Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.
Introdotto da Gianni Amelio, il documentario, che arriva in sala in versione "ridotta" (per la visione integrale bisognerà attendere l'uscita del DVD) è un viaggio attraverso l'italia fatto di interviste e testimonianze di persone "normali", nel senso che - se si escludono Ninetto Davoli e Paolo Poli - nessuno di loro è un personaggio pubblico o famoso, che racconta cos'è e com'è stato vivere l'omosessualità sotto il fascismo, o attraverso immagini di repertorio dei cinegiornali dell'epoca, di come l'omosessualità fosse un crimine vergognoso, e di come titoli di giornali come Il borghese o Lo specchio affrontassero, tra un "invertito" e un "capovolto" l'argomento, con titoli che - sempre se non sei Giovanardi - fanno accapponare la pelle solo a leggerli.
Fra testimonianze di improbabili metodi correttivi (su tutte quelle di un uomo il cui zio, scoperta la "malattia", gli pagava - salvo poi scoprire che i soldi li cacciava la nonna anche per lui - due sessioni giornaliere con una prostituta) e i racconti di un'anziana coppia di signori torinesi (presenti in sala) che, oltre a rivendicare non necessariamente il matrimonio, ma l'estensione dei diritti ad ogni tipo di famiglia, compresa la possibilità di adottare dei figli, in maniera molto pacata, si alternano le varie testimonianze, alcune serene, altre più sofferte.
Ninetto Davoli commuove, Paolo Poli - come sempre - affascina.
Interessante.






























