12 ago 2011

Non ho l’età. O forse ne ho troppa.

Ieri sera, dopo una serata vagamente alcolica trascorsa a chiacchierare in una terrazza cittadina, dove un tizio un po’ fissato coi piedi femminili è riuscito a dire che ho un piede “nobile e altero” e che sembro un cubetto di ghiaccio che sprigiona calore (che bisogna già essere ubriachi duri per riuscire a dire minchiate del genere restando seri, va là), io e sua bionditudine, ci siamo accomiatate dalla piacevole compagnia, non prima di essere riuscite a rimediare un invito a cena per la settimana prossima.
Sono entrata in autostrada e, a un certo punto, mi sono resa conto che PER LA TERZA VOLTA avevo superato il casello. Mi sono insultata ad alta voce, per rendere meglio l’idea, e ho proseguito. Pronta a farmi la solita ventina di inutili km in più.
Invece, giunta in prossimità del “mio” casello, ho scoperto che, con quasi 24 ore di anticipo, esso era stato riaperto. Così, alle 2.00 facevo il mio trionfale ingresso in casa.
Oltre alla solita sveglia ne ho puntate altre due, in rapida successione. Che l’idea di dormire solo 4 ore mi faceva aumentare il sonno.
Infatti stamattina sono riuscita ad abbandonare il letto al suono della terza.
Il fatto che io abbia aperto il dentifricio e abbia iniziato a stenderlo sul rasoio e non sullo spazzolino da denti non è AFFATTO significativo.
E nemmeno il fatto che io oggi sia in giro con l’intimo spaiato.
Fatemi andare a dormire.
Che devo ancora sopravvivere al week end.



11 ago 2011

resistenza

Ovvero: come riuscire ad arrivare alla fine della giornata lavorativa e pensare che domani è l'ultimo giorno.
No, non sono io che vado in ferie. Ma ci andrà FINALMENTE la collega R.
Che per carità, mi fa anche ridere e stasera mi ha pure invitato a una festa molto alcoolica a casa sua.
O del suo vicino, o della sua vicina, non so. Forse è una festa di condominio.
Però.
Siccome che lei "surfa", è in partenza per le Hawaii.
Che ci sta.
Lascia fare, che alle Hawaii ci andrei pure io, anche se il mio rapporto con le tavole si limita a quelle dei ristoranti.
Nonostante uno dei miei film preferiti da sempre sia "un mercoledì da leoni" e quando sono stata in Australia sono andata in pellegrinaggio a  Bells Beach, dove è ambientata la scena finale di Point Break.
Che poi. Se un Keanu Reeves qualsiasi mi dicesse un "vieni qui" come quello che lui dice a Tyler mentre sono in acqua credo che potrei anche camminare sulle acque. Ma sto divagando.
Che se pensi a Keanu Reeves non è nemmeno così strano, dopotutto.
Sarà anche vero che il surf è uno stato mentale dove prima ti perdi e poi ti ritrovi.
E qua la collega R è partita avvantaggiata, ascolta me. Comunque, sperando che prima o poi si ritrovi, io, a parte che ormai so quasi tutto sui venti e sulle onde, è da un mese (un mese) che mi sto sucando la descrizione di tutti i negozi di Honululu, del concerto degli Human League e dei B52's (cioè, roba da gerontofili, mica pizza e fichi) nonchè di quello che indosserà al concerto degli Human League.
Di cosa conterrà il suo bagaglio, di come riuscire a far stare lo skateboard nel bagaglio a mano (vuoi passare da L.A. senza lo skate? oh ragazzi, ma siam pazzi?), che "dovresti provare, fa venire le chiappe durissime". Eh. Anche le caviglie ingessate son dure, ma alla mia età lascerei perdere l'approccio con lo skate, come dire. Poi sta cercando di capire se il trucco waterproof è davvero resistente all'acqua (che poi sei una surfista, mica una sincronette. Se anche non ti trucchi per entrare in acqua va bene uguale, secondo me).
Insomma, so che nella vita c'è di peggio (anni fa avevo una collega che al pomeriggio recitava il rosario), ma ascoltarla richiede impegno. E l'impegno comporta sacrificio. E il sacrificio presuppone una passione.
E io no. Ecco.


10 ago 2011

Just a perfect day...

