11 feb 2014

Smetto quando vengo voglio

Come tutti saprete (e se non lo sapete, sti cazzi) Lars Von Trier non rientra tra i miei registi preferiti, il movimento Dogma95 mi procura(va) gli attacchi epilettici, e i suoi film, ad eccezione di Dogville e Il grande capo non mi hanno mai entusiasmato particolarmente. 
Come tutti saprete (e se non lo sapete fa lo stesso) ieri a Berlino è stata presentata la prima parte dell'ultimo film di Lars Von Trier, Nymphomaniac. 
Il nostro inviato alla berlinale ne parla qui
La trama, su Movieplayer, è a dir poco fantastica: Una donna scopre la sua sessualità
Che io quelli con il dono della sintesi li ammiro davvero tanto.
Pare che il film, nonostante Von Trier, sia stato accolto bene dalla critica, ma il regista danese ha deciso di non partecipare alla conferenza stampa, limitandosi ad andare in giro indossando una t.shirt con la scritta "persona non grata": praticamente la motivazione con cui venne allontanato dal festival di Cannes del 2011, dopo che si era lasciato andare ad esternazioni non troppo felici su Hitler e gli ebrei. 
Pare che LVT abbia dichiarato «Ho compreso di non possedere la capacità di esprimermi in modo inequivocabile» (e vedi un po' tu) e che abbia deciso che per lui, d'ora in poi, parleranno soltanto le sue opere.
In fondo, sempre "meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio" (cit.)


















Ma vogliamo parlare di Shia LaBeouf, che si è presentato sul tappeto rosso della berlinale in smoking e con un sacchetto in testa con la scritta I AM NOT FAMOUS ANYMORE? 
Shia, ascolta me. A parte che in quella frase c'è almeno un ANYMORE di troppo, dalle mie parti si dice "piscia più corto". Perchè se fossi di Roma un "machittesencula" non te lo leverebbe nessuno. 
Detto ciò quelli della Fandango cavalcano l'onda, e ne approfittano per far uscire un manifesto (anzi, un nympho-manifesto) di Smetto quando voglio, per celebrare il successo del film ai botteghini:


La bottega dei suicidi

I "cartoni animati" non sono il mio genere preferito, ma questo film, per qualche strano motivo, mi incuriosiva. Sicuramente un po' di colpa è del mio collega spagnolo che l'anno scorso ha rotto la minchia ne parlava in continuazione; mettici l'ambientazione parigina, aggiungici un'atmosfera vagamente macabra, e alla fine ho deciso di guardarlo.
Il film inizia con il volo di un piccione sui cieli di una Parigi grigia, piovosa e cupa all'ennesima potenza. Quando l'uccello raggiunge due suoi simili sulla sommità di un lampione, li guarda e si lascia cadere nel vuoto. E se anche i piccioni decidono di suicidarsi, non c'è da stare allegri.
La folla si trascina stanca ed angosciata per le vie della città cercando di porre fine alle proprie sofferenze. Anche se suicidarsi in pubblico è punito con multe salatissime.
Ma a tutto c'è rimedio: in un vicolo ha sede la Maison Tuvache, un'azienda a conduzione famigliare gestita da Mr. Mishima (!) e dalla moglie Lucrece, aiutati dai due tristissimi figli Vincent e Marilyn. La loro Bottega dei Suicidi offre tutto il necessario per lasciare questo mondo: cappi preconfezionati, con tanto di sgabellino opzionale, veleni assortiti, funghi, spade, blocchi di cemento con catena incorporata, pistole con un unico proiettile, lamette più o meno arrugginite (se il dissanguamento non basta almeno puoi far affidamento sul tetano). Gli affari vanno a gonfie vele.
Ma.
Quando Lucrece dà alla luce il terzo figlio, Alan, succede l'impensabile: il bambino sorride. Sempre.
Quel bambino sempre allegro e sorridente destabilizza i genitori.
Passano gli anni, Vincent e Marylin sono diventati degli adolescenti tristi, ma Alan continua a sorridere. E, con un gruppo di amici, anche loro inspiegabilmente immuni alla depressione dilagante, cercheranno di cambiare le cose.
Premessa interessante, che purtroppo si perde in un finale forse un po' troppo banale e scontato.



