ma com'è che io ieri mi sono comprata questo delizioso abitino e oggi ancora un po' e mi ci vorrebbero le mutande di lana?
28 apr 2011
Vorrei correre da te…
Ma non riesco neanche a iniziare a pensare a provare a tentare
vorrei solamente poter respirare.
Non credevo toccasse a me riscuoti l'assicurazione.
La vita è uno sport sanguinoso e io sono davvero ridotto male.
E allora spingimi (nuovi stimoli)
tirami (nuovi stimoli)
insegnami nuovi stimoli
leccami (nuovi stimoli)
graffiami (nuovi stimoli)
regalami nuovi stimoli…
vorrei solamente poter respirare.
Non credevo toccasse a me riscuoti l'assicurazione.
La vita è uno sport sanguinoso e io sono davvero ridotto male.
E allora spingimi (nuovi stimoli)
tirami (nuovi stimoli)
insegnami nuovi stimoli
leccami (nuovi stimoli)
graffiami (nuovi stimoli)
regalami nuovi stimoli…
Ieri, parlando con un amico, gli ho confessato (forse più a me stessa che a lui) di avere l’autostima “altalenante”. Che poi bisogna anche essere bravi a tirarmi fuori certe cose, che so da sempre, ma che difficilmente condivido con altri. E, mentre facevo pulizia tra gli sms, ho letto un messaggio, dove un altro amico mi ha scritto che “potrei avere tutto, ma forse per non complicarmi ulteriormente l’esistenza mi accontento. E visto da fuori è un peccato”.
E ho dedotto che probabilmente, vista da fuori, do un’immagine di me stessa molto più… “realizzata” di quanto in effetti io non sia, o non mi senta.
Infatti, più tardi, mentre fissavo l’appuntamento per il settimo tatuaggio, mentre studiavamo il disegno, Claudio mi ha chiesto se lo volevo “nuovo o un po’ sgualcito”.
La risposta è stata “un po’ sgualcito, come me”.
Ha sollevato lo sguardo e mi ha detto: “Autostima a palate, eh?”
26 apr 2011
21 apr 2011
Tras(tul)larsi
Mercoledì è una delle poche sere della settimana in cui, teoricamente, potrei rientrare presto. Cosa che cerco di evitare come un attacco di ebola, onde preservare la mia salute mentale. Quindi mi trattengo in ufficio un po’ di più. E poi, quando si è fatta una certa, esco, e torno a casa.
Ieri sera sono arrivata e, dopo aver consumato svogliatamente un piatto di verdura, mi sono sdraiata sul divano. Tg, Law & Order e… ho riaperto gli occhi ed erano le 22.15. Non credevo di essere così stanca. Mi sono alzata e mi sono traslata nel letto.
Il sonno non mi ha seguita. In sottofondo la voce di Ben Harper… “I can change the world, with my own two hands… make a better place…”
Il mondo probabilmente non se ne è nemmeno accorto, ma io, con le mie mani, sono stata bene.
20 apr 2011
Oggi mi sembra venerdì
Solo perché sono andata al cinema ieri sera, invece che giovedì, come consuetudine.
Ieri sera sono anche riuscita a finire la pizza (cornicioni esclusi), mentre la volta precedente non ce l’avevo fatta, destando in me stessa medesima anche un po’ di preoccupazione.
Ho visto l’ultimo film di Nanni Moretti, “Habemus Papam”. E mi è piaciuto. Perché a me Moretti piace. E pure parecchio. Il film, che parla della fragilità di un uomo che è stato eletto papa e non ha la forza di sopportare il peso di una responsabilità così grande è un film lieve e massacrante al tempo stesso, dove l’ironia – per fortuna - non manca mai. Da vedere. Non fosse altro perché l’Avvenire invita a boicottarlo, in nome di un malcelato oscurantismo. E mettici pure che “todo cambia” è una canzone splendida.
Dopo, invece di andare nella solita pizzeria accanto al cinema, ci siamo spinte fino alla Libery, che la pizza con la mozzarella di bufala dopo cottura è una gioia per il palato. E abbiamo parlato di… ferie.
