembra piaccia tutto quello che fino ad allora avevano osteggiato. E poi ci sono un po' troppi momenti WTF per farne un film perfettamente riuscito, ma ciononostante  l'ho trovato comunque carino.
Ma temo solo grazie alla presenza dei GATTIIINIIII.


Uscita dalla sala ho mangiato una cosa al volo e mi sono messa in coda per entrare a vedere l'ultima (o forse no, considerato quanto è prolifico quell'uomo) fatica di James Franco come regista, attore, produttore e forse anche altro che al momento mi sfugge, ovvero THE DISASTER ARTIST.

Parte del divertimento è chiedersi: "Chi è questo tizio? Da dove viene? Perché ha girato con il green screen anziché andare su un vero tetto?" (David Wain)
The disaster artist si concentra sulla vita di Tommy Wiseau e sulla realizzazione del suo film The room, definito da Entertainment Weekly "il Quarto Potere dei film brutti".
James Franco interpreta Wiseau, mentre suo fratello Dave ha il ruolo di Greg Sestero, amico di Wiseau e autore del libro "the disaster artist", da cui è stato appunto tratto il film.
E il film parte proprio dall'incontro, a un corso di recitazione, tra Greg e Tommy. I due, che cercano (inutilmente) di sfondare, diventano amici e decidono di trasferirsi a L.A.,
Tommy è un uomo dall'età incerta e dalle origini misteriose, nonostante asserisca di essere di New Orleans (come io sono di Stoccarda, più o meno) e dalle illimitate quanto inspiegabili disponibilità economiche. E, proprio grazie (anche se sarebbe meglio dire "per colpa") a queste risorse decide che un film lo dirigerà lui. E lo interpreterà assieme a Greg. Parte così il casting per la realizzazione del film "the room", che io non ho visto. In compenso l'ha visto Giuseppe, e ve ne (s)parla qui.
Franco riprende fedelmente (e i titoli di coda, in cui scorrono appaiate scene di The Room e scene del film che si vedono in The Disaster Artist, ne sono la prova) quello che avvenne durante la lavorazione del film peggio diretto e peggio recitato di tutti i tempi. Ovviamente al momento della sua uscita fu un insuccesso clamoroso, incassando 1800 dollari a fronte di un budget (più volte sforato) che raggiunse l'astronomica cifra di 6 milioni di dollari.
James Franco è fantastico, con quel bizzarro accento di "new orleans", e quel modo di parlare senza preposizioni e articoli. Non vorrei sembrarvi monotona, ma questo è un film da vedere necessariamente in lingua originale, perché il doppiaggio lo penalizzerà. Poi non venite a dire che non ve l'avevo detto.

È come un film realizzato da un alieno che non ha mai visto un film, ma a cui è stato spiegato meticolosamente che cos'è un film. (Tom Bissell)

29 nov 2017

#TFF35 - day 1 (venerdì)

Incredibilmente quest'anno non vi ho (ancora) frantumato i maroni con le mie solite inutili cronache dal Torino Film Festival. Che, per la cronaca, è arrivato alla sua 35° edizione. 
E io pure.
Quest'anno, per i soliti problemi di budget, le sale in cui assistere alle proiezioni sono diminuite, sono tre in meno rispetto agli anni precedenti. Siccome non credo sia diminuito anche il pubblico, la conseguenza è che sono aumentate le code. Che io, pensa che strano, detesto.
Comunque.

Ho iniziato con Sion Sono, che ormai è una costante del TFF. 
Quest'anno il regista giapponese arriva a Torino con l'adattamento cinematografico della sua prima serie TV: Tokyo Vampire Hotel infatti nasce come mini serie di 9 puntate - dalla durata variabile di 30/50 minuti - per Amazon (Japan), ed è stato rimontato in versione ridotta (appena 142 minuti) appositamente per il grande schermo.
Ambientato nel 2021 in un bizzarro hotel, è una storia di vampiri e di rivalità tra i diretti discendenti di Dracula e la famiglia Corvin, che cercano di catturare, poco prima del suo ventiduesimo compleanno, la giovane Manami, nata durante un perfetto allineamento dei pianeti verificatosi nel 1999. Scene splatter e un uso del colore ipersaturo e super pop, oltre ad una colonna sonora che alterna musica classica, heavy metal e canzoncine rumene che ti entrano in testa, fanno in modo che il film riesca a divertire, lasciandoti la curiosità di scoprire cosa succede nella serie.
Spero che abbiate apprezzato il mio condensare 142 minuti di film in sei righe.


E' poi stata la volta del coreano Jang Hoon con il suo Taeksi Woonjunsa (A Taxi Driver), interpretato da Song Kang Ho. Il film racconta la storia vera del tassista Kim Sa Bok, che nel 1980 accetta - ignaro di cosa stia accadendo nel paese - di portare il reporter tedesco Jürgen Hinzpeter (Thomas Kretschmann) da Seul a Gwangju, dove i cittadini si stavano ribellando alla dittatura di Chun Doo-hwan, e l'esercito reprimeva con violenza le dimostrazioni, riportando, tramite gli organi di informazioni, notizie false sulla vicenza.
Film di stampo classico, che inizia con toni da commedia facendosi man mano sempre più drammatico, l'ho trovato interessante.



18 ott 2017

L'incredibile vita di Norman.

Dove, tanto per cambiare, parlerò poco del film, e molto dei cazzi miei (come praticamente sempre, quindi). 
Perché, come ho già scritto da un altra parte, il problema del film è l'anziano. E no, non sto parlando di Richard Gere.


