30 settembre 2013

The darkest hour - L'ora nera

L'ora nera è quella che ho sprecato a guardare questo (brutto brutto brutto) film, facilmente.
Che l'ho visto lì, nell'hard disk, e mi son detta "e questo che cazzo è?" 
No, non è vero, non sono così scurrile, infatti ho soltanto detto "che minchia è sta roba?"
Regia: Chris Gorak. Per quanto mi riguarda un emerito sconosciuto. 
Sceneggiatura: Jon Spaiths. A differenza del regista un nome da ricordare per evitarlo come le merde di cane sui marciapiedi. Perché tanta acredine nei confronti di quest'uomo? Io vi dico solo Prometheus. Poi fate voi.
Cast: 
- Emile Hirsch. La cui presenza è praticamente sinonimo di garanzia. Nel senso che è garantito che il film sarà una merda. Killer Joe non vale perché lì alla fine lo corcano così tanto di mazzate che almeno impara. 
- Max Minghella. Nonostante abbia lavorato in Syriana, Le idi di marzo, The social network e altra roba che non ho visto, la sua faccia non mi dice nulla.
- Olivia Thirlby. Vista in Fa la cosa sbagliata e Dredd. Fossi in lei cambierei agente.
- Rachel Taylor. Bionda australiana, mai visto nulla di suo. Transformers? Non l'ho visto, appunto. 

Ooooooooooooh my God! Are you sure I'm an actress? Really? 




















Ma andiamo per ordine, che voglio rendervi partecipi.
Spoiler come se piovesse, ma tanto mica vorrete vederlo sul serio, no?
Sean e Ben sono due sviluppatori di software di Seattle che stanno volando a Mosca per presentare il loro rivoluzionario e fighissimo social network. Quando arrivano alla fighissima multinazionale moscovita trovano il loro socio (?) Skyler che sta presentando il loro software. Ciao Sean, ciao Ben, potete tornare a casa. 
Che io al posto loro avrei piantato su una tamurriata con la T maiuscola, voglio dire, mi fotti il progetto e io non faccio una piega? E invece loro cosa fanno? Vanno nel locale più figo di Mosca, selezionato grazie al loro fighissimo social network. Nel locale più figo di Mosca ci sono anche Natalie ed Anne, due turiste americane, e dopo un po' - trattandosi del locale più cool della città - arriva anche Skyler. Se non che improvvisamente va via la luce, tutti escono in strada e nel cielo si stanno materializzando strane onde luminose, che all'inizio sembrano tanto carine e coreografiche, ma quando un poliziotto si avvicina col manganello di ordinanza viene letteralmente polverizzato. Terrore panico e grande fuga di massa, quelli che ce la fanno rientrano nel locale, le onde aliene elettromagnetiche polverizzano un po' la qualunque ma i nostri 5 sono gli unici che riescono a salvarsi, rifugiandosi nel magazzino del locale. 
Gli va anche di culo, che hanno acqua, vodka, viveri e ogni genere di conforto. Dopo 5 minuti scopriamo che sono passate 27 ore (che il tempo vola quando ti diverti. lo sanno tutti) e il gruppo decide di uscire per raggiungere l'ambasciata americana. 
Ovviamente la città è deserta, ci sono ponti crollati, colonne di fumo un po' ovunque e ogni tanto qualche lampo di luce segnala la presenza aliena. Natalie, siccome era in discoteca e indossava il tacco 12 d'ordinanza, è costretta a correre con le scarpe in mano. Ad un certo punto si perdono, e trovano riparo in un centro commerciale. Dove si possono anche permettere di cambiare look, cioè, mai che gli dica male a questi. Prima la dispensa, adesso il centro commerciale. Ma va bene.
Arrivati all'ambasciata scoprono che anche lì non si è salvato nessuno, ma si sistemano comunque all'ultimo piano per avere una visione globale della città. Siccome Sean e Ben non sono mica stupidi, hanno capito che quelle cose si nutrono di elettricità e che sono attirati dagli impulsi elettromagnetici. Trovano una radio che trasmette un messaggio incomprensibile, e vogliono capire cosa dice.
Nel frattempo è tutto un susseguirsi di "andrà tutto bene" "non ti preoccupare" "restiamo uniti" e se vi viene in mente qualche altra frase banale mettetecela voi. 
Skyler, che è rimasto in strada con un mitra, si sta dirigendo verso un grattacielo in cui si vede una finestra illuminata, ma arrivano gli alieni elettrici e lo sbriciolano. Tanto eri un emerito pezzo di merda, quindi fa lo stesso. 
E se prima eravamo in 5 a ballare l'hully gully... 
I nostri 4 si dirigono verso l'appartamento, a cui riescono ad arrivare senza essere sbriciolati. 
Ci trovano Vika, una ragazzina russa e Sergei, una specie di scienziato pazzo che ha avuto tutto il tempo di: schermare il suo appartamento costruendo una gabbia protettiva, un fucile che spara microonde e, per maggior sicurezza ha schermato anche il gatto, che non si sa mai. 
Sean fa ascoltare il messaggio ai due russi, scoprendo che c'è un sottomarino nucleare da qualche parte nella Moscova che potrà portarli in salvo. Bisogna solo raggiungerlo.
Le ragazze escono a cercare viveri, ma arrivano gli alieni e ciao bionda australiana, ciao.
Ciao anche Sergei, e probabilmente ciao anche al gatto. 
Di nuovo in strada si imbattono in un gruppo di resistenza russo (Matvei, Sacha, Boris, Yuri. La fantasia al potere) che gli spiega che per raggiungere il sottomarino servono cinque settimane. Ma loro ci arrivano in un paio d'ore, minuto più, minuto meno. Nel frattempo anche Ben, per salvare Vika, viene polverizzato.
Mentre si servono di una barca per attraversare il fiume crolla un palazzo, che affonda la nave. Riemergono tutti, tranne Natalie. 
Che -  Jon Spaiths, ma che ti dice il cervello? perché una roba del genere giusto in Sharknado la puoi proporre  - è finita, non si sa bene come, quando e perché, in un deposito di autobus ad almeno cinque chilometri di distanza. 
Che tu ti chiedi ma chi, ma come, ma soprattutto, ma che cazzo?
Ovviamente Sean, che ha perso il suo amico Ben, non vuole perdere anche lei, e parte, con il resto del gruppo, al salvataggio.
E sopravvissero (quasi) tutti, felici e contenti.
до свидания





29 settembre 2013

Liebster again


Il caro Denny B. mi ha assegnato un premio.
Cosa che fa sempre piacere, inutile negarlo. 
Siccome dopo quaranta giorni di gesso l'idea della "catena" mi sta davvero molto stretta, e, tecnicamente - avendo incredibilmente raggiunto i 200 followers - non avrei nemmeno diritto al premio, mi limiterò, oltre a ringraziare, a rispondere alle 11 domande poste da Denny B. e poi, se qualcuno vorrà appropriarsi più o meno indebitamente del premio, o solo rispondere alle domande, può accomodarsi e fare come se fosse a casa sua...
Ecco le domande:

1) Sei contento del premio?
Ovvio. Come ho già detto, i riconoscimenti fanno sempre piacere.
2) Qual è fino adesso il film più bello del 2013?
Per il più bello non saprei, credo "Searching for Sugar man". Lo so che tecnicamente è del 2012, ma qua da noi è arrivato nel 2013, quindi... In compenso posso dire senza indugio qual è il più brutto: Gambit
3) Il personaggio televisivo che proprio non sopporti?
Non ne sopporto quasi nessuno, in tv guardo esclusivamente telefilm e tg, ma se proprio dobbiamo nominare qualcuno, Barbara D'Urso e Simona Ventura. 
4) Con quale personaggio storico vorresti passare un pomeriggio?
Che Guevara.
5) Secondo te la gente esagera con l'amore per gli animali?
La gente esagera. Sempre. Quindi sì.
6) La canzone che più ti fa piangere?
Non credo esista una canzone che mi faccia piangere, però Angie ci va abbastanza vicino. 
7) Sottoterra o cremazione?
Cremazione, tutta la vita.
8) Il libro sul tuo comodino?
Grotesque, di Natsuo Kirino. 
9) La scusa più terribile con la quale sei stato/a lasciato/a?
Non ne ricordo nemmeno una, è passato troppo tempo.
10) Perché hai aperto il blog?
Probabilmente perché quel pomeriggio, in ufficio, non sapevo cosa fare. 
11) Quante volte ti hanno fatto la domanda n°10?
Pochissime, a dire il vero. 


