8 dic 2012

Cose che dovrei sapere

E che in teoria so.
Perché la teoria la so sempre tutta.
Ovvero che bere un gin tonic molto gin e poco tonic all'ora dell'aperitivo, quando per tutto il giorno tutto quello che hai messo nello stomaco è stato un trittico di baiocchi, può portarti all'ubriachezza devastante nel giro di due bicchieri, soprattutto se la seconda roba che bevi è un intruglio dal colore improponibile e dal contenuto misterioso.
Barcollando raggiungerai il ristorante, dove ti accartoccerai su una sedia estraniandoti dal mondo, captando frammenti di voci amiche e discorsi vari.
E ti renderai conto di essere anziana.
Anziana e patetica.
(foto di Aria)


7 dic 2012

Ricordi di viaggio: Salvador de Bahia

Nel lontano 2005, ai tempi del mio primo viaggio in Brasile con la bionda (il secondo fu con un ex amante – please, don’t try this at home!), la prima tappa del viaggio fu Salvador de Bahia. Avevamo scelto un hotel nel Pelourinho, pieno centro storico della città. Al settimo piano. Colazione (ottima) nella terrazza panoramica, cazzi, mazzi e palazzi (soprattutto palazzi, anzi, quel palazzo), il tutto per l’astronomica cifra di € 22 a notte. No, non a persona. A camera. Dopo un viaggio su un volo gremito da maschi talmente infoiati - da noi prontamente ribattezzati "gli accademici della figa" - che se non facevi attenzione, quando ti alzavi per andare in bagno rischiavi di scivolare sul testosterone, atterrammo che era sera. Una coda estenuante alla dogana, e, finalmente, prendemmo un taxi per farci portare in città, dove arrivammo che erano le 23.00. 
Il taxi ci porta fin sotto l’edificio che ospita l’albergo. Guardia giurata all’ingresso, con tanto di inferriate. Non sono esattamente una che si caga in mano, ma quella zona, a prima vista, con il buio, sembrava tutt’altro che rassicurante. Al punto che anche il tassista, vagamente preoccupato, ci chiede se siamo sicure che l’indirizzo sia corretto. Noi, per quanto ci è dato sapere gli diciamo di sì, ma lui, non molto convinto, chiede ad un ragazzo che stava bevendo nel bar lì vicino, roba che al confronto il peggio bar di Caracas sembra la sala da tè dei Windsor. Avuta la conferma ci aiuta a scaricare i bagagli e ci “consegna” al guardiano. Lui ci apre, richiude la saracinesca e ci fa salire in ascensore. Ci accompagna al settimo piano, ci saluta e torna sotto. 
Ci troviamo di fronte ad una veranda, chiusa con l’ennesima inferriata. E, a parte alcuni ospiti danesi che stavano bevendosi la cantina, fumandosi l’impossibile e suonando la chitarra, nessun altro. Cerchiamo di attirare l’attenzione finché uno dei ragazzi ci vede e viene verso di noi. Gli spieghiamo – manco gliene fregasse qualcosa – che abbiamo una prenotazione e che ci piacerebbe tanto riuscire ad entrare. Lui ci guarda sconsolato rispondendoci che non c’è più nessuno del personale dell’hotel, ma alla fine ci fa entrare lo stesso.
Ci sistemiamo alla reception a guardare il registro delle prenotazioni: il mio nome c’era, ma era stato cancellato. Per un misunderstanding fra 11 a.m. e 11 p.m. loro ci aspettavano alle 11 di mattina. 
Cosa facciamo, cosa non facciamo, che la stanchezza iniziava a farsi sentire. Vediamo la bacheca con tutte le chiavi delle stanze. Sempre consultando il favoloso registro recuperiamo la chiave di una stanza libera a caso, e, dopo aver scritto su un foglio che eravamo X e Y, che eravamo arrivate di sera e che ci eravamo impossessate delle chiavi di una camera, siamo andate a dormire. 
Il mattino dopo ci siamo svegliate, e, belle come il sole, ci siamo presentate in reception, dove, finalmente, era arrivato il titolare. Abbiamo chiarito l’equivoco, lui si è scusato per il malinteso e non si è minimamente scomposto per l’occupazione abusiva della stanza, anzi. Ci ha invitato a far colazione dicendo che dopo ci avrebbe dato la “nostra” stanza. Per farsi perdonare ci ha addirittura assegnato una specie di “suite” al piano superiore. Adesso, tenente conto che quel posto era, nella scala stellare degli hotel, un gradino più su rispetto a una topaia scevra di pulci. Ma la nostra stanza godeva di una fantastica vista sulla piazza sottostante e, oltre alla camera da letto, disponeva di uno spazioso salottino.
E, al momento di saldare il conto, nonostante avessimo comunque dormito comodamente in un letto e fatto regolarmente colazione, ha insistito per farci pagare una notte in meno. 
Giusto per rendere l'idea, questo è l'aberrante edificio in cui si trova (o trovava) l'hotel.

