29 marzo 2010

Il profeta


Che poi non si dica che io ce l’ho coi traduttori di titoli, ma.
Per quale motivo un film il cui titolo originale è “UN prophète” nella traduzione deve diventare “IL profeta”?
Che per caso mi sono distratta mentre approvavano una legge sull’abolizione dell’articolo indeterminativo?
A parte questo, nella visione tardo-pomeridiana del film, come temevo, la sala era gremita da pensionati e madaminchie che non hanno taciuto un istante, peggio dei ragazzini coi pop corn, che per fortuna loro, per sopraggiunti limiti dentali, non sgranocchiavano. Anche questo film andrebbe visto in lingua originale, per cogliere meglio le differenze fra il francese parlato dai corsi rispetto a quello parlato dai francesi piuttosto che dagli arabi. Ma siccome non si può avere tutto dalla vita, ci siamo dovuti accontentare della versione doppiata. Nonostante la sua durata (150minuti) il film non fa pesare la sua lunghezza, mai. Malik, senza famiglia e affetti, analfabeta, entra in carcere per scontare una condanna a 6 anni. Verrà subito adocchiato da Luciani, leader dei corsi, che spadroneggia nel carcere e ne farà – dopo che Malik, quasi come un rito di iniziazione, eliminerà un “nemico” – il suo protetto. Ma Malik impara in fretta, e, frequentando la scuola del carcere, impara a leggere e scrivere, diventa amico di Ryiad, stringe altre alleanze e alla fine si affrancherà dal suo protettore . Potente.

26 marzo 2010

Donne senza uomini


Anche in sala, che sembrava di essere ad una proiezione in un circolo vetero-femminista. Il film, vincitore del leone d’argento all'ultimo festival di Venezia, ci porta in Iran nel 1953, alla vigilia della caduta di Mossadeq e ci racconta la vita di quattro donne, tutte, anche se in modo diverso, oppresse da un maschilismo ottuso e prepotente. Munis, segregata in casa dal fratello che le impedisce di partecipare alla lotta per la libertà del suo paese; Fakhri, sposata ad un colonnello dell’esercito che le ha impedito di continuare a cantare, e solo quando ritroverà un vecchio amico troverà il coraggio di lasciarlo; Zarin, prostituta anoressica che non vede nemmeno più i volti dei suoi clienti e quando va all’hammam si lava a sangue cercando di togliersi di dosso lo strato di sporcizia invisibile; l’ingenua Faezeh, amica di Munis, che verrà stuprata da due uomini. Si ritroveranno in una tenuta isolata, quasi irreale, dove si sentiranno protette. A tratti sembra un “amabili resti in medio oriente”, ed è proprio in questi momenti che il film diventa leggermente pesante.


22 marzo 2010

sciatterailand (Shutter Island, per i puristi)

Sotto un cielo plumbeo, che sembrava ieri, gli agenti federali Edward Daniels (Di Caprio) e Chuck Aule (Ruffalo) sono su un traghetto che li porterà sull’isola di Shutter, sede dell’ospedale psichiatrico di Ashecliffe.Daniels/Di Caprio trascorre il tempo vomitando anche l’anima, ma del resto, se ti sei puppato un viaggio sul Titanic comprensivo di naufragio, è il minimo che tu possa fare. Comunque lo scopo della missione dei due è di ritrovare una (pericolosa) paziente dell’istituto, tale Rachel Solando, misteriosamente scomparsa da una stanza chiusa, che – si mormora – abbia annegato i suoi tre figli nel lago. Durante le indagini il nostro (?) eroe è vittima di sogni allucinanti in cui gli compare la moglie morta nell’incendio della loro casa, e continui flashback sulla liberazione del campo di concentramento di Dachau. Naturalmente, visto che il mondo è piccolo e saltella, il responsabile dell’incendio si trova rinchiuso nella stessa struttura, e Daniels inizia a condurre un’indagine parallela. Ad allietare il clima già abbastanza peso, sull’isola si abbatte la tempesta perfetta, e, alla fine, quando torna il sereno, scopriamo che... SPOILER ... Daniels non è li da due giorni, ma da due anni. E non è più un agente federale, ma un paziente della clinica, perchè ha ucciso la moglie dopo che lei (e non Rachel Solando) ha annegato i loro tre figli nel lago...E io, naturalmente, fino alla fine ci avevo pure creduto. Che fastidio.

