"...sono nato nel film della mia vita...
non ricordo come mi ci sono trovato dentro,
ma continua ad affascinarmi".
Inizia con questa frase che campeggia sullo schermo l'opera di Steve James, che, partendo dagli ultimi mesi di vita del critico cinematografico Roger Ebert, scomparso nell'aprile del 2013, ripercorre la sua vita e la sua carriera, in un misto di delicatezza e disincanto, senza risparmiare laceranti immagini dalla camera ospedaliera, in cui Ebert si trovava - per la riabilitazione motoria - per la settima volta, da quel 2006 in cui, a causa di un tumore, partito inizialmente dalla tiroide, gli fu asportata la mandibola, togliendogli per sempre la voce (parlava - come Hawkins - attraverso un sintetizzatore vocale collegato al PC) e la possibilità di nutrirsi autonomamente.
Una sorta di commovente epitaffio che purtroppo Ebert non ha fatto in tempo a vedere, e a noi resterà la curiosità di sapere quante stellette gli avrebbe assegnato.
Già, perché si deve proprio a Roger Ebert il sistema di valutazione in stellette adottato ormai da riviste specializzate (o meno), blogger capaci (o meno) che costituisce il metro di giudizio per esprimere l'apprezzamento (o meno) nei confronti di un film. anche se, come disse Ebert stesso "Il sistema delle stellette è da considerarsi relativo, non assoluto. Quando chiedete ad un amico se Hellboy è un bel film, non gli chiedete se è un bel film rispetto a Mystic River, gli chiedete se è un bel film rispetto a The Punisher. E la mia risposta sarebbe che, se in una scala da 1 a 4 Superman è 4, allora Hellboy è 3 e The Punisher è 2. Allo stesso modo, se American Beauty è un film da 4 stelle, allora Il delitto Fitzgerald ne merita due".
Senza scomodare gli Elii e John Holmes, quella di Ebert è stata davvero una vita per il cinema, da quando, dopo una brillante carriera universitaria nell'Illinois, in cui aveva diretto il giornale locale, entrò nella redazione del Chicago Sun-Times, diventandone il critico cinematografico, così come noi lo intendiamo oggi, in un'epoca in cui quel settore era sicuramente snobbato e sottovalutato.
Nel 1975 vinse il premio Pulitzer, unica volta - ad oggi - in cui il prestigioso riconoscimento venne assegnato ad un critico. Fu anche il primo critico ad avere una stella sulla Walk of Fame.
Ironico, sarcastico, egocentrico, Ebert diventò famoso - almeno negli USA - portando in TV una trasmissione condotta assieme al suo "rivale" Gene Siskel (critico del Chicago Tribune) in cui, battibeccando come due pensionati al parco, criticavano (o elogiavano) il film di turno.
Steve James ripercorre tutto questo, affidandosi, oltre che ad Ebert e alla sua amatissima moglie Chaz, sposata quando aveva 50 anni, agli archivi fotografici, ai filmati di repertorio, e ai contributi di amici, colleghi, e registi, da Herzog a Scorsese.
Consiglio a tutti gli appassionati di cinema di non perdere la visione di Life Itself, che dovrebbe arrivare in sala il 19 febbraio e concludo con due commenti lapidari con cui Ebert demolì senza alcuna pietà The Brown Bunny": "I had a colonoscopy once, and they let me watch it on TV. It was more entertaining than 'The Brown Bunny." e Deuce Bigalow: "Speaking in my official capacity as a Pulitzer Prize winner, Mr. Schneider, your movie sucks".
Cheers R, and thumbs up!
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