6 dic 2012

Great Expectations

Visto ieri in anteprima (risicata, visto che in sala arriva oggi) come film di pre-inaugurazione del Sottodiciotto festival. In lingua originale, e, vedi un po', gratis.
Perchè le proiezioni del Sottodiciotto sono tutte gratuite.
Ieri sera, mentre io e la Tiz aspettavamo pazientemente di entrare in sala, abbiamo finalmente capito il significato del nome. Non è, come banalmente si potrebbe pensare, un festival dedicato ai ragazzini. Che infatti ieri sera, in sala, latitavano.
E', presumibilmente, la temperatura corporea che i gentili organizzatori aspirano a farti raggiungere, facendoti attendere in coda all'esterno della sala fino a 10 minuti prima dell'inizio del film.
Avevo freddo persino ai capelli. Ho passato il film rannicchiata sulla poltrona, col cappotto messo addosso come una coperta, rimpiangendo di non essere Linus, e, quando sono uscita, avevo ancora freddo.
La prossima volta mi attrezzo, portandomi la coperta di pile da casa.
Ma veniamo al film.
 
 
Le aspettative di un uomo palindromo, Pip Pirrip.
Ve la faccio breve. Il piccolo Pip è un orfano, affidato alle cure della crudele e grezza sorella, e di suo marito Joe, il fabbro del villaggio, ignorante dal cuore d'oro.
Un giorno, mentre Pip si reca in visita alla tomba della madre, si imbatte in un delinquente che lo minaccia e gli ordina di portargli, il giorno successivo, cibo e una lima affinchè possa liberarsi dalle catene. Il bambino, terrorizzato, obbedisce. 
Dopo qualche tempo Pip viene convocato da una bizzarra nobile dei dintorni, Miss Havisham, che lo assolda come "compagno di giochi". Nella tetra abitazione della donna, conosce Estella, la figlia adottiva, di cui, ovviamente, si innamora.
Un giorno a Pip viene comunicato che è diventato beneficiario di un'imporatante rendita, da parte di un misterioso benefattore, si trasferisce a Londra dove potra studiare e diventare un gentiluomo, sotto la protezione dell'avvocato Jaggers.
Ritrova Estella, fa amicizia con Herbert, e scoprirà, che il suo misterioso benefattore non è Miss Havisham, ma Magwitch, ovvero il delinquente che Pip aveva sfamato quel giorno al cimitero. Dopo essere stato deportato in Australia l'uomo aveva giurato a sè stesso che tutte le sue fortune sarebbero state destinate a quel ragazzo, ed è venuto a Londra per poterlo rivedere, rischiando la vita.
ecc. ecc.
 