Capisco che tradurre letteralmente Norman: the moderate rise and tragic fall of a New York fixer sarebbe stato chiedere troppo, ma insomma, qualcosa di un po' meno banale e filosupereroistico lo si poteva trovare, no?
No, appunto.
La regia è di Joseph Cedar, regista israeliano a me sconosciuto, come sconosciuti sono tutti i suoi lavori precedenti. Ma, a parte questo, il film, con protagonista un ottimo Richard Gere, è molto interessante e sagace al punto giusto.
Il motto di Norman Opphennaimer è "se le serve qualcosa, io gliela trovo!". E, in questo modo, Norman ha dedicato la sua vita ad intrecciare tutta una rete di conoscenze più o meno importanti (e più o meno reali): nella spasmodica attesa dell'affare della vita, trama e briga per concludere accordi che gli frutteranno qualcosa, anche se sembra che a spingerlo, nonostante il suo modo di fare insistente e spesso fastidioso, sia il desiderio di riuscire a fare del bene al prossimo. Le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto quando conoscerà un uomo politico israeliano, destinato a diventare Primo Ministro. 
Sarà davvero così? 
Naturalmente non ve lo dirò, ma vi basti sapere che sono uscita dalla sala molto soddisfatta.
O meglio, sarei uscita dalla sala molto soddisfatta se non avessi visto il film al cinema Romano.
Il cinema Romano, spiego per i non torinesi, è la sala cittadina dove si è creato, per motivi a me sconosciuti, l'habitat naturale della madaminchia torinese. Dicesi madaminchia - sempre per i non torinesi - una signora più imborghesita che borghese, verosimilmente agée quando non incartapecorita, spesso e volentieri con la puzza sotto il naso e il sorriso di circostanza, sovente avvolta in una nuvola di violetta di parma e naftalina, Ella è adusa frequentare il cinema Romano al primo spettacolo pomeridiano, o, talvolta al secondo. Comportandosi esattamente come stesse guardando la tv nel salotto di casa. Quelle che non hanno la fortuna di essere rimaste vedove, vengono al cinema con il consorte (che chiameremo con affetto madaminchione), Siccome - non ho dati ufficiali, ma credo che le statistiche non mi smentiranno - l'uomo diventa maturo più tardi rispetto alla donna, ma in compenso rincoglionisce prima, li vedi un po' spaesati seguire con aria succube la madaminchia, che, durante la proiezione, tempesteranno di domande, che vanno dal semplice "eh?" al più articolato "cosa ha detto?" oltre a commentare a voce alta quello che sta succedendo sullo schermo. Richard Gere mangia una fetta biscottata con le aringhe? Sentirai quello accanto a te esclamare "le aringheeeeeeee!". Richard Gere regala un paio di scarpe al futuro primo ministro israeliano? "Ma gliele ha regalate????".  Quando non commentano l'ovvio, si lanciano a predire il futuro, anticipando quello che accadrà da lì a poco sullo schermo. Ma, siccome il più delle volte non capiscono quello che sta succedendo nel film, senza riuscirci.
Taccio sui cellulari a cui non tolgono la suoneria, perché probabilmente nessuno gli ha spiegato come si fa. Immancabilmente detto cellulare suona. Prima che l'anziano realizzi che quel rumore proviene dalla sua tasca, passano i secondi. Poi, finalmente, capisce. E, invece che spegnere il cellulare cosa fa? Risponde. Alla fine, siccome ha perso il filo, si farà raccontare cos'è successo nel frattempo.


A parte gli scherzi, il film mi è piaciuto molto, se vi capita dategli una chance. Ne approfitto per precisare che nessun anziano è stato maltrattato durante la visione del film. Soprattutto perché, in previsione di diventare una madaminchia fatta e finita (ci vorranno un paio d'anni al massimo) il Romano allo spettacolo pomeridiano io lo frequento già da un pezzo. E il sorriso di circostanza lo uso da anni. Se però dovessi iniziare ad usare la violetta di parma, vi chiedo un favore: abbattetemi.

21 mar 2017

Condominio.
Homo condomini lupus.

E infatti ieri sera, pur non abitandoci ancora, ho partecipato alla mia prima assemblea di condominio. 
Che è iniziata alle 18.10 ed è terminata alle 20.20. E' stato molto bello. 
E niente, sono davvero contenta. Molto contenta. 
A giudicare dai presenti, credo di essere la più giovane lì dentro. E, considerato che ho la metà degli anni di Rockfeller, fatevi due conti. Praticamente il condominio è la versione sabauda della Baggina. 
Ho il dubbio che la signora che abita sotto di me sia una rompicoglioni da competizione. E' riuscita a lamentarsi perché in giardino c'è, da DUE giorni, un contenitore con dentro delle macerie. Che, nella fattispecie, provengono dalla fabbrica del duomo dal mio appartamento. E che sono in un angolo del giardino e non rompono il cazzo a nessuno.
Quasi a nessuno.
Lei è riuscita a dire che, quando apre la finestra, quel sacco le rovina il panorama. Se a qualcuno fosse venuto qualche dubbio, no, non ho preso casa nel parco della Mandria, né a Villa della Regina, ma in una via con pochissimo appeal e, soprattutto, ZERO panorama. Ma tant'è. Ovviamente stamattina le macerie sono scomparse.
Per dirvi la simpatia, quando è andata via non mi ha nemmeno guardato in faccia, figuriamoci salutarmi. 
Credo che una delle prime cose che farò - appena mi sarò trasferita - sarà alzarmi di notte e camminare coi tacchi a spillo per tutta casa, così, per dimostrarle il mio affetto.
A parte questo, ho scoperto (con immenso piacere, ça va sans dire) che quando piove le cantine diventano la succursale torinese di Yerebatan Sarayi, solo un po' più brutte, che sottoterra c'è una cisterna piena di scorie, e che il cortile ha delle pendenze fatte a cazzo (scusate se non mi viene un termine più tecnico) per cui, sempre quando piove,  ci si possono fare i fanghi.
E quindi non vogliamo riparare tutte cose? Ma minchia, certo, facciamolo subito!
Quanto costa? 
Bah, tra una roba e l'altra son 30mila euro malcontati. 
Nonostante tutto continuo ad essere pervasa da un ingiustificato ottimismo, e mi consolo pensando che, se fossi rimasta a poisonville, avrei dovuto comunque sostituire la caldaia. 

