26 aprile 2012

Parada

Potendo scegliere se vedere il film serbo martedì sera o mercoledì pomeriggio, abbiamo optato per la sera, in modo da riuscire ad assistere anche alla consegna del premio Dorian Gray a Luciana Littizzetto. Metti mai che il giorno dopo, che è festa, si organizzi qualcosa, e un film a metà pomeriggio ti rovina un po’ ogni programma eventuale. Infatti ieri non ho fatto un’emerita minc ehm, non ho fatto nulla. 
In ogni modo il film è delizioso. 
A partire dalla sigla iniziale, in cui vengono descritti alcuni termini offensivi con cui ogni etnia chiama gli appartenenti alle etnie differenti, "Chetnik", "Balija", "Shiptar" per finire con “peder”, che credo corrisponda, in buona sostanza, al nostro “frocio”, e, come ci spiega la didascalia, viene usato indistintamente da serbi, macedoni, kossovari e croati… e da lì parte il racconto di come un ex militare/criminale omofobo, in seguito al fortuito incontro con con un veterinario gay, accetti di far parte del servizio di sorveglianza a protezione del gay pride che uno sparuto gruppo di militanti sta cercando di organizzare a Belgrado. Nonostante tratti il delicato tema dei diritti degli omosessuali in Serbia, non è un film tirato e noioso. Anzi. Esilarante e sprezzante, si ride parecchio. Di gusto. Un po’ meno verso il finale, ad essere sinceri. 
Applauditissimo. 
(Infatti, dopo aver vinto il premio del pubblico all'ultimo festival di Berlino, l'ha vinto anche al GLBT TFF).


23 aprile 2012

Week end al GLBT TorinoFilmFestival

Erano anni che non prendevo parte al GLBT TFF, dai tempi in cui probabilmente si chiamava ancora “da Sodoma a Hollywood”. E la location era al Teatro Nuovo.
Non ho idea di quanti anni siano passati, ma credo parecchi.
Quest’anno ho deciso di tornare e così, nel week end, sono riuscita a vedere un paio di film.


Sabato sera è stata la volta di “Keep the lights on” di Ira Sachs, che si basa sulla relazione del regista con Bill Clegg.
La storia inizia alla fine degli anni 90, quando Erik incontra Paul, che al momento nasconde la sua omosessualità relegandola ad incontri sporadici organizzati tramite hot-line.
Dopo qualche tempo il rapporto si consolida, Paul lascia la fidanzata e va a vivere con Erik. Ma i problemi non sono finiti, anzi. Paul, come dice lui stesso in uno dei primi incontri con Erik ha un “segreto inconfessabile”: si fa di crack. Fra rehab e riappacificazioni la storia si trascina per anni, fino al momento in cui, all’ennesimo ritorno di Paul dalla comunità, i due decidono di prendersi una “pausa di riflessione”.
Nonostante il film abbia vinto il Teddy Award all’ultimo festival di Berlino a me la storia in sé non ha detto molto.

La domenica ero molto indecisa se vedere o meno il film delle 16.00, “Bye Bye Blondie”, con protagoniste Emmanuelle Beart, la fintissima bocca di Emmanuelle Beart e un amore dei miei 20 anni: Beatrice Dalle. Il film è la storia di Gloria (Dalle) e Frances (Beart + bocca di Beart) che si ritrovano dopo un amore adolescenziale, nato nella clinica psichiatrica in cui tutte e due erano ricoverate e, nonostante siano passati anni e le loro vite abbiano intrapreso percorsi totalmente diversi (Gloria vive col sussidio di disoccupazione, Frances è un’affermata conduttrice televisiva), la passione torna prepotente a farsi sentire.
La mia per Beatrice Dalle, in compenso, si è un po’ affievolita.
Interessante colonna sonora, con alcuni pezzi, come questo, che mi hanno portato indietro nel tempo.
Una doverosa pausa, un caffè, una birra, un cassone (che non ho mai capito se mangiare un cassone a Torino sia considerato etnico o meno) e poi di nuovo in coda per il film della sera.


“The Perfect Family”, dove troviamo una Kathleen Turner invecchiata senza ricorrere al botox nei panni della devota Eileen Cleary, tutta casa e chiesa (cattolica) che, quando padre Murphy (Richard Chamberlain, l’uccello di rovo più famoso del mondo) le annuncia che è una delle candidate al premio “Donna cattolica dell’anno” (sti cazzi) è la donna più felice del mondo, ma dovrà prima attendere la visita casalinga dell’arcivescovo. E riuscire a conciliare la sua immagine irreprensibile con quella della sua famiglia, composta da un marito alcolista, un figlio che ha lasciato la moglie per mettersi con una donna più vecchia e una figlia incinta di cinque mesi che sta per sposare la sua fidanzata Angela.
Applausi in sala durante il film per un paio di battute strepitose. Se verrà distribuito, non perdetelo.

