31 marzo 2011

Quello che non ho (è quel che non mi manca)

Che, in linea di massima, è abbastanza vero.
Però ci sono delle cose che non ho più, o che non ho mai avuto, e mi viene da chiedermi – maledetta curiosità - come sarebbe (stata) la mia vita se...

...avessi fatto il liceo artistico e poi architettura, come mi sarebbe piaciuto. Magari sarei un’affermata interior-designer che vive a New York, o, più probabilmente starei disegnando madonne su qualche marciapiede. O, più facilmente, le starei tirando, verosimilmente sempre da un marciapiede.

...mio padre fosse ancora vivo. Sicuramente sarei più serena, perchè anche mia madre starebbe meglio, o per lo meno si sforzerebbe un po’ di più a cercare di star meglio, perchè avrebbe qualcuno che la motiva a tempo pieno, e non soltanto me, che ci sono un po’ al mattino e un po’ alla sera.
Per non parlare delle litigate furiose con mio padre, perchè noi due si andava d’accordo su tutto, ma quando ci si scontrava per via delle nostre idee politiche come dire, abbastanza divergenti, erano cazzi. Mi mancano anche quelle.

...non fosse arrivata quella telefonata nel cuore della notte e tuo fratello che mi dice che te ne sei andato per sempre. Che da quel giorno ho imparato che è sempre meglio non fare programmi a lungo o anche solo medio termine, e vivo alla giornata. Che anche se domani è solo domani, basta un attimo a cambiarti la vita. Che quando passo davanti alla “nostra” casa mi viene un groppo in gola. Anche se in quella casa non siamo mai riusciti ad andarci a vivere. Chissà, magari ci saremmo lasciati dopo pochi anni, o forse saremmo ancora assieme, probabilmente saresti uno splendido cinquantenne. O forse no, e anche questa è una cosa che non saprò mai. E mi manca. Posso monitorare Riccardo Scamarcio e vedere come invecchia lui, in alternativa. Perchè la somiglianza è a dir poco imbarazzante. Ma non è la stessa cosa.
Una cosa però è certa: non mi manca tua madre.

30 marzo 2011

d.s.

che non sono i vecchi Democratici di Sinistra, ma Daniele Silvestri.
Che a me piace parecchio.
E non solo come cantante. Mi sembra superfluo aggiungere che proprio me lo farei in tutte le posizioni, perchè rimango pur sempre un donnino di classe..
Ieri sera, mentre tornavo a casa sotto il diluvio universale, ho infilato il CD nel lettore, e ho messo in loop la traccia 3, che secondo me è una canzone stu-pen-da: "l'autostrada".
Che io quando sento
“mi piace guardare la faccia nascosta del sole
vedere che in fondo si muove
dormire distesa su un letto di viole - mi disse - e a te cosa piace?”
"mi piace sentire la forza di un'ala che si apre
volare lontano
sentirmi rapace, capace di dirti ti amo
aspettiamola insieme l'estate"
e intanto volevo sparire
pensando alle cose che avevo da offrire…
un po' mi commuovo.

25 marzo 2011

The kids are all right (I ragazzi stanno bene)

“Non credo dovreste lasciarvi.”
"Perchè?”“Siete troppo vecchie!”
Beati loro, si dirà. Ma, Joni e Laser (che sta bene nonostante il nome) figli di una coppia di lesbiche (Annette Bening e Julianne Moore, belle, senza traccia di botox e/o silicone) concepiti grazie ad un donatore di sperma, hanno la curiosità di conoscere il loro padre biologico. Così, quando Joni diventa maggiorenne, di nascosto dalle mamme, si rivolgono alla clinica, che li mette in contatto con Paul (Mark Ruffalo, che devo capire se mi piace o meno dai tempi di “In the cut”), spensierato ragazzone che gestisce un ristorante in compagnia di Tanya (Yaya Dacosta: correrò il rischio di passare per lesbica anch’io, ma questa donna è di una bellezza da toglierti il fiato!). Dopo l’imbarazzo iniziale i due ragazzi rimangono affascinati dal loro “padre”, e le due mamme lo vengono a scoprire. Prima si incazzano come due bisce, poi decidono che forse varrebbe la pena conoscerlo. E qua, come in ogni famiglia tradizionale che si rispetti, iniziano a stravolgersi gli equilibri famigliari.Annette Bening nella parte di Nic è una sontuosa stracciacazzi, Julianne Moore è… Julianne Moore, semplicemente fantastica, Mark Ruffalo non parla, biascica, e nel complesso il film è sincero e divertente.

