29 novembre 2010

127 hours

Giornata calma oggi per quanto mi riguarda. Del resto sono pur sempre una donna che lavora, io. E quindi oggi un solo film, che – come nelle due proiezioni precedenti – farà il tutto esaurito. Si tratta di “127 hours”, l’ultimo lavoro di Danny Boyle.
Boyle porta sullo schermo la storia vera di Aron Ralston, ottimamente interpretato da James Franco, che nel 2003, durante un’escursione in solitaria nel Canyonlands National Park nello Utah, rimase intrappolato in un canyon, appunto, dove un masso gli bloccò il braccio destro. Per 5 giorni (o 127 ore, fate voi) tentò inutilmente di liberarsi, finché, stremato, decise di amputarsi un braccio per potersi salvare. 
Nonostante la scena dell’amputazione io l’abbia guardata con le mani davanti agli occhi, il film mi è piaciuto. 

28 novembre 2010

Red Hill, White irish drinkers, Soulboy



Solitamente la domenica diserto le proiezioni. Vuoi per la troppa gente, vuoi per riposarmi, vuoi per pigrizia. Quest’anno no. Presente anche nel dì di festa.Ho pranzato con la poison.mamma a un orario che avrebbe messo in imbarazzo anche gli ospiti di Villa Gioioso Riposo, e son arrivata in città. Gran botta di culo nel trovare parcheggio, e via, per il film delle 14.15, l’australiano “Red Hill”: l’agente Shane Cooper ha chiesto il trasferimento dalla città ad un posto tranquillo e l’hanno mandato nella soporifera Red Hill, vivace come una città fantasma in un giorno di pioggia. Quasi non fa in tempo a presentarsi ai colleghi che giunge la notizia dell’evasione di un pericoloso criminale. Che, guarda caso, ha un conto in sospeso con i simpatici abitanti della città, che, uno dopo l’altro, cadranno come birilli. Un filino retorico, nonostante la pantera. Usciamo dalla sala e ci rimettiamo in coda per il film delle 17.00, che è uno di quelli in concorso. Gran folla, e mezz’ora di ritardo.Riesco a prendere posto praticamente di fianco a Joe R. Lansdale, che ha una brutta tosse. Alla mia sinistra c’era Marco Bellocchio. Son cose, lo so.


Il film è “White Irish Drinkers”, ambientato a Brooklyn, nel 1975. Storia dei due fratelli Leary, il giovane Brian, con la passione per la pittura e il disegno e Danny, il maggiore, aspirante delinquente che cerca di coinvolgere inutilmente Brian nei suoi affari. Alla base di tutto ci sono un padre violento e alcolizzato, e una madre dolce e succube. In sottofondo l’improbabile esibizione dei Rolling Stones al Lafayette, locale in cui lavora Brian, e la prospettiva di poter finalmente andarsene da Brooklyn. Che dire? Bello, bello, bello, bello. Il film che chiude la mia giornata al TFF è “Soulboy”, ambientato in Inghilterra, nel 1974. Joe conosce Jane, che lo introduce al Wigan Casino, regno del northen soul. In breve tempo Joe cambia taglio di capelli, abbigliamento e, grazie alla timida Mandy, che lo istruisce nel ballo, diventerà in breve tempo un vero soul boy, che, affascinato dalla bella Jane, non si accorgerà dell’amore che Mandy prova nei suoi confronti. Gradevole.


27 novembre 2010

The infidel, Las marimbas del infierno, Kaboom

La giornata di oggi prevede la visione di tre film, a partire dalle 17.00, che al mattino son troppo calata nel mio ruolo di casalinga disperata per poter partecipare. Abbandono Poisonville con largo anticipo (che c’è da cercare il parcheggio e non ho nessuna voglia di far le cose di fretta, che non è un lavoro) e mi dirigo in città. Nonostante il primo film sia al Cinema Ambrosio il parcheggio lo cerco nella zona del Massimo, in quanto l’ultimo film della giornata lo vedrò al Massimo, e quindi pigrizia vuole che io possa recuperare l’auto relativamente vicino.Nel portafoglio posso sfoggiare BEN 10 euro tutti interi. Che mi sembrano pochini. Così cerco di far mente locale se sul mio percorso incontro uno sportello della mia banca. So per certo che ce n’è uno in corso Belgio, ma quando ci passo davanti non riesco a fermarmi. Decido che per una volta posso dilapidare ben 2 euro di spese prelevando dal primo bancomat che troverò sul cammino. E invece. Parcheggio in corso San Maurizio. Vicino ad un’agenzia della “mia” banca. Pago il parcheggio, prelevo dei soldi e mi incammino verso corso Vittorio. Mando un sms a sua bionditudine, e ci troviamo in centro. Lei è riuscita a comprarsi una gonna, io una maglia. Arriviamo all’Ambrosio e la coda per entrare in sala arriva fino alle porte di ingresso. Io e la bionda ci guardiamo, un po’ perplesse e un po’ rassegnate, e ci accodiamo.