28 settembre 2013

E comunque

ogni volta che in TV passa la pubblicità del nuovo profumo Dior Homme con quella triglia bollita di Robert Pattinson (cioè, voglio dire, in questi giorni c'è in circolo un'altra pubblicità, di un altro profumo maschile, dove c'è un altro tizio, affatto triglia e affatto bollito - tal Nick Youngquest, rugbista australiano - con un paio di addominali obliqui che ululano - ah, no, sono io che ululo ogni volta che li vedo - e che insomma, non c'è davvero paragone) io credo sempre che ci sia qualcuno che mi sta chiamando al cellulare.

Che faccio, cambio suoneria? 


A parte questo, da ieri sono una donna libera dal gesso. 
Che non so a voi, ma a me quel seghino circolare con cui ti liberano l'arto ingessato ha sempre fatto un po' impressione, e mi sono sempre chiesta se siano sempre riusciti a fermarsi in tempo o se qualcuno, in un eccesso di zelo, ci sia andato giù pesante incidendo anche i tessuti. Ma nel caso fosse successo non me lo dite, che non sono sicura di volerlo sapere.
Il referto dei RX riporta: Frattura in fase di consolidazione senza significative deformità.
Il che significa che, se l'italiano non è un'opinione, il mio malleolo sinistro ha comunque delle deformità, per quanto insignificanti? Ma soprattutto, quanto insignificanti? E per chi? In relazione a cosa? 
L'unica cosa significativa, e pure parecchio, dopo 40 giorni, era indubbiamente la ricrescita del pelo. 
Posso quindi affermare con tronfia sicumera che l'atrofizzazione del muscolo in caso di ingessatura non interessa i muscoli orripilatori (un nome, un programma. Orripilante).
Peccato soltanto che quest'anno sia tardi per vincere l'Ig® Nobel Prize.
La prognosi consiste in 20 giorni di tutore air cast e 20 giorni di fisioterapia.
Dagli arresti domiciliari alla libertà vigilata.


27 settembre 2013

In the mood for love

Visto che è successo,
che importa chi ha cominciato?


Visto che Wong Kar-wai è in sala con il suo utimo The Grandmaster, che difficilmente riuscirò ad andare  vedere, ho approfittato degli ultimi (spero) giorni di prigionia per rivedere uno dei suoi film che credo non abbia bisogno di presentazioni.

Non c'è mai nulla di esplicito o di ostentato, sembra che quasi non succeda niente, ma ogni singolo fotogramma, la cura di ogni minimo dettaglio, la ricercatezza del particolare, raccontano tanto, se non tutto, della crescente intimità che si instaura tra Su Li-zhen (la signora Chan e i suoi splendidi - dal primo all'ultimo - abiti) e il signor Chow, che per una strana coincidenza (?) si ritrovano ad essere vicini di casa, e finiranno per scoprire che i loro rispettivi coniugi (figure astratte, la moglie di Chow viene inquadrata poche volte, mai in viso, e il signor Chan è soltanto una voce, spesso telefonica) sono amanti, senza sapere né come né quando sia iniziata la loro relazione. 
Inizieranno a frequentarsi per capire e provare ad immedesimarsi nell'altro, ma ogni loro incontro, ogni loro sguardo, regala allo spettatore, che qua diventa una specie di voyeur pudico, sensualità incontenibile, fino al loro ultimo incontro. 
E le parole spesso non servono, basta la musica a sottolineare la passione.
Se hai un segreto raccontalo ad un buco nel tronco di un albero, e poi coprilo col fango.
Non sarà un albero, ma la scena finale in cui Chow racconta il suo segreto ad un foro nel muro delle rovine cambogiane di Angkor Wat, avvolte da un silenzio secolare, è un ultimo tocco di emozione e poesia.

"il ricordo è qualcosa che può vedere ma che non può toccare"

Siempre que te pregunto 
que cuando,como y donde 
tu siempre me respondes 
Quizas, Quizas, Quizas 
Y asi pasan los dias 
y yo desesperado, y 
Tu,Tu contestando 
Quizas,Quizas,Quizas, 
Estas perdiendo el tiempo,
pensando,pensando 
Por lo que Tu mas quieras 
hasta cuando, hasta cuando 
Y asi pasan los dias, 
y yo desesperado 
y Tu,Tu contestando 
Quizas, Quizas, Quizas.

26 settembre 2013

Viaggio in paradiso (WTF?) - Get the gringo

Qua davvero i traduttori di titoli si sono superati.
Magari qualche coppietta di fidanzati del sabato sera è pure entrata in sala (ammesso e non concesso che qualcuno abbia visto questo film) credendo si trattasse di una commedia romantica. 
Ma lasciamo perdere.
Il film(accio) in questione vede protagonista un Mel Gibson che, probabilmente per scrollarsi di dosso l'etichetta di razzista, si confeziona un ruolo di cattivo ma non troppo, pronto a rischiare la vita per difendere quella di un ragazzino "speciale" di 10 anni. 
In ogni caso fa il suo dovere e riesce ad intrattenere quel paio di neuroni che in uno degli ultimi pomeriggi di arresti domiciliari si stavano annoiando un po'.
Il film inizia con l'inseguimento di un auto guidata da un clown al confine del Messico, mentre sul sedile posteriore il suo socio sta morendo dissanguato. Ma il vero problema è che sta macchiando i dollari di sangue. 
Quando l'auto varca sfonda il confine ed entra effettivamente in Messico, la polizia messicana è ben contenta di lasciare il Gringo ai colleghi americani, salvo accorgersi che sul sedile posteriore dell'auto c'è una paccata di soldi. A volte è un attimo cambiare idea. Edificante discorso fra poliziotti su chi sia più corrotto, i messicani prelevano l'uomo, il bottino, e tanti saluti e baci.
Il Gringo, che non ha nome, non ha un passato, non ha nemmeno le impronte digitali, viene condotto in una prigione molto sui generis, El Pueblito: un microcosmo a metà strada tra uno slum e una favela, o, forse, il centro commerciale più brutto del mondo, popolato da varia umanità, dove regnano incontrastati crimine, traffici illeciti, droga, prostituzione, gioco d'azzardo e sarcazzo cos'altro, il tutto controllato dal boss Javi, che per comandare indisturbato unge un po' tutta la polizia penitenziaria e che attende il momento giusto per un (secondo) trapianto di fegato. 
L'unico donatore compatibile è ovviamente il ragazzino di 10 anni, e il Gringo, che cerca in tutti i modi di sopravvivere in quella terra di nessuno, territorio che definire ostile è riduttivo, farà di tutto per salvarsi e per salvarlo, cercando anche di recuperare i "suoi" soldi eliminando l'uomo a cui li aveva sottratti. 
Eccessivo, crudo, sanguinario, ma volutamente ironico e sopra le righe, una specie di b-movie in salsa pulp/hard-boiled che potrebbe ricordare Rodriguez, con una mitica scena in cui il nostro eroe al telefono si spaccia per Clint Eastwood.
Mel Gibson, quando fa il pazzo un po' tamarro un po' figlio di puttana ha sempre il suo perchè e si sa,  a me i film tamarri piacciono, che ci posso fare? 





