24 marzo 2011

mantieni la posizione

Martedì sera in palestra non c’era la solita istruttrice ma un baldo giovane che la sostituiva. Caruccio, anzichenò. Mi aspettavo una lezione più “energica” invece inizia il cd e partono le note di Go with the flow di Giovanni Allevi.
E l’s.i. (non pensate a Criminal Mind e ai suoi Soggetti Ignoti, s.i. in questo caso sta per Sostituto Istruttore) inizia con degli esercizi di equilibrio. Ad occhi chiusi.
Sarà un problema mio, evidentemente. Posso stare per 14 ore su un tacco 12, ma se mi fai stare in equilibrio su una gamba sola, ad occhi chiusi, mi trasformo in un criceto ubriaco. Barcollo (ma non mollo) e roteo le braccine alla ricerca di un appiglio inesistente.
Che se non avessi avuto gli occhi chiusi mi sarei sicuramente vergognata a vedermi.
Poi mentre siamo sdraiati a terra, intenti a rilassare il bacino, parte un pippone sulla respirazione.
Io sto alla respirazione quanto la santanchè alle buone maniere, e mentre l’s.i. ci dice di concentrarci e allentare la tensione, inspirare gonfiando l’addome ed espirare avvicinando l’ombelico alla colonna vertebrale riesco a fare esattamente il contrario, ma, come vuole l’s.i., riesco a rilassarmi benissimo: mi parte una serie di sbadigli in sequenza che se avessi partecipato allo show dei record avrei potuto entrare nel guinness.

22 marzo 2011

impegni familiari

La Poison-family è allegramente sparpagliata nella pianura padana, con un'appendice romana finchè era viva zia Modesta. Purtroppo Mody non c'è più da diversi anni, quindi i parenti rimasti sono sparsi fra Lombardia ed Emilia-Romagna. Nell'ordine, in Lombardia i parenti della poison-mamma, in Emilia quelli del fu-poison-babbo. Finchè c'erano le nonne (mia nonna e sua sorella, la mitica zia cesira) in Emilia si scendeva con una certa regolarità, ma, da quando le due arzille vecchiette hanno lasciato questo mondo, anche le nostre visite ai parenti emiliani sono diminuite, fino a diradarsi. Ho visto i miei cugini al funerale del mio babbo, più di tre anni fa, e non metto piede nel paese in cui sono nata da più di 10 anni. Mi spiace anche, fra l'altro, e prima o poi cercherò di vincere la pigrizia e mi deciderò ad andarli a trovare.
La Lombardia è oggettivamente più vicina, un'ora di macchina e sono a casa di mia cugina. Anche se, ultimamente, col fatto che la poison-mamma non sia propriamente al massimo della forma, le visite si sono fatte meno frequenti. Ma... stamattina mi ha telefonato mia cugina, per informarmi che il 25 aprile si festeggiano i suoi 25 anni di matrimonio. Di quel giorno ricordo una foto che mio padre e mio zio fecero in chiesa,  mentre portavano un enorme cesto di fiori come due paggetti. E come due paggetti ridevano senza ritegno. E con loro tutti gli invitati.
Spero che mio cugino non si sbizzarrisca con filmini e foto rievocative, come ha fatto il giorno della cresima della piccola, che a vedere le foto del mio babbo a me venivano le lacrime agli occhi e non volevo farmi vedere da mia mamma mentre piangevo.
Ma, per farla breve, cosa posso regalare ai miei cugini?
Avete un mese di tempo per aiutarmi!

21 marzo 2011

Il gioiellino

“Seguilo! Quello non sa nemmeno come si chiama, un taxi!”

