16 mar 2011

attacchi di shopping impulsivo

Non è vero. Era almeno una settimana che lo guardavo in vetrina. E oggi l'ho comprato. Un delizioso completino intimo, di cui non posso mettervi la foto perchè il mio filtro aziendale mi blocca gli accessi a tutti i siti di lingerie. Comunque è questo, ma senza polsini... e andrà a fare compagnia nel cassetto a quel delizioso completino La Perla comprato qualche mese fa, pagato uno sproposito e mai (ancora) indossato.

Cogliona.

15 mar 2011

sarà...

la pioggia, sarà il freddo, sarà la menopausa, sarà il mal di testa, sarà che la mia collega ha comprato dei torcetti che è impossibile resistere senza mangiarli, sarà che posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni, sarà che come diceva Raz Degan prima di sciropparsi il cervello con tutto quello jagermeister "sono fatti miei", ma è da un paio di mesi che ho una fame assassina. 
Di quelle che inizi a mangiare, qualunque cosa - preferibilmente dolce - a qualsiasi ora, e non ti feremeresti più. Ma non perchè hai fame. O forse sì, anche, un po'. Ma più facilmente perchè sei una cogliona. Di quelle con la D.O.C.G. E dopo mesi che tutti, fra amici, colleghi, parenti, parcheggiatori abusivi, venditori ambulanti, nemici dell'igiene e pensionati in coda alle poste alle 8 di mattina ti ripetono, a seconda della categoria di appartenenza, ma quanto stai bene, ma quanto sei bella, ma quanto sei magra, ma quanto sei bona, tu, tronfia di malcelato orgoglio, che da mesi vai in giro bullandoti e facendo la ruota come un pavone specifero abbassi un attimo la guardia (si vede che ho visto the fighter al cinema, eh? eh? eh?) e ricominci a mangiare, che tanto, pensi (cogliona) che se ce l'hai fatta una volta ce la puoi fare anche adesso. E continui a mangiare. E ti senti in colpa. E più ti senti in colpa e più mangi. E più mangi e più pensi che sei una cogliona. E che la prossima volta che proverai a indossare la ruota del pavone, probabilmente, ti andrà stretta. 

Cogliona.




14 mar 2011

mentre tutto scorre

Nonostante tutto, è iniziata un’altra settimana.

Che poi per me da un po’ di tempo a questa parte l’arrivo del lunedì mattina sia atteso come una liberazione è un altro discorso. Perchè un week end di pioggia da trascorrere in casa, sabatoseracompreso, con la poison-mamma-sempre-più-depressa e settechilidigatto non è esattamente una passeggiata a piedi nudi nel parco. O, nel caso lo fosse, voi avete sbagliato parco, e siete finiti in un pascolo. Dove le merde da evitare non sono quelle del chihuahua della sciura Irene, ma quelle di una mandria di Pustertaler in trasferta nella vostra regione. 
E il percorso ad ostacoli voi lo eseguite con il gatto nero d’ordinanza attaccato ai maroni, sulle spalle del quale (gatto) si è appollaiato un gufo magellanicus. 
Poi, giusto per farvi capire che può sempre andar peggio (MOLTO peggio), guardate un po’ di notizie che arrivano dal Giappone. E vi ritrovate ad osservare attoniti e al contempo ammirati la compostezza e dignità di un popolo ridotto alle pezze da un sisma di proporzioni inimmaginabili anche per loro, abituati a convivere con i terremoti fin dall’infanzia, che già all’asilo ti spiegano cosa fare ma soprattutto cosa non fare, con esercitazioni, simulazioni, manuali. Ma di fronte allo tsunami (che, non a caso, è parola giapponese) non c’è manuale che tenga. 
E poi, inevitabilmente, pensate che anche mentre c’eravate voi, in Giappone, ci fu un terremoto. Niente di paragonabile a quello che è successo venerdì. Egoisticamente aggiungerei per fortuna. 
E allora, anche se è soltanto lunedì, vi ritrovate ad aspettare il prossimo, noiosissimo, interminabile week end casalingo. 
Perchè potrebbe sempre andar peggio. Ad esempio, quello che avete appena trascorso, potrebbe esser stato l’ultimo.