25 settembre 2013

Di nuovo in gioco (Trouble with the curve)

Un altro film sul baseball? Ebbasta, dai!
Di nuovo in gioco però non è (soltanto) un film sul baseball. E' un film che forse non aggiunge nulla di nuovo al genere, che dalla prima scena (no, vabbè, nella prima scena c'è Clint che sta pisciando faticosamente, che i problemi alla prostata, sì sa, prima o poi arrivano, facciamo dalla seconda) sai già perfettamente come andrà a finire e riesci a prevedere anche tutto quello che ci sta in mezzo, però è un film che fa bene e si fa voler bene (so che è inutile specificarlo ogni volta, ma sto parlando per me). Perché il Gus Lobel interpretato da Clint per alcune cose mi ha ricordato mio padre, che non ci vedeva quasi più (ma nonostante questo gli avevano rinnovato la patente), aveva difficoltà nei movimenti, ma non rinunciava a fare tutto quello che aveva sempre fatto, pretendendo di farlo come sempre, nonostante non fosse fisiologicamente più possibile. Vedere i propri genitori invecchiare - per quanto inevitabile sia - fa male, inutile stare a girarci tanto attorno. 
Gus Lobel è un vecchio scout del baseball, uno dei migliori nel suo mestiere, con il contratto in scadenza. Vuoi per la concorrenza di nuovi scout tutti statistiche e tecnologia, che non sono mai scesi in campo a guardare un giocatore negli occhi ma conoscono perfettamente ogni caratteristica tecnica elaborata da programmi infallibili e sofisticati, vuoi perché sta perdendo la vista, i vertici della squadra per cui lavora non sono certi di rinnovargli il contratto.
Quando Gus si reca in North Carolina ad osservare una nuova promessa Pete, suo capo ma soprattutto suo amico chiede alla figlia Mickey di andare con lui.
La ragazza - carattere tosto e indipendente come suo padre - è un affermato avvocato che sta per diventare socia dello studio legale per cui lavora, non ha mai perdonato al padre di averla abbandonata dagli zii alla morte della madre e poi di averla messa in collegio. I loro rapporti sono prevalentemente degli scontri verbali, e i due sembrerebbero accomunati solo dalla passione per il baseball. Mickey non riesce a perdonare l'abbandono a suo padre, lui si rifiuta di parlarne, in un muro contro muro dove, alla fine, naturalmente, si aprirà una breccia.
Il baseball fondamentalmente resta sullo sfondo, come sullo sfondo resta l'amore che nasce tra Mickey e John, una vecchia scoperta di Gus che ha abbandonato la carriera dopo un infortunio. 
Nel cast, oltre all'inossidabile Clint, ci sono la bravissima Amy Adams nel ruolo della figlia, John Goodman nel ruolo di Pete e il solito delizioso Justin Timberlake - qua un po' sottotono - nel ruolo di John.
















24 settembre 2013

Byzantium


E niente.
Sarà che Neil Jordan mi ha regalato bei momenti cinematografici (La moglie del soldato e Breakfast on Pluto su tutti) sarà che le storie di vampiri più o meno (forse meno, a pensarci bene) mi piacciono, sarà che ne ho letto piuttosto bene in giro, sarà quel che sarà, ho deciso di recuperare Byzantium.
E niente. 
Sarà che non sapevo esattamente cosa aspettarmi, sarà che quelle atmosfere tanto inglesi (e/o irlandesi che il film non si "colloca" in nessun luogo preciso) grigie, umide e nebbiose mi intristiscono a prescindere, sarà che il film scorre un po' troppo lento per i miei gusti (lo so che "lento" non è necessariamente sinonimo di noioso, ma ogni tanto - insisto: per me -  sì), sarà che "Sono Eleanor Webb e la mia storia non può essere raccontata" ma intanto per non raccontarcela ci metti due ore,  sarà quel che sarà, ma ho trovato il film un po... meh.
E niente.
Sarà che adesso ve la faccio breve che mi sto annoiando da sola, e vi dico qualcosa su questo film che, ma immagino l'abbiate già capito, non mi ha propriamente entusiasmato.
Siamo da qualche parte in Inghilterra (ad Hastings, se vogliamo essere pignole) e, mentre Eleanor scrive la sua storia che non può essere raccontata su pagine che butta via, Clara, che dice di essere sua sorella, dopo essere stata cacciata dallo strip club in cui lavora, sta fuggendo da un misterioso uomo che la insegue e su cui alla fine avrà la meglio. Ma questo episodio costringe le due donne alla fuga, che le porterà in un paesino sulla costa. Qua dovranno trovare il modo per sopravvivere, e Clara, che ha alle spalle una secolare carriera di prostituzione, dopo aver abbordato il goffo Noel, uomo disperato perché ha appena perso la madre, senza soldi e senza lavoro (e quando trova 50 sterline cosa fa? le spende per un pompino. Parliamone), decide di stabilirsi nella pensione che povera mamma gli ha lasciato. La pensione Byzantium, appunto. 
Che, nel giro di una manciata di giorni, la giovane donna trasformerà... in un Bed & Breakfast? No, in un bordello. 
Nel frattempo Eleanor - non si capisce bene come - inizia a frequentare la scuola, incontra Frank (che se in Antiviral stava morendo per essersi iniettato tutti i virus del mondo, qua è un malato di leucemia) di cui, anche se fa di tutto per impedirlo, finisce per innamorarsi.
Ma perché le due donne stanno fuggendo? Da chi?
Scopriremo, attraverso il racconto di Eleanor, che dovrebbe restare segreto, che le due donne sono in realtà madre e figlia, e sono state condannate alla vita eterna, dopo essere state tramutate in vampiri (anche se qua si parla di soucriant) più di duecento anni fa.
Le due donne non potrebbero essere più differenti. Pragmatica, risoluta e istintiva Clara, romantica, introversa, tormentata Eleanor, costretta a vivere con quell'ingombrante segreto che deve restare tale per proteggerla ma di cui lei vuole liberarsi per tentare di condurre una vita normale (anche se, figlia mia, nonostante tu abbia un'etica che ti porta a nutrirti esclusivamente di persone anziane e consenzienti, pronte ad andarsene, normale sto par di palle, sempre di sangue ti devi nutrire per vivere). E per questo motivo condividerà il suo segreto con Frank, ma questo metterà nuovamente in pericolo le due donne, costrette a difendersi dalla Fratellanza, che - in quanto tale - tende un po' alla misoginia e non tollera la presenza di nessuna donna nel loro mondo.  
Il racconto si sviluppa alternandosi tra presente e passato, con continui flashback che ci raccontano come tutto ebbe inizio, e come tutto non potrà aver fine.
Intendiamoci, non sto dicendo che sia un film orribile, ché i film inguardabili sono diversi, anzi, si possono apprezzare alcune cose, oltre all'assenza di effetti speciali clamorosi che nel contesto avrebbero stonato come Lady Gaga nel presepe, la caratterizzazione del vampiro molto lontana dagli standard a cui ci hanno abituato: niente aglio né paletti di frassino né pallottole d'argento, non si smaterializzano alle prime luci dell'alba e se si specchiano lo specchio restituisce la loro immagine, questo probabilmente (probabilmente in quanto non sono certo un'esperta dell'argomento) perché appunto, trattasi di soucriant (o soucoyant) anche se non si capisce esattamente cosa ci faccia un vampiro caraibico a queste latitudini. Non entrano in casa se non espressamente invitati e non hanno i canini aguzzi, e per vampirizzare le loro vittime si servono di un'unghia. Detto ciò le cascate che si colorano di rosso sembrano fatte con l'app gratuita Color Effects e far dire ad uno dei protagonistì "gli uccelli oscuravano il sole" quando nella migliore delle giornate è già tanto se non piove è davvero un po' troppo. 
Nel cast figurano anche Sam Riley (che mi aveva impressionato per la sua bravura in Control) e Tom Hollander, visto da poco in In the loop









23 settembre 2013

Strange Circus (気球クラブ、その後 Kimyō na sākasu)

