30 novembre 2009

Gli abbracci spezzati


Ero un po’ perplessa riguardo l’ultimo lavoro di Almodovar. Intanto perché dai trailer non si capiva una cippa. E quel poco che si vede non mi convinceva. Comunque. Per il semplice motivo che ho visto tutti i suoi film ho deciso che dovevo vedere anche questo. Che poi alla fine non è un capolavoro, ma temevo pure peggio. Diciamo che è un melodrammone, e che sicuramente – a mio modestissimo & incompetentissimo parere – non è il suo film migliore. 
Mateo Blanco era un regista. Ma in un incidente avvenuto 14 anni prima ha perso la vista e la donna che amava. Da quel giorno decide di farsi chiamare Harry Caine e firma romanzi e sceneggiature, aiutato da Diego, figlio dell’inseparabile produttrice Judit. Un giorno, mentre una procace bionda (che lo ha aiutato ad attraversare la strada e che Mateo/Harry ha invitato a casa) gli legge il giornale, scopre che l’industriale Ernesto Martel è morto. Dopo qualche giorno a casa sua arriva un ragazzo, che si fa chiamare Ray X, che gli propone un soggetto per una sceneggiatura. La storia gli è nota e – nonostante non possa vederlo – riconosce il ragazzo, che è Ernesto Martel, il figlio di Ernesto Martel. I ricordi affiorano, e, incalzato da Diego, Mateo inizia a raccontare la sua storia. E in una girandola di flashback scopriremo chi era Lena, il perduto amore di Mateo, e qual’era il ruolo di Ernesto Martel (tutti e due) in tutta la vicenda.

22 novembre 2009

Guy and Madeleine on a park bench, Pusher, Gohatto

Purtroppo anche questo sabato mattina ho disertato il tff, dedicandomi controvoglia alla mia vita da casalinga senza qualità. Ma, dopo aver recuperato la poison-mamma dalla pettinatrice, fatto una lavatrice, acceso la stufa, steso il contenuto della lavatrice ho salutato tutti (mamma e gatto) e, raggiunta la città ho potuto dedicarmi all’ultima giornata del “mio” Torino Film Festival. Il primo film della giornata è: Guy and Madeleine on a park bench  Il film l’ho trovato abbastanza noioso, in un bianco e nero che, invece di essere affascinante come solo certi bianchi e neri sanno essere, risulta fastidioso, scuro e sgranato. A ulteriore conferma che io di cinema non capisco un beato cazzo, il film si è aggiudicato (ex-aequo con Crackie, che avrei voluto vedere ma mi tenni) il premio speciale della giuria. In breve (anche perché il film dura 80 minuti) fra una jam session e un balletto di tip tap ci sono Guy, trombettista, e Madeleine, aspirante precaria, che stanno assieme. Poi Guy un giorno in metropolitana conosce Elena e lascia Madeleine che va a New York e conosce Paul, ma poi Guy si rende conto che forse è ancora innamorato di Madeleine... alla fine del film il dottor piazza è schizzato verso l’Ambrosio a vedere “made in hungaria”, io ho aspettato che Tiziana si riprendesse dall’attacco narcolettico che l’aveva colta dopo dieci minuti di film, ci siamo salutate e l’ho lasciata a vedere “New Denmark”, mentre io, dopo essermi comprata un profumo all’ambra nera di cui non avevo bisogno, mi sono messa in coda al Greenwich, con un anticipo di un’ora, per poter assistere alla visione di un altro film di Nicolas Winding Refn, mentre, sempre in coda, iniziavano a circolare voci sul film vincitore del TFF, ovvero “La bocca del lupo”, un film italiano che io – ovviamente - non ho visto. Pusher Il film si svolge in una settimana, e i giorni vengono scanditi sullo schermo. I protagonisti sono gli stessi di Bleeder.Frank è uno spacciatore che, quando non vende droga, passa il tempo con l’amico Tonny e la prostituta (escort, precisa lei!) Vic, con la quale non riesce ad andare a letto. Un giorno viene fermato dalla polizia e si sbarazza di un ingente quantitativo di eroina – che non aveva ancora pagato – buttandola nel lago. Il suo debito nei confronti di Milo, che gli aveva procurato la droga, aumenta in maniera esponenziale, e Frank, in un vortice di violenza, cerca in tutti i modi di racimolare i soldi per riuscire a pagarlo. Il film si interrompe nel momento in cui Frank, che aveva appena raggiunto un accordo con Milo, viene derubato. Come finirà? Bisogna vedere Pusher II e Pusher III per scoprirlo. 
Il mio TFF si conclude con la visione di un film di Nagisa Oshima del 1999: Gohatto
Siamo a Kyoto, nel 1865. Sozaburo Kanu e Hoyzo Tashiro entrano a far parte della Shinsen-gumi, che ha il suo quartier generale nel tempio buddista di Nishi-Hoganji (che io dovrei anche aver visitato, fra l’altro). A causa della sua bellezza Kanu diventa presto oggetto di attenzioni sessuali da parte di parecchi samurai. Nonostante i comandanti Kondo e Hijikata tentino di mantenere la situazione sotto controllo, alcuni samurai verranno uccisi, e dei delitti verrà accusato Tashiro, che – si mormora – sia l’amante di Kanu. I comandanti decidono quindi che Tashiro va eliminato, e decidono che a farlo sia proprio Kanu.