11 mar 2011

the fighter

Non ci girerò tanto attorno.
A me Christian Bale sta sui maroni.
Tanto. No, no, non tanto così, un po’ di più. Che se devo pensare a un altro attore che mi provoca lo stesso senso di fastidio mi viene in mente Nicholas Cage. Ma nemmeno lo stesso. Che a differenza di Bale, che mi irrita, Cage lo trovo inutile. E, a differenza di Cage, che è espressivo come una patella sullo scoglio, Bale è indubbiamente bravo. Che l’oscar secondo me lo meritava dai tempi de “l’uomo senza sonno”, altro che.
Detto ciò, ieri sera ho visto “the fighter”.
Che il film è iniziato alle 20.15 e io alle 20.45 già guardavo l’ora. Per dire. Perchè a me Christian Bale sta sui maroni. Prova a immaginare Christian Bale strafatto di crack nel ruolo di un ex pugile che si vanta dopo anni di aver battuto Sugar Ray Leonard e adesso si ritrova ad allenare il fratello minore, pugile anch’esso. Aiutato dalla mamma manager con il contorno di sette sorelle che al confronto il petrolio profuma, che la fratellanza ariana non è nulla, se paragonata alla sorellanza urfida. Sarà che il mio senso di “famiglia” è lontano anni luce da questo senso di appartenza e possesso, sarà anche che, a differenza di Micky Ward non sono mai stata vista come fonte di reddito, sarà che Christian Bale mi sta sui maroni, o sarà che i combattimenti sul ring mi fanno sempre impressione e mi metto le mani davanti agli occhi, va a sapere.
Però poi, quando il film finisce, se mi chiedi se mi è piaciuto ti rispondo sì. Perchè, anche se Christian Bale mi sta sui maroni, è davvero bravo.


10 mar 2011

è arrivata posta

da: ufficio periferico di grande società quotata in borsa
a: poison segretaria di luminoso dirigente dallo stipendio di giada (il dirigente, non poison)

oggetto: (troppa fatica)
testo del messaggio: il toNNer che abbiamo ordinato è arrivato. Saluti. Tizio.

Non conoscendo direttamente il collega Tizio, che magari, per via della meritocrazia, è nipote del presidente o cognato dell'amministratore delegato, preferisco non sbilanciarmi con una delle mie risposte tipo, che, nell'ordine, sarebbero:

a) grazie al cazzo, ve l'ho mandato io!
b) ok. adesso potete spezzarlo con un grissino(r)
c) strano, io vi ho mandato del toner. Quando imparerete a scrivere?

8 mar 2011

va bene tutto, però...


D'accordo che il titolo di un articolo dovrebbe attirare l'attenzione ed invogliarti a leggerlo, e così, quando ho letto: "uccide il marito con l'aspirapolvere" effettivamente mi sono incuriosita. Che poi, se sei una casalinga, unisci l'utile al dilettevole: elimini il marito e contemporaneamente le eventuali tracce di sangue. Che si sa, potrebbe sempre arrivare tua suocera sul più bello e trovare da ridire per il fatto che in casa tua c'è sempre disordine. Che le suocere, si sa, arrivano sempre nel momento sbagliato (se mai ne esiste uno giusto).
Dicevo, il titolo bla bla bla, la curiosità, bla bla bla... ma davvero non vi è venuto niente di meglio di: "marito focoso, scopata mortale"?
Siete ridicoli.