19 marzo 2010

Mine vaganti


Ozpetek è una certezza.
Tu entri in sala e già sai che troverai gente diversamente eterosessuale seduta a tavola che mangia.A questo giro siamo a Lecce, a casa della famiglia Cantone, proprietaria di uno dei più importanti pastifici della zona.In vista di una fusione societaria, l’autoritario capofamiglia convoca per l’occasione il figlio minore Tommaso, da anni trasferitosi a Roma per studiare, secondo loro, economia e commercio.Tommaso però non ha studiato economia e commercio, si è iscritto a lettere, sogna di diventare scrittore e vuole approfittare della riunione di famiglia per confessare di essere gay. Peccato che nel corso del pranzo, il fratello Antonio, che ha sempre lavorato nella fabbrica di famiglia, lo anticipi sul tempo, dichiarando a sua volta la sua omosessualità, di fronte ad una famiglia che lo ascolta incredula, prima divertita pensando si tratti di uno scherzo, poi terrorizzata per il disonore che si abbatterà sulla famiglia quando la cosa si verrà a sapere e il padre (quell’Ennio Fantastichini che sempre per Ozpetek in “saturno contro” dichiarava, alla disorientata madre di Lorenzo – Lunetta Savino – “Gay io? No, io sono frocio”) rimane talmente scioccato dalla rivelazione da avere un infarto, il che costringe Tommaso a rivedere i suoi progetti, e a prolungare il suo soggiorno in Puglia.Frequentando da anni quasi esclusivamente amici gay, ho riso parecchio. Mi sono emozionata con Ilaria Occhini, bella con tutte le sue rughe che non ne nascondono il fascino, mi sono commossa di fronte a tutti quei dolci, e ho invidiato la collezione di scarpe che sfoggia Nicole Grimaudo.

Non farti mai dire dagli altri
chi devi amare e chi devi odiare.
Sbaglia per conto tuo, sempre.

12 marzo 2010

Genitori & figli: istruzioni per l'uso


Sempre perchè “sciatterailand” ha degli orari un po’ strampalati rispetto agli standard, e per una che pendola come me attendere fino alle 21.30 l’inizio di un film può diventare un tantinello noioso, complice il fatto che sua bionditudine era già in zona e io avevo nientepopodimeno che un biglietto omaggio guadagnato coi punti del Giesse, siamo andate a vedere il film di Veronesi. 
Il professor Alberto, dopo l’ennesimo scontro col figlio, che vuole partecipare ad un provino per entrare al grande fratello, arriva in classe ed assegna ai suoi studenti il tema “Genitori & figli: istruzioni per l’uso”. Nina, adolescente in trepida attesa di perdere la verginità racconta la storia della sua famiglia, madre caposala e padre titolare di un negozio di articoli da pesca. I due, dopo anni di furibondi litigi, si separano. E, da separati, affrontano come possono i turbamenti della ragazzina, i problemi del figlio più piccolo che si rende protagonista di episodi di razzismo in classe, il ricovero in ospedale della mamma di lui, le nuove relazioni ecc.
Divertente e leggero, ma un po’ superficiale. 
Comunque ottimo per distrarsi.

9 marzo 2010

Invictus

Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.