20 novembre 2009

Lulu & Jimi, Made in Hungaria, Le Donk & Scor-Zay-zee, Bleeder, Pink Subaru

Oh, ma quanto è bello andare al cinema di venerdì mattina invece che stare in ufficio? Come? Non avete mai provato? E’ bello, ve lo dico io.
Che sono arrivata come tutte le mattine davanti all’ufficio, ho parcheggiato e poi ho preso il bus per andare in centro, che tanto avevo tutto il tempo a disposizione. Ho fatto colazione al bar e poi ho iniziato la mia giornata di ferie al cinema.

Lulu & Jimi
E’ un film tedesco che ricorda il primo Almodovar che strizza l’occhio a John Waters, sfiorando David Lynch, che viene pure ringraziato nei titoli iniziali, color rosa shocking. E racconta la contrastata storia d’amore fra Lulu, bellissima figlia di una madre alcolizzata e dispotica e Jimi, un giovane afroamericano che lavora in un autoscontro, a cui – si sappia – non manca mezzo addominale.
Gertrud, la madre, dopo aver reso impotente il marito grazie all’aiuto del nazi-psicanalista Von Oppeln, fa di tutto per impedire l’amore fra i due ragazzi, aiutata dall’amante/autista Schultz.
Surreale e divertente, ma Cuore Selvaggio è un’altra cosa.
Made in Hungaria
Negli anni 60 la famiglia di Miki è costretta a tornare in Ungheria dopo aver vissuto per qualche anno negli Stati Uniti. L’abbigliamento di Miki, le canzoni di Jerry Lee Lewis e la sua collezione di dischi “proibiti” porteranno scompiglio nella vita dei giovani ungheresi, mentre i funzionari addetti alla cultura giovanile cercheranno in ogni modo di reprimere l’ondata di ribellione crescente.




Le Donk & Scor-Zay-zee
è un mockumentary, ovvero un finto documentario, che ci racconta la storia di Le Donk, un roadie a metà strada fra uno stronzo maschilista e un presuntuoso idiota che vuole che il rapper Scor-Zay-Zee apra un concerto degli Arctic Monkeys, che Le Donk continua ad elogiare, nonostante ne storpi il nome in Artical Monkeys. Che dire di un film che riesce ad annoiarti e allo stesso tempo divertirti?
 
 
 
 
 
 
Visto che il TFF dedica una retrospettiva a Nicolas Winding Refn mi sembrava brutto non vedere nemmeno uno dei suoi lavori, e quindi ho deciso di vedere
Bleeder
Leo ha una vita che non lo soddisfa ed è fidanzato con Louise.
Passa il tempo con Louis, fratello di Louise, e Lenny, appassionato cinefilo commesso in una videoteca, il quale è attratto da Lea, cameriera in un fast-food.
Quando Louise gli comunica di essere incinta Leo è disorientato e la sua insoddisfazione, unita alla visione di film trash che vede con gli amici, oltre al fatto di aver assistito ad una sparatoria, lo fa precipitare in una spirale di violenza che innescherà una reazione a catena di sangue e morte. Interessante. Forse.


