4 feb 2011

DONNA CHE RIVENDICHI IL TUO DIRITTO A ESSER DONNA, SEI SICURA DI ESSERE DONNA?

Il test, che non ha valore scientifico e non potrà essere usato contro di voi in tribunale, è stato partorito dalla mente malata di quel genio di non.sono.io.
Visto che la mia, di mente, è solo malata ma non geniale, mi sono limitata a sottrarglielo con destrezza. Cosa che non mi riesce nemmeno molto bene, considerato che sono mancina.
Lui ha creato solo le risposte a) b) e c).
Quindi, in molte ipotesi, voi troverete anche la risposta dee.

1 - Di fronte ad una vetrina imbandita di scarpe voi:
a) Cercate di mettere in vendita il rene sinistro per comprarvi quel modello composto di una suola di caucciù color finta pelle, con due laccetti addobbati da due brillantini rigorosamente falsi, del valore di appena duecentocinquanta euro, perché ce l’ha anche Ilary Blasi.
b) A voi sta sulle palle Ilary Blasi per questo la vostra scelta cade sull’altro modello, quello che assomiglia agli stivali degli esquimesi, anche se è agosto, perché amate la tendenza è vero, ma in fondo in fondo siete sobrie.
c) Passate oltre perché siete piene di scarpe e non avete necessità di un
nuovo ridicolo modello.
dee) delle scarpe di Ilary Blasi non me ne può fregar di meno. Se mi piacciono e mi stanno bene le compro. E’ inutile che tu mi chieda se ne ho bisogno. Avrei scarpe in eccesso anche se avessi 20 paia di piedi.

2 – Considerate il rito di rifare il letto la mattina prima di uscire:
a) Una necessità vitale.
b) Una tossicodipendenza.
c) Un’inutile perdita di tempo visto che tanto domani mattina dovrete rifarlo.
dee) più che una perdita di tempo al mattino non se ne parla per assoluta mancanza dello stesso.

3 – Se un uomo vi invita al ristorante:
a) Ordinate il piatto più costoso affiancandoci un vino di cui berrete solo un sorso ma il quale costa più del piatto più costoso moltiplicato per il prodotto interno lordo del Belgio, perché tanto siete sicure che non pagherete voi.
b) Alla fine della cena proporrete un pagamento alla romana, sicure che tanto l’uomo non vi permetterà di pagare.
c) Pagate voi insistendo sull’eguaglianza dei sessi in tutti i campi (vabbè questa è una cazzata utopica, ma non sapevo che mettere come terza opzione).
dee) ordino quello che mi piace a prescindere dal prezzo. E il vino, non piacendomi particolarmente e non capendone una beata minchia, lo lascio scegliere a lui. E se un uomo MI INVITA do per scontato che sia lui a pagare.

4 – Sempre al ristorante:
a) Vi abbandonate ai piaceri del palato pagando questo peccato con sei mesi di insalata scondita.
b) Ordinate un’insalatina a cui accompagnate due grissini integrali costringendo il vostro accompagnatore a domandarsi che cazzo ci siete venuti a fare al ristorante.
c) Mangiate come farebbe qualsiasi mammifero davanti a del buon cibo senza sensi di colpa e senza far notare agli astanti che “oggi non so cosa mi è preso di solito non mangio così tanto” (questa ha fatto ridere pure a me)
c – senza se e senza ma.

5 – Le scarpe con il tacco sono:
a) Un indispensabile strumento di seduzione.
b) Un obbligo, visto che siete alte un metro e cinquanta.
c) Un modo come un altro per farvi prendere per il culo quando camminate per strada, a causa dei tentativi disperati di rimanere in equilibrio a cui vi sottoponete inutilmente dato che mentre voi credete di attirare l’attenzione per l’altezza del tacco, gli uomini stanno tutti concentrati sulla vostra scollatura.
dee) un indispensabile strumento, visto che siete alte poco più di un metro e cinquanta, e, per fortuna, riuscite a camminarci senza sembrare Pollyanna reduce da Lourdes.

6 – Di solito sotto la gonna portate:
a) Gli slip rosa di Snoopy capaci di far passare la libido pure a Berlusconi
b) Due elastici che tentano di contenere inutilmente due chiappe grosse come la pancia di Ferrara.
c) Mutande pizzate modello “mia nonna con queste ci ha fatto sette figli”.
dee) slip brasiliani, a prescindere. gonna o pantaloni non fa differenza. Se c’è in programma la serata maiala (ti piacerebbe, eh?) anche niente.

