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22 nov 2023

Cipro - Day 4: Salamis & Famagosta

Larnaca - Acquedotto di Kamares, anche detto di Bekir Pasha,

15 settembre
Oggi è il giorno in cui Google Maps ci ha fatto costeggiare l'acquedotto, come potete vedere dalla foto, ma, a parte questo, oggi è il giorno in cui andiamo nella parte turca dell'isola. 

15 nov 2023

Cipro - Day 2: Lefkara e Nicosia

 

Lefkara

13 Settembre.
Ci svegliamo fresche e riposate come dei bocciuoli, facciamo colazione con Nescafé (portato dall'Italia) e biscotti e partiamo per il nostro primo giro.
Abbiamo preparato un itinerario di massima con le cose principali da vedere, e oggi, se avessimo seguito pedissequamente il programma, avremmo dovuto raggiungere Paphos, ma abbiamo pensato che, essendo il primo giorno (ok, in realtà il secondo, ma fa lo stesso), potevamo iniziare con una tappa più soft a livello di chilometri, e così abbiamo deciso di raggiungere Nicosia, la capitale, facendo una deviazione di percorso per visitare il villaggio di Lefkara.

13 nov 2023

Cipro? Ci pro(vo) - Day 1

Proviamo a scrivere il resoconto del viaggio a Cipro, dai.

Chiesa di San Lazzaro - Larnaca

Chi mi segue su Instagram, e segue anche la mia socia, avrà sicuramente notato che a Settembre, dal 12 al 19 siamo state a Cipro per una settimana. Ovviamente c'era anche Sua Bionditudine, ma lei è meno social di noi. 

Parto col dire che una settimana per visitare l'isola è un po' pochina. 10 giorni sarebbero perfetti, ma, ahimè, i voli sono settimanali. Avremmo potuto benissimo fare due settimane, ma, un matrimonio a cui dovevo assolutamente partecipare complicava la faccenda e abbiamo dovuto accontentarci di una settimana, breve ma abbastanza intensa. Faremo base a Larnaca, dove abbiamo affittato, sempre tramite Booking, un piccolo appartamento con balcone e parcheggio, e da lì ogni giorno ci sposteremo per le varie escursioni sull'isola. 

Dezo Luxury Town Apartment, Larnaca

5 nov 2012

Chiedimi se sono felice

Anzi no, lascia perdere.
Comunque no, non lo sono.
Nemmeno ricordo più quando e se lo sono mai stata, felice, veramente, io.
Serena, a volte. Questo sì.
Apatica, ultimamente. Spesso.
Ieri sono arrivata a casa.
Era presto.
Non mi sono ancora abituata del tutto a tornare a casa e non trovarci nessuno.
E mi sono sentita sola.
Non che mi serva rientrare in una casa vuota per rendermene conto.
Perchè alla fine la consapevolezza di essere sola non mi abbandona mai.
Ma ieri mi è pesato più del solito.
Ho posato la valigia, e, con ancora addosso il giubbotto e gli stivali mi sono seduta sul divano. A guardare la televisione. Spenta. 
E ho scoperto che le mie lacrime hanno lo stesso gusto salato di sempre.

4 nov 2012

Istanbul - la partenza. e/o il ritorno.

