25 novembre 2012

Arthur Newman

Ah, il disagio.
Come lo patisco, io.
Wallace Avery, divorziato, con un lavoro che non lo soddisfa, un figlio adolescente con cui non ha un rapporto, cazzi, mazzi e palazzi, invece di farsi un'amante e comprarsi la moto si compra una nuova identità e una decappottabile e sparisce. Sul suo percorso incontra Charlotte Fitzgerald, che gira coi documenti della sorella e in quanto a disagio potrebbe tenere lezioni all'università.
I due iniziano un viaggio verso Terre Haute, dove, con la sua nuova identità - Arthur Newman, appunto - lo attende un lavoro di istruttore di golf.
Ogni tanto si infilano nelle case di qualcuno assumendone temporaneamente l'identità, e poi ripartono. E alla fine decidono che forse non ne valeva la pena.
La noia - almeno la mia - si mantiene a livelli medio alti per tutta la durata del film.

3 commenti:

  1. Prendo nota e lo eviterò come la peste :)

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    1. Bravo! Non te ne pentirai... ;)

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  2. Una delle cose terribili di questo film è il ritorno all'ovile dei protagonisti, io odio questa cosa tutta americana che la famiglia, per quanto odiosa, disfunzionale o castratrice sia sempre meglio di altro. Per quanto l'altro di 'sti due sia quanto di più banale sia dato da pensare, puah.

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