25 novembre 2011

1,2,3... TFF

Questa settimana proverò l’ebbrezza del lavoro part-time. 
In ufficio al mattino e al cinema di pomeriggio. 
Mica male, no? Cioè, se ti piace andare al cinema, intendo. 
E, visto che a me piace, ne approfitto. Questi primi tre giorni sono praticamente volati, da venerdì pomeriggio a ieri sera ho visto 11 film. In sintesi, 5 belli, 2 assolutamente inutili, 1 così così, 1 abbastanza triste, 1 devo ancora capire se mi è piaciuto o meno, e uno semplicemente strepitoso. 
Segnatevi “Attack the block”, e, se dovesse uscire nelle sale, andate a vederlo. 
Ma andiamo per ordine...
Venerdì pomeriggio sono uscita, e, dopo essermi fatta allegramente un po’ di cazzi miei mi sono diretta alle casse del cinema per procurarmi abbonamenti, biglietti e quant’altro.
E, trotterellando sul tacco 12, mi sono diretta verso il cinema dove alle 17.30 avrebbero proiettato il film di Aki Kaurismaki, (a cui in serata verrà consegnato il premio alla carriera Gran Torino) “Le Havre”.
Sala gremita. Nell’attesa che inizi il film scambio due parole di circostanza con il mio vicino di poltrona. Che, avendo probabilmente confuso educazione con disponibilità, si è sentito legittimato ad allungare le mani per toccarmi le gambe. Che posso capire se stessimo partecipando ad una maratona hard-core all’Hollywood (famoso ex cinema a luci rosse cittadino), ma come cazzo ti viene in mente di allungare le mani durante un film di Kaurismaki? Sei un maestoso mentecatto, lasciatelo dire. Le Havre è un bel film. Poetico e disilluso. Ironico e gentile. Leggero e disperato. La storia di un lustrascarpe ex clochard che darà rifugio ad un ragazzino immigrato clandestinamente, mentre la moglie viene ricoverata in ospedale, con poche speranze di sopravvivere. Un film fuori dal tempo. Un microcosmo di cui ti piacerebbe far parte.
Finisce il film e non aspetto nemmeno che si accendano le luci, perchè devo arrivare al Teatro Regio per l’apertura ufficiale. Trovo il dottor Piazza e la bionda, ed entriamo. Rimango incantata dalla bellezza di Valeria Solarino che mi passa accanto. Che se non glielo dico io lui manco se ne accorge. Rimango incantata anche dalle scarpe di Carolina Crescentini, ma questa è un’altra storia. Prendiamo posto, sul palco Laura Morante, Gianni Amelio, poi arrivano Castellitto, Emile Hirsch, Penelope Cruz, fra il pubblico Charlotte Rampling, politici e via andare.
Finalmente inizia il film. Quest’anno si apre con “Moneyball” di Bennett Miller. Che sarà un mio limite, ma io non ce la posso fare. Ho visto non so quanti film sul baseball. A quest’ora dovrei essere in grado di giocare non dico come Babe Ruth, ma insomma. E invece. Dimmi il titolo di un film sul baseball? 9 su 10 l’ho visto.
Chiedimi una regola? Non ne capisco mezza. E’ più forte di me. Devo avere un blocco mentale congenito. Non c’è altra spiegazione. 
Il film è basato sul libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game sulla squadra di baseball degli Oakland Atheltic e sul loro general manager Billy Beane, interpretato da un ottimo Brad Pitt. Oltre al solito Philip Seymour Hoffman, che con Miller aveva già lavorato in “Capote”. 
Il film ci è piaciuto. E io di baseball ne capisco esattamente tanto quanto prima. Una mazza fionda.
Dei film che ho visto sabato e della domenica parlerò domani. Forse. 
Ma, se proprio siete curiosi, potete buttare un occhio qua e là, che ci sono cinebloggers molto più bravi di me. Ad esempio lui, che ho scoperto per caso stamattina.
E adesso scappo, che devo andare al cinema!




4 commenti:

  1. Io adoro Laura Morante.... :-)

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  2. Ma com'era il tipo che ti ha toccato le cosce?

    Ci interessa moltissimo!! :)

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  3. Ma è chiaro che fosse un cesso, che se uno è uno strafigo megagalattico minimo lo lasci fare...

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