3 settembre 2014

The Cut

Che si sa, la sòla è sempre in agguato, anche a Venezia.
E, sempre la Tiz, si è sciroppata il film di Fatih Akin, da queste parti apprezzato sia per La Sposa Turca del 2004 e Soul Kitchen del 2009. 
Ma, da quello che leggo, dubito che questo suo ultimo lavoro mi vedrà spettatrice pagante.


Questo film ci ha terrorizzato per tutto il giorno. 
138 minuti, recensioni pessime, visione al Palabiennale, con poltroncine sì, ma in discesa, impossibile dormirci senza spezzarsi la schiena. 
Così io e il mio socio, come cani bastonati, ci siamo armati di coraggio e ci siamo disposti alla visione. 
Ma, in verità, tanta paura per nulla! 
Perché questo, non è un film, è uno sceneggiato di Rete4 il cui sottotitolo è: "Il genocidio armeno spiegato agli incolti". 
Quindi: gli armeni parlano tutti inglese. 
Con accento armeno, I presume, ma in inglese. Per tutto il film. In qualche occasione parlano anche arabo e turco, ma mai la propria lingua. 
Il dibbbattito sul perché è stato feroce: 
1) destinato al mercato americano quindi in lingua inglese senza se e senza ma? 
2) una critica al governo turco che ha impedito agli armeni di esprimersi nella propria lingua al parlamento e, credo, anche in generale? 
Boh. 
Comunque gli armeni sono lì pacifici quando accadono le cose che credo accadano sempre in questi casi, stanno accadendo proprio ora in effetti, comunque il nostro protagonista (Nazareth Manoogian) viene separato dalla moglie e dalle figlie, condannato ai lavori forzati, spinto a convertirsi o morire, non viene ucciso per caso, rimane muto, e inizia il suo girovagare per trovare la famiglia, la casa, qualcosa. 
Viene aiutato nel suo viaggio disperato, conosciamo le sorti (molto molto superficialmente) delle popolazioni armene, lui non invecchia di un mese nonostante gli stenti e i patimenti, e non voglio spoilerare la fine ai coraggiosi che vorranno vederlo. 
Oddio, intenzioni ottime, capisco anche non fare una cosa sul genocidio ma su una persona specifica, coinvolge di più, non è nemmeno noioso, ma è leccato, improbabile, fotoromanzesco. 
Non da zero, ma da tre. 
Una gentile signora americana di origine libanese ci ha fatto notare che in quegli anni, al contrario di quello che riporta una location (sappiamo sempre dove è il "nostro" Nazareth), il Libano in quanto stato non esisteva ancora. 
Tenderei a crederle, ma confesso di non aver controllato. Ah, la vita dei cinefili a volte è dura!

8 commenti:

  1. La sister Badù03/09/14, 07:30

    Ho letto "La masseria delle allodole" (straziante e feroce, ma anche "dolcissimo" sotto alcuni aspetti) e dopo il libro penso non avrò mai il coraggio di guardare il film dei fratelli Taviani. E se non avrò il fegato di guardare un film che - da qual che ho sentito - è fatto molto bene, figuriamoci se l'avrò per guardarne uno fatto male.

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    1. Mi sembra una scelta assolutamente legittima... Pure io dopo certe letture fatico ad affrontare il film, capisco benissimo!
      Ciao Sister bella! :)

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  2. Bene Poison, adesso puoi chiudere la porta :-D

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    1. oh, che meraviglia!!! :)
      Grazie! :-*

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    2. @Poison: cosa non farebbe quest'uomo per te! :-)
      @Fascino: commenta il post, o ti tocca la cantina, sai che sono pericolosa, vuoi davvero rischiare? No, sei sicuro?

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    3. Gelosona :-D. Ne ho sentito parlar male un po' da tutti, quindi mi sa che lo salterò. Per quanto riguarda il genocidio, mi è bastato il film dei Taviani. Dai, metti un po' di carne tosta al fuoco, parla di Oppenheimer :-D...hai visto Emma Stone per caso? Ti ha chiesto di me?

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  3. Purtroppo non sto seguendo Venezia e non so nulla di questo film, ma mi fido di te (e delle 100 e rotte rece negative), ma mi dispiace, mi piace il cinema di Fatih Akin, e la tematica mi pareva interssante. Un'occasione sprecata?

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