31 agosto 2011

This is England (oi! oi! oi!)

Good times for a change
See, the luck I've had
can make a good man
turn bad
So please please please
let me, let me, let me
get what I want
this time
Haven't had a dream in a long time
See, the life I've had
can make a good man bad
So for once in my life
let me get what I want
Lord knows it would be the first time
Lord knows it would be the first time




Inghilterra, 1983. 


Il fenomeno degli skinheads visto attraverso gli occhi di Shaun, ragazzino dodicenne orfano di padre, morto nella guerra delle Falkland, che a scuola viene ripetutamente vessato dai compagni, fino al giorno in cui, tornando a casa, incontra Woody, che lo prende sotto la sua ala protettiva, facendolo entrare in un mondo nuovo, dove nessuno lo prende in giro. Woody(*) è il “capo” di una banda di skineads abbastanza innocui.
Ma
, una sera, durante una festa, arriva Combo, uscito dal carcere dopo tre anni e mezzo, durante i quali si è avvicinato al filone più estremista del movimento, abbracciando le idee razziste e nazionaliste del National Front.
Il fatto che nel gruppo ci sia anche Milky, di origine giamaicana, porta ad un’inevitabile scissione.
Shaun, affascinato dalle parole di Combo, decide di restare con lui, fino al giorno in cui, invitando Milky in casa con una scusa, Combo lo corca di mazzate, riducendolo in fin di vita.Il film finisce con il piccolo Shaun che, sulle note di “Please, please, please, let me get what I want” - interpretata dai Clayhill (**) - getta in mare la bandiera con la croce di San Giorgio regalatagli da Combo.

(*) Joe Gilgun: ma quanto è carino?


(**) La Tiz, essendo una fan intransigente non l’ha apprezzata, ma secondo me questa versione nel contesto del film è perfetta.

con le migliori intenzioni

ieri mattina ho caricato la borsa della palestra in macchina.
ma la palestra fino alla settimana prossima non riprende le lezioni.
così ieri sera uscita dall'ufficio sono andata in centro con la bionda.
e sono entrata in libreria.
da dove sono uscita con 6 (SEI) ulteriori libri.
e, quando sono arrivata a casa, dopo il film, dopo la pizza, dopo il pieno al self service (70euri, porcadiquellaputtana) li ho inseriti su anobii "scannando" il codice a barre con il melatelefono.
fantastico.



30 agosto 2011

come farsi una solenne figura di merda e vivere felici

Interno ufficio della poison, metà mattina.
Andamento sonnacchioso, anzichéno.
Tutti (quasi) rientrati dalle ferie. Facce rilassate, alcune catatoniche, come sempre.
Collega G è in bagno. Collega A è al suo posto, ma sembra che non la veda nessuno.
Io, alla scrivania, sto azzannando un cracker, che stamattina sono arrivata un po' lunga, e, oltre a non aver fatto benzina, non ho fatto nemmeno colazione.
Due vuoti su due, provateci voi.
Comunque, sono qua col mio cracker poco signorilmente in bocca, quando alla porta di ingresso si materializza un distinto signore, giacca e cravatta (sì, ha anche la camicia) e MI chiede:
"l'ing. Tizio?"
Io, con la bocca piena, mi giro e gli indico col ditino che è la porta di fronte a lui.
Lui, non pago, insiste: "Posso bussare?"
Io, che ovviamente stavo masticando come Fantozzi quando ruba le polpette (TU MANCIA!!!) annuisco e, finalmente, ingoio.
Ma è troppo tardi per scursarsi di persona.
Spunta dal nulla la collega A, che al confronto un pesce rosso è logorroico, e mi dice "Non mi ero accorta che stessi mangiando".
Cazzo.

29 agosto 2011

casa dolce casa

Che io a casa mia ci sto bene. 
Se poi, come in questo week end appena trascorso ci torno solo per dormire, ci sto addirittura benissimo.
Che sabato, dopo essermi sfilata velocemente la divisa da casalinga, ho trascorso il pomeriggio in piscina con gli amici appena tornati dal mare, che finalmente la Lu poteva sfoggiare un’abbronzatura più abbronzata della mia. 
Chiacchiere ed acqua, acqua e chiacchiere... abbandona la piscina, vai a casa, infilati in doccia e datti una sistemata che fra un po’ arriva la Espe per andare a cena in un ristorante abruzzese. Che non ti può non venire in mente Corrado Guzzanti nei panni di Gianni Livore con la moglie abruzzese che gli preparava il fritto... Pe' qquesto, qquesto questo e qquest'artro motivo!
Antefatto: “Espe, ce la fai ad essere da me UN PO’ PRIMA delle otto?”
“Ma certamente!”
Infatti la sciagurata si è presentata al mio cancello alle 19.59. Ineccepibile.
Abbiamo raggiunto il locale dove ci aspettavano gli altri, e la serata è andata via fra chiacchiere cibo e risate. Locale carino, in una zona della città un po’ defilata. Cibo discreto: qualcosa buono, qualcosa migliorabile, qualcosa inutile. Prezzi onesti. Compagnia ottima.
Torna a casa, vai a dormire, svegliati, riparti.
Destinazione Cuneo.
Arrivi, in anticipo, e ne approfitti per fare colazione da Arione, poi ti scaldi al sole su una panchina di Piazza Galimberti, mentre aspetti che la Ally ti recuperi, e assieme scendete alle piscine. 
Che a te lo sport piace. Potresti stare ore a guardare la gente che suda e fatica. 
L’occasione era il triathlon sprint a cui partecipava la Only, e mica te la puoi perdere così! Che se non fosse che non so nuotare, a correre sono impedita e non sono mai salita su una bici da corsa, beh, quasi quasi ci proverei pure io (sto scherzando, sciocchini!). 
Che poi, dopo aver visto un “atleta” che si è fatto la frazione di nuoto facendo le vasche in andata a rana e al ritorno a dorso, mettendoci un tempo che definire imbarazzante è riduttivo, ho realizzato che veramente, vale tutto. E comunque, nonostante lo stile discutibile finché vuoi, non ha mica mollato, eh? Che la batteria successiva ovviamente non poteva entrare in acqua finché c’era lui, indisturbato, che ormai nuotava in una piscina tutta sua. 
Ti sposti nei pressi del percorso podistico, che tanto la frazione di bici non la puoi seguire, e li guardi, correre sotto il sole. Che tu hai caldo a stare ferma.
Poi l’arrivo. Baci, abbracci, acqua e sali... 
Doccia, pasta party, premiazioni, sole, polvere, conosci gente di cui hai sempre solo sentito parlare, e finisci davanti a un tavolo dove, anche se non hai fatto nulla per meritartela, ti godrai la classica merenda sinoira che sarà pranzo, merenda e cena...
Torni a casa, il cielo ha dei colori bellissimi. 
Avvisi la Only che sei arrivata, e lei ti chiede se ti sei divertita.
Sì. Perchè quando sei con della gente simpatica ti diverti sempre.