Riusciamo ad entrare in sala e a prendere pure dei posti decenti. Il film è “The infidel”, del regista inglese Josh Appignanesi e racconta la storia del musulmano Mahmud Nasir, che, alla morte della madre, scopre in un colpo solo di essere stato adottato, e che il suo vero nome è Solly Shimshillewitz, ebreo. Riuscirà a confessarlo soltanto al burbero Leonard, tassista ebreo vicino di casa della madre, e, in un susseguirsi di fraintendimenti, cercherà di capire chi è davvero. Applausi a scena aperta per un film che ridicolizza ogni tipo di estremismo. Dovrebbe uscire nelle sale dal 10 dicembre, e, se fossi in voi, non me lo perderei. Uscita dall’Ambrosio mi sono fatta una gelida passeggiata fino al Massimo, dove, alle 20.00, iniziava il guatemalteco “Las marimbas del infierno” storia di Don Alfonso che, vittima di un’estorsione, perde tutto ad eccezione della sua marimba, strumento tradizionale del centro america e che, per tirare a campare, grazie all’aiuto del figlioccio Chiquilin, sniffatore di acetone professionista, formerà un gruppo con una band di heavy metal. So che messo giù così sembra orribile, ma non è così pessimo. E poi, per finire la serata, niente di meglio di un delirante Gregg Araki con il suo “Kaboom”, vincitore della Queer Palm all’ultimo festival di Cannes, dove Smith, il bellissimo protagonista bisessuale, sogna complotti planetari fra sette, feste, streghe e surfisti. Delizioso.

26 novembre 2010

Suck, Contre toi

E ci siamo arrivati, anche quest’anno.Venerdì pomeriggio sono praticamente “fuggita” dall’ufficio per vedere il film delle 17.45.Ci sono riuscita, e ne è valsa la pena. Trattavasi di “Suck”, che – siccome non è come sembra (e questa la potranno capire soltanto coloro che hanno visto il film, vero dottor Piazza?) – non è un film porno. Ma un gradevole mix tra commedia, musical, horror e vampiri, con un cast che vede fra i protagonisti Alice Cooper, Iggy Pop, Henry Rollins, Moby(*) e Malcom McDowell. (*) Assolutamente geniale far interpretare a Moby (che è vegano) la parte di Beef Bellows, il frontman del sanguinolento gruppo “Secretaries of Steak”, i cui concerti prevedono lancio di carne cruda e frattaglie varie.


Uscita dalla sala ho acquistato i biglietti per tutti i film che intendo vedere nei prossimi giorni e mi sono diretta, maledicendomi per non aver portato un paio di guanti, verso il Teatro Regio, per assistere alla cerimonia inaugurale e alla visione di “Contre Toi”, che, tutto sommato, non era così terribile come temevo. Anche se è fin troppo facile farsi cogliere dalla sindrome di Stoccolma se il tuo rapitore ha la faccia di Pio Marmaï. Che se a rapirla era uno con la faccia di Brunetta volevo proprio vedere.

24 novembre 2010

...

Sono passati 3 anni.
E no, non sembra ieri. Perchè in questi tre anni io sono cresciuta (forse un po’ in ritardo, forse era arrivato il tempo) e mi sono fatta carico di tutte le cose di cui ti occupavi tu, a cominciare dalla convivenza con quella donna una volta forte e ora fragile che sembra aver perso ogni interesse per qualunque cosa la circondi, e che rende complicate anche le cose più semplici. E quando ti lamentavi con me io ti dicevo di portare pazienza. E adesso che la pazienza la porto io capisco quanto era difficile.
Eravamo una famiglia affiatata, a modo nostro.
Litigavamo, noi due. Spesso. Ché avevamo lo stesso carattere, ma una visione del mondo completamente differente. Tu permaloso e io orgogliosa, e restavamo giorni senza parlarci, in attesa che l’altro facesse il primo passo.
E, sempre a modo nostro, ci volevamo bene. E tu eri orgoglioso di me, va a sapere per cosa poi.
E anche se sapevo che prima o poi sarebbe successo, perchè è normale, e te lo aspetti, non pensavo che sarebbe successo in quel modo, non così.
Ma la vita a volte è beffarda, e non c’è niente che tu possa fare per cambiare le cose.
Puoi, nonostante tutto, cercare di riderle in faccia.
E, nonostante tutto, io ci provo.
Ciao pa’.

