30 dicembre 2009

































29 dicembre 2009

Sherlock Holmes


Dopo due settimane passate fuori dal mondo, senza giornali, tv, internet sono tornata nella “civiltà”. Che poi, a dirla tutta, non è che laggiù si stesse così male, dopotutto. Che ho scoperto che non sapere nulla di quello che stava accadendo in Italia (a parte l’ultimo giorno, quando ci hanno informato che il nostro aereo non era partito causa maltempo e che ci toccava star lì un giorno in più e ho dovuto tirar di nuovo fuori costume e pareo dalla valigia, non vi dico la fatica!) non è stato affatto traumatico, anzi.
Comunque, prima o poi si deve tornare. E riprendere le vecchie abitudini. Già il fatto di essere tornata un giorno dopo mi ha costretto ad andare a fare la spesa il 24 dicembre, ma è stato meno traumatico del previsto. Il natale mi ha sfiorato senza quasi lasciare traccia, ho passato la giornata a fare lavatrici (le prime 2, che poi non avevo spazio per far asciugar la roba, quindi l’ultima l’ho fatta domenica mattina) e a sistemare cose, oltre a buttar via un sacco di ciarpame che giaceva nell’armadietto del secondo bagno da almeno 10 anni, e poi sabato sera, santo Stefano, io e la bionda siamo andate al cinema, come sempre. Peccato che a santo Stefano al cinema ci vadano proprio tutti, compresi quelli che al cinema ci vanno in media una volta l’anno, il giorno di santo Stefano, appunto. E per riuscire a vedere Sherlock Holmes abbiamo faticato non poco. La sala scelta inizialmente, nonostante 2 spettacoli alle 19.45 e alle 20.00 era esaurita ad entrambi gli orari. Abbiamo cambiato cinema, e la seconda sala, un po’ meno centrale, aveva al nostro arrivo un unico posto disponibile. Abbiamo quindi provato ad andare in una terza sala, questa più periferica, ma anche lì la situazione era abbastanza complicata. Però siamo riuscite ad appropriarci degli ultimi due biglietti. E abbiamo visto il film.Carino.

9 dicembre 2009

A serious man

L’ultimo lavoro dei fratelli Coen oltre ad essere preceduto da un cortometraggio delizioso, che lancia la maledizione del dybbuk sul protagonista, ci trasporta nel 1967, a casa del professore di fisica (che tenta di spiegare, fra le altre cose, il paradosso del gatto di Schrödinger) Larry Gopnik, uomo probo e semplice, a cui, mentre si prepara al Bar Mitzvah del figlio Danny, ne succedono di ogni: la moglie gli comunica che si è innamorata del suo migliore amico Sy Ableman, e quindi vuole un “gett”, un divorzio rituale, la figlia ha lasciato la scuola perché troppo occupata a lavarsi i capelli, mentre il bagno è sempre occupato dal problematico zio Larry, Danny ruba i soldi alla sorella per pagare la marijuana, la sorella a sua volta li ruba al padre perché vuole rifarsi il naso, uno studente coreano tenta di corromperlo, e lui, sovrastato dai sensi di colpa, oltre a trasferirsi in uno squallido motel assieme al fratello Larry, in preda a incubi terrificanti, cerca la soluzione e il conforto nelle parole di tre rabbini.