3 settembre 2009

Appunti sparsi e londinesi.

Credo che il signor Visa e il signor MasterCard dopo questo breve soggiorno londinese saranno molto orgogliosi di me. Che, con quello che ho speso in shopping, potevo permettermi un soggiorno in un resort cinque stelle categoria extra lusso sfacciato e senza scrupoli in Polinesia. Dove, fra l’altro, difficilmente avrei fatto shopping. Ergo, avrei risparmiato. Che giovedì, mentre camminavamo tranquille per Notting Hill (dove NON ho comprato una maglietta con una deliziosa scritta, che potrei anche farmi tatuare da qualche parte: “Peace, Love and Room Service”) mi ha pure telefonato il concessionario per dirmi che è arrivata la mia auto. E porco cazzo, che è sta solerzia? Quindi adesso mi tocca anche organizzarmi per il ritiro. E’ che sono stranamente ancora rilassata. Mi tornano in mente i prati di Cambridge. Che l’unica cosa che avresti voluto fare era toglierti le scarpe e iniziare a calpestarli e a rotolarticisi sopra, dentro, in mezzo. Farti prato. Cosi verdi da sembrar finti, che si vedeva che erano soffici. Ma non si potevano calpestare. Peccato. Perché se avessi potuto rotolarmi nell’erba, ad esempio, non sarei entrata in quel delizioso negozietto a comprarmi e la maglia, e il golfino, e il vestito, e il soprabito. E invece.





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