...problems all left alone
Weekenders on our own

Che ogni tanto mi sorge il dubbio di essere vagamente borderline.
Ieri mi sembrava di essere in vacanza.
Una giornata in piscina con la bionda.
Un cielo terso, il sole caldo, l’acqua un po’ freddina, di quelle che quando entri non puoi star lì a bamblinare e inizi a muoverti prima che ti colga il congelamento coatto. Poca gente. La piscina tutta per noi.
Di leggere una pagina nemmeno a parlarne.
Mentre i libri ricevuti in regalo sono diventati 4.
Che, oltre alla Vargas e a Lansdale, ci abbiamo appoggiato sopra “La controvita” (grazie grazie) e, stamattina, sulla scrivania, ho trovato “Il leopardo”, dono del capo.
Abbandoni la piscina e vai a casa della bionda, che la tua è troppo lontana. Che poi è un attimo a sbagliare nuovamente il casello di uscita. Dato che lunedì sera, rincasando, l’ho fatto di nuovo. Sarà che mandare e.mail mentre stai guidando tende a distrarti, probabilmente.
Doccia, trucco e parrucco, e uscite. Che vi aspetta una cena da Eataly con Andrea Mainardi, lo chef di Officina Cucina.
E mentre attraversate la città semideserta e trovate parcheggio senza pudore vi dite che, come al solito, sarete circondati da vecchi babbioni, che solitamente il target è quello.
Vi registrate e vi dicono che sarete al tavolo n. 4, e intanto potete accomodarvi per l’aperitivo.
Finger food. Si inizia con una catalana di granchio, ottima. Poi arriva “UOVO”: trattasi di una specie di... zabajone? maionese? nel guscio d’uovo con tartufo. Interessante. Parecchio interessante. Decisamente interessante. Quindi del coniglio con insalatina di sedano e olive. Buona, nonostante fra me e i conigli non ci sia una grande passione. E poi un signor gambero in pasta kataifi con salsa di carote. Delizioso. Per accompagnare il tutto due bicchieri di pinot nero spumante, che scendevano in scioltezza.
Ci accomodiamo al tavolo. Questa volta le vecchie babbione siamo noi, poi ci sono una coppia che si è conosciuta mezz’ora fa, un posto vuoto (che c’è sempre qualcuno che non ce la fa ad arrivare) e una coppia di ragazzi verosimilmente eterosessuali e carini. Uno ha la faccia corrucciata. Scopriamo che si è fatto Sanremo-Torino col carro attrezzi. Adesso ha 700euro in meno sul conto e la macchina ferma, ed è venuto a questa cena non sa nemmeno lui perchè visto che – interviene l’amico – è un po’... “delicato”.
In pratica uno di quelli che mangia due cose in croce, e nemmeno di gusto.
Infatti (I know my chicken) quando dice: “non mangio la carne cruda” penso alla faccia che farebbe sentendomi ordinare un filetto grondante sangue... o mentre mi brillano gli occhi ogni volta che mi servono una tartare.
Parliamo un po’, e gli chiedo se ALMENO mangia i formaggi.
Lui mi risponde, poco convinto: “sì, i formaggi sì, ma non vado oltre il parmigiano reggiano”. Che non so tu, ma io me lo immaginavo mentre rispondeva ad una domanda simile: “sì, scopare sì, ma non vado oltre la posizione del missionario”.
Che poi a me questi personaggi un po’ così, non so perchè, ma mi incuriosiscono un sacco. E mentre dall’antipasto (insalatina di finocchi, arance, capesante e lumache alla bresciana) si passa al primo (risotto mantecato con taleggio e caviale) io riesco a dire che un uomo che sa cucinare ai miei occhi è più arrapante di Rocco Siffredi. L’uomo-che-mangia-due-cose scopriamo essere amante dell’insalata. La tristezza mi pervade, mentre lo vedo alle prese con l’agita-e-gusta. Dice che “più o meno” è vegetariano. Infatti, quando serviranno il secondo (guancetta di maialino da latte Vs guancetta di storione su salda di patate piccante) lui il maialino (che era buonisssssssimo) nemmeno lo toccherà. Stolto.
Il dolce è un tortino di pere cannella e polenta con gelato alla crema mantecato all’azoto liquido sul momento. Non dico niente. A parte che era troppo poco.
La cena è finita. Andiamo in pace.
E, mentre camminando ridiamo come due cretine, che ci viene sempre bene, pensiamo che è appena martedì, e che domani si torna in ufficio.
E torniamo a casa, ballando in auto sulle note di Surfin’ in USA.

8 ago 2011

Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare.

