28 gennaio 2015

Difret


Il fatto che sulle locandine campeggi il nome di Angelina Jolie potrebbe fare, per molti, da deterrente. A me la Jolie piace dai tempi in cui era una "cattiva ragazza" e se ne andava in giro sfoggiando come ciondolo di una collana un’ampolla con il sangue di Billy Bob Thornton, ma, diciamo che, in linea di massima, chi produce cosa tende a non influenzare il mio giudizio. Questo almeno finché non vedrò campeggiare il nome di mario borghezio su una qualche locandina. E no, l'uso del minuscolo non è affatto casuale. 
In ogni caso il film, diretto da Zereseney Berhane Mehari, ha fatto il giro di tutti i festival dell'universo mondo, è stato premiato sia al Sundance sia a Berlino, e, finalmente, è arrivato anche da noi. 
E' un film girato con pochi mezzi, e si vede, la regia è essenziale, quasi elementare, ma per film del genere non è necessario ricorrere agli effetti speciali.
La storia che ci viene raccontata, tanto per cambiare si basa su fatti reali, avvenuti in un villaggio rurale a tre ore di macchina da Addis Abeba, ed è quella di Hirut, che nel 1996, quando aveva appena 14 anni, un giorno, tornando a casa dopo la scuola, viene circondata e rapita da un gruppo di uomini a cavallo. Questa antica pratica tradizionale, che consente all'uomo di rapire e violentare una donna (o una ragazzina, che differenza fa?) al fine di metterla incinta e farne sua moglie, si chiama telefa, e, nonostante una legge in vigore dal 1957 lo ritenga un crimine punibile con tre anni di reclusione, se il rapitore sposasse la sua vittima non verrebbe nemmeno perseguito a livello penale. 
Diverso il discorso per la donna, che, rifiutando il matrimonio, verrebbe considerata "svergognata", e, non essendo più vergine, nessun altro uomo accetterebbe di sposarla. Anche se, sposandosi, andrebbe incontro ad una vita fatta di violenze e soprusi (ma che meraviglia, eh?)
Ma questo non succede ad Hirut, che, approfittando di un momento di distrazione dei suoi aguzzini, riesce a fuggire e, per difendersi, spara al suo violentatore, uccidendolo. 
Al posto dei 92 minuti di applausi, Hirut viene arrestata, e, grazie ad un sistema legislativo poco incline a contrastare le antiche tradizioni rurali probabilmente condannata a morte. Ma la notizia dell'arresto di una ragazzina di 14 anni arriva in città, dove vive l'avvocato Meaza Ashenafi, a capo di un'associazione di donne avvocato, che si batte per i difendere i diritti dei più deboli, e decide quindi, contro tutto e contro tutti, di difenderla, cercando di dimostrare con tutti i mezzi, che Hirut ha agito per legittima difesa. 
Il film ci mostra i drammi e le contraddizioni tra la modernità della vita in città e l'osservanza delle tradizioni che ancora esiste nei villaggi, dove il consiglio degli anziani, riunito sotto un albero, decide, incurante della Legge, il destino di Hirut, 

La battaglia di Meaza Ashenafi e il coraggio di Hirut (difret in amarico significa “coraggio”) hanno fatto in modo che rapimento e stupro possono ora essere puniti con una condanna fino a 15 anni di reclusione, anche se ancora oggi non sempre le leggi vengono applicate, siccome la tradizione, nonostante tutto, è ancora profondamente radicata. 
La stessa Hirut ne è in qualche modo vittima, in quanto non ha più potuto fare ritorno a casa sua, perchè la famiglia dell'uomo che ha ucciso vuole ancora vendicarsi. 

12 commenti:

  1. cioè, hai scritto mario borghezio... ma lo sai che ci sono minorenni che bazzicano il tuo blog?!?

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    1. I minorenni per loro fortuna ignorano l'esistenza del tristo figuro qui nominato, sono i maggiorenni (molto maggiorenni) come me e Dantès che rischiano l'infarto! :-)
      E, confesso, sono colpevole di negligenza cinematografica e ieri sono tornata a casa invece di andarlo a vedere... shame on me! Secondo me però passerà al Baretti fra breve.

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    2. sì, ma probabilmente ci passerà di fret... ok vado

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    3. @Tiz: nuuu, quindi ti tenesti? mannaggia!

      @Dantés... non dico niente... tanto sei andato, no? :)

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    4. ma tu che fai? nun venghi? (cit.)