7) Per dormire indossate:
a) Pigiama rosa di Snoopy per non rischiare che qualcuno si ecciti nonostante gli slip dello stesso tipo.
b) Completino comprato su E-bay di cui si dice appartenesse a Ilona Staller anche se addosso a voi sembra più l’immagine di una campagna contro la vivisezione.
c) Tuta proveniente dal Bangladesh come vi ha certificato il venditore ambulante.
dee) tutone felpato d’inverno, di provenienza ignota, t.shirt in estate. Le mezze stagioni? Non esistono.

8) Sesso in automobile:
a) No per carità che mi si rompono le unghie dove ho appena finito di pitturare l’Urlo di Munch.
b) Mai prima del quinto cocktail.
c) Perché no.
dee) non più. C’ho un’età!

9) Il vostro uomo ideale:
a) Simpatico, anche se dotato di fisico in vistosa decadenza
b) Bello e muscoloso, anche se esentato dalla facoltà di pensare
c) Un portafoglio di coccodrillo.
dee) non l’hanno ancora inventato

10) Quanto provate un orgasmo:
a) Infierite sul vostro amante con morsi, unghiate e calci sulle palle come le foche artiche.
b) Urlate come se qualcuno vi stia infliggendo la tortura dell’impalatura.
c) Orgasmo?
la b. ma con classe.

11) Al semaforo:
a) Aspettate il violetto chiaro perché il verde non si abbina alla borsetta.
b) Approfittate del semaforo rosso per mettervi i capelli in piega.
c) Cosa è il semaforo?
dee) parto quando scatta il verde. Cosa che dovrebbero fare anche quelli davanti a me.

Soluzioni:
Prevalenza risposte “A”: Complimenti siete una vera donna! Però per favore non fatevi vedere in piazza il 13…
Prevalenza risposte “B”: Non vi spaventate: non avete niente che non possa passare con due o tre anni di Prozac.
Prevalenza risposte “C”: Sareste pure persone normali, se la natura non vi avesse costretto a nascere donna.
Prevalenza di risposte “DEE”: Sei mia sorella.

3 feb 2011

u pilu è per sempre

A differenza di Cetto Laqualunque a me u pilu non piace.
Quindi, oltre a depilarmi con una certa regolarità, evito di comprare maglie pelose che siano d’angora piuttosto che di mohair piuttosto che di qualsiasi filato che non sia rasato.
Quasi sempre.
Ieri in pausa pranzo ho fatto un giro nel negozio che, durante i saldi, mi dà sempre un sacco di soddisfazioni. E, oltre a una tunica in seta che - se si esclude il fatto che mi fa due tette spropositate - mi sta abbastanza bene, ho comprato un cardigan grigio e nero, bordato avorio.
Come? La tunica non c’entra, sono io che HO due tette spropositate? Ah, d’accordo.
Comunque ieri sera torno a casa e, nel mostrare gli acquisti alla poison.mamma butto un occhio alla composizione dei capi. E’ stato lì che ho scoperto:
a) che la tunica è in seta.
b) che il cardigan è un misto lana, cotone, nylon e... angora.
Mi stupisco della presenza dell’angora, anche se in percentuale infinitesimale, e mi dico che, visto che siamo appena entrati nell’anno del coniglio, un po’ d’angora ci può stare, tanto nemmeno si nota.
Errore.
Stamattina mi metto il cardigan (che per la tunica di seta fa ancora troppo freddo) sopra a un paio di pantaloni neri.
Se c’è una cosa che non sopporto (fra le millemila cose che non sopporto) sono i peli sui vestiti, infatti sono un’utilizzatrice seriale di spazzole adesive.
Che dovrò ricordarmi di mettere in borsetta.
Perchè ho passato la mattina (e credo che mi ci dedicherò anche per buona parte del pomeriggio) a togliere pelucchi angorosi dai pantaloni.

2 feb 2011

Minchia, che problema!



Sempre sabato, sempre a Milano, visto che con la cultura non abbiamo avuto troppa fortuna, ci siamo dedicate allo shopping.
Lo so, son drammi che segnano.
Per farla breve, son tornata a casa con un delizioso tailleur blu di Les Copains, che sua bionditudine ha definito da "vecchia signora".
Per poi ricredersi quando l'ha visto indossato.
Ma veniamo al problema.
Di che colore metto le calze???