Sion Sono è un folle visionario. Nel senso più geniale del termine. 
Ma credo di averlo già detto in altre occasioni.
E la frase riportata nell'immagine riassume perfettamente questo Strange Circus, che si apre sulle note di Bach e ci porta al circo (sequenza splendida), dove Black Shadow introduce il primo numero dello spettacolo: "C'è qualcuno nel pubblico a cui piacerebbe essere ghigliottinato?".
Ed è qua che appare la piccola Mitsouko, il cui personaggio ci viene introdotto così: "Ero stata condannata a morte sin dalla nascita. O forse... era mia madre a dover essere giustiziata e noi ci siamo scambiate di posto. Per quanto indietro possa tornare con la memoria sono sempre stata circondata da ghigliottine".
Ma chi è Mitsouko?
E' la bambina che, dopo aver visto i genitori fare l'amore viene costretta dal padre, Gozo, che è anche il preside della scuola che frequenta, ad assistere agli amplessi fra i genitori nascosta in una custodia di violoncello, quella stessa custodia dove l'uomo farà entrare la moglie Sayuri, costringendola a guardarlo mentre stupra la figlia? O è la diabolica creatura che si sostituirà a sua madre quando lei, incidentalmente, morirà in seguito ad una caduta dalle scale? 
O semplicemente Mitsouko e Sayuri sono il frutto della fantasia (malata, e vabbè) di Taeko, misteriosa scrittrice costretta su una sedia a rotelle anche se è perfettamente in grado di camminare? 
O il romanzo che sta scrivendo è forse autobiografico e Mitsouko e Sayuri non sono personaggi immaginari? 
E' chi è veramente Yuji, essere a detta di tutti asessuato che la casa editrice assegna a Taeko, incaricandolo di scoprire la verità sul passato della donna?
Ma soprattutto, chi è davvero Taeko?
E che fine ha fatto lo spregevole Gozo?
Quando pensi di aver capito Sion Sono è lì che ti aspetta, pronto a mischiare nuovamente le carte in tavola, confondendoti le idee per l'ennesima volta. 
Fino all'incredibile finale, dove il delirio era iniziato, e dove il cerchio (forse) si chiude.

"Io ero lei, e lei era me".




21 settembre 2013

Un regalo spiccio

Siccome il blog Il Cinema Spiccio in questi giorni ha festeggiato i 3 anni di vita (per dire, io nemmeno lo so quand'è il compleanno di questo blog, che madre snaturata!) il proprietario del blog, il mitico Frank Manila, ha chiesto in regalo un giochino semplice semplice(*), che consiste nell'indicare, a proprio insindacabile giudizio, il film migliore dell'anno, partendo dal proprio anno di nascita, fino al 2012.
Adesso, capite che qua in giro son (quasi) tutti giovani come l'aglio, quindi se la cavano relativamente in fretta, mentre per la sottoscritta, un elenco del genere richiede del tempo non indifferente, essendo un elenco che parte dal lontano 1964...
Ma per Frank questo ed altro.
Andiamo dunque ad iniziare l'elenco dei film di una vita:

1964: Il dottor Stranamore - Stanley Kubrick
1965: Faster, Pussycat! Kill! Kill! - Russ Meyer
1966: Il buono, il brutto, il cattivo - Sergio Leone
1967: Per favore non mordermi sul collo - Roman Polanski
1968: Hollywood Party - Blake Edwards
1969: Il mucchio selvaggio - Sam Peckinpah
1970: M.A.S.H. - Robert Altman
1971: Harold e Maude - Hal Ashby
1972: Un tranquillo week end di paura - John Boorman
1973: L'esorcista -William Friedkin
1974: Frankenstein Junior - Mel Brooks
1975: Qualcuno volò sul nido del cuculo - Milos Forman
1976: Distretto 13 le brigate della morte - John Carpenter
1977: Un borghese piccolo piccolo - Mario Monicelli
1978: Un mercoledì da leoni - John Milius
1979: La luna - Bernardo Bertolucci
1980: Toro scatenato - Martin Scorsese
1981: 1997 Fuga da New York - John Carpenter
1982: Blade Runner - Ridley Scott
1983: Le montagne blu - Eldar Shengelaya
1984: Birdy - Alan Parker
1985: My beautiful laundrette - Stephen Frears
1986: Betty Blue - Jean Jacques Beinex
1987: Angel Heart - Alan Parker
1988: Le relazioni pericolose - Stephen Frears
1989: Sesso bugie e videotape - Steven Soderbergh
1990: Rischiose abitudini - Stephen Frears
1991: Point Break - Kathryn Bigelow
1992: Le iene - Quentin Tarantino
1993: Matinee - Joe Dante
1994: Clerks - Kevin Smith
1995: Palookaville - Adam Taylor
1996: Dal tramonto all'alba - Robert Rodriguez
1997: La seconda guerra civile americana - Joe Dante
1998: Il grande Lebowski - Joel & Ethan Coen
1999: Ghost Dog - Jim Jarmush
2000: I cento passi: Marco Tullio Giordana
2001: Zoolander - Ben Stiller
2002: La 25^ ora - Spike Lee
2003: Kill Bill (vol.1) - Quentin Tarantino
2004: Hotel Rwanda - Terry George
2005: Lady Vendetta - Park Chan-Wook
2006: Le vite degli altri - Florian Henckel von Donnersmarck
2007: La promessa dell'assassino - David Cronenberg
2008: Departures - Yōjirō Takita
2009: Inglourious Basterds (Bastardi senza gloria) - Quentin Tarantino
2010: Inception - Christopher Nolan
2011: The Raid - Gareth Ewans
2012: Holy Motors - Leos Carax

Che fatica essere diversamente giovani!
Che poi, semplice semplice(*) una sega, che per certi anni la scelta è stata complicatissima, ad esempio nel 1994 decidere fra clerks e pulp fiction è stata dura. Ma siccome Tarantino compare altre due volte in questo elenco, ho optato per Kevin Smith. Sono rimasti fuori molti fra i miei film preferiti di sempre, Platoon, The Rocky Horror Picture Show, Gran Torino, Memento, Drive, ma è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare, no? 
 

20 settembre 2013

Suicide Club (aka Suicide Circle) - (自殺サークル, Jisatsu saakuru)




















Allora.
Potrei fare come quelle che se la tirano come se non ci fosse un domani e dirvi che questo film di Sion Sono del 2002, è un capolavoro.
Ma.
Alla mia età i tessuti hanno perso l'elasticità dei 20 anni (e anche quella dei 30) ed è un attimo che a tirarmela me la strappo, che già son qua con un malleolo fratturato e il gesso e le stampelle e non mi sembra il caso di accanirmi.
La verità è che ho fatto un po' di fatica a seguire il filo (il)logico della vicenda. E alla fine ho come il vago sospetto di non averci capito una beata minchia.
Forse, semplicemente, non ero connessa con me stessa.
E quando le Dessert cantano "il mondo è un puzzle" ho pensato che anche questo film lo fosse.
E gli mancasse qualche tessera.
Però ho capito che le Dessert sono il male (a  differenza del brano di Tomoki Hasegawa, che è di una bellezza straziante).
E che, che lo si comprenda o si presuma di farlo, o ci si atteggi a fare gli splendidi - hai presente quelli che "adesso te lo spiego io quello che stai pensando"? - Sion Sono riesce sempre e comunque ad essere disturbante.
E visionario.
E geniale.
Questo film - che sarebbe riduttivo classificare come semplice horror - fa parte di un'ipotetica trilogia, e, caso abbastanza insolito, dato che in genere succede esattamente il contrario, ha ispirato il romanzo "Suicide Circle - The Complete Edition", scritto dallo stesso Sono.
Tutto avviene nell'arco di una settimana, con i giorni che vengono scanditi sullo schermo, a partire dal 26 maggio, in un crescendo di nichilismo e alienazione.
Inizia alla stazione di Shinjuku con l'inspiegabile suicidio di 54 liceali che ridono e scherzano come nulla fosse fino all'istante prima e, all'arrivo del treno, tenendosi tutte per mano, si lanciano sui binari.
Sangue ovunque come se piovesse, e una misteriosa borsa sportiva immacolata compare sul marciapiede. La polizia indaga, anche se la squadra formata dai detective Kuroda, Shibu e Murata non sa esattamente da dove iniziare. Nella borsa c'è un rotolo composto da tanti rettangoli di pelle umana delle stesse dimensioni cuciti assieme.
Una misteriosa telefonata da parte di una ragazza che si fa chiamare Bat svela a Kuroda e soci l'esistenza di un sito internet dove una schermata di pallini, rossi per le femmine, bianchi per i maschi, aggiorna - come il più elementare dei pallottolieri - il conto dei suicidi, prima che questi avvengano.
E infatti, come in preda ad un muto richiamo, il numero dei suicidi aumenta in maniera esponenziale, da una coppia di infermiere durante il turno notturno, con la prima che sparisce nel nulla e la seconda che si butta senza esitazione dalla finestra, al gruppo di studenti che si lancia dal tetto della scuola durante l'intervallo, al giovane Masa, che, buttatosi dal tetto anche lui, finisce per colpire la sua ragazza Mitsuko, che stava camminando nella via sottostante.
Fra un suicidio e l'altro Bat viene fatta rapire da Genesis, un piccolo emulo ossigenato del Dr.Frank-N-Furter, che, in preda ad un delirio di onnipotenza ("sono il Charles Manson dell'era informatica") si fa arrestare dalla polizia.
Ma.
L'ondata di suicidi non si arresta.
Sarà Mitsuko, recatasi nella stanza di Masa, a trovare (forse) la connessione.
Suicide Club (o Suicide Circle, come preferite) non è un film perfetto. Né si avvicina alla MIA personale idea di capolavoro, ma di sicuro è un'opera che non lascia indifferenti.