Che dire? Non è un brutto film, ma non mi ha appassionato.
Va assolutamente visto in lingua originale per i diversi inglesi parlati dai protagonisti. Quello della grezza sorella, incomprensibile, quello sgrammaticato di Joe, il cognato, quello aristocratico e perfetto di Miss Havisham, e quello dello stesso Pip, che, come il protagonista, si perfeziona nel corso del film.
Miss Havisham è interpretata da Helena Bonham Carter, ormai caricatura di sè stessa, che sembra sia arrivata lì dopo essere stata prelevata di peso da un set di Tim Burton. Per quanto anche il film, parecchio gotico (bellissimi i costumi), è pervaso da una certa atmosfera "burtoniana".

5 dic 2012

Ricordi di viaggio: le isole Aran

Prendo spunto da un post che il Bradipo ha pubblicato l'altro giorno, per rispolverare un vecchio post. Chi di voi mi seguiva nel vecchio blog probabilmente l'avrà già letto, ma non importa.
Tutti i paesi che ho visitato mi hanno lasciato dei ricordi. Quasi sempre positivi, fra l’altro. Non c’è Paese in cui non tornerei, nessun posto in cui sia stata che mi abbia fatto maledire il giorno in cui decisi di andarci, per dire. 
Ovviamente ci sono alcune – rare - eccezioni. 
Ad esempio a me Creta è piaciuta davvero pochino, ma è probabile che ci siano alcune zone dell’isola, da me non esplorate, che sicuramente sono meglio di quelle parti dell’isola che ho visitato io. Anche se non ho memoria di un restauro così approssimativo come quello del palazzo di Cnosso. Un altro posto che si accaparra il suo bel piazzamento sul podio delle brutture lo merita indubbiamente Betlemme. 
Ma la medaglia d’oro, con tanto di mazzo di fiori, nella mia personale classifica, lo vincono senz’altro le isole Aran.
Siamo nel lontano 1991, e, nonostante il mio futuro lavorativo all’epoca fosse incerto, decidemmo di andare in vacanza in Irlanda, con una formula fly & drive. Atterrammo a Dublino con un caldo che mi sorprese. Per un imprecisato disguido il nostro hotel non aveva più la disponibilità della stanza che avevamo prenotato, quindi ci sistemarono in un albergo alternativo, di categoria superiore, dove ricordo uno dei buffet da colazione più sontuosi che io abbia mai visto, quasi imbarazzante. Dopo aver abbandonato Dublino iniziammo i nostri giri per l’Irlanda, compresa una toccata e fuga in Irlanda del Nord, perchè volevamo vedere a tutti i costi il Giant’s Causeway. Un posto fantastico, irreale, magico.
Il fatto che con la macchina a noleggio noi non si potesse entrare in Irlanda del Nord è un dettaglio irrilevante. Ricordo che la visione dei resti di un carrarmato incendiato sul bordo di una strada mi colpì molto.
Poi, zigzagando fra Tullamore, Tipperary e Limerich, in un tripudio di cimiteri, laghetti, prati e ruderi di ogni foggia, sotto quel famoso cielo d'Irlanda che - come dice la canzone - è un tappeto che corre veloce, e lo è veramente, arrivammo a Galway. E una volta che sei a Galway non lo vuoi prendere un traghetto per andare in gita alle isole Aran? Ma anche no, col famoso senno di poi.
Quella mattina – non ricordo per quale motivo – ero un po’ inversa (o, per i più pignoli, PIU’ inversa del solito). Vuoi che sbagliammo strada, vuoi che eravamo in ritardo, vuoi che doveva andare così, arrivammo a prendere il traghetto per un pelo. E già mi giravano i maroni.
C’era un tempo di merda, con quei bei cieli plumbei che ti riconciliano con la voglia di morire. E su quella barchetta molti ci andarono vicino, perchè sembrava di essere alla sagra dell’emetico errante. Ho passato il tempo guardando il mare, con il risultato che, sbarcati ad Inis Mór, mi si era inumidito anche il coccige. 
Una volta che sei lì vuoi non noleggiare una biciclettina per farti un giro dell’isola in modo da poter ammirare gli stupendi panorami con tutti quei particolarissimi muretti a secco? (Allora: c’era un tempo di merda, non si distingueva il cielo dal mare, e, come se non bastasse, aveva iniziato a piovere. E i muretti a secco ci sono anche a Quincinetto, per dire).
Comunque, prendi la bici. Fai tre pedalate. Ti fermi perchè nel frattempo è caduta la catena. Bestemmi in gaelico, torni dal biciclettaro e ti fai sostituire la bici.
Fra una pedalata e una bestemmia raggiungi il resto del gruppo, mentre la pioggia continua imperterrita a cadere, facendoti capire che, se l’Irlanda è così verde, un motivo dovrà pur esserci. Arrivi all’altro capo dell’isola, quando a quella cazzo di bicicletta casca nuovamente la catena.
Dopo aver incenerito una pecora con lo sguardo, ho abbandonato il resto del gruppo e, spingendo la bicicletta coi piedini, fra una spinta e una bestemmia ho riconsegnato la carcassa al biciclettaro, e ho aspettato che le amiche concludessero il giro. Comodamente assisa su un muretto a secco, in compagnia di una birra e del mio raffreddore nuovo di zecca, made in Inis Mór.
A parte questo, l'Irlanda è davvero stupenda, e ci tornerei domani.

