1 giugno 2012

Aprile è il più crudele dei mesi. (ma anche giugno promette bene)

Tralasciando il fatto che stamattina sono andata a ritirare una multa in posta (nel giorno di pagamento delle pensioni che precede un sabato festivo, fra l’altro) e ho incontrato la mamma del mio compagno delle elementari Salvatore che mi ha aggiornato su vita morte e miracoli di tutta la famiglia, indugiando particolarmente sul fatto che Salvatore ha 48 anni (che abbiamo la stessa età, ma lui li ha compiuti a gennaio) non ha una fidanzata, e non capisce perchè non si trova qualche brava ragazza, che la casa ce l’ha, e che un uomo mica si aggiusta come una donna. E mi guardava. E che cazzo vuoi, che un pensiero su Salvatore avrei anche potuto farlo quando aveva 25 anni e partecipò alle selezioni del più bello d’italia e poi ha smesso. Di essere bello, intendo. Comunque, finalmente arriva il mio turno, consegno l’avviso a Carmela che mi consegna la bellissima busta verde, ringrazio, saluto tutti e me ne vado. Salgo in macchina e apro la busta. Non so se mi faccia più incazzare la cifra (162 euri) o la decurtazione di 6 punti dalla patente. Si narra, sulla contravvenzione, che io abbia bruciato un semaforo rosso. Che mi sembra strano, perchè non dico di essere rispettosa al 100% del Codice della Strada, ma ci sono alcune cose che per principio non faccio. Parcheggiare in divieto di sosta e/o nei posti riservati ai disabili, e passare col rosso. Ma. Un attimo di distrazione ci può stare (sono quella che si è strusciata contro un guard-rail, dopotutto), soprattutto se il giorno prima c’è stato il funerale di tua madre. Credo. O provo ad autoassolvermi, che male non fa.
Arrivo in ufficio, rendo partecipi i miei amici del tragico evento, e poi, come al solito, me ne fotto. Ripenso alla pubblicità che ho visto l’altra sera in tv: quella di un gelato  collegata ad un concorso e mi domando da quando in qua “un’esperienza in cucina con benedetta parodi” possa essere considerata il superpremio finale. Basta che poi, se le vendite dovessero misteriosamente crollare, non veniate a dire che sono io che porto sfiga.
Nel pomeriggio ricevo una telefonata dall’Amministratore Delegato (credo la prima da quando lavoro qua, ovvero dal 1998) che mi convoca nel suo ufficio. Infilo la giacca e scendo. Non mi faccio impressionare dall’enorme barattolo di vaselina posizionato davanti a lui e ascolto quello che ha da dirmi.
In buona sostanza mi sono vinta un lavoro che mi terrà occupata tutta la settimana prossima “e non creda che una settimana sia tanto tempo, eh?”.
Fantastico.
Ho già disdetto il massaggio. Credo che salterò anche la palestra.
Ma col cazzo che sposto l’appuntamento col tatuatore.
Ci vediamo l’11 giugno. 


4 commenti:

  1. ODio gli straordinari. N eho fatti per anni. Anyway leggerezza è d'obbligo per vivere meglio, che tanto il finale lo conosciamo tutti benissimo. baci

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