19 settembre 2013

End of watch


Questo è uno di quei film che ho perso nell'ultimo inverno.
La sua unica colpa è stata quella di arrivare in sala in concomitanza con il Torino Film Festival, settimana dell'anno in cui diventa difficile riuscire a vedere altro rispetto ai film della manifestazione. 
E quindi, in questo periodo di arresti domiciliari che sta giungendo al termine, l'ho recuperato.
Ho fatto bene? Ho fatto male? 
End of watch è un film interessante e diverso dal solito, girato in stile found footage nel quartiere di South Central a Los Angeles, che pare sia una delle zone più rinomate della città per quanto riguarda spaccio, lotta fra bande, criminalità organizzata, omicidi e sicuramente qualcos'altro che al momento mi sfugge. 
Lo dirige David Ayer, uno che, se non fosse che ha la faccia da buono, non sfigurerebbe nella fratellanza ariana. Cosa ha fatto Ayer prima di EOW? Ha sceneggiato paccate di roba, tipo U-571, Fast & Furious, SWAT, Harsh Times (che non ho visto), e, come regista, Training Day, quello con Denzellone che fa il poliziotto cattivo e Ethan Hawke il poliziotto babbo di minchia buono che, fra le altre cose, viene molto drogato dal poliziotto cattivo, e La notte non aspetta, dove c'era Keanu Reeves che faceva, indovinate un po'? Un poliziotto. L'avreste mai detto? 
Verrebbe quasi da pensare che Ayer da grande voleva entrare in polizia. 
Il film ci porta in pattuglia lungo le strade di L.A. con i due agenti Brian Taylor e Mike Zavala, legati da un rapporto di amicizia profondo, quasi fraterno. 
E noi seguiamo in soggettiva quello che accade attraverso la telecamera posta nell'auto e attraverso la videocamera da cui Brian, che sta realizzando un documentario, non si separa mai. 
Fra giornate in cui non capita nulla oltre alla normale routine di pattuglia e in cui i due si scambiano ogni genere di confidenza in auto, e altre in cui salvano dei bambini in una casa che sta andando a fuoco. Ma Brian e Mike non si sentono eroi, fanno semplicemente il loro dovere.
E il dovere di un poliziotto è servire e proteggere. 
A qualunque costo.
Anche quando si interesseranno troppo alle attività di un gruppo di narcotrafficanti che vuole avere il pieno controllo del quartiere.
Schietto, crudo, duro e potente. Con un finale tesissimo, da pelle d'oca. 


18 settembre 2013

Come ti spaccio la famiglia (We're the Millers)

Solito titolo orrendo per un film che fortunatamente è molto meno orrendo di quanto l'orrenda traduzione del titolo lascerebbe presagire. Ma che vita (orrenda) hanno i traduttori di titoli? Quali terribili sciagure si abbattono su di loro da quando si svegliano al mattino a quando vanno a dormire la sera? Usano droghe scadenti? Non usano droghe? Sono forse astemi? E se sono astemi, perché? Il loro sogno era iscriversi al liceo linguistico e invece i genitori hanno pensato di fargli frequentare la ScuolaRadioElettra? Mangiano pesante e durante la notte hanno degli incubi terrificanti di cui in qualche modo vogliono liberarsi e non trovano modo migliore per farlo che tradurre a cazzo qualunque cosa gli capiti sotto mano?
Ok. La smetto.
We're the Millers è una commedia divertente, dalla comicità un po' parecchio greve ma, nonostante questo, riesce (parlo per me, naturalmente) a strappare ben più di una risata, giocando sempre sul filo del doppio senso, dell'equivoco, dell'allusione sessuale, più una notevole dose di battute sagaci e alcune trovate davvero esilaranti (io sarò anche scema, ma l'orca che se ne va in giro con lo squaletto sanguinante nell'acquario è strepitosa "ho comprato un'orca: le auto sportive non mi piacciono!").
David è uno spacciatore d'erba dai tempi del liceo, con il suo giro consolidato di clienti, ma, quando gli rubano merce e incassi, dovrà saldare il debito con Brad, l'uomo per cui lavora, che gli propone (anzi, gli impone) di andare in Messico a recuperare una partita di marijuana.
Come passare il confine senza destare sospetti?
Intanto tagliandosi i capelli (e già la descrizione di come vuole il taglio è da applausi), e poi inventandosi una tranquilla famiglia americana in vacanza in camper.
Facile no? Ma David non ce l'ha una famiglia. E quindi se la inventa: Rose, la sua vicina di casa spogliarellista sarà sua moglie, Kenny, ragazzino sfigato che vive nel suo palazzo il figlio, e Casey, problematica adolescente sbandata la figlia.
Arrivati a Tucson in aereo trovano l'enorme camper messo a disposizione da Brad ad aspettarli, e da lì inizia il viaggio. Recuperate quelle due tonnellate d'erba, chilo più, chilo meno, possono tornare negli USA.
Ovviamente non tutto andrà liscio e, fra scambi di persona, incontri con un'altra famiglia di camperisti impiccioni, equivoci, incidenti e tutto il possibile per far sì che la legge di Murphy (se qualcosa può andar male lo farà) non venga smentita, i Millers riescono finalmente a portare a termine la loro missione.
Siccome si tratta pur sempre di un film americano, non manca il finale buonista (ma non troppo, che ci sono strane piantine che crescono in giardino) con la voglia di famiglia (vera o finta che sia) a trionfare su tutto.
Ma, visto che il film funziona e diverte dall'inizio alla fine, titoli di coda compresi, direi che possiamo senz'altro lasciar correre.




17 settembre 2013

R.I.P.D.

"Altre domande?"
"Perché gli Steely Dan?"


Apro parentesi:
Ryan Reynolds è espressivo come una statuetta di Capodimonte chiusa in una scatola. 
Chiudo parentesi.
R.I.P.D. (Rest in Peace Department) e\o riposi in pace anche il cinema.
Ne avevo letto stroncature un po' ovunque, e, fra me e me, giuro che ho pensato "i soliti critici snob con la puzza sotto il naso, non può essere così terribile!". E invece. Se possibile è pure peggio.
Non che mi aspettassi un capolavoro, sia chiaro, ma qua davvero si fa fatica ad uscirne vivi.
Che al confronto, Edison City, di cui ho parlato ieri, sembra quasi meno brutto. Il che è tutto dire.
Cos'altro aggiungere?
Che potevo fare a meno di vederlo, probabilmente.
Ma si sa, sono curiosa. E l'idea in sè (non ho letto il fumetto da cui il film è tratto) avrebbe potuto anche essere carina. Cioè, l'idea E' carina. Peccato che da sola non basti e tutto l'insieme non valga nemmeno 1 dei 130 milioni di dollari spesi per realizzare questa roba.
Una brutta copia del più brutto dei Man In Black (il secondo) senza la giusta dose di ironia, quella che in film del genere è praticamente obbligatoria, con alcuni poliziotti che muoiono ma purtroppo non del tutto, e vengono reclutati nel RIPD per dare la caccia alle anime de li mortacci loro di pericolosi criminali che si nascondono fra la popolazione umana per sfuggire al "giudizio finale".
Quando l'agente Nick Walker (Ryan inespressività Reynolds) viene ucciso dal suo partner Bobby (Kevin maquantomipiacinonostantetutto Bacon, un altro che non azzecca un film dai tempi di Mystic River) finisce al Rest in Peace Department e viene affiancato al veterano Roy Powell (Jeff chessaddafappeccampa' Bridges). Assieme dovranno cercare di sgominare una banda di anime malvagie più ridicole che spaventose che ovviamente sta tramando per impossessarsi della cintura di Orione di un accrocchio con il quale formare il prisma che porterà alla rovina della terra, dapprima distruggendo tre quarti di Boston e riuscendo contemporaneamente nella non facile impresa di frantumarmi quattro quarti di minchia.
Non salvo niente?
Sì, Jeff Bridges che canta The Better Man.
Amen


