4 dic 2012

Lawless

Credevo che, dopo la full immersion della settimana scorsa, questa settimana mi sarei data una calmata, tenendomi lontano dalle sale cinematografiche.
Invece, non avendo un cazzo di meglio da fare, cos'ho fatto stasera?
Sono andata al cinema.
Si, se stai a vedere qualcosa da fare l'avrei anche avuta, alla fine. La spesa, ad esempio. Ma son dettagli irrilevanti. Tanto, se non sono a casa, anche la spesa può attendere, no?
Che poi. Non è che vado al cinema tanto per andare al cinema. Vado al cinema quando ci sono dei film che mi interessano. E, siccome questo mi interessava per N motivi, eccomi seduta in sala, all alone, a godermi il film.
Vi elenco alcuni degli N motivi.
La sceneggiatura è di Nick Cave.
E potrei fermarmi qui.
Ma continuo.
Perchè mi piace il genere, gangsta/western/alcolico.
Perchè dello stesso regista avevo visto The Road.
Perchè c'è un cast di tutto rispetto (Tom Hardy - Gary Oldman - Guy Pearce - Shia LaBeouf). Ok, lo ammetto, di Shia LaBeouf fotte sega, ma fa lo stesso.
Perchè sì.
La sala era semivuota.
Nell'epoca del proibizionismo, nella contea di Franklin, tutti distillano whisky. Ma il migliore è quello prodotto dai fratelli Bondurant, capitanati dal granitico Forrest. La polizia, unta a dovere, chiude tutti e due gli occhi, e l'attività di contrabbando dà i suoi frutti, fino al momento in cui, al grido di "c'è un nuovo (vice) sceriffo in città" arriva Charlie Rakes, uno al cui confronto la merda profuma, e le regole del gioco cambiano. Tutti i distillatori/contrabbandieri si piegano al nuovo sistema. Tutti tranne i Bondurant, che, forti della leggenda che circola su di loro, che li vuole immortali, si oppongono a Rakes. Mentre Jack, il più giovane dei tre morde il freno per la voglia di dimostrare, con l'incoscienza spavalda e sbruffona dell'età, che anche lui può essere come se non meglio di Forrest, quest'ultimo rimane vittima di un'imboscata, in cui due uomini (ingaggiati da Rakes) gli tagliano la gola. Ma Forrest non muore. E le cose da quel momento si complicano, innescando una serie di ripercussioni a catena che, come le tessere di un domino in caduta libera, porteranno all'epilogo.
Sullo sfondo i gangster di Chicago, tempeste di sabbia che sembra di trovarsi in un romanzo di Lansdale, e, su tutto, quel legame indissolubile tra fratelli che è la vera forza del film, e che in questi casi, mi fa rimpiangere il fatto di essere figlia unica. Oltre che femmina.
Casomai non si fosse capito, m'è piaciuto. Parecchio.