Pink Subaru
E' l’opera prima di un regista giapponese che vive in Italia e che ha realizzato questo film tra Israele e Palestina, per una volta senza né guerra né attentati.Dopo 20 anni di sacrifici Elzober, che vive a Tayibe e lavora in un sushi bar di Tel Aviv, riesce finalmente a comprare l’automobile dei suoi sogni: una Subaru Legacy nero metallizzata. Dopo aver sacrificato l’agnello e festeggiato tutta la sera, il mattino successivo, al suo risveglio, Elzober precipita in un incubo: la macchina è stata rubata. Tutti gli dicono di non preoccuparsi, ché tanto l’auto è assicurata. Ma, per una questione di orario, la venditrice non aveva fatto in tempo, e così la vettura non è stata assicurata. La sorella di Elzober annulla il matrimonio imminente, e tutta la famiglia si mette alla ricerca dell’auto nella zona di Tulkarem. Fra amici, cugini, maghe, ingegneri giapponesi, sfasciacarrozze, ebrei sefarditi e veri ladri d’auto, alla fine il matrimonio verrà celebrato, e l’auto della sposa sarà proprio la Subaru di Elzeber. Anche se...

19 novembre 2009

Fantastic Mr. Fox

Giovedì sera. 
Che se mi fossi impegnata un po’ di più qualche altro film avrei potuto vederlo, ma diventava complicato. Così, scartando e scegliendo, ho optato, sempre in compagnia del Dottor Piazza, per la visione dell’ultimo lavoro di Wes Anderson, che nelle sale italiane io sapevo in arrivo ad aprile 2010, ma, leggendo qua è là ho scoperto uscire venerdì prossimo. Vedremo.È uno di quei film che una volta avresti definito “a pupazzi animati”. Adesso invece si parla di “stop motion”, ma sempre pupazzi animati restano. Mr. Fox e la sua signora vengono catturati mentre stanno rubando in un pollaio, e in quel momento lei gli comunica di essere incinta. Mr. Fox allora le promette che cambierà vita. Infatti li vediamo, un po’ di anni-volpe dopo, in un bell’appartamento sull’albero, con il figlio Ash adolescente e l’imminente arrivo del cugino Kristofferson in visita. Ma l’istinto di una volpe non si può dimenticare (“in fondo siamo animali selvatici”) e ben presto mr. Fox, aiutato dall’amico opossum e dal nipote Kristofferson escogiterà il modo per derubare i tre ricchi contadini che vivono vicino a loro: Boggis Bunce e Bean, che, scoperti i furti, si organizzeranno per catturare Mr. Fox. Nonostante i “pupazzi animati” non mi abbiano mai fatto impazzire il film mi è piaciuto parecchio.

17 novembre 2009

Get low

O oggi pomeriggio o mai più. O chissà quando. E siccome non me lo volevo perdere ho preso una manciata di ore di permesso e alle 14.30 sono andata al cinema.
Sala piena.
Ce n’è di gente che ha del buon tempo a disposizione, non c’è che dire.
Felix Bush (l’immenso Robert Duvall, un nome una garanzia) vive da quarant’anni in un casolare nel bosco in compagnia della mula Gracie, autoesiliatosi da tutto e da tutti per scontare una pena per un fatto successo appunto quarant’anni prima, e di cui il vecchio Felix porta il peso e la vergogna. Sul suo conto circolano un sacco di storie e, proprio per sentirle raccontare, un giorno, fra lo stupore generale, si reca in paese per organizzare il suo funerale. Dopo il rifiuto del parroco, viene contattato dall’agenzia di pompe funebri che acconsente ad organizzare la festa funebre. L’impresario è il signor Quinn, uomo dalle mille risorse, che, dopo le prime perplessità decide di accontentare Bush. Man mano che i giorni passano e i preparativi fervono, si scopre che in realtà Felix non vuole sentire raccontare storie sul suo conto, ma vuole essere lui a svelare il suo segreto. Ironico e commovente. Insomma, bello bello bello. Ma, per favore, non ditelo al Dottor Piazza.
“Dev’essere dura non parlare con nessuno per 40 anni!”“I primi 38 sono i più difficili.”