Si pensava, io e la bionda, che, avendo il volo alle 11.45, fare colazione e muoversi verso le 9.00 fosse cosa buona e giusta.
E alle 9.00 eravamo già sul T1.
Dopo tre quarti d'ora siamo arrivate all'aeroporto, e, dopo il primo controllo, ci siamo avviate al banco del check-in.
Il passaporto di sua bionditudine, alle macchinette del check-in automatico risultava scaduto, quindi non avevamo alternative, ci toccava la coda.
Ma non era una coda qualunque. Trattavasi sicuramente della maestosa coda imperiale di tutte le galassie.
Cosa che mancava un'ora alla partenza del nostro volo e noi eravamo in una posizione che per passare non ci sarebbe bastata un'ora e mezza.
Solitamente in queste situazioni io raggiungo delle vette d'ansia che sfiorano l'isteria. Stranamente ero lucida e apparentemente tranquilla, mi sono guardata attorno alla ricerca di un addetto e, dopo averlo trovato gli ho spiegato la situazione. Sembrava aver capito, ed ha iniziato a guardarsi attorno anche lui, finché è arrivato in collega, a cui ho rispiegato il nostro "problema" e lui ci ha semplicemente detto di seguirlo. Ci ha scortato fino al banco del check in prioritario, dove, dopo 5 minuti, eravamo in possesso della nostra carta d'imbarco. Già più sollevate, ci siamo dirette al controllo passaporti.
Dove la coda era quella imperiale dell'universo mondo.
Avendo capito come funziona, mi sono messa nuovamente alla ricerca di un addetto all'area, e, dopo averlo individuato, gli ho spiegato la situazione. E abbiamo passato il controllo passaporti nella fila semideserta del corpo diplomatico.
Che poi, diciamocelo, anche senza metterci molto impegno, in quanto a diplomazia la metto nel culo in scioltezza a parecchi. Corpo ne ho uno, quindi, se stai a vedere, non è che abbia fatto chissà che roba, no?
A parte bypassare km di fila senza il minimo senso di colpa.
Non so se sia la regola o se in questi giorni di festa il numero dei passeggeri in partenza dall'aeroporto Atatürk abbia raggiunto cifre da record, ma io una coda del genere, da farmi pensare seriamente che avrei potuto perdere il volo, non l'avevo mai vista prima.
Alla fine sono riuscita anche a comprarmi le sigarette al duty free e a finire le poche lire turche avanzate bevendo un enorme bicchierone di liquido scuro che mi hanno spacciato per caffè.
Siamo partiti con mezz'ora buona di ritardo, ma, avendo corso il rischio di non riuscire a salirci, su questo aereo, questo è davvero l'ultimo dei miei problemi. Anche perché l'atterraggio è previsto fra tre quarti d'ora.
 

3 nov 2012

Istanbul - Day 3

Mi sono svegliata con dei capelli che non si può capire se non li vedi. Dopo averli lavati il risultato era alquanto discutibile, ma me ne sono fatta una ragione. E anche la bionda, dopo avermi abbondantemente preso per il culo.
Colazione e in marcia.
Destinazione Süleymanye Camii (moschea di Solimano il magnifico), situata su uno dei sette colli della città, è la quarta moschea imperiale edificata in città. Maestosa ma allo stesso tempo sobrıa, merita senz'altro di essere visitata. Uscite da li siamo scese verso il bazar delle spezie, che si visita in poco tempo. E, volendo, se ne può anche fare a meno, se il tempo a vostra disposizione non è molto. Prima di attraversare nuovamente il ponte di Galata ci siamo fermate a visitare la Yenı Camii (moschea nuova), e poi siamo passate dall'altra parte, ma stavolta da sopra, per evitare di fare lo slalom fra i ristorantini, perché tanto il personale prova ad attirare clienti a qualunque ora, e noi non avevamo voglia di sorridere continuando a dire "no grazie" per tutto il tempo.
Siamo nuovamente salite con la funicolare e poi abbiamo ripreso ad aggirarci nella zona attorno alla torre di Galata, cosa che ieri la pioggia ci aveva impedito di fare. Abbiamo assaggiato la spremuta di melograno (ci sono spremitori ambulanti di arance e melograni un po' ovunque, in città) che è buonissima. E dissetante. Per 3TL.
Per pranzo ci siamo fermate in una locanda proprio sotto la torre, poi siamo andate a bere il caffè sulla terrazza panoramica dell'hotel Anemon, da cui si gode una fantastica vista, risparmiando in questo modo il biglietto di ingresso alla torre. Prima di tornare sui nostri passi ci siamo fermate da Karaköy Güllüoglü, una delle migliori pasticcerie della città. I loro fistik dürüm (un tripudio insolente di pistacchio) sono una roba da urlo.
Appagate da cotanta bontà siamo andate a prendere il tram per arrivare al Gran Bazar (Kapalı Çarşi) dove temevamo l'assalto dei negozianti che, invece, fortunatamente, non sono assillanti, e l'accoppiata sorriso + no grazie vale sempre. Ovviamente se vuoi farti intortare hai solo l'imbarazzo della scelta, e io non sono riuscita a sfuggire a Mustafa, che mi ha lasciato il suo biglietto da visita, dicendo che se volevo un nuovo tatuaggio, questa sera, non avrei dovuto far altro che mandargli un sms, e a me ci pensava lui. Eh.
E poi è arrivato Amedh, un siriano di Aleppo con gli occhi verdi. Che parlava un ottimo italiano e che era davvero un gran bel tipo. Ovviamente pure io, a sentire lui. Ma ho preferito non approfondire il discorso. E ho anche limitato i danni a livello economico. No dai. Stavo scherzando. Mica ci avrete creduto?
 