23 novembre 2010

eppure a me sembrava tanto semplice

Vista la stagione (autunno) la poison decide che sarebbe quasi ora di piazzare quattro belle gomme termiche su clio.4.
Ovviamente poison, da brava figlia di meccanico possiede il suo bel treno di pneumatici invernali con tanto di cerchi, ultimo regalo di natale di papà meccanico, quando ancora c’erano sia clio.3 sia il babbo.
L’anno scorso, per una serie di motivi che nemmeno ricordo, mi sono fatta l’inverno senza catene e senza termiche. Anzi, a dire il vero ricordo almeno un motivo: clio.4 monta pneumatici diversi da clio.3.
Ma è possibile che anche quelli vecchi vadano bene. Anzi, probabile che vadano meglio, sempre che non siano da buttar via. Ma non sono in grado di stabilirlo. In ogni modo ho iniziato a telefonare al mio gommista di fiducia venerdì scorso. Ottenendo ben tre risultati: telefono occupato, telefono libero e non risponde nessuno, telefono libero e si attacca un fax. E poi mi attacco anch’io.
Ma, siccome la poison possiede amicizie a destra e a manca, invia un sms ad un’amica che – combinazione – vive nella stessa amena località del gommista, per sincerarsi che non sia fallito.
L’efficientissima amica la chiama dopo poco, spiegandole che il gommista è vivo, vegeto e lotta insieme (o contro) a noi, e fornendomi addirittura un preziosissimo numero di cellulare, facendomi promettere sulla mia collezione di scarpe che lo distruggerò appena conclusa la telefonata.
Chiamo, mi presento, spiego io, poi spiega lui. E’ in arretrato di 10 giorni, non sa quando piazzarmi e comunque le 185/60/R15 non si trovano da nessuna parte.
Stasera andrò a casa e controllerò lo stato delle mie vecchie termiche, sperando che siano 175/65/R15, e non R14, come invece temo.
Altrimenti comprerò le catene.

15 novembre 2010

Non ci sono più certezze, nemmeno a Milano.

Sono un donnino metodico, io. Ho i miei rituali, le mie fissazioni, i miei percorsi, i miei parcheggi, le mie abitudini. Una di queste abitudini è, ogni volta che si va a visitare una mostra allo Spazio Forma, fermarsi a pranzo nell’adiacente ristorante che, per una cifra irrisoria, soprattutto se consideri che siamo pur sempre a Milano, ti propone un menu assolutamente dignitoso. E invece sabato, arrivate là di fronte, la delusione: “il ristorante dello spazio forma è aperto a pranzo dal lunedì al venerdì”.  Ecco. Dopo il primo attimo di sconforto ci siamo ricordate della trattoria “Madonnina”, che ogni volta sorpassiamo dicendoci che dovremmo provarla, prima o poi. E sabato è venuto il momento. Soffitti bassi e vecchi poster alle pareti, atmosfera rilassata e tavoli gremiti da gente che sembrava residente nel quartiere. Abbiamo intravisto anche il pergolato, sicuramente d’estate mangiare all’aperto, circondati dalle case di ringhiera, non dev’essere male. E magari – sempre prima o poi – ci toglieremo anche questa curiosità. Sei a Milano, a pranzo, di sabato, cosa prendi? La cotolEtta, per forza. E la cotolEtta è arrivata, con il suo osso regolamentare e le patate al forno a far da contorno. Poi siamo andate a vederci la mostra di Robert Doisneau, come da programma. Al mattino invece abbiamo passeggiato per Brera, che ha sempre il suo fascino. E devo ancora capire se quel vecchietto coi capelli bianchi che si credeva il nonno di Heidi e che, coadiuvato da un vecchio registratore, cantava assieme ad Elisabetta Viviani “ti sorridono i monti” mi ha messo più tristezza o allegria.
 