26 agosto 2011

le amiche della sposa

E lo so che in questo blog non parlo mai di cinema. E mai nessuno si è lamentato, fra l'altro. Che, se ci pensi, qualcosa vorrà pur dire.
Ma, siccome questa settimana, che è durata credo 12 giorni (ma può una settimana durare così tanto? nemmeno fosse quella prima delle ferie, poi, che al limite una minima giustificazione ce l'avrebbe anche) è talmente noiosa che se mi avessero abbandonato in una piazzola in autostrada mi sarei divertita senz'altro di più, ho deciso di infrangere regole inesistenti. E parlerò di cinema.
Forse.
Quasi.
La tenutaria del blog, signora di una certa età, stimato pezzo di antiquariato modernariato per gli estimatori del genere, è, come ogni signora vagamente agée, maledettamente abitudinaria. E quindi, ogni giovedì, si porta al cinema, e poi, a seguire, si concede una strameritata pizza.
E così anche ieri sera, in compagnia della fidata bionda e per l’occasione anche di una giuovine figliola con cui è sempre piacevole condividere del tempo, sono andate a vedere sta roba. Abbastanza inutile. E anche un po’ noiosa. Insomma, a parte quei pochi momenti in cui compare Jon Hamm (che se non avesse tutti quei peli sarebbe veramente fantastico) nella parte di un emerito stronzo, il film è riuscito a strapparmi qualche risata agrodolce, parecchi sbadigli e alcuni momenti di noia e fastidio, che a me questa recitazione fatta di smorfie, faccette e birignao dà un po’ ai nervi.
In pratica la cosa migliore del film è stata la visione del trailer di “Il debito”.
Però… la burrata sulla focaccia era da oscar.


25 agosto 2011

ti piace vincere facile?


Uno ha un'infiammazione all'anca, l'altro un problema agli adduttori.
Insomma, per (quello sborone di) Bolt poco più di una pura formalità
O qualcuno crede che Lemaitre possa stupire?

24 agosto 2011

Collezionali tutti!

E’ estate. I vostri neuroni sono andati in vacanza a vostra insaputa e voi aspettate il loro ritorno facendo zapping sul divano.
Ed è in quel momento che vi appare la pubblicità di: “Strumenti in miniatura: fai crepare di invidia tutti i tuoi amici collezionandoli tutti. Con la prima uscita la chitarra dello zio Fernando, in scala 1:750.000. E, l’avresti mai detto? suona sul serio!”
Che io vorrei capire a chi verrebbe in mente di collezionare delle miniaturine scrause di strumenti musicali. Ma si sa, io sono una snob di merda. E detesto spolverare.
Poi, per i nostalgici dell’acquasantiera, abbiamo “Rosari e corone devozionali”.
Che se io fossi devota, il mio rosario l’avrei comprato durante il pellegrinaggio a Gerusalemme, un vero made in PRC spacciato come vero legno del monte degli ulivi.
Per non parlare di “orologi di lusso”. Se sono di lusso come cazzo fai a trovarli in edicola? E soprattutto, come puoi permetterteli?
Ma il mio preferito è senza dubbio COSTRUISCI LO STUKA. Che per carità, una volta che lo avrai finito, se mai ci riuscirai, potrai andarne orgoglioso.
Che la prima uscita ti costa un euro. E va bene.
La seconda già 3e99. E va bene.
Ma hai iniziato, vuoi mica interrompere sul più bello il tuo Stuka appena nato.
Coglione.
In appena 140 comode uscite settimanali (ovvero, settimana più, settimana meno, due anni e mezzo abbondanti) l’avrai completato.
Costo finale dell’opera? 1.107 euro.
Stuka? Stica.

23 agosto 2011

inutilmente vostra

Inutile che vi dica che, nonostante queste siano le settimane più calde dell’anno, io – non si capisce bene come – sono riuscita a prendere il raffreddore. Dico solo che sembro una cocainomane sudata.
Inutile che vi dica che, da quando la vista ha deciso di abbandonarmi progressivamente (che per una che ha passato l’esistenza bullandosi tronfia di avere 12/10 son traumi mica da ridere) io faccio sempre più fatica a leggere senza occhiali. Anzi, poche balle. Io senza occhiali non è che faccio fatica: proprio non leggo. Così ieri mattina, quando la sveglia ha suonato, invece di leggere 6 io sul display ho inequivocabilmente visto 8 e mi sono precipitata giù dal letto che quasi inciampo nella bestemmia che stavo tirando.
Al grido di “è tardissimo” sono entrata in bagno, e, quando ho aperto la finestra e ho visto che fuori era ancora quasi buio, ho realizzato che c’era qualcosa che non andava. Così mi sono spinta in cucina, dove l’orologio a parete, che riesco ancora a distinguere anche senza occhiali, segnava le SEI. Come la sveglia, esatto.
Inutile che vi dica che ieri sera, mentre cercavo di addormentarmi, round midnight, ho seriamente preso in considerazione l’idea di farmi un piercing al capezzolo sinistro.
Inutile che vi dica che stamattina, al risveglio, l’idea mi aveva quasi abbandonato.
Inutile che vi dica che ieri sera, riguardando la scena di In & Out in cui Kevin Kline inizia a ballare sulle note di I will survive, quando la voce gli dice “Arnold non balla. Riesce a malapena a camminare” io ho tanto riso.