Yerebatan Sarayi, Istambul

2 gen 2017

Con quale desiderio Lei entra nell'anno nuovo?
Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.

l'anno vecchio è finito ormai 
ma qualcosa ancora qui non va...


E anche il 2016 se n'è andato. Finalmente, verrebbe da aggiungere. 
Come ogni anno non farò la lista dei "buoni" propositi. Non l'ho mai fatta, tanto quello che deve succedere succede, sempre. Che ci piaccia o meno.
Però dai, uno piccolino lo faccio: riprendere a scrivere sul blog con più costanza.
Ah ah ah.
Figuriamoci.
Anche se non c'entra niente con i propositi, devo ammettere che per me questo sarà un anno di grandi cambiamenti.
Diciamo che per natale mi sono fatta il regalo più costoso di sempre: ho comprato casa, e, se tutto va come deve andare, a primavera inoltrata abbandonerò Poisonville per trasferirmi a Torino. 
Tornerò a vivere in un condominio dopo 20 anni, abbandonerò la veranda in cui da 20 anni fumo la prima sigaretta del mattino bevendo il caffè, e una casa troppo grande per me, che praticamente uso solo per dormire. Probabilmente, se qualcosa dovrò rimpiangere, saranno la tranquillità ed il silenzio a cui sono abituata, ma tanto riesco a dormire anche in mezzo al casino, e poi invecchiando diventerò sorda e non mi renderò conto del caos cittadino. 
Ma vivere in città avrà i suoi vantaggi. Significherà guadagnare un'ora e mezza al giorno di tempo, quell'ora e mezza che impiego ogni giorno per andare e tornare dal lavoro, andare in ufficio a piedi in 10 minuti, non dover prendere la macchina per andare a fare la spesa, in farmacia, a comprare le sigarette, buttare l'immondizia e via dicendo.
Vorrà dire poter pianificare le cose in mezz'ora, decidere all'ultimo momento di uscire se ne hai voglia e sapere che al massimo in mezz'ora puoi arrivare in qualunque punto della città, decidere ad esempio di andare a vedere una mostra la domenica mattina e non rinunciarci perché non hai voglia di metterti in macchina, cercare parcheggio e bla bla bla, evitare di fermarti in ufficio fino alle 18.45 di venerdì per fare arrivare l'ora giusta per andare in palestra e cose così.
Quando ho deciso di fare questo passo, a novembre, sono stata colta dall'ansia, al punto che ho perso 3 kg (grazie, ansia, è stato carino da parte tua) e ho disdetto un appuntamento fissato da mesi, cosa che non è da me. La causa principale dell'ansia era (è) ovviamente legata al fattore economico, poi ho fatto due conti con calma, rotto un salvadanaio e mi sono un po' tranquillizzata. Ma solo un po', sia chiaro. L'idea di finire povera homeless a dormire sotto un ponte vestita di stracci ogni tanto si riaffaccia nel mio cervellino ansioso. Quindi, se rinasco, sposo un calciatore. L'altro fattore di stress - che ancora non mi abbandona - riguarda il trasloco di Gattabusiva. Che è sì la gatta più buona del mondo, ma è anche abituata ad andarsene in giro per i prati e tornare a casa quando ne ha voglia. E fra qualche mese andarsene in giro diventerà un ricordo, e dovrà abituarsi a vivere sempre e solo dentro casa. Al massimo sul balcone. Ho paura che dal balcone salti giù, e, scappando, arrivi in strada, venendo stirata dal primo 59 che passa. Perché il trasloco è fonte di stress mica solo per me, chiaramente. Spero che Gattabusiva si abitui alla sua nuova vita.


A parte questo sono relativamente tranquilla e consapevole che la scelta che ho fatto è quella giusta. Del resto quando mi chiedono dove vivo sono anni che - mentendo - rispondo: "a Torino". 
Tempo 3/4 mesi e anche questa non sarà più una bugia.
E, scrivendo il mio indirizzo sulla Moleskine del 2017, ho già scritto quello cittadino. Probabilmente i primi tempi farò un po' di confusione, e scriverò ancora la via attuale, quel povero bistrattato Silvio Pellico che in più parti è diventato "santo", come disse i primi tempi la mia vicina di casa "Adesso abitiamo in via San Pellico". E no, non stava scherzando.
E adesso vado a fare un salto nella mia casa nuova, a prendere un paio di misure.


23 dic 2016

ricapitolando

E' ora di tirare le somme, visto che il 2016 sta per finire... non credo che quest'anno avrò tempo/voglia di cimentarmi in classifiche di vario genere, anche se non si può mai dire e mi resta ancora una manciata di giorni per cambiare idea.
Per cosa ricorderemo questo 2016?
Se escludiamo l'ecatombe di personaggi più o meno famosi che ci hanno lasciato, che sembrava l'epidemia di spagnola del 1920, terremoti, attentati, la Brexit, la  vittoria di Trump e altre tragedie più o meno epocali, verrebbe da pensare che l'anno che sta per concludersi non lasci niente di bello da tramandare ai posteri. E, per quanto mi sforzi, a livello globale non mi viene davvero in mente una beata minchia che sia degna di essere ricordata nei secoli a venire. 
Ma, siccome questo è pur sempre il mio blog, cercherò di fare un riassunto di quello che è successo a me nel 2016, e che vale la pena di ricordare scrivo qua, così potrò rileggerlo quando verrò colta da demenza senile, anche se probabilmente non ci riuscirò, in quanto avrò smarrito le password.
In ogni modo.

