23 giu 2011

è stato facile e non lo è stato mai... chi ci ricorderà chi ti farà ridere

Settimana corta.
E io oggi sono un po’ inversa. Come il tempo, praticamente.
Ieri sera sono andata a vedere il Nabucco. Manco ci capissi qualcosa poi.
Allo stadio.
Pubblico eterogeneo, pure troppo. Che io in mezzo alla folla divento insofferente. Patisco.
E comunque l’opera allo stadio non è cosa.
Acustica pessima, rumori di fondo, pubblico distratto e vociante.
Intervallo eterno.
Dietro di me un omone con voce sgradevole, che è arrivato, si è sistemato, ha guardato il palco (60 metri di palco) e ha esclamato: “eh, ma vuoi mettere con quello degli U2?” evidentemente i suoi compagni non hanno afferrato il concetto al primo colpo, perchè “vuoi mettere con quello degli U2?” l’avrà ripetuto come minimo un’altra mezza dozzina di volte.
Che poi mi chiedo cosa c’entri, è come se io dicessi: ieri sera sono andata a vedere una gara di bocce in piazza a Trescore Balneario, però cazzo, vuoi mettere con la motoGP di Sepang in Malesia?
Dopo l’esecuzione del “va pensiero” c’è stato un fuggi fuggi generale. Che se sei venuto a vedere il Nabucco solo per ascoltare il va pensiero facevi prima a comprarti un disco, così non dovevi sorbirti i 3/4 dell’opera. Non capisco.
E non mi voglio nemmeno adeguare.

22 giu 2011

Faccia da perno

Lunedì sera, dopo aver saltato due turni – senza passare dal via – sono tornata alle mie vecchie abitudini e sono tornata dalla massaggiatrice.
La quale, verso la fine del massaggio, mi ha rivelato che, sulle chiappe, mi spalma la crema antirughe. Siccome non mi massaggia il viso, ho preferito non indagare su quale prodotto mi applicherebbe, nell’eventualità.
Poi è arrivata una cliente per una pedicure, e me l’ha presentata. Se non fossi così ostinatamente eterosessuale (si, vabbè, insomma) credo che avrei potuto innamorarmi. Alta, mora, capelli raccolti, occhi grandi, bocca naturalmente carnosa, tette sull’attenti, e una voce calda e suadente. Appena è entrata in cabina ho esclamato “wow!” ci siamo strette la mano, poi lei si è ritirata nella sua cabina e io ho ultimato il massaggio.
Mi sono rivestita e, prima di uscire, sono passata a salutarla. Quando mi ha detto “ma come sei bella!” quasi ci ho creduto, poi, dopo aver scambiato due parole, ci siamo salutate, e sono tornata a casa. Dove non ricordo nemmeno cosa ho fatto.
Ieri invece, essendo martedì, sono riuscita a tornare in palestra, dopo aver latitato per due settimane. La nemmeno più tanto nuova istruttrice continua a non piacermi, ma non credo che questo serva a cambiare le cose. In compenso, vuoi per l’assenza di aria condizionata, ero sudata come Zidane ai tempi d’oro.
Sono tornata a casa, e, dopo aver mangiato un po’ di zucchine, ho deciso di andare a fare un giro in bici, approfittando del fatto che era ancora chiaro. Per vedere se magari, stancandomi un po’, sarei riuscita a dormire meglio della notte precedente.
Per strada ho incontrato DM, in bici, ma non da solo. Mi è venuto in mente il personaggio dell’ultimo libro di Massimo Carlotto, che, per eccitarsi, guardava sua moglie fare spinning. Ho continuato a pedalare, da sola, e, quando iniziava a far buio, son tornata a casa.
Ho dormito meglio. Infatti, invece di svegliarmi alle 3.00, sono riuscita a dormire fino alle 5.00.
Son soddisfazioni.