16 novembre 2009

Gigante,
Politist, adjectiv,
Le refuge,
A l’ouest de Pluton,
La bella gente

Sabato la casalinghitudine ha preso il sopravvento. 
Anche perché una ricrescita impetuosa e una sfumatura color topo biondo morto nel fango richiedevano una pietosa tinta applicata da mani esperte. Adesso ho nuovamente i capelli marroni. Poi ho fatto la spesa, praticamente come ogni sabato. Maledicendomi per avere il tempo per fare la spesa soltanto il sabato, perché io non sopporto fare la spesa al sabato con tutta la gente che fa la spesa al sabato. E, essendo andata a letto presto, ieri mattina alle 7 ero sveglia. Che se fossi andata a letto più tardi mi sarei svegliata alle 8, probabilmente. E comunque, per farla breve, alle 9.10 parcheggiavo nei pressi della mole Antonelliana e alle 9.30 mi accingevo a vedere il primo film della giornata, una coproduzione tedesco-argentina-uruguaiana-olandese.
“Gigante”
Jara è un omone grande e grosso, appassionato di heavy metal, che fa il sorvegliante in un grande magazzino e, per arrotondare, il buttafuori in un locale. Conduce una vita tranquilla, Jara, quasi noiosa. Fa ginnastica in casa, gioca alla playstation col nipote esultando quando segna, ascolta musica. Attraverso le telecamere di sorveglianza inizia ad osservare Julia, un’addetta alle pulizie e se ne innamora, di un amore quasi adolescenziale e platonico. Inizierà a seguirla per la città, le farà trovare una piantina grassa nella corsia che la ragazza si appresta a pulire, seguirà il ragazzo con cui Julia ha un appuntamento, salvandolo anche da un tentativo di rapina, e parlando con lui in un bar scoprirà alcune cose sulla ragazza. Un film tenero e delicato, dove non succede quasi nulla, ma che non riesce ad annoiare. Evidentemente per vincere l’Orso d’Argento a Berlino non ci vuole chissà cosa. Uscita dal cinema massimo alle 11.00 ho fatto una passeggiatona per raggiungere l’ambrosio, dove il film successivo, rumeno, sarebbe iniziato alle 11.30.
“Politist, adjectiv”
In quasi due ore di film seguiamo Cristi, giovane poliziotto, incaricato di pedinare un giovane, sospettato di spacciare droga. Cristi è convinto che presto la legge cambierà, e quindi si rifiuta di arrestare il ragazzo. Sprazzi di esilarante acume ortografico specialmente durante i pranzi casalinghi, dove Anca, accortasi di un errore fatto dal marito nella stesura del rapporto, gli spiega alcune variazioni grammaticali decise dall’Accademia Rumena. Cosa che farà anche il suo capo, che, avendo appreso che Cristi non intende arrestare il giovane spacciatore, dizionario alla mano, gli farà leggere il significato di “coscienza”, “legge”, “polizia”, “morale”.
Uscita dalla sala ho trovato il Dottor Piazza già in coda per l’ingresso successivo. Il tempo di agguantare un trancio di pizza al volo e una bottiglietta d’acqua e mi sono messa in fila con lui, che mi parlava mentre io masticavo convulsamente il mio spugnoso pranzo.
“Le Refuge”
L’ultimo lavoro di Ozon (info per il Piazza: wikipedia ci toglie ogni dubbio dicendoci che è “apertamente gay” come se essere gay e basta non fosse sufficiente. E, comunque, sempre a proposito di gay, aveva ragione Andrea: Freddie Mercury è proprio nato a Stone Town. Com’è piccolo il mondo, eh?) è un dramma che si apre alla speranza. Mousse viene ricoverata in ospedale in seguito ad un overdose. Al suo risveglio scopre che Louis, il suo compagno, è morto, e lei è incinta. Al funerale verrà avvicinata dalla madre del ragazzo, che la inviterà ad abortire. Lei risponde che ci penserà. La rivediamo in un paesino del sud della Francia, in una casa affacciata sull'oceano, dove verrà raggiunta da Paul, il fratello di Louis. Superata la diffidenza iniziale Mousse accetterà l’amicizia di Paul, a cui si affiderà totalmente. Che poi. Dopo aver visto Louis-Ronan Choisy ti viene anche da dire “e sai che fatica”.
In un gioco di entra e esci, esci ed entra, fra un film e l’altro ci siamo addirittura concessi un caffè, e poi di nuovo in sala, per il docu-film Canadese
“A l’ouest de Pluton”
dove i tormenti, i dubbi e le passioni di un gruppo di adolescenti del Quebec, ci vengono svelati seguendo dei veri adolescenti per un giorno e una notte, attraverso il racconto delle loro passioni, con l’entusiasmo per la scelta del nome di un gruppo rock o la delusione, per l’appassionato di astronomia, del declassamento di plutone dal suo stato di pianeta alla condizione di 134.340 corpo celeste.
La “mia” giornata si avvia al termine, ma manca ancora un film:
“La bella gente”
Preceduto dalla presentazione in sala da parte del regista, Ivano Di Matteo, in compagnia di Antonio Catania, Elio Germano e Victoria Larchenko la pellicola non ha ancora trovato un distributore italiano ed è un vero peccato, perché è un film che fa riflettere (e anche un po’ incazzare, diciamocelo) sull'ipocrisia e sul falso perbenismo di un certo tipo di persone. In breve: Susanna e Alfredo sono una copia di professionisti affermati, che vivono a Roma e trascorrono le vacanze nella loro casa in Umbria. Trasferitisi in campagna per le vacanze estive, mentre un giorno Susanna ritorna dal paese vede sul bordo della strada una giovane prostituta maltrattata da un uomo. E decide di “salvarla”, portandola a casa. Dopo il terrore iniziale Nadja capisce che i due la vogliono davvero aiutare, e accetta la loro proposta di ospitalità. La coppia, incurante del parere di Paola e Fabrizio, pacchianissima coppia di amici, inizia ad affezionarsi alla ragazza, fino al giorno in cui, per festeggiare il compleanno di Susanna, arrivano il figlio Giulio, con tanto di fidanzata Flaminia (simpatica come una palata di merda) e le cose iniziano a complicarsi. 
(ennesima info per Piazza: Myriam Catania è figlia di Rossella Izzo, nonché nipote di Simona (sempre Izzo) oltre che moglie di Luca Argentero).