G e n n a i o :
Ho visto la mostra fotografica di Vivian Maier allo Spazio Forma Meravigli a Milano.  Lo Spazio Forma mi piaceva molto di più nella sua sede storica di Piazza T.L.Caro, ma non si può aver tutto dalla vita.
Ho visto la mia rossa preferita di passaggio in città, ho aspettato inutilmente e per la terza volta gli omini dell'italgas per la sostituzione del contatore e poi, dopo averci pensato forse troppo, ho deciso che era ora di abbandonare Poisonville per trasferirmi in città e ho messo in vendita la casa in cui vivo da 20 anni.
Mi sono quindi buttata nel magico mondo degli annunci immobiliari, ovviamente in modo contemplativo, visto che la poraccitudine che mi contraddistingue mi impone di dover vendere l'unica casa che possiedo, prima di poterne comprare un'altra.

F e b b r a i o :
A inizio mese sono stata per l'ultima volta in ospedale per la visita di controllo relativa all'intervento subito il 26 novembre 2015. Mi hanno detto che va tutto bene e di non farmi più vedere. 
Nonostante a nessuno interessasse vedere casa mia, ho continuato imperterrita a visitare appartamenti in giro per la città. Uno, che veniva spacciato come "attico" (gli agenti immobiliari potrebbero tranquillamente scrivere le sceneggiature a Wes Anderson, o forse, a ben pensarci, potrebbero essere quelli che scrivono le famigerate sinossi del TorinoFilmFestival) aveva un balcone sgarrupatissimo e un'infelice puzza di stalla che aleggiava in tutta casa. Che, per un appartamento al 5° piano del centro cittadino è quanto meno bizzarro. Alla mia pacata osservazione "che cazzo è 'sta puzza?" l'agente mi rispondeva, ancor più pacatamente "i proprietari erano fumatori". 
Adesso, caro il mio agente immobiliare, pure io sono fumatrice, ma, ti assicuro, che un odore del genere a casa mia si sente soltanto quando concimano i prati del circondario. Quindi, a meno che i proprietari si fumassero letame essiccato - come usa fare in alcune zone dell'India e del Nepal - e lo stoccassero nel corridoio, posso assicurarvi che la puzza di fumo è diversa, e che tu mi stai prendendo per il culo. Depennato l'appartamento da un'ipotetica lista di case acquistabili, febbraio si è concluso in maniera assolutamente indolore.


M a r z o : 
Per ricordarmi che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, ad inizio mese qualcuno si impossessava della mia carta di credo per comprare su PayPal abbigliamento sportivo in un negozio di Baltimora (Maryland) e del cibo per animali in un negozio di Oakland (California).
Bestemmia fortissimo, telefona a PayPal, bestemmia ancora un po', telefona alla banca e blocca la carta di credito. Aspetta invano che ti arrivi, bestemmia inutilmente, dopodiché parti per New York SENZA la carta di credito. 
Sì, perché a marzo sono stata a New York per la terza volta. E sì, New York ha sempre il suo porco perchè. Anche trovare per due mattine consecutive Javier Bardem a fare colazione nello stesso nostro bar ha il suo porco perchè. Javier Bardem ne ha tantissimi, di porchi perchè. 
In ogni caso, essendo priva di carta di credito mi sentivo povera come la piccola fiammiferaia, e ho ridotto gli acquisti al minimo. 
Ovviamente al mio ritorno a casa la carta di credito nuova fiammante mi attendeva nella buca delle lettere e i signori di PayPal mi hanno riaccreditato tutto nel giro di pochissimo tempo. 


A p r i l e : 
... è il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, confondendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera.
a parte questa botta di ottimismo, ad aprile non è successo nulla (negli altri mesi, invece...!) a parte che i fottutissimi omini dell'italgas, dopo aver fissato l'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore, per l'ennesima volta non si sono presentati. Io so che il male non si augura a nessuno perchè non sta bene, e poi il karma e bla bla bla, ma spero che il cagotto a spruzzo li abbia colpiti nel momento più inopportuno, tutto lì.
Siccome casa mia continua a non interessare a nessuno ho smesso di andare in giro a vedere appartamenti. Metti mai che trovo la casa dei miei sogni e poi ci rimango male. 

M a g g i o :
A maggio sono andata in "gita" al santuario di Vicoforte per la salita alla cupola, che è, per dimensioni, la cupola ellittica più grande al mondo (dicono) e la quinta cupola al mondo per dimensini (dicono). In ogni modo è stato interessante (dicono).
Poi una domenica mattina ho deciso di andare a Milano per vedere la mostra di Herb Ritts al Palazzo della Ragione, prima che chiudesse. 
Herb Ritts, per quelle più giovani di voi che all'epoca non c'erano o erano troppo piccole per accorgersene, è stato un fotografo che mi ha regalato cose bellissime, tipo "Fred with tires" o il video del pezzo più strappamutande della storia della musica recente. 


G i u g n o :
Dopo tantissimi anni sono tornata a Roma, approfittando del ponte del 2 giugno. Così ho potuto vedere la mostra di Banksy, e, già che c'ero Tattoo Forever al Macro Testaccio. Ho camminato senza meta, e, se la memoria non mi inganna, credo di essermi anche ubriacata abbastanza.
E non c'è niente da fare, Roma, per un turista, ha sempre il suo fascino. Anche da sobri.
A cinque mesi dall'annuncio l'agente immobiliare ha portato una coppia a vedere la casa. 
Ho rivisto con grande piacere i Ford(s) al completo, e siccome il 24 giugno a Torino (e Genova, Firenze, ecc.ecc.) è festa, ne ho approfittato per scendere in Riviera ospite della mia rossa preferita (sì, sempre la stessa), passando il tempo a mangiare (bene) bere (parecchio), parlare (molto) e camminare sul bagnasciuga come le anziane. Che bello.

L u g l i o :
A inizio mese sono stata una settimana in Sicilia, dove faceva molto caldo e mi sono abbronzata tantissimo senza mai stare al sole. Che per una alta e bionda con gli occhi azzurri come me è davvero molto strano. 
A fine mese mi sono regalata un week end in Valtellina a trovare un'amica e, dopo anni sono finalmente riuscita a fare il giro sul Trenino Rosso del Bernina.
Per non smentirmi ho mangiato e bevuto molto. E bene.  