21 giu 2011

the cats will know

Ancora cadrà la pioggia sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba fioriranno leggere
come sotto il tuo passo, quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno.
Ci saranno altri giorni, ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola. I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche, parole stanche e vane
come i costumi smessi delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu. Risponderai parole ‒
viso di primavera, farai gesti anche tu.
I gatti lo sapranno, viso di primavera;
e la pioggia leggera, l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni, altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba, viso di primavera.

20 giu 2011

Ti cerco perché sei la disfunzione

(La macchia sporca, la mia distrazione,
La superficie liscia delle cose,
La pace armata, la mia ostinazione.)

E’ di nuovo lunedì.
E fra una settimana sarà ancora lunedì.
Ma sarà estate. Per quello che vale.
E io sarò sempre qua. Paturniosa all’inverosimile. Insoddisfatta. E insoddisfacente.
Nonostante il prossimo fine settimana – per torinesi (e fiorentini, e genovesi, e sarcazzochialtro) - sarà lungo. E io, che non ho organizzato nulla nulla nulla nulla, lo troverò eterno. Come? Il prossimo week end? No, non ho organizzato nulla.
E nonostante il week end appena trascorso non sia stato terribile.
Sabato ero in giro con la bionda. Tutte e due con il turno pettinatrice al mattino, in modo che lei fosse ancora più bionda, e io ancora più mora. Un giro di shopping in una zona che solitamente non “battiamo” mi ha fatto fare danni irrevocabili. Ma con quel completo rosso, molto più Buddha monk che Buddha bar, è stato amore a prima vista.
Anche il sandalo di Pedro Garcia non mi ha lasciato indifferente. Ma per quello ho deciso che aspetterò i saldi.
Poi, dopo essere state a cena alla Pescheria, ci siamo fatte una passeggiata digestiva. Ci siamo fermate a guardare i bersaglieri in piazza carignano. Che se per me è già difficile correre, non oso pensare a cosa possa essere correre e contemporaneamente suonare uno strumento (a fiato, ça va sans dire).
Siamo entrate in libreria, ma non ho trovato il libro che sto cercando. Se non altro saprò cosa fare il prossimo week end.
Domenica, mentre aspettavo che la lavatrice facesse il suo (s)porco lavoro, ho fatto un giro in bicicletta. Per scoprire che, con “can your pussy do the dog?” in sottofondo, si pedala benissimo.
Tornando a casa ho incontrato DM, che mi ha chiesto se mi piacesse andare in bici. Gli ho risposto che nella mia scala dei valori c’erano un sacco di cose che venivano prima, e che se mi piacesse così tanto probabilmente non andrei in giro con una bicicletta olandese ma con qualcosa di più serio.
Incurante della risposta mi ha proposto di andare a pedalare con lui, una delle prossime sere. E vuoi dire di no a quel paio di occhi azzurri? Sembra brutto.
Alla sua domanda “Come ti trovo?” rispondo con “Potrei darti un numero di telefono, ad esempio il mio!”. L’idea gli piace. Così adesso D ha il mio numero. E io il suo.
E nient’altro.
Sono tornata a casa. Erano le 10.30 e io ero già stanca.
Per fortuna che al pomeriggio ho fatto la femmina da piscina. Spalmata sul lettino. Fin quando mi stavano sudando anche le gengive e mi sono tuffata. Perchè a nuotare faccio pena, ma tuffarmi mi viene bene.
Acqua a 24°. Una meraviglia.
Magari venerdì replico.