Ho un anno di più…
E anche un po’ di mal di stomaco, che, ad intermittenza, mi accompagna da mercoledì.
Ieri ho patito un po’.
Che lo so che il giorno del compleanno alla fine è un giorno come tutti gli altri, ma io avevo voglia di stare in compagnia. Per distrarmi un po’ e ridere. Che a me piace ridere.
E invece non c’era nessuno con cui farlo.
E ho macinato chilometri in auto, che quando ad un certo punto sono entrata in riserva e la macchina ha emesso un segnale acustico mi sono pure spaventata.
E sono tornata a casa.
Il mal di stomaco mi ha seguito. E’ venuto a letto con me. E stamattina – premuroso come un nuovo fidanzato – mi ha accompagnato in ufficio.
E sarebbe anche ora che si levasse dai coglioni.
Secondo il mio modestissimo parere.
Perchè è sempre meglio essere soli che male accompagnati.

5 ago 2011

Libery tutti

Il mal di stomaco non è ancora sparito del tutto, ma sono fiduciosa. Mi baso sulla teoria del “niente dura per sempre”, che difficilmente mi delude.
Ieri sera, visto che il masochismo non rientra fra le mie passioni, mi sono fermata in città per una pizza. Anche perchè era pur sempre giovedì, e io sono abitudinaria.
Uscita dall’ufficio mi sono messa alla ricerca di un completo intimo blu, perchè mi mancava. Adesso non più.
Poi ho raggiunto sua bionditudine e ci siamo spostati nella nostra pizzeria preferita, dove ci hanno raggiunti Max e la sua fantastica compagna. Che io adoro. Ecco, loro due sono il mio ideale di coppia perfetta.
E grazie ad amici pizza e birra, sono riuscita a regalarmi una serata serena, perchè fortunatamente riesco (ancora) a tenere separati i vari segmenti della mia vita, e a fare in modo che si incrocino solo di rado, che quando succede è un attimo incasinare tutto.
Poi, mentre tornavo a casa in autostrada, ad un certo punto ho realizzato che avrei dovuto uscire al casello prima, ma ormai era troppo tardi. Così, sorpassando il “mio” casello (quello chiuso), sono uscita a quello successivo.
Il rincoglionimento che avanza. Un regalo di compleanno che non ti aspetti.
Come non mi aspettavo questi due libri che invece sono arrivati... Grazie!


Stasera mi attende un aperitivo in trasferta.
Se riesco a tornare a casa sobria devo solo cercare di far passare il week end in qualche modo.
Che non pretendo ricchi premi e cotillons. Solo stare tranquilla.
E io sto tranquilla solo quando sono lontano da casa.

4 ago 2011

Correndo con le forbici in mano

Probabile che se cadi, rischi di farti male.
Che l’avevo detto che queste due settimane sarebbero state eterne, no?
Sì, l’avevo detto.
Appunto.
E, visto che dall’ultimo sclero erano passati ben 12 giorni, ieri sera abbiamo replicato. Che a perdere l’abitudine poi ci si illude di star bene, e non sia mai.
Salgo le scale.
Odore di cibo, fosse anche carbonizzato, assente.
Entro in casa.
Mia madre alla finestra, in piena escalation di lallazione senile, che ripete iih iih iih iih. Sul fornello il piatto di pasta che le avevo detto di prepararsi per pranzo. Cruda, come l’ho lasciata la mattina. Contrariamente a mia madre, che sembra abbastanza cotta.
Le chiedo cos’è successo, ma conosco già la risposta: “niente”.
Quando mai.
E’ un attimo. Mi va il sangue al cervello e inizio a dare in escandescenze, quando la cosa migliore sarebbe stata prendere e uscire. E invece no. Le preparo un sugo alla cazzo, sicuramente immangiabile, le cuocio la pasta bestemmiando e dicendole le peggio cose. Mentre affetto le zucchine mi viene voglia di farmi male col coltello. Ma lascio perdere, che di dementi in casa una è più che sufficiente. E mentre affetto piango e bestemmio, e mi mordo le mani fino a far uscire il sangue. Perchè se la rabbia che ho dentro la rivolgessi verso di lei non so come andrebbe a finire.
La pasta è pronta.
Le ordino urlando di mangiare ed esco.
Che devo portare due libri alla Lu. Ma sarei uscita lo stesso, a costo di camminare senza meta.
Mi vede arrivare e mi dice “ho sentito dal passo che sei incazzata”.
Fossi solo incazzata. Se fossi uscita in auto credo sarei andata a schiantarmi contro un muro.
Ho cenato con due caffè.
Sono tornata a casa e sono andata a dormire, senza dire una parola.
Alle 3 ero sveglia. Mal di stomaco. Vomito.
Stamattina il mal di stomaco era ancora lì.
Ci ho messo sopra 6 caffè.
Mi è stato consigliato di comprarmi il sacco e appenderlo in garage. Forse non è una cattiva idea.
Magari me lo regalo per il mio compleanno. Domenica.
Merda.