Siamo a Parma, e c’è Calisto Tanzi 
Siamo in Piemonte, e c’è Amanzio Rastelli, proprietario di una grande azienda agro-alimentare, in continua espansione, quotata in borsa, praticamente “un gioiellino”, che, nonostante un management familiare abbastanza spensierato, coadiuvato dal fedele ragioniere Ernesto Botta, un uomo che ha fatto del lavoro la sua vita, e che nella finanza creativa ci sguazza amabilmente, inizia ad indebitarsi, rifiuta una vantaggiosa offerta d’acquisto, i debiti aumentano, diversifica gli investimenti con dubbie acquisizioni, i debiti continuano ad aumentare, serve una banca, i debiti nel frattempo cosa fanno? aumentano. Falsifichiamo i bilanci, tanto non è più reato… Come va a finire più o meno ce lo ricordiamo tutti, no? 


Postilla maturata ieri sera mentre ero comodamente sdraiata sul lettino della massaggiatrice (per i maniaci in lettura: totalmente biotta, sì): quando il Rastelli chiede al Botta se vuole un passaggio e questo gli risponde "no, vado a piedi, son 234 passi", perchè il Molaioli non glieli fa fare tutti? Che la psicopatica che è in me li ha contati, ed è arrivata a 102. 
Che delusione, signora mia!

...è primavera... (svegliatevi bambine)

E, per iniziare bene, stamattina la sveglia non ha suonato.
Che sia un messaggio subliminale?

18 marzo 2011

150 anni e non sentirli

La notte tricolore l’ho vista in tv, che quando partecipai alla prima notte bianca decisi che sarebbe stata anche l’ultima. Che io in mezzo alla folla mi irrito. Io mi irrito anche da sola in mezzo a un prato, se è per questo. Ma con la gente che ti spinge davanti dietro di fianco sopra e sotto mi irrito meglio. Credo sia uno dei motivi per cui non ho mai preso parte a un’orgia. Non sopporto la confusione. E anche il contatto umano non richiesto non rientra fra le mie passioni. Figurati il contato umano sotto la pioggia.
Però.
Ieri era giovedì, ovvero la serata dedicata al film settimanale. Così, d’accordo con sua bionditudine abbiamo deciso di andare comunque al cinema, ma, approfittando del dì di festa, abbiamo deciso di anticipare l’uscita e fare un giro in centro nel tardo pomeriggio.
Che è la stessa cosa che hanno pensato tutti i torinesi, evidentemente. Che i vigili hanno addirittura dovuto chiudere il centro alle auto, per dire.
Siccome la vecchiaia ci ha donato, oltre alle rughe, un bel sacchettino di esperienza (che io ho posizionato sul girovita) appena abbiamo trovato un parcheggio libero ci siamo fermate, evitando di infognarci in centro, risparmiando una porzione di bestemmie, che sono sicura mi tornerà utile il prossimo week end, quando cercherò di raggiungere il mio hotel di Firenze, in piena ZTL…
Passeggiando fra la folla ci siamo concesse un caffè in un microscopico bar del centro storico, dove una signora non sabauda si interrogava perplessa su cosa fosse il “baiserin” (bicerin ndr). Spero che qualcuno gliel’abbia spiegato, iniziando dalla pronuncia.
Ridendo scherzando (e facendo shopping) siamo riuscite a far arrivare l’ora per andare al cinema, che non si spiega come passa in fretta il tempo quando stai cazzeggiando.
Abbiamo visto “Ladri di cadaveri”, giusto perchè avevamo promesso alla Tiz che “The Kids Are All Right” lo avremmo visto la settimana prossima. E abbiamo concluso la serata con una pizza margherita alla “Gramsci”. Sufficientemente patriottiche, no?

16 marzo 2011

attacchi di shopping impulsivo

Non è vero. Era almeno una settimana che lo guardavo in vetrina. E oggi l'ho comprato. Un delizioso completino intimo, di cui non posso mettervi la foto perchè il mio filtro aziendale mi blocca gli accessi a tutti i siti di lingerie. Comunque è questo, ma senza polsini... e andrà a fare compagnia nel cassetto a quel delizioso completino La Perla comprato qualche mese fa, pagato uno sproposito e mai (ancora) indossato.

Cogliona.