10 feb 2014

Smetto quando voglio

Opera prima di Sidney Sibilia, trentaduenne salernitano che, assieme a Valerio Attanasio, ha curato anche la sceneggiatura del film. Nelle interviste il regista ha dichiarato che non intende lanciare nessun messaggio sociologico e che ha pensato che il suo lavoro doveva valere almeno i soldi che lo spettatore paga per il biglietto, la benzina, il parcheggio. Nel mio caso anche per la pizza dopo il film, che è ormai un'abitudine consolidata. E posso dire che a Sidney è andata bene, perché non ho nessuna intenzione di chiedergli il rimborso.
Visto giovedì allo spettacolo delle 18.10. Che ti consente di uscire dal cinema presto, andare a mangiare la pizza presto, tornare a casa (presto) e, se capita, vedere ancora qualcosa sul divano. Io ad esempio ne ho approfittato per rivedere "le idi di marzo". 



L'argomento precari e lavoro è già stato rappresentato più volte, basti pensare a "tutta la vita davanti", o "c'è chi dice no", ma Sibilia non ci fa caso e confeziona un prodotto che tratta l'argomento in maniera divertente e disincantata, con un cast interessante (oltre a mezzo Boris - Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Valerio Aprea) ci sono Edoardo Leo, Valeria Solarino (ma quanto è bella Valeria Solarino?), Stefano Fresi, Libero De Rienzo e Neri Marcorè, villain di turno. 
La fotografia è satura all'eccesso, cosa che all'inizio un po' ti stranisce, ma poi ti ci abitui.
Pietro ha 37 anni, è un ricercatore, precari(ssim)o alla Sapienza. Laureato in neurobiologia, è praticamente un genio nel suo campo. Per arrotondare le scarse entrate dà ripetizioni ad alcuni studenti fancazzisti che tanto non lo pagano (e lo prendono pure per il culo). 
Assistente di un professore che, millantando aderenze politiche a tutto tondo, gli fa capire che presto arriverà il contratto a tempo indeterminato, arrivato a casa si sbilancia con Giulia, la sua compagna, e, quando il contratto non arriva per questo, questo e quest'altro motivo, Pietro non ha il coraggio di dirle la verità.
Ne parla con Giorgio e Mattia, amici dai tempi dell'università, due dei migliori latinisti in circolazione, che fanno i benzinai (e litigano in latino) ma quella sera, a mettere 200€ di carburante al SUV nuovo di pacca, si ferma Maurizio, uno dei suoi studenti che non lo paga, e che (inoltre) gli ha fatto credere di essere orfano. 
Scatta l'inseguimento SUV/bicicletta, fino alla discoteca, dove Maurizio gli offre da bere un cocktail "corretto" con un paio di pastiglie. 
Quando Pietro si ripiglia - risvegliandosi nei cessi del locale con un cazzo disegnato sulla fronte - inizialmente si incazza, ma poi ha un'idea geniale. Sfruttando i suoi studi, e quelli di molti fra i suoi amici, ridotti come lui a tirare a campare accettando lavori qualsiasi, quando va bene, decide di produrre una nuova droga sintetizzando una nuova molecola, visto che, per un vuoto legislativo, finché una sostanza non è inserita nell'elenco delle sostanze proibite del Ministero della Salute, non è illegale. 
E da quel momento, visto che la nuova smart drug che realizzano è di una qualità e purezza mai viste sul mercato, le cose iniziano a girare meglio. Soldi, vestiti, party, ragazze, tutto un altro mondo.
Ma, siccome ogni medaglia ha il suo rovescio, ben presto la banda dei ricercatori dovrà fare i conti con una realtà che non avevano messo in conto. 
Ritmo serrato e cast che funziona, insomma, un esordio più che promettente. 



7 feb 2014

Tutta colpa di Freud
(ma anche no)

Colpa mia? Col cazzo!
Guardate la faccia del povero Sigmund in questa foto.
E pensate che lui non ha nemmeno visto il film. 
Io invece sì.
E' riuscito ad annoiarmi anche con l'avanzamento veloce.

