Non ho passato la notte con gli occhi a palla a fissare il soffitto, ma lo straziante richiamo del muezzin alla prima preghiera del mattino (erano da poco passate le 5, devo aggiungere altro?) mi ha svegliato.
Definitivamente.
E ho il vago sospetto che diventerà la mia sveglia per i prossimi giorni.
Quando la bionda ha aperto gli occhi ci siamo preparate per la colazione.
Mentre lei era sotto la doccia sono uscita (dalla finestra) per andare a fumare sulla scala antincendio.
Mi sentivo una via di mezzo fra la protagonista di un telefilm americano e una deficiente. Più la seconda, forse.
La colazione la servono nell'hotel di fronte al nostro. Non chiedetemi perché.
Prima delle 9.00 eravamo all'ingresso di Aya Sofya. Che nacque come chiesa cattolica e venne trasformata in moschea alla caduta di Costantinopoli, fino al 1935, quando Atatürk la convertì in museo. L'ingresso costa 25 Lire Turche. Che equivalgono a 10€. E ne vale la pena.
Uscite da Agya Sofya basta attraversare la strada e siete davanti all'ingresso della Cisterna (Yerebatan Sarniçı), opera bizantina costruita nel 532 d.c., voluta da Giustiniano, serviva da riserva idrica per la città. Alte colonne e soffitti a volta, illuminata il minimo indispensabile, è davvero un luogo affascinante. L'ingresso costa 10 Lıre.
Uscite da li abbiamo tentato di entrare alla Moschea Blu, ma il solito straziante richiamo del muezzin annunciava nuovamente l'inizio della preghiera.
Abbiamo fatto due passi nei dintorni ((atmeydani - ippodromo) poi abbiamo provato a tornare alla moschea.
Col mio aspetto nordico ero riuscita - senza accorgermi che fosse l'ingresso sbagliato - ad entrare, ma quando il guardiano ha visto sua bionditudine si è accorto che c'era qualcosa che non andava, e mi ha fatto tornare indietro, indicandoci l'ingresso per i turisti, sull'altro lato dell'edificio. Girato l'angolo abbiamo potuto ammirare una coda di proporzioni bibliche e... siamo andate a pranzo.
Dopo mangiato la coda si era ridotta notevolmente.
Copriti il capo, leva le scarpe, il mio vestito che arriva sotto il ginocchio non è sufficientemente lungo e mi hanno dato un pareo per coprirmi le caviglie.
E avevamo poco tempo perché da lì a un quarto d'ora sarebbe iniziata... esatto, l'ennesima preghiera. L'interno è maestosoo, maioliche blu a rivestire le pareti, immense colonne nonché un vago sentore di puzza di piedi conferiscono al luogo un fascino indiscutibile.
Uscite da li avevamo esaurito il programma culturale della giornata, e ci siamo date al cazzeggio libero e selvaggio, entrando e uscendo da negozi, principalmente di... tappeti? No, di scarpe.
Ma sono riuscita a lasciarle tutte al loro posto.
Tornando sui nostri passi abbiamo trovato anche quello che stavamo cercando da quando siamo partite: ovvero un autentico pub irlandese che sabato sera ci vedrà ordinare una Guinness durante la visione di Juventus-Inter.
Lo so. La cultura prima di tutto.
E, siccome oltre che intellettuali siamo anche nottambule... siamo già a letto.