A inizio giugno, dirante il mio weekend parigino, in tutte le stazioni della metropolitana campeggiava il faccione di Giasone Statham in compagnia di Jude Law e Melissa McCarthy nei manifesti pubblicitari del film.
E io, che a Giasone "ci" voglio bene, ho pensato, tra me e me "oooooh, chissà se arriva in Italia?"
E dopo un po' in Italia è arrivato.
Peccato che quando l'ho proposto alla bionda per la visione settimanale lei me l'abbia cassato con un lapidario "ma anche no!".
Non nego di esserci rimasta un po' male, ma non me la sono presa, e nel giro di 3, 4 minuti me ne sono fatta una ragione.
Poi parecchi di voi hanno iniziato a vedere il film, e, inaspettatamente, le opinioni erano quasi sempre positive, e, come prevedibile, mi sono incuriosita. E alla fine ho visto anche io Spy.
E... sì, lo ammetto, ogni tanto ho riso. Ma, sinceramente, da quello che avevo letto in giro, molto meno di quanto avrei sperato.
Se consideriamo che l'unico altro film diretto da Paul Feig che ho visto è stato Le amiche della sposa, che all'epoca mi aveva annoiato parecchio, Spy al confronto è un capolavoro.
Non che ci volesse molto, in fondo.
Comunque, trattandosi fondamentalmente di una cazzatona che vuole prendersi gioco in modo anche abbastanza stiloso di tutti gli agenti super segreti e super impeccabili, bisogna dire che fa il suo porco lavoro.
Si inizia con l'agente Fine (un Jude Law tornato in formissima, roba che ti viene da pensare ad un effetto speciale) in missione, che per un piccolo errore ammazza il suo obiettivo prima del tempo e deve abbandonare il luogo. Cosa che fa, magistralmente guidato da Susan Cooper che dall'ufficio, dove svolge il suo lavoro, lo monitora e protegge con amore.
Siccome l'uomo ucciso da Fine era in possesso del solito ordigno nucleare che stava per essere venduto al cattivo di turno, morto lui bisogna dare la caccia a sua figlia Rayna che ovviamente ha ereditato la bomba. Ma, com'è come non è, il nostro eroe muore.
Ma non c'è tempo per piangere, bisogna recuperare la bomba, e bisogna farlo con forze nuove, visto che la bella e cattivissima Rayna conosce l'identità di tutti gli agenti segreti in circolazione. E così la nostra Susan Cooper, da sempre relegata in ufficio, ha l'occasione di abbandonare la scrivania e di diventare un vero agente segreto sul campo. La scelta di Susan farà incazzare l'agente Ford (Jason Statham in versione tanto sborona quanto tonta) che darà le dimissioni, proseguendo la missione in autonomia.
Inizia così un tour europeo tra Parigi, Roma e Budapest con Susan sulle tracce di Rayna. Fra situazioni spesso inverosimili la donna, nonostante le vengano assegnate false identità da sfigata, riuscirà a conquistare la fiducia di Rayna.
Notevoli i battibecchi tra la goffa Susan e la perfida Rayna, così come tutti gli "incidenti" occorsi a Ford elencati da lui stesso con orgoglio.
Alla fine resta comunque una pellicola che offre due ore (forse un po' troppe) di svago e leggerezza.
E, in questo periodo, non è nemmeno poco.
Siccome l'uomo ucciso da Fine era in possesso del solito ordigno nucleare che stava per essere venduto al cattivo di turno, morto lui bisogna dare la caccia a sua figlia Rayna che ovviamente ha ereditato la bomba. Ma, com'è come non è, il nostro eroe muore.
Ma non c'è tempo per piangere, bisogna recuperare la bomba, e bisogna farlo con forze nuove, visto che la bella e cattivissima Rayna conosce l'identità di tutti gli agenti segreti in circolazione. E così la nostra Susan Cooper, da sempre relegata in ufficio, ha l'occasione di abbandonare la scrivania e di diventare un vero agente segreto sul campo. La scelta di Susan farà incazzare l'agente Ford (Jason Statham in versione tanto sborona quanto tonta) che darà le dimissioni, proseguendo la missione in autonomia.
Inizia così un tour europeo tra Parigi, Roma e Budapest con Susan sulle tracce di Rayna. Fra situazioni spesso inverosimili la donna, nonostante le vengano assegnate false identità da sfigata, riuscirà a conquistare la fiducia di Rayna.
Notevoli i battibecchi tra la goffa Susan e la perfida Rayna, così come tutti gli "incidenti" occorsi a Ford elencati da lui stesso con orgoglio.
Alla fine resta comunque una pellicola che offre due ore (forse un po' troppe) di svago e leggerezza.
E, in questo periodo, non è nemmeno poco.




