A g o s t o :
Ci tenevo molto a farvi sapere che, all'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore del gas non si è presentato nessuno. Come ho già detto in passato, se devo farmi prendere per il culo decido io quando e decido io come. Questa volta ho preso il telefono e fatto una tamurriata all'impiegata, dicendo che il cambio del contatore è un problema loro, che io non l'ho richiesto e che per quanto mi riguarda il contatore che c'è adesso funziona benissimo. 
A parte questo ho festeggiato come ogni anno il mio compleanno andando a cena in un ristorante cittadino molto interessante, ho passato ferragosto in montagna mentre il 16 sono andata a Milano a vedere la mostra di Escher a Palazzo Reale. Fra le altre cose, se siete a Milano e non l'avete ancora vista, potete farlo fino al 22 gennaio. Ovviamente il 16 agosto Milano era semideserta e Palazzo Reale ancora di più. Che è la condizione ideale per visitare una mostra. Bellissima tra l'altro.
La coppia che era venuta a giugno a vedere la casa è tornata per un secondo sopralluogo e mi ha fatto un'offerta. Che - se fossi ricca sfondata - avrei potuto rifiutare. E invece. 

S e t t e m b r e :
... andiamo, è tempo di migrare... 
e infatti con un po' di gente a inizio mese ci siamo ritrovati per un week end in umbria in occasione di un "raduno/festa/compleanno/chissenefrega" del Buio in sala, e poi, per non perdere l'abitudine, sono partita per due settimane in Andalusia, ma di entrambe le cose ho già parlato nel blog all'epoca, quindi non mi ripeterò.

O t t o b r e :
Ho visto un appartamento bellissimo, vicino all'ufficio (troppo vicino all'ufficio), finemente ristrutturato, materiali di pregio ecc. ecc. Il problema è che in quella che avrebbe dovuto essere la camera da letto, se ci mettevo il letto non ci stava l'armadio. E viceversa. In quella che era la "zona giorno" non c'era la possibilità di mettere un tavolo da pranzo. E quindi il pensiero di vivere lì per il resto della mia vita mi metteva ansia.
Come (quasi) ogni anno sono andata alla Fiera del Marrone a Cuneo. E non ho assaggiato un marrone manco per sbaglio. Mi sono molto avvilita.
E poi, incredibilmente, il 21 ottobre ho trovato la casa. Un appartamento che mi hanno proposto da un'agenzia, e che io sono andata a vedere con lo stesso entusiasmo di Hillary Clinton il 9 novembre. E invece, alle volte.
E poi è morto Caprotti, è ha lasciato settantacinquemilionidieuro due spicci alla segretaria. Che non sono io.

N o v e m b r e:
Sono stata colta dall'ansia.
Nella casa in cui vivo, che è ENORME, c'è una quantità di rumenta da buttar via che non so da che parte girarmi. Passo i sabati mattina all'eco-centro a smaltire ogni tipo di rifiuto. E, ad occhio e croce, anche i sabati dei mesi che verranno li impegnerò in questo divertentissimo modo.
Sono anche andata al Torino Film Festival, come sempre. Anche se, come ho già detto, o forse no, quest'anno mi è sembrato che il livello fosse inferiore rispetto al solito.

D i c e m b r e :
Il 16 dicembre ho venduto casa. Sono sempre preda dell'ansia, ma un po' meno rispetto al mese scorso. I signori che hanno comprato casa mia sembrano molto gentili. Il fatto che mi facciano stare lì fino a quando non avrò finito di ristrutturare la casa che - mentre sto scrivendo - non ho ancora comprato mi sembra davvero tanta roba.
E, anche se la parola "trasloco" mi fa venire le bolle, l'idea di trasferirmi sta iniziando a piacermi. E molto.
Ecco. Questo è stato il mio 2016. Se siete arrivati a leggere fin qua, beh, a questo punto mi sembra doveroso farvi tantissimi auguri, se al grido di "sti cazzi" avete abbandonato a febbraio... beh, sti cazzi davvero.

24 nov 2016

#34TFF - Cosa ho visto, cosa vedrò, paraponziponzipò

Quest'anno il Torino Film Festival, giusto alla sua 34° edizione, ha aperto i battenti una settimana prima rispetto agli anni precedenti, in cui iniziava l'ultimo week end di novembre. E io, che prevedevo di prendere la consueta settimana di ferie per dedicarmicisivi.ci.vi.si.bi... ho optato per una frequentazione part-time, scegliendo di vedere una ventina scarsa di film. Ho già scritto due/tre minchiate su FB, ma, per tediarvi in maniera più completa, ho deciso di scrivere due o tre cose (praticamente le stesse) anche sul blog.
I film che ho visto e quelli che devo ancora vedere, tra domani pomeriggio e sabato mattina, sono questi:

e,... ad essere sincera, non ho visto, finora, nulla che mi abbia entusiasmato tantissimo. Un paio di buoni film, una manciata abbastanza inutili, uno fastidiosissimo, ma non c'era "IL" film per cui spellarmi le mani a forza di applausi.
Vi riassumo in breve i primi quattro film visti tra venerdì e sabato, riportando, per farvi capire la difficoltà a cui noi, poveri spettatori siamo sottoposti annualmente, le scamuffissime sinossi che si trovano sul programma:

ELLE, di Paul Verhoeven
Nulla sfugge al controllo di Michèle: l’azienda che dirige, leader nel campo della produzione software di videogiochi, i rapporti con i dipendenti, la sua rete sociale, la routine familiare e le amicizie. Un meccanismo oliato da anni di impeccabile gestione di ogni situazione, da cui è bandita ogni manifestazione di debolezza o sbavatura. Fino a quando una sera, rientrata a casa, Michèle non subisce l’aggressione di uno sconosciuto. Un atto brutale, che si rivelerà carico di inattese conseguenze emotive.
Allora. Va da sè che ho scelto di vedere ELLE fondamentalmente per la presenza di Isabelle Huppert (e del gatto di Isabelle Huppert), ché a sentire Paul Verhoeven io penso esclusivamente a Robocop. Qua prova a fare qualcosa di più "provocatorio", dirigendo una commedia che strizza l'occhio al thriller e che vorrebbe scardinare - senza per me riuscirci fino in fondo - le convenzioni sociali prendendo di mira la borghesia e le sue ipocrisie e bla bla bla, ma, alla fine, a parte qualche scena in cui si ride in modo più o meno amaro (su tutte il momento in cui il figlio della protagonista, non propriamente un fulmine di guerra, sembra non accorgersi che la sua compagna ha partorito un figlio mulatto) il film si trascina per troppo tempo, e il risultato complessivo non mi ha esattamente entusiasmato. 

BETWEEN US, di di Rafael Palacio Illingworth
I trentenni Henry e Dianne devono fare i conti con la realtà della coppia: gli anni della giovinezza, fatta di avventure, nuovi incontri e di un futuro tutto da scoprire, sono finiti. Quello che li attende è l’incubo della normalità e dell’età adulta: una casa in periferia, uno o più bambini e un cane da portare a spasso. Ma è davvero quello che vogliono? Quando le tensioni li porteranno a separarsi, seppure per una notte sola, troveranno le risposte che tanto cercavano.
Questo è il film che ha inaugurato il festival. Che se il buongiorno si vede dal mattino... Classica commedia indie come se ne sono viste altre millemila, con due protagonisti abbastanza insulsi, che non sanno quello che vogliono ma ci tengono a farcelo sapere a tutti i costi. Come se a noi fregasse davvero qualcosa.

MARIE ET LES NAUFRAGÉS di Sébastien Betbeder
Antoine l’aveva avvertito: Marie è pericolosa. Ma ciò non impedisce a Siméon di abbandonare tutto per seguirla. Un “tutto” che non è molto, visto che la storia con Béatrice è finita e la rivista per cui lavorava ha chiuso. Siméon decide quindi di lasciare Parigi e andare in Bretagna, sull’isola di Groix. Tuttavia, se pensava di iniziare un’avventura a due, si sbagliava: anche Oscar, il suo coinquilino musicista e sonnambulo, e lo stesso Antoine, scrittore in crisi d’ispirazione, sbarcano sull’isola. L’involontario quartetto parigino si trova così immerso in un luogo totalmente diverso, con personaggi tutti da scoprire.
Bertbeder è una vecchia conoscenza del TFF: suoi erano infatti il delizioso Inupiluk visto 2 anni fa ed anche 2 automnes 3 hivers visto nel 2013. Nel cast di Marie et les Naufragés secondo Dantes doveva esserci un non meglio identificato attore francese che lui non sopporta, e dopo aver tentato inutilmente di farmi capire di chi parlasse a forza di "massì, quello lì con quella faccia lì, quello lì!", salvo scoprire che quell'attore lì non recitava nel film. In compenso c'è Eric Cantona, che è sempre troppo divertente. Il film inizia con Simeon che trova un portafoglio e, grazie al documento, risale alla proprietaria e glielo riconsegna. La ragazza, Marie, ha appena troncato la relazione con Antoine (Cantona) e Simeon ne resta affascinato. Inizia così a pedinarla, arrivando a seguirla sull'isola di Groix, dove a breve arriveranno anche Antoine ed Oscar, coinquilino sonnambulo.
Molto piacevole.

SUNTAN di Argyris Papadimitropoulos 
Kostis è un dottore di mezza età, scapolo e senza famiglia, che si trasferisce su un’isoletta dell’Egeo. Qui trascorre un inverno lungo e solitario, ma con l’arrivo dell’estate l’isola viene invasa da giovani turisti in cerca di divertimento. Rapito dall'edonismo che lo circonda, Kostis si innamora della bellissima Anna, lasciandosi trascinare in un vortice di feste, alcol e sesso. Ossessionato dall'oggetto del suo desiderio, dovrà a fare i conti con la maturità alle porte e la giovinezza, mai pienamente vissuta, che reclama ciò che non gli è stato concesso fino ad allora.
Kostis è un grandissimo e patetico pezzo di merda che, nel mio film, avrebbe dovuto morire tra atroci sofferenze. Purtroppo il film l'ha diretto Papadimitropoulos che, per rispettare lo standard a cui ci hanno abituato i film greci degli ultimi anni, fa anche lui un film disturbante. Peccato che il risultato sia lontano anni luce da quanto realizzato dai compatrioti Yorgos Lanthimos, Alexandros Avranas o Michalis Konstantatos e Suntan è sì un film disturbante, ma nel senso più dispregiativo del termine. Inutilmente ripetitivo e morboso. E lo dice una che non è propriamente un'orsolina.


11 feb 2016

Torino 2006, 10 anni dopo


Ebbene sì, sono passati già 10 anni da quando Torino ospitò la ventesima edizione delle olimpiadi invernali.
Era il 10 febbraio del 2006 e un sacco di gente scoprì l'esistenza di Torino solo in quel momento, come ha giustamente scritto Massimo Gramellini sulla Stampa 
(...) in via Roma i giornalisti americani giravano con i doposci ai piedi, perché erano talmente all’oscuro di cosa fosse e dove stesse Torino che se l’erano immaginata in alta montagna come il Sestriere.(...)
In effetti pure io ricordo che quando capitava di incontrare qualche turista, e a volte si trattava di turisti e addirittura stranieri, si rimaneva piacevolmente sorpresi. 
Perché i turisti, a Torino, non li avevamo mai avuti. Perché Torino era per tutti, ma soprattutto per quelli che non ci avevano mai messo piede, una città "grigia" e "triste". 
Per carità, i gusti non si discutono, ma secondo me Torino era bella anche prima che se ne accorgessero tutti, perché non è che i suoi monumenti, i suoi musei, le sue piazze, i suoi palazzi li abbiano costruiti per le Olimpiadi, eh? C'erano già. 
Ma l'imprinting sabaudo ha fatto in modo che di tutte le sue bellezze Torino non si sia mai vantata, rimanendo invisibile al mondo. Che si è accorto della sua esistenza - appunto - solo 10 anni fa. E 10 anni dopo, i turisti stranieri sono diventati una presenza normale, e non li guardiamo più con l'aria stupita.


