Alla bellezza ci si abitua, alla bruttezza non ci si rassegna.
(Giovanni Soriano)
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| Oh. My. God. This stuff enters at number 1 on my shit list! |
Volevo farmi rimborsare i soldi del biglietto.
La Tiz mi ha fatto notare che eravamo ad un'anteprima gratuita (e ci tengo a sottolineare GRATUITA), e non sarebbe stato possibile. Ma io volevo farmeli rimborsare lo stesso.
E potrei fermarmi qui.
Ma, sperando di fare cosa buona e giusta, aggiungo qualcosa, in modo da risparmiarvi la sofferenza che abbiamo patito io e la tiz per 107 minuti, + 5 di intervallo.
Sua Bionditudine si è risparmiata lo strazio perché aveva la riunione condominiale. A volte, le fortune.
Copio dal web perché, davvero, non ce la posso fare:
«Supercondriaco. Ridere fa bene alla salute» è una commedia brillante, dal ritmo travolgente, in cui si ride moltissimo; «una storia sincera e personale - ha dichiarato il protagonista e regista Dany Boon. Questo film è diventato un modo per esorcizzare le mie manie e ossessioni da ipocondriaco, riuscendo a far ridere gli altri attraverso me stesso».
Brillante, travolgente, si ride moltissimo.
Io sono alta 1.80, fighissima che Miss Universo me spiccia casa, e sono vergine.
Premetto che io sto all'ipocondria quanto Matteo Renzi alla sinistra. E che quelli che quando hanno mal di testa pensano immediatamente di avere un tumore allo stadio terminale al cervello scatenano in me turpi istinti omicidi. Detto ciò, il film inizia.
E buona parte del pubblico in sala inizia a ridere.
Dopo 10 minuti io volevo che il protagonista morisse.
La gente continua a ridere. Quello dietro di noi lo fa mentre commenta quello che ha appena visto sullo schermo.
Dopo mezz'ora avrei voluto che morissero tutti.
Quando si sono accese le luci per l'intervallo la tentazione di alzarmi e andarmene era davvero forte.
Ma alla fine la masochista che è in me (e anche nella Tiz) ha preso il sopravvento.
Continuavo a sperare che morissero tutti, ma ovviamente in questo film non muore nessuno, altrimenti il pubblico avrebbe smesso di ridere.
Quando un poliziotto (francese, ça va sans dire) rivela di non avere la più pallida idea di chi sia Victor Hugo, ecco, a quel punto volevo morire io.
A Dany Boon, ma vaffanculo.








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