25 agosto 2014

The Angriest Man in Brooklyn


Questo film - di cui probabilmente non si sentiva alcun bisogno - ancora inedito in Italia (e spero rimanga tale), in cui i soliti ge(g)ni hanno letto i soliti messaggi subliminali e premonitori per il fatto che ad un certo punto il protagonista dice che sulla sua lapide appariranno le date 1951-2014, è uno degli ultimi girati da Robin Williams, che sarà possibile vedere ancora sul grande schermo in "A merry friggin' Christmas", nel terzo capitolo di  "Una Notte al Museo" nonché nell'ultimo lavoro di Dito Montiel, "Boulevard".
La prima battuta pronunciata da Robin Williams in The Angriest Man in Brooklyn è "Sono felice!", e a pensarci fa un po' effetto, anche se ti fa capire - casomai ce ne fosse bisogno - che il cinema è, soprattutto, finzione.
Detto ciò, a costo di sembrare la solita vecchia stronza cinica ed insensibile, posso dire che questo film, remake di un film israeliano del 1997, Mar Baum, è parecchio brutto. Girato nel 2012, è uscito nelle sale americane nel maggio di quest'anno, ed è stato un vero e proprio flop ai botteghini, roba che se già sei depresso di certo non aiuta. 
Dalla scena iniziale in cui Henry Altmann pronuncia quella frase passano 20 anni, ed Henry, che si sta recando ad una visita medica, è diventato un uomo arrabbiato ed intollerante. 
All'arrivo in ospedale al posto del suo medico trova la dottoressa Sharon Gill (Mila Kunis), che ha avuto una pessima giornata ed è ancora sconvolta per il suicidio del suo gatto. Quando lo riceve gli diagnostica un aneurisma cerebrale ma la reazione arrabbiata dell'uomo le fa perdere la pazienza e, in un momento di rabbia lo informa che gli restano soltanto 90 minuti di vita. 
Henry è sconvolto (ma va?) e fugge dallo studio. 
Sharon si rende conto di quello che ha fatto e si mette alla ricerca di Henry, che nel frattempo sta cercando di sistemare, come può e nel poco tempo che gli resta, tutto quello che non va nella sua vita, cercando di riconciliarsi con la sua famiglia, a partire dal figlio minore Tommy, che non è diventato avvocato come lui avrebbe desiderato, ma ha aperto una scuola di danza. 
Il film riesce a strappare qualche risata qua e là (ok, sono una brutta persona, se consideri che ho un gatto sono davvero pessima, ma alla scena del suicidio del gatto della Kunis io ho riso, lo ammetto), per poi precipitare in un'antologia di situazioni prevedibili e al limite dello stucchevole senza possibilità di salvezza. 
Carina l'idea dei titoli di testa, che, usando lettere colorate sparse qua va a formare parole di senso compiuto, come anger, sob, mess, spleen, maniacal, rude, ire. 
Ma nel complesso è un po' poco. 

Questo post fa parte del tributo che la solita congrega di blogger dedica a Robin Williams, scomparso un paio di settimane fa. 
In un'intervista pubblicata sul Guardian nel 2010 alla domanda della giornalista che gli chiedeva se fosse felice, Williams rispose "Credo di sì. E comunque non ho più paura di essere infelice. Va bene anche quello. Se accetti l'infelicità, puoi dire che va tutto bene".
Puoi dirlo, certo. 
Ma non significa che sia vero.

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22 commenti:

  1. Non ne conoscevo nemmeno l'esistenza, tuttavia visto com'è finito Robin Williams non ho fretta di recuperarlo ç_ç

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    1. come ho scritto, non se ne sentiva davvero il bisogno, non credo che il recupero sia necessario.

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  2. nonostante williams e mila kunis, mi sa allora che ne farò a meno...

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  3. Non lo conoscevo, e in effetti il tuo pezzo non invita alla visione... :) ma vedrai che adesso, dopo la morte di Williams, prima o poi lo faranno uscire di sicuro.

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    1. sicuramente, l'effetto commozione gioca brutti scherzi.

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  4. Purtroppo gli ultimi impegni di Williams al cinema e alla TV non sono certo dei migliori, e con molta probabilità non hanno aiutato il suo stato umorale.
    Questo film ne sembra l'esempio, credo quindi continuerò ad evitarlo, ricordandolo con ruoli più anni '90 ma più significativi.

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    1. In effetti niente di memorabile, anche se ammetto di avere qualche curiosità per il film di Montiel.

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  5. Mi manca e non so se lo vedrò. Lo faranno sicuramente uscire, su questo poco ci piove.

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    1. Temo anch'io che la nostra infallibile distribuzione non se lo lascerà scappare.

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  6. Per quanto vorrei non dirlo, mi associo al Cannibale e ne faccio a meno.

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    1. e anche a te dico che non ti perdi niente...

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  7. questo film mi manca, lo recupererò :)

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    1. Arwen, non è davvero il caso, credimi.

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  8. Non conoscevo questo film e a quanto pare non mi sono persa niente, meglio così. Amavo Williams ma quella frase beh... è una bella bugia. L'infelicità non si accetta. Questione di sopravvivenza, credo.

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    1. In effetti quella frase è terribilmente tragica. Personalmente la interpreto come "accettazione" nell'imparare a conviverci. Finché ci si riesce, probabilmente.

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    2. Io, come te, attendo Boulevard: da quello che ho letto dovrebbe essere un buon film, in linea con il meglio della produzione williamsiana... questo, probabilmente va nel peggio.

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    3. Io lo attendo soprattutto perché alla regia c'è Dito Montiel, che trovo davvero interessante.

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  9. Un film che non sento di vedere, soprattutto perché mi renderebbe ancora più triste vedere un grande attore finire a fare film superflui... :(

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    1. Mi sembra una scelta saggia...

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  10. Nonostante tutto, per amore di Robin, DEVO VEDERLO!

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    1. Contento tu...
      (Poi non venire a lamentarti, ok?) :)

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