16 settembre 2013

Edison City

Reality's a motherfucker

"Lo so, il film è una merda, ma tanto l'avranno visto in quattro!"
Film del 2005 diretto da David J.Bark, che di mestiere fa lo sceneggiatore per Law & Order. Perché smettere, mi chiedo.
Il cast è di tutto rilievo, abbiamo Morgan Freeman nella parte di Morgan Freeman, Kevin Spacey pettinato come Little Tony nei panni dell'integerrimo detective Wallace, Justin Timberlake agli inizi della sua carriera cinematografica (il film precede Alpha Dog) nei panni del giovane e ambizioso giornalista Pollack, LL Cool J (in forma fisica strepitosa, mi stanno suggerendo i miei ormoni) nel ruolo del poliziotto di una squadra speciale cittadina, ma a cui manca un requisito fondamentale: non è sufficientemente figlio di puttana come i suoi compari, soprattutto il suo capo, ovvero Dylan Mc Dermott, attore che non azzecca un film dai tempi di Hamburger Hill, in versione pazzo tendente alla psicopatia.
Agitate il tutto e sbatteteli in blocco nella città di fantasia di Edison, dove, grazie al lavoro sporco della polizia, la città è un'isola felice e i buoni vivono felici e contenti.
I cattivi un po' meno, perché la F.R.A.T. (First Response Assault & Tactical, voglio dire, mica pizza e fichi, corpo speciale della polizia, in cui entrano solo quelli che sono usciti sani e salvi da almeno tre scontri a fuoco) vigila per mantenere l'ordine.
Il film inizia con Lazarov (McDermott) e Deed (LL Cool J) che fanno irruzione in una casa, sequestrano soldi e droga, ammazzano a sangue freddo uno dei due occupanti, spiegano al superstite come sono andate le cose e se ne vanno come niente fosse.
Al processo a carico del ragazzo rimasto in vita, Pollack, presente in aula, nota qualcosa di strano, e decide di indagare, nonostante il suo capo (Freeman) direttore di un settimanale cittadino, vincitore di un Pulitzer a cui sembra non importare più nulla del suo mestiere, gli dica di lasciar perdere, che in mano non ha niente.
Ovviamente Pollack non molla, altrimenti il film sarebbe già finito.
Quando una sera all'uscita di una discoteca Pollack e fidanzata vengono pestati a sangue da Lazarov e vengono salvati nientemeno che da Deed che si trovava nella stessa discoteca e aveva appena consegnato un anello di fidanzamento inginocchiandosi platealmente in pista davanti alla sua donna (LL Cool J. In ginocchio. Eddai, su), il suo capo e Wallace capiscono che il ragazzo aveva ragione e decidono di proteggerlo.
E niente, il film percorre la sua strada destreggiandosi in qualche modo fra cliché che hanno abbondantemente superato la data di scadenza, dialoghi comprati in stock alle bancarelle del mercatino dell'usato, corrotti e corruttori, succede tutto quello che deve succedere, e che tu sai che succederà, tanto da poter prevedere persino le battute, fino al gran finale (nel solito cantiere abbandonato, chissà se è sempre lo stesso o ogni tanto lo cambiano?) spara spara ammazza ammazza, compreso Pollack, che probabilmente non ha mai impugnato un'arma nemmeno in sala giochi e si comporta come il giustiziere della notte, e vissero tutti felici e contenti.
Pollack vince il Pulitzer, Deed riesce a coronare il suo sogno e diventa un... idraulico, e non manca nemmeno la scena in cui, rincasando, bacia la pancia della moglie incinta.
Glicemia, portami via. 

"Vuoi andare al cinema a vedere Edison City? Ma sei scemo???"

13 settembre 2013

Adam resurrected


Film sulla follia, diretto con lo sguardo lucido da Paul Schrader nel... 2008.
Sulla follia (per usare un eufemismo) nazista e sulla follia dell'uomo.
Il film inizia a Tel Aviv nel 1961, quando Adam Stein viene ricondotto nella clinica per pazienti psichici sopravvissuti all'olocausto.
Adam Stein è stato uno dei più famosi clown/maghi/illusionisti della Germania negli anni 30. Ma quando verrà condotto nel campo di sterminio assieme alla sua famiglia sopravviverà solo "grazie" al comandante Klein, che lo costringerà a vivere come il suo cane Rex, costretto a mangiare dalla sua ciotola, a guaire ed abbaiare a comando, e obbligato a suonare il violino mentre la moglie e le figlie vengono condotte nelle camere a gas.
Ma la vita dopo il lager per Adam è una strada che porta all'inferno, da percorrere in solitudine fra allucinazioni e realtà che si amalgamano in un incubo inarrestabile.
L'occasione per la "resurrezione" si presenta inaspettatamente ad Adam quando, nell'istituto, annuserà la presenza di un altro cane, un ragazzo cresciuto a quattro zampe e con una catena al collo.
L'amicizia fra Adam, il clown che non riesce più a sorridere, e il giovane cucciolo selvatico sarà il percorso tutto in salita che li allontanerà dal loro personale inferno.
Presente a colori, passato in bianco e nero, Jeff Goldblum nel ruolo di Stein è immenso, e Willem Dafoe in quello del perfido comandante Klein non è da meno.
Sicuramente insolito, nonché interessante.


11 settembre 2013

The bling ring


Let's go shopping!
Sofia Coppola ci mostra il vuoto esistenziale.
Peccato che, in maniera più eccessiva e smargiassa, l'abbia fatto prima di lei Harmony Korine con il suo "Spring Breakers", e che questi adolescenti disincantati, disillusi e disposti a tutto pur di assaporare un po' di fama e avvicinarsi al loro ideale di sogno americano fatto essenzialmente di fama & ricchezza, siano francamente insopportabili. 
Ispirandosi a un fatto realmente avvenuto tra il 2008 e il 2009 nella Hollywood dei vip e dei party esclusivi, quando un gruppo di ragazzini di buona famiglia iniziò ad entrare nelle case dei personaggi famosi rubando scarpe, vestiti, accessori e gioielli la Coppola ritrae una generazione che sembra veramente attratta soltanto da tutto ciò che luccica, manco fosse una colonia di gazze ladre. 
A iniziare il "gioco" è Rebecca, che coinvolge inizialmente Marc, un ragazzo che ha appena iniziato a frequentare la scuola di Indian Hills e non ha altri amici, dapprima entrando nelle macchine parcheggiate in strada lasciate aperte, poi introducendosi nella villa di un compagno di scuola in vacanza con i genitori.
Quando una sera, in un locale, vedono Paris Hilton, Rebecca decide di entrare in casa sua.
Approfittando delle informazioni fornite dalla rete sanno quando Paris sarà fuori città, e, sempre attraverso il web, recuperano l'indirizzo.
Io capisco che sei Paris Hilton e i soldi ti escono dal buco del culo, unico motivo che probabilmente ti fa indossare gli slip, ma davvero davvero tu chiudi casa e lasci le chiavi sotto lo zerbino, non hai un cazzo di allarme, un sistema di sorveglianza, un plotone di chihuahua assassini, niente? Niente. 
Pare che, per quanto paradossale possa sembrare, le cose siano andate più o meno così anche nella realtà.
E il gruppo continua ad agire indisturbato, per loro entrare nelle case dei vip (fra gli altri Orlando Bloom, Megan Fox, Lindsay Lohan), e impossessarsi delle loro cose è come andare a fare del normalissimo shopping. 
Salvo poi iniziare a vantarsene in giro e a postare le foto sui social network, fino al momento in cui una delle "vittime", Audrina Patridge, scopre che qualcuno si è introdotto a casa sua.
Film abbastanza freddo, dove fortunatamente l'empatia per i personaggi non è contemplata, ma comunque esteticamente interessante, e con un'ottima colonna sonora.
Per chi volesse sapere qualcosa in più sui veri protagonisti del Bing Ring, ecco l'articolo scritto all'epoca da Nancy Jo Sales per Vanity Fair: "The suspects wore Louboutins".