22 agosto 2011

ieri

Se escludi il fatto che io NON ho un divano bianco, NON ho il parquet in sala, NON ho i capelli così lunghi (e fra un po' lo saranno ancora meno) e un sacco di altri piccoli particolari che fanno la differenza, questa foto riassume benissimo come ho passato la giornata ieri.
E come la passerei pure oggi.
Se non fossi in ufficio.

Cosa pensano i pesci rossi

Venerdì sera rincasi presto, perchè per guadagnarti il turno piscina del sabato devi portare la genitrice dalla pettinatrice.
Torni a casa, conti fino a 1000 ma non funziona. Esci a piedi e vai a comprarti le sigarette.
Incontri un vecchio amico che ti offre da bere, iniziate a parlare dei vecchi tempi, cosa sarebbe successo se, e invece. Beve ancora sambuca, come 20 anni fa. Aggiornate il conto dei vivi e dei morti, ti chiede come mai non ti sei sposata. Bella domanda, se ci pensi. Dici che ci sei andata vicino una volta e poi basta.
Lui è diventato nonno. Ha un anno meno di te.
Arriva altra gente. Ti guardano, incuriositi, sei pur sempre una gagè.
Ti presenta, per mettere subito in chiaro le cose e capire che devono portarmi rispetto aggiunge “la donna di C., mio fratello”. Quello eri, e quello sarai, fra i sinti. Perchè la memoria non muore.
Altro giro, altro bicchiere.
Altra gente, altro giro, altro bicchiere.
Altra gente. Ti invita a cena a casa sua, e accetti, che hai voglia di rivedere sua moglie e tutti gli altri. Che non si sono dimenticati di te.
Ti sorprendi nello scoprire che capisci ancora la loro lingua.
Ogni tanto è bello tornare.

18 agosto 2011

Sogno di una notte di mezza estate (se niente è come sembra, cos’è certezza?)

Lisandro e Demetrio sono innamorati della stessa donna (capita), Ermia.
Ermia ama Lisandro, mentre la sua amica Elena ama Demetrio (che però ama Ermia, capita). Il padre di Ermia (che ama Lisandro) vuole che lei sposi Demetrio (che è amato da Elena) così Ernia e Lisandro fuggono nel bosco, seguiti da Elena e Demetrio. E, siccome all’epoca il tom tom non l’avevano ancora inventato, si perdono.
Detto ciò, ieri sera, mentre io e la bionda si camminava pacifiche lungo i portici di via Cernaia, che sarà anche vero che le città non si svuotano più come una volta, ma Torino in questi giorni sembra quasi deserta, e stavmamo parlando del tizio conosciuto la settimana scorsa, amante dei piedi femminili, veniamo fermate da un tizio in bicicletta, maschio bianco di razza caucasica, verosimilmente sui 35 anni (forse qualcuno in meno, forse qualcuno in più: non riesco mai a dare un’età agli uomini rasati).
Pensando che volesse chiederci un’informazione, e siccome non stavamo andando da nessuna parte e lui aveva un aspetto assolutamente normale (che se l’apparenza inganna tu quand’è che inizi a crederci?) ci siamo fermate ad ascoltarlo.
E lui, come se volesse sapere l’ora, ha iniziato chiedendoci cosa avremmo pensato se uno sconosciuto, nella fattispecie lui, ci avesse chiesto, immaginando di viverla come un’esperienza teatrale, di camminargli coi piedi sulla faccia.Mentre io e la bionda ci scambiavamo uno sguardo incredulo cercando in qualche modo di restare serie (cazzo se è difficile, provateci voi!) io tentavo di abbozzare la mia perplessità ribattendo che per certe pratiche serve un po’ di confidenza, ma lui obbiettava che era l’approccio sbagliato, perchè la confidenza farebbe perdere la naturalezza dell’atto stesso. Che, era un’esperienza fantastica, l’unione della parte dove risiede l’intelligenza con quella più bassa del corpo umano.
Ci siamo congedate con un sincero “no, ci dispiace”, anche se a me sono rimasti un po’ di inevitabili dubbi, che son pur sempre femmina curiosa, e non mi ero mai spinta oltre il tickling.
  1. cosa sarebbe successo se io e la bionda gli avessimo detto: “Ok dai, andiamo!”
  2. voleva essere calpestato con le scarpe o a piedi nudi?
  3. non faceva prima a dirci “sono un amante del trampling” invece che girarci attorno mezz’ora fra metafisica teatro ed esperienze sensoriali estreme?