17 giu 2011

Non aspettare che il vento gonfi la vela della tua fortuna. Soffiaci dentro

Mercoledì sera.
Sei nel letto e hai caldo. Non puoi spogliarti perchè sei già nuda. Stai facendo zapping fra “i tre giorni del condor” e “a history of violence”, che tanto sono già iniziati da un pezzo e li hai gia visti entrambi. E’ che prima hai voluto vedere otto e mezzo perchè gli ospiti erano Sgarbi e Travaglio. E ancora non ti capaciti di come sia stato possibile che Sgarbi sia riuscito a mantenere un comportamento civile per tutta la durata della puntata, che anche le labbra di Lilli Gruber alla fine gli hanno fatto i complimenti. L’unica cosa che ti viene in mente è che l’abbiano sedato, altrimenti non si spiega. Hai riso quando, in riferimento alle presunte (sì, vabbè) frequentazioni di zoccole da parte del PdC, rivolgendosi a Travaglio gli fa notare: “non conosci le tariffe: una fellatio costa 50 euro!”, anche se, nel mio piccolo, credo che quella sia la tariffa stradale...
Comunque, mentre son lì che zapp(ing)o, suona il telefono. E appare il numero di sua bionditudine. Essendo vagamente ansiosa, nonostante mi sia stato chiesto di smetterla, rispondo chiedendo “che è successo?”
Lei mi dice di star tranquilla, poi mi chiede se sono ancora sveglia (oh, è pur sembre bionda, eh?) e, alla mia risposta affermativa, mi comunica che giovedì sera ci saranno le “vendite private” in uno dei nostri negozi preferiti. E allora ditelo, che volete farmi condannare per abusi su carta di credito!
Così modifichi i tuoi programmi e con enorme (?) sacrificio decidi che rinuncerai alla palestra (del resto ci hai rinunciato in souplesse anche martedì) e che ti dedicherai allo shopping (che è comunque un’attività impegnativa, lascia fare) prima di andare al cinema, a vedere quel tamarro di Colin Farrel in “London Boulevard”.
Il film, che ti aveva incuriosito alla visione del trailer, si rivelerà meno peggio del previsto, anche se sembra un film di Guy Ritchie girato al ralenti e privo di ironia. La colonna sonora è interessante, e sua tamarritudine Colin Farrel (ma chi cazzo gliele rifinisce le sopracciglia, un geometra del catasto di Forlimpopoli con l’accetta?) è comunque bravo.

 

momenti di condivisibile idiozia

Pausa sigaretta in terrazza.
Sono lì, che penso beatamente ai cazzi miei quando arriva il collega S., uno di quelli che ogni volta che apre bocca devi dividere quello che dice per 4, toglierne 3 e poi arrotondare per difetto. Che tanto sarà comunque tanta roba. A sentir lui la sua pressione viaggia costantemente sui 130 di minima e 210 di massima. In pratica uno che vive collassando.
Si siede, mi fa una radiografia dal basso in alto (sì insomma, dal basso al basso) e poi mi dice:
"Ma... hai fatto la dieta?"
"No S., è stato un miracolo: sono andata a dormire la sera e mi sono svegliata la mattina dopo che pesavo 20 kg di meno!"


15 giu 2011

E sai che c’è un ritmo per tutto…



(di gioia e dolore per tutto, 
e ieri chissà e domani chissà, 
che tutto si perde nel flusso)
Come da programmi domenica scorsa siamo partite. 
Sabato mattina madre non si alzava dal letto. Sono andata a controllare come mai.
Risposta: “non sto bene”. Pensa la combinazione.
Le chiedo “cos’hai?” e lei “Mi sento morire!”.
Ne hai i coglioni talmente pieni di sto teatrino che le urli “magari!” e te ne vai. 
Incredibilmente dopo trenta secondi resuscita, e si alza. Le chiedo se per favore può sopravvivere ancora una settimana, in modo che io possa andare in ferie ed avere il tempo di organizzare le esequie al mio ritorno. Acconsente. 
Il sabato in qualche modo se ne va e domenica mattina, finalmente, parto.
Tempo incerto, traffico zero. 
A Limone Piemonte trovi un emerito coglione che, per entrare in un parcheggio, ti taglia la strada e, non pago, dopo che ti sei attaccata al clacson per un minuto, ha pure il coraggio di fermarsi come se avesse ragione lui. Che ti vien voglia di tornare indietro, insultarlo in tutte le lingue del mondo e rigargli la macchina. Non lo fai, ma continuerai a maledirlo di tanto in tanto per il resto della settimana. 
A Nizza temi di aver sbagliato strada e di essere inavvertitamente finita in mare, considerata tutta l’acqua che avevi attorno. Invece era solo pioggia, e quei torrenti in cui avanzavi lenta erano la strada. Basta saperle, le cose.


