Visualizzazione post con etichetta consigli per gli acquisti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consigli per gli acquisti. Mostra tutti i post

31 lug 2014

Barolo sì e Barbaresco no?

Le altre parti del racconto: 1 e 2.
Martedì mattina ci svegliamo. Giornata splendida, avevate dei dubbi? Ma noi dobbiamo tornare a casa. Che, se mi fossi informata meglio, avrei potuto azzardare un giorno in più e spostarmi a Monforte d'Alba per assistere al concerto dei Calexico, ad esempio. E invece.
Abbandoniamo il Red Wine e decidiamo di fare tappa a Barbaresco, dove, colpevolmente, né io né la bionda siamo mai state.
Il paese se possibile è ancora più piccolo di Barolo, molto molto carino, dominato dalla torre medievale, vero e proprio simbolo del paese, pare risalente al XI secolo. 
L'Enoteca del Barbaresco invece ha sede nella (ex?) chiesa di San Donato, e una visita - se siete arrivati fin qui - è praticamente d'obbligo.

Noi le abbiamo riservato una visita veloce, in quanto eravamo appena uscite dalla cantina de "Le Rocche dei Barbari", dove, entrate semplicemente per curiosare, siamo state accolte dalla titolare, un'arzilla signora di 87 anni, (se mi dite dove bisogna firmare per arrivarci così io lo faccio subito) che ci ha subito detto "Dovete assolutamente assaggiare questo barbaresco del 2003!", e ci ha messo a disposizione i grissini con un tagliere di formaggi. Noi abbiamo provato a dirle che non erano nemmeno le 11.00 di mattina e che non ci sembrava il caso di iniziare a bere a quell'ora, ma non c'è stato verso di convincerla, e quindi cosa vuoi fare, offendere la vecchina? Non sia mai!
Peccato che, mentre eravamo lì con il nostro calice in mano sia sopraggiunto il figlio, che ci ha quasi ammonito con un: "Eh no, dovevate cominciare con il 1998! Adesso finite quello e poi cominciate dall'inizio, così potete cogliere meglio tutte le differenze..."
E di nuovo, contraddirlo ci sembrava brutto.
Soprattutto perché ha iniziato a raccontarci - oltre alla descrizione dei vini - la storia e tutto il resto, e si capiva benissimo che è una persona che ama il suo lavoro e lo fa con passione, ed ascoltarlo è stato un vero piacere.
Se non avessi la memoria di un pesce rosso vi racconterei qualcosa, ma, per evitare di dire minchiate (anzi, più minchiate del solito), evito.
Poi, dopo averci fatto degustare tutto il degustabile, ci ha lasciato di nuovo nelle mani della fantastica signora, che ha iniziato a parlarci un po' della sua vita, dei nipoti, e di lei che tutte le sere beve un bicchiere di vino con lo zucchero, ché gliel'ha consigliato il dottore. E alla fine siamo uscite dalla cantina contente (nonché vagamente alticce) e con un paio di bottiglie a testa in mano...
Siamo quindi partite alla volta di Bra, dove per pranzo ci siamo fermate all'Osteria del Boccondivino, quindi ci siamo concesse un veloce giro di shopping e poi ci siamo messe alla ricerca di una macelleria per tornare a casa con la mitica salsiccia di Bra. E' stato più complicato del previsto perché almeno 4 macellerie erano chiuse per ferie, ma alla fine siamo riuscite a tornare a casa con il nostro bel mezzo metro di salsiccia a testa. Immagino sia superfluo spiegarvi con cosa ho cenato per due sere, vero?
La cosa più difficile è stata tenere lontano Settechilidigatto. Ovviamente senza riuscirci.
Ci credo che poi quando gli apro le scatolette le annusa schifato e se ne va.


3 lug 2014

La Poison e lo shopping in Vietnam

Questo è un post frivolo, in cui si parlerà di shopping.
Poi non dite che non vi ho avvisati, ok?



Lo so che molti di voi penseranno che la Poison sia una tranquilla e morigerata signora di mezza età, senza vizi e... ok, dai, la smetto di dire cazzate, tanto non sono credibile.
E la smetto anche di parlare di me in terza persona, altrimenti sembro malata.
Anche se, a dire il vero, sono malata. Insomma, un po' malata. 
Non credo di potermi definire affetta da CBD, ma, nel mio piccolo, mi difendo discretamente.
Infatti ero molto dispiaciuta nello scoprire che, pochi giorni dopo la mia partenza, a Torino aprisse - in mia assenza - uno dei miei negozi di abbigliamento preferiti, ma, ovviamente, me ne sono fatta una ragione e sono partita lo stesso.
Fare shopping mi piace, ovvio che non arrivo a indebitarmi come Rebecca Bloomwood, ma, non dovendo mantenere nessuno oltre a me stessa, diciamo che cerco di non farmi mancare niente. 
Che il detto "mi manca tutto ma non ho bisogno di niente" nel mio caso si può ribaltare con "non mi manca niente ma ho bisogno di tutto". E può essere che in questo "bisogno" di comprare cose si nascondano disagio interiore o tutte le carenze affettive dell'universo mondo, ma, spendere per spendere, piuttosto che dare i soldi a un terapeuta o ad uno spacciatore, io faccio girare l'economia. 
Ovviamente anche quando sono in giro per il mondo lo shopping diventa parte fondamentale del viaggio. Fortunatamente anche sua bionditudine è un'appassionata, quindi fra un museo e un tempio, la visita al negozietto con la vetrina accattivante diventa quasi una tappa obbligata. A volte diventa una tappa obbligata per sfuggire al caldo esterno e godersi un po' di aria condizionata a sbafo, diciamolo.
In ogni modo, siccome non sono così fanatica come potrebbe sembrare, se sono in giro con qualcuno a cui la parola shopping provoca l'eritema, posso limitarmi senza problemi. 
Avete presente i tossici che dicono "posso smettere quando voglio?" Ecco, uguale. 