2 nov 2012

Istanbul - Day 2

Questo post potrebbe interrompersi sul più bello (si fa per dire) perché a) sono una donna stremata, b) sono a letto c) ho sonno.
Stamattina siamo partite con la visita del Topkapi. Che la volta scorsa mi ero persa, essendo impegna in uno scambio culturale antropologicamente più vivace.
Il biglietto di ingresso costa 25 TL.
Molte aree del palazzo sono chiuse credo per restauri, e già così per visitarlo occorrono tre ore buone.
Più che il famoso diamante, più che il pugnale con gli smeraldi nell'impugnatura, più che il baldacchino d'oro, ho adorato la sala delle armi. Che la pistola tutta intarsiata in corallo secondo me mi sarebbe stata benissimo. Se tutto quello che avete visto non vi basta, con un ulteriore biglietto da 15TL si può accedere all'harem.
Bello, per carità. Ma io detesto laggente, e, dopo tre ore la mia soglia di attenzione è andata a farsi fottere da almeno un'ora e mezza.
Siamo uscite e ci siamo spostate verso il ponte di Galata. Dove ci siamo fermate a mangiare scegliendo fra gli innumerevoli ristoranti disseminati lungo il camminamento pedonale del ponte. Armatevi di pazienza perche il personale dei vari locali, per farvi scegliere il loro, riesce ad essere insistente in maniera fastidiosissima. Per questo motivo noi ci siamo fermate dove sono stati meno noiosi. e dove la maggioranza degli avventori sembrava gente del posto. Pescetti fritti (hamsi) accompagnati da ezme salata, una specie di trito peperoni cipolla pomodori e chissà cos'altro. Piccante il giusto, che ci stava benissimo.
Il nostro programma era di cazzeggiare nella zona di Beyoğlu. Le previsioni meteo in nostro possesso erano contrastanti. Attraversato il ponte, abbiamo preso il Tünel, funıcolare sotterranea costruita nel 1875. Biglietto singolo 4TL, 2 7TL. Da li abbiamo preso il tram nostalgico fino a piazza Taksim, e, una volta arrivate nella piazza abbiamo iniziato la discesa a piedi.
Ad un certo punto si è messo a piovere. E abbiamo cercato di ingannare la pioggia entrando e uscendo dai vari negozietti di cui la zona è disseminata. E, se ve lo state chiedendo, sì, ho fatto shopping.
Arrivate alla torre di Galata eravamo abbastanza umide. Io, da buona falsa liscia sfoggiavo una capigliatura che sembravo la sorella alta di Riccardo Cocciante.
Siamo tornate "a casa", giusto il tempo di asciugarci un po' e poi a cena - nel posto della prima sere, tanto per andare sul sicuro - e poi a letto. Dove credo di essere svenuta in un nanosecondo.