1 feb 2011

e va bene non ricordarsi i sogni. ma perchè quelli orribili sì?

Si mormora che tutti noi sogniamo. Quindi diamo per certo che sia vero.
Io – salvo rari casi – difficilmente ricordo quello che ho sognato. E, le rare volte in cui me lo ricordo, ad esclusione di quella volta che ero in un letto con Johnny Depp e mi sono svegliata esattamente un nanosecondo prima che il buon Johnny iniziasse a ravanarmi nelle mutande, sono sogni orribili.
Che poi se ci pensi anche il fatto che non saprai mai come possa essere Johnny Depp mentre ti ravana nelle mutande di per sé è orribile, ma tant’è. Per saperlo mi toccherà scrivere a Vanessa Paradis, immagino.
Stamattina, al risveglio, ricordavo perfettamente quello che ho sognato.
Ero in macchina, e dovevo andare a recuperare la biondina da qualche parte, perchè dovevamo andare in qualche posto (ok, forse quel “perfettamente” che ho scritto prima era un po’ eccessivo). Per raggiungere l’autostrada ho preso una stradina secondaria, che da ragazzina percorrevo in bicicletta con le amiche. Passa attraverso boschi, vigne e puttane, e sbuca su una strada provinciale mediamente trafficata. Nel sogno la stradina era identica, ma sbucava su una specie di piazzola di sosta di una tangenziale.
Dove io sono sbucata. E, nel preciso istante in cui arrivavo nella piazzola mi accorgevo che nella mia auto erano entrati due insetti.
Orribili.
Enormi.
Uno era lungo una dozzina di centimetri, a forma di pannocchia, con gli occhi e le zampe. L’altro era un terribile incrocio fra uno scorpione e una farfalla, pieno di zampette, che in Alien 27 avrebbe sicuramente fatto la sua porca figura.
Potrei acarezzare una pantegana bagnata, ma di fronte a un qualunque insetto un po’ più elaborato di una mosca io perdo il controllo. Anche nei sogni.
Quindi sono uscita dall’auto di corsa, agitandomi come una danzatrice del ventre epilettica.
Essendo la piazzola di sosta in questione adusa allo stazionamento più o meno temporaneo di battone, alla vista della sottoscritta in preda al ballo di san vito due vetture si fermavano immediatamente, chiedendomi quale fosse la mia tariffa.
Dopo aver mandato garbatamente a fare in culo il primo automobilista mi avvicino al secondo, spiegandogli, in italiano aulico, che deve assolutamente aiutarmi a liberarmi dagli insetti.
A questo punto – siccome un vaffanculo - a differenza di un diamante - non è per sempre, interviene il primo automobilista, chiedendomi per quale motivo non avessi scelto lui.
E poi dicono che le donne son complicate.

31 gen 2011

Provinciali in gita

E’ sabato.
Approfittando del fatto che ho trascorso la settimana a fare la badante a mezzo servizio alla poison.mamma, mi sono “ritagliata” un sabato libero e, d’accordo con sua bionditudine, abbiamo programmato una trasferta milanese. Che noi torinesi farlocche, checché se ne dica, il fascino di Milano un po’ lo subiamo.
Dal cielo scende qualche fiocco bianco con la parvenza di neve, ma Paolo Sottocorona mi ha detto di stare tranquilla, che oggi non nevicherà. Quindi parto. Recupero s.b. sulla Torino-Milano e si va.
Che noi torinesi farlocche a Milano ci sappiamo muovere, ma a piedi. Perciò dopo aver parcheggiato e preso la metropolitana, arriviamo in San Babila. Perchè c’abbiamo dei programmi, noi. E essi programmi consistono in: perlustrazione di Gap e Banana Republic, spostamento a Palazzo Reale per vedere la mostra di Dalì prima che chiuda e poi, eventualmente, anche un giro al vicino museo del 900 approfittando del fatto che è a ingresso gratuito fino alla fine di febbraio.
Pranzo in Brera, mostra di Mick Jagger e Marco Anelli allo spazio Forma e ritorno a casa.
Mentre attraversiamo piazza del Duomo vediamo che al museo del 900 c’è parecchia coda, ma, paragonata al serpentone di folla che attende paziente (o ibernato?) davanti a Palazzo Reale, non è nulla. Ho già visto altre mostre a Palazzo Reale ma una fila come quella di sabato mattina io non la ricordo. Ma, soprattutto, non sono disposta ad affrontarla. Che la mia pazienza si è esaurita nel 1998, dopo aver passato un pomeriggio novembrino intrisa di umidità veneziana in attesa di entrare a Palazzo Grazssi per vedere la mostra sui Maya. E all’epoca ero pure più giouvine.
Cambio programma in corsa, si va a vedere Mick Jagger alla Forma. Una settantina di scatti che ritraggono l’istrionico Mick dagli anni 60’ ai giorni nostri, fotografato un po’ da tutti: Cecil Beaton, Anton Corbjin, Annie Leibovitz, Peter Lindbergh, Herb Ritts, Karl Lagerfeld, Bryan Adams.
Usciamo di lì e andiamo a pranzo. Ho mangiato – anche - una fetta di torta di latte e mele, spolverata di cannella, davvero fantastica. Che non c’è nulla che mi dia più soddisfazione di ordinare un dolce e scoprire che non solo è bello da vedere, ma pure buonissimo...
Per scrupolo ripassiamo davanti a Palazzo Reale. Se possibile la coda è ancora più lunga che al mattino.
Desistiamo. Sono certa che Dalì se ne farà una ragione.
Io del resto me la sono già fatta.
Magari, visto che la mostra aveva inaugurato a settembre, la prossima volta mi sveglio prima.