3 ago 2011

Nil adsuetudine maius

Ieri sera sono arrivata a casa alle 20.30.
No, non mi sono persa sulla statale. Solo che uscita dall’ufficio ho deciso di fare due passi in centro. E ci sono andata in macchina.
E ne ho approfittato per fare un po’ di shopping. Che il saldo al 70% è così accattivante che non vedo per quale motivo dovrei opporgli resistenza. E poi, percorrendo la mia bella strada statale, sono tornata a casa. Dove ho passato la serata succhiando Rossana. Che non è una mia amica. Insomma, una di quelle serate così noiose, ma così noiose che sono annoiata ancora adesso. E quando sono annoiata vado a vedere le chiavi di ricerca con cui la ggente arriva a questo blog. Ma soprattutto a quell'altro.  
Tralasciando le innumerevoli varianti sul tatuaggio, manco io fossi un’esperta, nell’ultimo mese troviamo, fra le altre:
- mangiare donk a colazione: io sostengo da sempre che un’alimentazione varia è importante e che ognuno, a casa sua, può mangiare quello che vuole. Il fatto che io non abbia la più pallida idea di cosa sia un donk, in fondo, è del tutto marginale.
- massaggio umoristico: per il poco che so, credo abbia a che fare col tickling.
- senza intimo: sì, va bene, ogni tanto capita. Ma non vedo dove stia il problema.
- la Gelmini in gonna o in pantaloni: un bel dilemma, lo riconosco.
- donne hard fucked Namibia: ehm. beh, che c’è da guardare?
- mordere pisello: secondo me non è cosa. ma se proprio non riuscite a trattenervi, fate in modo che sia molto ma molto delicato. No, non così. PIU’ delicato.
- come leccare pene: con la lingua, sciocchina.
- uomo e donna ubriachi: solitamente si ride un sacco. poi si dorme.
- patonza anni ’80: no grazie.
- i neri hanno il ritmo nel sangue: eh, mica solo quello.
- erotismo sul divano: io preferisco comunque il letto. Sul divano, molto meglio l’autoerotismo.
- microclisma gay – polinesiano gay – omosessuali nudi – gay nudo: no, ragazzi, ma per chi mi avete preso?
- zia cesira: cazzo, i miei cugini leggono il mio blog!
- Chris O Donnel nudo pene: sicuramente è un bel vedere, non lo metto in dubbio.
- lei si mette le calze: oh, pure io se è per questo. ma spero di non farlo fino ad ottobre, almeno.
- metanetamine: allora, se hai deciso di drogarti, almeno documentati. Si scrive metanfetamine, somaro.
- airfrans: un altro, intrippato coi viaggi. Ma dove cazzo pensate di andare, se non sapete nemmeno scrivere?
- mordere la banana insieme: solo una cosa vi chiedo: perchè?
- fammi godere: prima tu, dai.
- zero numeri parimpari: eh?
- tatto per ragazzi senza cervello: sono senza cervello, a che serve avere tatto? come? non era tatto inteso come sensibilità ma tattoo inteso come tatuaggio? ma tutti qua gli analfabeti?
- prima della partenza è bene verificare l’operatività sugli appositi terminali: ma se le cose le sai, cosa cerchi?
- gnifido: credo sia parente di urfido, ma potrei sbagliarmi.
- foto Sara troia di Cuneo: non conosco nessuna Sara, a Cuneo. Only, tu la conosci?  


2 ago 2011

Cosa vuoi che sia?

Che il fatto che tu sappia le cose con il giusto preavviso non significa che tu ci possa arrivare preparata, diciamocelo.
Così, quando hai visto il cartello che annunciava la chiusura del casello autostradale dal 1° al 12 agosto hai pensato, fra te e te “ma chi, ma come, ma che cazzo?” e hai iniziato a studiare i possibili percorsi alternativi. E ieri mattina hai sperimentato il primo. E sulla provinciale, che tu percorri per tua scelta solo quando hai voglia di guidare senza meta, oppure quando vai in bici, hai dovuto seguire per 5 km una mietitrebbia. Che il carro funebre al funerale di tuo padre andava quasi più veloce.
Ieri sera hai deciso di provare il percorso nambertciù. E hai stabilito di depennarlo dall’elenco dei percorsi alternativi. Ad agosto. Immagina a novembre.
Che mentre guidavi ti chiedevi per quale motivo ti trovassi lì. E poi sei arrivata a casa.
Dove – visto che le disgrazie non vengono mai sole – ieri si inaugurava il periodo della poison-mamma-con-badante-in-ferie.
Mantieni la calma, mantieni la calma, mantieni la calma... Niente. Non ce la posso fare. E ci provo. Così, ieri, senza dire una parola e per non dare in escandescenze, prima che i vicini chiamino la neuro (e non per mia madre) mi sono vestita, e sono uscita in bicicletta. Pensando che pedalare potesse aiutarmi a far evaporare il nervoso. Perchè sotto sotto resto un’ottimista. Un’inutile ottimista.
Sono tornata a casa non perchè fossi stanca, ma perchè iniziava a far buio. Il nervoso non mi era passato, e nemmeno la doccia è riuscita a rilassarmi.
Stamattina mentre il fratello di nino d’angelo, ma con il caschetto castano (e qua sorge spontanea la domanda: ma tu, maschio del 2011, ma quando ti guardi allo specchio con quei capelli che erano fuori moda già 20 anni fa, non ti senti così irrimediabilmente... pirla?) tentava di entrarmi in macchina senza scendere dalla sua, bruciando uno stop che nemmeno se ti impegni riesci a non vedere, ho iniziato la giornata. E ho decretato che io ODIO la strada statale. E intanto penso al giro da fare stasera, in bicicletta. Perchè sarà di nuovo ora.