3 dic 2012

Potrebbe esser peggio... potrebbe piovere

Ieri sera, mentre giacevo sotto uno strato di coperte tale da impedirmi quasi ogni movimento (aver buttato via il piumone senza aver avuto l'accortezza di rimpiazzarlo con l'acquisto di un piumone nuovo non è stata una grande mossa, lo ammetto) pensavo al rientro in ufficio.
Avevo la stessa fastidiosa sensazione di quando si tornava a scuola dopo le vacanze di natale.
Perchè davvero, l'idea di rivedere la BCSdTR mi disturbava, come il compito in classe di francese la prima ora del lunedì. Dopo le vacanze di natale. Una combinazione letale.
Meno male che quando mi sono alzata ho visto il sole, perchè ci mancava solo una grigia giornata di pioggia a deprimermi ancora di più.
Mi sono fatta il caffè, ho nutrito il gatto, ho ascoltato un po' di notizie, la vittoria di Bersani (il nuovo che avanza?), la sconfitta di Renzi, mi sono vestita, ho nutrito il gatto (non è una ripetizione) e mi sono messa in viaggio.
E con tutta calma, alle 8.55 entravo in ufficio.
Lei, la BCSdTR si è presentata, con ancora più calma, alle 10.00 passate.
E no, non abbiamo l'orario COSI' flessibile.
E' entrata, trulla e felice, con il sorrisone delle grandi occasioni e con uno di quei "ciao" che sottintendono millemila altre cose, e io, senza quasi alzare gli occhi dalla tastiera, le ho risposto "ciao", come ci fossimo salutate ieri sera. 
Ogni tanto entrava qualche collega in ufficio, a dirle "bentornata".
E ogni tanto lei butta lì pezzi di frase ad effetto "con tutti i voli che ho preso...", "certo che LA' la frutta secca costava un casino"... "sono andata a comprarmi l'acqua, perchè LA' mi sono abituata a bere la sanpellegrino..." "chissà se riuscitò a bere questo caffè..."
Ed è solo lunedì.
Ho bisogno di conforto.
 
 

1 dic 2012

Game over

Sono uscita di casa stamattina col buio. Confesso che trovarmi all'ingresso di un cinema - chiuso - alle 8.15 di sabato mattina mi ha fatto sentire un po' stupida, ma mi consolava il fatto di non essere la sola.

GINGER E ROSA
Le due protagoniste nascono il giorno del lancio della bomba atomica su Hiroshima. Le ritroviamo, amiche inseparabili, nel 1962, alle prese con la voglia di crescere, la scuola, l'impegno politico e la religione, ma mentre Ginger (Elle Faning, bellissima e bravissima) concentra i suoi interessi su poesia e militanza pacifista, Rosa è combattuta fra religione e sesso, ma entrambe non vogliono fare la fine delle loro madri, ai loro occhi troppo sottomesse. Sullo sfondo della crisi dei missili di Cuba, la guerra fredda e la paura della bomba, la loro amicizia è destinata a incrinarsi quando Rosa si innamora di Roland, l'affascinante padre di Ginger.

ANNA KIERA KNIGHTLEY KARENINA
Mica penserete che adesso mi metta a raccontarvi Tolstoj, vero?
Posso dirvi che la scenografia è bizzarra, Kiera Knightley nella parte di Kiera Knightley è molto brava e il conte Vronsky ha l'affascinante faccia di Aaron Johnson. E il film, nonostante duri 130 minuti, si fa vedere volentieri.