24 nov 2015

Dispacci dal 33° Torino Film Festival

Dica 33...
La 33ª edizione del Torino Film Festival quest'anno mi vede partecipe in maniera ridotta. So che il TFF se ne farà una ragione. Io, in un modo o nell'altro, me la sono già fatta.  
Non ho potuto prendere la solita settimana di ferie, e potrò godermi il festival solo fino a mercoledì, perché giovedì entrerò in ospedale, e quindi vedrò solo una decina di film, la maggior parte dei quali  (7) li ho "spalmati" fra sabato e domenica.
E adesso ve ne parlo, più o meno brevemente.

SHINJUKU SUWAN (Shinjuku Swan)
di Sion Sono
Il regista giapponese quest'anno è stato particolarmente prolifico, girando ben 5 film. 
Uno di questi (The Whispering Star) è stato presentato alla festa del cinema di Roma, mentre tre sono in programma durante il TFF, ovvero "Tag" (Real Oni Gokko), "Love & Peace" e "Shinjuku Swan". Siccome questo festival per me va in onda in forma ridotta per venire incontro alle mie capacità mentali (cit.), ne vedrò soltanto due, iniziando appunto da quest'ultimo, tratto dall'omonima serie manga già adattata a serie tv qualche anno fa.
Tatsuhiko Shiratori si aggira senza soldi e senza lavoro per Kabukichō (la zona a luci rosse del quartiere di Shinjuku) e viene preso di mira da una banda di teppisti. Parte la rissa e il ragazzo, solo contro mezza dozzina di avversari sta per avere la peggio, quando interviene l'affascinante Mr.Mako. Che, oltre a difenderlo decide di offrirgli un lavoro, e gli propone di diventare "procacciatore" per la sua agenzia.
Quello che dovrà procacciare sono belle ragazze da assegnare a bar, sale massaggio e locali del quartiere, ricavando una percentuale dai loro guadagni. Ma, a contendersi il territorio "di caccia" ci sono due agenzie rivali, ognuna delle quali mira al controllo totale del territorio, e, fra lotte a 360°, dalle risse di strada tra la "bassa manovalanza" ai vertici dell'organizzazione, Tatsuhiko si ritroverà a fare i conti anche con i fantasmi del suo passato. 
Non mi è dispiaciuto, anche se mi è sembrato - oltre che inutilmente tirato per le lunghe (139') - un po' sotto tono rispetto agli standard "sionsioneschi".

SUFFRAGETTE 
di Sarah Gavron
La cosa che più fa indignare, in Suffragette, film diretto da Sarah Gavron, sono i titoli di coda durante i quali scorrono le date  in cui i vari stati del mondo hanno concesso il voto alle donne. L'italia, come si sa, non figura benissimo in questa classifica, preceduta dalla Turchia (!) ma comunque un bel po' di anni prima della neutrale e civilissima (?) Svizzera, che ha concesso il voto alle donne nel 1971...
E probabilmente, senza l'impegno di Emmeline Pankhurst le cose sarebbero andate ancora peggio.
Anyway, siamo ovviamente a Londra, agli inizi del 1900, e Maud Watts lavora da quando era bambina in una lavanderia, alle dipendenze del viscido Mr.Taylor.
Un giorno, durante una consegna, si ritrova casualmente nel mezzo di una rivolta di alcune suffragette, che, al grido di "voto alle donne" spaccano a sassate le vetrine di alcuni negozi. Riconosce fra queste la sua collega Violet, che qualche giorno dopo dovrà presentarsi in parlamento per spiegare i motivi per cui alle donne deve essere riconosciuto il diritto al voto. Decide di andare ad ascoltarla, ma il giorno della testimonianza Violet si presenta coperta di lividi e così sarà la stessa Maud a rispondere alle domande del membro del parlamento Lloyd George.
Conoscerà altre attiviste, tra cui Edith Ellyn e, lentamente, dopo un incontro con la Pankhurst, leader del movimento, e costretta a vivere in una specie di latitanza, prenderà coscienza del fatto che il motivo per cui queste donne stanno combattendo non solo è giusto, ma doveroso e necessario. Ad un primo arresto ne seguiranno altri, e si ritroverà a dover fare i conti con un universo maschile in cui tutti - a cominciare da suo marito - la ostacoleranno, ma ormai Maud ha deciso da che parte stare, nonostante l'alto prezzo che dovrà pagare.
Opera di finzione - anche se alcuni personaggi del film sono reali (oltre alla Pankhurst, Lloyd George e Emily Davison) - Suffragette è un film che racconta un pezzo di storia importante, ma lo fa in maniera forse fin troppo pulita (che a scrivere "politicamente corretta" non ce la posso fare). Ottima la ricostruzione, i costumi, e tutto quanto, ma siamo ad un passo dall'agiografia.
In uscita a febbraio e marzo, da vedere - che ve lo dico a fare - in lingua originale, per apprezzare l'inglese sporco della classe operaia, e dove Meryl Streep, con il suo accento perfetto, sembra stonare anche un po'.