28 gen 2011

VALLANZASCA – Gli angeli del male

Il poison.sottotitolo: “con quell’accento un po’ così… (che abbiamo noi che a Milano non ci siam mai stati)”
Non so. 
Lungi da me volermi schierare con quelli che è sbagliato o con quelli che è giusto, devo ancora capire se il film mi è piaciuto oppure no. Cosa che, quest’anno, mi sta capitando un po’ troppo spesso, direi. Quindi son pronta a credere che non sia colpa dei film, ma mia. 
Ve la faccio breve perchè tanto la storia è nota, e quelli della mia eta Vallanzasca se lo ricordano bene. Quelli più giovani magari no, ma si possono documentare ovunque (tranne qui).
Il film parte da uno dei tanti carceri in cui Vallanzasca è stato rinchiuso e, in quasi due ore di flash-back ripercorre la “carriera” del criminale, dal carcere minorile alla sua cattura dopo un periodo di latitanza successivo alla sua ennesima evasione, nel 1987, passando attraverso rapine, rapimenti, la faida con Francis Turatello con cui diventerà poi amico durante un periodo di detenzione comune, fino a diventare testimone delle nozze che Vallanzasca celebrerà in carcere con Giuliana Brusa, una delle innumerevoli ammiratrici che gli scrivono in carcere. 
Francis Turatello (interpretato magistralmente da Francesco Scianna) verrà ucciso nel carcere sardo di Badu’e Carros da Pasquale Barra, detto o ‘nimale. Dopo averlo accoltellato Barra lo squarterà, mordendogli alcuni organi interni. Per fortuna nel film questo non ci viene mostrato, forse perchè è un film su Vallanzasca e non su Turatello, ad esempio. 
Bravi tutti, da Kim Rossi Stuart al già nominato Scianna, passando per Filippo Timi, sgradevolissimo nella parte dell’amico fraterno poi complice quindi tossico e infine infame, per finire con Paz Vega, che indossa delle parrucche strepitose e Valeria Solarino che, oltre che brava – mi ripeterò - per me è bella bella bella bella bella bella. 
Nella parte del padre del bandito c’è Gerardo Amato, che da giovane era un gran bel tipo e che, casualmente, è fratello del regista.
Ma... di attori milanesi che non forzassero così tanto l’accento, rendendolo a volte fastidioso e spesso ridicolo, non ce ne sono? Così eh? Per curiosità. 

21 gen 2011

mea culpa – La versione di Barney

Lo ammetto. 
Il libro di Mordecai Richler io non l’ho (ancora) letto.Giace nella mia libreria da una decina d’anni, intonso. Se si esclude lo strato di polvere. Incredibilmente, proprio in Italia, questo libro è stato un clamoroso successo editoriale. Ovviamente io, non avendolo ancora letto, non vi posso spiegare il perchè. Quindi, con la sicurezza di non rimanere delusa, in quanto priva di termini di paragone, ieri sera sono andata al cinema. A parte i trailer e il libro che non ho letto, tutto quello che sapevo del film mi veniva dal post del dottor Piazza. E, sinceramente, l’idea di passare buona parte del film a piangere mi attraeva quanto “passare un avocado sulla grattugia per il formaggio” (cit.*).Ma, alla fine, quando il film stava iniziando un po’ ad annoiarmi, non ho pianto. Nemmeno un po’. Sta a vedere che – oltre che stronza – sono anche cinica. 