10 settembre 2013

Bubba Ho-Tep


"Non ti chiedere cosa può fare il tuo ospizio per te.
Chiediti cosa puoi fare tu per il tuo ospizio."



Domenica ho avuto il piacere di ospitare chez moi Dantès e la Ms, che si sono presentati all'ora di pranzo provvisti di ogni ben di Dio, roba da far invidia ad un servizio di catering coi controcazzi.
Ho mangiato come un otre, ho il frigo pieno di ogni, oltre a tre porzioni tutt'altro che stitiche di (ottima) parmigiana di melanzane in freezer, sia mai che io e il mio emaciato corpicino si patisca la fame.
Come se non bastasse, in aggiunta alla parte edibile il buon Dantès si è presentato equipaggiato di altri generi di conforto.
Che, oltre a due Sion Sono che ancora mi mancavano all'appello, e che prima o poi - appena mi viene l'ispirazione - recupererò, comprendevano questo Bubba Ho-Tep, di Don Coscarelli. 
Sì, proprio quello di John Dies at the End
Il film, tratto da un racconto - che non ho letto - di Joe R.Lansdale (uno dei miei scrittori preferiti) è ambientato in una casa di riposo. 
Dove i pazienti iniziano a morire sempre più frequentemente.
Cosa che, data l'età, sembra non importare a nessuno.
Uno degli ospiti del Shady Rest è Elvis Presley, che aveva scambiato la sua identità con uno dei suoi innumerevoli imitatori, Sebastian Haff, che, amando le droghe più del vero Elvis, era morto al posto suo.
Il contratto che avevano stipulato al momento dello scambio è andato perso in un incendio, così nessuno crede al vero Elvis quando racconta chi è.
Tranne Jack, un altro paziente della struttura, un nero che crede di essere il presidente John Fitzgerald Kennedy.
L'improvvisa comparsa di enormi scarabei assassini farà capire ai due uomini che le loro vite sono in pericolo.
Jack\John rivela a Sebastian\Elvis che la notte precedente è stato aggredito da un essere misterioso - che lui inizialmente credeva fosse il presidente Lindon Johnson - che tentava di succhiargli l'anima aspirandogliela dal buco del culo.
Jack ha letto il libro "The everyday man or woman's book of the soul" e ha dedotto che si tratta di una mummia egiziana che, per mantenersi in vita, deve succhiare le anime dei vivi.
Quando anche il vecchio Kemosabe muore il re e il presidente uniranno le loro forze per combattere Bubba Ho-Tep, la mummia.


9 settembre 2013

In the loop

«... Questo è il problema con i civili 
che vogliono andare in guerra. 
Una volta che ci sei stato, 
una volta che l’hai vista, 
non vuoi più ritornarci, 
a meno che tu non sia 
fottutamente obbligato a farlo. 
È come la Francia.»






















Funziona così: frequentando abitualmente blog di gente che vede film in maniera compulsiva, mi capita, spesso e volentieri, di leggere recensioni di titoli più o meno sconosciuti che mi incuriosiscono. Quindi decido che voglio vedere quel film, vado sul sito di Imdb, copio titolo originale, esilarante titolo tradotto in italiano, quando esiste, regia, durata, cazzi, mazzi e palazzi, e mando una mail al mio collega.
Che, con i suoi tempi, prima o poi riesce a soddisfare (quasi) tutte le mie richieste. Mi ha scaricato le prime due stagioni di Homeland in un paio di giorni (potenza del malleolo fratturato) e finalmente posso colmare una delle mie innumerevoli lacune.
Ok, gli ho chiesto Red2 e mi ha recuperato Red, per Il delitto Fitzgerald ho dovuto aspettare una stagione, non è mai riuscito a trovare "Out", film giapponese del 2002 tratto da quel bellissimo romanzo di Natsuo Kirino che è "Le quattro casalinghe di Tokyo". Anzi, ne approfitto, per caso qualcuno di voi l'ha visto? Ce l'ha? Me lo può procurare? 
In ogni caso, se non l'avete ancora fatto, leggete il libro, così io posso smettere di divagare.
Dicevo, che io, di questo In the loopfilm inglese del 2009 (perché fosse stato del 2008 non mi sarei nemmeno stupita, a questo punto) non avevo mai sentito parlare, non ricordo di averne letto nulla in giro, a parte il povero James Gandolfini non c'è un attore dico uno che io conosca, eppure me lo sono ritrovata assieme agli altri. E ho deciso di guardarlo.
E mentre lo guardavo (godendo come un riccio) ho avuto un'illuminazione - un evento sempre più raro, ma ogni tanto ancora succede - capendo da chi mi era stato consigliato.
Quindi ne approfitto per ringraziare pubblicamente Fascino, perché era da un pezzo che non vedevo un film così perfido, zeppo di dialoghi serratissimi, così farcito di insulti, doppi sensi, turpiloquio di livello superiore da far sembrare il sergente di Full Metal Jacket un focolarino timido, questo grazie soprattutto alla fantastica interpretazione di Peter Capaldi nel ruolo di Malcom Tucker, adetto alle comunicazioni di Downing Street.
Fantapolitica, satira, giochi di potere e manipolazione delle informazioni.
Per trovare qualcosa di vagamente simile, per contenuti satirici e scorrettezze a mazzetti, direi che bisogna tornare indietro nel tempo fino a "la seconda guerra civile americana", di Joe Dante, del 1997.
Un film che ti fa ridere - e non poco - facendoti riflettere.
Stati Uniti e Gran Bretagna stanno pianificando una non meglio precisata guerra contro un non meglio precisato nemico, quando, durante un'intervista radiofonica, il ministro inglese Simon Foster si lascia sfuggire che la guerra è imprevedibile.
La stampa si scatena, a Washington gli opposti schieramenti vogliono utilizzare quella dichiarazione a proprio favore, e fra Karen Clarke, il generale Miller (Gandolfini) e il senatore Linton inizia una guerra verbale, fra istituzione di comitati più o meno misteriosi, relazioni top secret, fuga di notizie, gioco sporco, soffiate, sfuriate, dimissioni annunciate e ritirate, in una lotta istituzionale dove basta un niente perché chi fino a cinque minuti prima era dalla tua parte possa pugnalarti alle spalle.
Da vedere obbligatoriamente in lingua originale.
Stre-pi-to-so.

"You said: climb the mountain of conflict
You sounded like a Nazi Julie Andrews!"

7 settembre 2013

Prologo

Le fiamme divorarono avidamente il corpo, consumando e dilaniando la carne e i muscoli.
Sfaldata, poi annerita e carbonizzata, la pelle si disintegrò rapidamente. Braccia, gambe e torso si sarebbero presto ridotti a un mucchio di ossa sbiancate dalle fiamme. E, a tempo debito, la testa, privata dei tratti somatici, sarebbe divenuta simile a un teschio.
In silenzio, se non per quel gemito cantilenante che gli risaliva dal profondo della gola, il ragazzo, con gli occhi folli illuminati dal rosso bagliore delle fiamme, osservava il corpo che bruciava, bruciava, bruciava...