14 novembre 2009

Call if you need me, Nowhere Boy

Venerdì pomeriggio, prima dell’inaugurazione, ho fatto la “spesa”, comprando tutti i biglietti per la settimana. Il fatto che io mi stessi dimenticando di acquistare quello per assistere al film malese delle 17.30 era chiaramente un segnale che il mio inconscio mi stava mandando, e che io avrei fatto bene a non ignorare. E invece.

“Call if you need me” racconta uno scampolo di vita di Or Kia, che lascia la campagna per raggiungere il cugino Ah Soon in una Kuala Lumpur buia e periferica. Ah Soon è a capo di una banda criminale che riscuote crediti per un boss locale. Inizialmente tutto sembra affascinante, ma ben presto vengono alla luce intrighi e giochi di potere fino a quando Or Kia, diventato col tempo più bravo del cugino, ne prenderà il posto. In pratica niente di nuovo. Uscita dal Greenwich mi sono incamminata verso il teatro Regio. Sotto i portici di via Po mi sono imbattuta quasi per caso nel Dottor Piazza e, dopo averlo scortato al bancomat più vicino ci siamo posizionati nell’atrio del teatro ad aspettare sua bionditudine. Prima di entrare abbiamo notato un po’ di subbuglio, con la polizia in perfetta tenuta antisommossa che ha iniziato a precipitarsi all’interno del teatro. In un attimo di perplessità ci siamo chiesti cosa stesse succedendo, poi abbiamo capito che si trattava della pacata protesta degli anarchici che si ribellavano alla proposta di sgombero delle case occupate. Dopo aver letto il loro proclama sul palco la cerimonia ha avuto inizio. Gianni Amelio, in compagnia di Maya Sansa, con un delizioso vestitino Gucci nero sacco della monnezza style, hanno introdotto il film inaugurale, invitando sul palco la regista Sam Taylor Wood, che per l’occasione indossava un vestito molto simile a quello della Sansa, ma con ai piedi un paio di sandali strepitosi (devo controllare se l’Amiat è fra gli sponsor della manifestazione) e l’attore Aaron Johnson, che è nato quando John Lennon era già stanco di esser morto da 10 anni.


“Nowhere Boy” ci racconta la vita di John Lennon negli anni della sua adolescenza, dalla morte dello zio al riavvicinamento con la madre, che lo aveva abbandonato quando lui aveva cinque anni affidandolo alle cure della sorella Mimi (una strepitosa Kristin Scott Thomas, caustica al punto giusto), e che lo “inizia” al rock’n’roll. Ribellione, inquietudine, la formazione del primo gruppo musicale, l’incontro con Paul Mc Cartney, un evento tragico e l’inizio di una nuova vita. Quando uscirà vi consiglio di non perderlo.

11 novembre 2009

Nemico pubblico

Che cosa fai per vivere?
Sono John Dillinger. Rapino banche.