TANGERINE
di Sean S. Baker


E' la vigilia di natale e Sin-Dee Rella è appena uscita di prigione. 
Al tavolo del Donut Time parla di Chester con la sua amica Alexandra, finché quest'ultima si lascia sfuggire, pensando che Sin-Dee ne fosse al corrente, che il suo fidanzato, mentre lei era in prigione, l'ha tradita con una donna vera.
Ma Sin-Dee ovviamente non lo sapeva, e, con le poche informazioni  in suo possesso, ovvero che la donna è una delle troie di Chester, e che il suo nome inizia con la D, si mette a cercarla su e giù per tutta West Hollywood.
E, mentre seguiamo Sin-Dee alla ricerca della ragazza, seguiamo anche Alexandra che distribuisce volantini per pubblicizzare lo spettacolo che terrà in un locale la sera stessa, e facciamo conoscenza con Ramzik, tassista armeno con la passione per i trans. fino al gran finale, in cui tutti si ritroveranno nuovamente al Donut Time e scoppia il finimondo. 
Girato con un iPhone, Tangerine è un film frenetico e frizzante, in cui si pensa, ci si commuove e si ride.

4 giu 2015

Le regole del caos

La poison è una signora un po' disadattata, socievole ma asociale. E, nel corso degli anni, si è imposta alcune regole comportamentali, tipo non scaccolarsi in pubblico e/o in macchina, silenziare il cellulare quando entra al cinema/all'ospedale/in chiesa, non leccare il piatto quando è al ristorante, non accettare caramelle dagli sconosciuti (mi fosse mai successo una volta nella vita, poi), non guardare film in costume. 
Ma.
La poison, per qualche strano motivo, oltre ad essere disadattata, è sensibile. 
Non in senso generale, non è di quelle che quando incontra un cucciolo di qualunque razza, bambini compresi, inizia a parlare come una deficiente facendo le vocine da cartone animato, o si commuove guardando un tramonto. 
La poison è sensibile, per farvi dei pratici esempi, a una serie di addominali schierati a tartaruga, possibilmente su maschi glabri più o meno tatuati, ad un paio di Louboutin, al fascino della parola "gratis": 

gratis


[grà-tis] agg. m. e f. invar.
senza pagare o senza ricevere compenso; gratuitamente: assistere gratis a uno spettacolo; lavorare gratis |gratis et amore Dei, espressione latina che vale ‘gratuitamente e per amore di Dio’, usata per lo più con tono ironico
♦ agg. m. e f. invar.
(sempre dopo il nome) gratuito: ho due biglietti gratis per il teatro
Etimologia: ← lat. grātis, forma contratta di gratĭis, abl. pl. di gratĭa ‘grazia’; propr. ‘per compiacenza’, quindi ‘senza esigere compenso’.

E così ieri sera, dopo aver sperimentato il caos la mattina stessa, prendendo la metropolitana nello stesso istante in cui veniva - per imprecisate cause tecniche - sospeso il servizio, la poison ha contravvenuto ad una delle sue regole, andando a vedere un film in costume, nello specifico, "Le regole del caos", appunto (titolo originale "A Little Chaos").



PRO:
♦ è gratis.
♦ il titolo è bello.
♦ è gratis.
♦ c'è Matthias Schoenaerts.
♦ è gratis.
♦ c'è Matthias Schoenaerts.

CONTRO:
♦ è nella multisaladimerda.
♦ l'ultima volta che ho visto un film - gratis - nella multisaladimerda ho avuto un incidente e ho distrutto la clio.
♦ è un film in costume.
♦ c'è Matthias Schoenaerts, d'accordo. Peccato che indossi una parrucca da Gianluca Grignani, che lo rende, di fatto, unfuckable. (questa era la parte "la volpe e l'uva", che io alla fine me lo sarei trombato comunque, nonostante la parrucca e la camicia di sangallo. Per dire.)


Comunque.
La regia è di Alan Rickman, che nel film si ritaglia anche un ruolo per sé, nella parte di Luigi XIV.
Siamo a Parigi nel 1682, quando il Re Sole decide di trasferirsi a Versailles, nonostante i lavori non fossero ancora ultimati. E, essendo amante delle arti e delle cose belle, affidò all'amico cortigiano André Le Nôtre la progettazione dei giardini della famosa reggia.
Le Nôtre (che è realmente esistito e, fra le altre cose, ha progettato i giardini del Castello di Racconigi nonché i Giardini Reali di Torino)  decide di subappaltare una parte della progettazione e realizzazione ad un altro giardiniere, e la sua scelta ricade su madame Sabine De Barra (Kate Winslet), donna indipendente e tenace.
Ecc.ecc.
Questa in breve la storia.
C'è anche Stanley Tucci nella frocissima parte di Filippo duca d'Orleans.
Peccato che fra l'inquadratura di una rosa di damasco, delle pere (non solo quelle della Winslet), sguardi languidi e morbide carezze, che mancava solo Jean Claude di sensualità a corte ed eravamo a posto, il film sia talmente stucchevole che anche Liala e Barbara Cartland l'avrebbero trovato nauseante.



29 mag 2015

La spacciatrice di informazioni

Siccome mi piace diffondere informazioni anche su argomenti di cui non capisco notoriamente una mazza, vi segnalo che a Torino ha inaugurato ieri - e noi, che siam peggio del prezzemolo ovviamente c'eravamo - e durerà fino al 21 giugno, la mostra SPACE ART, dove si possono ammirare - e volendo anche acquistare - una cinquantina di opere del maestro Leiji Matsumoto
Che, per chi non lo sapesse è, fra le altre cose, il papà di Capitan Harlock.
Che, essendo notoriamente un emarginato con tanto di cicatrice, alla poison adolescente piaceva tantissimo.


Ci sono bozzetti, studi, litografie, una Jolly Roger tridimensionale e poi c'è pure lui, Torajima no Miime che mi sarebbe tanto piaciuto portarmi a casa. 
Ma costava troppo. 



































Dove: Temporary Art Cafè - via S.Agostino 25 (Quadrilatero Romano) Torino
Ingresso libero.