* questa è la frase completa, che uno straordinario Dustin Hoffman, nella parte del padre di Barney, gli dice ad un certo punto: “So quanto può essere duro il matrimonio. All’inizio è tutto un susseguirsi di pranzetti, pompini e la-di-da; è tutto fantastico. Poi incomincia la vera vita. Tu torni a casa dal lavoro e la sola cosa che desideri fare è scopare, mentre loro vogliono soltanto parlare. E ben presto ogni giorno è come passare un avocado sulla grattugia per il formaggio: nelle tue mani tutto sembra merda”. Devo ricordarmi di mettere un avocado nella lista della spesa, domani.

10 gen 2011

Siete rientrati tutti? Bravi.
Io son (quasi) sempre stata qui. A parte gli ultimi quattro giorni, che qua si han da consumare le ferie, e via di ponti “forzati”.
Il giorno dell’epifania mi ha visto aggirarmi, senza scopa e senza cappello, dalle parti di Torino Sud, dove, assieme ai soliti sospetti, ci siamo ritrovati da Eataly, dove, dopo aver bamblinato e pranzato, la sottoscritta, che continua ad indossare i panni anche abbastanza comodi della casalinga-per-forza, si è esibita in una veloce spesa, consistente in: 1 pacco di pasta, 1 pacco di grissini, 1 formaggio caprino, 1 confezione di bresaola di bufalo (non chiedetemi com’è, non l’ho ancora assaggiata) 1 pacco di biscotti al cacao farciti di crema al cacao, 1 etto di castagne secche morbide (che è una contraddizione in termini, lo riconosco, ma non saprei come altro descriverle) e un barattolo di crema spalmabile (nel mio caso cucchiaiabile) alle nocciole. E dire che l’unica cosa segnata nella mia lista della spesa mentale era la pappa del gatto. Ma da Eataly non la vendono.
Quindi ci siamo trasferiti poco più in là, alla Pinacoteca Agnelli, per visitare, oltre alla collezione permanente, la mostra “China Power Station”. Di cui non parlerò, perchè, oltre ad essere ignorantissima in materia, di fronte all’arte contemporanea rimango spesso e volentieri basita e perplessa. O confusa e insoddisfatta. Perchè non so voi, ma io, di fronte ad un’esposizione di saponette più o meno colorate e più o meno usate, intitolata “Who has stolen our bodies?” assumo la tipica espressione da pesce rosso in boccia piccola… e mi interrogo sul chi e sul come, ma soprattutto sul ma che cazzo?
C’è da dire che rimango turbata per pochissimi istanti, e, il più delle volte, quando torno a casa mi sono già dimenticata (quasi) tutto quello che ho visto.
Venerdì, oltre ad aver finalmente comprato la pappa per settechilidigatto, ho oziato.
Sabato ho continuato la mia attività turistico-culturale per andare a vedere le mostre fotografiche che io e s.b. si voleva andare a vedere a inizio anno. Perchè avrebbero dovuto concludersi il 9. E invece sono state prorogate fino alla fine del mese.
La mostra sull’Islanda è davvero interessante. E, vi dirò, una vacanza da quelle parti, rigorosamente nella stagione calda, non mi dispiacerebbe affatto.