17 agosto 2011

smettila

E’ quello che ieri mi è stato detto sia da V. sia da P. 
Che quando mi parte lo sclero materno divento noioso-depressa-nefasta. 
Insomma, una merdina lagnosa e fastidiosa. 
Che già faccio fatica a sopportarmi da sola, pensa gli altri. 
P. mi ha “sedato” a parole. Che non so come faccia, ma ci riesce sempre.
V. invece è stato un po’ meno soft: “se non la smetti vengo su e ti prendo a schiaffi”.
Così, mentre la giornata in ufficio si è trascinata lentamente, come ogni 16 agosto che si rispetti, io sono riuscita a calmarmi un po’. 
Ma sono arrivata a casa alle 18.30 appena passate. Ed era troppo presto per pensare di riuscire ad arrivare a sera in pace.
Infatti anche mia madre mi ha chiesto, vagamente preoccupata: “sei già qui?”
Mi sono cambiata e sono uscita in bicicletta, nonostante facesse ancora caldo.
Cuffiette e i.phone al braccio, riproduzione casuale dei brani, e via. 
Che ad un certo punto, quando il telefono ha iniziato a suonare, mi sono anche chiesta che cazzo di canzone fosse mai quella. Poi ho realizzato che era la suoneria.
Rispondo. Era V., che si accertava se dovesse venire o meno a prendermi a schiaffi. E’ bello avere degli amici che si preoccupano per te, no? 
Incredibilmente sono riuscita contemporaneamente a parlare al telefono e continuare a pedalare mantenendo un’andatura costante senza stramazzare al suolo. Il fatto che un podista mi abbia guardato come solitamente si guardano quelli che parlano da soli mi ha infastidito un po’, ma non più di tanto.
Saluto V. e continuo a pedalare. 
Decido di arrivare fino al castello di Agliè, fingendo di ignorare che la strada è in salita.
Riesco ad arrivare in cima. Sto ansimando come una vecchia moka, ma mi riprendo in fretta. Mi ricordo che la strada che porta al Meleto è in discesa. Ma ricordo male. Sarebbe in discesa se io la stessi percorrendo nel senso inverso. Ancora salita. Mi sembra di morire. Nel frattempo le zanzare hanno deciso che è l’ora dell’happy hour. Su di me. E questo la dice abbastanza lunga sulla mia velocità... 
Prima di tornare a casa riesco anche ad infilarmi in una stradina sterrata che percorrevo da ragazzina. Peccato che fosse la stradina sbagliata. Riesco anche a graffiarmi coi rovi. 
Una donna, un genio.

16 agosto 2011

case altrui

Non hai mai dato importanza alle feste comandate. Natale, Pasqua, Capodanno e Ferragosto sono solo giorni che - da un po' di anni a questa parte - ti costringono ad una forzata convivenza casalinga che dopo un'ora ti lascia svuotata e ti strema più di un turno in fonderia. 
Così quando sua bionditudine ti propone una due giorni sui monti corredati dalla famosa paella di suo cognato, nonostante la montagna ti piaccia quanto una compilation di Marco Masini a tutto volume alle 5 di mattina, non ci pensi due volte e accetti. 
Che alla fine quella famiglia ti piace, molto più della tua. Perché, a differenza dei parenti, gli amici li puoi scegliere. Dopo aver rifornito la dispensa casalinga di biscotti, brioche, torte, budini e gelati per il sostentamento della genitrice, domenica mattina siamo partite.
Traffico inesistente, tempo discreto, arrivo, saluti, sistemazione, passeggiata per il paesino, caffè, casa, pranzo in terrazza con vista panoramica.
Il tempo nel frattempo peggiora. Del resto l'hai capito da un pezzo che non si può avere tutto. Decidete comunque di fare due passi per agevolare la digestione e arrivate all'imbocco del ponte tibetano che ti viene venduto come il più lungo del mondo.
Nonostante tu non soffra di vertigini guardare giù un po' di impressione fa. 
Decidete di prendere il sentiero che scende alle gorge di San Gervasio, nonostante le vostre calzature non siano il massimo per quel percorso. 
Che scende, scende, scende... Quando arrivate giù, visto che ormai siete lì, pensate che valga la pena percorrerlo tutto, e partite. Naturalmente la tua macchina fotografica è in borsa. 
La borsa è in casa, sul letto.
Per non farvi mancare nulla inizia a piovere. E tu pensi a tutte le volte che, ascoltando al tg la notizia di qualche escursionista che rimane vittima di qualche incidente a causa del maltempo, hai detto, fra te e te, alzando il sopracciglio in uno dei tuoi deliri di manifesta superiorità: “Ma guardare le previsioni del tempo no? Chi ve lo fa fare di mettervi in marcia se minaccia pioggia?”
Appunto. 
Comunque i fulmini ci hanno risparmiati e siamo arrivati al paesino sottostante, dove ci aspettava la bionda sorella di sua bionditudine. Vi fermate in un bar. Bevi una weiss da mezzo litro e ti scopri stranamente semi-ubriaca. Dai la colpa all'altitudine, perchè – chi mi conosce lo sa – una misera weiss mi fa una pippa.
Tornate a casa, preparate la cena, vi concedete un meritato aperitivo a base di gewurztraminer alsaziano, intavolate una discussione sulla giusta quantità di patate. Conclusa dicendo che le patate non sono mai troppe e che, siccome in cucina la patata è regina, di sicuro non ne avanzerà nemmeno mezza. Infatti.
Dopo cena vi abbruttite guardando uno dei film più idioti che vi sia mai capitato di vedere, e, in compagnia della pioggia, andate a dormire.
Il giorno dopo un cielo azzurrissimo accompagnerà il vostro risveglio. Durerà poco, perchè le nuvole lo soverchieranno ben presto. 
Uscite a fare due passi. 
Quando rientrate è quasi ora di pranzo. Il profumo è invitante. Il sapore ancora di più. 
Passerete il pomeriggio a prendere freddo in terrazza, parlando e ridendo. 
Alle 5 il sole decide di manifestarsi, in tutta la sua prepotenza. Vi girano un po’ le balle se pensate al freddo che avete patito fino a 10 minuti prima, ma, sempre per il fatto che non si può avere tutto, approfittate di quei raggi ancora caldi per ristabilire una temperatura corporea accettabile. 
E poi, purtroppo, salite in macchina per tornare a casa, ad aspettare che arrivi Natale.