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    5. Vadi, vadi Poison... :-)

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  2. Anche io nelle visione di un film non mi faccio influenzare da chi lo produce o lo presenta...


    Questo film è presentato da Angelina Jolie???
    Non lo vedrò MAI!!!
    ahahaha :D

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    1. ah ah ah ah ah! lo sapevo! :)

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  3. Ciao Ragazza, mi pare di capire che per Difret la Jolie abbia avuto il braccino corto, gli effetti speciali li ha tenuti per sé stessa: labbra, interno esterno coscia, tette … pardon, per quelle ha già fatto tutto….del film, però ne parlano tutti bene.
    Dato che non commento da molto ti lascio il mio pensiero oltre che per il presente anche per i tuoi post passati, abbi pazienza se sono 'cumulativa'.
    The theory of everything mi ha lasciato indifferente, forse perché mi era piaciuto il documentario con interviste e video originali proposto un po’ di tempo fa per tele. Sicuramente ha molte chances per vincere almeno una statuetta (la ‘lagrima’ aiuta in questi casi).
    Sono rimasta colpita da due parole nella tua recensione su Hungry Hearts, per la precisione: ‘riprese grandangolari’; preciso che da me il film non è ancora passato e, aggiungo, chissà quando arriverà… Comunque, ho fatto una ricerca e l’obiettivo usato è una ‘focale anamorfica’. Ti lascio un link interessante (almeno per me) di approfondimento http://www.ripresaprofessionale.it/novita/anamorfico-o-non-anamorfico-thats-the-question/ e andrò a vedere il film di Costanzo con grande curiosità, per la tecnica usata.
    Concordo con te sul fascino di Vivian Maier e l’emozione per Salgado …anche se sono sicura che saranno entrambi (ab)battuti da Virunga.
    Sarebbe bello premiare Ida per la fotografia, ma ti ricordo che l’anno scorso l’oscar andò a ‘Gravity’...
    (Gravity che vinse ben 7 oscar compresa quello per la (inesistente) colonna sonora ma come si fa a premiare così tanto un film di merda!!).
    A proposito di merda, a me Storie pazzesche è piaciuto.
    Prima di lasciarti una considerazione sulla mostra di McCurry: belle le foto, bella l’idea dei video in ogni sala, gentilissimo il personale, stupenda la location … ma… le scale, io dico, che idea balzana ha avuto il Peter. Ho visitato la mostra in un sabato di massima affluenza, tra i visitatori anche un disabile in evidente difficoltà, soprattutto nelle costruzioni di legno a tunnel perché avevano una dislivello di circa 2 cm, che per uno con due gambe sane è niente mettiti su ‘ruote’ e cambia tutto. L’amico Peter questo aspetto non deve averlo preso in considerazione, ma si sa che i creativi sono degli ignoranti, compresi alcuni avventori della mostra che alle difficoltà del poveretto si sono così espressi: ‘dovrebbero dedicare un giorno solo per loro’ … e poi magari anche un ghetto solo per ‘loro’?
    Per il resto spero tutto bene e a conclusione ti lascio tanti abbracci e tanti baci.

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    1. uuuuh, ma che piacere leggerti, Sheltering cara!!!!
      Bello il commentone corposo.
      Cerco di andare per ordine...
      - Difret è senz'altro un film che merita la visione, a prescindere dalla Jolie...
      - Per quanto riguarda "la teoria del tutto qui" direi che la pensiamo allo stesso modo, bravo Redmayne a calarsi così bene nella parte, ma poi resta poco altro...
      - Hungry Hearts: ho usato "riprese grandangolari" perchè, come tu ben sai, sono ignorantissima, e a "focale anamorfica" non ci sarei mai potuta arrivare. L'effetto è comunque disturbante. Ma il film merita.
      - Virunga non l'ho visto, tu sì?
      - McCurry: immaginavo che quell'allestimento avrebbe potuto creare problemi, si capiva... sugli avventori della mostra direi che è inutile aggiungere mezza parola, sarebbe sprecata...
      Ricambio tutti i baci e tutti gli abbracci!!!

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  4. Bah, io rimango incerto, alla fin fine mi urta il tipo di argomento e mi urta anche chi ci ha messo il nome.

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    1. In che senso ti "urta" l'argomento, Frank?
      (che potesse urtare il nome della Jolie l'avevo messo in conto)

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