6 feb 2014

Runner Runner

Nel Poker Texas Hold'em con il termine runner runner si indica la situazione di gioco in cui si chiude un punto grazie alle carte del turn e del river in successione. Inutile specificare che la probabilità che questa situazione si verifichi è molto bassa, attorno al 4%
Più o meno come prendere Ben Affleck, Justin Timberlake, Gemma Arterton, Anthony Mackie e sperare che ne esca un buon film. Potrebbe succedere, certo.
Ma anche no.
Siamo a Princeton, dove Richie (Justin Timberlake), brillante studente tornato all'università dopo che la crisi di Wall Street (ancora? eddai, basta!) l'ha ridotto sul lastrico, cerca di pagarsi la retta affilliando giocatori ai siti di poker on line. Viene rimproverato dal rettore, che gli ricorda che Princeton non è un casinò ecc.ecc. Quando, dopo aver scommesso - e perso - tutti i suoi risparmi scopre, applicando un modello matematico, di essere stato vittima di una truffa, decide di raggiungere il proprietario del sito, Ivan Block, che gestisce tutta la rete dalla Costa Rica.
Si fa fatica a capire con quali soldi riesca a comprarsi il biglietto aereo, ma facciamo finta che abbia rotto il salvadanaio e passiamo oltre.
Arriva in Costa Rica, riesce ad arrivare a Block in un paio di giorni, e, trovatosi faccia a faccia con l'uomo, lo accusa di truffa.
Ivan Block - Ben bisteccone Affleck - che sembra aver dimenticato tutto il bello e il buono di Argo, rimane colpito dall'intraprendenza del ragazzo, gli restituisce i soldi, lo trasferisce dallo squallido hotel a meno due stelle dove soggiornava alla mejo suite del mejo hotel della Costa Rica tutta, gli paga la retta universitaria e manca solo che gli faccia un pompino.
Ovviamente Block gli propone di lavorare per lui.
Ovviamente Richie accetta.
Ovviamente poi succede tutto quello che state immaginando, in un susseguirsi di scene il cui unico azzardo è essere così farcite di cliché che fai quasi fatica a crederci.
Sì, certo, anche la pupa del boss che si innamora di Richie, non ci avreste scommesso?
Già.




5 feb 2014

I segreti di Osage County

Eat the fish, bitch!


Il film è l'adattamento della pièce teatrale "August: Osage County", con cui Tracy (solo io ero convinta fosse un nome femminile?) Letts ha vinto il premio Pulitzer.
Non è la prima volta che le sue opere vengono adattate per il grande schermo. Era già successo con "Bug" e "Killer Joe", entrambi diretti da William Friedkin.
Letts, dopo averci mostrato il degrado della famiglia Smith in Killer Joe, si sposta dal Texas all'Oklahoma, fra l'altro sua terra d'origine, e ci conduce a casa dei Weston, nel bel mezzo del solito niente, campi e praterie a perdita d'occhio, come osserva Barbara (Julia Roberts) tornando a casa: "Che aveva in mente 'sta gente? I buffoni che si sono piazzati qui? Chi è lo stronzo che ha guardato questo piatto nulla e ha deciso di piantarci la bandiera? Voglio dire, abbiamo fottuto gli indiani per questo?".
Nella casa dei Weston vivono Violet e Beverly (solo io ero convinta fosse un nome femminile?). Lei (Meryl Streep) oltre ad avere un cancro alla bocca è una consumatrice seriale di ogni tipo di psicofarmaco (eccitante, tranquillante, rilassante. stimolante) in commercio, lui (Sam Shepard) è uno scrittore di poesie alcolizzato (una specie di accordo matrimoniale: a lei le pillole, a lui l'alcool) e stanco, che recita T.S.Eliot (The Hollow men) alla nuova assistente/badante/infermiera Johnna.
Un giorno l'uomo sparisce e Ivy chiama sua sorella Barbara, che, con figlia adolescente e marito separando si mette in viaggio verso casa. 
Ma ben presto arriva la notizia del ritrovamento del cadavere dell'uomo, in fondo al lago, e la riunione di famiglia si trasforma in veglia funebre e poi in funerale, con arrivo della terza (ed ultima) sorella, Karen (Juliette Lewis, 41 anni che sembrano di più), accompagnata dal laidissimo fidanzato di turno (Dermot inutilità Mulroney), direttamente in chiesa. 
Attorno al tavolo, per il pranzo funebre, abbiamo tutta la famiglia riunita. E, dopo la preghiera di rito, affidata a Charles, l'impacciatissimo cognato del defunto (un bravissimo Chris Cooper, forse l'unico membro della famiglia a non aver nulla da nascondere) si possono aprire le danze.
Quale occasione migliore per vomitarsi addosso tutto l'astio represso negli anni, le cattiverie, i segreti, riesumare i tanti (troppi) scheletri nell'armadio?
A tenere testa a Violet (una Meryl Streep nel ruolo di Meryl Streep in versione stronza che gigioneggia alla stragrande e passa il tempo a pronunciare e/o urlare il nome della figlia Barbora - o Barb - in millemila modi diversi. Brava, eh? Ma la candidatura all'Oscar sembra quasi un atto dovuto più che un reale merito) una molto più convincente Julia Roberts nei panni della figlia maggiore (con tanto di ricrescita), indurita dalla vita e dal fallimento del suo matrimonio.
Un gioco al massacro dove non si salva nessuno.
A malapena il film. 
Forse.