15 marzo 2011

sarà...

la pioggia, sarà il freddo, sarà la menopausa, sarà il mal di testa, sarà che la mia collega ha comprato dei torcetti che è impossibile resistere senza mangiarli, sarà che posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni, sarà che come diceva Raz Degan prima di sciropparsi il cervello con tutto quello jagermeister "sono fatti miei", ma è da un paio di mesi che ho una fame assassina. 
Di quelle che inizi a mangiare, qualunque cosa - preferibilmente dolce - a qualsiasi ora, e non ti feremeresti più. Ma non perchè hai fame. O forse sì, anche, un po'. Ma più facilmente perchè sei una cogliona. Di quelle con la D.O.C.G. E dopo mesi che tutti, fra amici, colleghi, parenti, parcheggiatori abusivi, venditori ambulanti, nemici dell'igiene e pensionati in coda alle poste alle 8 di mattina ti ripetono, a seconda della categoria di appartenenza, ma quanto stai bene, ma quanto sei bella, ma quanto sei magra, ma quanto sei bona, tu, tronfia di malcelato orgoglio, che da mesi vai in giro bullandoti e facendo la ruota come un pavone specifero abbassi un attimo la guardia (si vede che ho visto the fighter al cinema, eh? eh? eh?) e ricominci a mangiare, che tanto, pensi (cogliona) che se ce l'hai fatta una volta ce la puoi fare anche adesso. E continui a mangiare. E ti senti in colpa. E più ti senti in colpa e più mangi. E più mangi e più pensi che sei una cogliona. E che la prossima volta che proverai a indossare la ruota del pavone, probabilmente, ti andrà stretta. 

Cogliona.




14 marzo 2011

mentre tutto scorre

Nonostante tutto, è iniziata un’altra settimana.

Che poi per me da un po’ di tempo a questa parte l’arrivo del lunedì mattina sia atteso come una liberazione è un altro discorso. Perchè un week end di pioggia da trascorrere in casa, sabatoseracompreso, con la poison-mamma-sempre-più-depressa e settechilidigatto non è esattamente una passeggiata a piedi nudi nel parco. O, nel caso lo fosse, voi avete sbagliato parco, e siete finiti in un pascolo. Dove le merde da evitare non sono quelle del chihuahua della sciura Irene, ma quelle di una mandria di Pustertaler in trasferta nella vostra regione. 
E il percorso ad ostacoli voi lo eseguite con il gatto nero d’ordinanza attaccato ai maroni, sulle spalle del quale (gatto) si è appollaiato un gufo magellanicus. 
Poi, giusto per farvi capire che può sempre andar peggio (MOLTO peggio), guardate un po’ di notizie che arrivano dal Giappone. E vi ritrovate ad osservare attoniti e al contempo ammirati la compostezza e dignità di un popolo ridotto alle pezze da un sisma di proporzioni inimmaginabili anche per loro, abituati a convivere con i terremoti fin dall’infanzia, che già all’asilo ti spiegano cosa fare ma soprattutto cosa non fare, con esercitazioni, simulazioni, manuali. Ma di fronte allo tsunami (che, non a caso, è parola giapponese) non c’è manuale che tenga. 
E poi, inevitabilmente, pensate che anche mentre c’eravate voi, in Giappone, ci fu un terremoto. Niente di paragonabile a quello che è successo venerdì. Egoisticamente aggiungerei per fortuna. 
E allora, anche se è soltanto lunedì, vi ritrovate ad aspettare il prossimo, noiosissimo, interminabile week end casalingo. 
Perchè potrebbe sempre andar peggio. Ad esempio, quello che avete appena trascorso, potrebbe esser stato l’ultimo.