Dalle parti di St. Raphael ti si ripropone (non il pranzo) quel dolorino al nervo sciatico che ti aveva amorevolmente accompagnato nelle vacanze pasquali e nei giorni a venire. Ti fermi sul lungomare e fai dello stretching creativo nel parcheggio. Entri nel ruolo di pensionata e fai due passi sul lungomare. 
Poi, con tutta la calma del mondo, arrivi a destinazione.
L’hotel è delizioso, praticamente sulla spiaggia. La stanza è piccola, ma luminosa e con un armadio capiente. Che tu sarai anche quella del bagaglio minimale ecc.ecc., ma quando parti in auto te ne fotti allegramenbte, e nel tuo trolley c’è l’occorrente per una vacanza di almeno tre settimane.
Sistemate le cose in stanza, e, dopo una camminata di 20 minuti, arrivate in paese.
Vi concedete un birrino da Chez Mimi, di cui diventeremo affezionate clienti, perchè la Leffe alla spina è davvero buona. 
Poi, dopo aver passato in rassegna tutti i ristoranti del circondario, decidete che i vostri corpicini verranno sfamati da “L’instant”, dove tu ordinerai una tartare di salmone, per pentirtene immediatamente non appena vedrai arrivare le Magret de canard entier sauce au cognac ordinata da sua bionditudine.
Ti riprometti solennemente che in quel posto vuoi tornare per ordinare quel piatto. Sua bionditudine non oppone la minima resistenza.
Decidete che per oggi può bastare, e tornate in hotel. 



1 giu 2011

Potrebbe esser peggio. Potrebbe piovere!

Infatti.
Ieri mi ha telefonato l’imbianchino.
Per fortuna. Perchè ho scoperto che aveva segnato i colori invertiti, e, se non fosse che alla neo ottuagenaria poison-mamma pareva troppo scuro, sarei tornata a casa trovando tre pareti tortora e una verde, e non – come avevo chiesto – tre pareti verdi e una tortora. Vabbè.
Poi sono andata in palestra per rilassarmi. Cosa che, solitamente, funziona. Peccato che la nuova istruttrice riesca ad innervosirmi, e, mentre eravamo sedute sui talloni cercando di rilassare la colonna appoggiando la fronte al pavimento, il pavimento io lo usassi per farci tamburellare le dita, cercando di scandire il passaggio del tempo. Che non credo faccia parte dei segni di rilassamento.
Sono tornata a casa. Che sembrava un accampamento. Ho guardato Crozza a Ballarò appollaiata sullo schienale del divano e poi ho deciso che era meglio trasferirsi sotto le coperte. E ho continuato a guardare Ballarò.
Ho alzato di un gradino il livello di perversione, e poi mi sono addormentata. Alle tre mi ha svegliato il rumore della pioggia, o il gatto che giocava col piercing, o tutte e due.
Per fortuna ho ripreso sonno. Che altrimenti stamattina, dopo aver attraversato la città nel traffico incomprensibilmente furioso dei giorni di pioggia, quando la collega R, che da oggi dovrebbe insediarsi nel mio ufficio, è entrata dicendo: “dopo vengo a fare un sopralluogo” si sarebbe beccata un vaffanculo carpiato. Invece la mia impeccabile risposta è stata: “Che ti sopralluoghi? Quella è la scrivania, sopralluogo finito!”.
Non si è ancora insediata e ho già i cazzi inchianati.
E, tanto per restare in tema, ho scoperto che fra le chiavi di ricerca per accedere a questo blog, c’è anche “donne che cercano la minchia”. Che per carità, a forza di cercare qualcosa si trova sempre, eh? ma escludo che se ne possa trovare nel mio blog. E, per concludere, non poteva certo mancare “porno imbianchino foto”. Ecco.

Ci si rilegge fra due settimane. Tanto non sentirete certo la mia mancanza.