WRONG
Quentin Dupieux, aka Mr.Oizo ha detto che per i suoi film procede in modo casuale, e, una volta individuati tutti gli elementi fortuiti, li collega tra loro per creare una logica complessiva.
Quentin, ascolta me: la logica in "wrong" non la troveresti nemmeno se ti suonasse alla porta di casa: la sveglia di Dolph suona alle 7.60, lui va in ufficio come tutti i giorni, nonostante l'abbiano licenziato da tre mesi. Nell'ufficio piove a dirotto,
poi non trova Paul, il suo cane, ma a casa gli si presenta una donna che gli dice di aver lasciato il marito, e poi gli annuncia di essere incinta. Dolph nel frattempo si rivolge al maestro Chang per ritrovare Paul, e se la prossima volta non mi danno degli allucinogeni quando entro in sala io il film non lo guardo. Che va bene il surreale, ma a tutto c'è un limite.
SMASHED
Kate e Charlie bevono.
Ma tanto proprio.
Una mattina Kate, che fa la maestra, vomita in classe. Per giustificarsi con i ragazzini dice di essere incinta.
Ma dopo una notte in cui, ubriaca dura, arriva a farsi di crack, capisce che deve fare qualcosa, ed entrerà in un gruppo di A.A.. Ma in questo difficile percorso non sarà seguita da Charlie, che non sembra intenzionato a smettere.
E quando il film è finito a me è venuta sete!

E adesso scusatemi, che ho un derby che mi aspetta, e sono già entrata in modalità tifosa tamarra.

Thank's God it's friday

Siamo quasi alle battute finali, domani terminerà questa frenetica settimana, in cui i dialoghi assurdi fra me, la Tiz, la Tiz-sorella, il Tiz-ex-fidanzato, la bionda, dantès, hanno sfiorato più volte il surreale, mischiandosi alle code per entrare in sala, le corse da una sala all'altra, pareri ed impressioni sui film visti e consigli per quelli da vedere ma soprattutto per quelli da evitare scambiati con le altre persone in coda, i pranzi (pranzi, vabbè) in piedi, i caffè al volo, la sigaretta fra un film e l'altro, i tram affollati, la pioggia e tutto il resto. Forse lavorare è meno faticoso, alla fine, ma va benissimo così.

SHADOW DANCER
A seguito dell'uccisione del fratellino, nel 1973, Colette entra nell'IRA. La ritroviamo a Londra, 20 anni dopo, mentre lascia un'ordigno esplosivo in metropolitana. Ma durante la fuga viene catturata dalla polizia, che la convincerà a collaborare.
Interessante, ma lento e un po' troppo ingarbugliato, per i miei gusti.

COLOUR DE PEAU: MIEL
Disegni animati, filmini in super8 e riprese in tempo reale per raccontare la vita di Jung, orfano coreano adottato da una famiglia belga, dal momento in cui viene dichiarato adottabile ai giorni nostri, quando Jung decide di tornare in Corea per fare finalmente pace con le sue origini, rinnegate per buona parte della sua vita. Tenero e toccante.

A LIAR'S AUTOBIOGRAPHY: THE UNTRUE STORY OF MONTY PHITON'S GRAHAM CHAPMAN
Dando per scontato che i Monty Python non abbiano bisogno di presentazioni, il film, purtroppo in 3D, che io personalmente patisco parecchio, attraverso diversi episodi, anche qua in un'alternanza di cartoni animati e filmati di repertorio, ci raccontano la vita di Chapman, fino alla sua morte, avvenuta nel 1989, a soli 48 anni.
Geniale.

THANKS FOR SHARING
La dipendenza, che si tratti di alcool, droga, cibo o sesso, è una malattia, ma a differenza del cancro, che suscita compassione, genera una specie di repulsione e diffidenza, come spiegherà Adam a Phoebe in una scena del film. Dimenticatevi quella palla mortale di shame, dimenticatevi anche Fassbender, sostituitelo con Mark Ruffalo, che ha raggiunto, grazie al supporto del gruppo di incontro, che funziona come gli alcolisti anonimi, il traguardo dei 5 anni di astinenza, grazie anche a Mike, il suo sponsor. Neil, invece, protetto proprio di Adam, non riesce a tenere a freno le sue pulsioni, ma, quando nel gruppo entrerà Dede, l'unica donna, anche per lui le cose inizieranno a cambiare.
Spero che venga distribuito, perché è molto carino.