1 nov 2012

Istanbul - Day 1

Non ho passato la notte con gli occhi a palla a fissare il soffitto, ma lo straziante richiamo del muezzin alla prima preghiera del mattino (erano da poco passate le 5, devo aggiungere altro?) mi ha svegliato.
Definitivamente.
E ho il vago sospetto che diventerà la mia sveglia per i prossimi giorni.
Quando la bionda ha aperto gli occhi ci siamo preparate per la colazione.
Mentre lei era sotto la doccia sono uscita (dalla finestra) per andare a fumare sulla scala antincendio.
Mi sentivo una via di mezzo fra la protagonista di un telefilm americano e una deficiente. Più la seconda, forse.
La colazione la servono nell'hotel di fronte al nostro. Non chiedetemi perché.
Prima delle 9.00 eravamo all'ingresso di Aya Sofya. Che nacque come chiesa cattolica e venne trasformata in moschea alla caduta di Costantinopoli, fino al 1935, quando Atatürk la convertì in museo. L'ingresso costa 25 Lire Turche. Che equivalgono a 10€. E ne vale la pena.
Uscite da Agya Sofya basta attraversare la strada e siete davanti all'ingresso della Cisterna (Yerebatan Sarniçı), opera bizantina costruita nel 532 d.c., voluta da Giustiniano, serviva da riserva idrica per la città. Alte colonne e soffitti a volta, illuminata il minimo indispensabile, è davvero un luogo affascinante. L'ingresso costa 10 Lıre.
Uscite da li abbiamo tentato di entrare alla Moschea Blu, ma il solito straziante richiamo del muezzin annunciava nuovamente l'inizio della preghiera.
Abbiamo fatto due passi nei dintorni ((atmeydani - ippodromo) poi abbiamo provato a tornare alla moschea.
Col mio aspetto nordico ero riuscita - senza accorgermi che fosse l'ingresso sbagliato - ad entrare, ma quando il guardiano ha visto sua bionditudine si è accorto che c'era qualcosa che non andava, e mi ha fatto tornare indietro, indicandoci l'ingresso per i turisti, sull'altro lato dell'edificio. Girato l'angolo abbiamo potuto ammirare una coda di proporzioni bibliche e... siamo andate a pranzo.
Dopo mangiato la coda si era ridotta notevolmente.
Copriti il capo, leva le scarpe, il mio vestito che arriva sotto il ginocchio non è sufficientemente lungo e mi hanno dato un pareo per coprirmi le caviglie.
E avevamo poco tempo perché da lì a un quarto d'ora sarebbe iniziata... esatto, l'ennesima preghiera. L'interno è maestosoo, maioliche blu a rivestire le pareti, immense colonne nonché un vago sentore di puzza di piedi conferiscono al luogo un fascino indiscutibile.
Uscite da li avevamo esaurito il programma culturale della giornata, e ci siamo date al cazzeggio libero e selvaggio, entrando e uscendo da negozi, principalmente di... tappeti? No, di scarpe.
Ma sono riuscita a lasciarle tutte al loro posto.
Tornando sui nostri passi abbiamo trovato anche quello che stavamo cercando da quando siamo partite: ovvero un autentico pub irlandese che sabato sera ci vedrà ordinare una Guinness durante la visione di Juventus-Inter.
Lo so. La cultura prima di tutto.
E, siccome oltre che intellettuali siamo anche nottambule... siamo già a letto.
 

31 ott 2012

Istanbul - l'arrivo

Siamo atterrate sane e salve. Un po' di turbolenza dopo mezz'ora dal decollo, ma niente di che.
Ci hanno servito il pranzo, ho letto un po', ogni tanto sbirciavo sul pc del mio vicino (un gran bel pezzo di vicino, fra l'altro) che stava lavorando a un pezzo sulla storia del formaggio di capra in America. Poi siamo atterrate.
Sosta al bagno.
Prelievo al bancomat.
Fila al controllo passaporti smaltita velocemente, una boccata d'aria all'esterno giusto il tempo di fumarsi una sigaretta e rendersi conto della temperatura più che mite e poi di nuovo dentro, a prendere la metropolitana fino a Zeytinburnu, e da lì il tram T1 fino a Sirkeci. Costo del biglietto 6 lire turche. Nemmeno 3€.
Scese dal tram abbiamo cercato di capire dove eravamo (a Istanbul) e dove fosse il nostro hotel (a Istanbul anche lui) e in qualche modo (camminando) l'abbiamo raggiunto. Indenni. Se escludi il fatto che per strada ci hanno rivolto apprezzamenti di ogni. Qualcuno ha scomodato anche la Madonna. Non so se la signora Ciccone o l'altra. Ma preferisco non approfondire. Alla reception dell'hotel dopo averci chiesto - lo fanno sempre - se io e la bionda fossimo sorelle non so come non so perché, ma siamo finite a parlare di Vaticano e guardie svizzere. Poi finalmente ci hanno dato la camera. Il tempo di posare il bagaglio ed eravamo di nuovo in strada, a cercare un ristorante per la cena. Abbiamo scelto Pasazade, dove ho assaggiato il Terkib-i Çeşıdıye che sarebbe stufato di agnello marinato con mele, albicocche e miele, cucinato con mandorle, noci ed erbe fresche.
Ottimo.
Alla fine ho preso un caffè. Turco.
Secondo me passerò la notte a fissare il soffitto con gli occhi barrati che nemmeno il trattamento Ludovico.
Dopo cena abbiamo fatto due passi fino a Sultanahmet.
Domani abbiamo deciso che la nostra visita alla città partirà da lì.

Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.


Ieri pomeriggio vado sul sito della Turkish Airlines per fare il check in on-line.
Che tanto viaggiamo col bagaglio a mano.
Inserisco nome, cognome e numero del biglietto.
Messaggio che accenna a qualche non meglio specificato problema col MIO volo. Merda.
A me inizia a salire l'ansia. Già, perchè maschero bene, ma sono una fottutissima ansiosa. Ho anche l'ansia da prestazione, a volte.
Provo, riprovo, faccio il refresh della pagina.
Non cambia nulla.
Devo chiamare il call center. Che, ovviamente, è a Istanbul.
Dopo aver selezionato la lingua inglese e seguito i vari passaggi mi risponde l'operatore. E da lì parte una telefonata che la gente che passava in ufficio si fermava ad ascoltare.
Alla fine il nostro volo, invece che partire alle 14.45, scopro essere stato anticipato di... 10 minuti. L'operatore mi chiede se voglio confermare la partenza.
No, ma dico, stai scherzando? Ti pare che 10 minuti possano in qualche modo cambiarmi qualcosa? Gli dico di sì, naturalmente.
Mi chiede di aspettare in linea mentre sistema il mio biglietto.
Torna, si scusa per l'attesa e mi chiede se può fare ancora qualcosa per me.
Lo ringrazio e gli dico che spero di no. Vado sulla pagina del check in e gli confermo che adesso funziona. Lo saluto e gli auguro una buona giornata.
E finalmente posso stampare il boarding pass.
Se avessi comprato il biglietto oggi mi sarebbe costato qualcosa come 1150 euro. E ovviamente a quel prezzo non l'avrei mai comprato.
Allora io andrei.
Ci si rilegge lunedì.
O forse prima. Se il wi-fi in hotel funziona.
E se non cade l'aereo.

23 ott 2012

varie ed (inutili) eventuali

Sono sempre un po' in modalità sofferenza & fastidio. Più fastidio che sofferenza.
Stasera dovrei riuscire a tornare in palestra.
Domani credo mi muoverò come Robocop, ma nella versione abbandonata sotto la pioggia.
Quindi se sentite qualcuno cigolare, non preoccupatevi, sono io.
Ho realizzato che fra una settimana ho un aereo che mi aspetta.
Cioè, no, mi aspetta si fa per dire, di sicuro parte anche senza di me.
Sono io che devo fare in modo di prenderlo.
L'aereo, sì.
Anche questa volta l'eccitazione che solitamente mi accompagna prima di un viaggio non si sta manifestando. So che quando sarò lì mi farà piacere esserci.
Ma so anche che adesso vorrei essere da tutt'altra parte.