11 novembre 2010

eccessi

Che poi forse è una mia fissazione, e il problema non esiste.
Anzi, sicuramente non esiste.
Ma è più forte di me. Io veramente inorridisco di fronte a certe visioni. Perchè – ripeto – io sono sicuramente eccessiva, mi cambio tutti i giorni e cerco sempre di “cunzarmi” (come direbbe Madame) in maniera appropriata all’ambiente. Quindi non mi presento in ufficio abbigliata come una cubista diversamente maggiorenne o agghindata come la Madonna di Pompei durante la processione. Ma io mi domando, porca di quella paletta lurida, qual è la molla che ti scatta nel cervello e fa sì che ti venga voglia di indossare un paio di mocassini pantofolosi che non solo non hanno mai camminato nella valle verde, ma nemmeno nella valle degli orti? Ma, soprattutto, visto che già indossi un paio di scarpe che non si possono guardare, non sarebbe stato meglio un pantalone lungo a coprire il tutto, al posto di quell’improponibile pantalone felpato a mezzo polpaccio che non donerebbe nemmeno a Gisele Bundchen?

8 novembre 2010

Last night

“non pensavo sarebbe successo…”
“neanche la seconda volta?”


Come suggerisce il titolo, succede tutto in una notte (è per questo che hanno riesumato Griffin Dunne?). Joanna è sposata con Michael e, ad una cena di lavoro a cui partecipa conosce l’attraente Laura, nuova collega del marito e, sospettando le peggio cose, rientrati a casa fa una scenata all’inconsapevole Michael, che, anche se visibilmente attratto da Laura, non se ne era ancora reso conto. Il destino vuole che i due debbano partire il giorno dopo per un viaggio di lavoro a Philadelphia, mentre la povera Joanna rimane a casa coi suoi dubbi. Uscendo per un caffè si imbatte in Alex, ex mai dimenticato che vive a Parigi. Escono a cena, e il feeling fra i due è sempre più palpabile, mentre a Philadelphia il buon Michael di palpabile si deve “accontentare” di Laura... ma, divorato dal senso di colpa, decide di anticipare il ritorno a casa, dove trova una Joanna in lacrime, perchè Alex è appena ripartito.
Il film non giudica e non prende posizione, lasciando che sia lo spettatore a farlo. E, dopo che io e sua bionditudine abbiamo stabilito che per noi è molto più “colpevole” Joanna di Michael, abbiamo anche sentenziato che Eva Mendes ci piace molto di più di Kiera Knightley.

3 novembre 2010

road to nowhere

Well we know where we’re goin’
but we don’t know where we’ve been
And we know what we’re knowin’
but we can’t say what we’ve seen
And we’re not little children
and we know what we want
And the future is certain give us time to work it out
We’re on a road to nowhere
come on inside
Takin’ that ride to nowhere
we’ll take that ride
I’m feelin’ okay this mornin’
and you know,
We’re on the road to paradise
here we go, here we go
Maybe you wonder where you are I don’t care
Here is where time is on our side take you there...take you there
We’re on a road to nowhere
We’re on a road to nowhere
We’re on a road to nowhere
There’s a city in my mind
Come along and take that ride
And it’s all right, baby, it’s all right
And it’s very far away
But it’s growing day by day
And it’s all right, baby, it’s all right
They can tell you what to do
But they’ll make a fool of you
And it’s all right, baby, it’s all right
We’re on a road to nowhere

2 novembre 2010

non sai mai di cosa hai bisogno finchè non lo trovi

minchia che titolo.
a scanso di equivoci, posso dire che è l'unica cosa degna di nota di questi tre giorni di full immersion sul divano.
ebbene sì, sono rimasta in casa.
sabato.
domenica.
lunedì.
come quando fuori piove.
e infatti.
tre giorni in casa, con mia madre.
alla fine ero quasi più catatonica di lei.
che stamattina non vedevo l'ora di uscire di casa per andare (venire?) in ufficio.
e adesso non vedo l'ora che siano le 17.15 per uscire.
perchè ho deciso.
stasera mi iscrivo in palestra.
smettetela di ridere che perdo concentrazione.
già lo so, domani avrò male anche ai muscoli delle palpebre.
non ci sono muscoli sulle palpebre?
impossibile.
e comunque a me faranno male. a prescindere.
e - in contraddizione col titolo del post - io so che domani avrò bisogno di nimesulide.
tanto.