5 gen 2011

aspettando l’epifania che tutte le feste si porta via

Sai che fatica. Quest’anno ci ha già pensato il calendario, accorpando 25 aprile e pasquetta in un unico giorno, facendo cadere il 1° maggio, nonché natale e capodanno p.v. di domenica, e ferragosto di lunedì. Però ci restano il 2 giugno e l’8 dicembre, che cadranno di giovedì, e il 1° novembre, martedì. Sempre che io non sia in possesso di un calendario taroccato. Vi abbiamo trasmesso il poison-almanacco delle festività. Se continuo così mi assumeranno a studio aperto. A proposito di tarocchi, ieri sera a cena la Tiz ci raccontava che qualche giorno fa, durante la sua permanenza forzata in un aeroporto londinese, abbia potuto osservare un italico ragazzino che indossava un giubbotto taroccato.
Calmi. La Tiz non è né una snob nè una fashion victim che solitamente nota queste cose, ma, di fronte ad un giubbotto recante la scritta “eNporio armani” non ha potuto esimersi. Poi siamo andate al cinema, a vedere “American Life”, che è un film carino, con alcune battute deliziose (“Non è che i tuoi siano di grande aiuto” “I miei sono morti”) e uno sguardo disincantato sull’american way of life abbastanza desolante. Tornata a casa quasi a mezzanotte una persona normale andrebbe a dormire. 
Io no. Mi sono messa a… stirare. 
Lo so, non credevate potessi raggiungere simili picchi di perversione. Fatevene una ragione. Ricevo un messaggio da un amico, a cui rispondo dicendogli appunto che sto stirando. Cosa che, secondo me, riuscirebbe a tramortire i peggio pensieri erotici anche a Priapo. Errore: nuovo sms: “che ti farei sull’asse da stiro…” Rispondo: “mi faresti male, perchè non reggerebbe il peso!”
A parte ciò, stamattina – come tutte le mattine – ascoltavo la radio, in auto. Intervista a Roberto Bolle. Bla bla bla, bla bla bla e poi l’illuminante domanda dell’intervistatrice che più o meno, in parole povere, gli chiedeva quanto avessero contribuito al suo successo la bellezza e un corpo perfetto. E il Bolle a schermirsi dicendo che più che la bellezza e il corpo avevano contato l’impegno e lo studio, e il sacrificio, e la rava e la fava. Roberto, va bene tutto, per carità. Passi la bellezza, che, siamo d’accordo, non è requisito fondamentale, ma come la mettiamo se madre natura, beffarda, ti avesse fatto nascere nel corpo di Alvaro Vitali? 



3 gen 2011

Vuoi perdere peso? Chiedimi come!

Sottotitolo: “se il buongiorno si vede dal mattino vorrei fosse già ora di andare a dormire”.
Care lettrici, cari lettori (ho ascoltato il discorso di Napolitano: si nota?) il 2011 non mi ha portato né saggezza né maturità. Così, se avevate dei dubbi, dissipateli. Anche per quest’anno la poison resta la solita inguaribile cialtrona di sempre. Siete contenti? Eh, lo immagino. Ne avete ben donde.
Ma torniamo a noi. Anzi, a me...
La cena a casa della Stefs (vegetariana, ad esclusione di uno strolghino portato in dono dalla sottoscritta) è stata ottima ed abbondante, con alcuni piatti decisamente interessanti, come l’insalata calda di radicchio-belga-scalogno-e-datteri. Dopo aver affrontato anche i dolci ci siamo trasferiti sul divano, per la visione di un (brutto? di più) film.
Il programma originale prevedeva “Il senso della vita”, ma, non si sa perchè, si è optato per la visione di un dvd acquistato su una bancarella di un mercato rionale, tale “SPUN”, del 2002, ignoto ai più. O, perlomeno, ignoto a noi quattro. Solita storia di tossici sfigati, ma con un cast nemmeno così scrauso: Jason Schwartzman, Mickey Rourke, Brittany Murphy (R.I.P.), John Leguizamo, Mena Suvari, Debbie Harry, Eric Roberts ecc.
Il film inizia con la voce fuori campo del protagonista (Schwartzman) che dice:
“Speed, met, crystal, crank, merda, droga, botta, flash, fumare, tirare, bucarsi… dite come volete, è solo metanetamina, è il solo motivo per cui sono qui”.
Non aveva ancora finito la frase che io mi ero già frantumata i maroni, ma, senza nemmeno riuscire ad addormentarmi seriamente, complice la temperatura che si abbassava progressivamente, sono riuscita ad arrivare quasi cosciente alla fine del film, purtroppo.
Baci, abbracci, salutamassor’ta e alle ore 02.00 del 01.01.2011 entravo nel letto. Anzi, prima entravo nel bagno, in preda ad un soave cagotto a spruzzo (avete notato? anche la mia vis poetica è rimasta intatta).
Ma, anche dopo aver raggiunto il letto, ed essermi mummificata tra le lenzuola, il sonno non mi coglieva (e nemmeno la morte, tiè) e, un’ora dopo, tornavo ad abbracciare la mia fedele tazzza del cesso, per espellere, manco fossi un’anoressica in preda al senso di colpa, tutta la vegetariana cena, in ordine sparso.
E solo allora, dopo essermi rimummificata tra le lenzuola, il sonno mi ha raggiunto.