Fare shopping in Vietnam (parlo di abbigliamento ovviamente) se non avete le dimensioni di una dodicenne magra, potrebbe essere un problema, nel senso che le loro taglie sono piiiiiiccole. Molto piccole. Non illudetevi, anche l'XL made in Vietnam è PIU' piccola. Certo, se siete una taglia 40 e non avete le tette potete andare tranquille, che qualcosa troverete senz'altro. 
Se, come nel mio caso, la taglia 40 l'avete portata per un paio di settimane in quinta elementare, e avete la (s)fortuna di avere delle tette che nella coppa di champagne nemmeno ci entrano, ecco, fare shopping potrebbe intristirvi, e/o irritarvi e/o farvi pensare di esservi trasformate in un tricheco con la cellulite.
O, come nel mio caso, in uno scaldabagno con le tette.  
Ma.
Potete ovviamente concentrarvi sull'oggettistica, sui manifesti della propaganda, sulle teiere in ceramica e sulle ciotole di bambù, oppure potete ostinarvi come abbiamo fatto io e la bionda, e anche voi riuscirete a strisciare la vostra carta di credito con non poca soddisfazione.
Ammesso che il negozio in questione sia dotato di POS.
Mai dare niente per scontato. 
Una sera, ad Hanoi, io e la bionda dopo aver cenato al Quan An Ngon (18 Phan Boi Chau Street, Hoan Kiem district, anche se in città ce ne sono credo altri due), che ci è piaciuto parecchio, siamo tornate a piedi al nostro albergo, facendo una strada diversa rispetto a quella fatta all'andata.
Una vetrina con due abiti splendidi attira la nostra attenzione. Nonostante siano le 20.00 passate il negozio è ancora aperto. Entriamo. Tre signore sorridenti ci accolgono. Noi chiediamo gentilmente se possiamo dare un'occhiata, e loro continuano a sorridere. 
Guardiamo, proviamo alcune cose, le tre signore sorridono, la bionda decide di prendere una tunica e io un abito. Prezzi elevati per gli standard vietnamiti, ovviamente ridicoli, per il tipo di abito, per quelli italiani. 
Loro sorridono. Dopo poco capiamo il motivo di tanto sorridere: tutte e tre assieme non riescono ad articolare mezza frase in inglese. Avevo avuto dei dubbi quando ho visto il terrore nello sguardo di una delle tre quando le ho chiesto istruzioni per il lavaggio. Ma ci vuole ben altro per scoraggiarci. Estraiamo fiere ed egagre le nostre carte di credito e le tre ciamporgne iniziano ad emettere gridolini e a fare no con la testa. 
Queste tre mentecatte vendono abiti che costano un mezzo stipendio vietnamita e non hanno la carta di credito? Siamo indignate. Stiamo per andarcene sconsolate quando vediamo dall'altra parte della strada un bancomat.
Spieghiamo Tentiamo di spiegare che andiamo a prelevare e torniamo a prendere i vestiti che abbiamo scelto.
Rischiamo la vita attraversando la strada, entriamo nell'ATM, preleviamo, rischiamo una seconda volta la vita per riattraversare la strada, e, con i nostri soldi, rientriamo nel negozio. Le tre grazie ci guardano incredule. Il tempo di un prelievo e loro avevano rimesso i vestiti sugli stendini. In buona sostanza non avevano capito una beata minchia. Alla fine, non chiedeteci come, siamo anche riuscite a farci fare lo sconto.
Mi piacerebbe dirvi il nome di questo negozio, ma a) non aveva un'insegna, b) non ci hanno fatto nessuno scontrino, c) il sacchetto era anonimo. 
Posso dirvi che non è molto distante dal ristorante, è vicino ad un incrocio e dall'altro lato della strada c'è un bancomat. 
In ogni caso, altri negozi che vendono abbigliamento per taglie occidentali e che non sono troppo etnici che quando siete là vi sembra la roba più figa del mondo e qua in italia vi sentite un po' ridicole se non state andando al raduno dei fricchettoni o alla sagra dello spiedino arrotolato sono:
- Things of Substance, il cui motto è “Western Sizes, Vietnamese Prices”, vende abbigliamento in fibre naturali: cotone, lino, seta, bambu, a prezzi contenuti. 5 Nha Tho, Hanoi (vicino alla Cattedrale, orario dalle 9am alle 8pm);
- Metiseko: (abbigliamento e biancheria per la casa) 71 Hang gai, Hanoi; 03 Chau Thuong Van Street, Hoi An; 86 Nguyen Thai Hoc street, Hoi An
- Hot Chili: 67 Nguyen Thai Hoc Street, Hoi An (vicino al mercato)
- Papillon Noir: (abiti in seta dipinti a mano) 30 Tran Hung Dao street, Hoi An
- Yaly Couture sempre ad Hoi An, è una delle innumerevoli sartorie sparse per il paese, dove mi sono fatta confezionare il mio "sobrio" cappotto su misura, preparato in un giorno e consegnato comodamente in hotel: 358 Nguyen Duy Hieu Street, Hoi An.
KitKat verde e rosa... non ho indagato.