28 febbraio 2012

un giorno tutto questo dolore ti sarà utile

Era il film che si era scelto di vedere sabato sera.
Ma nel tardo pomeriggio arriva un sms della Tiz che ci propone la visione di Milan-Juventus a casa di sua sorella.
Io non vado allo stadio credo dal 14 maggio del 2003, e non vedo una partita in tv da... boh, forse dalla vittoria della Spagna agli ultimi Europei.
Ma mica perchè non mi piaccia, eh? E’ che è più forte di me. Non riesco a fare a meno di agitarmi. La bionda decide che per una sera possiamo anche vedere un po’ di maschioni correre dietro una palla, e così, equipaggiate di birra, e pronte al rutto libero e carpiato, ci guardiamo la partita. Io non riconosco quasi più nessuno dei giocatori  in campo, ma scopro che Mexes ha un tatuaggio sul collo che mi piace molto.
Il  Milan gioca meglio per buona parte del tempo, è vero. Ma, siccome le partite durano 90 minuti e la palla è rotonda, finisce in parità. Pari anche i gol validi ma non convalidati. E per me e le mie amiche finisce lì.
Per il resto del popolo, che di sicuro farebbe meglio a pensare a cose più importanti, ovviamente no. E poi ci stupiamo se stiamo con le pezze al culo.
Domenica pomeriggio, mentre sto camminando per strade di campagna con la Lu, arriva la telefonata di mio cugino Andrea. Quando vedo il numero sul display immagino che sia in arrivo qualche brutta notizia. Infatti mi comunica la morte di suo padre.
Mi informo sul funerale, mando un messaggio al capo e alle colleghe avvisandole che il lunedì non sarei andata in ufficio. E ieri mattina mi sono messa in viaggio verso “casa”.
E, nonostante ogni volta che torno ci siano strade che non ricordo perchè prima non esistevano, quando arrivo nei pressi di corso Mazzini so benissimo dove devo andare. Il cartellone pubblicitario “Luciano Ligabue – Carrozzeria” mi fa ridere un sacco.  
Arrivo all’ospedale. La camera mortuaria è nuova, legno e mattoni.  Ogni stanza ha il nome di un fiore. Orchidea, Gardenia, Viola. Saluto i cugini. E’ quasi ora di pranzo, non c’è nessuno. Mi chiedono se voglio vederlo.
Certo. I morti non mi hanno mai fatto paura. Non possono farti niente. Ma so che molta gente non la pensa come me.
Poi iniziano ad arrivare i parenti. Qualcuno non lo vedi da 20 anni. Chi ti riconosce, chi si ricorda di te di quando eri alta “acsé”, con la mano che si abbassa alle  ginocchia, chi non capisce chi sei nemmeno quando gli dici “sono la figlia di Nani” e nello sguardo gli leggi chiaramente “ma sa dit?”, tu che cerchi di collegare mentalmente le parentele, rassicurando tutti di parlare pure in dialetto, quel dialetto che è più modenese che reggiano, che, anche se non lo parli, capisci benissimo.
Dall’ospedale vi spostate in chiesa, e da lì al cimitero.
E mentre i necrofori fanno il loro lavoro lasci che sia il sole a scaldarti.
E verso sera torni a casa.
Che ti piace guidare.
Ma quando è buio ti piace di più.

  

8 commenti:

  1. ehm... per le condoglianze, già fatte. Tornando ad argomenti più normali: come sta la carta di credito?

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  2. sta bene, grazie.
    mi ha detto di salutarti! ;)

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  3. aveva ancora fiato per salutare la only...poveretta?
    Per il resto condoglianze

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  4. Condoglianze... anche se io detesto quando me le fanno, mi pare educazione. E detesto il calcio... guardo solo le partite dei Mondiali e m'incazzo moltissimo.... meglio evitare!

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    1. sono come te, per quanto riguarda le condoglianze, quindi capisco benissimo...
      e per il calcio... no, a me vedere delle belle partite - a prescindere dalla squadra di appartenenza - piace. Peccato che sia esperienza sempre più rara... ma si sa, noi donne di calcio non capiamo notoriamente un cazzo, no? :)

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  5. a me la parola condoglianze non è mai piaciuta quindi ti lascio un abbraccio virtuale

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  6. Pensavo che fossi in qualche località amena al tuo solito a divertirti... mi dispiace, condoglianze.

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