11 marzo 2011

the fighter

Non ci girerò tanto attorno.
A me Christian Bale sta sui maroni.
Tanto. No, no, non tanto così, un po’ di più. Che se devo pensare a un altro attore che mi provoca lo stesso senso di fastidio mi viene in mente Nicholas Cage. Ma nemmeno lo stesso. Che a differenza di Bale, che mi irrita, Cage lo trovo inutile. E, a differenza di Cage, che è espressivo come una patella sullo scoglio, Bale è indubbiamente bravo. Che l’oscar secondo me lo meritava dai tempi de “l’uomo senza sonno”, altro che.
Detto ciò, ieri sera ho visto “the fighter”.
Che il film è iniziato alle 20.15 e io alle 20.45 già guardavo l’ora. Per dire. Perchè a me Christian Bale sta sui maroni. Prova a immaginare Christian Bale strafatto di crack nel ruolo di un ex pugile che si vanta dopo anni di aver battuto Sugar Ray Leonard e adesso si ritrova ad allenare il fratello minore, pugile anch’esso. Aiutato dalla mamma manager con il contorno di sette sorelle che al confronto il petrolio profuma, che la fratellanza ariana non è nulla, se paragonata alla sorellanza urfida. Sarà che il mio senso di “famiglia” è lontano anni luce da questo senso di appartenza e possesso, sarà anche che, a differenza di Micky Ward non sono mai stata vista come fonte di reddito, sarà che Christian Bale mi sta sui maroni, o sarà che i combattimenti sul ring mi fanno sempre impressione e mi metto le mani davanti agli occhi, va a sapere.
Però poi, quando il film finisce, se mi chiedi se mi è piaciuto ti rispondo sì. Perchè, anche se Christian Bale mi sta sui maroni, è davvero bravo.


10 marzo 2011

è arrivata posta

da: ufficio periferico di grande società quotata in borsa
a: poison segretaria di luminoso dirigente dallo stipendio di giada (il dirigente, non poison)

oggetto: (troppa fatica)
testo del messaggio: il toNNer che abbiamo ordinato è arrivato. Saluti. Tizio.

Non conoscendo direttamente il collega Tizio, che magari, per via della meritocrazia, è nipote del presidente o cognato dell'amministratore delegato, preferisco non sbilanciarmi con una delle mie risposte tipo, che, nell'ordine, sarebbero:

a) grazie al cazzo, ve l'ho mandato io!
b) ok. adesso potete spezzarlo con un grissino(r)
c) strano, io vi ho mandato del toner. Quando imparerete a scrivere?

8 marzo 2011

va bene tutto, però...


D'accordo che il titolo di un articolo dovrebbe attirare l'attenzione ed invogliarti a leggerlo, e così, quando ho letto: "uccide il marito con l'aspirapolvere" effettivamente mi sono incuriosita. Che poi, se sei una casalinga, unisci l'utile al dilettevole: elimini il marito e contemporaneamente le eventuali tracce di sangue. Che si sa, potrebbe sempre arrivare tua suocera sul più bello e trovare da ridire per il fatto che in casa tua c'è sempre disordine. Che le suocere, si sa, arrivano sempre nel momento sbagliato (se mai ne esiste uno giusto).
Dicevo, il titolo bla bla bla, la curiosità, bla bla bla... ma davvero non vi è venuto niente di meglio di: "marito focoso, scopata mortale"?
Siete ridicoli.

7 marzo 2011

ho un problema

sottotitolo: e chi non ne ha?
Prologo: Ovviamente NON si tratta di un problema serio. Ho anche quelli, perchè è chiaro che non mi faccio mancare nulla, ma non mi sembra il caso di martoriarvi gonadi & ovaie raccontandovi di quanto sia difficile interpretare il ruolo di figliaunicadimadrevedova-ottantennedepressacronica. Nè mi piace fare la vittima, che so bene che potrebbe sempre andarmi peggio. Quindi, stop alle lamentele. E veniamo al dunque.
Sono onicofaga, che - lo dico per quelli più maiali - non è una perversione sessuale. Lo sono da quando mi sono spuntati i dentini da latte, settimana più, settimana meno.
Quella povera donna di mia madre ha dilapidato milioni in "Unghial", un venefico liquido che andava applicato sulle unghie in modo che il sapore disgustoso ne impedisse la masticazione/asportazione/deglutizione.
Tutto inutile. A forza di ciucciarti le dita, che se non lo fai godi solo a metà già da prima dell'avvento dei Fonzies, anche l'unghial svaniva. E tu potevi riprendere a mangiare le tue unghiette come nulla fosse.
Comunque, a parte voler confermare la teoria che onicofagi si nasce e non si diventa, anch'io, come ogni tossico che si rispetti, POSSO SMETTERE QUANDO VOGLIO.
Per poi riprendere, ovvio.
Ho anche la fortuna - quando crescono - di avere delle unghie carine, che a vederle nemmeno sembrerebbero quelle di una che se le è mangiate e se le mangerà per tutta la vita.
Adesso sono in uno di quei momenti di astinenza da rosicchiamento compulsivo. E le mie unghiette sono carine. Di lunghezza non esagerata, che altrimenti sbaglio a digitare sulla tastiera. E con lo smalto.
Scuro.
Il problema è questo (e qua mi rivolgo a tutte le donzelle che lavorano in ufficio e hanno a che fare con documenti cartacei che devono esaminare, contrassegnare o anche solo leggere):
ma capita solo a me di lasciare tracce di smalto (nello specifico righe bordeaux) sui fogli?

