25 ottobre 2016

I, Daniel Blake



Ad.un film di Ken Loach non si dice mai di no, e il fatto che l'ultimo lavoro del regista britannico abbia vinto la palma d'oro all'ultimo festival di Cannes è sicuramente un valore aggiunto, anche se - diciamocelo - i film di Ken Loach si guardano a prescindere dal palmares. 
Il vero valore aggiunto è dato dal fatto che sia arrivato al Centrale in v.o., perché, se i film di Ken Loach si guardano a prescindere, vederli, ma soprattutto ascoltarli in v.o. è tutta un'altra storia.
E così, sabato pomeriggio, siamo entrate in sala, e, all'uscita abbiamo decretato che trasferirsi nella terra d'Albione potrebbe rivelarsi una pessima idea.

Siamo a Newcastle, dove vive Daniel Blake, qualificato carpentiere, lavoratore indefesso, ma convalescente a seguito di un infarto. I medici stabiliscono che non può ancora riprendere a lavorare, in quanto le sue condizioni fisiche non glielo permettono. Nonostante questo, a causa di un'errata valutazione, gli viene negata l'indennità di malattia, e l'uomo si vede costretto a cercare un lavoro - che non potrà comunque accettare - per ricevere il sussidio di disoccupazione, in attesa che venga accolto il suo ricorso per vedersi riconosciuta l'indennità di malattia.
Durante una delle innumerevoli visite al centro per l'impiego incontra Kate, giovane ragazza madre trasferitasi a Newcastle da Londra, anche lei alla ricerca di un lavoro. Tra i due nasce un'amicizia e Daniel cercherà di aiutare in tutti i modi Kate a sistemare la topaia in cui vive con i due figli.


I, Daniel Blake è un film tanto bello quanto triste, che ci mostra le  complesse assurdità di un sistema che, con le sue paradossali quanto ingiuste regole burocratiche/informatiche, riesce a scoraggiare ed ostacolare il cittadino, invece  di aiutarlo. nel momento stesso in cui ne avrebbe bisogno.
Ken Loach dirige, ancora una volta senza fronzoli e senza cadere nel patetico, una pellicola cruda e potente.

13 commenti:

  1. Film sempre più attuale, anche perché nel ciclone post brexit i benefit verranno ulteriormente colpiti a colpi di 'mannaia burocratica' in modo da scoraggiare gli immigrati a entrare in UK, e alla fine colpirà anche gli inglesi DOC come Daniel Blake e Kate. Grazie Ken Loach per dare voce a una sacca di disperati che esiste, anche se i governanti inglesi non se ne sono ancora accorti... -_-

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    1. Alessandra, hai centrato perfettamente il punto.
      Loach "inventa" una storia, che corrisponde drammaticamente alla realtà.

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    2. Pensate che la vittoria a Cannes sia casuale? Sulla Croisette non danno mai i premi a caso... a Cannes la politica la fa da padrone, da sempre!

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  2. Loach lo vedrò a prescindere domani, ma non in v.o., è già tanto se è arrivato nel piccolo cinema parrocchiale!

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    1. eh, ti capisco, il più delle volte bisogna accontentarsi!

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  3. Dici bene, un film di Ken Loach lo si va a vedere per principio. Punto. E poco importa se questo l'ho trovato un pochino più manicheo e didascalico rispetto agli ultimi... avercene di personaggi come Ken Loach che (ancora) ci aprono gli occhi sulla realtà. Spero (influenza permettendo :( ) di scriverne presto anch'io...

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  4. Se è almeno la metà di My name is Joe già lo amo per principio. ;)

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  5. vero, necessario, bello.
    avercene sì come Ken...

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  6. Dai che lo vedo domani, finalmente... :)
    Pensa che qualche giorno fa davano La parte degli angeli, su Raimovie, e ho pensato che ci sono due anime in Ken Loach, e le adoro entrambe...

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    1. credo che ce ne fossero anche quattro le adorerei tutte! :)

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