13 aprile 2012

Piccole bugie tra amici


Parigi, sera, locale, gente, amici, scooter, strada, incrocio.
Pum. 
Ludo (Jean Doujardin, parliamone) finisce nel reparto di rianimazione dell’ospedale Saint Antoine e al suo capezzale si ritrovano, increduli, gli amici di sempre, prossimi, come tutte le estati, alla partenza per le vacanze a Cap Ferret (che sembra un posto bellissimo e a me è venuta voglia di andarci, ma questo è un altro discorso), ospiti nella villa di Max. 
E tutti si troveranno a fare i conti con la vita che va avanti nonostante l’assenza di Ludo, fra rimpianti e piccoli segreti...
Vincent, che pensa di essersi innamorato dell’insopportabile Max, Antoine, ancora innamorato di Juliette e che aspetta i suoi SMS nonostante lei sia in procinto di sposarsi con un altro, Eric, impenitente dongiovanni che scopre di essere innamorato della sua fidanzata solo quando lei non ne vuole più sapere di lui, e Marie, indolente e insoddisfatta, ancora innamorata di Ludo, nonostante non siano più fidanzati da anni. 
Fra gite in barca, ostriche e champagne, l’estate scorre malinconica e il film, ruffiano ed agrodolce quanto basta, complice una deliziosa colonna sonora, commuove al punto giusto. 
Se si esclude la grandissima troia seduta dietro di me, che ha riso come una foca monaca per buona parte del film, anche soprattutto quando non ce n’era affatto bisogno.

10 aprile 2012

Romanzo di una strage

Il film di Marco Tullio Giordana ricostruisce la storia dell’attentato di piazza Fontana (*).
Che, come altre stragi italiane, è rimasta “tecnicamente” impunita, dato che Franco Freda e Giovanni Ventura, membri di Ordine Nuovo, considerati i probabili responsabili da una sentenza della Cassazione del 2005, non sono più processabili, in quanto assolti con sentenza definitiva nel 1987.
Non entro nel merito della vicenda, che rimane una delle pagine più controverse della storia italiana, e quindi mi limito a dire che il film, essendo appunto un film che si limita a “raccontare” una storia, non è un brutto film. 
“Pinelli non ha resistito alle torture morali e psichiche, e si è buttato giù dalla finestra: variante la più leggera. 
O non ha resistito alle torture fisiche, cogliendo il momento di distrazione degli astanti per buttarsi giù. 
O alle torture non ha resistito, morendo, ed è stato buttato giù" 


Giovedì pomeriggio, mentre stavo abbandonando l’ufficio per andare in palestra, è arrivata la signora delle pulizie. E’ una ragazza simpatica, più o meno della mia età.
Vi vedo che avete già storto il naso e state per puntualizzare “eh, ma allora NON E’ una ragazza!”. Farò finta di niente, per questa volta.
Fatto sta che è arrivata con un vassoio. Che oltre ad essere simpatica, è anche un’eccellente cuoca, e capita (troppo) spesso che arrivi in ufficio portando torte, biscotti, pizzette, frittelle salate con le acciughe (le mie preferite) e cose così, tutte preparate da lei.
Nel vassoio c’erano i biscotti pasquali. Rettangolari, tranne uno, quello rotondo, con l’uovo sodo in mezzo.
Buoni, che ve lo dico a fare?
Comunque alla fine il biscotto rotondo con l’uovo sodo me lo sono portato a casa. Che la cena prevedeva insalata e Philadelphia (senza) phantasia.
In questo modo il Philadelphia l’ho conservato.
Per l’insalata del venerdì sera.
State calmi. Uno per volta vi inviterò tutti a cena, promesso.
Lo so che non vedete l’ora.
A casa mia ogni volta che mia mamma preparava le uova sode mio padre arrivava e mi chiedeva “Giochiamo all’uovo?”
Che, per chi non lo sapesse, consiste nel tenere in mano l’uovo sodo mentre l’altro lo colpisce con un altro uovo. Vince chi riesce a mantenere intero il proprio uovo, rompendo quello dell’altro.
Ovviamente ogni volta iniziava una pantomima alla ricerca dell’uovo “perfetto”.
E vi sembrerà stupido, ma ci divertivamo davvero, mentre mia mamma ci guardava con divertito disappunto.
E ogni volta che mi capita di avere un uovo sodo fra le mani, mi torna in mente il sorriso di mio padre.  

4 aprile 2012

DIAZ - don't clean up this blood


Un pugno nello stomaco. 
O, se preferite, una manganellata. 
Il film di Daniele Vicari, visto ieri sera in anteprima alla presenza del regista e del produttore, Domenico Procacci, è un film duro, per chi a Genova, in occasione del G8 del 2001, c’era e per chi non c’è stato, che si basa sugli atti dei processi collegati ai fatti della Diaz e di Bolzaneto, raccontando la storia partendo da un episodio “marginale”: l’accerchiamento di una pattuglia della polizia da parte di alcuni manifestanti davanti alla scuola Diaz, alcune ore prima dell’irruzione. 
Il film non si schiera, e non prende posizione, anche se facilmente si presterà a facili strumentalizzazioni. 
Il regista, come spiegherà lui stesso alla fine del film, vuole fare il punto su come, in uno stato che si dichiara democratico, siano stati negati totalmente i più elementari diritti umani. O, usando la definizione di Amnesty International, “la più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.
Io ho avuto i brividi per quasi tutta la durata del film.
Da vedere. 
Assolutamente.