6 marzo 2011

Il buongiorno del mattino – (What’s the story) morning glory?

E mi perdonino i fratelli Gallagher per aver giocato con il titolo di una loro canzone. Ma se il film si intitola “morning glory” potevo forse esimermi? Probabilmente sì, volendo.
Che il “nostro” cinema del sabato sera proiettava financo “Il gioiellino”, ma se gli ultimi film che hai visto sono rabbit hole, il cigno nero e un gelido inverno, capisci anche tu che cip e ciop, i tuoi due fedeli neuroni, un altro film cupo non l’avrebbero retto, e, nella tua magnanimità, decidi di far prendere loro due ore di riposo e ti concedi una commedia leggera, di quelle dove tutto finisce bene e lo sai già dall’inizio. E così segui le vicende di Becky, logorroica produttrice esecutiva di un talk-show televisivo del mattino, che, da un giorno all’altro viene licenziata. Ma, siccome ci troviamo in una commedia americana di quelle “All's well that ends well” (tuttoèbenequelchefiniscebene), la nostra eroina trova subito un altro lavoro. No, non da commessa del turno di notte in un drugstore del Bronx, ma da produttrice esecutiva per la trasmissione Daybreak, i cui ascolti sono in caduta libera. Alla prima riunione licenzia il co-conduttore feticista e pornofilo, così si pone anche il problema di trovare un nuovo conduttore. Becky decide che ad affiancare Colleen sarà Mike Pomeroy, vecchia gloria del giornalismo, vincitore del pulitzer, inviato di guerra, ecc.ecc.ecc. che, costretto ad accettare per rispetto di alcune clausole contrattuali, inizialmente farà ostruzionismo ad ogni proposta di Becky. Fino al giorno in cui Becky riceverà una proposta di lavoro dal prestigioso Usa Today, e, allora...
Ovviamente, nonostante la protagonista sia un’irriducibile workaholic, troverà anche il tempo per innamorarsi (ricambiata) di un collega. Naturalmente affascinante, simpatico e comprensivo.
Siamo o non siamo in una commedia americana?