7 mar 2011

ho un problema

sottotitolo: e chi non ne ha?
Prologo: Ovviamente NON si tratta di un problema serio. Ho anche quelli, perchè è chiaro che non mi faccio mancare nulla, ma non mi sembra il caso di martoriarvi gonadi & ovaie raccontandovi di quanto sia difficile interpretare il ruolo di figliaunicadimadrevedova-ottantennedepressacronica. Nè mi piace fare la vittima, che so bene che potrebbe sempre andarmi peggio. Quindi, stop alle lamentele. E veniamo al dunque.
Sono onicofaga, che - lo dico per quelli più maiali - non è una perversione sessuale. Lo sono da quando mi sono spuntati i dentini da latte, settimana più, settimana meno.
Quella povera donna di mia madre ha dilapidato milioni in "Unghial", un venefico liquido che andava applicato sulle unghie in modo che il sapore disgustoso ne impedisse la masticazione/asportazione/deglutizione.
Tutto inutile. A forza di ciucciarti le dita, che se non lo fai godi solo a metà già da prima dell'avvento dei Fonzies, anche l'unghial svaniva. E tu potevi riprendere a mangiare le tue unghiette come nulla fosse.
Comunque, a parte voler confermare la teoria che onicofagi si nasce e non si diventa, anch'io, come ogni tossico che si rispetti, POSSO SMETTERE QUANDO VOGLIO.
Per poi riprendere, ovvio.
Ho anche la fortuna - quando crescono - di avere delle unghie carine, che a vederle nemmeno sembrerebbero quelle di una che se le è mangiate e se le mangerà per tutta la vita.
Adesso sono in uno di quei momenti di astinenza da rosicchiamento compulsivo. E le mie unghiette sono carine. Di lunghezza non esagerata, che altrimenti sbaglio a digitare sulla tastiera. E con lo smalto.
Scuro.
Il problema è questo (e qua mi rivolgo a tutte le donzelle che lavorano in ufficio e hanno a che fare con documenti cartacei che devono esaminare, contrassegnare o anche solo leggere):
ma capita solo a me di lasciare tracce di smalto (nello specifico righe bordeaux) sui fogli?

6 mar 2011

Il buongiorno del mattino – (What’s the story) morning glory?

E mi perdonino i fratelli Gallagher per aver giocato con il titolo di una loro canzone. Ma se il film si intitola “morning glory” potevo forse esimermi? Probabilmente sì, volendo.
Che il “nostro” cinema del sabato sera proiettava financo “Il gioiellino”, ma se gli ultimi film che hai visto sono rabbit hole, il cigno nero e un gelido inverno, capisci anche tu che cip e ciop, i tuoi due fedeli neuroni, un altro film cupo non l’avrebbero retto, e, nella tua magnanimità, decidi di far prendere loro due ore di riposo e ti concedi una commedia leggera, di quelle dove tutto finisce bene e lo sai già dall’inizio. E così segui le vicende di Becky, logorroica produttrice esecutiva di un talk-show televisivo del mattino, che, da un giorno all’altro viene licenziata. Ma, siccome ci troviamo in una commedia americana di quelle “All's well that ends well” (tuttoèbenequelchefiniscebene), la nostra eroina trova subito un altro lavoro. No, non da commessa del turno di notte in un drugstore del Bronx, ma da produttrice esecutiva per la trasmissione Daybreak, i cui ascolti sono in caduta libera. Alla prima riunione licenzia il co-conduttore feticista e pornofilo, così si pone anche il problema di trovare un nuovo conduttore. Becky decide che ad affiancare Colleen sarà Mike Pomeroy, vecchia gloria del giornalismo, vincitore del pulitzer, inviato di guerra, ecc.ecc.ecc. che, costretto ad accettare per rispetto di alcune clausole contrattuali, inizialmente farà ostruzionismo ad ogni proposta di Becky. Fino al giorno in cui Becky riceverà una proposta di lavoro dal prestigioso Usa Today, e, allora...
Ovviamente, nonostante la protagonista sia un’irriducibile workaholic, troverà anche il tempo per innamorarsi (ricambiata) di un collega. Naturalmente affascinante, simpatico e comprensivo.
Siamo o non siamo in una commedia americana?