THE HOLLOW MEN - A penny for the Old Guy
(T.S.Eliot)
We are the hollow men
We are the stuffed men
Leaning together
Headpiece filled with straw. Alas!
Our dried voices, when
We whisper together 
Are quiet and meaningless 
As wind in dry grass 
Or rats’ feet over broken glass 
In our dry cellar 
Shape without form, shade without colour, 
Paralysed force, gesture without motion; 
Those who have crossed 
With direct eyes, to death’s other Kingdom 
Remember us - if at all - not as lost 
Violent souls, but only 
As the hollow men 
The stuffed men. 
Eyes I dare not meet in dreams 
In death’s dream kingdom 
These do not appear: 
There, the eyes are 
Sunlight on a broken column 
There, is a tree swinging 
And voices are 
In the wind’s singing 
More distant and more solemn 
Than a fading star. 
Let me be no nearer 
In death’s dream kingdom 
Let me also wear 
Such deliberate disguises 
Rat’s coat, crowskin, crossed staves 
In a field 
Behaving as the wind behaves 
No nearer - 
Not that final meeting 
In the twilight kingdom 
This is the dead land 
This is cactus land 
Here the stone images 
Are raised, here they receive 
The supplication of a dead man’s hand 
Under the twinkle of a fading star. 
Is it like this 
In death’s other kingdom 
Waking alone 
At the hour when we are 
Trembling with tenderness 
Lips that would kiss 
Form prayers to broken stone. 
The eyes are not here 
There are no eyes here 
In this valley of dying stars 
In this hollow valley 
This broken jaw of our lost kingdoms 
In this last of meeting places 
We grope together 
And avoid speech 
Gathered on this beach of the tumid river 
Sightless, unless 
The eyes reappear 
As the perpetual star 
Multifoliate rose 
Of death’s twilight kingdom 
The hope only 
Of empty men. 
Here we go round the prickly pear 
Prickly pear prickly pear 
Here we go round the prickly pear 
At five o’clock in the morning. 
Between the idea 
And the reality 
Between the motion 
And the act 
Falls the Shadow 
For Thine is the Kingdom 
Between the conception 
And the creation 
Between the emotion 
And the response 
Falls the Shadow 
Life is very long 
Between the desire 
And the spasm 
Between the potency 
And the existence 
Between the essence 
And the descent 
Falls the Shadow 
For Thine is the Kingdom 
For Thine is 
Life is 
For Thine is the 
This is the way the world ends 
This is the way the world ends 
This is the way the world ends 
Not with a bang but a whimper.

4 feb 2014

Möbius

In matematica, e più precisamente in topologia, il nastro di Möbius è un esempio di superficie non orientabile e di superficie rigata. Trae il suo nome dal matematico tedesco August Ferdinand Möbius. →
Se state pensando che io sappia di cosa sto parlando, sappiate che vi state sbagliando, però, siccome sono bravissima nell'arte del cut & paste, ci tenevo a darvi qualche nozione a muzzo.
Möbius, da non confondersi con il Moebius (latinizzazione riveduta della lingua coreana: 뫼비우스 Moibiwooseu, letteralmente "nastro di Möbius": gira e rigira siam sempre qui) di Kim Ki-duk è un film francese, sempre del 2013, con Jean Dujardin, Tim Roth e Cécile De France. 
Del film francese parlerò dopo.
Adesso voglio tornare un attimo sul film di Kim Ki-duk, che NON HO visto, ma di cui ho letto la trama su wikipedia. 
Kim, scusa, ma hai rubato il Quaalude a Belfort? 
No, perchè dai, su, siamo seri... Ma che cazzo è sta roba? 

Lui ha un'amante. 
Il figlio vede il padre con l'amante. 
La moglie decide di evirare il marito, ma non riuscendoci, evira il figlio che si masturbava pensando all'atto sessuale consumato dal padre. 
Padre e figlio cercano un modo per provare piacere senza pene. 
Lo trovano procurandosi un forte dolore. 
Il figlio si innamora dell'amante del padre, partecipa ad uno stupro ai danni di lei e poi prova piacere facendosi da lei accoltellare. 
Quando finalmente il figlio si fa trapiantare il pene del padre (dopo aver evirato uno dei partecipanti allo stupro per avere il suo pene, che però finisce sotto un camion) scopre che riesce ad avere una erezione solo con la madre.