12 agosto 2011

Non ho l’età. O forse ne ho troppa.

Ieri sera, dopo una serata vagamente alcolica trascorsa a chiacchierare in una terrazza cittadina, dove un tizio un po’ fissato coi piedi femminili è riuscito a dire che ho un piede “nobile e altero” e che sembro un cubetto di ghiaccio che sprigiona calore (che bisogna già essere ubriachi duri per riuscire a dire minchiate del genere restando seri, va là), io e sua bionditudine, ci siamo accomiatate dalla piacevole compagnia, non prima di essere riuscite a rimediare un invito a cena per la settimana prossima.
Sono entrata in autostrada e, a un certo punto, mi sono resa conto che PER LA TERZA VOLTA avevo superato il casello. Mi sono insultata ad alta voce, per rendere meglio l’idea, e ho proseguito. Pronta a farmi la solita ventina di inutili km in più.
Invece, giunta in prossimità del “mio” casello, ho scoperto che, con quasi 24 ore di anticipo, esso era stato riaperto. Così, alle 2.00 facevo il mio trionfale ingresso in casa.
Oltre alla solita sveglia ne ho puntate altre due, in rapida successione. Che l’idea di dormire solo 4 ore mi faceva aumentare il sonno.
Infatti stamattina sono riuscita ad abbandonare il letto al suono della terza.
Il fatto che io abbia aperto il dentifricio e abbia iniziato a stenderlo sul rasoio e non sullo spazzolino da denti non è AFFATTO significativo.
E nemmeno il fatto che io oggi sia in giro con l’intimo spaiato.
Fatemi andare a dormire.
Che devo ancora sopravvivere al week end.



11 agosto 2011

resistenza

Ovvero: come riuscire ad arrivare alla fine della giornata lavorativa e pensare che domani è l'ultimo giorno.
No, non sono io che vado in ferie. Ma ci andrà FINALMENTE la collega R.
Che per carità, mi fa anche ridere e stasera mi ha pure invitato a una festa molto alcoolica a casa sua.
O del suo vicino, o della sua vicina, non so. Forse è una festa di condominio.
Però.
Siccome che lei "surfa", è in partenza per le Hawaii.
Che ci sta.
Lascia fare, che alle Hawaii ci andrei pure io, anche se il mio rapporto con le tavole si limita a quelle dei ristoranti.
Nonostante uno dei miei film preferiti da sempre sia "un mercoledì da leoni" e quando sono stata in Australia sono andata in pellegrinaggio a  Bells Beach, dove è ambientata la scena finale di Point Break.
Che poi. Se un Keanu Reeves qualsiasi mi dicesse un "vieni qui" come quello che lui dice a Tyler mentre sono in acqua credo che potrei anche camminare sulle acque. Ma sto divagando.
Che se pensi a Keanu Reeves non è nemmeno così strano, dopotutto.
Sarà anche vero che il surf è uno stato mentale dove prima ti perdi e poi ti ritrovi.
E qua la collega R è partita avvantaggiata, ascolta me. Comunque, sperando che prima o poi si ritrovi, io, a parte che ormai so quasi tutto sui venti e sulle onde, è da un mese (un mese) che mi sto sucando la descrizione di tutti i negozi di Honululu, del concerto degli Human League e dei B52's (cioè, roba da gerontofili, mica pizza e fichi) nonchè di quello che indosserà al concerto degli Human League.
Di cosa conterrà il suo bagaglio, di come riuscire a far stare lo skateboard nel bagaglio a mano (vuoi passare da L.A. senza lo skate? oh ragazzi, ma siam pazzi?), che "dovresti provare, fa venire le chiappe durissime". Eh. Anche le caviglie ingessate son dure, ma alla mia età lascerei perdere l'approccio con lo skate, come dire. Poi sta cercando di capire se il trucco waterproof è davvero resistente all'acqua (che poi sei una surfista, mica una sincronette. Se anche non ti trucchi per entrare in acqua va bene uguale, secondo me).
Insomma, so che nella vita c'è di peggio (anni fa avevo una collega che al pomeriggio recitava il rosario), ma ascoltarla richiede impegno. E l'impegno comporta sacrificio. E il sacrificio presuppone una passione.
E io no. Ecco.


10 agosto 2011

Just a perfect day...