Dillinger è morto.Ma questo è un altro film. Il diciottesimo sulla figura del gangster considerato dall’FBI e dal suo direttore J. Edgar Hoover il nemico pubblico n. 1 e per la cui cattura verrà costituita una nuova squadra speciale capitanata dal G.Man Melvin Purvis, che si avvarrà di tecniche investigative fino ad allora mai utilizzate, a partire dalle intercettazioni telefoniche. 
Fra evasioni, cacce all’uomo, sparatorie, rapine in banca (per le quali Dillinger passò alla storia come una sorta di Robin Hood, perché al termine delle rapine aveva preso l’abitudine di bruciare i registri delle banche, cancellando in questo modo ogni traccia di debiti e ipoteche dei clienti) e tradimenti assistiamo alla fine di Dillinger, che, ingannato da Anna Sage – accordatasi con Purvis con la falsa promessa di non essere rimpatriata in Romania – verrà ammazzato all’uscita di un cinema di Chicago, dove aveva assistito alla proiezione del film Manhattan Melodrama, in cui Clark Gable interpreta un gangster condannato alla sedia elettrica e si narra che l’attore si fosse ispirato alla figura di Dillinger per calarsi nella parte. 

9 novembre 2009

L'uomo che fissa le capre


“Vincere le guerre con pace e amore?”
“Sono in tanti ad averlo detto: 
Gesù Cristo, Mao Tse Tung, Walt Disney” 

Dopo essere stato lasciato dalla moglie, Bob Wilton, giornalista senza infamia e senza lode, si mette alla ricerca dello scoop della vita, per riacquistare prestigio agli occhi della donna. 
Decide di andare in Iraq come inviato di guerra, e, nell'attesa di passare il confine, in un hotel di Kuwait City incontra Lyn Cassady, di cui aveva sentito parlare da un bizzarro tizio intervistato qualche tempo prima. 
Lyn gli racconta di essere un soldato Jedi, un monaco guerriero facente parte della New Earth Army, un’unità sperimentale, una specie di esercito new age in grado di leggere il pensiero, attraversare i muri, disintegrare le nuvole e fermare il cuore di una capra, fondato anni prima da Bill Django (un Jeff Bridges molto Jeffrey "Drugo" Lebowski), scomparso nel nulla dopo che la N.E.A. venne smantellata, per colpa dell’invidioso Larry Hooper.
Fra viaggi nel deserto, rapimenti, sparatorie, citazioni e LSD, Lyn e Bill si ritroveranno, e Bob Wilton scriverà il suo articolo. 

6 novembre 2009

Capitalism: a love story

Il film inizia sulle note di Louie Louie, mostrandoci una compilation di rapine in banca, riprese dalle telecamere di sicurezza. E poi si sposta in varie parti dell’America desolata (e desolante) dove il sogno americano si è infranto nel momento in cui le persone hanno creduto al fatto che potevano rifinanziare le loro case ipotecandole, e – incapaci di far fronte al pagamento di rate che aumentavano in maniera esponenziale - venivano infine sfattati da case che ormai non gli appartenevano più.Passando dallo smantellamento della fabbrica GM a Flint, si arriva al fallimento di Merril Lynch e Lehman Brothers, mentre Michael Moore si aggira per Wall Street cercando di capire come funzionano i “derivati”. Ma scoprirà che neanche gli addetti ai lavori sono in grado di spiegarglielo. E, in un caleidoscopio di immagini che si accavallano sullo schermo, ad un tratto compare una versione appositamente ridoppiata del Gesù di Zeffirelli, dove, al discepolo che gli domanda come può ottenere la vita eterna, viene risposto “Semplice: massimizzando i profitti”. Un chiaro riferimento a chi ha fatto credere all’America e al mondo intero che capitalismo fosse sinonimo di democrazia e anche, perché no, di valori cristiani.

Interessante.

2 novembre 2009

Julie & Julia

“tu sei il burro sul mio pane, 
e il pane della mia vita”


Una storia vera, anzi due, per un film in parallelo. L’aspirante scrittrice Julie Powell, segretaria in un cubicolo di un'assicurazione che si occupa dei risarcimenti ai familiari delle vittime dell’11 settembre, dopo il trasloco nel Queen’s decide di “placare” le sue frustrazioni eseguendo tutte le 524 ricette (aragoste comprese) del libro di Julia Child, "Mastering the art of French Cooking", e scrivendone su un blog per un anno. Julie, eseguendo le ricette di Julia, ne legge la biografia, e, in continui flashback lo spettatore viene catapultato a Parigi negli anni 50, dove Julia, moglie di un dipendente dell’ambasciata americana, si è appena trasferita per seguire il marito e, nella nuova città, innamoratasi immediatamente della cucina francese, in un tripudio di burro, burro, burro, burro… inizierà, non senza difficoltà, un prestigioso corso per diventare cuoca e, dopo diverse vicende riuscirà a pubblicare il suo libro, che diventerà una specie di bibbia per ogni americano che voglia imparare a cucinare.