Ridimensionando un po’ il tiro. Che le due settimane a giugno sarà opportuno si riducano a una, magari in un posto vicino, tipo Costa Azzura, ad esempio, vuoi perché l’ipotesi del viaggio ad ottobre sembra realizzabile, vuoi perché sabato sera mi è piombato in casa l’imbianchino… (con cui avevo parlato a settembre, che sarà mai), per ridipingere casa. Anche l’esterno. Che il giallo scuolabus originario con gli anni è diventato un giallino sminchiatello che non si può guardare. E aspetto che mi arrivi con il preventivo. Che al confronto le lacrime amare di Petra von Kant faranno ridere.
19 apr 2011
Andare a piedi fino a dove non senti dolore solo per capire se sai ancora camminare. Sono le gambe piene di lividi, sono pensieri sempre più ruvidi.
Un lunedì sera come tanti, come tutti.
A casa dopo il massaggio. Ceni con tua madre quasi senza parlare, che ti sei stancata di sentire monosillabi come risposte.
Hai appena scoperto che il 2 giugno hai “vinto” il ponte e non sai cosa fartene, perchè quattro giorni in questa casa farebbero stramazzare un toro. Ma tu non sei un toro (e purtroppo non sei più nemmeno tanto vacca) e già sai che tornerai in ufficio stropicciata come uno straccio.
Nel frattempo muore il lampadario della cucina. Con la sola imposizione delle mani non ottieni alcun apprezzabile risultato, e desisti. Che essere fulminati va bene, ma solo in senso metaforico.
Mandi una mail lagnosa, mentre il tg continua a spargere informazioni.
Una notizia ti colpisce: la morte di Pietro Ferrero, ceo dell’omonimo gruppo. Stava percorrendo la strada che collega Città del Capo a Hout Bay, in Sudafrica. In bicicletta. Un allenamento defaticante, dicono al tg. Ti verrebbe da pensare che, se esistesse un Dio, avrebbe davvero uno strano senso dell’umorismo. Ma la cosa che ti colpisce, fondamentalmente, è che Pietro Ferrero aveva la tua età. E ti chiedi se tutto questo abbia un senso.
18 apr 2011
Darsi
Sabato sera, come sempre, mi sono data al cinema. Con sua bionditudine abbiamo visto "c'è chi dice no". Poi magari ne parlo. O anche no.
Domenica mattina mi sono data allo shopping, ma con moderazione. Rientrata a casa, ho dato in escandescenze, grazie alla poison-mamma, che per pranzo si e' tenuta leggera: 2 banane e un intero pacchetto di biscotti.
Siccome la carogna stava prendendo il sopravvento ho deciso di darmi alla bicicletta. Che sarebbe stato meglio darsi all'ippica. Ma in garage non ho un cavallo. E, anche se ci fosse stato un cavallo, metti che non avesse voglia. Non ero dell'umore adatto per accettare un rifiuto. La bicicletta se non altro non oppone resistenza. L'ho disincrostata dalla polvere, ho gonfiato le ruote e sono partita, chiedendomi per quale motivo un intera famiglia di ragni avesse eletto la ruota posteriore a loro domicilio.
Dato che vado in bici una volta l'anno, direi che per il 2011 sono a posto.
A posto si fa per dire. perché io a questo punto sarei anche disposta a dar via il culo, in cambio di un paio di chiappe un po' meno frollate.
17 apr 2011
C'è chi dice no
Un film di denuncia, girato coi toni lievi della commedia, ma con il pregio di far riflettere.
I tre protagonisti (Irma, medico precario, Max, giornalista precario e Samuele, ricercatore universitario - indovina un po' - precario) si rincontrano ad una cena di ex compagni di scuola dopo che ognuno di loro si e' visto soffiare il posto dalla nuova fidanzata australiana del primario, dalla figlia dello scrittore che ha pubblicato un best seller intitolato "il potere del merito", e dal genero idiota del rettore. Estranei a quel mondo di figli di, dopo aver abbandonato la cena salutando a medio alzato decidono di prendersi una rivincita a colpi di stalking.
Per non destare sospetti, si scambieranno le vittime e fra finti avvertimenti mafiosi, telefonate anonime, cani rapiti e auto incendiate, riusciranno nel loro intento, ma verranno scoperti da 2 solerti poliziotti che sono disposti a chiudere un occhio se i tre decideranno di fermarsi. Max, che nel frattempo ha ottenuto il posto grazie alla "segnalazione" del famoso scrittore ma non ha avuto il coraggio di confessarlo agli amici, e' quasi propenso ad abbandonare il piano, ma - di fronte alla delusione dipinta. sui volti di Irma e Samuele - decide di andare fino in fondo...