...problems all left alone
Weekenders on our own

Che ogni tanto mi sorge il dubbio di essere vagamente borderline.
Ieri mi sembrava di essere in vacanza.
Una giornata in piscina con la bionda.
Un cielo terso, il sole caldo, l’acqua un po’ freddina, di quelle che quando entri non puoi star lì a bamblinare e inizi a muoverti prima che ti colga il congelamento coatto. Poca gente. La piscina tutta per noi.
Di leggere una pagina nemmeno a parlarne.
Mentre i libri ricevuti in regalo sono diventati 4.
Che, oltre alla Vargas e a Lansdale, ci abbiamo appoggiato sopra “La controvita” (grazie grazie) e, stamattina, sulla scrivania, ho trovato “Il leopardo”, dono del capo.
Abbandoni la piscina e vai a casa della bionda, che la tua è troppo lontana. Che poi è un attimo a sbagliare nuovamente il casello di uscita. Dato che lunedì sera, rincasando, l’ho fatto di nuovo. Sarà che mandare e.mail mentre stai guidando tende a distrarti, probabilmente.
Doccia, trucco e parrucco, e uscite. Che vi aspetta una cena da Eataly con Andrea Mainardi, lo chef di Officina Cucina.
E mentre attraversate la città semideserta e trovate parcheggio senza pudore vi dite che, come al solito, sarete circondati da vecchi babbioni, che solitamente il target è quello.
Vi registrate e vi dicono che sarete al tavolo n. 4, e intanto potete accomodarvi per l’aperitivo.
Finger food. Si inizia con una catalana di granchio, ottima. Poi arriva “UOVO”: trattasi di una specie di... zabajone? maionese? nel guscio d’uovo con tartufo. Interessante. Parecchio interessante. Decisamente interessante. Quindi del coniglio con insalatina di sedano e olive. Buona, nonostante fra me e i conigli non ci sia una grande passione. E poi un signor gambero in pasta kataifi con salsa di carote. Delizioso. Per accompagnare il tutto due bicchieri di pinot nero spumante, che scendevano in scioltezza.
Ci accomodiamo al tavolo. Questa volta le vecchie babbione siamo noi, poi ci sono una coppia che si è conosciuta mezz’ora fa, un posto vuoto (che c’è sempre qualcuno che non ce la fa ad arrivare) e una coppia di ragazzi verosimilmente eterosessuali e carini. Uno ha la faccia corrucciata. Scopriamo che si è fatto Sanremo-Torino col carro attrezzi. Adesso ha 700euro in meno sul conto e la macchina ferma, ed è venuto a questa cena non sa nemmeno lui perchè visto che – interviene l’amico – è un po’... “delicato”.
In pratica uno di quelli che mangia due cose in croce, e nemmeno di gusto.
Infatti (I know my chicken) quando dice: “non mangio la carne cruda” penso alla faccia che farebbe sentendomi ordinare un filetto grondante sangue... o mentre mi brillano gli occhi ogni volta che mi servono una tartare.
Parliamo un po’, e gli chiedo se ALMENO mangia i formaggi.
Lui mi risponde, poco convinto: “sì, i formaggi sì, ma non vado oltre il parmigiano reggiano”. Che non so tu, ma io me lo immaginavo mentre rispondeva ad una domanda simile: “sì, scopare sì, ma non vado oltre la posizione del missionario”.
Che poi a me questi personaggi un po’ così, non so perchè, ma mi incuriosiscono un sacco. E mentre dall’antipasto (insalatina di finocchi, arance, capesante e lumache alla bresciana) si passa al primo (risotto mantecato con taleggio e caviale) io riesco a dire che un uomo che sa cucinare ai miei occhi è più arrapante di Rocco Siffredi. L’uomo-che-mangia-due-cose scopriamo essere amante dell’insalata. La tristezza mi pervade, mentre lo vedo alle prese con l’agita-e-gusta. Dice che “più o meno” è vegetariano. Infatti, quando serviranno il secondo (guancetta di maialino da latte Vs guancetta di storione su salda di patate piccante) lui il maialino (che era buonisssssssimo) nemmeno lo toccherà. Stolto.
Il dolce è un tortino di pere cannella e polenta con gelato alla crema mantecato all’azoto liquido sul momento. Non dico niente. A parte che era troppo poco.
La cena è finita. Andiamo in pace.
E, mentre camminando ridiamo come due cretine, che ci viene sempre bene, pensiamo che è appena martedì, e che domani si torna in ufficio.
E torniamo a casa, ballando in auto sulle note di Surfin’ in USA.

8 agosto 2011

Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare.

Ho un anno di più…
E anche un po’ di mal di stomaco, che, ad intermittenza, mi accompagna da mercoledì.
Ieri ho patito un po’.
Che lo so che il giorno del compleanno alla fine è un giorno come tutti gli altri, ma io avevo voglia di stare in compagnia. Per distrarmi un po’ e ridere. Che a me piace ridere.
E invece non c’era nessuno con cui farlo.
E ho macinato chilometri in auto, che quando ad un certo punto sono entrata in riserva e la macchina ha emesso un segnale acustico mi sono pure spaventata.
E sono tornata a casa.
Il mal di stomaco mi ha seguito. E’ venuto a letto con me. E stamattina – premuroso come un nuovo fidanzato – mi ha accompagnato in ufficio.
E sarebbe anche ora che si levasse dai coglioni.
Secondo il mio modestissimo parere.
Perchè è sempre meglio essere soli che male accompagnati.

5 agosto 2011

Libery tutti

Il mal di stomaco non è ancora sparito del tutto, ma sono fiduciosa. Mi baso sulla teoria del “niente dura per sempre”, che difficilmente mi delude.
Ieri sera, visto che il masochismo non rientra fra le mie passioni, mi sono fermata in città per una pizza. Anche perchè era pur sempre giovedì, e io sono abitudinaria.
Uscita dall’ufficio mi sono messa alla ricerca di un completo intimo blu, perchè mi mancava. Adesso non più.
Poi ho raggiunto sua bionditudine e ci siamo spostati nella nostra pizzeria preferita, dove ci hanno raggiunti Max e la sua fantastica compagna. Che io adoro. Ecco, loro due sono il mio ideale di coppia perfetta.
E grazie ad amici pizza e birra, sono riuscita a regalarmi una serata serena, perchè fortunatamente riesco (ancora) a tenere separati i vari segmenti della mia vita, e a fare in modo che si incrocino solo di rado, che quando succede è un attimo incasinare tutto.
Poi, mentre tornavo a casa in autostrada, ad un certo punto ho realizzato che avrei dovuto uscire al casello prima, ma ormai era troppo tardi. Così, sorpassando il “mio” casello (quello chiuso), sono uscita a quello successivo.
Il rincoglionimento che avanza. Un regalo di compleanno che non ti aspetti.
Come non mi aspettavo questi due libri che invece sono arrivati... Grazie!


Stasera mi attende un aperitivo in trasferta.
Se riesco a tornare a casa sobria devo solo cercare di far passare il week end in qualche modo.
Che non pretendo ricchi premi e cotillons. Solo stare tranquilla.
E io sto tranquilla solo quando sono lontano da casa.