4 mar 2011

Un gelido inverno


Che, oltre ad essere una constatazione evidente, è, casualmente, anche il titolo del film che ho visto ieri sera.
Perchè la sera che avevo in programma di andarlo a vedere durante l’ultimo TFF, guarda un po’, nevicava. E mi tenni.
Invece ieri sera, guarda un po’, nevicava. Che, a sapere che funziona così, sarei andata a vedere Pranzo di Ferragosto, metti mai che all’uscita dalla sala mi aspettassero 30 gradi.
Il livello aspettative mio e di sua bionditudine era al massimo, vuoi perchè chi era riuscito a vederlo al TFF ce ne aveva parlato bene, vuoi perchè il TFF l’ha addirittura vinto, vuoi perchè Jennifer Lawrence era candidata all’oscar come miglior attrice protagonista e John Hawkes abbia ricevuto la nomination per il miglior attore non protagonista, vuoi un po’ tutte queste cose, che, inevitabilmente alla fine siamo uscite dalla sala sicuramente consapevoli di aver visto un gran bel film, ma guardandoci un po’ perplesse come se ci aspettassimo dovesse succedere chissà che.
Diciamocelo, le aspettative sono una merda.
Ma anche il doppiaggio (dove – probabilmente per risparmiare – sono stati sapientemente eliminati tutti i congiuntivi e/o condizionali) a mio parere pessimo, ha contribuito a rovinare un film interessante, o magari no, semplicemente vederlo senza aspettarsi IL capolavoro di cui tutti avevano parlato mesi addietro avrebbe aiutato.
La storia è quella di Ree, figlia adolescente di uno spacciatore scomparso che per pagarsi la cauzione ha impegnato la casa e il terreno, nella quale la ragazza vive con una madre che definire catatonica è renderla vivace, e due fratelli più piccoli. Contornata da una serie di personaggi borderline in qualche modo tutti imparentati fra loro (e, a parte lo zio Teardrop – il già citato John Hawkes, eccellente - nemmeno si capisce come, se escludi il fatto che son tutti dei gran figli di puttana). Per evitare di perdere la casa la ragazza si mette sulle tracce del padre, perché sa che è l’unica che può farlo. Assumendo il ruolo di capofamiglia che, a quell’età, non le dovrebbe competere, e caricandosi di un fardello di responsabilità da superare con la sola forza di volontà, affrontando la diffidenza e la cattiveria di quella comunità in cui vive, quella dove, per intenderci, se non sei un figlio di puttana, sicuramente la cittadinanza non te la danno.
Ma Ree sembra avere tutte le caratteristiche per farcela, perché è uno spirito battagliero. E selvatico quanto basta per non soccombere.  
Questo è quanto.
Comunque, se mai dovessi andare in Missouri, vi avverto: lo scoiattolo fritto io non lo mangio.

2 mar 2011

soffro lo stress, soffro lo stress sono stanca e fuori forma

Non è vero, sono in forma smagliata.
Un po’ stanchina, forse. Che l’umore altalenante della poison-mamma non mi sia di aiuto è un dato di fatto.
Lunedì era di nuovo lacrime e disperazione, ieri sera a cena ha riso per ben tre volte.
Che ogni tanto mi viene in mente quella vecchia barzelletta della ragazzina che ammazza i genitori per poter partecipare alla cena degli orfanelli...
Comunque lunedì sera ho fatto un salto a casa dello psichiatra che ha in cura mamma, che le ha prescritto delle nuove pastiglie a dosaggio più elevato rispetto alle attuali e quindi ieri, nelle mie appassionanti pause pranzo, ho fatto un salto in farmacia a prenderle.
Ovviamente non c’erano, sarebbero arrivate nel pomeriggio. Quindi ieri sera, mentre tentavo di fuggire dall’ufficio per riuscire ad arrivare in palestra in tempi utili per l’inizio della lezione, ho fatto tappa in farmacia. Dopo un inutile giro dell’isolato ho avuto una gloriosa botta di culo nel trovare parcheggio davanti all’entata della farmacia stessa. Peccato che all’interno, in attesa prima di me ci fosse una mezza dozzina di persone, tutte con la prontezza di riflessi di una spugna marina… Finalmente esco con i miei medicinali e salgo in auto, direzione palestra.
Visto che il parcheggio in quella via è cosa ambita, una signora Musamunita (o mussamunita, come preferite) non crede ai suo occhi e decide che quel posto deve essere suo.
E fin qui niente di male.
Intelligenza vorrebbe che, trovandoci in una via a doppio senso di marcia intensamente trafficata, tu che vuoi parcheggiare al mio posto ti metta dietro di me, in modo da farmi uscire, per poi avanzare, far manovra ed entrare nel parcheggio.
Ma siccome l’intelligenza è stata distribuita ad minchiam, e quando è successo la signora stava cercando parcheggio, ella decide di fermarsi in doppia fila davanti a me. Dopo averle lampeggiato un paio di volte dicendole di andare indietro e mandandola mentalmente a fare in culo, senza ottenere alcun apprezzabile risultato, ho dovuto aspettare che dall’altra parte non arrivasse nessuno (cosa che, in via San Donato, alle 17.40 di un giorno feriale, è evento frequente quanto l’apertura delle acque del Mar Rosso) onde evitare un frontale col 59, uscire evitando la mussa in musa e invadere la corsia contromano.
Superandola l’ho salutata con un dito solo.
E non era il pollice.