1 ago 2011

Luglio col bene che ti voglio (sei finito anche tu)...

Alla fine la proposta indecente è arrivata.
Spegnete subito le luci rosse, che tanto non si parla di sesso droga & rock’n’roll, ma di cibo. Che tanto i piaceri della tavola hanno preso il posto di quelli del letto, da un po’ di tempo a questa parte. E no, non me ne sto facendo un vanto, è una semplice constatazione. Che poi io sia assolutamente disponibile a mangiare in camera e a trombare in cucina è un altro discorso. Che non affronterò.
Non ora. Non qui.
Dove andiamo, dove non andiamo, ma voi due ve la tirate, ma figurati, io faccio finta, io no me la tiro davvero, alle 20.30 va bene? ok, prenoto.
Buonasera, avete un tavolo per quattro per sabato sera alle 20.30?
Bene, grazie, arrivederci.
Il sabato mi vede assente ingiustificata in piscina e costretta nei panni della casalinga, ma, se non altro, senza quella fastidiosa ricrescita che turbava il mio senso estetico. Soprattutto dopo che mi è stato detto che sono un po’ civetta. Quando io credevo di essere un’oca. Cialtrona, fra l’altro, razza pregiata.
Poi, all’orario e indirizzo prestabilito, le due donne che se la tirano, l’uomo che lo pensa e ce lo dice pure e la sua splendida donna si ritrovarono e, ancor prima di far partire il giro di baci e saluti, si guardarono perplessi scoppiando a ridere. Perchè all’indirizzo del ristorante c’era effettivamente un ristorante, ma non IL ristorante che noi (ehm, io) avevamo prenotato. Cosa facciamo, cosa non facciamo, ci baciamo e salutiamo e poi entriamo.
Va bene che siamo a fine luglio e oggi era giornata da bollino rosso in autostrada per via del signor Esodo, ma insomma.
Si avvicina un cameriere, e gli dico: “Probabilmente noi abbiamo una prenotazione, ma...” lui, che se non altro è onesto, ci dice “...ma avete prenotato da Carlo. Non è più qui, però anche noi facciamo pesce...”
(e avete il locale deserto, qualcosa vorrà pur dire, aggiungerei io se non fossi il gran pezzo di diplomatica che sono).
“Magari la prossima volta, ormai abbiamo prenotato di là...”
E ci incamminiamo verso la nuova sede del ristorante. Che ha smesso i panni della trattoria un po’ rustica priva di un menu stampato e che accetta solo contanti per diventare un locale spazioso, luminoso ed elegante ma senza strafare, con un (signor) menu e una delizioso POS in bella vista all’ingresso. E, signori, mentre il prosecco superiore evaporava lento, noi ci siamo goduti una gran cena. Nonostante la presenza di un donnino col calzino in lamè, degna compagna dell'emulo di Gil Cagnè col calzino a righe. Che sarà pur vero che dio li fa e poi li accoppia, ma se ogni tanto si limitasse ad accopparli non sarebbe meglio?
E così ieri, per smaltire gli stravizi, ho disertato di nuovo la piscina, e sono andata in montagna. Oddio, montagna, eravamo a 1000 metri. E’ già montagna a quell’altezza lì? e... ho giocato a pallavolo. E pure discretamente. Che non so se vale lo stesso discorso della bicicletta, che quando hai imparato non te lo dimentichi, comunque i miei legamenti sono ancora tutti apparentemente interi, e riesco a deambulare come niente fosse.

I just want your extra time and your

kiss..