11 gennaio 2008

Caramel

Nel 2007 non mi sono applicata. 
Ho visto soltanto 51 film. 
Il che significa MENO di un film a settimana. 
Non è da me. 
Riguardando i titoli però non mi posso lamentare. 
Ho visto film carini, film decenti, film così così, alcuni davvero belli, come “le vite degli altri” e "guida per riconoscere i tuoi santi", e, inevitabilmente, anche delle emerite cagate, che già avevo massacrato all’epoca, due su tutti “l’amore giovane” e “non prendere impegni stasera”. 

Il 2008, scaramanticamente, lo inizio con una visione dal titolo dolce, Caramel.
Il titolo si riferisce alla ceretta in uso nei paesi del Medio Oriente, una miscela di zucchero, limone e acqua, che portata ad ebollizione si trasforma in caramello (credo che depilarsi con questo sistema sia doloroso quasi quanto leggere le poesie di Sandro Bondi). Film femminile, ambientato a Beirut, parla del bisogno di libertà delle nuove generazioni che si scontra con le tradizioni religiose e sociali, rappresentate benissimo dalle protagoniste: c’è Layale (la stessa regista Nadine Labaki), cattolica ed amante di un uomo sposato, Nisrine, musulmana non più vergine ma prossima al matrimonio, Rose, troppo vecchia per poter pensare di innamorarsi, Jamale che non accetta gli anni che passano e Rima, costretta a non rivelare la sua omosessualità. 
Anche la fotografia vira sui toni del caramello, ed è splendida, specialmente negli interni.