"Io ti troverò"
Shane Stevens

6 settembre 2013

The call

Jordan è un'operatrice del 911 molto brava nel suo lavoro.
Un giorno riceve la telefonata di una ragazza terrorizzata, perché è da sola e qualcuno sta tentando di introdursi in casa sua. 
Jordan istruisce la giovane sul comportamento da adottare, ma, quando sembra sia riuscita nel suo intento, la comunicazione si interrompe, e lei, per un eccesso di zelo, richiama.
Il misterioso aggressore sente il suono del telefono e tutto va a puttane.
Dopo qualche tempo il cadavere della ragazza viene ritrovato, e Jordan ritiene che la colpa di quell'omicidio sia, almeno in parte, sua.
Passano sei mesi, e Jordan, dopo quell'episodio, ha abbandonato il suo posto da operatrice, diventando un'istruttrice dei futuri operatori.
Mentre sta mostrando alle nuove reclute il funzionamento della centrale operativa, un'operatrice riceve la telefonata di Casey, ragazza che è stata rapita nel parcheggio di un centro commerciale e sta chiamando, con un cellulare usa e getta (quindi non rintracciabile), dal bagagliaio dell'auto in cui il rapitore l'ha rinchiusa.
Per Jordan è ora di tornare in prima linea, e, mettendosi a parlare con la ragazza inizia una vera e propria lotta contro il tempo per cercare di salvare la vita alla giovane, soprattutto quando scoprirà che l'uomo è lo stesso assassino...
Thrillerino onesto che riesce a creare una discreta tensione, e si lascia vedere tutto d'un fiato, soprattutto grazie al finale (per me) non così scontato.
Halle Berry, nonostante un'acconciatura abbastanza improponibile è la solita grandissima gnocca, e nei panni della giovane Casey troviamo Abigail Breslin. 


5 settembre 2013

Sharknado

Non ce l'ho fatta.
A starne lontano, intendo.
Vi ho mai detto che sono curiosa come una scimmia? Probabilmente sì.
E il furioso passaparola in merito al il film più brutto di sempre non poteva certo lasciarmi indifferente. Del resto, che a me piaccia farmi del male (più o meno) volontariamente è risaputo. E quindi eccomi qua, complice un nuovo carico di film giunti in casa Poison assieme ad un PC portatile, gentilmente concessomi in usucapione dalla mia ditta, a compiere l'insano gesto di guardare Sharknado.
Una terribile tempesta si sta abbattendo al largo delle coste del Messico, dove, su una barca capitanata da un uomo squisito, si sta concludendo un affare con un altrettanto simpatico utilizzatore finale di zuppa di pinne di pescecane. Peccato che saranno loro a fare da zuppa agli squali. Questo è il prologo. Tanto per gradire.
La scena si sposta sulla spiaggia di Santa Monica, dove sono tutti belli spalmati in spiaggia, a prendere il sole, fare surf, non fare un cazzo. C'è un tempo di merda che sembra stia per venire giù il diluvio universale, ma loro non fanno una piega, naturalmente.
Fin (Ian Zering, il biondino odioso di Beverly Hills 90210) è in acqua con la sua tavola e l'amico Baz, un uomo, una mascella (e nemmeno volitiva) quando all'improvviso, assieme alle onde perfette - sogno di ogni surfista - arrivano gli squali.
Fuggi fuggi generale - ma con calma - e ci troviamo all'interno del bar di Fin, che ovviamente sorge sulla spiaggia. Dalla TV arrivano le notizie della pericolosità del tornado che si sta per abbattere sulle coste, quando Fin decide di chiudere il locale. Ché sembra stupido, ma - a conti fatti - molto meno di tutti quelli che lo circondano. Tu pensa. 
Le onde aumentano, e gli squali iniziano a entrare dalle finestre. Altra fuga di gruppo, con la gente che si riversa per le strade, inseguita dalla ruota panoramica, che, ohibò, ha ceduto, come il locale di Fin.
Fin, che in fondo è un buono, si preoccupa per la sorte dell'ex moglie April (una Tara Raid che definire cagna maledetta sarebbe davvero troppo, troppo riduttivo) e della figlia, e decide di andare a salvarla nella lussuosa villa di Beverly Hills dove vivono, in compagnia del nuovo fidanzato della donna.
Con lui ci sono Baz, Nova (la sua barista), e George, avventore stanziale del locale. 
Ovviamente le strade, da Santa Monica a Beverly Hills, sono diventate dei fiumi in piena brulicanti squali, e i nostri eroi, prima di arrivare alla villa, salveranno un po' di gente, un cucciolo, ammazzeranno un po' di squali - anche a colpi di sgabello - e sfuggiranno alle onde. Ché Fin in fin dei conti è surfista, e lui di onde ne sa. 
Arrivano finalmente a casa della cagna maledetta mentre gli squali hanno iniziato ad invadere fogne, tubature, piscine e quant'altro. La cagna non vuole nemmeno farli entrare, ma, dopo che Nova avrà seccato uno squalo che sta piovendo sull'entrata cambierà idea.
Mentre stanno perdendo del tempo a discutere con Colin, il fidanzato della cagna, arrivano gli squali. E ciao Colin, ciao. Peccato eh? Perché era simpatico come una ragade anale.  
La cagna ha appena visto il suo fidanzato morire smembrato da uno squalo, ma non fa una piega. 
Salgono tutti in macchina appena in tempo per vedere crollare la casa dallo specchietto retrovisore. L'unica di tutto il quartiere. Manca poco che sulle altre splenda il sole con l'arcobaleno e ci siano i miominipony a pascolare in giardino. 
Ma dove sono diretti? A salvare Matt, il primogenito.
Lungo la strada si troveranno davanti uno scuolabus semisommerso dall'acqua. Vuoi non salvare i poveri bambini intrappolati all'interno?
Non si capisce bene come, i nostri eroi si ritrovano su un ponte, e lo scuolabus, che prima era davanti a loro, adesso è sotto. Salvano (quasi) tutti, perché nell'auto ovviamente non manca l'attrezzatura per scalare l'Everest, che a Santa Monica, si sa, serve sempre, e si rimettono in marcia. L'auto li abbandona, entrano in un negozio di liquori, la cagna indugia davanti allo scaffale delle creme idratanti, rubano un'auto equipaggiata con il NOS, sfuggono alla polizia, arrivano dal figlio (pilota di elicotteri) che è nascosto in un hangar con altre tre persone, ma arriva il tornado e aspira la ragazza. Loro riescono a resistere attraverso una porta di lamierino ondulato. 
Il tornado se ne va, loro entrano in una ferramenta casualmente li accanto e fanno incetta di seghe circolari, bombole di propano, asce, picconi e decidono di salvare il mondo gettando bombe nel tornado.
Ovviamente Nova sale in elicottero con Matt, che se ne è già innamorato all'istante.
La figlia, che non si separa mai dalla sua borsettina a tracolla ha le paturnie e rinfaccia a Fin antichi dissapori, che, insomma, quale momento migliore?
Nel frattempo l'elicottero arriva quasi vicino al tornado, e mica viene risucchiato, eh? 
Al terzo tornado la bomba non riesce ad annientarlo, e, mentre uno squalo si appende all'elicottero, Nova si sacrifica. Ciao Nova, ciao. 
Fin capisce che adesso il mondo lo deve salvare lui, e lancia la macchina, equipaggiata dal povero Baz, (che nel frattempo ci ha lasciato anche lui) nel cuore del ciclone. 
Piovono squali un po' dappertutto, e Fin, armato della sua fidata sega circolare, ci si tuffa di testa, con enorme raccapriccio di moglie e figli.
Ma, dopo un po' squarciando lo squalo con la sega circolare, ne esce integro, ma, attenzione, rientra nell'animale per uscirne con la povera Nova, priva di sensi.
Che fra millemila squali poteva forse scegliere quello sbagliato?
FIN. (eh?)
Effetti speciali ridicoli creati credo con un Commodore 64, dialoghi che vanno oltre il patetico, insomma, a fargli un complimento lo definirei imbarazzante. 
Roba che lo guardi e non ci credi. 
E continui a guardarlo, per capire fin dove si può spingere.
E non vedi l'ora che arrivi "the second one". 
Già, perchè è previsto anche il sequel.
Ge(g)ni.