A CARA QUE MERECES
Non ho chiuso in bellezza, perché a metà film ho preso e me ne sono andata.
Che ad un certo punto compaiono da non si capisce dove, sette disadattati duri per prendersi cura di Francisco, a cui è venuto il morbillo. Quando uno dei sette, per punizione, deve contare i capelli di un altro del gruppo, e, giunto a 6002 trova un pidocchio e inizia a parlargli, ho capito che poteva bastare. Che non ho mica fatto del male a nessuno io. Perché dovrei cominciare adesso, partendo proprio da me?

29 nov 2012

Riassuntini

LONDON - THE MODERN BABYLON
Julian Temple dirige questo film dal taglio documentaristico, usando filmati di repertorio e interviste a gente comune, scrittori, artisti ecc. per raccontare lo sviluppo di una città dai tempi delle colonie ai giorni nostri, con una colonna sonora di tutto rispetto.

28 HOTEL ROOMS
Esordio alla regia per Matt Ross che ci racconta, attraverso gli incontri che si susseguono in 28 stanze d'albergo (mi ero ripromessa di contarle ma arrivata alla sesta ho smesso) la storia di una coppia clandestina, che si conosce una sera in un albergo, e quella che potrebbe sembrare la classica storia da una botta e via evolve e si trasforma nel tempo, diventando un rapporto a cui nessuno dei due vuole rinunciare. A me è piaciuto parecchio.

GOOD VIBRATIONS
La vera storia di Terri Hooley, dall'apertura del suo negozio di dischi (good vibrations) nella via principale di Belfast, negli anni in cui l'irlanda è devastata dalla guerra civile, che diventa, in poco tempo la culla del punk di Belfast, perché, come dirà lo stesso Terri verso la fine del film per spiegare le ragioni del punk, "New York avrà i tagli di capelli, Londra avrà i pantaloni, ma noi abbiamo il motivo!".
Il film è davvero carino, e, chevvelodicaffare, la colonna sonora è di quelle che ti fanno muovere il culo sulla poltrona!

NOI NON SIAMO COME JAMES BOND
E io non vorrei essere entrata in sala a vederlo.
Mi scuserete, immagino, se non ve ne parlo, vero?

COMO ESTRELLAS FUGACES
Un compositore insoddisfatto del suo lavoro e della sua vita va a trovare un amico che vive in Spagna, e si troverà, suo malgrado costretto a dirigere un coro di dilettanti, fra gelosie, rivelazioni, tradimenti e nuovi amori.
Cameo di Serena Grandi. Ma che dico Grandi? Enorme.
Evitabile in scioltezza.

SUN DON'T SHINE
La noia in formato road movie con la protagonista femminile più fastidiosa di un attacco di cistite, il cadavere del marito a marinare nella candeggina nel bagagliaio dell'auto in un'interminabile fuga verso le Everglades. 82 minuti che sembrano non dover finire mai.

The sessions

Quando ho letto la sintetica trama sul programma mi sono detta "uppercarità".
Poi la Tiz mi ha fatto cambiare idea.
Grazie Tiz.
Perché il film in questione, che uscirà nelle sale con l'ennesima aggiunta di un paio di parole inutili in italiano al titolo originale, è davvero interessante, e ci racconta la storia vera di Mark O'Brien, poeta e giornalista americano, morto nel 1999 all'età di 49 anni, colpito da poliomielite durante l'infanzia e, da allora, costretto a vivere in un polmone d'acciaio.
Un giorno, in chiesa, confessa al nuovo prete (William H. Macy in grande spolvero) che, arrivato a 38 anni, prima di morire, vorrebbe perdere la verginità.
Per farlo si rivolgerà ad una terapista sessuale, Cheryl.
Ironico e toccante, nel finale mi ha fatto spuntare la lacrimuccia.