4 marzo 2011

Un gelido inverno


Che, oltre ad essere una constatazione evidente, è, casualmente, anche il titolo del film che ho visto ieri sera.
Perchè la sera che avevo in programma di andarlo a vedere durante l’ultimo TFF, guarda un po’, nevicava. E mi tenni.
Invece ieri sera, guarda un po’, nevicava. Che, a sapere che funziona così, sarei andata a vedere Pranzo di Ferragosto, metti mai che all’uscita dalla sala mi aspettassero 30 gradi.
Il livello aspettative mio e di sua bionditudine era al massimo, vuoi perchè chi era riuscito a vederlo al TFF ce ne aveva parlato bene, vuoi perchè il TFF l’ha addirittura vinto, vuoi perchè Jennifer Lawrence era candidata all’oscar come miglior attrice protagonista e John Hawkes abbia ricevuto la nomination per il miglior attore non protagonista, vuoi un po’ tutte queste cose, che, inevitabilmente alla fine siamo uscite dalla sala sicuramente consapevoli di aver visto un gran bel film, ma guardandoci un po’ perplesse come se ci aspettassimo dovesse succedere chissà che.
Diciamocelo, le aspettative sono una merda.
Ma anche il doppiaggio (dove – probabilmente per risparmiare – sono stati sapientemente eliminati tutti i congiuntivi e/o condizionali) a mio parere pessimo, ha contribuito a rovinare un film interessante, o magari no, semplicemente vederlo senza aspettarsi IL capolavoro di cui tutti avevano parlato mesi addietro avrebbe aiutato.
La storia è quella di Ree, figlia adolescente di uno spacciatore scomparso che per pagarsi la cauzione ha impegnato la casa e il terreno, nella quale la ragazza vive con una madre che definire catatonica è renderla vivace, e due fratelli più piccoli. Contornata da una serie di personaggi borderline in qualche modo tutti imparentati fra loro (e, a parte lo zio Teardrop – il già citato John Hawkes, eccellente - nemmeno si capisce come, se escludi il fatto che son tutti dei gran figli di puttana). Per evitare di perdere la casa la ragazza si mette sulle tracce del padre, perché sa che è l’unica che può farlo. Assumendo il ruolo di capofamiglia che, a quell’età, non le dovrebbe competere, e caricandosi di un fardello di responsabilità da superare con la sola forza di volontà, affrontando la diffidenza e la cattiveria di quella comunità in cui vive, quella dove, per intenderci, se non sei un figlio di puttana, sicuramente la cittadinanza non te la danno.
Ma Ree sembra avere tutte le caratteristiche per farcela, perché è uno spirito battagliero. E selvatico quanto basta per non soccombere.  
Questo è quanto.
Comunque, se mai dovessi andare in Missouri, vi avverto: lo scoiattolo fritto io non lo mangio.

2 marzo 2011

soffro lo stress, soffro lo stress sono stanca e fuori forma

Non è vero, sono in forma smagliata.
Un po’ stanchina, forse. Che l’umore altalenante della poison-mamma non mi sia di aiuto è un dato di fatto.
Lunedì era di nuovo lacrime e disperazione, ieri sera a cena ha riso per ben tre volte.
Che ogni tanto mi viene in mente quella vecchia barzelletta della ragazzina che ammazza i genitori per poter partecipare alla cena degli orfanelli...
Comunque lunedì sera ho fatto un salto a casa dello psichiatra che ha in cura mamma, che le ha prescritto delle nuove pastiglie a dosaggio più elevato rispetto alle attuali e quindi ieri, nelle mie appassionanti pause pranzo, ho fatto un salto in farmacia a prenderle.
Ovviamente non c’erano, sarebbero arrivate nel pomeriggio. Quindi ieri sera, mentre tentavo di fuggire dall’ufficio per riuscire ad arrivare in palestra in tempi utili per l’inizio della lezione, ho fatto tappa in farmacia. Dopo un inutile giro dell’isolato ho avuto una gloriosa botta di culo nel trovare parcheggio davanti all’entata della farmacia stessa. Peccato che all’interno, in attesa prima di me ci fosse una mezza dozzina di persone, tutte con la prontezza di riflessi di una spugna marina… Finalmente esco con i miei medicinali e salgo in auto, direzione palestra.
Visto che il parcheggio in quella via è cosa ambita, una signora Musamunita (o mussamunita, come preferite) non crede ai suo occhi e decide che quel posto deve essere suo.
E fin qui niente di male.
Intelligenza vorrebbe che, trovandoci in una via a doppio senso di marcia intensamente trafficata, tu che vuoi parcheggiare al mio posto ti metta dietro di me, in modo da farmi uscire, per poi avanzare, far manovra ed entrare nel parcheggio.
Ma siccome l’intelligenza è stata distribuita ad minchiam, e quando è successo la signora stava cercando parcheggio, ella decide di fermarsi in doppia fila davanti a me. Dopo averle lampeggiato un paio di volte dicendole di andare indietro e mandandola mentalmente a fare in culo, senza ottenere alcun apprezzabile risultato, ho dovuto aspettare che dall’altra parte non arrivasse nessuno (cosa che, in via San Donato, alle 17.40 di un giorno feriale, è evento frequente quanto l’apertura delle acque del Mar Rosso) onde evitare un frontale col 59, uscire evitando la mussa in musa e invadere la corsia contromano.
Superandola l’ho salutata con un dito solo.
E non era il pollice.