19 set 2012

Mantengo i contatti

Una delle cose che mi faceva incazzare di mia madre era che non prendeva mai in mano il telefono per chiamare qualcuno, salvo esordire, appena l'interlocutore dall'altra parte si faceva riconoscere, con un "stavo per chiamarti io". Ma quando mai.
Siccome io sono bravissima a predicare bene e razzolare peggio, non solo non chiamo mai nessuno, ma il più delle volte nemmeno rispondo, per dire.
L'altra sera invece mentre guardavo Law & Order Parigi, che non mi ha entusiasmato nemmeno un po' salvo per le riprese attorno alla zona di Les Halles, con la chiesa di Saint Eustache  ho telefonato a mia cugina E., visto che era dalle ferie (prima le mie, poi le sue) che non ci sentivamo. Mia cugina E. ha iniziato da poco a viaggiare. Scoprendo (ma tu pensa) che le piace tantissimo.
Al momento, non sapendo bene come muoversi, è ancora ferma al viaggio organizzato, quindi ci sono ampi margini di miglioramento. Anche se la sciagurata l'anno scorso è andata in crociera. E anche lei quando è tornata è entrata a far parte della categoria che, al ritorno dalla crociera, ti dice "si mangiava benissimo e a tutte le ore". Ma zio minchione, ma a casa non mangi? Dimmi cos'hai visto, cazzo! Ehm. A lei non l'ho messa proprio giù così dura, perchè è la mia cugina preferita, e le voglio bene.
Quest'estate è andata in Turchia.
Visto che sono "la viaggiatrice" della famiglia, mi ha chiesto consigli. E io le ho detto che doveva assolutamente andare a Pamukkale. E l'ho ripetuto anche a suo marito. Per non sbagliarmi.
Che se non lo vedi con i tuoi occhi le foto non bastano a farti capire quanto sia bello quel posto.
E lei al telefono me l'ha confermato. E mi ha anche detto che purtroppo non è riuscita ad andare ad Istanbul. L'ho informata che io ci sarei andata a inizio novembre, e lei mi ha detto che stavano prendendo in considerazione l'idea di andarci anche loro in quei giorni. Mi ha chiesto se non ci fossi già stata, nel mio giro precedente.
Le ho risposto che sì, ma sono passati tanti anni e che la città, che per quel poco che ho visto ricordo splendida, meritava sicuramente un'altra visita.  
Che al primo giro mi sono un attimo distratta, io. Colpa sua. ↓

12 set 2012

Simpatia, portami via.

Sono così integrata nel "mio" gruppo vacanze che stamattina, avvicinandomi alla ragazza che distribuiva il visto per entrare in Turchia, lei mi ha guardato con le pupille a ? e mi ha detto "no, qua è per chi fa parte del gruppo, non credo ti interessi". Le ho risposto "purtroppo sì" e lei - inutilmente mortificata - ha iniziato a scusarsi. Le ho detto che non era il caso, anzi. Per farla breve, oggi siamo espatriate un attimo a Bodrum, in Turchia. L'apoteosi del tarocco più o meno taroccato.
Io e la bionda non ci siamo fatte prendere dall'entusiasmo e ci siamo dedicate alla visita del castello dei cavalieri di San Giovanni. Bello. Ben conservato. Con un sacco di reperti interessanti. A volte sembrava di essere in un labirinto. E a volte potevi incontrare dei pavoni. Che non avevano alcun interesse a fare la ruota. Che con questo caldo dev'essere anche faticoso, io li capisco. Pure io mi sono autoesentata dallo sculettare sul tacco 12.
Uscite dal castello ci siamo infilate nei vicoli gremiti di negozi. E di gente che gremiva i negozi che gremivano i vicoli.Tutti alla ricerca dell'affare della vita.
E di sicuro di affari ne faranno. I negozianti che gestiscono i negozi che gremiscono i vicoli gremiti dalla gente.
Noi ci siamo fermate a mangiare kebab. Che in Turchia ci sta.
E in Turchia ci sta anche che nel posto in cui mangi non servano alcolici. Per fortuna non è una regola universale, e prima di rientrare a Kos abbiamo potuto berci una Efos. Che assaggiare la birra locale è quasi un obbligo morale.
E dopo aver visto gente che è riuscita a comprarsi un trolley leopardato ho capito che al peggio non c'è mai fine. Ed è per questo che non sono ancora le 22.00 e io e la bionda siamo in stanza a guardare CSI.