Ok. Scusate.
Torniamo al film francese. 
Diretto da Éric Rochant, di cui io, nel 1989 vidi "Un mondo senza pietà", è ambientato a Montecarlo.
La bella Alice (Cécile De France) è una broker finanziaria, che si droga molto meno di Belfort, ma che, dopo aver abbandonato la Lehman Brothers non può più lavorare negli Stati Uniti. E infatti, poverina, è costretta a lavorare a Montecarlo A volte, la sfiga, davvero... non si capisce.
Però la bella Alice, il cui nome in codice è Crapule, non è solo un genio della finanza, ma anche un'agente della CIA. Che sta indagando su un oligarca russo, Ivan Rostovsky (Tim Roth), e sui suoi affari prevalentemente illeciti. Ma su Rostovsky sta indagando anche l'FSB (ex KGB), comandato da Moise (aka Gregory Lioubov) (Jean Dujardin), che, contravvenendo a tutte le regole del suo lavoro, finirà per innamorarsi di Alice, ovviamente ricambiato, cercando di tenere nascosta la relazione ai vertici dell'organizzazione.
Fra pedinamenti, appostamenti, intrighi e complotti, la spy story si incasina avviluppa alla love story e si sviluppa tra il Principato di Monaco e la Russia, con escursioni a Londra e Bruxelles, in un finale quasi strappalacrime.
Personalmente l'ho trovato un po' incasinato, ma nel complesso non mi è dispiaciuto.


3 feb 2014

Tropic Thunder

Siccome ho saltato il turno settimanale al cinema, mi sono addormentata vedendo film sul divano di cui probabilmente vi parlerò nei prossimi giorni oppure mai, non avevo nessun post pronto (sti cazzi, direte voi) e che quando vidi Tropic Thunder questo blog non era ancora nato, vi ripropongo - come la peperonata - il vecchio post del novembre 2008. 
Dantès, siccome tu sei uno dei lettori storici, se vuoi incollo anche i tuoi commenti di allora, così ti risparmi la fatica, che dici?

Io non leggo il copione, è il copione che legge me.  



Dopo Giovani carini e disoccupati, Zoolander [e prima de "i sogni segreti di Walter Mitty che non ho (ancora) visto] Ben Stiller torna alla regia e dirige questo film nel film.
Scordatevi Wim Wenders e “lo stato delle cose”, perché non c’entrano nulla.
C’è il cast stellare chiamato ad interpretare l’ennesimo film sulla guerra in Vietnam, basato sul best seller del sergente John "Quadrifoglio" Tayback, presunto reduce: Tugg Speedman (Ben Stiller), il cinque volte premio oscar Kirk Lazarus (Robert Downey Jr), l'attore comico eroinomane Jeff "Fats" Portnoy (Jack Black), il rapper Alpa Chino (Brandon T. Jackson) e l'attore esordiente Kevin Sandusky (Jay Baruchel).
Ma la produzione arranca, e le agenzie di stampa dichiarano che, dopo cinque giorni, le riprese sono già in ritardo di un mese. Il regista, dopo una telefonata dell’irascibile produttore Les Grossman (Tom Cruise. La scena in cui balla, sui titoli di coda, vale da sola il prezzo del biglietto. E considerate che io il film l’ho visto con un biglietto omaggio...) decide di girare ad ogni costo, e, con Quadrifoglio e il tecnico degli effetti speciali porta i 5 attori in piena foresta, dove, dopo averli privati dei cellulari, consegna loro una mappa ed il copione. Peccato che poi salti su una mina francese della guerra d’Indocina, abbandonandoli veramente al loro destino. Speedman crede si tratti dell’ennesimo escamotage della produzione, e si cala nella parte, mentre Lazarus e Sandusky intuiscono che nella morte del regista non c’è finzione. Speedman si separa dal resto del gruppo, finendo nelle mani dei Flamingo Dragon, produttori di eroina nel triangolo d’oro, che scambiano gli attori per agenti della Dea..., ma, riconoscendo Speedman, decidono di chiedere un riscatto al suo agente Peck (Matthew McConaughey)
Citazioni a raffica, da Apocalypse now a Platoon, passando per Hamburger Hill, Rambo e sicuramente qualcos'altro.
Robert Downey Jr. da applausi.
Per non parlare dei fake trailer, tipo "Satan's Alley". 