4 agosto 2011

Correndo con le forbici in mano

Probabile che se cadi, rischi di farti male.
Che l’avevo detto che queste due settimane sarebbero state eterne, no?
Sì, l’avevo detto.
Appunto.
E, visto che dall’ultimo sclero erano passati ben 12 giorni, ieri sera abbiamo replicato. Che a perdere l’abitudine poi ci si illude di star bene, e non sia mai.
Salgo le scale.
Odore di cibo, fosse anche carbonizzato, assente.
Entro in casa.
Mia madre alla finestra, in piena escalation di lallazione senile, che ripete iih iih iih iih. Sul fornello il piatto di pasta che le avevo detto di prepararsi per pranzo. Cruda, come l’ho lasciata la mattina. Contrariamente a mia madre, che sembra abbastanza cotta.
Le chiedo cos’è successo, ma conosco già la risposta: “niente”.
Quando mai.
E’ un attimo. Mi va il sangue al cervello e inizio a dare in escandescenze, quando la cosa migliore sarebbe stata prendere e uscire. E invece no. Le preparo un sugo alla cazzo, sicuramente immangiabile, le cuocio la pasta bestemmiando e dicendole le peggio cose. Mentre affetto le zucchine mi viene voglia di farmi male col coltello. Ma lascio perdere, che di dementi in casa una è più che sufficiente. E mentre affetto piango e bestemmio, e mi mordo le mani fino a far uscire il sangue. Perchè se la rabbia che ho dentro la rivolgessi verso di lei non so come andrebbe a finire.
La pasta è pronta.
Le ordino urlando di mangiare ed esco.
Che devo portare due libri alla Lu. Ma sarei uscita lo stesso, a costo di camminare senza meta.
Mi vede arrivare e mi dice “ho sentito dal passo che sei incazzata”.
Fossi solo incazzata. Se fossi uscita in auto credo sarei andata a schiantarmi contro un muro.
Ho cenato con due caffè.
Sono tornata a casa e sono andata a dormire, senza dire una parola.
Alle 3 ero sveglia. Mal di stomaco. Vomito.
Stamattina il mal di stomaco era ancora lì.
Ci ho messo sopra 6 caffè.
Mi è stato consigliato di comprarmi il sacco e appenderlo in garage. Forse non è una cattiva idea.
Magari me lo regalo per il mio compleanno. Domenica.
Merda.

3 agosto 2011

Nil adsuetudine maius

Ieri sera sono arrivata a casa alle 20.30.
No, non mi sono persa sulla statale. Solo che uscita dall’ufficio ho deciso di fare due passi in centro. E ci sono andata in macchina.
E ne ho approfittato per fare un po’ di shopping. Che il saldo al 70% è così accattivante che non vedo per quale motivo dovrei opporgli resistenza. E poi, percorrendo la mia bella strada statale, sono tornata a casa. Dove ho passato la serata succhiando Rossana. Che non è una mia amica. Insomma, una di quelle serate così noiose, ma così noiose che sono annoiata ancora adesso. E quando sono annoiata vado a vedere le chiavi di ricerca con cui la ggente arriva a questo blog. Ma soprattutto a quell'altro.  
Tralasciando le innumerevoli varianti sul tatuaggio, manco io fossi un’esperta, nell’ultimo mese troviamo, fra le altre:
- mangiare donk a colazione: io sostengo da sempre che un’alimentazione varia è importante e che ognuno, a casa sua, può mangiare quello che vuole. Il fatto che io non abbia la più pallida idea di cosa sia un donk, in fondo, è del tutto marginale.
- massaggio umoristico: per il poco che so, credo abbia a che fare col tickling.
- senza intimo: sì, va bene, ogni tanto capita. Ma non vedo dove stia il problema.
- la Gelmini in gonna o in pantaloni: un bel dilemma, lo riconosco.
- donne hard fucked Namibia: ehm. beh, che c’è da guardare?
- mordere pisello: secondo me non è cosa. ma se proprio non riuscite a trattenervi, fate in modo che sia molto ma molto delicato. No, non così. PIU’ delicato.
- come leccare pene: con la lingua, sciocchina.
- uomo e donna ubriachi: solitamente si ride un sacco. poi si dorme.
- patonza anni ’80: no grazie.
- i neri hanno il ritmo nel sangue: eh, mica solo quello.
- erotismo sul divano: io preferisco comunque il letto. Sul divano, molto meglio l’autoerotismo.
- microclisma gay – polinesiano gay – omosessuali nudi – gay nudo: no, ragazzi, ma per chi mi avete preso?
- zia cesira: cazzo, i miei cugini leggono il mio blog!
- Chris O Donnel nudo pene: sicuramente è un bel vedere, non lo metto in dubbio.
- lei si mette le calze: oh, pure io se è per questo. ma spero di non farlo fino ad ottobre, almeno.
- metanetamine: allora, se hai deciso di drogarti, almeno documentati. Si scrive metanfetamine, somaro.
- airfrans: un altro, intrippato coi viaggi. Ma dove cazzo pensate di andare, se non sapete nemmeno scrivere?
- mordere la banana insieme: solo una cosa vi chiedo: perchè?
- fammi godere: prima tu, dai.
- zero numeri parimpari: eh?
- tatto per ragazzi senza cervello: sono senza cervello, a che serve avere tatto? come? non era tatto inteso come sensibilità ma tattoo inteso come tatuaggio? ma tutti qua gli analfabeti?
- prima della partenza è bene verificare l’operatività sugli appositi terminali: ma se le cose le sai, cosa cerchi?
- gnifido: credo sia parente di urfido, ma potrei sbagliarmi.
- foto Sara troia di Cuneo: non conosco nessuna Sara, a Cuneo. Only, tu la conosci?  


2 agosto 2011

Cosa vuoi che sia?