Sudafrica. 
Dopo la liberazione di Nelson Mandela, la fine dell’apartheid e l’insediamento dello stesso Mandela alla presidenza del paese, uno dei problemi principali è la riappacificazione del popolo. 
Impresa ardua, considerando gli anni di segregazione subita dai neri ad opera degli afrikaner.
Durante una partita di rugby in cui la squadra locale, gli Springboks, viene fischiata dai neri che preferiscono tifare per gli avversari, Mandela intuisce che proprio il rugby sarà il punto di ripartenza. 
Convocherà quindi il capitano della squadra, François Pienaar, per renderlo partecipe del suo progetto: fare in modo che gli Springboks, squadra bandita dalle competizioni di tutto il mondo per anni, proprio a causa dell’apartheid, vinca i prossimi mondiali, che si disputeranno proprio in Sudafrica.

5 marzo 2010

Il concerto

Andrei Filipov era uno stimato direttore d’orchestra del Bolshoi. Ma, durante il regime totalitarista di Brežnev, essendosi rifiutato di licenziare i suoi musicisti ebrei, Andrei viene allontanato dal suo lavoro. 
Sono passati 30 anni e lo ritroviamo, deluso e amareggiato, ancora al Bolshoi, ma come addetto alle pulizie. Un giorno, mentre sta pulendo l’ufficio del direttore, intercetta un fax del teatro Châtelet di Parigi, che invita l’orchestra del teatro a tenere un concerto da loro. La tentazione di riscatto è troppo forte, e, senza pensarci due volte Andrei decide che quel concerto lo dirigerà lui, con la sua vecchia orchestra. Ne parla col fedele amico Sacha, che tenta di dissuaderlo, ma ormai Andrei è irremovibile.Serve però un impresario. L’unico a cui possono rivolgersi, anche perchè parla francese, è il compagno Gavrilov, colui che 30anni fa interruppe la carriera di Andrei. Gavrilov accetta e iniziano i surreali contatti col teatro parigino. Oltre alle improbabili richieste di Gavrilov, ovvero una cena nel famoso ristorante “Sturatutto Normanno”, il pernottamento in un “lussuoso” hotel a 3 stelle e un giro in battello sulla Senna, l’unica richiesta di Andrei è avere come solista la talentuosa Anne-Marie Jaquet. La pittoresca comitiva in qualche modo riesce ad arrivare a Parigi, e, nonostante tutti quanti inizino ad andare in giro per la città dedicandosi alle attività più disparate tralasciando le prove, la sera del concerto arriva, e Andrei dirigerà il Concerto per Violino e Orchestra di Tchaikovsky in maniera esemplare. (Talmente esemplare che mi sono perfino commossa).

P.S.: ho visto il film in lingua originale. Temo di essermi persa un pregevole doppiaggio fatto di russi che parlavano come Ivan Drago, quello che in uno dei 27 Rocky diceva “ti spiezzo in due”…

1 marzo 2010

Il flglio più piccolo

Bologna Bologna?
Sì.
Dicono che siete così simpatici!
...’nsomma... 


Bologna, anni 90.
Lo stesso giorno in cui sposa la madre dei suoi due figli, Luciano saluta i bambini e, mentre l’inseparabile “professore”, personaggio amorale, anafettivo, asettico, e, last but not least, a stronzo, fa firmare all’ingenua donna documenti con i quali cederà al marito tutti i suoi beni immobili, se ne va. La scena si sposta a Roma, ai giorni nostri, e ritroviamo Luciano a capo di una holding immobiliare costruita su frodi abusi e ricatti, e nonostante questo sull'orlo del tracollo. Per arginare il disastro finanziario Luciano, consigliato da un entourage senza scrupoli capeggiato dal solito professore, sta per sposarsi con una ricca signora romana politicamente ben introdotta, e, per l’occasione, convocherà a Roma Baldo, il figlio più piccolo, se possibile ancora più ingenuo della madre e, come lei, nonostante tutto, affezionato a quel padre che non ha più rivisto dal giorno del matrimonio e che li ha lasciati in miseria. 
Bravi tutti gli interpreti, compreso il lifting di Sydney Rome.