2 feb 2014

Tristezza



Philip Seymour Hoffman 
(Fairport, 23 luglio 1967 – New York, 2 febbraio 2014)

1 feb 2014

Una relativa verità: retrospettiva di Asghar Farhadi
Torino - Cinema Massimo
dal 1° al 7 febbraio.

Il Museo Nazionale del Cinema propone, dal 1 al 7 febbraio 2014 al Cinema Massimo, una retrospettiva completa dal titolo Una relativa verità. Il cinema di Asghar Farhadi,dedicata al primo regista iraniano vincitore di un Oscar.
La rassegna su Farhadi è un progetto del Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con Cineteca di Bologna, Cineteca Nazionale e Sala Truffaut di Modena.
La retrospettiva sarà inaugurata sabato 1 febbraio alle ore 16.00, presso la Sala Tre del Cinema Massimo con la proiezione del primo film del regista, Dancing in the Dust.
Questo il programma completo:

Sab 1, h. 16.00/Dom 2, h. 20.45
Dancing in the Dust (Raghs dar ghobar)
(Iran 2003, 95’, 35mm, col., v.o. sott. it.)
Nazar è costretto a divorziare dalla moglie in quanto figlia di una prostituta e fa il doppio turno per restituire la somma avuta in prestito per il suo matrimonio impulsivo con la dolce Reyhaneh. Ma resta indietro nei pagamenti e deve fuggire. Si ritira nel deserto, insieme a un vecchio che estrae veleno dai serpenti.

Sab 1, h. 17.45/Lun 3, h. 16.00
About Elly (Darbareye Elly)
(Iran 2009, 119’, 35mm, col.)
Ahmad, che vive in Germania e ha divorziato dalla moglie tedesca, torna per qualche giorno a Teheran. I compagni di università lo coinvolgono in un fine settimana al mare e invitano anche Elly, con l’intenzione di farle conoscere l’uomo. Tutto procede in allegria ma al secondo giorno uno dei bambini rischia di annegare. Elly, che avrebbe dovuto sorvegliarlo, è scomparsa. Orso d’Argento a Berlino 2009.

Sab 1, h. 20.00/Dom 2, h. 16.00/Lun 3, h. 18.15/Mar 4, h. 18.00
Una separazione (Jodaeiye Nader az Simin)
(Iran 2011, 123’, 35mm, col., v.o. sott. it.)
Nader e sua moglie Simin stanno per divorziare. Hanno ottenuto il permesso di espatrio ma l’uomo non vuole lasciare il padre malato. Simin lascia la casa e va a vivere dai genitori mentre la figlia resta col padre. La situazione precipita e dovranno tutti fare riconsiderare le loro posizioni. Premio Oscar per il miglior film straniero.

Sab 1, h. 22.15/Lun 3, h. 22.30
Il passato (Le passé)
(Francia/Iran 2013, 130’, DCP, col., v.o. sott. it.)
Ahmad arriva a Parigi da Teheran. Marie, la moglie che ha lasciato quattro anni prima, ha bisogno della sua presenza per formalizzare la procedura del divorzio. Marie ha due figlie nate da un matrimonio ancora precedente, ma ora ha deciso di sposare Samir, la cui moglie è in coma.

Lun 3, h. 20.30/Mar 4, h. 16.00
Beautiful City (Shah-re ziba)
(Iran 2004, 101’, 35mm, col., v.o. sott. it.)
A sedici anni A'la ha ucciso la sua ragazza e per questo è stato condannato a morte. Ora che di anni ne ha diciotto viene trasferito dal carcere dei minori a un vero e proprio penitenziario. Deve scontare una condanna a morte, ma il padre della vittima può commutare la pena in carcere a vita, col suo perdono. A complicare le cose anche una rarefatta storia d’amore.

Mer 5, h. 18.30/Ven 7, h. 16.30
Fireworks Wednesday (Chaharshanbe-soori)
(Iran 2006, 102’, 35mm, col., v.o. sott. it.)
Fuochi d'artificio in terra iraniana. Si festeggia così l'ultimo mercoledì dell'anno persiano, detto anche Nawruz, giusto in tempo per aprire all'arrivo della primavera. Splendore cromatico in cielo? Sarà, anche se in terra le cose appaiono un po' più complicate. C'è una ragazza promessa sposa e una famiglia in crisi (causa tradimenti) da cui lei si reca come donna delle pulizie. Ne esce un ritratto di famiglia piuttosto complesso, urticante e assai poco ben augurante.