Che il fatto che tu sappia le cose con il giusto preavviso non significa che tu ci possa arrivare preparata, diciamocelo.
Così, quando hai visto il cartello che annunciava la chiusura del casello autostradale dal 1° al 12 agosto hai pensato, fra te e te “ma chi, ma come, ma che cazzo?” e hai iniziato a studiare i possibili percorsi alternativi. E ieri mattina hai sperimentato il primo. E sulla provinciale, che tu percorri per tua scelta solo quando hai voglia di guidare senza meta, oppure quando vai in bici, hai dovuto seguire per 5 km una mietitrebbia. Che il carro funebre al funerale di tuo padre andava quasi più veloce.
Ieri sera hai deciso di provare il percorso nambertciù. E hai stabilito di depennarlo dall’elenco dei percorsi alternativi. Ad agosto. Immagina a novembre.
Che mentre guidavi ti chiedevi per quale motivo ti trovassi lì. E poi sei arrivata a casa.
Dove – visto che le disgrazie non vengono mai sole – ieri si inaugurava il periodo della poison-mamma-con-badante-in-ferie.
Mantieni la calma, mantieni la calma, mantieni la calma... Niente. Non ce la posso fare. E ci provo. Così, ieri, senza dire una parola e per non dare in escandescenze, prima che i vicini chiamino la neuro (e non per mia madre) mi sono vestita, e sono uscita in bicicletta. Pensando che pedalare potesse aiutarmi a far evaporare il nervoso. Perchè sotto sotto resto un’ottimista. Un’inutile ottimista.
Sono tornata a casa non perchè fossi stanca, ma perchè iniziava a far buio. Il nervoso non mi era passato, e nemmeno la doccia è riuscita a rilassarmi.
Stamattina mentre il fratello di nino d’angelo, ma con il caschetto castano (e qua sorge spontanea la domanda: ma tu, maschio del 2011, ma quando ti guardi allo specchio con quei capelli che erano fuori moda già 20 anni fa, non ti senti così irrimediabilmente... pirla?) tentava di entrarmi in macchina senza scendere dalla sua, bruciando uno stop che nemmeno se ti impegni riesci a non vedere, ho iniziato la giornata. E ho decretato che io ODIO la strada statale. E intanto penso al giro da fare stasera, in bicicletta. Perchè sarà di nuovo ora.

1 agosto 2011

Luglio col bene che ti voglio (sei finito anche tu)...

Alla fine la proposta indecente è arrivata.
Spegnete subito le luci rosse, che tanto non si parla di sesso droga & rock’n’roll, ma di cibo. Che tanto i piaceri della tavola hanno preso il posto di quelli del letto, da un po’ di tempo a questa parte. E no, non me ne sto facendo un vanto, è una semplice constatazione. Che poi io sia assolutamente disponibile a mangiare in camera e a trombare in cucina è un altro discorso. Che non affronterò.
Non ora. Non qui.
Dove andiamo, dove non andiamo, ma voi due ve la tirate, ma figurati, io faccio finta, io no me la tiro davvero, alle 20.30 va bene? ok, prenoto.
Buonasera, avete un tavolo per quattro per sabato sera alle 20.30?
Bene, grazie, arrivederci.
Il sabato mi vede assente ingiustificata in piscina e costretta nei panni della casalinga, ma, se non altro, senza quella fastidiosa ricrescita che turbava il mio senso estetico. Soprattutto dopo che mi è stato detto che sono un po’ civetta. Quando io credevo di essere un’oca. Cialtrona, fra l’altro, razza pregiata.
Poi, all’orario e indirizzo prestabilito, le due donne che se la tirano, l’uomo che lo pensa e ce lo dice pure e la sua splendida donna si ritrovarono e, ancor prima di far partire il giro di baci e saluti, si guardarono perplessi scoppiando a ridere. Perchè all’indirizzo del ristorante c’era effettivamente un ristorante, ma non IL ristorante che noi (ehm, io) avevamo prenotato. Cosa facciamo, cosa non facciamo, ci baciamo e salutiamo e poi entriamo.
Va bene che siamo a fine luglio e oggi era giornata da bollino rosso in autostrada per via del signor Esodo, ma insomma.
Si avvicina un cameriere, e gli dico: “Probabilmente noi abbiamo una prenotazione, ma...” lui, che se non altro è onesto, ci dice “...ma avete prenotato da Carlo. Non è più qui, però anche noi facciamo pesce...”
(e avete il locale deserto, qualcosa vorrà pur dire, aggiungerei io se non fossi il gran pezzo di diplomatica che sono).
“Magari la prossima volta, ormai abbiamo prenotato di là...”
E ci incamminiamo verso la nuova sede del ristorante. Che ha smesso i panni della trattoria un po’ rustica priva di un menu stampato e che accetta solo contanti per diventare un locale spazioso, luminoso ed elegante ma senza strafare, con un (signor) menu e una delizioso POS in bella vista all’ingresso. E, signori, mentre il prosecco superiore evaporava lento, noi ci siamo goduti una gran cena. Nonostante la presenza di un donnino col calzino in lamè, degna compagna dell'emulo di Gil Cagnè col calzino a righe. Che sarà pur vero che dio li fa e poi li accoppia, ma se ogni tanto si limitasse ad accopparli non sarebbe meglio?
E così ieri, per smaltire gli stravizi, ho disertato di nuovo la piscina, e sono andata in montagna. Oddio, montagna, eravamo a 1000 metri. E’ già montagna a quell’altezza lì? e... ho giocato a pallavolo. E pure discretamente. Che non so se vale lo stesso discorso della bicicletta, che quando hai imparato non te lo dimentichi, comunque i miei legamenti sono ancora tutti apparentemente interi, e riesco a deambulare come niente fosse.

I just want your extra time and your

kiss..