Agrodolce, ma non consolatorio.
15 apr 2011
Boris – il film
“E’ una foto di… papà?”
“Sì, è papà”
“Ed è… morto?”
“Sì, lì è morto. E’ la foto dopo l’autopsia”
Stanco di dirigere tristi fiction televisive, Renè Ferretti abbandona il set quando gli impongono di girare una scena del giovane Ratzinger che corre al ralenti.
Dopo mesi di inattività gli si presenta l’occasione di dirigere un film per il grande schermo, tratto dal best-seller “La Casta”.
Liquidata la vecchia troupe cerca i produttori, cerca gli sceneggiatori, cerca il fotografo di scena... per poi rendersi conto che lui è abituato a lavorare in un altro modo e richiama il suo gruppo “storico”.
Ma siccome le cose non sempre vanno come devono andare, alla fine dovrà adeguarsi suo malgrado alle regole che il sistema gli impone, e, se vuole l’attore Francesco Campo, deve prendere il pacchetto completo composto anche dalla “cagna maledetta” Corinna Negri…
Genuinamente feroce, per molti, ma non per tutti.

14 apr 2011
cos’avrà voluto dire? (i surreali dialoghi della poison con collega R)
Interno ufficio, pomeriggio inoltrato.
Personaggi e interpreti:
Poison (P) nella parte di impiegata modello.
Collega R (R) nella parte di impiegata bionda.
Poison è comodamente assisa alla sua postazione, che sta alacremente lavor scaricando da iTunes l’i.aggiornamento i.software per il suo i.nuovo i.telefono. Entra collega R, alla ricerca di un timbro. Ravana sulla mia scrivania fin quando non scorge l’i.telefono collegato al pc. Ed esclama (collega R ha 42 anni, così, pour parler): “uau, non sapevo che ti fossi presa l’aifon!”
Sollevo lo sguardo dagli occhiali da presbite e le dico “è vero, ho dimenticato di fare un proclama alla nazione, la settimana scorsa”.
R: “E’ una figata, vai sui social network in un secondo!”
La guardo con la stessa espressione che assumerei se, rincasando, trovassi settechilidigatto intento a sodomizzare il pinguino Luigi. Lei mi osserva. Sta aspettando una risposta.
P: “Non frequento i social network”
R: “Ah. E i video? I video? Su youtube in quanto tempo ci vai?”
La mia espressione passa dallo stupore al fastidio in tempi da WR e, siccome lei è lì, che aspetta un’ulteriore risposta, le dico: “Ma perchè cazzo dovrei andare a vedere i video su YouTube?”
R: “Ma… Allora… Perchè hai preso l’i.phone?”
Già. Perchè ho preso un i.phone?
Perchè e un bell’oggetto, fondamentalmente.
Personaggi e interpreti:
Poison (P) nella parte di impiegata modello.
Collega R (R) nella parte di impiegata bionda.
Poison è comodamente assisa alla sua postazione, che sta alacremente lavor scaricando da iTunes l’i.aggiornamento i.software per il suo i.nuovo i.telefono. Entra collega R, alla ricerca di un timbro. Ravana sulla mia scrivania fin quando non scorge l’i.telefono collegato al pc. Ed esclama (collega R ha 42 anni, così, pour parler): “uau, non sapevo che ti fossi presa l’aifon!”
Sollevo lo sguardo dagli occhiali da presbite e le dico “è vero, ho dimenticato di fare un proclama alla nazione, la settimana scorsa”.
R: “E’ una figata, vai sui social network in un secondo!”
La guardo con la stessa espressione che assumerei se, rincasando, trovassi settechilidigatto intento a sodomizzare il pinguino Luigi. Lei mi osserva. Sta aspettando una risposta.
P: “Non frequento i social network”
R: “Ah. E i video? I video? Su youtube in quanto tempo ci vai?”
La mia espressione passa dallo stupore al fastidio in tempi da WR e, siccome lei è lì, che aspetta un’ulteriore risposta, le dico: “Ma perchè cazzo dovrei andare a vedere i video su YouTube?”
R: “Ma… Allora… Perchè hai preso l’i.phone?”
Già. Perchè ho preso un i.phone?
Perchè e un bell’oggetto, fondamentalmente.
(il pinguino luigi)
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